Sentenze: le novità dal 10 al 14 settembre 2018

Questa settimana:
- Responsabilità: nesso causale tra condotta medico e danno;
- Licenziamento per incarichi non autorizzati;
- Responsabilità: le linee guida

Corte d’Appello di Palermo – Sezione I - sentenza del 25/06/2018 Odontoiatra: è sempre il paziente danneggiato a dimostrare l'esistenza del nesso causale tra la condotta del medico e il danno Nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica è onere dell'attore, paziente danneggiato, dimostrare l'esistenza del nesso causale tra la condotta del medico e il danno di cui chiede il risarcimento (onere che va assolto dimostrando, con qualsiasi mezzo di prova, che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio del "più probabile che non", la causa del danno), con la conseguenza che, se al termine dell'istruttoria non risulti provato il nesso tra condotta ed evento, per essere la causa del danno rimasta assolutamente incerta, la domanda deve essere rigettata.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro - sentenza 20880/2018 .Licenziamento per giusta causa legittimo se il medico non è stato preventivamente autorizzato a svolgere incarichi esterni che invece ha eseguito. Niente dubbi dalla Cassazione che ha confermato il licenziamento di un dirigente medico della Croce Rossa che nel 2011 e 2012 aveva svolto l’incarico di medici penitenziario con compensi annui superiori ai 100mila euro. Il dirigente medico avrebbe dovuto domandare al datore di lavoro pubblico l'autorizzazione allo svolgimento o alla conservazione dell'altro incari

Corte di Cassazione – IV Sezione Penale- sentenza 39733/2018 . Niente "non punibilità" secondo le legge Gelli-Bianco se c'è negligenza per disattenzione e non sono state rispettate le linee guida. A stabilirlo è stata la quarta sezione penale della Cassazione, secondo la quale la norma prevede l'esclusione della punibilità solo se siano state rispettate le linee guida o le buone pratiche, purché siano adeguate alle specificità del caso. La Cassazione ha dato ragione alla Corte d'Appello che ha accertato “la ricorrenza di profili di colpa per negligenza a carico del secondo operatore. Da tanto consegue l'inapplicabilità della novella alla fattispecie per cui è giudizio, che involge profili di colpa estranei dall'ambito applicativo della invocata causa di non punibilità, ex art. 590-sexies, cod. pen.”.

Sentenze: le novità dal 3 all’8 settembre 2018

Questa settimana:
- Consenso informato e “valore sociale dell’individuo”;
- Colpa medica grave: serve una analisi critica;
- Imperizia e omissione: quale legge applicare?

Tribunale Termini Imerese - n. 465/2018. Si torna sulla questione del consenso informato del paziente, evidenziando che alla base di esso c’è la prevalenza del “valore sociale dell’individuo” che non può non emergere in una società ispirata al rispetto e alla tutela della persona umana.. Il giudice ha condannato il medico responsabile di una Unità operativa per la decisione di trasfondere, nonostante l’opposizione, una paziente testimone di Geova ricoverata e operata per colecistectomia e poi per raschiamento uterino. Secondo i giudici al medico “non è attribuibile un generale diritto di curare a prescindere dalla volontà dell’ammalato.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 37794/2018.Colpa medica grave: serve un'analisi critica. Per stabilire se la condotta di un medico sia o meno sussumibile nell'ambito della colpa per imperizia, il giudice deve indicare le ragioni della sua valutazione sia in relazione alla fonte, sia in relazione alla natura della regola di condotta. Solo così è possibile valutare correttamente la possibilità di applicare retroattivamente la disciplina dettata dalla legge Gelli a ipotesi verificatesi durante la vigenza del decreto Balduzzi. Si tratta di indicazioni fornite nella sentenza n. 37794/2018, con la precisazione che l'art. 6 della legge Gelli "attiene al profilo squisitamente tecnico-scientifico dell'arte medica, e dunque regola la sola colpa per imperizia, consentendo al sanitario di conoscere quali saranno i parametri di valutazione del suo operato professionale qualora il caso concreto sia suscettibile di essere inquadrato in procedure prescritte da linee-guida ufficiali o da buone pratiche clinico-assistenziali".

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 36723/2018- Imperizia e omissione: tra fine 2012 e inizio 2017 si applica la Balduzzi per la colpa grave
 La Balduzzi “batte” la Gelli per i fatti di colpa medica commessi tra il 14 settembre 2012 e il 1° aprile 2017, da quando la prima legge è entrata in vigore quindi, fino all’applicazione ufficiale della seconda, “in quanto più favorevole”. A deciderlo è stata la quarta sezione penale della Cassazione (sentenza 36723/2018) che ha ricalcato le indicazioni delle Sezioni Unite (sentenza 8770/2018) circa l’utilizzo delle due leggi in caso di fatti penali inquadrabili nella colpa sanitaria, ribadendo che la Balduzzi prevale sulla Gelli/Bianco in quanto vera e propria abolitio criminis, invece della causa di non punibilità prevista dalla normativa del 2017.

Sentenze: le novità dal 27 al 31 agosto

Questa settimana:
- Responsabilità e nesso causale;
- Responsabilità e “tenuità” del danno;
- Responsabilità e patologia pregressa;
- Specializzandi ante 1982: no alla retribuzione;
- Responsabilità e consenso informato.

Corte di Cassazione - III Sezione Civile - Ordinanza n. 21008/2018.Muore di aneurisma dopo la visita del medico di famiglia. La Cassazione assolve comunque il medico perché la tempestiva visita domiciliare non avrebbe assicurato la sopravvivenza del paziente. Il decesso non è imputabile al comportamento del medico. Non c’è nesso causale.

Corte di Cassazione - IV Sezione Penale - sentenza n. 38007/2018. Condannato un sanitario della struttura per lesioni gravi e la struttura stessa quale "responsabile civile" al risarcimento del danno. La struttura non si assolve per la "tenuità del fatto" compiuto dal medico

Corte di Cassazione - III Sezione Civile - sentenza n. 20829/2018. La patologia pre-parto incide sul risarcimento di errori successivi. Per i giudici la colpa dei medici che hanno assistito durante il parto ha avuto "una concorrente incidenza causale con il pregresso stato patologico del minore che ha pesato sulla situazione finale per il 50% del danno".

Corte di Appello di Napoli - Settima Sezione Civile - sentenza n. 3676/2018. Specializzandi. Niente remunerazione per chi si è iscritto prima del 1982. La Corte di Appello di Napoli ha bocciato la richiesta di un medico iscritto ai corsi prima del 1981 ricordando che la CGUE ha affermato il dirotto alla remunerazione per le formazioni professionali iniziate nel corso del 1982.

Corte di Cassazione - III Sezione Civile - sentenza n. 20885/2018. Per la Corte vanno tenute distinte le ipotesi in cui il paziente lamenti un danno alla salute da quelle in cui lamenti la lesione del diritto all'autodeterminazione. Danno alla salute e lesioni al diritto di consenso informato devono essere tenute separate nelle sentenze. A chiarirlo è la Cassazione che si è occupata del diritto al consenso informato, indicando che le conseguenze che una sua lesione possono derivare variano in base alle diverse ipotesi che si possono verificare.

Sentenze: le novità dal 30 luglio al 2 agosto 2018

Questa settimana:
- Responsabilità e cartella clinica;
- Responsabilità e onere della prova;
- Responsabilità per rifiuto di eseguire test clinici;
- Mobilità volontaria: giurisdizione;
- Periodo di prova: licenziamento senza motivazione;
- Collocamento a riposo: diritto irrinunciabile alle ferie non godute;
- Ferie monetizzabili solo per cause eccezionali;
- Legge 104: abusiva fruizione del permesso;
- Guardia medica: condanna per aggressione e rapina;
- Dat: il parere del Consiglio di Stato

Cassazione Civile – III Sezione - Ordinanza n. 18567/2018. La mancata conservazione della cartella clinica da parte della struttura toglie la responsabilità ai medici. Prima della consegna all’archivio centrale dell’ospedale la responsabilità sia di compilare che di conservare la cartella clinica è del medico. Al momento della consegna all’archivio centrale, la responsabilità per omessa conservazione della cartella è della struttura sanitaria. A chiarirlo è l'ordinanza18567/2018 della terza sezione civile della Cassazione. La colpa dei medici si “alleggerisce” nel caso di mancata conservazione della cartella clinica dopo l’iter delle cure.

Cassazione Civile – III Sezione - Ordinanza n. 19204/2018. La Cassazione  ha respinto una richiesta di risarcimento per il decesso di una paziente per meningite batterica perché nei giudizi di responsabilità medica che rientrano nell'ambito della responsabilità contrattuale è il paziente che deve dimostrare il nesso di causalità tra la condotta del medico e il danno del quale chiede il risarcimento e in questo caso il nesso non risulta provato e la causa del danno rimane quindi incerta.

Cassazione Civile – III Sezione – Sentenza n. 19151/2018.Responsabilità medica per rifiuto di eseguire test sul feto.Il medico che sconsiglia alla futura madre di eseguire i test clinici sul nascituro è chiamato a rispondere del suo operato nei confronti della donna se poi il bambino nasce affetto dalla sindrome di down. Con la sentenza n. 19151/2018 la Corte di cassazione ha confermato la responsabilità solidale di un medico e della struttura sanitaria in cui questi esercitava la professione di ginecologo per il danno causato a una paziente dalla nascita di una bimba affetta dalla predetta patologia.

Tar Lazio –Sezione III quater- Sentenza n. 7466/2018. Non davanti al Tar i vizi procedurali di mobilità volontaria regionale. Per giurisprudenza ormai consolidata, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie aventi ad oggetto la mobilità esterna (relativa al trasferimento del dipendente pubblico tra enti del medesimo comparto o tra enti di comparti diversi), configurandosi essa come cessione del contratto di lavoro che si verifica nel corso di un rapporto già instaurato, tale da non determinare la costituzione di un nuovo rapporto di pubblico impiego o una nuova assunzione, ma comportando solo la modificazione soggettiva del rapporto di lavori già in atto.

Corte di Cassazione –Sezione Lavoro - Sentenza n. 15638/2018. I giudici respingono il ricorso di una ASL che aveva impugnato la sentenza della Corte territoriale d’Appello che, confermando la decisione del giudice di prime cure, aveva annullato, per mancanza di motivazione, il licenziamento di una dottoressa, per mancato superamento del periodo di prova. In particolare la Corte fa riferimento a quanto previsto dall’art. 14 del CCNL Area dirigenza medica e veterinaria del 8/6/2000. Dicono i giudici: “L'obbligo di motivazione prescritto dall'art. 14 della disposizione contrattuale ha la funzione di dimostrare che il recesso del datore di lavoro è stato determinato effettivamente da ragioni specifiche inerenti l'esito dell'esperimento della prova e non è dovuto a ragioni illecite o comunque estranee al rapporto ed in particolare a forme di discriminazione. Tale essendo la funzione della motivazione, non rileva l'osservanza del principio di trasparenza dell'azione amministrativa, occorrendo invece che la congruità della motivazione sia suscettibile di controllo da parte del giudice con riferimento alla finalità della prova. D'altra parte, pur in presenza di un rapporto di lavoro pubblico, si tratta di un atto avente contenuto e natura negoziale e specificamente di un atto unilaterale recettizio, che dunque deve essere completo in ogni sua parte al momento della ricezione da parte del destinatario. D'altra parte, lo stesso art. 14, comma 5, seconda parte, CCNL Dirigenza medica 8.6.2000 prescrive che il recesso dal patto di prova opera dal momento della comunicazione alla controparte ("Il recesso opera dal momento della comunicazione alla controparte. Il recesso dell'azienda deve essere motivato"); dunque, il recesso, per essere valido ed efficace, deve essere motivato, ma è pure prescritta la contestualità tra recesso e motivazione affinché lo stesso possa avere un effetto risolutivo del rapporto.”

