Sentenze: le novità dal 16 al 20 aprile

Questa settimana:
- Specialisti ambulatoriali e commissione specifiche capacità
- Responsabilità e nesso di causalità
- Responsabilità: intervento necessario e assenza di consenso
- Congedi per maternità e progressioni di carriera
- Limiti alla revoca del trasferimento ex l. 104/92

Consiglio di Stato – Sezione III - Sentenza n. 2101/2018 Nella ipotesi che l’avviso pubblico richieda il possesso di particolari capacità professionali, la scelta dello specialista ambulatoriale o del professionista, in conformità all’art. 22, comma 4, dell’ACN del 2009 deve essere compiuta da una “Commissione aziendale paritetica”, cioè composta in pari numero sia da specialisti delegati dall’Azienda sia da specialisti ambulatoriali o professionisti designati dai membri di categoria del Comitato zonale.

Corte di Cassazione – Sezione III Penale - Sentenza n. 14033/2018 In materia di responsabilità medica, il nesso di causalità va sempre accertato. Anche se la somministrazione di una terapia non è corretta dal punto di vista sanitario, il medico non risponde se tale azione non ha determinato il danno subito dal paziente. In materia di responsabilità medica è sempre imprescindibile accertare la sussistenza del nesso di causalità tra l'operato del sanitario e le conseguenze dannose lamentate dal paziente.

Corte di Cassazione – III Sezione Civile - Sentenza n. 9180/2018 Secondo la Cassazione, la struttura sanitaria e i medici sono tenuti a rispondere del decesso del paziente quando si effettua un intervento chirurgico senza che sia strettamente necessario e in assenza di consenso informato e i sanitari non avevano nemmeno preso in considerazione le indicazioni fornite loro dai parenti del deceduto circa le conseguenze dell’assunzione di alcuni farmaci.

Corte d’Appello di Venezia  – Sezione Lavoro - Sentenza 20 febbraio 2018, n. 841 - L’art. 22, comma 5, d.lgs. n. 151/2001 esplicita che i periodi di congedo maternità e parentale sono considerati, ai fini della progressione in carriera, come attività lavorativa, salvo che il CCNL applicabile non preveda particolari requisiti. Nel caso di specie, il CCNL applicabile non prevedeva ipotesi particolari per il raggiungimento del maggior inquadramento, ma si limitava ad individuare una cadenza temporale; la Corte, ricorda che in base all’art 23, rubricato “Tutela della maternità”, l’assenza collegata a gravidanza, maternità e periodo di congedo parentale deve essere computata a tutti gli effetti ai fini dell’anzianità di servizio.

Tar Campania – Napoli – Sentenza n. 2191 del 4 aprile 2018. Decesso del disabile e limiti alla revoca del trasferimento ex lege 104/1992. Qualora cessi la necessità di assistere il disabile, la revoca del trasferimento può essere automaticamente disposta solo per i trasferimenti. La Sezione non ignora l'orientamento seguito dal Consiglio di Stato (nn. 4671 e 5125/2017), secondo cui "Il decesso del disabile svuota ab interno la funzione stessa del provvedimento di trasferimento ex art. 33, comma 5, della L. n. 104 del 1992, irrimediabilmente privato della propria costitutiva ragione d'essere, e, dunque, impone all'Amministrazione la revoca del movimento a suo tempo disposto"; tuttavia, le predette sentenze del Consiglio di Stato si riferiscono a revoche di trasferimenti disposti successivamente all'entrata in vigore della L. n. 183 del 2010.

 

Sentenze: le novità dal 9 al 13 aprile 2018

Questa settimana:
- Omessa informazione e danno al paziente
- Responsabilità: limiti
- Tirocinio ante lauream
- Danni da violazione dovere di corretto consenso informato
- Responsabilità e rischi di malformazione del neonato
- Mansioni superiori vanno provate

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 7516 del 27 marzo 2018. Non informare il paziente è una condotta colposa che intanto può produrre un danno giuridicamente rilevante, in quanto impedisca al paziente di autodeterminarsi in modo libero e consapevole. Ma se il paziente sia già, per qualsivoglia causa, perfettamente consapevole delle conseguenze delle proprie scelte, mai potrà pretendere alcun risarcimento dal medico che non lo informi: non perché la condotta di quest'ultimo sia scriminata, ma perché qualsiasi conseguenza svantaggiosa dovrebbe ricondursi causalmente alle scelte consapevoli del paziente, piuttosto che al deficit informativo del medico.

Cassazione Penale - Sentenza n. 15178/2018 Lo specialista non deve limitarsi al controllo del paziente secondo la sua specialità. La Cassazione condanna un neurologo per un decesso per problemi cardiaci. Secondo la Cassazione la limitazione della responsabilità va ricercata solo nel caso in cui il medico abbia agito secondo la best practice, senza che ci sia stato alcun errore diagnostico per negligenza o imprudenza e ha quindi respinto il ricorso del neurologo. L'errore commesso dal medico era quello di non aver pensato a un'origine cardiaca degli svenimenti e quindi di non aver sottoposto il paziente a un esame elettrocardiografico.

Consiglio di Stato - Parere n. 887/2018 Il Consiglio di Stato ha molte perplessità sullo Schema di decreto del Miur recante ‘Modifiche al regolamento concernente gli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo approvato con decreto ministeriale 19 ottobre 2001, n. 445’ perché l'anticipazione del tirocinio rischia di andare “a discapito dell’effettiva valutazione delle capacità e idoneità pratiche di chi si appresta ad esercitare la professione medica, che solo un serio e rigoroso tirocinio clinico post-laurea può, almeno in teoria, garantire”.

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 7248/2018 La Cassazione ha precisato che il consenso informato “deve basarsi su informazioni dettagliate, idonee a fornire la piena conoscenza della natura, portata ed estensione dell’intervento medico – chirurgico, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative”, mentre non è possibile acquisire il consenso attraverso la sottoscrizione di un modulo del tutto generico.

Cassazione Civile – Sezione III - Ordinanza n. 7251/2018. Nessun risarcimento per responsabilità medica se i professionisti hanno avvisato i genitori dei rischi di malformazione e scarse chance di sopravvivenza del neonato. La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i motivi di ricorso di una coppia che si era rivolta al Tribunale e quindi alla Corte d’Appello per ottenere il risarcimento dei danni a seguito della presunta "errata, negligente e imperita" assistenza al parto e alla nascita del figlio, venuto al mondo con una grave encefalopatia con idrocefalo e tetra paresi spastica. La madre era stata visitata da due medici che avevano rilevato un quadro di brachicardia fetale che avrebbe ridotto al minimo le possibilità di sopravvivenza del neonato o avrebbe dato la certezza che il feto sarebbe deceduto.

Tribunale Santa Maria Capua Vetere – Sezione Lavoro – Sentenza 11 gennaio 2018 . Per valutare la inadeguatezza del compenso diventa necessario conoscere l'effettiva entità dell'impegno richiesto e profuso non bastando il provvedimento di incarico, ma occorrendo invece l'allegazione e la prova - qui mancate - della pienezza delle mansioni assegnate, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, in relazione alle concrete attività svolte e alle responsabilità attribuite.

Sentenze: le novità dal 3 al 6 aprile 2018

Questa settimana:
- Suicidio del paziente: limiti responsabilità sanitari
- Indennità di esclusività e soluzione di continuità
- Pubblicazione emolumenti dirigenti: sospeso l’obbligo
- Responsabilità e rispetto linee guida
- Tardiva diagnosi e diritto a cure alternative
- Aspettativa retribuita per il dottorato
- Responsabilità e prova del nesso causale

Tribunale di Rovigo – Sentenza del 15 febbraio 2018.
Accanto alle prestazioni sanitarie e di cura, rientra anche un dovere di vigilanza sui pazienti, che sarà maggiore nel caso di soggetti che hanno posto in essere condotte autolesionistiche o hanno manifestato intenti suicidari. Affinché sorga tale dovere è necessario che i medici e più in generale i dipendenti dell'Azienda Ospedaliera vengano informati di tale pericolo o, quantomeno, che tale pericolo fosse da loro riconoscibile, non potendosi individuare una responsabilità della struttura per un evento imprevedibile. Al fine di accertare se il personale dell'azienda ospedaliera fosse stato portato a conoscenza di tutte queste circostanze, ed in particolare delle manifestazioni di intenti suicidari, è necessario valutare, innanzitutto, i documenti in atti, per verificare se la struttura ospedaliera e in particolare i suoi dipendenti, a vario titolo entrati in contatto con la paziente, fossero stati messi nelle condizioni di conoscere detti propositi suicidari o autolesionisti della paziente, poi dalla stessa posti in atto.

