Tribunale di Chieti
No all'anzianita' di servizio per attivita' del 118 del dirigente medico

Il riconoscimento dell'anzianita' maturata per il servizio prestato in regime di convenzione, si applica unicamente ai medici transitati nel ruolo sanitario in forza dello speciale procedimento di cui all'art. 8, comma 1-bis del d.lgs. n. 502/92 e non puo' estendersi alla diversa ipotesi in cui il rapporto si sia costituito per effetto del superamento di un pubblico concorso. La disciplina del D.P.C.M. 8 marzo 2001 sulla riconoscibilita' dei servizi al personale convenzionato che e' inquadrato nella qualifica di dirigente del Servizio Sanitario Nazionale per effetto del d.lgs. n. 502 del 1992 ha carattere eccezionale e riguarda solo i soggetti tassativamente indicati dal decreto. L'applicazione di tale normativa non puo', dunque, essere estesa ai dirigenti sanitari in genere, gia' a rapporto di impiego (che vantino servizi convenzionali anteriormente all'assunzione), trattandosi di normativa speciale non suscettibile di applicazione non analogica ne' estensiva.Del tutto irrilevante e' il fatto che il medico, dopo essere stato assunto per effetto del superamento del pubblico concorso, sia anche stato dichiarato idoneo secondo il procedimento delineato dal citato articolo 8, in quanto cio' che rileva ai lini della individuazione della disciplina applicabile, e' la modalita' attraverso la quale il rapporto di pubblico impiego si e' costituito e non anche la modalita' alternativa attraverso la quale il rapporto medesimo si sarebbe potuto costituire.

Tribunale di Milano - Sezione I civile - sentenza n. 1430/2014

Tribunale di Milano: "la colpa medica è extracontrattuale"

Secondo la Cassazione l'articolo 3 della legge Balduzzi non intacca gli orientamenti consolidati per i quali se la struttura contrae un patto di cura con il paziente, il contratto si estende al medico dipendente.
Il Tribunale di Milano cerca di dimostrare il contrario: il legislatore ha inserito il riferimento alla responsabilità extracontrattuale per limitare l'inadempimento del sanitario al solo caso in cui c'è un con-tratto esplicito tra lui e il paziente. Aggiunge che la stessa Cassazione, con pronuncia 7909/14, ha ammesso che la responsabilità da errato trattamento medico negli altri paesi europei è extracontrattuale e ci vogliono clausole precise per tirare in ballo la responsabilità del medico.

Tribunale di Siena - sezione lavoro - sentenza del 28 novembre 2014

Specializzandi 1999-2006. Equo indennizzo

Il Tribunale di Siena ha dichiarato il diritto alla percezione di equo indennizzo agli specializzandi 1999-2006 per attività antigiuridica dello Stato derivante dal mancato tempestivo recepimento della direttiva 93/16/CEE.

Tribunale di Firenze - Sezione II - sentenza del 27 novembre 2014
Reato di abuso d'ufficio: medico dipendente richiede compensi

Commette il reato di abuso d’ufficio il dirigente medico che non avvisa la paziente della possibilita' di recarsi presso la struttura ospedaliera per le incombenze postoperatorie e dell'onerosita' della sua prestazione nel caso in cui proponga di provvedere egli stesso con visita domiciliare, incassando poi la somma di Euro 150 per l’attivita' svolta. Nello specifico, il sanitario avrebbe potuto effettuare la visita a domicilio in regime intramoenia solo se autorizzato dall'Azienda da cui dipende il presidio ospedaliero, ma nell'occasione non aveva tale autorizzazione, per cui ha violato il regolamento delle libere professioni della struttura. Risulta ingiusto anche il correlativo danno causato alla paziente, poiche' se questa avesse saputo dell’esborso da sostenere e dell'alternativa gratuita, da praticare presso l'ospedale, non avrebbe acconsentito alla visita domiciliare.

Tribunale di Trento - sentenza del 27 novembre 2014

Ritardata diagnosi: calcolo della liquidazione del danno risarcibile

In presenza di una responsabilità dei sanitari per un ritardo diagnostico che, ove non si fosse verificato non avrebbe con elevata probabilità inciso sull'insorgenza della malattia, ma solo - e per un periodo determinato al massimo in due anni - determinato un rallentamento dell'aggravamento dei sintomi invalidanti, che si sarebbero tuttavia ugualmente manifestati, atteso l'esito infausto della malattia, il giudice ha ritenuto che l'unico criterio congruo sia quello di applicare il meccanismo di liquidazione dell'invalidità temporanea giornaliera.

