Specializzandi 1999-2006: Anaao vince a Ferrara

No al rapporto di lavoro subordinato, sì all'equo indennizzo

Con sentenza n. 256 depositata il 3 dicembre 2015, il Tribunale di Ferrara ha dichiarato il diritto alla percezione di equo indennizzo per attività antigiuridica dello Stato derivante dal mancato tempestivo recepimento della direttiva 93/16/CEE.

Il ricorso era stato patrocinato dall’Anaao Assomed ed aveva ad oggetto in via principale l’accertamento del rapporto di lavoro subordinato dei medici specializzandi e la rispettiva condanna al pagamento delle differenze retributive; in subordine l’equo indennizzo.

Il Tribunale, pur rigettando la domanda principale sul presupposto di diritto ormai consolidato che l’attività dei medici iscritti alle Scuole di specializzazione Universitarie non possa inquadrarsi nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato, difettando il nesso di corrispettività tra le prestazioni dello specializzando e gli emolumenti percepiti, ed anche perché le prestazioni dello specializzando sono rivolte alla formazione teorica e pratica post lauream, ha tuttavia riconosciuto in capo ai ricorrenti (ferma restando la prescrizione decennale) il diritto all’equo indennizzo per attività non antigiuridica dello Stato cagionata dal tardivo recepimento nell’ordinamento nazionale della direttiva comunitaria 93/16/CEE. Dunque, no al riconoscimento del rapporto di lavoro, si ad equo indennizzo.

Tribunale di Firenze - Sezione II - sentenza n. 4109/2015

Attività intramoenia e accertamenti della Gdf: quando danno arrecato è da intendersi "apprezzabile"

Il danno economico è apprezzabile secondo criteri che non possono essere ridotti alla sola misura monetaria del servizio rimasto inadempiuto. Meno l'attività del dipendente è fungibile più onerosa è la sostituzione delle sue mansioni così che l'assenza dal servizio non ha riflessi solo sulla parte di retribuzione indebitamente percepita o sulla mancata prestazione: l'assenza del dipendente si riflette sulla complessiva organizzazione del servizio, sulla mancata erogazione dello stesso, sui disagi creati all'utenza, sui ritardi creati nello smaltimento delle pratiche.

Tribunale di Monza - sentenza n. 2973/2015

Danni ridotti alla metà se il paziente non si sottopone a intervento che riduce i disagi

Nel giudizio di responsabilità professionale nei confronti di una struttura ospedaliera, il Tribunale, accertato che la perforazione del colon sofferta dal paziente era da attribuirsi a negligenza dell'operatore della manovra endoscopica, il quale – pur consapevole delle particolari condizioni soggettive ed oggettive del caso – ritenne di insistere nei tentativi di superare l'ostacolo costituito dall'ernia, ha comunque effettuato una riduzione alla metà del risarcimento riconosciuto agli eredi del paziente.

Tribunale di Udine - Sez. I civile - sentenza n. 1429/2015

La liquidazione del danno secondo i paramentri della legge Balduzzi non è retroattiva

Nel caso di liquidazione del danno non patrimoniale su base medico-legale, non è applicabile in via retroattiva la norma introdotta dalla Legge Balduzzi, secondo la quale la liquidazione nel caso di colpa medica va effettuata secondo i valori già previsti per il danno da circolazione stradale, con riferimento alle tabelle indicate dal Codice delle Assicurazioni, in alternativa a quelle elaborate dal Tribunale di Milano.
Il principio di irretroattività comporta che la legge nuova non possa essere applicata, oltre che ai rapporti giuridici esauriti prima della sua entrata in vigore, a quelli sorti anteriormente ed ancora in vita, se in tal modo si disconoscano gli effetti già verificatisi del fatto passato o si venga a togliere efficacia, in tutto o in parte, alle conseguenze attuali e future di esso.

