La rassegna delle sentenze in sanità dal 14 al 18 settembre
Questa settimana: responsabilità medica; infezioni nosocomiali; consenso informato; rischio clinico; straordinari; buoni pasto; concorsi; uscita commissariamento Calabria
15 Settembre 2026
Cassazione Penale - Sez. IV – sentenza n. 25518/2026 Responsabilità medica, altera la cartella dopo gli errori chirurgici: primario condannato
Un primario urologo è stato condannato per aver alterato la documentazione sanitaria a seguito di gravissimi errori chirurgici. Nel primo caso, dopo aver asportato erroneamente la milza anziché il rene sinistro in un paziente affetto da idro-pionefrosi, il chirurgo ha inserito in cartella un secondo verbale operatorio che descriveva l'intervento come rimozione di una generica massa retroperitoneale, definendo il precedente atto "provvisorio" al fine di giustificare ex post l'esito infausto. In altri episodi, il sanitario indicava come assistenti in sala operatoria colleghi che in quel momento erano impegnati in attività ambulatoriali, per celare la presenza di un medico privo di copertura assicurativa. Il giudizio penale mirava ad accertare la falsità di tali atti pubblici; il ricorrente chiedeva l'assoluzione sostenendo la legittimità delle integrazioni basate su protocolli di sicurezza. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna per falso ideologico.
Cassazione Civile - Sez. III – Ordinanza n. 22515/2026 Responsabilità medica per errata diagnosi in pronto soccorso e risarcimento del danno parentale.
Una paziente con dolore toracico, ipertensione e diabete veniva classificata con "codice verde" in Pronto Soccorso e dimessa con diagnosi di problemi gastrici, decedendo poco dopo per infarto.
Il giudizio civile, promosso dai congiunti per il risarcimento dei danni da malpractice, mirava a sanzionare l'omissione di accertamenti doverosi che avrebbero evitato il decesso
L'Azienda Ospedaliera ricorrente eccepiva l'allontanamento volontario della donna, ma la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità della struttura.
La condotta dei medici, negligente nel sottovalutare i fattori di rischio e nell'omettere un monitoraggio prolungato, ha reciso ogni chance di sopravvivenza.
Tribunale di Agrigento – sentenza 1044 del 30 giugno 2026 La responsabilità Sanitaria contrattuale non nasce con la legge Gelli-Bianco.
Anche per i fatti verificatisi prima della sua entrata in vigore, infatti, possono continuare ad applicarsi i criteri tradizionali della responsabilità da contratto. Lo ha chiarito il Tribunale di Agrigento con la sentenza, relativa a una vicenda verificatasi quando era ancora applicabile la disciplina del cosiddetto decreto Balduzzi.
Cassazione Civile - Sez.III - ordinanza n. 17509/2026 Epatite da trasfusione - il Ministero risponde del danno biologico
A seguito di emotrasfusione infetta praticata nel 1966 durante un parto, una paziente contraeva un’epatite C (HCV), evoluta in cirrosi e insufficienza epatica terminale, con decesso nel 2009. Gli eredi hanno agito in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni, inclusa la quota iure hereditatis per il danno biologico permanente sofferto in vita dalla congiunta. Il Ministero ha contestato la risarcibilità di tale posta, sostenendo l'incompatibilità tra la morte per patologia ingravescente e la "stabilizzazione" dei postumi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che, se la patologia si stabilizza prima del decesso, il danno permanente è configurabile e liquidabile secondo le Tabelle di Milano.
Cassazione Civile sez. III – ordinanza n. 7576/2026 Infezioni nosocomiali, nesso causale e onere della prova in tema di responsabilità civile sanitaria
In materia di infezioni nosocomiali, grava sul paziente l'onere di provare - anche mediante presunzioni - la diretta riconducibilità causale dell'infezione alla prestazione sanitaria; solo dopo l'assolvimento di tale onere spetta alla struttura sanitaria dimostrare la specifica causa imprevedibile ed inevitabile che ha reso impossibile l'esatta esecuzione della prestazione di protezione riferita al singolo paziente.