Tribunale di Belluno - Sezione Lavoro - sentenza n. 94/2014
Valutazione e verifica: violazione norme contrattuali

I giudizi di valutazione e verifica devono essere condotti nel rispetto della disciplina contrattuale. Nelle procedure di valutazione devono essere sempre espressamente indicate dalla Amministrazione le ragioni poste a fondamento della valutazione delle attivita' professionali, delle prestazioni e delle competenze organizzative dei dirigenti medici.La comunicazione degli obiettivi di budget e il colloquio intermedio rappresentano un presupposto necessario della valutazione finale.La mancata compilazione di tali parti della scheda di valutazione si traduce anch’essa nella violazione dell’obbligo di motivazione.

Tribunale di Lucca - sentenza n. 1282/2014
Caso Marlia. Assolti i tecnici di radiologia accusati di aver agito senza il medico

"Il fatto non sussiste". Per questa ragione il Tribunale di Lucca ha assolto, in primo grado, i due tecnici sanitari di radiologia medica, il direttore sanitario e un medico radiologo operanti presso la Casa della Salute di Marlia accusati di aver esercitato abusivamente la professione. La questione riguardava lo svolgimento di indagini radiologiche senza la presenza del medico. In pratica i due tecnici eseguivano la procedura della tele-radiologia, cioe' la radiografia, che veniva poi inviata per via telematica al medico per la diagnosi.Nella sentenza di assoluzione si spiega che "da parte dei tecnici di radiologia non vi e' stato alcun esercizio di compiti propri del medico specialista in radiologia, alcuna indebita invasione di campo, men che meno sotto il profilo del dolo, bensi' il corretto e ordinario svolgimento dei compiti loro propri". Infatti la legge n. 25/1983 prevede che i tecnici sanitari di radiologia medica siano autorizzati ad effettuare direttamente, su prescrizione medica anche in assenza del medico radiologo, i radiogrammi relativi agli esami radiologici dell'apparato scheletrico, del torace e dell'addome, senza mezzi di contrasto, secondo le indicazioni di carattere generale preventivamente definite dal medico radiologo, sia nel servizio radiologico centralizzato che nelle strutture decentralizzate.Con il sistema di telerefertazione a distanza in uso al Marlia, le immagini prodotte venivano inviate attraverso il sistema RIS PACS all'Ospedale Campo di Marte di Lucca dove venivano lette e refertate da un medico radiologo, in ottemperanza delle Linee guida per l'assicurazione di qualita' in teleradiologia prodotte dall'Istituto superiore di sanita'.

Tribunale di Firenze - Sezione II - sentenza n. 2594/2014

Errata diagnosi: il dolore è risarcibile

Il medico che incorre in errore professionale per essersi reso conto del distacco di un frammento della componente protesica con grave ritardo rispetto all'evento (in quanto già visibile chiaramente dalle radiografie effettuate a seguito dell’intervento), causando un dolore aggiuntivo al paziente e costringendolo ad una nuova operazione, deve risarcirlo del danno subito per la persistente sintomatologia dolorosa. Inoltre, viene riconosciuto anche il danno non patrimoniale derivato dall'omessa corretta e tempestiva informazione, che avrebbe dato modo quanto meno di anticipare nel tempo la decisione di sottoporsi a nuovo intervento chirurgico.

Tribunale di S.M. Capua Vetere - Sezione I - sentenza del 21 agosto 2014
Diffamazione del medico ed esimente per stato d'ira