Tribunale di Trani - Sezione Lavoro - sentenza n. 1528/2015

Precario da oltre 36 mesi. I giudici condannano la Asl

Grazie alla sentenza del Tribunale del lavoro di Trani, n. 1528 del 26 ottobre 2015, si aprono nuovi orizzonti per i precari della sanità che da anni lavorano con contratti atipici e a tempo determinato che vanno avanti di proroga in proroga. Il giudice del lavoro ha infatti accolto il ricorso di un dirigente medico precario da oltre 36 mesi e condannato la Asl di Bari a riammettere immediatamente in servizio il ricorrente, risarcendole inoltre il danno in misura pari ad “un’indennità onnicomprensiva” di 6 “mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto”, maggiorata degli accessori di legge (all’incirca 30.000 euro). Per il giudice, infatti, superati i 36 mesi, il rapporto di lavoro tra il medico e la Asl “deve essere considerato a tempo indeterminato ai sensi dell’art. 5, comma 4-bis, d.lgs. 368/2001, con decorrenza da agosto 2012”. Dunque, il medico ha il diritto di vedere il suo contratto trasformarsi da tempo determinato a tempo indeterminato.

Tribunale di Reggio Emilia - Sezione II Civile - sentenza del 7 ottobre 2015

Omessa esecuzione dell'intervento di sterilizzazione: è responsabile la struttura sanitaria

Il creditore deve assumere una condotta diretta ad impedire o limitare le conseguenze dell'altrui comportamento dannoso, nei limiti dell’ordinaria diligenza; ma tale dovere, da parte di una paziente danneggiata dalla omessa o inesatta esecuzione di un intervento di sterilizzazione, non può spingersi sino a sottoporsi ad interruzione volontaria della gravidanza al fine di evitare i danni conseguenti all’inadempimento.

Tribunale di Monza - Sezione II - sentenza del 29 settembre 2015

Falsa attestazione di esame non eseguito: medico licenziato

Il Tribunale di Monza ha dichiarato la risoluzione per giusta causa del rapporto di collaborazione tra il medico e una struttura sanitaria.
Tenuto conto che il rapporto di collaborazione tra le parti era iniziato solo da pochi mesi, si è affermato che il comportamento tenuto dal sanitario in occasione di una visita integrasse una gravissi-ma violazione del codice deontologico, tale da incrinare la fiducia della Casa di Cura e una giusta causa di recesso.
L'importanza dell'inadempimento risiede nella falsa attestazione dell’espletamento di una specifica attività diagnostica, in realtà non eseguita, a prescindere dalla correttezza della prescrizione impartita al paziente di eseguire biopsia prostatica alla luce dei risultati dell'esame del PSA, recanti valori sensibilmente superiori alla norma.

Tribunale di Roma - Sezione III Lavoro - sentenza n. 7552/2015

Blocco dei contratti, il tribunale di Roma “aprire subito le trattative”

Con la sentenza n. 7552 del 16 settembre 2015, il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso presentato contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Aran e ha dichiarato il diritto all’avvio del procedimento di contrattazione collettiva per i contratti della scuola, dell’Università e Ricerca scientifica, dell’alta formazione artistica musicale e coreutica e delle relative aree dirigenziali.

Tribunale di Rimini - Sezione unica Civile - sentenza dell'8 settembre 2015

Fuga del paziente psichiatrico: responsabilità del medico e della struttura sanitaria

A seguito della scomparsa di un paziente dalla residenza sanitaria psichiatrica, la responsabilità della struttura si fonda sul riconoscimento del colpevole abbandono dello stesso, che ne ha permesso l'allontanamento; in virtù del contratto fra le parti, la struttura sanitaria deve fornire una prestazione assai articolata, definita genericamente di "assistenza sanitaria", che ingloba al suo interno, oltre alla prestazione principale medica, anche una serie di obblighi di protezione ed accessori.

Tribunale di Vercelli - ordinanza n. 2342/2015 -

La "conta" degli strumenti spetta all'infermiere

Il Gip di Vercelli ha pronunciato un’ordinanza sulla responsabilità in “vigilando” del medico nell’ipotesi di “conta degli strumenti chirurgici”, ampliando un filone giurisprudenziale che comincia a farsi strada, ovvero la responsabilità riconosciuta in capo alla solo equipe infermieristica – infermiere strumentista e infermiere di sala – atteso il riconosciuto ruolo di preparazione preoperatoria e di collaborazione intraoperatoria cristallizzato oggi da Raccomandazioni ministeriali e check list.