Corte di Cassazione –Sezione Lavoro - Sentenza n. 15652/2018. Dicono i giudici: “che dal mancato godimento delle ferie deriva - una volta divenuto impossibile per l'imprenditore, anche senza sua colpa, adempiere l'obbligazione di consentire la loro fruizione - il diritto del lavoratore al pagamento dell'indennità sostitutiva, che ha natura retributiva, in quanto rappresenta la corresponsione, a norma degli artt. 1463 e 2037 cod. civ., del valore di prestazioni non dovute e non restituibili in forma specifica; l'assenza di un'espressa previsione contrattuale non esclude l'esistenza del diritto a detta indennità sostitutiva, che peraltro non sussiste se il datore di lavoro dimostra di avere offerto un adeguato tempo per il godimento delle ferie, di cui il lavoratore non abbia usufruito, venendo ad incorrere, così, nella "mora del creditore". Lo stesso diritto, costituendo un riflesso contrattuale del diritto alle ferie, non può essere condizionato, nella sua esistenza, alle esigenze aziendali.” Gli Ermellini ricordano inoltre come la sentenza n. 95 del 2016 della Corte Costituzionale, dovendo decidere sulla illegittimità o meno dell’art. 5 comma 8 del d.l. 95/2012, abbia fatto riferimento proprio alla giurisprudenza di legittimità che riconosce al lavoratore il diritto ad un'indennità per le ferie non godute per causa a lui non imputabile, anche quando difetti un'esplicita previsione negoziale in tal senso, ovvero quando la normativa settoriale formuli il divieto di "monetizzazione". Ha affermato che il diritto inderogabile sarebbe violato se la cessazione dal servizio vanificasse, senza alcuna compensazione economica, il godimento delle ferie compromesso dalla malattia o da altra causa non imputabile al lavoratore (C. cost. n. 95 del 2016)”. I giudici inoltre rimandano ai principi di diritto in materia contenuti nella sentenza n. 13860 del 2000 della Corte stessa.

Corte di Cassazione –Sezione Lavoro - Ordinanza n. 20091/2018. Ferie monetizzabili sono per cause eccezionali. Nel settore pubblico la mancata fruizione delle ferie di per sé non dà alcun diritto alla loro monetizzazione in favore del lavoratore, a meno che questi riesca a provare che la mancata fruizione dei giorni di riposo sia stato causato da «eccezionali e motivate esigenze di servizio o da cause di forza maggiore».

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - Ordinanza n. 18293/2018. Rischio licenziamento per abuso nell’utilizzo dei permessi previsti dalla Legge 104. Il lavoratore che usufruisce dei permessi di cui alla legge 104 per l'assistenza di un familiare disabile deve guardarsi bene dall'utilizzarli per proprie esigenze di vacanza. La ratio che ispira la facoltà di assentarsi dal lavoro senza perdere la retribuzione e senza intaccare le proprie ferie è infatti quella di garantire una maggiore e più proficua assistenza del disabile, anche permettendo al titolare dei permessi di ritagliarsi uno spazio per far fronte alle proprie esigenze personali. Con l’ordinanza n. 18293/2018, la Corte di cassazione ha confermato in via definitiva il licenziamento di una lavoratrice che, beneficiando della legge 104 per assistere la madre, si era allontanata dall'abitazione di quest'ultima e aveva approfittato di una giornata di permesso per recarsi con la propria famiglia in una nota località turistica. Si tratta infatti, come sancito nel caso di specie dal giudice di merito, di un'abusiva fruizione del permesso.

Cassazione Penale – II Sezione - Sentenza n. 29386/2018.L’ambulatorio della Guardia Medica si configura come privata dimora dal momento che, quantomeno in parte, il medico ha spazi privati per il riposo. Con questa affermazione è stata confermata, ad opera della seconda sezione della Corte di Cassazione penale (sentenza n. 29386 depositata il 26 giugno scorso), la pena di 7 anni di reclusione per sequestro di persona e rapina, nei confronti di due dottoresse della guardia medica.

Consiglio di Stato - Parere n. 1991/2018. La Commissione speciale del Consiglio di Stato risponde a 5 quesiti posti dal Ministero della Salute e fissa il perimetro entro cui istituire la Banca dati nazionale delle Dichiarazioni anticipate di trattamento. “Le DAT non devono avere alcun vincolo di contenuto” ed “è necessario che ci sia certezza sulla corretta formazione della volontà del dichiarante

Sentenze: le novità dal 23 al 27 luglio 2018

Questa settimana:
- Responsabilità e notorietà del rischio”;
- Urgenza e consenso informato;
- Retribuzione di risultato non è discrezionale;
- Rapporto parasubordinato: si a norme a tutela lavoro;

Cassazione Penale – IV Sezione Penale - Sentenza n. 33405/2018. Imperizia e imprudenza si configurano se il medico corre più volte lo stesso rischio pregiudicando la salute del paziente. Correre più volte lo stesso rischio con manovre pericolose, nonostante se ne conosca l’origine, può configurare per il medico imperizia e imprudenza. In questo senso la Cassazione (sentenza 33405/2018) ha accolto il ricorso del Pm e delle parti civili contro l’assoluzione di un’anestesista, accusata di aver provocato la morte di bimbo di 17 mesi dopo aver tentato per sette volte di incannulare le vene del collo del paziente, anche se in assenza di un rischio immediato di vita e nell’ambito di un intervento programmato. La notorietà dei rischi collegati ad un intervento deve indurre alla prudenza.

Cassazione Penale – IV Sezione Penale - Sentenza n. 31628/2018. L’urgenza esclude l’obbligo di consenso informato. Secondo la Cassazione salvare la vita di un paziente prevale su tutto il resto, specie in caso di emergenza e se il paziente (in questo caso con patologia psichiatrica) non è in grado di esprimere il consenso. Il medico ha l’obbligo di procedere alle cure necessarie, predisponendo i presidi e i trattamenti per prevenire conseguenze pregiudizievoli o, addirittura, letali.

Corte d’Appello di Catanzaro – Sezione Lavoro - Sentenza n. 143/2018. Dirigenza sanitaria: l'attivazione della retribuzione di risultato non costituisce una mera discrezionalità per la Asl.
La corresponsione in concreto della retribuzione di risultato al singolo dirigente non è una conseguenza automaticamente derivante dallo svolgimento della prestazione lavorativa, dipendendo essa da una molteplicità di fattori anche discrezionali per l'Ente, ma tale discrezionalità non si estende alla possibilità di non porre in essere i passaggi previsti dalla contrattazione collettiva, di seguito indicati, cui l'amministrazione era vincolata dalle norme pattizie introdotte dal 1996 in avanti.

Tribunale di Mantova – Sezione Lavoro - Sentenza n. 54/2018.Specialisti ambulatoriali: le norme a tutela del lavoro anche per rapporti parasubordinati. Secondo un consolidato orientamento di legittimità, l'art. 2087 c.c. riguarda esclusivamente i rapporti di lavoro subordinato e non anche i rapporti di lavoro autonomo.Tuttavia, in ordine alla questione relativa all'ambito della garanzia delle condizioni di sicurezza dell'ambiente di lavoro posta a carico dell'imprenditore, la Suprema Corte ha, di recente, affermato che: "è vero che questa Corte ha in più occasioni affermato che l'art. 2087 c.c. riguarda esclusivamente il rapporto di lavoro subordinato, presupponendo l'inserimento del prestatore di lavoro nell'impresa del soggetto destinatario della prestazione. Ma la predisposizione di un ambiente salubre ed esente da rischi costituisce a carico dell'imprenditore un obbligo anche nei confronti del collaboratore coordinato che per l'esecuzione del contratto debba operare all'interno dell'impresa, da cui deriva una responsabilità di natura contrattuale, nonché una possibile responsabilità penale.

Sentenze: le novità dal 16 al 20 luglio 2018

Questa settimana:
- Impossibilità esecuzione diagnosi certa;
- Anestesia senza intervento: non è omissione atti ufficio;
- Responsabilità ed omessa informazione;
- Turni di guardia e reperibilità;
- Responsabilità e linee guida;
- DG Asl: decadenza incarico;
- Specialista radiologo: indennità automatica

Cassazione Civile – IV Sezione Penale - Sentenza n. 29083/2018. Non condannabile il medico che non può eseguire una diagnosi certa durante la visita domiciliare.
Assolto dalla Cassazione un medico condannato dalla Corte d’Appello per aver omesso, dopo aver visitato il paziente, di adottare le tecniche diagnostiche necessarie a individuare la patologia in atto che aveva successivamente condotto a morte la donna. Infatti non si dava alcuna spiegazione sulla effettiva possibilità per il medico, nel corso della visita domiciliare, di poter effettuare ragionevolmente una diagnosi differenziale che gli consentisse di valutare la necessità di prescrivere antibiotici contro una infezione batterica in atto.

Cassazione Penale – VI Sezione - Sentenza n. 24952/2018. Non è omissione di atti d'ufficio il comportamento del medico che interrompe intervento perché manca il secondo chirurgo.
La Corte di Cassazione ha assolto un medico accusato in primo grado del reato previsto dall'articolo 328 del codice penale (omissione di atti d'ufficio) "perché il fatto non sussiste", ritenendo legittimo il rifiuto del medico a proseguire un'operazione in assenza del secondo chirurgo su una paziente con problemi di obesità e cuore e col rischio che svanissero prima della conclusione dell'intervento gli effetti necessari dell'anestesia.

Cassazione Civile – III Sezione - Sentenza n. 15749/2018. Responsabilità medica: le conseguenze dell'omessa informazione. Anche l'esecuzione a opera d'arte di un intervento medico-chirurgico che non abbia prodotto i risultati sperati può essere fonte di responsabilità per il sanitario. Infatti se il paziente non ha ricevuto un'adeguata informazione circa i possibili effetti pregiudizievoli non imprevedibili dell'intervento e riesce a dimostrare che, se fosse stato informato, avrebbe rifiutato di sottoporvisi, il medico deve risarcire il danno alla salute.

Tribunale di Oristano - Sezione Lavoro - sentenza n. 1613/2018.Turni di guardia e carichi di lavoro. Rigettato il reclamo presentato da una ATS contro l’ordinanza pronunciata dal Giudice che aveva proibito al datore di lavoro di adibire ai servizi di guardia interdivisionale e doppia reperibilità il personale medico dell’unità operativa di medicina in riferimento alle emergenze dei pazienti ricoverati nell’unità operativa di neuroriabilitazione di nuova apertura. Il giudice infatti in prima istanza aveva ritenuto sussistenti i requisiti di fumus boni iuris, sia per la mancanza di idonea specializzazione sia per mancanza di specifica valutazione dei rischi , e del periculum in mora atteso lo stress derivante dall’eventualità di dover intervenire in situazioni di urgenza ed in assenza delle necessarie competenze con il rischio di somministrare cure inadeguate ai pazienti.