Cassazione Civile – Sezione Lavoro – ordinanza n. 7440 del 26 marzo 2018
In tema di compensi spettanti al personale del SSN, il comma 3 dell'art. 12 del CCNL 1998-2001 per la Dirigenza medico veterinaria, nella parte in cui stabilisce che ai fini dell'indennità di esclusività (di cui al precedente art. 5) la maturazione dell'anzianità complessiva di servizio può avvenire anche per effetto di "un rapporto di lavoro a tempo determinato", "senza soluzione di continuità" anche in aziende ed enti diversi del Comparto - in conformità con l'art. 3 Cost. nonché con la direttiva 1999/70/CE del 28 giugno 1999 e allegato Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, clausola 4, come interpretati dalle sentenze della CGUE 26 ottobre 2006, causa C-371/04 Cit.; 8 settembre 2011, causa C-177/10; 18 ottobre 2012, cause riunite da C-302/11 C-305/11 - deve essere inteso nel senso che laddove il servizio dal dirigente si sia svolto, in base a contratti a termine, sempre e soltanto alle dipendenze del SSN, non costituisce soluzione di continuità la presenza di intervalli temporali tra i diversi contratti a termine che siano conformi a quelli richiesti dalla suddetta disciplina e che, a maggior ragione, è da escludere che possa configurarsi una "soluzione di continuità" nel rapporto laddove tali intervalli siano insussistenti o minimi e la parte interessata rinuncia a far valere la prevista nullità.

Tar Lazio – Sezione 1 quater -  sentenza n. 84/2018
Con comunicato del Presidente del 7 marzo 2018, l’ANAC ha comunicato la sospensione dell’efficacia della determinazione dell’8 marzo 2017, limitatamente alle indicazioni sulla pubblicazione dei dati di cui all’art. 14, comma 1-ter, ultimo periodo del d.lgs. 33/2013, concernente l’obbligo dell’amministrazione di pubblicare sul proprio sito istituzionale il dato trasmesso da ciascun dirigente sull’importo complessivo degli emolumenti percepiti a carico della finanza pubblica. La sospensione si è resa necessaria per via della sentenza del Tar Lazio n. 84/2018, su ricorso del Garante per la protezione dei dati personali, per la corretta interpretazione dello stesso Tar del 2 marzo 2017 n. 1030, con la quale sono stati sospesi gli atti del Garante volti a dare attuazione agli obblighi di trasparenza relativi ai dati reddituali e patrimoniali, nonché ai compensi e agli importi di viaggio di servizio dei dirigenti. Il Tar con la sentenza n. 84/2018 ha deciso che “la corretta interpretazione dell’ordinanza di cui trattasi, alla luce del conseguimento da parte dei ricorrenti dell’effetto utile che le è proprio, preclude anche la pubblicazione del dato aggregato di cui al comma 1-ter dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013”.

Tribunale di Roma – Sezione XIII - Sentenza 1 febbraio 2018
La sentenza emessa il 1° febbraio 2018 in materia di responsabilità medica della Sez. XIII del Tribunale Civile di Roma si occupa di una fattispecie di interventi chirurgici di straordinaria difficoltà in paziente plurioperata all'anca con condizioni ossee fragili e degradate.
Nessuna responsabilità medica se vi è rispetto di linee guida o buone pratiche in presenza di problemi tecnici di speciale difficoltà.

Cassazione Civile – Sezione III - ordinanza n. 7260 del 23 marzo 2018
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 7260 del 23.03.2018, si è pronunciata in merito alla tutela risarcitoria del danno consistito nell'imposizione, a carico di un paziente, a cui era stata tardivamente diagnosticata una patologia neoplastica, di una condizione esistenziale di materiale impedimento a scegliere "cosa fare" nell'ambito di ciò che la scienza medica suggerisce per garantire la fruizione della salute residua fino all'esito infausto, ovvero di programmare il suo essere persona e, dunque, l'esplicazione delle sue attitudini psico-fisiche in vista e fino a quell'esito. La Suprema Corte ha ritenuto meritevole di tutela risarcitoria non solo la mancata scelta di procedere celermente all'attivazione di una idonea terapia, o la mancata fruizione delle terapie palliative delle quali il paziente avrebbe potuto beneficiare, con conseguente alleviamento delle sue sofferenze patite, ma anche la stessa decisione del paziente di vivere le ultime fasi della propria vita, nella cosciente e consapevole accettazione della sofferenza e del dolore fisico, in attesa della fine. Per la Corte, quindi, anche la sofferenza e il dolore, là dove coscientemente e consapevolmente non curati, acquistano un senso ben differente, sul piano della esistenza, se accettati dal paziente piuttosto che vissuti dallo stesso passivamente.

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - sentenza n. 3096 dell’8 febbraio 2018 
 
L’aspettativa retribuita prevista per i dipendenti pubblici in caso di ammissione a dottorati di ricerca è fruibile esclusivamente dai lavoratori a tempo indeterminato, in quanto il diritto si fonda sulla stabilità del rapporto di lavoro e sull’interesse della Pubblica amministrazione a sfruttare le conoscenze acquisite dal proprio dipendente dopo il conseguimento del titolo accademico. L’esclusione del diritto per i lavoratori a termine, inoltre, non contrasta con il principio di non discriminazione di matrice europea. È quanto affermato dalla Sezione lavoro della Cassazione con la sentenza n. 3096, che ha escluso la fruizione del beneficio per un docente con incarico annuale. Per la Corte la norma non garantisce la conservazione del trattamento economico, previdenziale e di quiescenza anche agli assunti a tempo determinato e ciò non contrasta con il principio di non discriminazione in materia di pubblico impiego, sancito dalla clausola 4 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla direttiva 190/70/Ce e affermato a più riprese dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Tale principio, infatti, vieta trattamenti discriminatori nelle condizioni di impiego tra le due categorie di lavoratori, sempre che il diritto in questione «non sia obiettivamente incompatibile con la natura del contratto a termine», come affermato dall’articolo 6 del d.lgs. 368/2001 attuativo della direttiva.

Cassazione Civile – Sezione VI – ordinanza n. 7044 del 21 marzo 2018  
La Suprema Corte torna ad occuparsi del corretto riparto dell'onere della prova in tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, confermando il principio per cui il paziente, che agisce in giudizio per il risarcimento del danno da colpa medica, ha l'onere di provare il nesso di causalità tra la malattia, il suo aggravamento ovvero la nuova patologia e la condotta commissiva o omissiva dei medici.
Una volta provato l'anzidetto nesso di causalità, spetta alla struttura sanitaria provare che la prestazione medica dovuta risultava impossibile per causa alla stessa non imputabile ovvero che l'inadempimento è stato causato da una evenienza imprevedibile, oltre che inevitabile, con la comune diligenza.

Sentenze: le novità dal 26 al 30 marzo 2018

Questa settimana:
- Indennità di esclusività fuori dal blocco;
- Obbligo informativo: il linguaggio del medico deve essere comprensibile;
- Cartella Clinica incompleta;
- Risarcimento del danno: il decalogo della Cassazione.

