Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 23689/2007
Rimborso IRAP non dovuto, ma sono necessarie le prove

Costituisce onere del medico contribuente che chieda il rimborso dell'IRAP, asseritamente non dovuta, dare la prova dell'assenza delle condizioni per l'applicazione.
L'esercizio dell'attività di lavoro autonomo è, infatti, escluso dall'applicazione dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) allorquando si tratti di attività non autonomamente organizzata dovendosi a tal fine intendere per esercizio di attività autonomamente organizzata, soggetta ad IRAP ai sensi del D.Lgs. 446/1997, art. 2, quella abituale ed autonoma che dia luogo ad una organizzazione dotata di un minimo di autonomia che potenzi ed accresca la capacità produttiva del contribuente.

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Corte di Cassazione - Terza Sezione Civile - sentenza n. 24742/2007
Responsabilità del medico e della struttura sanitaria

La Cassazione estende i confini della responsabilità medica: il chirurgo risponde dei danni sofferti dal paziente se non l'ha informato dei rischi anche quando l'intervento era assolutamente necessario. Non basta. La casa di cura è responsabile nel caso in cui il chirurgo si sia solo appoggiato, per l'intervento, all'azienda privata anche se in realtà era il medico di fiducia del paziente.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 21976/2007
Vittime della strada: danno biologico e morale terminale

In tema di danno da morte, la S.C. si pronuncia sulla quantificazione dell'apprezzabile lasso di tempo che deve intercorrere tra l'evento dannoso e il decesso per il risarcimento dei danni ccdd. terminali.
Nella fattispecie, i giudici ritengono che la sopravvivenza per ventiquattro ore sia sufficiente a configurare, anche nella vittima in stato di incoscienza, la menomazione dell'integrità psicofisica e il perturbamento dello stato d'animo della stessa, entrambi risarcibili iure successionis.
Inoltre, la S.C., riscontrando l'impraticabilità del riconoscimento del danno tanatologico, lo considera, insieme alla gravità del fatto e all'irreparabilità della perdita del congiunto, un elemento di cui il giudice deve tener conto nella liquidazione dei danni non patrimoniali iure proprio.

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Corte di Cassazione - Prima sezione Civile - sentenza n. 21748/2007
Il paziente è libero di curarsi naturalmente ma anche di non farlo

Diritto di autodeterminazione del malato: sospendibili anche le cure vitali. Chi versa in stato vegetativo permanente è, a tutti gli effetti, persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita e dal diritto alle prestazioni sanitarie, a maggior ragione perchè in condizioni di estrema debolezza e non in grado di provvedervi autonomamente. Pertanto, la decisione del giudice, può essere nel senso dell'autorizzazione all'interruzione  soltanto quando la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre che la persona abbia la benché minima possibilità di un  recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno; e sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, concordanti e convincenti, della voce del rappresentato, tratta dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l'idea stessa di dignità della persona. Se l'una o l'altra condizione manca  dovrà essere negata l'autorizzazione, dovendo allora essere data incondizionata prevalenza al diritto alla vita.

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Corte di Cassazione - Prima sezione Civile - sentenza n. 18453/2007
Ricovero in ospedale in camera a pagamento

Viola il D.Lgs. n. 502 del 1992, l'imposizione al ricoverato,  che richieda la camera a pagamento, dell'assistenza sanitaria in regime libero professionale, come conseguenza automatica della predetta richiesta.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 17157/2007
Consenso informato: l'importanza della forma scritta a fini probatori

La firma apposta dal paziente sulla cartella clinica, in cui dichiara formalmente di accettare l'anestesia, l'intervento e la terapia prescritta è importante ai fini probatori proprio per l'esclusione della responsabilità del medico, più delle risultanze testimoniali e della consulenza tecnica d'ufficio.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 17151/2007
Il medico addetto alla sorveglianza può essere condannato a risarcire l'azienda sanzionata dall'Ispettorato del lavoro

