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07/03/2022

Collaboratori tecnici professionali Arpa: alcune riflessioni

Riflessioni a cura di Elisa Sprugnoli e Andrea Iacoponi 

Nell’incontro degli iscritti ANAAO C.T.P. ARPA sono emersi alcuni approfondimenti sulla situazione generale delle Agenzie e sul profilo del dirigente ambientale.

La figura del dirigente ambientale fu originariamente introdotta in via sperimentale nel 2005 all’interno del “Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dell’Area Sanità”, senza però aver prodotto i risultati sperati, in quanto le ARPA, nel corso di un quindicennio, non hanno bandito concorsi per tale figura.
Tale figura è confluita, dal CCNL del triennio 2016-18, nell’area delle Funzioni Locali all’interno della dirigenza PTA e nella nuova collocazione, nell'ultimo periodo, alcune Agenzie hanno messo a concorso alcuni posti per dirigente ambientale con l’accesso consentito a molte lauree tra le quali ingegneria con i suoi molteplici indirizzi, geologia, scienze agrarie, scienze ambientali, ecc.
Si ritiene questo tipo di approccio discutibile e molto rischioso. Da una parte il dirigente ambientale neoassunto può essere impiegato ovunque ed in qualsiasi settore, scoprendolo, fra l’altro, solo a concorso concluso. Dall’altra parte, con l’alibi della multidisciplinarietà, l’ente si riterrà dispensato dal definire una chiara programmazione dei fabbisogni di ciascuna professione.

La corretta declinazione del concetto di multidisciplinarietà non è infatti quella intesa da Assoarpa - ovvero l’intercambiabilità dei ruoli, dove tutti fanno tutto - ma piuttosto la collaborazione di differenti figure professionali, ognuna riconoscibile e riconosciuta. Ogni professionista, il chimico, il fisico, il biologo, il geologo, l’ingegnere ecc., deve fornire il suo contributo e può farlo perché in possesso di competenze legate alla sua specifica formazione e collocato nel giusto ruolo all’interno dell’ente.
Per questo, il modello di riferimento deve rimanere - come nel resto della Sanità - quello della dirigenza professionale, dove il professionista sarà libero di svolgere il proprio lavoro senza dover sottoporre il proprio operato alla “supervisione” ed assunzione di responsabilità da parte di un “dirigente manager”, che potrebbe anche possedere una formazione completamente diversa.
Solo così può essere garantita competenza ed autonomia nell’azione delle Agenzie.
Questo è il punto di partenza per delineare il percorso da seguire in questi mesi che porteranno al rinnovo del contratto.

Una ipotesi da approfondire è quindi anche quella di reintrodurre all’interno del Contratto della dirigenza sanitaria la figura del dirigente ambientale mantenendo la qualifica professionale ed il ruolo di appartenenza: ovvero ruolo sanitario per biologi, chimici e fisici e ruolo tecnico per ingegneri, geologi, agronomi ecc.. L’accesso a tale figura dirigenziale dovrà avvenire mediante una concorsualità specifica per la professione che sarà esercitata in qualità di dirigente, vietando la possibilità di bandire concorsi generici aperti a professioni non coerenti con il profilo bandito.
Questa proposta va nell’ottica di superare quelle ostilità che derivano dall’esistenza di trattamenti diversi che, in questo nuovo profilo, potrebbero non essere più previsti, nonché verrebbe meno il requisito della specializzazione che è obbligatorio per accedere ai ruoli sanitari e che, allo stato attuale, non può essere acquisito per la oramai più che decennale assenza di scuole di specializzazione.

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