Tribunale di Avellino – Sentenza n. 224/2018 e Tribunale di Avellino – Sentenza n. 829/2017. Il Tribunale di Avellino, ha riconosciuto l'inapplicabilità delle disposizioni in materia di blocco della retribuzione dei pubblici dipendenti nel periodo 2011-2014 allo scatto di indennità di esclusività previsto al raggiungimento dei 5 anni di servizio.Il giudice facendo riferimento alla “dinamica retributiva” da legare al positivo superamento della valutazione da parte del dirigente al termine del quinto anno, afferma che l’attribuzione dell’indennità di esclusività della fascia superiore è un evento straordinario ed in quanto tale non soggetta al blocco stipendiale

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza n. 6688 del 19/03/2018. L’ospedale deve risarcire il danno da perdita di chance e quello morale ai familiari di un paziente deceduto se il medico ha rispettato l’obbligo informativo, ma lo ha fatto con un linguaggio tecnico sulla diagnosi della malattia senza farsi comprendere bene dal paziente. A stabilirlo la III sezione della Cassazione con sentenza 6688/2018 in cui si afferma che un’informazione incompleta, così come una informazione assente, danneggia il diritto del paziente. E partendo dal presupposto che l'obbligo informativo del medico è presente fino dagli accertamenti diagnostici, i giudici hanno chiarito che questo si adempie traducendo la diagnosi "a livello di conoscenza scientifica del paziente" sia per quanto riguarda il suo significato intrinseco, sia per i limiti temporali entro i quali sottoporsi a ulteriori accertamenti o a trattamenti terapeutici e non può ridursi a una "illustrazione tecnica e atemporal

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza n. 7250/2018. La cartella clinica è essenziale per la determinazione di eventuali negligenze e, se incompleta, dimostra la colpa dei sanitari. Per la Cassazione la struttura sanitaria ha l'onere di redigere una cartella in ordine e completa in modo da poter accertare eventuali negligenze o imperizie da parte dei sanitari oppure scagionarli per aver comunque seguito la best practice, ma senza risultati. L’incompletezza della cartella clinica va ritenuta circostanza di fatto che il giudice di merito può utilizzare per ritenere dimostrata l’esistenza di un valido nesso causale tra l’operato del medico e il danno patito dal paziente.

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza 7513/2018. In una causa per un sinistro la Cassazione (sentenza 7513/2018) ha stabilito che il risarcimento corrispondente a un determinato grado di invalidità riconosciuta, comprende già la menomazione degli aspetti 'dinamico relazionali', conseguenza 'normale' del danno alla salute e non di un danno diverso. Sempre che la particolarità del caso non abbia reso più gravi le conseguenze della menomazione, giustificando un aumento del risarcimento del danno biologico con l’aggiunta del 'danno morale'. E per questo ha stilato dieci regole per individuare e risarcire il danno alla salute.

Sentenze: le novità dal 19 al 23 marzo 2018

Questa settimana:
- Responsabilità: illecito “endofamiliare”
- Responsabilità della struttura
- Responsabilità e complicanza
- Criteri di liquidazione micropermanenti
- Liquidazione del danno non patrimoniale
- Autorizzazione istallazione apparecchiatura risonanza magnetica

Tribunale Reggio Emilia – Sezione I – Sentenza 8 febbraio 2018 : L'illecito endofamiliare si prospetta quando dalla violazione di obblighi di natura familiare derivino danni alla personalità di un componente della famiglia.Il diritto del figlio a essere educato e mantenuto dai genitori è direttamente connesso al semplice fatto materiale della procreazione (e prescinde pertanto dal riconoscimento o dalla dichiarazione giudiziale di paternità); il figlio ha diritto a condividere fin dalla nascita con il proprio genitore la relazione filiale, sia nella sfera intima ed affettiva, sia nella sfera sociale: la violazione di tale diritto costituisce una grave violazione degli obblighi sanciti dalla Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, nonché della Convenzione di New York del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo.

Tribunale Potenza – Sentenza 23 novembre 2017 : In ipotesi di danno conseguente ad intervento chirurgico, la struttura risponde:
1) a titolo di responsabilità contrattuale, per fatto proprio, laddove vengano inadempiute obbligazioni connesse al contratto di spedalità e direttamente a carico dell'ente;
2) a titolo di responsabilità contrattuale per fatto dei dipendenti ovvero degli ausiliari;
3) a titolo di responsabilità extracontrattuale laddove, in conseguenza dei propri deficit organizzativi, sia conseguito al paziente un danno alla salute, autonomamente valutabile;
4) a titolo di responsabilità precontrattuale laddove, durante le trattative e prima dell'accettazione, non abbia informato il paziente dello stato di efficienza delle proprie strumentazioni e dotazioni strutturali.

Tribunale Caltagirone – Sezione Unica - Sentenza 9 febbraio 2018 : Secondo la prevalente giurisprudenza di merito e di legittimità, "La nozione clinico-medica di complicanza, insomma, non si traduce tout court nel campo della responsabilità civile in un fattore di esclusione della colpa medica (così come, corrispondentemente, un fatto ignoto come complicanza alle statistiche sanitarie è astrattamente idoneo a scagionare il medico, se imprevedibile o inevitabile), perché, se un processo patologico avverso è statisticamente conosciuto - ed è, dunque, in linguaggio medico, una complicanza - ma si può sia prevedere, sia evitare, nulla sul piano del diritto muta nella valutazione della responsabilità del sanitario".Perciò, non è sufficiente dimostrare che l'evento dannoso per il paziente costituisca una "complicanza", rilevabile nella statistica sanitaria, dovendosi ritenere tale nozione priva di rilievo sul piano giuridico, nel cui ambito il peggioramento delle condizioni del paziente può solo ricondursi ad un fatto o prevedibile ed evitabile, e dunque ascrivibile a colpa del medico, ovvero non prevedibile o non evitabile, sì da integrare gli estremi della causa non imputabile".

Tribunale Milano – Sezione I – Sentenza 16 febbraio 2018 : In merito alla quantificazione dei danni, occorre premettere che debba trovare applicazione l'art. 7, comma 4, L. n. 24 del 2017, che prescrive che il danno biologico e non patrimoniale conseguente all'attività dell'esercente la professione sanitaria sia da risarcire sulla base delle tabelle di cui agli artt. 138 e 139 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209.Nel caso in esame l'applicazione della c.d. legge Gelli-Bianco a fatti già verificatisi al momento della sua entrata in vigore non incide negativamente sul fatto generatore del diritto alla prestazione, ma si limita a fissare i criteri di liquidazione del danno non patrimoniale sulla base, appunto, delle tabelle di cui agli artt. 138 e 139 del Codice delle assicurazioni.Ciò posto, si deve ritenere pertanto operativo il richiamo svolto dall'art. 7 agli artt. 138 e 139 Codice delle assicurazioni per la liquidazione delle micropermanenti sino al 9% anche relativamente a fatti avvenuti in epoca antecedente all'entrata in vigore della legge Gelli-Bianco

Tribunale Savona – Sentenza 22 gennaio 2018 : Il giudice di merito deve liquidare il danno alla salute applicando un criterio standard ed uguale per tutti, che consenta di garantire la parità di trattamento a parità di danno; variare adeguatamente, in più od in meno, il valore risultante dall'applicazione del criterio standard, al fine di adeguare il risarcimento alle specificità del caso concreto (c.d. "personalizzazione del risarcimento"). L'una e l'altra di tali operazioni vanno compiute senza automatismi risarcitori, e soprattutto sulla base di adeguata motivazione che spieghi: - quali pregiudizi sono stati accertati; - con quali criteri sono stati monetizzati; - con quali criteri il risarcimento è stato personalizzato. In sostanza, l'aumento delle voci di danno e del quantum che può essere concesso al danneggiato sarà possibile solo con l'allegazione e la prova di quelle specifiche conseguenze indicate nell'atto di citazione, rispetto alle quali il sistema tabellare - per come è costruito - non potrebbe essere in grado di offrire una adeguata riparazione, in quanto superiori a quelle ordinariamente riconducibili a quel tipo di lesione. Si deve trattare, cioè, di circostanze anomali ed eccezionali rispetto alla normalità dei casi, già considerata dalle tabelle milanesi.

Tar Campania Napoli – Sezione I - Sentenza 1021 del 15 febbraio 2018 : Negata l’autorizzazione all'installazione di apparecchiatura di risonanza magnetica: ma il parere della Asl va necessariamente contestualizzato. Il parere aziendale costituisce momento istruttorio indefettibile del procedimento autorizzatorio e nel caso di specie lo stesso è mancato rispetto al momento di adozione dell'impugnato diniego; né potrebbe validamente sostenersene la sussistenza grazie al rinvio per relationem operato nel diniego impugnato al parere espresso dalla ASL in occasione di una precedente istanza di autorizzazione del centro ricorrente; difatti, pur non disconoscendosi affatto la possibilità di una soluzione motivazionale indiretta, nel caso di specie il richiamo operato a tale parere, risulta inevitabilmente illegittimo dal punto di vista temporale, essendo necessaria una valutazione del fabbisogno aziendale attuale e non di quello risalente ad un anno addietro.