Il figlio di un paziente, ricoverato presso una struttura ospedaliera, venuto a conoscenza del fatto che il medico, dopo averlo visitato, aveva avuto un comportamento scortese nei confronti degli altri parenti presenti e definito il padre un "rincoglionito", ha scritto una lettera non riservata al Direttore Sanitario dell'Ospedale lamentando l’accaduto. Nella missiva ha definito il sanitario "rincoglionito" (rispedendo al mittente l'offesa arrecata al padre) ed "incompetente".All’esito del giudizio penale per diffamazione, il giudice ha chiarito che sussistono tutti i presupposti necessari per la concretizzazione del reato, ma appare ricorrere anche la causa di giustificazione prevista dall'art. 599 2 comma c.p, che richiede i due presupposti del fatto ingiusto altrui e dello stato d'ira conseguente.Il fatto ingiusto è ravvisabile nell'avere il medico definito il padre dell'imputato con un termine offensivo per cui, anche se fosse stato utilizzato solo a fini “descrittivi" e non offensivi, e' sicuramente da qualificare come scortese e poco conveniente date le circostanze del caso (padre anziano e, in quel momento, sofferente). Tale circostanza ha determinato lo sfato d'ira, pur non essendo egli stesso destinatario dell'offesa ma un terzo soggetto, legato pero' da vincoli moralmente e giuridicamente apprezzabili, con conseguente sussistenza del nesso causale tra il fatto ingiusto e l’alterazione psichica cui consegue la perdita del controllo.

Tribunale di Milano - sez. I civile - sentenza del 17 luglio 2014
Il paziente deve provare l'errore del medico

L’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi non incide ne' sul regime di responsabilita' civile della struttura sanitaria (pubblica o privata) ne' su quello del medico che ha concluso con il paziente un contratto d’opera professionale (anche se nell’ambito della cd attivita' libero professionale svolta dal medico dipendente pubblico): in tali casi sia la responsabilita' della struttura sanitaria (contratto atipico di spedalita' o di assistenza sanitaria) sia la responsabilita' del medico (contratto d’opera professionale) derivano da inadempimento e sono disciplinate dall’art. 1218 c.c., ed e' indifferente che il creditore/danneggiato agisca per ottenere il risarcimento del danno nei confronti della sola struttura, del solo medico o di entrambi. Il richiamo nella norma suddetta all’obbligo di cui all’art. 2043 c.c. per l’esercente la professione sanitaria che non risponde penalmente (per essersi attenuto alle linee guida), ma la cui condotta evidenzia una colpa lieve, non ha nessun riflesso sulla responsabilita' contrattuale della struttura sanitaria, che ha concluso un contratto atipico con il paziente (o, se si preferisce, e' comunque tenuta ex lege ad adempiere determinate prestazioni perche' inserita nel S.S.N.) ed e' chiamata a rispondere ex art. 1218 c.c. dell’inadempimento riferibile direttamente alla struttura anche quando derivi dall’operato dei suoi dipendenti e/o degli ausiliari di cui si e' avvalsa (art. 1228 c.c.).

Tribunale dell'Aquila - sezione lavoro - sentenza n. 258/2014
Governo clinico: la Asl non puo' ridurre unilateralmente gli importi contrattuali

Il principio della programmazione e del contenimento della spesa pubblica - della cui applicazione al comparto sanitario non si discute - non puo' costituire ragione sufficiente per derogare ad accordi categoriali stipulati dalla stessa amministrazione, perlomeno ogni qualvolta quest'ultima si astenga dal salvaguardare un accettabile equilibrio sinallagmatico tra le prestazioni richieste ai soggetti e le decurtazioni ai medesimi operati in ragione dei tagli di spesa.Il criterio per risolvere le questioni di bilancio senza intaccare la qualita' e la quantita' dei servizi che si erogano non puo' essere certo quello di diminuire unilateralmente i corrispettivi, con la pretesa di mantenere l'intensita' delle prestazioni che i soggetti indicati sono chiamati a rendere all'utenza, trattandosi di soluzione non compatibile con i principi della corrispettivita' delle prestazioni della buona fede.Infatti, se la fissazione di un tetto massimo di spesa sanitaria e di individuazione degli obiettivi per il contenimento della stessa rientrano nell'ambito degli atti di amministrazione e di macro organizzazione, gli atti di gestione dei rapporti di lavoro direttamente incidenti sullo svolgimento di tale rapporto (nella specie sulla retribuzione) hanno natura privatistica, sono assunti con i poteri e le capacita' dei datori di lavoro privati e soggiacciono alle regole del diritto privato. Nel caso di specie la condotta della ASL, che riduca unilateralmente l’importo dovuto per il “governo clinico”, è censurabile in termini di puro inadempimento contrattuale, essendo venuta meno alle obbligazioni assunte in sede di Accordo Integrativo Regionale.

