Un detenuto con accertate patologie psichiatriche e pregressi episodi di violenza eterodiretta viene trasferito in una cella condivisa, ignorando le rigorose prescrizioni mediche di "grandissima sorveglianza" in isolamento. Il tragico epilogo solleva complessi interrogativi sulla posizione di protezione dell'Amministrazione verso i ristretti. La vicenda analizza la responsabilità da contatto sociale qualificato, la colpa per omessa vigilanza e l'inosservanza dei protocolli dell'equipe multidisciplinare.