Comunicati stampa
05/02/2026

Ennesimo attacco all’ALPI: cui prodest?

Responsive image Siamo di fronte a un attacco preordinato lobbistico finalizzato ad affondare definitivamente il sistema sanitario nazionale  

Siamo alle solite: quando il dibattito pubblico sul tema Sanità devia dalle cause strutturali — sottofinanziamento cronico, programmazione del personale inesistente, carichi di lavoro insostenibili — e si concentra, spero involontariamente, ma quasi ossessivamente, su un singolo aspetto come le liste d’attesa e l’attività intramoenia del personale medico, il rischio è quello di trasformare un problema complesso in una narrazione semplicistica e colpevolizzante, con conseguente caccia alle streghe e gogna mediatica.

È di qualche giorno fa, infatti, la comparsa su un importante testata giornalistica, di un’ampia inchiesta sull’attività libero professionale, con lo scopo finale di “demonizzare” questa attività, e con essa i medici che (ancora) la svolgono. La notizia è stata prontamente ripresa e l’attacco è in pieno svolgimento con tutti i coinvolti pronti a rilanciare. Complottismo? Una parola grossa, ma vista la grossolana manipolazione dei fatti forse non si discosta dalla realtà.

Da sempre analizziamo e rendiamo pubbliche le analisi sui dati dell’Alpi e, lo ribadiamo, analisi sempre basate su dati ufficiali prodotti dallo Ministero della Salute: l’ultima “Relazione sullo stato di attuazione dell’esercizio dell’attività Libero professionale” riporta dati relativi fino al 31 dicembre 2023 ed è stato pubblicato nel mese di luglio del 2025, e non esistono dati ulteriori ufficiali da prendere in considerazione: a riprova l’ultimo report OASI del 2025 della SDA-Bocconi fa riferimento sempre ai dati del Ministero relativi al 2023.

Evidentemente l’attacco è strumentale e politico, si dà ai politici conniventi o influenzabili l’opportunità di togliere di mezzo quei professionisti ancora fedeli al sistema sanitario pubblico obbligandoli a passare al privato il cui appetito è insaziabile.

Come Anaao Assomed abbiamo sempre difeso e continueremo a difendere ad ogni costo il sistema sanitario pubblico e la reputazione dei migliori professionisti che si riconoscono nella tutela del diritto alla salute di tutti i cittadini.

Scagliarsi contro l’intramoenia pubblica quando il peggiore privato sta dilagando ovunque utilizzando la convezione con il SSN per reclutare pazienti da passare nei costosi e percorsi a pagamento e tacere questa realtà, è un atto di depistaggio gravissimo.

Sostenere che le liste di attesa nascono dalla responsabilità dei medici e non dalle gravissime e croniche carenze di organico ci porta direttamente nel campo della menzogna. In un settore in cui la carenza di medici è talmente grave che per garantire i turni h24 nelle strutture si deve ricorrere sistematicamente ai ben noti gettonisti (spesso ottuageneri o, in qualche caso privi anche della laurea) come si può pensare che ci siano le risorse per garantire le attività ambulatoriali??

Allora tentiamo ancora una volta di fare un po' di chiarezza sperando che qualcuno in buona fede voglia leggere un’analisi corretta dei dati. L’attività intramoenia è svolta dal dirigente medico a rapporto esclusivo con il SSN, per cui svolge tutta la sua attività all’interno degli spazi della Azienda sanitaria in cui lavora o in spazi convenzionati con l’Azienda, senza possibilità, pena il licenziamento, di svolgere attività in cliniche o ambulatori privati: tale attività è inoltre soggetta ad un regolamento aziendale estremamente severo, che la disciplina n maniera puntuale.

 

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I medici che svolgono attività intramoenia sono circa il 40% del totale del personale medico in rapporto esclusivo con una tendenza costante negli ultimi anni alla diminuzione.

 

Diversa è la situazione del personale medico non esclusivo o con rapporto a convenzione, che può svolgere attività in extramoenia o privata, che permette, dopo aver svolto la propria attività istituzionale, di svolgere la propria professione liberamente in strutture private.  Attualmente i medici in extramoenia rappresentano il 7-8% del totale dei medici dirigenti del SSN, e possono, come i colleghi a convenzione, svolgere la propria attività con estrema libertà in più sedi e senza le limitazioni previste per gli intramoenisti.

Confondere dati dell’intramoenia con quelli dell’extramoenia, ma soprattutto mescolarli fra loro non permette un’analisi corretta e significativa, ma anzi crea ancora più confusione.

Infatti, l’attività in ALPI rappresenta una minima parte delle prestazioni erogate dal SSN:

Fonte Ministero della salute

In Italia sono state erogate dalle strutture pubbliche, solo nel 2023, oltre 60 milioni di prestazioni ambulatoriali istituzionali con un aumento costante a fronte di c.a. 7 milioni di prestazioni erogate in ALPI (che rappresentano circa il 12% del totale). Rapporto estremante più basso ritroviamo nelle prestazioni in regime di ricovero dove l’ALPI rappresenta meno dello 0.5%.

 

In modo ossessivo si continua ad associare l’attività intramoenia alla spesa sanitaria “out of pocket” dei cittadini, alimentando critiche infondate verso la classe medica ospedaliera. Eppure, i dati ufficiali smentiscono ancora una volta questo pregiudizio.

Come riportato dal rapporto ISTAT del 2023 la spesa sanitaria a carico delle famiglie in quell’anno si è attestata su circa il 21% del totale della spesa sanitaria in Italia (ca 36 miliardi di euro – 600 euro pro-capite), trend in costante aumento rispetto agli anni precedenti. Di questa quota, solamente 21 euro pro-capite sono stati spesi in Intramoenia, come dai dati sempre del Ministero della salute, mentre la maggior parte sono stati spesi nel Privato.

Chiudiamo ancora ricordando che l’ALPI genera un guadagno per le Aziende, stimato per il solo anno 2023, in ca 286 milioni di euro e che circa 65 milioni di euro, sempre per l’anno 2023, sono stati depositati nelle casse delle aziende per abbattere le liste d’attesa, utilizzando il 5% dell’introito ALPI, come stabilito dalla legge Balduzzi.

Insomma, al di la dei numeri che speriamo possano chiarire almeno la parte economica esiste oggi un problema più serio che è l’immagine e la fiducia nei confronti dei medici.

Noi continuiamo a pensare che in un mondo caotico, in cui si rischia di delegare la cura ad algoritmi, la figura del medico sia ancora centrale, da proteggere, da valorizzare e non da demonizzare o utilizzare come capro espiatorio per disservizi causati da assenza di programmazione, di gestione e di visione politica.
Tutto questo mina il rapporto di fiducia medico paziente già condizionato.
Abbiamo bisogno di cure, abbiamo bisogno di medici, abbiamo bisogno di fiducia. Non lamentiamoci se non troveremo più colleghi né negli ospedali né al di fuori di essi, ma forse solo al di fuori di un Paese che sta dimostrando di non essere un paese per medici.

Filippo Gianfelice, Coordinatore Osservatorio Nazionale Anaao Assomed per ALPI
Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed
Flavio Civitelli, Vice Segretario Nazionale Vicario Anaao Assomed

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