Tribunale di Cremona - Sezione I Civile - sentenza del 9 luglio 2014
Linee guida: i criteri per andare esente da responsabilita'

Per linee guida devono intendersi, secondo la definizione che ne è stata fornita dall'Insitute of Medicine degli Stati Uniti nel 2011, quei documenti che contengono raccomandazioni finalizzate ad ottimizzare l'assistenza al paziente, fondate su una revisione sistematica delle prove di efficacia e su una valutazione di benefici e danni di opzioni assistenziali alternative. Per essere valide, quindi, debbono: essere fondate su una revisione sistematica delle prove di efficacia disponibili; essere approntate da un gruppo multidisciplinare di esperti e rappresentanti dei vari gruppi interessati; prendere in considerazione sottogruppi rilevanti di pazienti; basarsi su un processo esplicito e trasparente, che riduca al minimo le distorsioni, i bias e i conflitti di interesse; fornire una accurata illustrazione delle relazioni logiche tra opzioni assistenziali alternative ed esiti per la salute; essere riconsiderate e aggiornate.In linea di massima, il sanitario, per andare esente da responsabilita', deve dimostrare di aver seguito le linee guida (specifiche per il sottogruppo cui apparteneva il paziente), che il caso del paziente rientrava tra quelli considerati dalle stesse (o dal sottogruppo considerato), ovvero, in caso di anomalie o specificita', dimostrare la loro irrilevanza ai fini del trattamento, oppure dimostrare di averne tenuto debitamente conto, adeguando le linee guida al caso di specie.Laddove tali prove siano fornite e l'intervento non abbia avuto successo, il sanitario andra' esente da colpa; lo stesso dicasi nell'ipotesi in cui si siano verificate delle complicanze proprie, ossia note alla scienza medica come possibili e tipiche di un determinato intervento, essendovi sempre un certo tasso di insuccessi.

Tribunale di Palermo - ordiananza del 23 giugno 2014
Rimborsi illimitati per le cure salva-vita offerte solo all'estero

Le cure mediche indispensabili per evitare il pericolo di morte vanno garantite senza limite di spesa. E l'azienda sanitaria provinciale e' tenuta a finanziare i trattamenti da svolgersi all'estero presso strutture private, se offrono apprezzabili chance di successo. Lo ha stabilito il tribunale di Palermo con ordinanza del 23 giugno 2014 in un procedimento di urgenza attivato in base all'articolo 700 del Codice di procedura civile.

Tribunale di Pescara - Sezione lavoro - sentenza n. 625/2014
Infermiere: mancata conversione del rapporto a tempo indeterminato

Un’infermiera assunta dalla ASL con una serie di contratti a termine, dapprima stipulati, e man mano prorogati nel quadro della normativa generale vigente in materia di contratti a tempo determinato e poi ancora prorogati nel quadro della normativa intesa alla stabilizzazione del lavoro precario, ha citato in giudizio l’Azienda per ottenere la conversione del rapporto di lavoro in un unico contratto a tempo indeterminato. Il giudice ha dichiarato la nullità della clausola appositiva del termine inserito nei contratti succedutisi tra le parti, ma ha chiarito come nel caso di lavoratori dipendenti della P.A. non sia possibile applicare il meccanismo della conversione del rapporto. In caso di violazione di norme poste a tutela dei diritti del lavoratore residua soltanto la possibilita' di ottenere il risarcimento dei danni subiti, per la cui determinazione trova applicazione il meccanismo riprodotto nei commi quarto e quinto dell'art. 18 L. 20 maggio 1970 n. 300. Nel caso specifico, il giudice ha ritenuto di quantificarlo nella misura di 5 mensilita' della retribuzione globale di fatto maturata alla cessazione del rapporto con la ASL, piu' la misura sostitutiva della reintegra (quindici mensilita', art. 18, comma 5).