Tribunale di Livorno - Sezione Lavoro - sentenza n. 381 del 16 luglio 2015

Quindici anni di anzianità: riconosciuto il diritto a percepire l'indennità di esclusività

Tribunale di Napoli - Sezione Lavoro - sentenza del 9 luglio 2015

L’azienda non può unilateralmente modificare il sistema di pianificazione dell’attività dei direttori di struttura complessa

Il Tribunale di Napoli ha stabilito che l’azienda non può unilateralmente modificare il sistema di pianificazione dell’attività dei direttori di struttura complessa. Con tale motivazione ha dichiarato illegittima la delibera con la quale l’Azienda aveva unilateralmente introdotto un sistema di rilevazione delle presenze basato sull’uso del badge, estendendo tale modifica anche ai direttori di struttura complessa. Resta tuttavia devoluta all’amministrazione ogni altra ulteriore determinazione in ordine alla questione in ottemperanza al disposto del comma 2 dell’art. 15 del CCNL 2002-2005.

Tribunale di Pordenone - sentenza n. 255/2015

Collocamento a riposo dei dirigenti medici

Nel concetto di “servizio effettivo” non deve essere ricompreso il periodo di servizio militare prestato – Il Tribunale di Pordenone ha affermato che la nozione di servizio effettivo di cui all’art. 15-nonies del  d.lgs. 502/92 e s.m.i deve intendersi riferita esclusivamente al servizio prestato in costanza di attività lavorativa, senza considerare gli eventuali periodi di riscatto, come la laurea o il servizio militare.

Tribunale di Napoli - Sezione Lavoro - Sentenza n. 5880/2015

Indennità di esclusività. L’Anaao vince a Napoli.

Con una pronuncia, resa in vertenza patrocinata dall’Anaao Assomed a favore dei propri iscritti, il Tribunale di Napoli, Sezione lavoro, ha riconosciuto il diritto al passaggio alla fascia superiore ai cinque anni per l’indennità di esclusività con decorrenza dal mese successivo alla maturazione dell’esperienza richiesta, anche durante il noto periodo di blocco della retribuzione dei pubblici dipendenti.I ricorrenti, che già percepivano l’indennità di esclusività, hanno adito il Giudice del Lavoro per richiedere l’adeguamento dell’indennità, nella misura superiore spettante ai dirigenti con una esperienza professionale maggiore di cinque anni. Presupposto imprescindibile, ai fini del riconoscimento del diritto, il superamento della verifica al maturare del quinquennio con valutazione positiva dei ricorrenti. Pertanto “laddove si rinvenga il provvedimento valutativo con esito positivo presupposto dalla normativa contrattuale, va riconosciuta la somma dovuta a titolo di indennità di esclusività, nella misura corrispondente alla superiore fascia di anzianità”.

Tribunale di Pisa - sentenza del 4 maggio 2015

Responsabilità della Asl per la caduta del Primario in sala operatoria

Se il Primario cade all’interno della sala operatoria a causa della presenza sul pavimento di un ostacolo, la ASL è tenuta al risarcimento, poiché responsabile dei danni causati dalle cose in propria custodia. L’ipotesi di responsabilità sussiste indipendentemente dall'accertamento del carattere colposo della sua attività, poiché è necessario solo provare il nesso fra l’oggetto in custodia e l’evento.
Inoltre, è da escludere che al medico possa essere attribuita una condotta colpevole perché, nel caso specifico al momento dell'ingresso nella sala operatoria aveva le mani alzate ed ha evitato di appoggiarle per ripararsi dalla caduta, verosimilmente aggravando le conseguenze della stessa. Il giudice ha ritenuto comprensibile il fatto che non si sia riparato al momento dell’incidente, posto che il chirurgo ha l'istinto di proteggere le mani dalle contaminazioni prima di un intervento, dopo che ha effettuato tutte le preventive operazioni di sterilizzazione.

Tribunale di Roma - Sezione XIII - sentenza del 30 aprile 2015

Responsabilità medica: no ad azioni generiche

Per chiedere il risarcimento di un danno per presunta colpa del medico, non basta al paziente o al suo familiare affermare che c'è una responsabilità generica in capo ai sanitari e dire che il risultato non è adeguato alle loro attese, ma occorre mettere il giudice in grado di trovare l'inadempimento causa di danno altrimenti si apre "un varco sempre più grande all'ingresso di azioni giudiziarie infondate o di natura esplorativa".