Sentenze: le novità dal 12 al 16 marzo 2018

Questa settimana:
- UE: Abuso Contratti a termine va risarcito;
- Legge 104: i permessi sono identici nel part time;
- Nomina del Direttore Generale;
- Consenso informato: quando decide l’equipe medica;
- Assunzione psicologi in Asl;
- Assistenza generica e accompagnamento;
- Malattia da stress lavorativo: indennizzo INAIL

CGUE – causa C-494/16: la Corte di Giustizia europea torna sull’abuso di contratti a termine nella PA, sostenendo che il lavoratore precario va risarcito e il responsabile sanzionato, ma non è necessaria la stabilizzazione del contratto di lavoro. Il Tribunale di Trapani aveva chiesto alla Corte di Lussemburgo se la normativa italiana rispettasse i principi di equivalenza ed effettività stabiliti dalla normativa europea.Nella sentenza la Corte Europea ribadisce che gli Stati membri hanno discrezionalità nella scelta degli strumenti per contrastare l’abuso dei contratti a termine e che il diritto europeo non prevede l’obbligo di far conseguire all’abuso stesso la stabilizzazione del rapporto di lavoro.

Corte di Cassazione – Sezione lavoro – Sentenza n. 4069 del 20/02/2018: I giudici chiariscono che la misura prevista dall’art. 33 L. 104/1992: “è destinata alla tutela della salute psico-fisica del disabile quale diritto fondamentale dell'individuo tutelato dall'art. 32 Cost., che rientra tra i diritti inviolabili che la Repubblica riconosce e garantisce all'uomo, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità (art. 2 Cost.). Tenuto conto, pertanto, delle finalità dell'istituto disciplinato dall'art. 33 della L n. 104/1992, come sopra evidenziate attinenti a diritti fondamentali dell'individuo, deve concludersi che il diritto ad usufruire dei permessi costituisce un diritto del lavoratore non comprimibile e da riconoscersi in misura identica a quella del lavoratore a tempo pieno”. Inoltre, la fruizione di tali permessi non costituisce un irragionevole sacrificio per il datore di lavoro. Sulla base di ciò la Corte respinge il ricorso promosso dall’Inps.

Tar Valle d’Aosta – Sezione Unica – Sentenza n. 14 del 14/02/2018: Il provvedimento di nomina del direttore generale di una Asl va motivato; la nomina anche fiduciaria, non può legittimamente prescindere da un corredo motivazionale che renda conto della ragione della scelta operata, evidenziando la maggiore rispondenza del candidato prescelto rispetto alle caratteristiche dell'incarico ed ai compiti che esso comporta, pena, in caso contrario, lo sconfinamento nell'arbitrio.

Tribunale di Modena – II Sezione Civile – decreto del 18 gennaio 2018: Il consenso informato è un elemento base del rapporto fra medico e paziente, ma in caso di necessità di un intervento salvavita a cui lo stesso paziente non può acconsentire, non lo è più. Questo principio vale a maggior ragione, secondo il Tribunale di Modena anche in base alle ultime modifiche che la legge sul biotestamento ha apportato in materia di consenso informato. Il caso è quello di un paziente in stato di incoscienza per il quale l’amministratore di sostegno a cui era stato affidato aveva chiesto al Tribunale l’autorizzazione per una tracheotomia.

Tar Abruzzo – I Sezione – sentenza n. 58/2018: Il procedimento indetto dalla Asl intimata per il reclutamento di sei psicologi, ancorché condotto nelle forme della procedura concorsuale, per soli titoli, con l'indizione del bando e l'approvazione della graduatoria, non è strumentale alla costituzione di un rapporto di impiego con la pubblica amministrazione, ma, come previsto nel bando stesso, è preordinato al conferimento di incarichi di collaborazione coordinata e continuativa a tempo determinato.

Cassazione – Sezione lavoro – Ordinanza 5068/2018 : Per la Cassazione la misura dell’indennità di accompagnamento non spetta se l’assistenza assistenza appare generica e collegata solo ad attività strumentali e non essenziali. L’indennità richiede la contestuale presenza di una situazione di invalidità totale e alternativamente dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure dell’incapacità di compiere gli atti della vita quotidiana.

Cassazione – Sezione lavoro – Ordinanza 5066/2018 : Le malattie contratte a causa dello stresso lavorativo vanno indennizzate dall’Inail a prescindere dal fatto che le stesse siano o meno correlate a rischi considerati specificatamente nelle apposite tabelle.

Sentenze: le novità 5 al 9 marzo 2018

Questa settimana:
- Accuratezza visita pratica sportiva;
- Significato di “terna di idonei”;
- Mobbing: intento discriminatorio va provato;
- Parto anonimo e diritto del figlio
- Danno morale e danno biologico
- Responsabilità: difettosa tenuta cartella clinica

Tribunale di Reggio Emilia – Sentenza n. 40/2018: La visita finalizzata alla pratica sportiva va resa in maniera accurata a prescindere dalla specializzazione del sanitario. Il paziente che richieda certificato di idoneità alla pratica sportiva (ciclismo) ha titolo per pretendere la messa a disposizione, da parte della clinica, delle professionalità e degli strumenti necessari a rendere un approfondimento completo sulla propria idoneità a praticare il ciclismo o per lo meno a essere messo in guardia circa la valenza superficiale degli esami a cui è in procinto di essere sottoposto. Il cittadino che si rivolga a una struttura sanitaria per una prestazione medica di questo tipo è autorizzato a confidare nella presenza all’interno di quella di un patrimonio di conoscenze e di mezzi adeguato a verificare se il proprio stato di salute consenta la pratica sportiva indipendentemente dall’inquadramento del professionista interessato.

Tar Campania – V Sezione - Sentenza n. 113/2018: Incarico di direzione di struttura complessa e valutazione di idoneità, significato della espressione “terna” di idonei. Non deve trarre in inganno l'espressione di "terna" degli idonei, e il riferimento a punteggi, poiché la maggiore o minore idoneità a ricoprire l'incarico, da parte di un candidato, espressa dalla Commissione sulla base di un punteggio assegnato all'esito del colloquio idoneativo, è concetto ben diverso dalla verifica delle sue conoscenze o competenze professionali attraverso lo svolgimento di temi, prove pratiche o teoriche, domande su materie d'esame e via dicendo, in confronto con gli altri candidati, per saggiarne, appunto, preparazione e professionalità al fine di premiare i migliori. Quello idoneativo è infatti un giudizio, espresso dall'Azienda Ospedaliera per il tramite della Commissione in termini numerici, sulla potenziale capacità del candidato, più o meno spiccata, a rivestire l'incarico dirigenziale e non certo il prodotto di una ponderazione valutativa, relativa al suo bagaglio di conoscenze teoriche, all'esito di una vera e propria procedura selettiva articolata in specifiche prove e vertente su singole materie.

Corte di Appello di Roma – Sezione Lavoro - Sentenza del 24 gennaio 2018: Si intende per "mobbing" "una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell'ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l'emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità. Ai fini della configurabilità della condotta lesiva del datore di lavoro sono, pertanto, rilevanti: a) la molteplicità di comportamenti di carattere persecutorio, illeciti o anche leciti se considerati singolarmente, che siano stati posti in essere in modo miratamente sistematico e prolungato contro il dipendente con intento vessatorio; b) l'evento lesivo della salute o della personalità del dipendente; c) il nesso eziologico tra la condotta del datore o del superiore gerarchico e il pregiudizio all'integrità psico-fisica del lavoratore; d) la prova dell'elemento soggettivo, cioè dell'intento persecutorio. L’intento discriminatorio va adeguatamente provato in giudizio

Cassazione Civile – Sezione VI – ordinanza n. 3004 del 7 febbraio 2018 : Nel caso di parto anonimo, sussiste il diritto del figlio, dopo la morte della madre, di conoscere le proprie origini biologiche mediante accesso alle informazioni relative all’identità personale della stessa, non potendosi considerare operativo, oltre il limite della vita della madre che ha partorito in anonimo, il termine previsto dall’art. 93, comma secondo del d.lgs. n. 196 del 2003, di cento anni dalla formazione del documento per il rilascio della copia integrale del certificato di assistenza al parto o della cartella clinica, comprensivi dei dati personali che rendono identificabile la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata.Una diversa soluzione determinerebbe la cristallizzazione di tale scelta anche dopo la sua morte e la definitiva perdita del diritto fondamentale del figlio, in evidente contrasto con la necessaria reversibilità del segreto (Corte Cost. n. 278 del 2013), nonché l’affievolimento, se non la scomparsa, di quelle ragioni di protezione che l’ordinamento ha ritenuto meritevoli di tutela per tutto il corso della vita della madre, proprio in ragione della revocabilità di tale scelta.