Cassazione Civile – IV Sezione Penale - Sentenza n. 29133/2018. Responsabilità medica: la Cassazione ribadisce l’importanza del riferimento alle linee guida e condanna due medici
Due medici erano stati accusati di aver provocato la morte di un paziente, omettendo di somministrare la terapia eparinica indicata dalle linee guida. Gli imputati si erano appellati al principio della "colpa lieve" della Balduzzi ma per la Cassazione ciò può valere solo se comunque ci si è attenuti alle linee guida.

Consiglio di Stato – III Sezione - Sentenza n. 2822/2018.Dg Asl e mancato raggiungimento obiettivi di risparmio, possibile decadenza dall'incarico. Il Collegio osserva che, al fine di ritenere integrata la violazione l'art. 15, comma 11-bis, DL 95/2012, non è necessario che le direttive regionali comportino, in caso di inosservanza da parte dei propri destinatari, le conseguenze sanzionatorie espressamente giacché lo stesso giudice aveva di recente ritenuto che “quand'anche se ne volesse affermare la portata non strettamente cogente, resterebbe il fatto che l'indicazione dettata dalla Regione è certamente in grado di orientare e condizionare la prescrizione del farmaco, e ciò in ragione della fonte qualificata dalla quale essa promana e, conseguentemente, dell'influenza persuasiva che essa è in grado di esercitare sulle scelte del personale medico ospedaliero operante alle dipendenze del servizio pubblico sanitario”.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro - Ordinanza n. 14836/2018. Per lo specialista radiologo l'indennità è automatica. L'indennità di rischio da radiazioni, prevista dall'art. 1 della l. n. 460/1988, spetta in maniera automatica e nella misura più elevata, unitamente alle connesse provvidenze del congedo biologico, della sorveglianza dosimetrica e delle visite periodiche di controllo, al personale medico e tecnico di radiologia per il quale sussiste una presunzione assoluta di esposizione a rischio, inerente alle mansioni naturalmente connesse alla qualifica rivestita; al contrario, ricade sui lavoratori che non appartengano al settore radiologico e ne domandino l'attribuzione, l'onere di dimostrare l'esposizione non occasionale, né temporanea, a rischio analogo, in base ai criteri tecnici dettati dal d.lgs. n. 230/1995.

Sentenze: le novità dal 9 al 13 luglio 2018

Questa settimana:
- Perdita di chance: quando è risarcibile?
- Responsabilità: onere prova
- Il ruolo della CTU;
- Titolo di “medico” conseguito all’estero
- DG: mancato inserimento elenco idonei

Cassazione Civile - Sezione III - Sentenza n. 16919/2018 Risarcibile la perdita di chance di sopravvivere anche per pochi mesi. Determina l'esistenza di un danno risarcibile alla persona l'omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, ove risulti che, per effetto dell'omissione, sia andata perduta dal paziente la possibilità di sopravvivenza per alcune settimane od alcuni mesi, o comunque per un periodo limitato, in più rispetto al periodo temporale effettivamente vissuto. Il principio più volte espresso dalla Cassazione, viene ora ribadito con sentenza n. 16919 del 27 giugno 2018.

Cassazione Civile - Sezione III - Sentenza n. 16828/2018. Responsabilità medica: l'onere della prova nei giudizi contro la struttura.Con l'ordinanza n. 16828/2018 la Corte di Cassazione è tornata sul tema della ripartizione dell'onere della prova nel campo della responsabilità medica, in particolare soffermandosi sull'ipotesi in cui sia dedotta una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria per l'inesatto adempimento della prestazione medica.

Cassazione Civile - Sezione III - Ordinanza n. 15745/2018. In tema di responsabilità medico-chirurgica, l'accertamento giudiziale dei fatti non può prescindere dalle conoscenze tecniche specialistiche, che sono necessarie sia per comprendere gli eventi per i quali è causa, sia per la loro stessa rilevabilità. Tale circostanza conferisce alla CTU il ruolo di fonte oggettiva di prova posto che "il giudice può affidare al consulente non solo l'incarico di valutare i fatti accertati, ma anche quello di accertare i fatti medesimi".

Tar Lazio - Sezione III quater - Sentenza n. 6590/2018.Titolo di medico denominato "Diploma di laurea - Dottore in medicina" conseguito all'estero. Nel ricomprendere nella procedura di riconoscimento dei titoli accademici anche quelli conseguiti nelle altre nazioni entrate nella CE dopo il 2005, comunque il legislatore non ha eliminato il propedeutico parere della Conferenza di Servizi per l'attribuzione della misura compensativa.

Tar Lazio - Sezione III quater - Sentenza n. 6604/2018. Direttori Generali: mancato inserimento nell’elenco degli idonei. Il Ministero ha motivato la mancata valutazione in assenza di attestato di frequenza del corso di formazione in materia sanitaria pubblica e di organizzazione e gestione sanitaria, ai sensi dell'art. 3 bis, comma 4, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, imposto quale requisito di accesso alla selezione dall'articolo 1, comma 4, lett. c.) del D.Lgs. n. 171 del 2016 e s.m. e dall'art. 2, comma 1, lett. c), dell'Avviso pubblico di selezione.

Sentenze: le novità dal 18 al 23 giugno 2018

Questa settimana:
- Attività antisindacale: L'Anaao vince a Frosinone;
- Cura con omeopatia: sospeso dal servizio;
- Criteri per selezionare le strutture accreditate;
- Assistenza a disabile: negato il trasferimento;
- Distinzione ospedale classificato e strutture SSN

TRIBUNALE DI FROSINONE - Sentenza n. 650 - 2018  - Attività antisindacale: l’Anaao vince a Frosinone. Il giudice del Lavoro di Frosinone ha accolto il ricorso presentato dall’Anaao Assomed e da altri sindacati, dichiarando l’antisindacabilità della condotta dell’Asl consistita nell’emanazione della delibera 2365 del 22 dicembre 2017, ordinandone l’annullamento e la rimozione di ogni effetto da essa derivato e l’immediata convocazione del tavolo contrattuale per l’espletamento delle procedure previste dalla contrattazione collettiva di categoria. Ha condannato altresì l’Azienda alle spese. L’Ausl di Frosinone, infatti, nonostante il Decreto del Tribunale del 13.04.2016 con cui era stata ordinata l’immediata convocazione del tavolo contrattuale per l’espletamento delle procedure previste dalla contrattazione collettiva di categoria e nonostante le diffide dei Sindacati era priva di contratto integrativo decentrato. In particolare la parte ricorrente rivendicava la palese illegittimità della delibera adottata dall’Azienda recante l’Adozione di un nuovo sistema di pesatura aziendale. Nel pieno delle trattative per la stipula del contratto integrativo decentrato, in data 22.12.2017, il Commissario Straordinario della ASL aveva unilateralmente adottato la delibera n. 2365/17 con cui, senza alcun accordo sindacale e in palese violazione della normativa aveva revocato le precedenti delibere e rideterminato unilateralmente il nuovo sistema di pesatura delle strutture dirigenziali e quindi il valore economico degli incarichi dirigenziali.La materia della “graduazione delle funzioni degli incarichi dirigenziali” costituisce l’adempimento con il quale l’azienda sanitaria stabilisce la cd “Pesatura” di ogni incarico dirigenziale, e quindi si sostanzia nell’indicazione del punteggio per ciascun incarico di struttura complessa, di struttura semplice, di alta professionalità a fronte della indicazione del valore economico del singolo punto. Secondo la normativa richiamata, sussiste un obbligo di contrattazione integrativa in ordine alle materie, come quella di specie, implicante proprio l’erogazione di risorse destinate al trattamento economico della dirigenza medica o veterinaria.

Corte di Cassazione – Quarta Sezione Penale - Sentenza n. 27420/2018. La Cassazione sancisce la legittimità della misura della sospensione dalla professione prevista dal GIP e poi confermata dal Tribunale per il medico che cagiona la morte di un paziente ostinandosi a curarlo in maniera alternativa con l'omeopatia, ignorando quanto prescritto nei protocolli.

Tar Calabria – Reggio Calabria Sezione I - Sentenza n. 284/2018. In base alle articolate previsioni di cui all'art. 8 quater del d.lgs. n. 502/92, la scelta in ordine all'accreditamento o meno di determinate strutture private dipende da due fattori distinti, l'uno relativo alla programmazione del servizio, su basi periodiche, e l'altro relativo alla "domanda" (e non all'offerta) del servizio sanitario, che è da accertarsi concretamente ed in maniera periodica, sia in relazione alla sua effettiva ed attuale dimensione, sia in relazione ai prevedibili flussi futuri, ciò in funzione sia della corretta pianificazione dell'attività delle strutture sanitarie, che del contenimento della spesa e della qualità del servizio.

Tar Toscana – Firenze - Sentenza n. 772/2018. Negato il trasferimento chiesto per poter prestare assistenza al padre disabile. Grava sull'amministrazione datrice di lavoro l'onere di dimostrare l'esistenza di ragioni oggettive tali da rendere prevalente l'interesse organizzativo a trattenere il dipendente nell'attuale sede e, per l'effetto, recessivo l'interesse alla tutela del congiunto disabile al quale prestare assistenza; fermo restando che la necessità di assicurare l'apporto assistenziale alla persona in condizione di handicap si configura prevalente e prioritaria rispetto ai trasferimenti da effettuarsi secondo gli interpelli periodici a livello nazionale, volti a soddisfare, di massima, le esigenze di rientro nella sede di origine in base all'anzianità di servizio maturata.

TAR Lazio – Sezione III-quater – sentenza n. 5214 del 13 marzo 2018. La distinzione degli ospedali classificati (secondo la terminologia usata nella L. n. 132 del 1968) dalle strutture pubbliche del SSN è stata confermata sia dalla L. n. 833 del 1978 (che ha istituito il SSN) sia dalla normativa successiva introdotta con il D.Lgs. n. 502 del 1992 e successive modifiche, che ha espressamente escluso qualsiasi innovazione per la disciplina relativa agli ospedali classificati (di cui all'art. 41 della L. n. 833 del 1978). Anche il più recente D.L. n. 112 del 2008 (convertito nella L. n. 133 del 2008) conferma la distinzione tra strutture sanitarie pubbliche ed ospedali classificati, ove si consideri che, all'art. 79, dispone che le attività assistenziali delle strutture equiparate con oneri a carico del SSN sono esercitate esclusivamente nei limiti di quanto stabilito dagli specifici accordi di cui all'art. 8 quinquies del d.lgs. n. 502/1992.

