Tribunale di Torino - Sezione lavoro - sentenza n. 4148/2009
Precariato da riconoscere come anzianità di servizio

Il tribunale ordinario di Torino, sezione lavoro, con la sentenza n. 4148 depositata il 9 novembre è intervenuta sul riconoscimento dell'anzianità di servizio dei precari pubblici stabilizzati. Si è dunque aperto uno spiraglio tramite l'applicazione delle disposizioni contenute nella direttiva Ue 1999 e l'accoglimento della richiesta di una dipendente di un ente di ricerca che, ottenuta la stabilizzazione in contratto a tempo indeterminato del proprio contratto a termine, aveva chiesto il riconoscimento dell'anzianità pregressa. In effetti il riconoscimento dell'anzianità era anche previsto nel contratto individuale di lavoro stipulato al momento dell'assunzione e l'ente subito dopo la stabilizzazione aveva attuato questa clausola. Dopo, però, ritenendo di aver contravvenuto le disposizioni normative e contrattuali, aveva riconosciuto l'anzianità di servizio solo dalla data di conversione del contratto.

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Tribunale di Roma - Sezione VIII - sentenza del 24 ottobre 2009
La forma dei contratti stipulati da ordini dei medici

Il linea di principio, tutti i contratti stipulati dalla pubblica amministrazione e dagli enti pubblici (tra i quali sono compresi gli Ordini professionali), anche quando agiscono iure privatorum, richiedono la forma scritta ad substantiam, conseguendo alla mancanza di tale requisito la inesistenza di una obbligazione contrattuale a carico della pubblica amministrazione stessa senza che rilevi la eventuale esistenza di una delibera autorizzatoria dell'organo collegiale dell'ente, costituendo tale deliberazione mero atto interno e preparatorio del negozio, che richiede l'incontro della volontà dei contraenti nella forma sopra indicata; - oltre a richiedere la forma scritta, i contratti devono essere di regola consacrati in un unico documento e non possono essere conclusi a distanza; - la necessità della forma scritta costituisce espressione dei principi di imparzialità e buon andamento della p.a., configurandosi come strumento di garanzia del regolare svolgimento dell'attività amministrativa rispondente all'interesse sia del cittadino che della collettività; - pertanto il contratto deve tradursi nella redazione di un apposito documento, recante la sottoscrizione del titolare dell'organo investito del potere di rappresentare l'ente interessato nei confronti dei terzi, dal quale possa desumersi la concreta instaurazione del rapporto con le indispensabili determinazioni in ordine alla prestazione da rendere ed al compenso da corrispondere.
Tuttavia, la ratio sottesa alla necessità della forma scritta e della contestualità negoziale, quale strumento di garanzia del regolare svolgimento dell'attività amministrativa nell'interesse del cittadino e della collettività, onde evitare arbitri ed agevolare l'espletamento della funzione di controllo dell'autorità tutoria (costituendo, quindi, espressione dei principi d'imparzialità e buon andamento della p.a.), legittima la esclusione normativa degli Ordini e Collegi professionali dalla applicazione della disciplina del capitolato generale di appalto dello Stato, stante la natura e lo scopo degli stessi.

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Tribunale di Campobasso - Ordinanza n. 821/2009
La mobilità interna d’urgenza non può superare il mese nell’anno solare.

La mobilità interna d'urgenza del dirigente medico (istituto disciplinato dall'art. 16, commi 3 e 4, del Ccnl integrativo 10.2.2004) può essere disposta dall'Azienda sanitaria solo in presenza di eventi contingenti e non prevedibili e per un periodo di tempo non superiore al mese nell'anno solare, adottando – ove possibile - una rotazione tra tutti i medici potenzialmente interessati, a prescindere dall'incarico loro conferito. Il suddetto limite temporale ha natura perentoria, non essendo ammesse proroghe se non con il consenso espresso del lavoratore.

In tali termini si è pronunciato il Tribunale di Campobasso, in funzione di Giudice del Lavoro, con l'ordinanza del 12.10.2009, emessa in seguito ad un ricorso d'urgenza ex art. 700 c.p.c. presentato da un dirigente medico contro l'Azienda Sanitaria del Molise (A.S.Re.M.). Il giudice ha accolto il ricorso, dichiarando illegittimo il trasferimento interno protrattosi oltre il mese nell'anno solare, condannando l'azienda sanitaria all'immediata reintegrazione del dipendente nell'unità operativa di appartenenza.