La normativa di specie pone a carico del datore di lavoro il dovere di provvedere a che i dipendenti in servizio presso i reparti di medicina nucleare siano sottoposti, a cura del medico addetto alla relativa sorveglianza, a visita medica periodica; detta normativa prevede che la sorveglianza medica dei lavoratori di categoria A, come nella fattispecie, sia assicurata tramite medici autorizzati, stante che le funzioni di medico autorizzato e di medico competente non possono essere assolte dalla persona fisica del datore di lavoro né dai dirigenti che amministrano e dirigono l'attività disciplinata, né dai preposti che ad essa sovrintendono. Proprio questi motivi, laddove l'azienda ospedaliera abbia stipulato una convenzione che stabilisce a carico del medico autorizzato parte delle incombenze gravanti per legge sul datore di lavoro, in caso di mancato adempimento della visita per taluni dipendenti, pur dovendo l'azienda indicare e ad avviare, in occasione degli accessi, i dipendenti a rischio, spetta al medico autorizzato, titolare della convenzione, la prova di tale obbligo incombente sull'azienda. In mancanza di suddetta prova, il medico addetto alla sorveglianza può essere condannato al rimborso della ammenda comminata all'Azienda per aver omesso il controllo dei dipendenti.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 13953/2007
Colpa medica

Colpa medica e responsabilità. Il chirurgo è responsabile anche del proprio staff. La clinica risponde in solido con il professionista.

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Corte di Cassazione - Terza sezione civile - sentenza n. 13953/2007
Rapporto tra paziente e casa di cura

Il rapporto che si instaura tra paziente e casa di cura (o ente ospedaliero) ha la sua fonte in un atipico contratto a prestazioni corrispettive con effetti protettivi nei confronti del terzo, da cui, a fronte dell'obbligazione al pagamento del corrispettivo (che ben può essere adempiuta dal paziente, dall'assicuratore, dal servizio sanitario nazionale o da altro ente), insorgono a carico della casa di cura (o dell'ente), accanto a quelli di tipo "lato sensu" alberghieri, obblighi di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell'apprestamento di tutte le attrezzature necessarie, anche in vista di eventuali complicazioni od emergenze. Ne consegue che la responsabilità della casa di cura (o dell'ente) nei confronti del paziente ha natura contrattuale e può conseguire, ai sensi dell'art. 1218 cod. civ., all'inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonché, in virtù dell'art. 1228 cod. civ., all'inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche "di fiducia" dello stesso paziente, o comunque dal medesimo scelto.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 9524/2007
La prescrizione del diritto al risarcimento del danno per responsabilità professionale del medico inizia a decorrere quando il danneggiato ha la percezione del pregiudizio subito

In tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno, ancorché il dato testuale non faccia espressamente riferimento alla "scoperta" di esso, in tutti i casi in cui la manifestazione del danno non sia immediata ed evidente e possa apparire dubbia la sua ricollegabilità eziologica all'azione di un terzo, il momento iniziale della prescrizione dell'azione risarcitoria va ricollegato al momento in cui il danneggiato ha avuto la reale e concreta percezione dell'esistenza e della gravità del danno stesso, nonché della sua addebitabilità ad un determinato soggetto, ovvero dal momento in cui avrebbe potuto pervenire a siffatta percezione usando la normale diligenza.

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Corte di Cassazione - Civile sezioni unite - sentenza n. 8950/2007
Controversie sulle nomine: giurisdizione ordinaria

Le controversie sull'affidamento degli incarichi di dirigente di secondo livello del ruolo sanitario spettano al giudice ordinario, perché le procedure di accesso “non hanno natura concorsuale pubblica” e non rientrano tra tutti gli atti amministrativi autoritativi in materia di organizzazione.