Sentenze: le novità 11-15 giugno 2018

Questa settimana:
- Intramoenia deve essere autorizzata;
- Colpa medica: risarcimento agli eredi;
- Specializzandi anni accademici successivi al 1998;
- Master II livello e corsi perfezionamento
- Equipollenza massoterapisti e fisioterapisti

Corte di Cassazione – Seconda Sezione Penale - Sentenza n. 25976/2018. Intramoenia. Se il medico non ha autorizzazione formale e non versa quota all'azienda è peculato. L'Intramoenia deve essere formalmente autorizzata dalla struttura pubblica che deve anche ricevere dalla visita e/o dalla prestazione il suo corrispettivo. Altrimenti, come ha deciso la Cassazione, seconda sezione penale, con la sentenza 25976/2018, il reato è quello di peculato, appropriazione indebita, cioè, o distrazione a profitto proprio o altrui, di denaro o altro bene mobile appartenente ad altri, commessa da un pubblico ufficiale che ne abbia il possesso in ragione del suo ufficio

Tribunale di Milano – prima sezione civile - Sentenza n. 2814/2018: Colpa medica: risarcimento agli eredi anche per la breve durata del fine vita. Rientra indubbiamente nel patrimonio della vittima il danno per lesioni della propria integrità psicofisica provocatogli dall'agonia protrattasi, fino alla morte, dopo un lasso di tempo pur minimamente apprezzabile dal fatto colposo di omessa diagnosi a fronte di una patologia già in corso.

Corte di Cassazione – Sezione VI – ordinanza n. 13445 del 29 maggio 2018: Specializzandi anni accademici successivi al 1998 ed anteriori al 2006/2007. Nessuna estensione del trattamento economico per gli iscritti ai corsi di specializzazione negli anni accademici successivi al 1998 ed anteriori al 2006/2007.

TAR Calabria – Catanzaro sezione I - sentenza n. 1166 del 9 maggio 2018 . Diversa valutazione dei master di II livello e dei corsi di perfezionamento rispetto al diploma di specializzazione. Il diploma di specializzazione e quello di master configurano titoli di studio differenti. In particolare, ai sensi dell'art. 3 del D.M. 3 novembre 1999, n. 509, così come modificato dal D.M. n. 270 del 2004, recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei, i corsi di specializzazione hanno l'obiettivo di fornire allo studente conoscenze e abilità per funzioni richieste nell'esercizio di particolari attività professionali e possono essere istituiti esclusivamente in applicazione di specifiche norme di legge o di direttive dell'Unione Europea, mentre i master universitari sono corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e ricorrente, successivi al conseguimento della laurea o della laurea specialistica, che le università possono autonomamente attivare, disciplinandoli nei regolamenti didattici di ateneo.
Tali diversità, relative anche al valore del titolo di studio rispettivamente conseguito, giustificano la diversa valutazione dei master di II livello e dei corsi di perfezionamento rispetto al diploma di specializzazione.

Consiglio di Stato - ordinanza n. 3554 11 giugno 2018. Equipollenza massoterapisti e fisioterapisti.Secondo la sezione del Consiglio di Stato che ha rimesso la decisione finale all'adunanza plenaria,  il massofisioterapista è un operatore di “interesse sanitario” e come tale l’equipollenza del titolo al diploma universitario dovrebbe valere in termini molto ristretti, "solo per il periodo transitorio di due anni dal 1 gennaio 1994 in cui si sarebbe dovuto compiere il riordino, e solo per i diplomi conseguiti all’esito di un corso già regolamentato a livello nazionale, ovvero solo in presenza di moduli formativi la cui uniformità ed equivalenza fossero già state riconosciute nel regime pregresso.

Sentenze: le novità 4-8 giugno 2018

Questa settimana:
- Responsabilità: danno da nascita malformata
- Responsabilità: imperizia e “valore del medico”
- Lesione macropermanente: risarcimento danno patrimoniale
- Il giudice non può operare valutazioni sanitarie
- Tariffe e tetto di spesa
- Responsabilità ed omissioni atti d’ufficio

Corte di Cassazione – Sentenza n. 12567/2018. Danno da nascita malformata. Le Sezioni Unite compongono il contrasto. Dall'ammontare del danno subito da un neonato in fattispecie di colpa medica, e consistente nelle spese da sostenere vita natural durante per l'assistenza personale, deve sottrarsi il valore capitalizzato della indennità di accompagnamento che la vittima abbia comunque ottenuto dall'Inps in conseguenza di quel fatto. questo è il principio di diritto contenuto nella sentenza n. 12567 della Corte di Cassazione, sezione Unite, depositata il 22 maggio che, con ampia ed articolata motivazione ha risolto il conflitto.

Corte di Cassazione – Sezione quarta penale - sentenza n. 24384/2018. Non è corretto escludere l'imperizia sulla base del valore del medico. Secondo la Cassazione non è corretto escludere l'imperizia sulla base del valore del medico. Per la Corte i giudici di primo grado avevano escluso l'imperizia scegliendo l'imprudenza per evitare la non punibilità prevista dalla legge Gelli-Bianco. Allo stesso modo hanno omesso di verificare il grado di colpa che, se lieve, avrebbe fatto scattare gli effetti della Balduzzi per chi segue le linee guida anche in caso di imperizia, negligenza o imprudenza

Corte di Cassazione – Sezione sesta civile - sentenza n. 12572/2018. Risarcimento del danno patrimoniale da lesione della capacità lavorativa generica per lesione macropermanente in occasione della nascita. In tema di risarcimento del danno alla persona, sussiste la risarcibilità del danno patrimoniale soltanto qualora sia riscontrabile la eliminazione o la riduzione della capacità del danneggiato di produrre reddito, mentre il danno da lesione della cenestesi lavorativa, che consiste nella maggiore usura, fatica e difficoltà incontrate nello svolgimento dell'attività lavorativa, non incidente neanche sotto il profilo delle opportunità sul reddito della persona offesa (c.d. perdita di chance), risolvendosi in una compromissione biologica dell'essenza dell'individuo, va liquidato in modo onnicomprensivo come danno alla salute.

Tribunale Santa Maria Capua Vetere – sentenza n. 93/2018. Le cognizioni tecniche del c.t.u. hanno una funzione integrativa delle conoscenze tecnico-giuridiche del giudice. Il sindacato del giudice sulla consulenza tecnica deve ritenersi limitato, non diversamente da quanto avviene per il sindacato della Cassazione sulle sentenze di merito, ai soli vizi di violazione di legge ovvero ai vizi della motivazione, non potendo il giudice sindacare il merito delle valutazioni mediche operate dal consulente. Le cognizioni tecniche del c.t.u. hanno infatti una funzione integrativa delle conoscenze tecnico-giuridiche del giudice, senza che possa determinarsi alcuna sovrapposizione o interferenza tra le due sfere di competenza.

Consiglio di Stato – sentenza n. 2659/2018. I limiti tra la determinazione delle tariffe delle prestazioni sanitarie e la osservanza del tetto di spesa. Il principio della osservanza del tetto di spesa rappresenta un vincolo ineludibile; costituisce la misura delle prestazioni sanitarie che il Servizio sanitario nazionale può erogare e che può quindi permettersi di acquistare da ciascun erogatore privato. La portata di tale principio si estende anche al contenzioso in materia di determinazione delle tariffe delle prestazioni sanitarie, atteso che anch'esso soggiace al principio della invarianza dei tetti di spesa rispetto agli incrementi tariffari.

Corte di Cassazione – VI Sezione Penale - sentenza n. 24952/2018. Non è omissione di atti d'ufficio il comportamento del medico che interrompe intervento non urgente, ma su un paziente problematico, perché manca il secondo chirurgo. La Corte di Cassazione ha assolto un medico accusato in primo grado del reato previsto dall'articolo 328 del codice penale (omissione di atti d'ufficio) "perché il fatto non sussiste", ritenendo legittimo il rifiuto del medico a proseguire un'operazione in assenza del secondo chirurgo su una paziente con problemi di obesità e cuore e col rischio che svanissero prima della conclusione dell'intervento gli effetti necessari dell'anestesia.

Sentenze: le novità dal 28 maggio al 1 giugno 2018

Questa settimana:
- Responsabilità: colpa equipe;
- Il Tar boccia il tempario;
- Tagli alla sanità: l’alt della Consulta;
- Incomprimibilità dei Lea e limiti orario lavoro;
- Direttore distretto: natura non concorsuale incarico;
- Acn: valutazione titoli

Corte di Cassazione – Sezione quarta penale - sentenza n. 22007/2018 . Il singolo professionista che fa parte di un'équipe non può mai essere considerato unico responsabile di un danno al paziente (in questo caso deceduto), ma ogni componente deve controllare che gli altri svolgano bene i propri compiti. A chiarirlo è la Cassazione (IV sezione penale, sentenza 22007/2018) che ha annullato una sentenza della Corte di Appello con cui si sono condannati solo alcuni componenti dell’équipe per omicidio colposo

Tar Lazio  – sentenza n. 06013/2018. Bocciato il tempario che fissa la durata delle prestazioni specialistiche. Stop al cronometro per le visite mediche, che non può essere considerato una possibile soluzione al problema delle liste d'attesa, un fenomeno da affrontare puntando piuttosto su un "aumento delle risorse umane e strumentali da adibire ad un così delicato settore quale quello della pubblica sanità". Con queste motivazioni il tar Lazio ha dichiarato illegittimi i "tempari" introdotti unilateralmente dalla regione Lazio con decreto, fissando una durata massima di 63 esami e visite specialistiche.

Corte Costituzionale – sentenza n. 103/2018 - Tagli alla Sanità: l'alt della Consulta. La Corte Costituzionale ha ritenuto incostituzionale che i tagli ai fondi regionali, in gran parte utilizzati per finanziare la sanità pubblica, non abbiano una temporalità definita, siano cioè stati prolungati e addirittura raddoppiati a tutto il 2020 anche per le Regioni “virtuose”, che hanno rispettato i precedenti parametri di bilancio. La Corte ha riconosciuto che continuando in questo modo il rischio è quello di arrivare all’impossibilità di assicurare il rispetto dei LEA e quindi di non riuscire a garantire ai cittadini-contribuenti il diritto alla salute sancito dalla Costituzione.

TAR Puglia Bari - Sezione II – sentenza n. 566 del 13 aprile 2018. Nella redazione degli atti di definizione delle dotazioni organiche delle Asl nell’ambito di un più ampio piano di rientro finanziario del servizio sanitario va sempre valutata sia la incomprimibilità sia dei Lea che dei limiti di durata dell’orario di lavoro del personale medico.Il Collegio ritiene fondate le censure di eccesso di potere sotto i vari profili illustrati nel ricorso per motivi aggiunti poiché gli atti di programmazione impugnati non tengono conto dell'incomprimibilità dei LEA, né dei limiti di durata dell'orario di lavoro del personale medico - da ultimo oggetto di procedura d'infrazione in sede comunitaria per violazione dell'obbligo di garantire al lavoratore undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore - che con l'approvazione degli atti impugnati hanno subito inammissibili deroghe rispettivamente in diminuzione e in aumento. Le dotazioni organiche oggetto di gravame infatti hanno dichiaratamente anteposto il rispetto dei limiti di spesa per il personale all'appropriatezza della prestazione sanitaria, senza considerare che il combinato disposto delle disposizioni sopra riportate contiene una clausola di salvaguardia, senza la quale ne sarebbe fondato il sospetto d'incostituzionalità, che ammette misure alternative nel rispetto dell'autonomia finanziaria delle regioni ex art. 119 Cost. ove l'obiettivo prefissato della riduzione di spesa interferisca in concreto con l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza.