Cassazione Civile - Sez. III – ordinanza n. 2539/2024 Consenso informato e danno da lesione del diritto all’autodeterminazione
La Cassazione afferma che la mancata o inadeguata informazione sanitaria integra una lesione autonoma del diritto all’autodeterminazione del paziente, tutelato dagli artt. 2, 13 e 32 Cost., che dà luogo a danno risarcibile anche in assenza di un ulteriore danno biologico, potendo essere liquidato in via equitativa dal giudice. Il consenso informato non si esaurisce in un adempimento formale, ma costituisce l’espressione di un vero e proprio diritto fondamentale a decidere consapevolmente se sottoporsi o meno al trattamento sanitario; la violazione di tale diritto determina un danno non patrimoniale che può cumularsi con gli altri danni derivanti dall’eventuale esito sfavorevole del trattamento.
Cassazione Civile – sezione III – ordinanza n. 24916/2026 Infezioni ospedaliere e cassazione: il risk management sotto la lente del CTU
In tema di responsabilità sanitaria da infezione nosocomiale, una volta che il paziente (o i suoi congiunti) abbia provato il nesso causale tra l'aggravamento della patologia o il decesso e la condotta della struttura (anche tramite accertamento CTU che collochi l'origine dell'infezione in ambiente ospedaliero), incombe sulla struttura l'onere di dimostrare, in modo positivo e puntuale, di aver adottato tutte le misure di prevenzione prescritte dalle normative vigenti e dalle leges artis, nonché di aver applicato i protocolli di prevenzione delle infezioni nel caso specifico.
Corte dei Conti Lazio – Sez. giurisdiz. – sentenza n. 82/2026 La corretta gestione del rischio clinico e amministrativo nelle aziende sanitarie
La pronuncia in esame delinea uno spartiacque fondamentale per l’operatività quotidiana dei direttori generali, dei dirigenti amministrativi e del personale medico del Servizio Sanitario Nazionale. Per prevenire contestazioni di danno erariale ed evitare la paralisi gestionale nota come "paura della firma" (o, in ambito clinico, "medicina difensiva"), è indispensabile decodificare l’impatto pratico della riforma attraverso tre pilastri di ragionamento logico-giuridico.
Cassazione Sezione lavoro - ordinanza n. 21015/2025 Per il lavoro straordinario l'autorizzazione può essere anche implicita
L'art. 2108 cod. civ., applicabile anche al pubblico impiego contrattualizzato, interpretato alla luce degli artt. 2 e 40 d.lgs. n. 165/2001 e 97 Cost., prevede il diritto al compenso per lavoro straordinario, se debitamente autorizzato: quindi, ove l'autorizzazione, pur se proveniente dal dirigente competente, risulti illegittima e/o contraria a disposizioni del contratto collettivo, non può escludersi il diritto alla retribuzione accessoria per il lavoratore che abbia in concreto eseguito la prestazione.
Corte di Cassazione - Civile Sezione Lavoro - ordinanza n. 24919/2026 Turni oltre sei ore, la cassazione: al sanitario spetta il pasto o il buono sostitutivo
Un collaboratore sanitario infermiere, impiegato in turni continuativi superiori alle sei ore giornaliere (compresi quelli notturni), ha adito il giudice civile per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata fruizione del servizio mensa o dei buoni pasto sostitutivi. L'azienda ospedaliera ha impugnato la condanna eccependo la prescrizione del credito e sostenendo che la contrattazione collettiva escludesse i turnisti, in quanto beneficiari di pause brevi e di indennità notturne compensative. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello. I giudici di legittimità hanno stabilito che il diritto al pasto sorge oggettivamente dal superamento delle sei ore di lavoro giornaliere e ha natura assistenziale, non retributiva.
Cassazione Civile - Sezione Lavoro - ordinanza n. 24126/2026 Concorsi ASL e mancata assunzione, Cassazione: quando si interrompe la prescrizione
L’azione davanti al giudice amministrativo interrompe la prescrizione del diritto al risarcimento fino al passaggio in giudicato della sentenza
Corte dei Conti - Deliberazione 23/2026 Calabria: Uscita dal Commissariamento
La Corte dei conti dichiara la propria incompetenza sul decreto di uscita della Calabria dal commissariamento sanitario, ma lo fa cambiando la qualificazione dell'atto: da "revoca" a "scelta politica". Una contraddizione che solleva dubbi sulla legalità del procedimento.