Comunicati stampa
11/12/2007

Il caso di Vibo Valentia: le responsabilità di ognuno

11 dicembre 2007

 

Due adolescenti morte nello stesso ospedale in meno di un anno sollecitano qualche riflessione che elimini innanzitutto il sospetto che i medici e le loro Organizzazioni sindacali vogliano sfuggire al principio di responsabilità.

L'errore medico è certo un errore umano, ma esso rappresenta, nella stragrande maggioranza dei casi, il risultato di una catena di eventi l'ultimo dei quali è imputabile mentre molti sono latenti all'interno della organizzazione. E‘ probabile che l'ospedale di Vibo Valentia rappresenti sotto questo aspetto un ideale terreno di coltura nutrito da “mancanza di pulizia, omissioni nella manutenzione delle attrezzature, impianti elettrici non a norma” oltre che da personale medico precario esposto a lunghi turni di lavoro, senza diritti, compreso quello ad una formazione professionale continua. A rischio di sbagliare anche per paura di sbagliare. Malgrado le organizzazioni sindacali mediche abbiano denunciato con due scioperi nazionali negli ultimi 6 mesi, nella indifferenza delle istituzioni, che il livello raggiunto dal precariato medico sia divenuto ormai incompatibile con la qualità della assistenza da erogare!

Ma quello che è successo nell'ultimo anno, specialmente al Sud, rimanda a problemi strutturali non imputabili agli errori medici. A partire dal mancato rispetto di normative fino alla assenza di governo del sistema che riorganizzi la rete ospedaliera, come invano chiediamo da anni, per assicurare non un ospedale per campanile, ma strutture organizzate a rete per garantirne la qualità dei servizi e la equità di accesso, riqualifichi la spesa al riparo dalle invadenze della politica, assuma la qualità professionale e la gestione del rischio clinico come obiettivi di politica aziendale.

Singolare il richiamo del Ministro della Salute agli ordini professionali a vigilare perché la qualità della assistenza sia uguale dalla Lombardia alla Sicilia. Per parte nostra continuiamo a denunciare  una deriva federalistica che, incurante della lezione del referendum, sta modulando in maniera inaccettabile i diritti di cittadinanza trasformandoli in beni a valenza locale affidati ad un eccesso di casualità. Le differenze tra le Regioni vanno accentuandosi, estendendosi dai modelli organizzativi ai meccanismi di prevenzione e tutela della salute, e lo stesso livello di sicurezza delle cure rischia di dipendere non marginalmente dal codice postale, con forti rischi per l' integrazione sociale e la unità nazionale.

I medici, pur esasperati da un sistema che nasconde le proprie carenze dietro la loro faccia messa davanti ai bisogni ed alle domande dei cittadini, continueranno ad operare nel rispetto del codice etico e deontologico, aspettandosi che questa volta le istituzioni non si limitino alle grida manzoniane, come molte volte è accaduto.

Se il Ministro della Salute è dell'idea che “la valorizzazione del personale del Ssn, a partire dalla dirigenza, è condizione imprescindibile per salvaguardare la sanità pubblica” questo è il momento  di dimostrarlo.

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