TAR Calabria – sentenza n. 234 del 2 maggio 2018. Le procedure di selezione avviate dalle ASL, sia che riguardino il conferimento dell’incarico di dirigente di struttura complessa (in base al d.lgs. 502 del 1992, art. 15-ter), sia che si riferiscano al conferimento dell’incarico di direttore di distretto socio – sanitario 8in base al medesimo d.lgs. n. 502 del 1992, art. 3-sexie) non hanno carattere concorsuale.

TAR Molise – sezione I - sentenza n. 241 del 24 maggio 2018. E’ illegittimo valutare titolo nuovi e diversi rispetto a quelli stabiliti dall’Acn. Secondo l’accordo collettivo nazionale in vigore (2015) non rilevano le attività svolte “a qualsiasi titolo” nella branca principale, ma solo le modalità di svolgimento della prestazione specialistica tassativamente disciplinate dal vigente Acn.

Sentenze: le novità 21-25 maggio 2018

Questa settimana:
- Indennità di esclusività: Anaao vince ad Enna;
- Legge Gelli: i fatti antecedenti la legge 24;
- Responsabilità medica: errato intervento;
- Stabilizzazione: giurisdizione ordinaria;
- Consenso informato e diritto di autodeterminazione;
- Continuità assistenziale

Tribunale di Enna  – sentenza n. 281/2018: Il Tribunale di Enna ha accolto il ricorso, patrocinato dall’Anaao, riconoscendo il diritto all’incarico ed allo scatto dell’indennità di esclusività. Interessanti le motivazioni che riproducono quanto più volte sostenuto dall’Associazione sulla questione. In breve:
- L’indennità di esclusività quale trattamento aggiuntivo da attribuire ai dirigenti medici con rapporto esclusivo, voce stipendiale destinata a remunerare proprio la particolare tipologia di rapporto di lavoro esclusivo, una sorta di contropartita; da qui si evince il carattere straordinario dell’indennità ed in quanto tale da ritenersi al di fuori del blocco stipendiale
- Tale emolumento esula dal blocco in quanto correlato allo specifico incarico che l’amministrazione è obbligata ad attribuire all’esito del positivo superamento di procedura valutativa al compimento del quinto anno.
- Indennità di esclusività costituisce evento ordinario nella dinamica del rapporto di lavoro, ma elemento straordinario della dinamica retributiva legata al superamento positivo della valutazione e affidamento incarico, quindi prevista dal contratto ma non automatica

Tribunale di Avellino – sentenza n. 1806/2017: Ai fatti verificatisi prima della entrata in vigore della cd Legge Gelli si applicano i principi del precedente quadro normativo La legge "Gelli" (legge n. 24/2017) stabilisce che la responsabilità dell'esercente la professione sanitaria sia collocata nella responsabilità aquiliana pur prevedendo la clausola di salvezza rappresentata dall''assunzione di un'obbligazione contrattuale con il paziente" senza riconoscere l'applicazione retroattiva di tale disciplina prevalendo in tal caso la disciplina di cui all'art. 11 disp. prel. c.c., ne consegue che ai fatti verificatisi prima della sua entrata in vigore si applicano i principi del precedente quadro normativo e quindi la responsabilità contrattuale del medico fondata sulla teoria del contatto sociale. La responsabilità della struttura sanitaria nei confronti del paziente è di natura contrattuale derivante dall’inadempimento dell’atipico contratto di spedalità. Risponde anche dei danni cagionati dal suo ausiliario ed anche in assenza di un rapporto di lavoro subordinato.

Tribunale di Crotone  – sentenza n. 363/2018: L'atteggiamento imprudentemente attendista adottato dai sanitari del presidio ospedaliero fece sì che si verificassero quelle interazioni chimico-fisiche tra mucosa esofagea e elementi contenuti nella batteria a bottone che cagionarono ustioni, perforazioni e fistole e tanto nonostante le linee guida, ampiamente note e di doverosa conoscenza da parte di personale medico/paramedico di un centro di emergenza/pronto soccorso, indicano come tempo massimo di rimozione di una batteria a bottone dall'esofago un lasso temporale di 2 ore, posto che dopo tale lasso temporale la probabilità di ustioni perforazioni è estremamente elevata.

Tar Lazio – sezione III quater - sentenza n. 2916  - L'accertamento del possesso del requisito per la stabilizzazione va fatto valere dinnanzi al giudice ordinario. Il rapporto di lavoro pubblico privatizzato - Collaboratore Professionale Infermiere presso l'ASL - con contratto a tempo indeterminato, ricade nella giurisdizione del giudice ordinario, ancorché vengano gravati provvedimenti dell'autorità amministrativa competente. Nella misura in cui si fa valere il possesso del requisito per la stabilizzazione, si agisce per vedere riconosciuto il proprio diritto soggettivo alla proroga del contratto di lavoro a tempo determinato.

Corte di Cassazione – Terza sezione civile - ordinanza n. 11749/2018 - Se un intervento chirurgico non ha esito positivo e il paziente lamenta un mancato consenso informato, è lui a dover dimostrare che se lo avesse avuto in modo corretto non si sarebbe fatto operare. Tuttavia a Lui spetta il danno non patrimoniale da mancata richiesta e, quindi, l'impossibilità di autodeterminar

Corte di Appello di Roma –sezione II - sentenza n. 512/2018 - Continuità assistenziale: richiesta di maggiori compensi per mancato rispetto del rapporto ottimale tra medici e assistibili
Nel caso in esame, il diritto al maggior compenso, in assenza di una fonte normativa, non può farsi discendere automaticamente dal mancato rispetto del rapporto ottimale medico/assistibili, che opera sul piano della efficienza del sistema sanitario, laddove il rapporto in questione costituisce il livello minimo diretto ad assicurare uno standard di assistenza accettabile da un punto di vista qualitativo e quantitativo. Come inoltre ritenuto dal Tribunale, difetta ogni allegazione in ordine allo svolgimento da parte degli appellanti di prestazioni ulteriori rispetto a quelle concordate, né le parti appellanti hanno dedotto in modo specifico, nel ricorso di primo grado, di avere subito un aggravio delle condizioni di lavoro, in relazione ad orario, turni e modalità della prestazione, in conseguenza del mancato adeguamento della pianta organica.

Sentenze: le novità 14-18 maggio 2018

Questa settimana:
- Responsabilità dell’ospedale e condotta degli operatori;
- Assenza di una giornata da lavoro senza giustificazione;
- Legittimazione ad agire del sindacato;
- Fumare è una scelta consapevole: nessun risarcimento;
- Vaccini: legittimo il risarcimento;
- Restituzione somme Asl e buona fede medico;
- Enpam contributo del 2%.

Cassazione Civile – sentenza n. 6689 del 19/03/2018 - La responsabilità dell’Ospedale prescinde dall’accertamento di una condotta negligente dei singoli operatori. Nell’esercizio dell’attività medica occorre distinguere la responsabilità gravante sulla struttura sanitaria da quella di cui è chiamato a rispondere il singolo medico che, in concreto, ha posto in essere la condotta colposa pregiudizievole per il paziente. Con riguardo alla prima ipotesi di responsabilità, dottrina e giurisprudenza sono sempre state concordi nell’inquadrare la medesima nell’ambito della responsabilità contrattuale, sul rilievo che l’accettazione del paziente in ospedale, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto. È stato altresì ormai da tempo chiarito che il rapporto paziente-struttura va considerato in termini autonomi dal rapporto paziente-medico, e qualificato come un autonomo e atipico contratto a prestazioni corrispettive (da taluni definito contratto di spedalità, da altri contratto di assistenza sanitaria) al quale si applicano le regole ordinarie sull’inadempimento.

Cassazione Lavoro – ordinanza n. 10086 del 24/04/2018. Niente sanzioni a lavoratore assente per un giorno senza certificato. A stabilirlo la Corte di Cassazione che, con ordinanza, ha respinto il ricorso di Poste nei confronti di un portalettere che si era assentato per un'intera giornata giustificando soltanto un paio d'ore per la visita in un ambulatorio medico e non producendo per il resto alcun certificato di malattia. Ad avviso degli Ermellini, va confermata la decisione di merito che aveva sottolineato che il comportamento del lavoratore non rientrava "nell'ipotesi di simulazione della malattia o di altri impedimenti ad assolvere gli obblighi di servizio in assenza della prova della simulazione". Correttamente la Corte d'Appello di Milano aveva escluso "che la produzione di documentazione medica insufficiente ad attestare l'esistenza della malattia fosse sufficiente a dimostrare la simulazione della malattia medesima" ed aveva proceduto "a verificare se la condotta contestata potesse essere ricondotta ad una delle altre ipotesi sanzionate con l'irrogazione della sospensione dal servizio", escludendo tale evenienza.

Tribunale di Salerno – sentenza n. 769 del 15/03/2018. In primo luogo è necessario che lo statuto dell'ente preveda, come fine istituzionale, la protezione di un determinato bene "a fruizione collettiva". In secondo luogo, è necessario accertare in concreto che la rappresentatività dell'ente nei confronti dei propri associati "sia tale da consentirgli di intervenire a tutela di un interesse da considerarsi non come semplice sommatoria degli interessi dei singoli associati, ma come interesse proprio dell'associazione". In altre parole, il fatto che un certo atto datoriale incida contestualmente su una pluralità di posizioni soggettive, non fa insorgere, automaticamente, un interesse collettivo in capo all'ente sindacale rappresentativo, specie laddove le situazioni individuali siano e restino differenziate l'una dall'altra. Il sindacato può agire in giudizio per far valere interessi suoi propri ed esclusivi, ma non degli associati, atteso che questi sono autonomi e responsabili soggetti di diritto, per cui la tutela giudiziale del loro interesse non può prescindere dall'autodeterminazione al giudizio dei singoli interessati, ed il fatto che una controversia, che riguarda singoli lavoratori, possa interessare indirettamente la generalità degli appartenenti alla categoria non la trasforma da individuale a collettiva".

Cassazione Civile – sentenza n. 11272/2018. La Cassazione ha respinto il ricorso di un fumatore, deceduto per tumore prima della chiusura del processo, contro l'azienda produttrice delle sigarette e il ministero della Salute. Per i giudici che il fumo sia dannoso è un fatto notorio dagli anni 70 e non vale neppure l'accusa alla casa produttrice di aver inserito nelle sigarette delle sostanze che danno assuefazione, perché secondo i giudici non annullano la volontà.

Cassazione Lavoro – sentenza n. 11339/2018. Vaccini: per la Cassazione legittimo il risarcimento anche per quelli non obbligatori. Nella sentenza della Corte di Cassazione n. 11339 del 10 maggio 2018 si spiega che non è costituzionalmente lecito, sulla base degli articoli 2 e 32 della Costituzione, richiedere che il singolo esponga a rischio la propria salute per un interesse collettivo, senza che la collettività stessa sia disposta a condividere, come è possibile, il peso delle eventuali conseguenze.

