Roma 19 giugno 2026 – Sono 9.889 i medici entrati nel Servizio Sanitario Nazionale nei primi sette anni di applicazione del Decreto Calabria, dal 2018 al 2025. Un contributo che, secondo l'analisi promossa da Anaao Assomed e Anaao Giovani, ha rappresentato uno degli strumenti più efficaci per contrastare la grave carenza di personale sanitario che affligge il SSN.
Lo studio, realizzato attraverso l'elaborazione dei dati ONAOSI, Almalaurea e del Conto Annuale del Tesoro (CAT), ha analizzato gli ingressi di dirigenti medici e dirigenti sanitari nel Servizio Sanitario Nazionale tra il 2018 e il 2025, individuando i professionisti assunti grazie alle disposizioni introdotte dal Decreto Calabria che, ricordiamo, consentono agli specializzandi, di essere assunti a tempo determinato o indeterminato già durante il percorso formativo e più precisamente dal terzo anno di scuola di specializzazione.
I risultati dello studio Anaao evidenziano come, dopo una fase iniziale ancora limitata negli anni 2018 e 2019, il peso della misura sia progressivamente cresciuto fino a diventare strutturale. Nel 2023 i medici assunti attraverso il Decreto Calabria hanno rappresentato il 32,9% del totale delle assunzioni nel SSN. Nel 2024 la quota si è attestata al 30,9% e nel 2025 al 26,1%, una lieve riduzione percentuale che va interpretata nel contesto di un incremento complessivo delle assunzioni e dell'ingresso nei concorsi pubblici di una parte consistente degli specialisti formati grazie all'aumento delle borse di specializzazione finanziate negli anni precedenti.
Il dato più significativo è che quasi un medico su tre assunto nel SSN negli ultimi anni è entrato nel sistema grazie alla possibilità offerta dal Decreto Calabria. Un risultato che dimostra non solo l'efficacia della norma, ma anche la persistente attrattività del Servizio Sanitario Nazionale nei confronti delle giovani generazioni di professionisti.
Da oltre quindici anni l’Anaao Assomed denuncia il progressivo indebolimento del Servizio Sanitario Nazionale, causato dal blocco del ricambio generazionale, dalla carenza di personale e da un definanziamento che ha compromesso la capacità del sistema di garantire risposte adeguate ai bisogni di salute dei cittadini.
Per affrontare l'emergenza, negli anni si è fatto ricorso a strumenti straordinari come l'utilizzo di cooperative, il prolungamento dell'attività lavorativa di medici già pensionati e il reclutamento di professionisti provenienti dall'estero. Soluzioni che hanno contribuito a tamponare la crisi senza però risolverne le cause strutturali.
In questo contesto il Decreto Calabria, fortemente sostenuto dall’Anaao Assomed, ha rappresentato un punto di svolta. Nato inizialmente come misura straordinaria per il rilancio della sanità calabrese, il provvedimento ha aperto la strada a un ricambio generazionale indispensabile per il futuro del SSN.
Come ricordò l'allora Ministro della Salute Giulia Grillo, il Decreto Calabria «non si occupava soltanto di rilanciare le cure in Calabria, ma consentiva il riavvio delle assunzioni nella sanità di tutto il Paese».
L'analisi evidenzia tuttavia come persistano significative differenze territoriali e aziendali nelle attività e nelle responsabilità affidate ai medici assunti con il Decreto Calabria. In particolare, continua a emergere una scarsa integrazione tra sistema universitario e sistema ospedaliero, con ricadute sulla formazione e sull'impiego dei professionisti.
Per questo l’Anaao Assomed chiede alla politica di intervenire per superare le disomogeneità esistenti, definire in modo più chiaro e uniforme competenze e responsabilità, rafforzare il ruolo delle strutture ospedaliere nella rete formativa e valorizzare adeguatamente il tutoraggio svolto dai professionisti del SSN.
I numeri dimostrano che investire sui giovani medici significa investire sul futuro della sanità pubblica. Il contributo offerto dal Decreto Calabria in questi sette anni rappresenta una delle principali risposte alla crisi del personale sanitario e una risorsa da consolidare per garantire qualità, sostenibilità e universalità al Servizio Sanitario Nazionale.