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05/08/2021

La questione sanità-ambiente e le professioni sanitarie nelle Arpa

scarica l'articolo pubblicato su DIRIGENZA MEDICA n. 7/2021 con le sentenze di riferimento del Consiglio di Stato

di Alberto Spanò, Responsabile Nazionale Dirigenza Sanitaria Anaao Assomed

Si tratta ormai di una questione che sempre più evidenzia l’urgenza di un intervento legislativo di riordino della materia, soprattutto in relazione a contenuti e scadenze del PNRR.

La crisi ambientale ha assunto proporzioni drammatiche, e le decisioni che i singoli Paesi dovrebbero assumere con urgenza per agire contro l’inquinamento e il degrado ambientale saranno ormai tardive, salvo si vada subito verso accordi internazionali di assoluta incisività ed efficacia.

L’Italia sconta gli effetti di un referendum nefasto che ha separato dai primi anni duemila gli Enti di Tutela Ambientale da quelli di Tutela della Salute. Da allora sono state costituite le cosiddette Agenzie per la prevenzione ambientale (ARPA) che hanno operato in modo totalmente eterogeneo, totalmente distinto dai Dipartimenti di Prevenzione del SSN, in cui anche la pregressa organizzazione, comunque più efficace, dei Laboratori di Igiene e Profilassi, è stata smantellata totalmente, andando a costruire Enti di tipo meramente amministrativo, sempre più poveri di professionalità deputate alla tutela ambientale, depauperati anche di tecnologie avanzate e di competenze mirate ai bisogni effettivi.

Abbiamo assistito alla creazione di piccoli feudi della politica regionale, affidati per lo più a soggetti inadeguati come competenze, con un modello gestionale che, se possibile, ha esasperato i limiti dello stesso modello delle Aziende sanitarie tanto criticato.

In questo scenario drammatico, per il quale è auspicabile un cambiamento radicale che riproponga un modello di rete unica per la Tutela dell’Ambiente e della Salute, fornito di risorse, capacità e competenze oggi carenti, si è sviluppata per anni una vera e propria “guerra” professionale tra le figure presenti nelle Agenzie, derivante si dall’incompetenza degli amministratori, ma anche da fattori di rango più basso, quali le guerre corporative e contrattuali tra figure professionali che avrebbero dovuto operare in un contesto integrato.

In altre parole la “nouvelle vague” degli amministratori delle agenzie ha da subito recepito le istanze di qualche professionista non sanitario, non destinatario della cosiddetta indennità di esclusività di rapporto, tese a scatenare la guerra contro i sanitari, “rei” di averla invece attribuita. Una guerra che è divenuta per loro ragione di vita ed in forza di tale patologica “inimicizia contrattuale” si è andati verso lo sfacelo.

Nonostante le Agenzie siano finanziate dal Fondo Sanitario Nazionale, nonostante siano da sempre collocate nel comparto contrattuale della sanità, questi soggetti hanno improvvisamente scoperto che la posizione di dirigente con incarico professionale è incompatibile con l’organizzazione e che in essa è prevedibile solo la figura del dirigente gestionale, per cui l’intera dotazione di dirigenti sanitari preesistenti andava smantellata, sostituendola con la medesima figura ma collocate nel comparto, in modo da essere certi che l’indennità di esclusività non spettasse e che i dirigenti degli altri ruoli, rimasti tali, potessero finalmente godere di una retribuzione più elevata.

È comprensibile che al lettore questa analisi prospetti una situazione patologica, anche se in realtà ci troviamo di fronte a una situazione di palese, ingiustificata e deliberata illegalità, portata avanti per motivazioni pseudo corporative.

In forza di questa situazione le professioni tipiche per le attività di tutela ambientale, ovvero biologi, chimici e fisici, sono state progressivamente soppresse nella posizione giuridica e contrattuale spettante e sostituite con le medesime figure, però sotto inquadrate, in posizione di collaboratore tecnico del comparto e ciò ha riguardato un numero di persone molto elevato, pari a qualche migliaio.

Accanto a ciò i medici igienisti, del lavoro e gli epidemiologi, sono stati letteralmente soppressi, al punto che oggi, nell’intero Paese, se ne contano sei-sette e di anzianità molto elevata.

Certamente il tentativo di sotto inquadrare i medici, oggettivamente più complesso, non si è verificato e ciò a dimostrazione della malafede di chi operava le scelte.

Oggi quindi le ARPA hanno organici devastati, carenti per competenze e professionalità, popolate di figure della dirigenza sanitaria sotto inquadrate, nel più totale “disordine” nell’espressione delle competenze professionali.

Più volte questa massa di operatori sotto inquadrati ha espresso recentemente, e in modo corale, il proprio dissenso rispetto a tale situazione, ma le ARPA vanno imperterrite avanti nella loro strada.

Oltre a ciò è iniziata un’operazione di utilizzo di alcuni parlamentari compiacenti che si sono prestati a presentare più volte emendamenti illegittimi, incostituzionali e invasivi della sfera contrattuale, tendenti a far divenire norma legislativa la situazione aberrante creata negli anni nelle agenzie.

Per fortuna il Parlamento e i Ministeri coinvolti hanno bocciato tali ipotesi, ma ciò non pare aver intaccato la volontà aggressiva del gruppetto di amministratori più aggressivo.

Ciò che talvolta viene da domandarsi e se dietro questo complesso quadro di azioni degradanti ci sia una regia unica ed in tal senso un approfondimento parrebbe utile.

Per fortuna però il Consiglio di Stato è intervenuto sulla materia in modo estremamente incisivo e chiaro con ben due conseguenti e distinte sentenze di TAR regionali, contro le quali le Agenzie avevano ricorso.

Ciò che ora pare legittimo chiedersi è se, dopo queste Sentenze estremamente chiare che hanno dichiarato obbligatoria la collocazione delle categorie sanitarie coinvolte nella dirigenza del ruolo sanitario, le amministrazioni delle Agenzie e la stessa ISPRA, purtroppo coinvolta dagli stessi nel contenzioso, vorranno cambiare strategia, eliminare la componente esclusivamente dedicata alla guerra corporativa e contrattuale, e sedersi a un tavolo di confronto con le parti sociali finalizzato a cambiare l’assetto legislativo e ricomporre il Sistema Sanità-Ambiente, e restituire dignità alle componenti professionali sanitarie, compresi i medici.

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