Tribunale di Roma - ordinanza 29 aprile 2015

Mediazione medico-legale: "gli assenti non fanno saltare il procedimento"

Mentre la Scuola Superiore della Magistratura promuove per tutti i magistrati corsi che sensibilizzino i giudici circa il valore della mediazione, c'è già chi da tempo si occupa di mediazione e interpreta il decreto legislativo 28/2010 in maniera tale da favorire (o spingere) al massimo il raggiungimento di una accordo tra le parti. L'ultima decisione è l’ordinanza 29 aprile 2015 del Tribunale di Roma, nel procedimento Rg n. 33187/2013 in materia di responsabilità medica.

Tribunale di Roma - Sezione XIII - ordinanza del 9 aprile 2015

Mediazione nella responsabilità medica: legittima la Ctu anche in assenza di una delle parti

Prima dell'introduzione di un giudizio di responsabilità medico-sanitaria, la parte attrice ha attivato un procedimento di mediazione obbligatoria al quale la struttura sanitaria, pur avendo ricevuto la convocazione, non si è presentata. Il mediatore dell'organismo, su richiesta della paziente, ha nominato un medico legale, il quale ha depositato una relazione contenente una affermazione di responsabilità medica in relazione ad un intervento di cataratta durante il quale si era verificata una "piccola deiscenza", cioè la rottura della capsula posteriore dell'occhio.
Nel corso del giudizio civile successivamente intentato, il giudice ha ritenuto che non sussistono valide ragioni di diritto per escludere la possibilità che, anche in assenza (per mancanza di adesione e partecipazione) della parte convocata, possa essere disposta una consulenza richiesta dal solo istante presente e, alla luce della stessa relazione medica, ha formulato egli stesso una proposta transattiva. Ha evidenziato, infatti, l’assenza di trascrizioni nella cartella di indicazioni e descrizioni delle ragioni e delle modalità dell’evento, nonché il fatto che le difese dei medici si siano limitate alla sola reiterata osservazione che si tratti di una complicanza, il che non può di per sé essere risolutivo di ogni interrogativo circa l'assenza di errori ed imperizia sia nella sua verificazione che nei provvedimenti necessari ed utili per porvi rimedio.

Tribunale di Roma - II sezione civile - sentenza del 2 aprile 2015

Specializzandi non medici esclusi dal diritto alla remunerazione

È inesistente un obbligo dello Stato italiano di prevedere per legge il diritto alla retribuzione degli specializzandi di area sanitaria non medica. È questa la conclusione a cui giunge una sentenza pronunciata il 2 aprile dal Tribunale di Roma.
Peraltro, poiché l’ordinamento nazionale ha stabilito una retribuzione in favore dei medici in «conseguenza di un vincolo di fonte europea», è quindi inesistente - aggiunge il Tribunale - «una disparità di trattamento non giustificata» tra le due categorie di specializzandi.

Tribunale di Milano - Sezione I - sentenza n. 3779/2015

Casa di cura risponde dell'omesso consenso all'intervento del medico non dipendente

Negli interventi di chirurgia estetica, attesa la non indispensabilità degli stessi, il consenso informato costituisce legittimazione e fondamento del trattamento sanitario. Nel caso della rinoplastica, è del tutto verosimile che il paziente avrebbe rifiutato di sottoporvisi se informato della possibilità che l'esito avrebbe potuto addirittura risolversi in un peggioramento del suo aspetto fisico. Se né il medico operatore né la struttura forniscono la prova di aver reso specifiche informazioni in proposito, l’intervento deve ritenersi illegittimo.
Essendo stato realizzato nell'ambito di una attività di impresa sanitaria, svolta con l’ausilio di liberi professionisti, l'omissione di controllo sulla effettiva informazione circa i rischi dell’operazione costituisce un'omissione addebitabile anche alla Casa di Cura, che non avrebbe dovuto consentire l'esecuzione dell'intervento in assenza della necessaria autorizzazione, cioè il consenso informato del paziente.

Tribunale di Cagliari - decreto n. 4/2015

Atto aziendale: doveroso consultare i sindacati

È condotta antisindacale adottare atto aziendale senza procedere alla informazione-consultazione delle organizzazioni sindacali.