Tribunale di Foggia - sentenza del 15 maggio 2014
La tardiva diagnosi della malformazione fetale non genera danni risarcibili

Il Tribunale non ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno in favore dei genitori di un bambino nato con una grave patologia (trisomia parziale del cromosoma 13), secondo gli stessi non diagnosticata dal ginecologo. Se l’inadempimento espone il medico a responsabilita' per i danni che ne derivano, non sono tali quelli che il suo adempimento non avrebbe comunque evitato, nel caso specifico una nascita che la madre non avrebbe potuto scegliere di rifiutare. La diagnosi della malformazione poteva essere utilmente effettuata solo quando il feto aveva possibilita' di vita autonoma, pertanto anche a voler ritenere che la donna si sarebbe orientata per l'interruzione della gravidanza e che ne ricorressero le condizioni, la vita del bambino avrebbe dovuto essere salvaguardata, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 7 della legge 194/1978. Sussistendo la possibilita' di vita autonoma del feto, il medico che avesse eseguito l'intervento avrebbe dovuto adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita dello stesso.Anche se il ginecologo avesse eseguito diligentemente la propria prestazione professionale, e indirizzato la madre verso esami di secondo livello, non avrebbe evitato il danno subito dai genitori, perche' a quel punto anche la decisione di interrompere la gravidanza avrebbe imposto la salvaguardia della sopravvivenza del bambino, che le tecniche neonatologiche avrebbero assicurato.

Tribunale di Verona - Sezione III - sentenza dell'8 maggio 2014
Reperibilita' ginecologo: non oltre trenta minuti

Un ginecologo ha impugnato il verbale di accertamento di infrazione elevato dalla Polizia Municipale per eccesso di velocita', sostenendo che era di turno di pronta reperibilita' e ha tenuto la velocita' contestata in quanto doveva raggiungere l’Ospedale per effettuare un taglio cesareo d'urgenza, a seguito di apposita chiamata del medico di guardia in servizio in quel momento. Il sanitario ha rilevato la sussistenza dello stato di necessita', tenuto conto che, secondo il contratto collettivo integrativo della dirigenza medica della ASL, il tempo che il medico di pronta disponibilita' ha a disposizione per raggiungere il presidio ospedaliero e' di trenta minuti a decorrere dalla chiamata. Il Tribunale ha ritenuto che il medico si sia posto coscientemente nelle condizioni per tenere la condotta illecita contravvenzionata, poiche' risiede in un comune sito ad una distanza di 45 km da quello dove presta servizio, cosicche' non avrebbe comunque potuto raggiungere quest'ultimo nei tempi contrattualmente stabiliti rispettando i limiti di velocita'. Pertanto, in applicazione del principio generale per cui colui che si pone volontariamente in una situazione illecita si deve far carico anche delle conseguenze che da essa derivano, non puo' essere accolta la richiesta di annullamento del verbale.

Tribunale di Pescara - sentenza n. 483/2014
Resta garza nell'addome dopo l'intervento. Tribunale condanna solo infermiere di sala e strumentista

Il Tribunale di Pescara ha condannato per lesioni personali due infermiere di sala operatoria (infermiera di sala e infermiera strumentista) per lesioni personali per avere, con il loro errato conteggio, causato lesioni personali gravi dalla dimenticanza di un corpo estraneo nell’organismo di un paziente.La sentenza ha riconosciuto il comportamento “gravemente negligente, imprudente e imperita” soprattutto in relazione alla “virtuosa pratica terapeutica” delineata dalle Raccomandazioni ministeriali recepite aziendalmente e non ha riconosciuto l’esenzione dalla responsabilità penale prevista dalla legge Balduzzi.Afferma il Tribunale di Pescara che “Il conteggio delle garze, l’accurata ispezione delle viscere esposte e l’utilizzo di tecniche, pure empiriche, idonee a scongiurare fatti gravi e incresciosi come quello accaduto, attengono alla diretta responsabilità degli operatori”.

Tribunale di Firenze - Sezione II - sentenza del 31 marzo 2014
Decesso del paziente: condanna del medico solo alla perdita di chance di sopravvivenza

Nel procedimento civile per il risarcimento del danno a carico di una dottoressa a seguito del decesso della paziente, il giudice, ritenuto provato l’inadempimento del sanitario e accertata la sua omissione colposa, ha ritenuto che, alla luce della patologia della donna, l'evento rilevante nella controversia non fosse tanto il decesso della stessa, quanto la perdita di chance di sopravvivenza, poiche' l'intervento chirurgico svolto con esito positivo le avrebbe migliorato la qualita' della vita. La condotta omissiva colposa della dottoressa non viene in rilievo all'interno di un insieme di concause materiali produttive della morte in quanto non e' corretto frazionare il nesso di causalita' materiale suddividendolo pro quota tra omissione colposa (fatto umano) e pregressa patologia (fatto di natura). Per la valutazione del danno il Tribunale ha tenuto conto dei dati statistici forniti dal Registro Tumori Toscano e dalle pubblicazioni SEER quanto alla percentuale di sopravvivenza dei pazienti con questo tipo di metastasi, pari al 20% di sopravvivenza per un anno ed all'8% di sopravvivenza per due anni, ed ha riconosciuto la responsabilita' e disposto la condanna al risarcimento del danno esattamente negli stessi termini e con le stesse percentuali indicate.