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Tribunale di Napoli - Sesta sezione - sentenza del 20 luglio 2009
La clinica risponde dell'operato del sanitario, anche se scelto direttamente dal paziente

La responsabilità della casa di cura (o dell'ente) nei confronti del paziente ha natura contrattuale, e può conseguire, ai sensi dell'art. 1218 c.c., all'inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonché, ai sensi dell'art. 1228 c.c., all'inadempimento della prestazione medico - professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche "di fiducia" dello stesso paziente, o comunque dal medesimo scelto.

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Tribunale di Pisa - sezione Lavoro - sentenza n. 186/2009
Demansionamento: l'Asl condannata al risarcimento del danno

Con sentenza depositata il 17 luglio, il giudice del Lavoro ha condannato l'Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana a risarcire il danno da demansionamento a dei cardiochirurghi che, in servizio dal 1993 nell'unità di cardiochirurgia e avendo intrattenuto con l'Azienda dei buoni rapporti, si erano visti nel 2000, in seguito alla costituzione di un'altra unità operativa di cardiochirurgia, accrescere difficoltà organizzative data la diversità di articolazione del lavoro proprio delle due direzioni.
A tali difficoltà si aggiungeva l'evidenza che la nuova articolazione fosse destinata ad operare non nei limiti delle tipologie di intervento per lo sviluppo delle quali era stata costituita (chirurgia mininvasiva e dei trapianti), quale unità sperimentale; contestualmente i pazienti venivano inviati all'unità sperimentale, divenendo col tempo l'unica unità operativa di cardiochirurgia. Nelle more dell'organizzazione i professionisti (ricorrenti) sarebbero stati distaccati presso la chirurgia vascolare, privandoli della possibilità di sviluppare l professionalità già acquisita. Altri ricorrenti sarebbero stati oggetto di ripetute pressione affinchè lasciassero l'unità operativa ed altri ancora sarebbero stati esclusi dall'area chirurgica con conseguente demansionamento. La richiesta oltre al risarcimento anche della reintegra delle mansioni proprie della lora qualifica e della loro professionalità. La condanna dell'Azienda per aver violato l'organizzazione aziendale, il diritto alla conservazione ed allo sviluppo della professionalità acquisita.

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Tribunale di Reggio Calabria - Sezione Lavoro - sentenza n. 1457/2009
Le mansioni devono essere pari alle capacità

Riconosciuto il risarcimento del danno alla dipendente di una Azienda Ospedaliera, con qualifica di caposala (D2 ex settimo livello CCNL sanità), che aveva dedotto lo svolgimento della propria attività lavorativa ricoprendo l'incarico di responsabilità presso il reparto di Rianimazione, allorquando, improvvisamente, a seguito di un ordine di servizio (poi dichiarato illegittimo), veniva assegnata ad altre mansioni ritenute dal datore anche più prestigiose.
Il tribunale ha affermato che non può sollevare da responsabilità il datore di lavoro, il fatto di aver attribuito al dipendente mansioni formalmente equivalenti a quelle già svolte, giacché l'equivalenza, va verificata sia sotto il profilo oggettivo, e cioè in relazione alla inclusione nella stessa area professionale e salariale delle mansioni iniziali e di quelle di destinazione, sia sotto il profilo soggettivo, che implica l'affinità professionale delle mansioni, nel senso che le nuove devono armonizzarsi con le capacità professionali acquisite dall'interessato durante il rapporto lavorativo, consentendo ulteriori affinamenti e sviluppi.

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Tribunale di Bari - sentenza n. 2300/2009
Responsabilità medica: serve la prova della diligenza

Consistendo l'obbligazione professionale in un'obbligazione di mezzi, il paziente dovrà provare l'esistenza del contratto e l'aggravamento della situazione patologica o l'insorgenza di nuove patologie per effetto dell'intervento, restando a carico del sanitario o dell'ente ospedaliero la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile.
La distinzione tra prestazione di facile esecuzione e prestazione implicante la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà non rileva dunque - come voleva la precedente giurisprudenza - quale criterio di distribuzione dell'onere della prova, ma dovrà essere apprezzata per la valutazione del grado di diligenza e del corrispondente grado di colpa, restando comunque a carico del sanitario la prova che la prestazione era di particolare difficoltà.

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Tribunale di Cassino - sentenza del 23 aprile 2009
Riconoscimento economico dello straordinario

Una volta ricondotti i rapporti di lavoro del dipendente ASL alla disciplina (legale e contrattuale collettiva) di diritto comune e i relativi atti di gestione alla capacità, ed ai poteri, del privato datore di lavoro, l'autorizzazione al lavoro straordinario può desumersi da fatti concludenti e, in particolare, dalla stessa assegnazione di un incarico per la cui esecuzione rimanga imprescindibile la prestazione di lavoro straordinario (ad esempio, e così come nella fattispecie concreta, a ragione della manifesta inadeguatezza del personale in organico rispetto alle attività assegnate alla struttura).