Tribunale di Firenze - II sezione civile - sentenza n. 452/2015

Mastoplastica additiva estetica, fondamentale il consenso informato

È onere del chirurgo, prima di procedere a un'operazione, al fine di ottenere un valido consenso del paziente, specie in caso di chirurgia estetica, informare questi dell'effettiva portata dell'intervento, degli effetti conseguibili, delle inevitabili difficoltà, delle eventuali complicazioni, dei prevedibili rischi coinvolgenti probabilità di esito infausto.
Quando consegua un inestetismo più grave di quello che si mirava ad eliminare o ad attenuare, all'accertamento che di tale possibile esito il paziente non era stato compiutamente e scrupolosamente informato consegue ordinariamente la responsabilità del medico per il danno derivatone, quand'anche l'intervento sia stato correttamente eseguito.

Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - sentenza del 10 febbraio 2015

Mobbing al dirigente medico: Asl condannata a risarcire 300.000 euro

A seguito di giudizio intentato da un dirigente medico di ortopedia e traumatologia nei confronti della ASL per il risarcimento dei danni da mobbing, dequalificazione professionale e l’illegittimità del licenziamento, l'Azienda è stata condannata al pagamento della somma di € 353.818,00 per il danno da mobbing.
Il giudice ha ritenuto che momenti decisivi della condotta mobbizzante sono senza dubbio rappresentati dai due giudizi medici di inidoneità all'esercizio dell'attività medico-chirurgica, espressi dagli organi competenti dell'ASL. Le diagnosi  formulate devono ritenersi errate sotto l'aspetto scientifico e medico-legale al punto da far ritenere che l'amministrazione abbia utilizzato uno strumento previsto dalla legge, ovvero l'accertamento della idoneità allo svolgimento delle mansioni relative alla qualifica rivestita, per fini diversi da quelli normativamente previsti, ossia per allontanare un dipendente divenuto scomodo all'interno del contesto lavorativo.

Tribunale di Milano - sentenza del 27 gennaio 2015

Risarcimento spese di assistenza necessarie per il resto della vita

In merito alla risarcibilità del danno futuro appare opportuno sottolineare che, se non basta la mera eventualità di un pregiudizio futuro per giustificare condanna al risarcimento, per dirlo immediatamente risarcibile è invece sufficiente la fondata attendibilità che esso si verifichi secondo la normalità e la regolarità dello sviluppo causale e che la rilevante probabilità di conseguenze pregiudizievoli è configurabile come danno futuro immediatamente risarcibile quante volte l'effettiva diminuzione patrimoniale appaia come il naturale sviluppo di fatti concretamente accertati ed inequivocamente sintomatici di quella probabilità, secondo un criterio di normalità fondato sulle circostanze del caso concreto.

Tribunale di Napoli - sentenza del 21 gennaio 2015

Pubblico impiego: conversione a tempo indeterminato dei contratti a termine

La Corte di giustizia CE ha demolito il sistema di contratti a termine per le supplenze nel sistema scola-stico nazionale, ritenuto incompatibile con la normativa comunitaria, in quanto tendente a consentire la reiterazione all’infinito di contratti a termine senza la possibilità di applicare alcuna sanzione, nemmeno quella del risarcimento del danno prevista, per la generalità dei pubblici dipendenti, dall’art. 36, comma 5, D.lgs. 165/2001.
Peraltro, nella stessa pronuncia, la Corte di giustizia, in conformità alla sua precedente giurisprudenza in materia, ha riconosciuto che la sanzione del risarcimento del danno costituisce un’adeguata sanzione per l’illegittima reiterazione di contratti a termine nel pubblico impiego e che l’ordinamento comunitario non impone affatto la sanzione della conversione a tempo indeterminato dei contratti a termine illegittimi, una simile scelta rientrando nella discrezionalità dei legislatori nazionali.
I principi espressi dalla Corte di Giustizia CE andavano quindi conciliati con il limite costituzionale del pubblico concorso.
Un passo in avanti nel superamento di quest’ultimo ostacolo sembra ora compiuto dalla prima sentenza pronunciata da un Giudice nazionale (nello specifico, il Tribunale di Napoli) successivamente alla citata pronuncia della Corte di Giustizia Europea.
Di particolare interesse risulta il passaggio della pronuncia in cui si offre un soluzione al problema della compatibilità del precetto dettato dall’art. 97 della Costituzione con la sanzione della conversione a tempo indeterminato dei contratti a termine nel pubblico impiego. Sul punto, il Tribunale di Napoli ha statuito che la conversione non viola il vincolo costituzionale del pubblico concorso allorché i lavoratori interessati sono stati assunti a tempo determinato in seguito a procedure con valore di pubblico concorso.

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