Tribunale di Bari - sentenza n. 1458/2014
Se a sbagliare e' l'ausiliario

La responsabilita' della casa di cura (o dell’ente) nei confronti del paziente puo' conseguire, in base all’art. 1218 del Codice civile, all’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonche', in base all’art. 1228 del Codice civile, all’inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dall’ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da lui effettuata e la sua organizzazione aziendale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche di fiducia dello stesso paziente o scelto dal medesimo.

Tribunale di Milano - sezione I civile - sentenza del 10 marzo 2014
Nascita indesiserata: medico condannato al mantenimento

Una coppia di conviventi ha convenuto in giudizio il medico, chiedendo il risarcimento dei danni subiti a seguito di una gravidanza indesiderata, in quanto aveva prescritto alla donna, che aveva chiesto un farmaco anticoncezionale, un cerotto, come contraccettivo transdermico, ma, nonostante l’utilizzo dello stesso e' risultata in stato di gravidanza. In seguito, la ASL ha comunicato alla coppia che quel farmaco non aveva alcun potere come anticoncezionale, essendo usato per le terapie ormonali delle donne in menopausa. Il giudice ha riconosciuto la responsabilita' contrattuale del medico per la grave negligenza compiuta, avendo sbagliato clamorosamente la prescrizione di un farmaco, ed essendo certo il nesso causale tra la sua colpa e l’evento, cioe' la gravidanza indesiderata. Cio' ha comportato la lesione del diritto della paziente di decidere, liberamente con un conseguente danno da risarcire, sia patrimoniale che non. Nel caso di specie, non avendo la coppia provato quello non patrimoniale (il turbamento della serenita' familiare) e' stato riconosciuto quello consistente nelle spese che sara' necessario affrontare per il mantenimento e l’educazione del figlio, fino al raggiungimento della sua indipendenza economica, collocata dal giudice in anni 20, dovendosi escludere che frequentera' l’universita', viste le attivita' lavorative dei genitori ed il livello economico della famiglia.

Tribunale di Taranto - Sezione II - sentenza del 10 marzo 2014
Intervento neurochirurgico senza esame istologico: medico assolto

Il primario del reparto di Neurochirurgia dell'Ospedale e' stato imputato per il reato di lesioni personali colpose in quanto, con negligenza, imprudenza ed imperizia ha diagnosticato erroneamente ad una paziente, in assenza di esame istologico, una recidiva di astrocitoma, sottoponendola ad urgente intervento chirurgico, che ha determinato la formazione di liquor all'interno della cavita' cerebrale interessata dall'operazione.Il giudice penale ha assolto il sanitario alla luce delle risultanze delle perizie medico-legale, che hanno concluso per l'assoluta necessita' dell'intervento, essendo doveroso rimuovere una formazione tumorale destinata a crescere e quindi a comprimere la materia cerebrale, aggiungendo, che l'operato dell'imputato è stato conforme alle linee guida vigenti (elaborate dall'Aiom); cio' anche in riferimento alla problematica della necessita' o meno di effettuare una biopsia stereotassica prima dell'intervento, considerata dai periti inutile e pericolosa nel caso di specie. La sentenza ha stigmatizzato anche l’operato del perito di parte, definendo “improvvida opinione” quella rilasciata dal medico della paziente senza conoscere la sua storia clinica, fatto ritenuto sconcertante ed allarmante, tanto da far definire mistificante il suo parere tecnico.