Cassazione Civile – Sezione III – sentenza n. 901/2018: La Suprema Corte ha esaminato il concetto di danno non patrimoniale, rilevando che esso presenta una natura unitaria ed onnicomprensiva, laddove il carattere "unitario" va inteso come unitarietà rispetto alla lesione di qualsiasi interesse costituzionalmente rilevante, non suscettibile di valutazione economica. Ciò comporta che non vi sia diversità nell'accertamento e nella liquidazione del danno causato dal vulnus di un diritto costituzionalmente protetto diverso da quello alla salute, sia esso rappresentato dalla lesione della reputazione, della libertà religiosa o sessuale, della riservatezza, del rapporto parentale. Nel caso di pregiudizio agli aspetti dinamico-relazionali della vita del soggetto che lamenta un danno alla salute (art. 32 Cost.), occorrerà far riferimento al danno cd. biologico, mentre il cosiddetto danno "relazionale" va riferito a tutti i casi di lesione di altri diritti costituzionalmente tutelati. In particolare, il danno dinamico-relazionale, è la conseguenza omogenea di qualsiasi lesione di un diritto a copertura costituzionale, sia esso il diritto alla salute, sia altro diritto, interesse o valore, tutelato dalla Costituzione.

Tribunale di Roma - Sezione XIII – sentenza dell’1 febbraio 2018. La difettosa tenuta della cartella clinica da parte dei sanitari non può pregiudicare sul piano probatorio il paziente al quale, al contrario, è dato ricorrere a presunzioni se sia impossibile la prova diretta a causa del comportamento della parte contro la quale doveva dimostrarsi il fatto invocato. Tali principi operano non solo ai fini dell'accertamento dell'eventuale colpa del medico, ma anche in relazione alla stessa individuazione del nesso eziologico fra la sua condotta e le conseguenze dannose subite dal paziente.

 

Sentenze: le novità 26 febbraio al 2 marzo 2018

Questa settimana:
- Responsabilità: risarcimento danno da nascita indesiderata
- Responsabilità: IVG e corretta informazione
- Responsabilità e medicina ayurvedica
- Certificato medico Inps: atto pubblico
- Accreditamento strutture private
- Medico competente e divieto di consulenza
- CGUE: lecito licenziare lavoratrici in gravidanza

Cassazione Civile – II Sezione - Ordinanza n. 2070/2018: Secondo la cassazione va risarcita la lesione dell’autodeterminazione dei genitori in caso di nascita indesiderata. Per la Cassazione il risarcimento del danno non è strettamente connesso con la salute della madre, ma riguarda le negativa ricadute esistenziali che si verificano nella vita dei genitori. Pertanto il risarcimento del danno da nascita indesiderata non è subordinato all'accertamento di determinate condizioni di salute del neonato ma, come si legge nella sentenza numero 2070/2018, deve essere riconosciuto "rispetto alle negative ricadute esistenziali che si verificano nella vita dei genitori in conseguenza della violazione del diritto a non dar seguito alla gestazione" legittimamente esercitato. Per i giudici, infatti, una lettura costituzionalmente orientata della legge n. 194/1978 impone di interpretare il bene salute come benessere psicofisico della persona, con la conseguenza che se dall'erroneo intervento di interruzione di una gravidanza derivi una nascita indesiderata, il risarcimento non può limitarsi al danno alla salute della madre, ma deve estendersi sino a ricomprendere anche il danno patito da entrambi i genitori per la lesione della loro libertà di autodeterminazione.

Cassazione Civile – III Sezione - Ordinanza n. 1252/2018: L'interruzione della gravidanza in conseguenza di una corretta e tempestiva informazione da parte del ginecologo circa le patologie gravi del feto non risponde a regolarità causale. Se il proprio bambino nasce con delle gravi malformazioni, è la madre che deve dimostrare che, se fosse stata correttamente e tempestivamente informata della gravità delle patologie cui il nascituro andava in contro, avrebbe di certo interrotto la gravidanza.In altre parole, non è più possibile ritenere che l'interruzione della gravidanza in conseguenza di una corretta e tempestiva informazione da parte del ginecologo circa le patologie gravi del feto risponda a regolarità causale.L'onere della prova, oggi, grava totalmente sulla gestante e, nel caso come quello di specie in cui si sarebbe trattato di aborto ultratrimestrale, lo stesso risulta ancora più pregnante.Concretamente, tale principio si riflette sulla responsabilità del ginecologo per nascita indesiderata, che non può essere dedotta esclusivamente dalla circostanza che il sanitario non abbia reso noto alla gestante che il feto è affetto da una certa condizione patologica se manca la prova che la patologia fosse di una gravità tale da consentire alla donna di esercitare il diritto all'interruzione della gravidanza oltre i termini fissati dalla legge e che la donna si sarebbe determinata in tal senso.

Cassazione Penale – IV Sezione - Sentenza 7659/2018. La Corte di Cassazione ha rinviatoalla Corte d’Appello per un “vizio di mancanza di motivazione” la condanna di un medico che aveva convinto un paziente malato di cancro poi deceduto a curarsi secondo la medicina ayurvedica perché non era stato valutato se il paziente, praticando le terapie tradizionali, sarebbe guarito, sarebbe sopravvissuto più a lungo o avrebbe sofferto di meno (giudizio controfattuale).

Tribunale di Roma – II Sezione lavoro - Sentenza n. 10450/2017: Il certificato redatto da un medico convenzionato con l'INPS per il controllo della malattia del lavoratore è atto pubblico che fa fede fino a querela di falso della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che l'ha formato, nonché dei fatti che il pubblico ufficiale medesimo attesta aver compiuto o esser avvenuti in sua presenz

Tar Molise – I Sezione - Sentenza n. 65/2018: L’accreditamento istituzionale consente alle strutture che ne beneficiano di erogare prestazioni sanitarie alla stregua di quelle pubbliche e di ricevere quindi i relativi rimborsi dall’Amministrazione. In tale contesto includere esponenti di due specifiche strutture private accreditate nell’ambito di quelli a cui è rimessa la valutazione sulla sussistenza e persistenza dei requisiti di accreditamento, introduce nel sistema un duplice profilo di distorsione, in quanto, per un verso, finisce per incidere sulla necessaria imparzialità dell’OTA (Organismo Tecnicamente Accreditante) al momento in cui è chiamato a verificare la permanenza dei requisiti in capo proprio a quelle strutture i cui esponenti sono presenti nell’organigramma (o comunque investiti di specifiche funzioni istruttorie), per altro verso, introduce un elemento di opacità nelle valutazioni delle altre strutture, dovendosi comunque ravvisare un potenziale controinteresse ad allargare la platea delle strutture sanitarie operanti sul mercato.

TAR Sicilia - Sezione I - sentenza n. 224 del 26 gennaio 2018. Il medico competente “istituisce, aggiorna e custodisce, sotto la propria responsabilità, una cartella sanitaria e di rischio per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria”, tuttavia dall’ampio catalogo dei sopraindicati compiti appare evidente come lo svolgimento di visite specialistiche ai lavoratori, e la eventuale richiesta di esami strumentali, si risolve in prestazioni mediche e diagnostiche che rivestono chiaramente carattere general-preventivo essendo funzionali alla più generale “sorveglianza sanitaria” delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Si tratta quindi di una vera e propria collaborazione con il datore di lavoro consistente in un’attività di consulenza sussumibile sotto il paradigma del contratto d’opera intellettuale ai sensi dell’art. 2229 e ss. cod. civ..L’incarico di “medico competente”  appare corrispondere alla previsione normativa di incarico di studio e consulenza per il quale deve ritenersi applicabile il divieto di conferimento ai soggetti collocati in quiescenza.