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Tribunale di Cassino - GUP - sentenza n. 52/2009
Responsabilità medica in caso di avvicendamento

Il giudice dell'udienza preliminare ha emesso sentenza di proscioglimento per quei medici di una casa di cura (che si era avvicendata con altre strutture nell'apprestare cure alla paziente) per i quali non era apparso sostenibile in giudizio l'apporto concasuale, per essersi la fase critica integralmente ed esclusivamente manifestata in epoca antecedente, a causa di preesistenti e perduranti scelte errate, del tutto immodificabili negli esiti attraverso successive, tardive ed ormai inutili prescrizioni.
Osservava il Giudice che le conclusioni della perizia e delle consulenze, se imponevano il doveroso vaglio dibattimentale della posizione di quei sanitari che, per oltre quaranta giorni, ebbero in cura la paziente poi deceduta mentre si susseguivano i sintomi di una grave - prevedibile, prevista ed evitabile - sepsi, escludevano - invece - adeguati meccanismi causali a carico degli operatori successivi.
In tema di responsabilità per colpa medica, sussiste rapporto di causalità tra la condotta e l'evento allorquando la condotta colposa contestata costituisca di per sé, in termini di "alto grado di credibilità razionale", "condicio sine qua non" del verificarsi dell'evento che, con l'adozione di tecniche consigliate dalla letteratura medica, non si sarebbe verificato";nei reati omissivi impropri, peraltro, la sussistenza del nesso di causalità non può essere affermata sulla base di una valutazione di probabilità statistica, risultando invece necessaria la formulazione di un giudizio di probabilità logica che consenta di ritenere l'evento specifico riconducibile all'omissione dell'agente, al di là di ogni ragionevole dubbio.

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Tribunale di Bari - Seconda sezione - sentenza n. 827/2009
Risarcimento danni per infezioni ospedaliere

La diligente sterilizzazione dell'ambiente ospedaliero, della sala operatoria, dei luoghi di degenza e delle attrezzature, costituisce obbligo precipuo della casa di cura che, in virtù del contratto di spedalità, è tenuta ad offrire ambienti salubri ed attrezzature conformi ai parametri della scienza e tecnica medica.
Le conseguenze dannose non possono attribuirsi al medico esecutore dell'intervento che si sia avvalso sia di strumenti chirurgici monouso e sia di ulteriore strumentazione custodita presso la struttura, essendo l'evento derivato, nel caso specifico, dalla violazione di obblighi gravanti in linea principale proprio sulla struttura sanitaria.
La casa di cura, pur avendo dimostrato di aver seguito di consueto la disinfestazione e sterilizzazione delle sale operatorie nel giorno precedente ed in quello successivo ad ogni seduta operatoria; l' esecuzione in sale operatorie separate degli interventi a rischio di inquinamento batterico; il campionamento dell'aria delle sale operatorie; la sterilizzazione delle attrezzature chirurgiche mediante autoclavi; la sostituzione delle parti intercambiabili delle attrezzature; la sterilizzazione dei sets di intervento e il posizionamento di idonei terreni di coltura, si riteneva non avesse comunque provato di aver disinfettato e sterilizzato con successo la sala e le apparecchiature medesime, o provata, in alternativa, l'inesistenza del rapporto di causalità fra l'inadempimento ed il danno, per la preesistenza dell'infezione.

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Tribunale di Milano - Sezione V - sentenza del 5 marzo 2009
Responsabilità nei confronti del paziente

Per quanto concerne la responsabilità della struttura sanitaria nei confronti del paziente è irrilevante che si tratti di una casa di cura privata o di un ospedale pubblico in quanto sostanzialmente equivalenti sono a livello normativo gli obblighi dei due tipi di strutture verso il fruitore dei servizi, ed anche nella giurisprudenza si riscontra una equiparazione completa della struttura privata a quella pubblica quanto al regime della responsabilità civile anche in considerazione del fatto che si tratta di violazioni che incidono sul bene della salute, tutelato quale diritto fondamentale dalla Costituzione, senza possibilità di limitazioni di responsabilità o differenze risarcitorie a seconda della diversa natura, pubblica o privata, della struttura sanitaria.