Tribunale di Reggio Emilia - Sezione II - sentenza del 27 febbraio 2014
Morte congiunto: risarcito solo danno da perdita di chance

La madre ed i fratelli di una paziente, deceduta per arresto cardiocircolatorio, hanno citato in giudizio i sanitari dell'Ospedale presso cui veniva curata per una cardiomiopatia ipocinetico-dilatativa, in quanto, nonostante le risultanze clinico-strumentali, non le avevano impiantato, diversi mesi prima, il presidio di devices ICD+CRT, in grado di evitare l'arresto circolatorio.Il giudice, pur avendo accertato la colpa medica per il ritardo nell’intervento, non ha accolto la richiesta di risarcimento del danno per la perdita della congiunta, ritenendo non sussistente il nesso di causalita', poiché una corretta esecuzione della prestazione, non avrebbe comunque impedito l'evento con certezza, ne' alla stregua di un giudizio di maggior probabilita', ma solamente ridotto il rischio che si verificasse. Tuttavia, ha chiarito che vi e' certamente stata, a seguito dell'errore medico, una lesione della chance di potere evitare il decesso e poter convivere ancora con il proprio congiunto; tale danno va risarcito in via equitativa, indipendentemente dalla dimostrazione che la concreta utilizzazione della chance avrebbe presuntivamente determinato la consecuzione del vantaggio, essendo sufficiente anche la sola possibilita' di conseguirlo.

Tribunale di Pisa - sentenza del 22 gennaio 2014
Omesso consenso informato e intervento corretto: quali danni risarcibili?

Un uomo afflitto da patologia emorroidaria si e' sottoposto ad una visita specialistica presso gli ambulatori della ASL per valutare la possibilita' di un intervento non invasivo o meno invasivo rispetto al tradizionale trattamento chirurgico. II medico che lo ha visitato ha escluso la possibilita' di utilizzazione della metodica con laser, confermando la necessita' di una operazione chirurgica, ma ha garantito la mini invasivita' dell'operazione, effettuabile in day hospital, e assicurato che il giorno dopo sarebbe stato possibile riprendere la normale vita anche lavorativa. Nel corso del giudizio, instauratosi a seguito di richiesta di risarcimento danni avanzata dal paziente sul presupposto di una non corretta esecuzione della tecnica chirurgica, i CTU nominati dal giudice hanno escluso una condotta colpevole del sanitario. E' emersa, invece, una mancata acquisizione del consenso informato sia in ordine alla tipologia di trattamento ed alle eventuali complicanze post-operatorie sia in relazione al rischio (per nulla trascurabile) della persistenza a distanza di tempo di incontinenza anale ai gas e alle feci liquide. Pertanto, e' stata riconosciuta la risarcibilita' della violazione del diritto all'autodeterminazione, che ha causato al paziente conseguenze pregiudizievoli di apprezzabile gravita'. In particolare, e' risarcibile anche il danno non patrimoniale, quale turbamento o sofferenza psichica di entita' rilevante, che sia derivato da conseguenze dell'atto medico del tutto inattese, in quanto non preannunciate e proprio per questo piu' difficilmente accettabili. 

Tribunale di Firenze - sentenza n. 170/2014
Mancato consenso, l'ospedale risponde anche senza errori

Deve sempre risarcire il danno la struttura sanitaria che non informa in modo completo il paziente sull'intervento a cui deve essere sottoposto. E questo anche se si esclude la responsabilità per danni alla salute e anche se il paziente, pur correttamente informato, non si sarebbe sottratto all'intervento. In questo caso, infatti, viene comunque leso il diritto all'autodeterminazione del paziente. La sentenza del tribunale di Firenze n. 170/2014 precisa che, nel caso di mancata informazione, si possono presentare due situazioni. Il primo caso e' quello in cui si puo' presumere che il paziente, se avesse conosciuto i rischi dell'intervento, avrebbe negato il consenso: in questa ipotesi il danno da risarcire sarebbe pari a tutte le conseguenze fisiche derivate dall'intervento.Il giudice illustra anche una seconda situazione (che e' quella che ricorre nella vicenda esaminata): e' il caso in cui si puo' ritenere che il paziente, anche se fosse stato ben informato, non si sarebbe sottratto all'operazione. Secondo il tribunale, anche se non c'è un danno alla salute, e' comunque stata negata al paziente la possibilita' di decidere liberamente di sottoporsi all'intervento ed e' stato quindi leso il diritto all'autodeterminazione, che riguarda la piena coscienza, che solo una corretta e completa informazione puo' offrire, della portata e dei rischi dell'intervento chirurgico al quale si è sottoposti. La violazione di questo assoluto principio di liberta' costituisce in se' un danno risarcibile da parte del sanitario che non abbia assolto all'obbligo di ottenere un consenso del paziente prima di sottoporlo all'intervento.