Tribunale di Salerno – sentenza n. 771/2018. La buona fede del medico convenzionato non è sufficiente ad escludere la restituzione delle somme alla Asl. In materia di impiego pubblico privatizzato, nel caso di domanda di ripetizione dell'indebito proposta da un'amministrazione nei confronti di un proprio dipendente, in relazione alle somme corrisposte a titolo di retribuzione, qualora risulti accertato che l'erogazione è avvenuta "sine titulo", la ripetibilità delle somme non può essere esclusa per la buona fede dell'"accipiens", in quanto questa norma riguarda, sotto il profilo soggettivo, soltanto la restituzione dei frutti e degli interessi. Del resto, il recupero ha carattere di doverosità e costituisce esercizio, di un vero e proprio diritto soggettivo a contenuto patrimoniale, non rinunziabile, in quanto correlato al conseguimento di quelle finalità di pubblico interesse, cui sono istituzionalmente destinate le somme indebitamente erogate, mentre le situazioni di affidamento e di buona fede dei percipienti rileverebbero ai soli fini delle modalità con cui il recupero deve essere effettuato, in modo cioè da non incidere in maniera eccessivamente onerosa sulle esigenze di vita del dipendente

Cassazione Lavoro – sentenza n. 10959/2018. Le società di capitali convenzionate devono pagare i contributi calcolati sul fatturato e non sui compensi pagati ai camici bianchi. I medici e gli odontoiatri che esercitano la professione per le società accreditate con il Servizio sanitario nazionale hanno diritto a un contributo calcolato sul fatturato delle strutture. A stabilirlo in modo inequivoco è stata la Corte di Cassazione mettendo fine a un’annosa diatriba. Dal 2004, infatti, per legge le strutture private accreditate con il Ssn devono destinare il 2 per cento del loro fatturato in convenzione al Fondo degli specialisti esterni dell’Enpam. In molti casi però le società si sono opposte al pagamento avviando contenziosi e cercando di far passare il principio che i contributi, al massimo, fossero dovuti sui compensi pagati ai medici e non sulle somme, ben più elevate, fatturate alle Asl.

Sentenze: le novità 7-11 maggio 2018

Questa settimana:
- Obbligo Pos: no alle sanzioni dei medici;
- Inverosimile ipotizzare lesione a distanza;
- Perequazione del personale universitario non docente;
- Contratto: conversione a T.I.;

Consiglio di Stato – parere n. 1104/2018 - Secondo il Consiglio di Stato (che con un parere risponde al Ministero dello Sviluppo che aveva sottoposto il decreto con le sanzioni per imprese e professionisti sprovvisti di Pos), non è punibile perché in Italia nessuna legge ha definito le sanzioni e un decreto Ministeriale come quello del MiSe non può introdurre punizioni senza che norme approvate dal Parlamento, di rango più elevato, lo prevedan

Corte dei Conti – Sezione giurisdizionale Sicilia - sentenza n. 290/2018 . Per la Corte dei Conti è inverosimile ipotizzare una lesione a dodici giorni dall’intervento. Il Collegio, nella fattispecie, alla luce di tutte le informazioni presenti al fascicolo, ha osservato che la resezione accidentale dell'arteria splenica, essendo una tra le arterie più importanti dell'addome, non sarebbe potuta passare inosservata in sala operatoria ma avrebbe causato una emorragia immediata e consistente per la fuoriuscita rapida di sangue in sincronia con le pulsazioni cardiache, con conseguente immediata alterazione dei valori ematici della paziente fino anche al raggiungimento in breve tempo dell'evento infausto, in caso di mancato pronto intervento. Alla luce di quanto rappresentato risulta inverosimile ipotizzare una lesione accidentale dell'arteria splenica palesatasi a distanza di ben dodici giorni dall'intervento operatorio.

Consiglio di Giustizia Amministrativa – Sezione Sicilia - sentenza n. 207/2018 - Personale universitario: negata la equiparazione tra la VIII qualifica universitaria e la X qualifica ospedaliera La perequazione va effettuata tra professionalità omogenee (distintamente per medici, farmacisti, biologi, chimici, fisici, psicologi). Nell'ambito dei profili omogenei, la perequazione del personale universitario non docente (qui rilevante) è poi affidata a criteri sostanziali (a differenza di quella del personale docente medico per il quale si applica l'art. 102 DPR n. 312 del 1980). Detta equiparazione deve attuarsi con riferimento, oltre che all'anzianità, alle mansioni svolte nella funzione assistenziale; tale riferimento, non potendo derivare automaticamente dalla qualifica ricoperta nella carriera di appartenenza, deve attuarsi con adeguata istruttoria, che deve risultare frutto di accertamenti e valutazioni atti a sorreggere la scelta tra le varie qualifiche ipotizzabili come corrispondenti. Dirimente, in tal senso, è la considerazione che l'art. 31 comma 1 del DPR n. 761 del 1979 ai fini dell'equiparazione al personale delle unità sanitarie locali, fa riferimento alle "pari funzioni, mansioni e anzianità". Proprio quest'ultimo inciso esclude che il riconoscimento dell'indennità a favore del personale universitario non docente dei policlinici avvenga in modo automatico, senza un'adeguata istruttoria che valuti attentamente quale sia la qualifica corrispondente da scegliere ai fini dell'equiparazione.

Tribunale di Isernia – Sezione Lavoro - sentenza del 16/03/2018 - Abusivo ricorso alla contrattazione a termine e rivendicazione della conversione del rapporto a tempo indeterminato. L'impossibilità della conversione permane anche alla luce della citata sentenza del 26 novembre 2014 della Corte di Giustizia, la quale, sul punto, se da un lato ha censurato la normativa di settore per non contemplare misure dirette a prevenire e sanzionare il ricorso abusivo ai contratti a termine, dall'altro ha ricordato che l'accordo quadro non enuncia un obbligo generale degli Stati membri di prevedere la trasformazione dei contratti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, all'uopo ricordando la sentenza del 3 luglio 2014, F. e a., in causa C-362/13. Pertanto, essendo pacifico che la parte ricorrente abbia prestato attività lavorativa alle dipendenze dell'Azienda convenuta in virtù di contratti a termine senza indicazione specifica delle ragioni giustificative e svolgendo sempre le medesime mansioni, consistenti peraltro in compiti del tutto ordinari, in applicazione dei criteri risarcitori suggeriti dalla Corte di Cassazione ed individuati in quelli previsti dall'art. 32 comma 5 L. 4 novembre 2010, n. 183, e quindi nella misura pari ad un'indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell'art. 8 L. 15 luglio 1966, n. 604, si ritiene equo quantificare il risarcimento del danno in una somma pari a 8 (otto) mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto percepita, tenuto conto della durata del rapporto lavorativo e del comportamento delle parti, soprattutto in considerazione della natura pubblica dell'Azienda resistente.

Sentenze: le novità dal 2 al 4 maggio 2018

Questa settimana:
- Responsabilità del radiologo
- Responsabilità del primario
- 730: spese mediche false
- Risarcimento del danno e nesso di causalità
- Bando di concorso ed idoneità fisica
- Consenso informato: è sufficiente un disegno

Cassazione Civile – ordinanza n. 10158/2018. Il radiologo che effettua una mammografia non è responsabile di una diagnosi tardiva di carcinoma al seno. Il medico infatti deve eseguire l’esame e darne l’interpretazione corretta, ma non è lui a dover consigliare altri esami o chiedere il consulto di altri specialisti ai quali, invece, si sarebbe dovuta affidare la paziente per una valutazione clinica completa. Queste le conclusioni a cui è giunta la terza sezione civile della Corte di Cassazione con l’ordinanza 10158/2018.

Cassazione Penale – Sezione IV – sentenza n. 18334/2018. Il primario non è responsabile delle colpe dei medici subordinati cui ha affidato il paziente. A deciderlo la Cassazione 18334/2018 della IV sezione Penale secondo cui deve escludersi che il primario abbia effettivamente in carico la cura di tutti i malati ricoverati nel proprio reparto: l'organizzazione del lavoro attraverso l'assegnazione dei pazienti (anche) ad altri medici assolve a una funzione di razionalizzazione dell'erogazione del servizio sanitario attraverso cui sono suddivisi con precisione ruoli e competenze all'interno del reparto

Cassazione Penale – Sezione IV – sentenza n. 17126/2018. Chi detrae false spese mediche nel 730, commette il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Si tratta di prestazioni irreali e pertanto il documento che le certifica costituisce il falso che integra il delitto tributario. La Corte ha ricordato che integra la dichiarazione fraudolente mediante fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, la falsa indicazione di spese detraibili dall’imposta, quando cioè non siano state effettuate o siano state effettuate in misura inferiore. Sono rilevanti ai fini dell’integrazione del reato i documenti che hanno valore probatorio, ai fini fiscali, analogo alle fatture. Sono pertanto incluse anche le ricevute fiscali e simili, oltre che le ricevute per spese mediche o per interessi su mutui o le schede carburante.

Cassazione Civile – Sezione III – sentenza n. 9048/2018. Se al momento dell’evento non esiste ancora un legame significativo, non spetta il risarcimento perché manca il Con queste motivazioni la Corte di cassazione ha rigettato il ricorso dei fratelli di una persona nata con gravi malformazioni che richiedevano un risarcimento per le sofferenze patite per le condizioni del proprio familiare. Non è possibile ravvisare un valido nesso di causa tra la condotta del sanitario che provochi lesioni ad un neonato, e il disagio dei fratelli venuti al mondo, rispettivamente, uno e sei anni dopo. Tra quella condotta e quel danno non v'è causalità materiale. Il concepimento e la nascita di un essere umano sono conseguenze di atti umani coscienti e volontari. Qualsiasi atto umano cosciente e volontario, in quanto libero nel fine e non necessitato, interrompe qualsiasi nesso di causa. Ne consegue che la scelta dei genitori degli odierni ricorrenti di generare dei figli non può dirsi "conseguenza" dell'errore commesso dai sanitari. E se quella scelta non fu conseguenza dell'errore medico, nemmeno potrà esserlo il disagio e gli altri pregiudizi lamentati dagli odierni ricorrenti, venuti al mondo per effetto di quella scelta

Tribunale di Alessandra - Sentenza n. 96/20185 - Anche l'accertamento del requisito dell'idoneità psicofisica dell'aspirante all'assunzione, al pari dei controlli sull'idoneità del lavoratore previsti dall'art. 5, della L. n. 300 del 1970, è suscettibile di riesame in sede giudiziale, con la conseguenza che, al fine di esaminare la correttezza del comportamento dell'imprenditore nell'ambito del rapporto obbligatorio attinente al concorso, i requisiti di idoneità fisica vanno verificati con riguardo alle mansioni previste nella definizione del profilo professionale cui si riferisce il bando, idoneità da riferirsi a tutte le mansioni previste nella qualifica di assunzione, non essendo sufficiente l'idoneità solo ad alcune di esse. Applicando tali principi al caso di specie, non può dirsi che la mancata assunzione della ricorrente sia stata irragionevole, attese le oggettive limitazioni della stessa allo svolgimento di diverse mansioni che un operatore fisicamente idoneo è in grado di svolgere autonomamente.