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Tribunale di Genova - sentenza n. 621/2009
Intervento di medico esterno in corso di trattamento

La giurisprudenza di legittimità riconosce che il ricovero in struttura ospedaliera fa sorgere tra il beneficiario del Servizio Sanitario e l'Ente deputato a prestarlo una specifica obbligazione di fonte legale all'erogazione di prestazioni conformi alla migliore scienza medico-chirurgica di ordinaria pratica. Ne consegue che condotte degli operatori sanitari della struttura non conformi alla tecnica medico-chirurgica di diligente approccio al caso si configurano simultaneamente come illeciti extracontrattuali (eventualmente dotati di rilievo penale) per i singoli sanitari operanti e come inadempimenti contrattuali per la struttura sanitaria nel contesto della quale la prestazione ha luogo.
Il collegamento tra la condotta dei medici e quello della struttura sanitaria, per i professionisti appartenenti alla stessa, si risolve in una sorta di immedesimazione organica, posto che la struttura adempie alla propria obbligazione esattamente mettendo a disposizione professionisti qualificati, ma, anche nel caso di intervento di medico “esterno” nel corso di intervento o terapia, pare pacifico che la responsabilità contrattuale dell'Ente obbligato alla prestazione sanitaria si estende al fatto dell'ausiliario intervenuto.
Il solo limite potrebbe essere rappresentato da un “intervento a titolo personale” non ufficialmente autorizzato.

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Tribunale di Catania - Sezione Lavoro - sentenza del 2 febbraio 2009
Limiti antisindacali all'utilizzo dell'e-mail aziendale

Con una precisa ed inequivocabile pronuncia del Tribunale di Catania, è stato riconosciuto come legittimo il comportamento della RSU che, per motivi sindacali, invia e-mail agli indirizzi aziendali dei lavoratori.Il Tribunale ha, infatti, condannato per comportamento antisindacale l’azienda che sanziona i rappresentanti sindacali che durante l'orario di lavoro inviavano e-mail, con contenuto sindacale, ai propri colleghi.

Tribunale di Taranto - sentenza del 2 febbraio 2009
Riconoscimento economico di mansioni superiori

La disciplina legislativa prevede che in caso di assegnazione del lavoratore dipendente ASL a mansioni proprie di una qualifica superiore al di fuori delle ipotesi consentite, l'attribuzione è da ritenersi affetta da nullità, ma al lavoratore è corrisposta comunque la differenza di trattamento economico con la qualifica superiore, e ciò senza sbarramenti temporali, in applicazione del principio di retribuzione proporzionata e sufficiente ai sensi dell'art. 36 della Costituzione.
È pur vero però che si considera svolgimento di mansioni superiori soltanto l'attribuzione in modo prevalente, sotto il profilo qualitativo, quantitativo e temporale, dei compiti propri delle dette mansioni superiori.
Allorquando si provi l'effettivo svolgimento delle mansioni superiori di cui si chiede il riconoscimento giudiziale, ma non che nel periodo di riferimento si sia anche realizzata la prevalenza di siffatte mansioni rispetto a quelle proprie della qualifica rivestita, la richiesta – come avvenuto nel caso di specie - potrà non essere accolta.  

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Tribunale di Catania - Sezione Lavoro - sentenza del 2 febbraio 2009
Limiti antisindacali all'utilizzo dell'e-mail aziendale

Con una precisa ed inequivocabile pronuncia del Tribunale di Catania, è stato riconosciuto come legittimo il comportamento della RSU che, per motivi sindacali, invia e-mail agli indirizzi aziendali dei lavoratori.
Il Tribunale ha, infatti, condannato per comportamento antisindacale l’azienda che sanziona i rappresentanti sindacali che durante l'orario di lavoro inviavano e-mail, con contenuto sindacale, ai propri colleghi.

Tribunale di Bologna - sentenza del 19 gennaio 2009
La diagnostica deve essere sempre attenta

Laddove vi siano tutte le condizioni per accertare in modo rapido e tecnico lo stato di salute di un paziente, appare del tutto inspiegabile - se non con l'errore diagnostico - il perché non si sia provveduto ad eliminare ogni possibile e doveroso dubbio con l'acquisizione di ulteriori dati analitici.
Nella vicenda specifica, l'omissione della verifica, si sostanziava in un'errata interpretazione determinata da negligenza.
Il medico, cui è affidato il dovere di salvaguardare la vita umana, è tenuto ad adottare tutte le misure che gli consentano di accertare lo stato fisiopatologico del paziente e la terapia appropriata; dal ciò deriva che anche un'eventualità clinica o patologica, ipotizzabile come remota, impone quelle verifiche che dal punto di vista diagnostico permettono di risolvere il problema.

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