Tribunale di Pisa - sentenza del 22 gennaio 2014
Omesso consenso informato e intervento corretto: quali danni risarcibili?

Un uomo afflitto da patologia emorroidaria si e' sottoposto ad una visita specialistica presso gli ambulatori della ASL per valutare la possibilita' di un intervento non invasivo o meno invasivo rispetto al tradizionale trattamento chirurgico. II medico che lo ha visitato ha escluso la possibilita' di utilizzazione della metodica con laser, confermando la necessita' di una operazione chirurgica, ma ha garantito la mini invasivita' dell'operazione, effettuabile in day hospital, e assicurato che il giorno dopo sarebbe stato possibile riprendere la normale vita anche lavorativa.
Nel corso del giudizio, instauratosi a seguito di richiesta di risarcimento danni avanzata dal paziente sul presupposto di una non corretta esecuzione della tecnica chirurgica, i CTU nominati dal giudice hanno escluso una condotta colpevole del sanitario. E' emersa, invece, una mancata acquisizione del consenso informato sia in ordine alla tipologia di trattamento ed alle eventuali complicanze post-operatorie sia in relazione al rischio (per nulla trascurabile) della persistenza a distanza di tempo di incontinenza anale ai gas e alle feci liquide. Pertanto, e' stata riconosciuta la risarcibilita' della violazione del diritto all'autodeterminazione, che ha causato al paziente conseguenze pregiudizievoli di apprezzabile gravita'. In particolare, e' risarcibile anche il danno non patrimoniale, quale turbamento o sofferenza psichica di entita' rilevante, che sia derivato da conseguenze dell'atto medico del tutto inattese, in quanto non preannunciate e proprio per questo piu' difficilmente accettabili. 

Tribunale di Cuneo - sentenza 21 gennaio 2014
Fondi: obbligo delle Aziende di convocare i sindacati

E' antisindacale il comportamento di una Azienda quando omette la contrattazione integrativa aziendale con le organizzazioni sindacali ricorrenti sulla materia relativa all'individuazione e all'utilizzo delle risorse dei fondi contrattuali ai sensi degli artt. 4 e 5 CCNL 8.06.2000, degli artt. 4 e 5 CCNL 3.01.2005 e art. 4 CCNL 17.10.2008. Questo quanto stabilito dal tribunale di Cuneo che ha condannato l’Azienda a convocare le organizzazioni sindacali ricorrenti per  la sessione di bilancio annuale sulle materie di cui sopra, consuntiva 2011 e preventiva 2012, entro il 1° marzo 2013.

 

Tribunale di Campobasso - sentenza n. 31/2014
Locali fatiscenti e turni stressanti: risarciti i sanitari

Alcuni medici convenzionati con il SSN in servizio presso la Guardia Medica hanno chiesto alla ASL il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali (stress, danno biologico, danno morale) causati da condizioni di lavoro stressanti, per avere la Regione fissato un rapporto medico/paziente diverso da quello previsto nell’A.C.N., e dalla inidoneita' igienica e strutturale dei locali nei quali prestano servizio.  Il giudice, dopo aver valutato le prove prodotte dai sanitari, pur ritenendo non individuati e documentati i danni materiali, ha riconosciuto comunque il diritto al risarcimento di quelli non patrimoniali. Le condizioni igieniche di lavoro e quelle di gestione del servizio, consistenti nell'impossibilita' (per il numero di medici in servizio) di gestire il forte afflusso di pazienti in condizioni di normalita', unitamente alla esposizione a continue aggressioni e lamentele dell'utenza, non sono consone alla dignita' dei ricorrenti e sono lesive del loro stato di salute psico-fisico. Pertanto, sussiste indubbiamente la lesione del loro diritto ad operare e lavorare in condizioni dignitose ed efficienti (anche in considerazione della delicatezza delle funzioni svolte) e le responsabilita' delle parti convenute in giudizio (come dimostrano le numerose denunce, richieste ed istanze) che non si sono attivate in alcun modo per migliorare le condizioni di operativita' del servizio.

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