Cassazione Civile – Sezione III – sentenza n. 9806/2018. Il paziente deve essere messo al corrente sulle condizioni e sui rischi ipotizzabili in relazione ad un intervento chirurgico ovvero ad un trattamento sanitario al quale deve sottoporsi, per esprimere il proprio consenso. Quest’ultimo risulta essere elemento indispensabile per la validità del contratto sanitario e “tende ad aumentare le garanzie a favore dei consumatori del bene della salute”. Ciò posto, il dovere di informare il paziente risulta assolto qualora il medico fornisca le indicazioni sull’intervento chirurgico da eseguire attraverso un disegno – prima accennato con il dito e poi realizzato con un pennarello – sul punto da operare. Tanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9806.

Sentenze: le novità dal 23 al 27 aprile 2018

Questa settimana:
- No alla riduzione di medici che mette a rischio i Lea
- Procedura ordinaria concorsuale
- Reiterate assenze e danno erariale
- Irap in condizione di intramoenia
- Responsabilità medica: cosa si intende per danno alla salute
- Servizio di pronta disponibilità e comportamento mobbizzante

Tar Puglia – Sezione II - Sentenza n. 569/2018
Il Tar Puglia ha bocciato le delibere sulle dotazioni organiche delle Asl approvate dalla Giunta pugliese tra il 2011 e il 2012 e ancora vigenti perché non garantiscono la presenza del numero minimo di medici necessari ad assicurare i livelli essenziali di assistenza. Il vincolo finanziario deve essere un “mezzo” e non il fine delle scelte della Regione.
Secondo i giudici “gli atti di programmazione impugnati non tengono conto dell’incomprimibilità dei Lea, né dei limiti di durata dell’orario di lavoro del personale medico – da ultimo oggetto di procedura d’infrazione in sede comunitaria (n. 2011/4185 ex art. 258 del TFUE per contrasto con gli artt. 2, 3, 6, 17, par. 2, della direttiva 2003/88/CE) per violazione dell’obbligo di garantire al lavoratore undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore – che con l’approvazione degli atti impugnati hanno subito inammissibili deroghe rispettivamente in diminuzione e in aumento”. Le dotazioni organiche secondo le delibere hanno dichiaratamente anteposto secondo il Tar il rispetto dei limiti di spesa per il personale all’appropriatezza della prestazione sanitaria, “senza considerare che il combinato disposto delle disposizioni contiene una clausola di salvaguardia, senza la quale ne sarebbe fondato il sospetto d’incostituzionalità, che ammette misure alternative nel rispetto dell’autonomia finanziaria delle regioni ex art. 119 Cost. ove l’obiettivo prefissato della riduzione di spesa interferisca in concreto con l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza”.

Tar Lazio – Sezione III - Sentenza n. 4062/2018
Alla procedura ordinaria concorsuale ex novo per dirigenti medici non si estende il DPCM 6 marzo 2015. Quest’ultimo è infatti riservato al personale precario del comparto sanità (c.d. stabilizzazione): ai sensi dell'art. 6, comma 4, vi è la possibilità di partecipare a tali procedure concorsuali anche per coloro che abbiano comunque maturato una esperienza quinquennale presso i servizi di emergenza e di urgenza dei vari enti sanitari, pur in assenza del relativo diploma di specializzazione.

Corte dei Conti – Sezione Umbria - Sentenza n. 47/2017
Delle reiterate assenze giustificate mediante certificazioni del medico di base, risponde anche il medico che li ha rilasciati. Del danno erariale causato da un dipendente pubblico per l'indebita percezione del salario ricevuto in carenza di controprestazione lavorativa, per assenze giustificate mediante presentazione di certificati medici falsamente rappresentanti un perdurante stato morboso, risponde anche il medico di famiglia che li ha rilasciati.

Cassazione Civile – Sezione VI - Ordinanza n. 7718/2018
Irap in condizione di intramoenia: il medico deve chiedere il rimborso alla sola Asl. Se l'azienda opera una trattenuta fiscale sui compensi del medico a titolo di Irap, il Fisco riconosce come soggetto passivo dell'imposta solo l'azienda. In sostanza, se il medico ritiene di avere subito un prelievo illegittimo, all'interno del suo compenso, giustificato dalla ASL, come prelievo fatto a titolo di IRAP è legittimato a richiederne il rimborso verso la ASL e non verso il Fisco.

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 9057/2018
Con la sentenza n. 9057/2018, la Corte di Cassazione si è soffermata ad analizzare la portata del danno alla salute del paziente vittima di responsabilità medica, precisando i criteri che devono essere seguiti dal giudice nella sua valutazione. Per la Corte devono ricomprendersi all'interno del danno alla salute sia le conseguenze subite dal danneggiato nella sua sfera morale, sia le conseguenze incidenti sul piano dinamico relazionale della vita del danneggiato

Cassazione Civile - Sezione Lavoro - sentenza n. 8367 del 4 aprile 2018
Un dirigente medico presso una ASUR riteneva di aver subito una condotta discriminante e mobbizzante a causa della preponderanza delle sue assegnazioni ai turni di prima reperibilità, e chiedeva pertanto il risarcimento del danno biologico ed esistenziale che pensava di aver subito. I giudici della Cassazione respingono il ricorso, in accordo con i giudici della Corte territoriale che avevano ritenuto l’assegnazione in misura preponderante ai turni di prima reperibilità non sintomatica di una condotta vessatoria e mobbizzante, ma effettuata invece sulla base delle esigenze organizzative del Presidio ospedaliero. Motivando la loro decisione, gli Ermellini ricordano che: “ai fini della configurabilità del mobbing lavorativo devono ricorrere:
a) una serie di comportamenti di carattere persecutorio - illeciti o anche leciti se considerati singolarmente - che, con intento vessatorio, siano stati posti in essere contro la vittima in modo miratamente sistematico e prolungato nel tempo, direttamente da parte del datore di lavoro o di un suo preposto o anche da parte di altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi;
b) l'evento lesivo della salute, della personalità o della dignità del dipendente;
c) il nesso eziologico tra la descritte condotte e il pregiudizio subito dalla vittima nella propria integrità psicofisica e/o nella propria dignità; d) il suindicato elemento soggettivo, cioè l'intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi.”

Trattamento fine rapporto. Tribunale Roma rinvia a Consulta decisione su disparità trattamento tra settore pubblico e privato - QUOTIDIANO SANITA'

L’ordinanza - spiega l'Avv. Francesco Maria Mantovani, Consulente legale Anaao Assomed - si riallaccia a quella giurisprudenza costituzionale secondo cui gli interventi a tutela del contenimento della spesa pubblica, qual è la dilazione del pagamento del Tfs, sono legittimi solo a condizione che non trasmodino in “regolamenti irrazionali”, lesivi dell’“l’affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica”, siano correlati ad esigenze di bilancio straordinarie e gravi, ed abbiano carattere temporaneo. Viceversa, la misura ha carattere strutturale e definitivo.

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Il Tribunale di Roma ha rinviato alla Corte Costituzionale la decisione in merito alla disparità di trattamento tra il settore pubblico e quello privato nei trattamenti di fine rapporto, riconoscendo i palesi dubbi di costituzionalità in merito alla dilazione e scaglionamento della liquidazione del TFS (il cosiddetto trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici).
Al riguardo, l’ordinanza del Tribunale di Roma si riallaccia a quella giurisprudenza costituzionale secondo cui gli interventi a tutela del contenimento della spesa pubblica, qual è la dilazione del pagamento del TFS, sono legittimi solo a condizione che non trasmodino in “regolamenti irrazionali”, lesivi dell’“l’affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica” (Corte cost., sentenza 822/1988), siano correlati ad esigenze di bilancio straordinarie e gravi, ed abbiano carattere temporaneo (da ultimo, Corte cost., sentenza 178/2015).
Viceversa, la misura della dilazione del pagamento del TFS ha carattere strutturale e definitivo.
Inoltre, la dilazione in esame si palesa irrazionale, in quanto costituisce un intervento finanziario di pura cassa nel quadro delle complessive dinamiche della finanza pubblica, la quale non comporta alcun vantaggio economico per il bilancio dello Stato. La misura in esame non riduce la spesa pubblica, bensì semplicemente posticipa nel tempo il pagamento di debiti, che andranno comunque onorati dal pubblico Erario.
Addirittura, la misura in esame è suscettibile di aggravare la posizione debitoria dello Stato, atteso che la dilazione dovrebbe almeno implicare il pagamento di interessi in base al regime generale delle obbligazioni pecuniarie.
Non a caso, per evitare tale aggravio di spesa, la misura in esame deroga a tale regime escludendo la corresponsione degli interessi maturati sul TFS per effetto della posticipazione del relativo pagamento.
Anche rispetto a quest’ultimo profilo appare evidente un’irragionevole discriminazione dei pubblici dipendenti rispetto a tutti gli altri cittadini e lavoratori.
Non vi è ragione, infatti, per cui i dipendenti pubblici, oltre a percepire con notevole ritardo il TFS, non abbiano diritto nemmeno al pagamento degli interessi, come avviene per il TFR dei dipendenti privati e, più in generale, per qualsiasi somma di denaro di cui il debitore posticipi il pagamento.

Avv. Francesco Maria Mantovani

 

Sentenze: le novità dal 16 al 20 aprile

Questa settimana:
- Specialisti ambulatoriali e commissione specifiche capacità
- Responsabilità e nesso di causalità
- Responsabilità: intervento necessario e assenza di consenso
- Congedi per maternità e progressioni di carriera
- Limiti alla revoca del trasferimento ex l. 104/92

Consiglio di Stato – Sezione III - Sentenza n. 2101/2018 Nella ipotesi che l’avviso pubblico richieda il possesso di particolari capacità professionali, la scelta dello specialista ambulatoriale o del professionista, in conformità all’art. 22, comma 4, dell’ACN del 2009 deve essere compiuta da una “Commissione aziendale paritetica”, cioè composta in pari numero sia da specialisti delegati dall’Azienda sia da specialisti ambulatoriali o professionisti designati dai membri di categoria del Comitato zonale.

Corte di Cassazione – Sezione III Penale - Sentenza n. 14033/2018 In materia di responsabilità medica, il nesso di causalità va sempre accertato. Anche se la somministrazione di una terapia non è corretta dal punto di vista sanitario, il medico non risponde se tale azione non ha determinato il danno subito dal paziente. In materia di responsabilità medica è sempre imprescindibile accertare la sussistenza del nesso di causalità tra l'operato del sanitario e le conseguenze dannose lamentate dal paziente.

Corte di Cassazione – III Sezione Civile - Sentenza n. 9180/2018 Secondo la Cassazione, la struttura sanitaria e i medici sono tenuti a rispondere del decesso del paziente quando si effettua un intervento chirurgico senza che sia strettamente necessario e in assenza di consenso informato e i sanitari non avevano nemmeno preso in considerazione le indicazioni fornite loro dai parenti del deceduto circa le conseguenze dell’assunzione di alcuni farmaci.