Corte di Giustizia Europea - Sezione III - causa C-103-16 del 22 febbraio 2018 .Una legge nazionale che consente di licenziare la lavoratrice in stato di gravidanza nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo non è contraria al diritto comunitario; ciascuno Stato membro resta, tuttavia, libero di prevedere forme di tutele più forti per le dipendenti madri e gestanti. Con queste motivazioni la sentenza della Corte di giustizia ha rimosso ogni dubbio sulla legittimità della normativa vigente in Spagna. La Corte di giustizia rileva che il divieto di licenziamento posto dalla direttiva 92/85 mira a prevenire gli effetti dannosi sullo stato fisico e psichico delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, che può generare un rischio di licenziamento per motivi connessi al loro stato. Per prevenire questo rischio, sono previste pesanti sanzioni per tutti i provvedimenti che abbiano come presupposto lo stato personale della lavoratrice. Al contrario, osserva la Corte, la direttiva non vieta il licenziamento durante il periodo dall’inizio della gravidanza fino al termine del congedo di maternità, qualora l’atto sia fondato su motivi non connessi allo stato di gravidanza della lavoratrice. La sentenza – nella parte relativa alla possibilità di licenziare le lavoratrici madri nell’ambito di una procedura di riduzione del personale – potrebbe legittimare un ripensamento sulla materia, ma non avrà alcun impatto immediato sulle norme vigenti in Italia, che impediscono, anche in caso di procedura collettiva, il licenziamento della lavoratrice madre, a meno che non ci sia una chiusura dell’intera azienda

 

Sentenze: le novità 19-23 febbraio 2018

Questa settimana:
- Responsabilità: nesso di causalità;
- Responsabilità civile medica: prodotto assicurativo;
- Ferie: monetizzazione a fine rapporto;

Cassazione Civile – Sezione III - Ordinanza n. 3693/2018: Al fine dell’affermazione della responsabilità del sanitario, non è sufficiente la semplice individuazione di profili di colpa nella sua condotta ma, come ribadito nell’ordinanza, è indispensabile anche l’accertamento del nesso di causalità tra tale condotta e il danno lamentato dal paziente.

Tar Lazio – Sezione II ter - Sentenza n. 640/2018: Non è condivisibile la tesi secondo cui i medici sarebbero da qualificare come “professionisti” ed avrebbero una competenza superiore alla media nel valutare il contenuto del prodotto assicurativo offerto, posto che i medici sono comunque qualificabili come “consumatori” quando stipulano una polizza assicurativa sul mercato. L'IVASS aveva chiesto alla Compagnia di disciplinare in separati articoli i singoli regimi, con maggiore puntualizzazione circa il carattere di primo o secondo rischio delle coperture offerte. L’impresa invece ha continuato a disciplinare in un unico articolo le varie fattispecie. Pertanto correttamente IVASS ha ritenuto la misura non adeguata a realizzare le finalità di trasparenza e correttezza richieste. Così come in contrasto con le finalità di trasparenza e correttezza risulta la decisione dell’impresa di cancellare del tutto la copertura a favore del medico a primo rischio, trattandosi, nel caso specifico, di un’esclusione non chiaramente percepibile.

Cassazione – Sezione Lavoro - Sentenza n. 2496/2018: La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2496/2018, ha stabilito che la Pubblica Amministrazione è obbligata al pagamento delle ferie residue per il dipendente prossimo alla pensione, a prescindere dalla mancata richiesta avanzata dallo stesso durante il rapporto di lavoro. La fattispecie fa riferimento ad un lavoratore dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che aveva lavorato fino al giorno del suo pensionamento maturando un residuo di ferie di 52 giorni. A fronte del diniego alla monetizzazione delle stesse, il lavoratore si è rivolto al giudice del lavoro che, in primo grado ha respinto la domanda, mentre la Corte d’appello in riforma della sentenza del tribunale ha accolto la domanda e condannato la PA al pagamento del trattamento economico sostitutivo. La Cassazione “specifica che dal mancato godimento delle ferie deriva diritto del lavoratore al pagamento dell’indennità sostitutiva, che ha natura retributiva, salvo se il datore di lavoro dimostri di avere offerto un adeguato tempo per il godimento delle ferie, di cui il lavoratore non abbia usufruito”.

Sentenze: le novità 12-16 febbraio 2018

Questa settimana:
- Aspettativa per incarico: diritto soggettivo
- Articolo 18: designazione del facente funzione
- Danno da iperprescrizione di farmaci
- Responsabilità e consenso informato
- Legge 104 e ferie
- Visita fiscale e tutela della privacy

Tribunale Ancona – Ordinanza n. 1864/2017: L’aspettativa ex articolo 10 comma 8 del CCNL 2000 è un vero e proprio diritto soggettivo in capo al medico (anche in assenza di esplicita espressione letterale), contrariamente a quanto si sta consolidando in giurisprudenza a seguito di pronunce della Cassazione che vogliono l’aspettativa soggetta a scelta discrezionale dell’Amministrazione (ex plurimis Cass. 4878/2015). Ad affermarlo il tribunale di Ancona con ordinanza ex articolo 700.

Tar Puglia – Sezione II – Sentenza n. 99/2018 L'art. 18, comma 2, del CCNL dell'area relativa alla dirigenza medica e veterinaria del SSN prevede che la sostituzione sia affidata dall'azienda ad altro dirigente della struttura medesima, escludendosi la partecipazione a soggetti esterni all'Amministrazione. Il fatto che si tratti di incarico di sostituzione di direttore e non di quello di direttore, non muta la natura giuridica dei provvedimenti adottati dall'Azienda sanitaria; inoltre nella fattispecie è mancata la previsione della nomina di una commissione esaminatrice con poteri decisori (il sostituto è previsto venga indicato direttamente dal Responsabile della struttura complessa); la valutazione dell'idoneità/non idoneità dei candidati è avvenuta alla stregua dei curricula prodotti dai dirigenti interessati, in assenza dell'articolazione e specificazione delle tipologie dei titoli e relativi punteggi attribuibili e, soprattutto, in assenza della formulazione di una graduatoria finale.

Corte dei Conti – Sezione Lombardia – Sentenza n. 2/2018 - Il criterio del danno da "iperprescrizione in senso lato" derivante dal mero superamento di medie ponderate”, non può essere seguito nel giudizio di responsabilità amministrativa, non tanto per l'inattendibilità tecnica del criterio o per la carenza di rigore scientifico, quanto per la sua astrattezza, incompatibile con la valutazione di una attività incontestatamente discrezionale, quale quella medica, ed alla luce del fondamentale principio dell'onere della prova (attoreo) della responsabilità amministrativo-contabile, di natura personale, derivante da comportamenti dannosi storicamente certi e provati, caso per caso, secondo un riscontrato nesso etiologico-causale, non desumibile statisticamente.

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 2369/2018 Il risarcimento da assenza di consenso non è riconosciuto se il paziente avrebbe comunque acconsentito all’intervento. Secondo la cassazione in presenza di un atto terapeutico necessario e correttamente eseguito dal quale siano derivate conseguenze dannose, l’assenza di consenso informato può comportare il risarcimento del danno solo se il paziente dimostra che se avesse ricevuto un’adeguata informazione avrebbe verosimilmente rifiutato l’intervento.

Cassazione Civile – Sezione VI - Sentenza n. 2466/2018 Non possono essere decurtati dalle ferie i giorni di permesso chiesti dal dipendente per prestare assistenza, ai sensi della legge 104/1992, al familiare affetto da handicap. Lo ha precisato la Corte di cassazione, respingendo il ricorso dell’azienda contro il dipendente che si era assentato per assistere un familiare portatore di handicap.

Cassazione – Sezione III - Ordinanza n. 2367/2018 La sentenza ha puntualizzato la necessità di garantire sempre la riservatezza sulle informazioni relative alla salute del paziente. Senza mai prescindere dal dovere di salvaguardare il lavoratore dipendente in malattia, il medico fiscale valuta l’idoneità o l’incapacità del paziente alla ripresa dell’attività lavorativa, inoltre individua e segnala eventi morbosi non indennizzabili dall’INPS o su cui l’Ente Previdenziale può esercitare azione di rivalsa, con conseguente notevole risparmio erariale.Tali situazioni comprendono gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, gli interventi chirurgici a fini estetici, le patologie provocate da responsabilità di terzi, nonché le assenze ingiustificate negli orari di reperibilità, comprese le riprese anticipate al lavoro non adeguatamente certificate. È intuitiva la necessità della riservatezza nel trattamento di tali dati, ritenuti sensibili secondo la normativa vigente a tutela della privacy.