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Corte di Cassazione - Seconda sezione Civile - sentenza n. 8649/2007
Eccesso di velocità contestato con autovelox al medico in reperibilità domiciliare

La tesi che il medico in reperibilità possa superare i limiti di velocità per rientrare al più presto presso il proprio domicilio, così da esservi rintracciato nel caso di necessità di un successivo intervento medico, è in contrasto evidente con principi giurisprudenziali sullo stato di necessità e sull'adempimento di un dovere, che presuppongono sempre situazioni contingenti ed eccezionali. Temeraria è l'affermazione che il medico reperibile sia "legibus solutus" ed autorizzato sempre e comunque a superare i limiti di velocità.

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Corte di Cassazione - Civile sezioni unite - sentenza n. 7880/2007
Sulle garanzie procedurali per il licenziamento disciplinare dei dirigenti

Componendo un contrasto di giurisprudenza, le Sezioni Unite hanno statuito che le garanzie procedimentali previste per il licenziamento dall'art. 7 dello Statuto dei lavoratori trovano applicazione pure quando il licenziamento stesso riguardi un dirigente, ancorché di livello apicale.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 6945/2007
Il rapporto tra struttura ospedaliera e paziente ha natura contrattuale

Il rapporto che si instaura tra paziente (nella specie: una partoriente) e casa di cura privata (o ente ospedaliero) ha sempre natura contrattuale, perché ha fonte in un contratto atipico a prestazioni corrispettive con effetti protettivi nei confronti del terzo. A fronte del pagamento del corrispettivo insorgono a carico della casa di cura accanto ad obblighi di tipo “latu sensu” alberghieri, quelli di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell'apprestamento di tutte le strutture necessarie. Non rileva dunque che il medico sia di fiducia dell'assistito: la clinica risponde del suo operato per il fatto stesso che esiste un collegamento fra la prestazione effettuata dal medico e l'organizzazione aziendale.

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Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 3674/2007
Esclusione dal pagamento dell'Irap per i medici senza organizzazione

Ai fini dell'applicazione dell'Irap l'espressione "autonomamente organizzata", assunta dalla legge quale connotato indefettibile dell'attività abituale tassabile, è da interpretare necessariamente in senso oggettivo; tale interpretazione infatti risulta l'unica interpretazione "costituzionalmente orientata", quindi obbligatoria per l'interprete.

Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 3259/2007
Se il quadro clinico di partenza è critico, gli errori sono giustificabili

E' impossibile pretendere un'operazione perfetta se il quadro clinico di partenza è gravemente compromesso. In questa situazione non si può pretendere un risarcimento per il decesso del malato se i medici hanno fatto tutto il possibile per curarlo a dovere.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 636/2007
Azioni disciplinari, vademecum sulla prescrizione

La prescrizione quinquennale dell'azione disciplinare a carico di un medico è legittimamente interrotta, con effetto istantaneo, sia dall'atto di apertura di unprocedimento penale a carico dell'incolpato, sia da tutti gli altri atti del procedimento medesimo di natura propulsiva,  probatoria, decisoria, con esclusione, peraltro (rispetto alla previsione penalistica di cui all'art. 160 c.p.) del limite del prolungamento complessivo del termine non oltre la metà, ed esclusa, altresì, l'applicabilità al procedimento disciplinare, dell'effetto interruttivo permanente della prescrizione di cui all'art. 2945 cc., comma 2.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 1511/2007
Il medico che sbaglia la diagnosi risarcisce il danno arrecato all'equilibrio psichico del paziente.

Il medico che sbaglia diagnosi risarcisce il danno arrecato all'equilibrio psichico del paziente. Il rapporto professionale che si instaura tra il medico ed il paziente investe nella sua totalità psicofisica (si cura non la malattia ma il malato), ed induce a ritenere che eventuali errori diagnostici possano compromettere oltre la salute fisica, l'equilibrio psichico della persona, soprattutto se l'errore riguarda la diagnosi di malattie gravi, in grado di pregiudicare la serenità del paziente.

 

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