Sentenze: le novità dal 5 al 9 febbraio 2018

Questa settimana:
- Responsabilità medica di equipe
- Responsabilità e grave negligenza del medico di base
- Licenziamento e periodo di comporto
- Cure all’estero: i presupposti per il rimborso
- Servizio di elio soccorso: no a remunerazione rischio aggiuntivo
- Responsabilità: errore medico nell’aborto
- Responsabilità: mancata acquisizione del consenso

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza n. 2060/2018. Secondo la Cassazione ciascun componente di una equipe è tenuto, in base ai propri obblighi di diligenza, a controllare la cartella clinica del paziente prima dell’operazione e a valutare tutti i dati utili a verificare se la scelta di intervenire è corretta e compatibile con le condizioni di salute del paziente.

Cassazione Penale – sezione III – Sentenza n. 3869/2018. Se il medico di base omette di effettuare una diagnosi a causa della sua superficialità, nulla lo salva dalla condanna penale per la successiva morte del paziente, neppure il fatto che successivamente altri medici si sono occupati dello stesso soggetto incorrendo nelle medesime omissioni.

Cassazione Lavoro – Sentenza n. 1634/2018. Le sole buste paga che riportano il numero complessivo dei giorni di assenza per malattia non sono sufficienti a costituire prova idonea del superamento del periodo di comporto posto alla base di un licenziamento. Ciò anche se il dipendente durante il rapporto di lavoro non ha mai contestato i dati relativi ai giorni di malattia riportati in busta paga e neppure il versamento della relativa indennità.

Cassazione Lavoro – Sentenza n. 1391/2018. Cure all’estero: la Cassazione fissa i presupposti senza i quali non si può ottenere il rimborso. E’ necessario dimostrare l’urgenza della prestazione, l’indigenza di chi l’ha richiesta e il fatto che il trattamento non possa essere ottenuto rapidamente presso centri del servizio Sanitario nazionale. Per l’assenza di tali presupposti la Cassazione ha respinto il ricorso di un italiano recatosi in Cina per motivi di turismo, dove ha avuto bisogno di un intervento eseguito in una struttura di altissima specializzazione.

Corte d’Appello di Ancona – Sentenza Lavoro n. 440/2018. Il turno prestato in eliambulanza e le sue occasioni non possono essere equiparate a quelle riguardanti i servizi di terapia intensiva o in camera operatoria.

Cassazione Civile – Sentenza n. 2675/2018. In tema di responsabilità del medico per errata diagnosi, il risarcimento dei danni che “costituiscono conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento della struttura sanitaria all’obbligazione di natura contrattuale” spetta non solo alla madre ma anche al padre, tra i soggetti “protetti” e quindi con diritto al risarcimento dei danni immediati e diretti.

Cassazione Penale – Sezione IV - Sentenza n. 2354/2018. Il giudizio sulla sussistenza della colpa non presenta differenze di sorta a seconda che vi sia stato o no il consenso informato del paziente. Con la importante precisazione che non è di regola possibile fondare la colpa sulla mancanza di consenso, perché l’obbligo di acquisire il consenso informato non integra una regola cautelare la cui inosservanza influisce sulla colpevolezza: infatti, l’acquisizione del consenso non è preordinata (in linea generale) ad evitare fatti dannosi prevedibili (ed evitabili), ma a tutelare il diritto alla salute e, soprattutto, il diritto alla scelta consapevole in relazione agli eventuali danni che possano derivare dalla scelta terapeutica in attuazione di una norma costituzionale (art. 32, comma 2). In un unico caso la mancata acquisizione del consenso potrebbe avere rilevanza come elemento della colpa ovvero quando la mancata sollecitazione di un consenso informato abbia finito con il determinare, mediatamente, l’impossibilità per il medico di conoscere le reali condizioni del paziente e di acquisire un’anamnesi completa.

 

Sentenze: le novità 29 gennaio al 2 febbraio 2018

Questa settimana:
- Struttura ospedaliera e dovere di protezione
- Responsabilità penale di ciascun medico dell’equipe
- Malattia ed attività ludiche
- CRI: requisiti per stabilizzazione
- Medici specializzandi ante 1983
- Medici emergenza e turni di reperibilità

Cassazione – III Sezione Civile – sentenza n. 1251/2018. La struttura ospedaliera alla quale un paziente si rivolga per essere sottoposto ad analisi cliniche è tenuta, oltre che a uno specifico obbligo di prestazione, anche a un correlato dovere di protezione. Di conseguenza, come si evince dalla sentenza, se dalle analisi emerge una evidente situazione di pericolo di vita, la struttura sanitaria deve attivarsi tempestivamente.

Cassazione – IV Sezione Penale – sentenza n. 2534/2018. Ai fini dell’individuazione della responsabilità penale di ciascun medico dell’equipe per l’esito infausto cui sia sfociato il trattamento sanitario operato, ciò che conta è la verifica dell’incidenza della condotta di ogni sanitario sull’evento lesivo. In caso contrario, infatti, si sfocerebbe nel campo della responsabilità oggettiva.

Cassazione – Sezione Lavoro – sentenza n. 1173/2018. La Corte di Cassazione afferma che nessuna violazione dei propri doveri può essere contestata a chi si dedichi ad attività ludiche quali passeggiate in spiaggia o prendere la tintarella, sempre che tali occupazioni non compromettano o ritardino il rientro in servizio e che avvengano al di fuori degli orari di reperibilità.

Tar Lazio – Sezione Terza – sentenza n. 453/2018. Croce rossa italiana: tra i requisiti per la stabilizzazione del personale precario non è previsto l’utilizzo per 2compiti istituzionali”.Il legislatore con la legge 296/2006 ha indicato espressamente i requisiti che ha ritenuto necessari per-ché il personale non di ruolo possa beneficiare della stabilizzazione, prevedendo che per potere essere ammessi alla procedura in questione occorra avere prestato "servizio a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi".  Nessuna altra condizione si rinviene nella norma in esame. Infatti l'art. 1, co. 519, della legge n. 296/2006 non prescrive affatto che in aggiunta al requisito di servizio di almeno tre anni il personale debba essere stato utilizzato dall'Amministrazione per compiti istituzionali.

Corte di Giustizia Europea – Sezione VIII – cause riunite C-616/16 e C-617/16: la Corte è stata chiamata a pronunciarsi su borse di studio ante 1983, stabilendo un principio di diritto:una remunerazione adeguata per la formazione a tempo pieno e a tempo ridotto dei medici specialisti iniziata nel corso dell’anno 1982 e proseguita fino all’anno 1990 deve essere corrisposta per il periodo di tale formazione a partire dal 1º gennaio 1983 e fino alla conclusione della formazione stessa

Cassazione Civile – sezione Lavoro – Sentenza n. 27453 del 20 novembre 2017: La reperibilità prevista dalla disciplina collettiva si configura come una prestazione strumentale e accessoria, qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro. Il pagamento dei primi quattro turni di reperibilità non può desumersi dalla disciplina dettata, in materia di trattamento economico dei medici incaricati dell'Emergenza Sanitaria Territoriale, dall'art. 98 del-l'ACN 2005 che prevede, al comma 1, i compensi orari per ogni ora di attività ordinaria, al comma 2 i compensi per i compiti ulteriori delineati dalla contrattazione regionale sulla scorta delle indicazioni dell'art. 95 del medesimo ACN, e, in particolare, al comma 4 il pagamento delle ore eccedenti le 38 settimanali di attività ordinaria (a cui fa esplicito riferimento l'art. 93 del medesimo ACN).

Sentenze: le novità dal 22 al 26 gennaio 2018

Questa settimana:
- Responsabilità e malasanità;
- Stabilizzazione: rivendicazione del diritto alla procedura di stabilizzazione - giurisdizione

Cassazione  – IV Sezioni Penale – sentenza n. 822/2018. Responsabilità medica: la patologia derivante da malasanità va identificata. Quando è chiamato ad affrontare un caso di malasanità, il giudice deve indagare l'esatta patologia derivante dalla condotta del medico, mettendo in atto tutte le indagini e gli approfondimenti a tal fine necessari. Almeno ai fini civili, non è infatti possibile limitarsi a prendere atto del chiaro peggioramento delle condizioni del paziente e questo è quanto si evince dalla sentenza numero 822/2018 della Corte di cassazione, relativa a un caso di responsabilità dello psicoterapeuta.

Tar Campania  – Sezione V – sentenza n. 107/2018. Stabilizzazione personale precario in quanto non titolare di contratto di lavoro di tipo subordinato. I ricorrenti, che hanno svolto attività di medico o di dirigente medico sulla base di rapporti di lavoro di tipo libero–professionale, si dolgono del fatto che l’amministrazione li abbia esclusi dalla procedura di stabilizzazione in quanto non titolari di contratto di lavoro di tipo subordinato. Tuttavia, è stato evidenziato che la domanda con la quale un soggetto, che ha operato per più di un triennio presso un ente locale con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, chiede il riconoscimento del diritto alla stabilizzazione (previa assimilazione a un lavoratore con contratto di lavoro a tempo determinato) verte sulla presenza o meno delle condizioni richieste dalla legge per accedere a tale beneficio, non rilevando la natura (peraltro non concorsuale) della procedura finalizzata alla stabilizzazione, con conseguente devoluzione della giurisdizione al giudice ordinario. Nel caso di specie, i ricorrenti non contestano la correttezza formale della procedura di stabilizzazione, ma rivendicano il diritto soggettivo alla partecipazione alla procedura di stabilizzazione, attraverso la assimilazione del rapporto libero–professionale svolto a quello del pubblico impiego, e all’assunzione a tempo indeterminato.

 

Sentenze: le novità dal 15 al 19 gennaio

Questa settimana:
- Colpa in ambito sanitario;
- Congedi parentali: casi di licenziamento
- Direzione di Dipartimento e coordinamento di più strutture

Cassazione  – Sezioni Unite – informazione provvisoria n. 31. Con l’informazione provvisoria n. 31 a seguito dell’udienza del 21 dicembre 2017, le sezioni Unite della Corte di Cassazione si sono pronunciate sulla rilevanza penale della colpa medica a fronte del rispetto delle linee guida dettate in materia dalla legge n. 24/2017 esprimendo un principio di diritto sull’argomento

Cassazione  – Sezione Lavoro - Sentenza n. 209/2018. Abusa del diritto al congedo parentale chiunque non utilizzi il permesso dal lavoro esclusivamente per la cura diretta del bambino e questo giustifica il licenziamento disciplinare. La sezione lavoro della Cassazione ha così confermato la decisione della Corte d’Appello dell’Aquila nei confronti di un dipendente di una ditta privata. Questi, in permesso parentale per i «bisogni affettivi e relazionali del figlio», non aveva «svolto alcuna attività» in favore del bimbo, come aveva appurato, attraverso appostamenti e foto, un’agenzia investigativa su mandato del datore di lavoro. Il principio vale tanto per chi nei giorni di congedo si dedica ad un altro lavoro, quanto per il genitore che «trascura la cura del figlio per dedicarsi a qualunque altra attività».

Corte di Appello di Catanzaro  – Sezione Lavoro - Sentenza del 22 aprile 2017. Un sanitario invoca l'attribuzione della maggiorazione prevista dal comma nono dell'art. 39 CCNL, spettante al dirigente incaricato della direzione di un dipartimento e al destinatario di "incarichi che, pur non configurandosi con tale denominazione, ricomprendano - secondo l'atto aziendale - più strutture complesse".La disposizione contrattuale, ai fini dell'attribuzione della maggiorazione in parola, postula l'equiparazione della figura del direttore di dipartimento - che, per definizione, riveste il ruolo di coordinatore tra le varie strutture che a questo fanno capo - a quella di direttore di più strutture complesse che, sebbene non denominate dipartimento, siano, in base all'atto aziendale, tra loro connesse. Detta equiparazione, pertanto, implica che la maggiorazione de quo spetta a chi svolga funzioni che in qualche modo comportano il coordinamento tra le varie strutture facenti capo allo stesso soggetto. Nel caso di specie, i tre servizi erano dotati di piena autonomia organizzativa

Sentenze: le novità 8-12 gennaio 2018

Questa settimana:
- Consenso informato e diritto all’autodeterminazione;
- Equiparazione direttore struttura complessa primario
- Corso formazione in medicina generale ed attività lavorativa
- Responsabilità: il doppio binario
- Consenso informato: completezza dell'informazione

Tribunale di Milano – Sezione I - Sentenza del 22 novembre 2017. Con riferimento al danno da autodeterminazione è necessario che chi invoca la lesione del diritto all'autodeterminazione (da violazione del diritto ad esprimere un valido consenso su un intervento chirurgico poi subito), alleghi in modo specifico (così fornendo al giudice precisi elementi di fatto noti dai quali ricavare, in via presuntiva, i fatti ignoti che si intende provare) che, a causa dell'omessa o incompleta informazione, ha perso (in via tra loro cumulativa o alternativa) la possibilità di autodeterminarsi scegliendo, in modo meditato, il luogo ove eseguire l'intervento chirurgico poi effettuato, i medici dai quali farsi operare, i tempi dell'intervento nonché la possibilità di elaborare la necessità del predetto intervento (in tal modo abituandosi all'idea di essere costretto a subire un intervento chirurgico). Precludere tali possibilità di scelta, integra danno conseguenza perché si concreta nella privazione della libertà del paziente di autodeterminarsi circa la sua persona fisica. Libertà che, costituendo un bene di per sé, quale aspetto della generica libertà personale, viene negata e, quindi, risulta sacrificata irrimediabilmente, sì che si configura come "perdita" di un bene personale".

Tribunale di Alessandria – Sezione Lavoro - Sentenza del 20 giugno 2017.La disciplina normativa della dirigenza medica non presenta alcun aspetto che possa consentire di attribuire al direttore di struttura complessa lo statuto professionale già delineato per il primario dell'art. 7 DPR n. 128 del 1969, ma al contrario prevede che tutti i dirigenti medici siano dotati di autonomia e responsabilità legate al ruolo e all'esperienza professionale, e distingue il dirigente di struttura complessa dalla restante dirigenza medica principalmente per le funzioni di direzione ed organizzazione della struttura, e per le responsabilità di tipo organizzativo che ne derivano.

Corte dei Conti – Sezione giurisdizionale Campania - Sentenza n. 431 del 12 dicembre 2017. Il divieto di svolgere attività libero professionale da parte del medico che è stato ammesso a partecipare al corso di formazione specifica in medicina generale previsto nella citata disposizione legislativa discende da una valutazione ex ante che il legislatore ha ritenuto di porre in essere per il conseguimento di una finalità di interesse pubblico, quale è quella della massima preparazione, sia a livello teorico sia pratico, da parte di professionisti cui affidare la cura di uno dei più importanti valori, quale è la salute, riconosciuti e tutelati anche a livello costituzionale (cfr. art. 32 Cost). Risulta sussistente nella fattispecie oggetto del presente giudizio anche il nesso di causalità in quanto è dallo svolgimento di attività libero professionale da parte del sanitario che è derivato il danno per l'Azienda Sanitaria locale consistente nell'erogazione di somme a titolo di borsa di studio ad un medico corsista che, contravvenendo ad una specifica disposizione di legge (i.e. artt. 24, comma 1 e 34, comma 1 secondo periodo, d.lgs. n. 368 del 1999) non si è dedicato a tempo pieno al corso di formazione.

Tribunale di Milano – Sezione I - Sentenza n. 9670 del 27 settembre 2017.Il Tribunale di Milano, con la sentenza numero 9670/2017, ha confermato il doppio binario introdotto dalla Legge Gelli in materia di responsabilità medica, sancendo la diversa natura della responsabilità del medico e della struttura sanitaria.Più nel dettaglio, in tale pronuncia i giudici hanno affermato che in tutti i casi in cui il paziente agisce nei confronti di uno o più medici senza allegare l'esistenza di un rapporto professionale concluso con gli stessi, bisogna tenere distinto il rapporto che si instaura con la struttura sanitaria da quello che si instaura con i professionisti. Mentre il primo, infatti, è di natura contrattuale, il secondo è invece di natura extracontrattuale.

Cassazione Civile - sezione Terza - sentenza n. 26827/2017: I giudici hanno precisato che se il modulo di consenso informato sottoscritto dal paziente è del tutto generico, la sottoscrizione non basta per ritenere che il medico abbia effettivamente fornito tutte le informazioni necessarie per quel determinato trattamento sanitario.

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