Corte d’Appello di Venezia  – Sezione Lavoro - Sentenza 20 febbraio 2018, n. 841 - L’art. 22, comma 5, d.lgs. n. 151/2001 esplicita che i periodi di congedo maternità e parentale sono considerati, ai fini della progressione in carriera, come attività lavorativa, salvo che il CCNL applicabile non preveda particolari requisiti. Nel caso di specie, il CCNL applicabile non prevedeva ipotesi particolari per il raggiungimento del maggior inquadramento, ma si limitava ad individuare una cadenza temporale; la Corte, ricorda che in base all’art 23, rubricato “Tutela della maternità”, l’assenza collegata a gravidanza, maternità e periodo di congedo parentale deve essere computata a tutti gli effetti ai fini dell’anzianità di servizio.

Tar Campania – Napoli – Sentenza n. 2191 del 4 aprile 2018. Decesso del disabile e limiti alla revoca del trasferimento ex lege 104/1992. Qualora cessi la necessità di assistere il disabile, la revoca del trasferimento può essere automaticamente disposta solo per i trasferimenti. La Sezione non ignora l'orientamento seguito dal Consiglio di Stato (nn. 4671 e 5125/2017), secondo cui "Il decesso del disabile svuota ab interno la funzione stessa del provvedimento di trasferimento ex art. 33, comma 5, della L. n. 104 del 1992, irrimediabilmente privato della propria costitutiva ragione d'essere, e, dunque, impone all'Amministrazione la revoca del movimento a suo tempo disposto"; tuttavia, le predette sentenze del Consiglio di Stato si riferiscono a revoche di trasferimenti disposti successivamente all'entrata in vigore della L. n. 183 del 2010.

 

Sentenze: le novità dal 9 al 13 aprile 2018

Questa settimana:
- Omessa informazione e danno al paziente
- Responsabilità: limiti
- Tirocinio ante lauream
- Danni da violazione dovere di corretto consenso informato
- Responsabilità e rischi di malformazione del neonato
- Mansioni superiori vanno provate

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 7516 del 27 marzo 2018. Non informare il paziente è una condotta colposa che intanto può produrre un danno giuridicamente rilevante, in quanto impedisca al paziente di autodeterminarsi in modo libero e consapevole. Ma se il paziente sia già, per qualsivoglia causa, perfettamente consapevole delle conseguenze delle proprie scelte, mai potrà pretendere alcun risarcimento dal medico che non lo informi: non perché la condotta di quest'ultimo sia scriminata, ma perché qualsiasi conseguenza svantaggiosa dovrebbe ricondursi causalmente alle scelte consapevoli del paziente, piuttosto che al deficit informativo del medico.

Cassazione Penale - Sentenza n. 15178/2018 Lo specialista non deve limitarsi al controllo del paziente secondo la sua specialità. La Cassazione condanna un neurologo per un decesso per problemi cardiaci. Secondo la Cassazione la limitazione della responsabilità va ricercata solo nel caso in cui il medico abbia agito secondo la best practice, senza che ci sia stato alcun errore diagnostico per negligenza o imprudenza e ha quindi respinto il ricorso del neurologo. L'errore commesso dal medico era quello di non aver pensato a un'origine cardiaca degli svenimenti e quindi di non aver sottoposto il paziente a un esame elettrocardiografico.

Consiglio di Stato - Parere n. 887/2018 Il Consiglio di Stato ha molte perplessità sullo Schema di decreto del Miur recante ‘Modifiche al regolamento concernente gli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo approvato con decreto ministeriale 19 ottobre 2001, n. 445’ perché l'anticipazione del tirocinio rischia di andare “a discapito dell’effettiva valutazione delle capacità e idoneità pratiche di chi si appresta ad esercitare la professione medica, che solo un serio e rigoroso tirocinio clinico post-laurea può, almeno in teoria, garantire”.

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 7248/2018 La Cassazione ha precisato che il consenso informato “deve basarsi su informazioni dettagliate, idonee a fornire la piena conoscenza della natura, portata ed estensione dell’intervento medico – chirurgico, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative”, mentre non è possibile acquisire il consenso attraverso la sottoscrizione di un modulo del tutto generico.

Cassazione Civile – Sezione III - Ordinanza n. 7251/2018. Nessun risarcimento per responsabilità medica se i professionisti hanno avvisato i genitori dei rischi di malformazione e scarse chance di sopravvivenza del neonato. La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i motivi di ricorso di una coppia che si era rivolta al Tribunale e quindi alla Corte d’Appello per ottenere il risarcimento dei danni a seguito della presunta "errata, negligente e imperita" assistenza al parto e alla nascita del figlio, venuto al mondo con una grave encefalopatia con idrocefalo e tetra paresi spastica. La madre era stata visitata da due medici che avevano rilevato un quadro di brachicardia fetale che avrebbe ridotto al minimo le possibilità di sopravvivenza del neonato o avrebbe dato la certezza che il feto sarebbe deceduto.

Tribunale Santa Maria Capua Vetere – Sezione Lavoro – Sentenza 11 gennaio 2018 . Per valutare la inadeguatezza del compenso diventa necessario conoscere l'effettiva entità dell'impegno richiesto e profuso non bastando il provvedimento di incarico, ma occorrendo invece l'allegazione e la prova - qui mancate - della pienezza delle mansioni assegnate, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, in relazione alle concrete attività svolte e alle responsabilità attribuite.

Sentenze: le novità dal 3 al 6 aprile 2018

Questa settimana:
- Suicidio del paziente: limiti responsabilità sanitari
- Indennità di esclusività e soluzione di continuità
- Pubblicazione emolumenti dirigenti: sospeso l’obbligo
- Responsabilità e rispetto linee guida
- Tardiva diagnosi e diritto a cure alternative
- Aspettativa retribuita per il dottorato
- Responsabilità e prova del nesso causale

Tribunale di Rovigo – Sentenza del 15 febbraio 2018.
Accanto alle prestazioni sanitarie e di cura, rientra anche un dovere di vigilanza sui pazienti, che sarà maggiore nel caso di soggetti che hanno posto in essere condotte autolesionistiche o hanno manifestato intenti suicidari. Affinché sorga tale dovere è necessario che i medici e più in generale i dipendenti dell'Azienda Ospedaliera vengano informati di tale pericolo o, quantomeno, che tale pericolo fosse da loro riconoscibile, non potendosi individuare una responsabilità della struttura per un evento imprevedibile. Al fine di accertare se il personale dell'azienda ospedaliera fosse stato portato a conoscenza di tutte queste circostanze, ed in particolare delle manifestazioni di intenti suicidari, è necessario valutare, innanzitutto, i documenti in atti, per verificare se la struttura ospedaliera e in particolare i suoi dipendenti, a vario titolo entrati in contatto con la paziente, fossero stati messi nelle condizioni di conoscere detti propositi suicidari o autolesionisti della paziente, poi dalla stessa posti in atto.

Cassazione Civile – Sezione Lavoro – ordinanza n. 7440 del 26 marzo 2018
In tema di compensi spettanti al personale del SSN, il comma 3 dell'art. 12 del CCNL 1998-2001 per la Dirigenza medico veterinaria, nella parte in cui stabilisce che ai fini dell'indennità di esclusività (di cui al precedente art. 5) la maturazione dell'anzianità complessiva di servizio può avvenire anche per effetto di "un rapporto di lavoro a tempo determinato", "senza soluzione di continuità" anche in aziende ed enti diversi del Comparto - in conformità con l'art. 3 Cost. nonché con la direttiva 1999/70/CE del 28 giugno 1999 e allegato Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, clausola 4, come interpretati dalle sentenze della CGUE 26 ottobre 2006, causa C-371/04 Cit.; 8 settembre 2011, causa C-177/10; 18 ottobre 2012, cause riunite da C-302/11 C-305/11 - deve essere inteso nel senso che laddove il servizio dal dirigente si sia svolto, in base a contratti a termine, sempre e soltanto alle dipendenze del SSN, non costituisce soluzione di continuità la presenza di intervalli temporali tra i diversi contratti a termine che siano conformi a quelli richiesti dalla suddetta disciplina e che, a maggior ragione, è da escludere che possa configurarsi una "soluzione di continuità" nel rapporto laddove tali intervalli siano insussistenti o minimi e la parte interessata rinuncia a far valere la prevista nullità.

Tar Lazio – Sezione 1 quater -  sentenza n. 84/2018
Con comunicato del Presidente del 7 marzo 2018, l’ANAC ha comunicato la sospensione dell’efficacia della determinazione dell’8 marzo 2017, limitatamente alle indicazioni sulla pubblicazione dei dati di cui all’art. 14, comma 1-ter, ultimo periodo del d.lgs. 33/2013, concernente l’obbligo dell’amministrazione di pubblicare sul proprio sito istituzionale il dato trasmesso da ciascun dirigente sull’importo complessivo degli emolumenti percepiti a carico della finanza pubblica. La sospensione si è resa necessaria per via della sentenza del Tar Lazio n. 84/2018, su ricorso del Garante per la protezione dei dati personali, per la corretta interpretazione dello stesso Tar del 2 marzo 2017 n. 1030, con la quale sono stati sospesi gli atti del Garante volti a dare attuazione agli obblighi di trasparenza relativi ai dati reddituali e patrimoniali, nonché ai compensi e agli importi di viaggio di servizio dei dirigenti. Il Tar con la sentenza n. 84/2018 ha deciso che “la corretta interpretazione dell’ordinanza di cui trattasi, alla luce del conseguimento da parte dei ricorrenti dell’effetto utile che le è proprio, preclude anche la pubblicazione del dato aggregato di cui al comma 1-ter dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013”.

Tribunale di Roma – Sezione XIII - Sentenza 1 febbraio 2018
La sentenza emessa il 1° febbraio 2018 in materia di responsabilità medica della Sez. XIII del Tribunale Civile di Roma si occupa di una fattispecie di interventi chirurgici di straordinaria difficoltà in paziente plurioperata all'anca con condizioni ossee fragili e degradate.
Nessuna responsabilità medica se vi è rispetto di linee guida o buone pratiche in presenza di problemi tecnici di speciale difficoltà.

Cassazione Civile – Sezione III - ordinanza n. 7260 del 23 marzo 2018
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 7260 del 23.03.2018, si è pronunciata in merito alla tutela risarcitoria del danno consistito nell'imposizione, a carico di un paziente, a cui era stata tardivamente diagnosticata una patologia neoplastica, di una condizione esistenziale di materiale impedimento a scegliere "cosa fare" nell'ambito di ciò che la scienza medica suggerisce per garantire la fruizione della salute residua fino all'esito infausto, ovvero di programmare il suo essere persona e, dunque, l'esplicazione delle sue attitudini psico-fisiche in vista e fino a quell'esito. La Suprema Corte ha ritenuto meritevole di tutela risarcitoria non solo la mancata scelta di procedere celermente all'attivazione di una idonea terapia, o la mancata fruizione delle terapie palliative delle quali il paziente avrebbe potuto beneficiare, con conseguente alleviamento delle sue sofferenze patite, ma anche la stessa decisione del paziente di vivere le ultime fasi della propria vita, nella cosciente e consapevole accettazione della sofferenza e del dolore fisico, in attesa della fine. Per la Corte, quindi, anche la sofferenza e il dolore, là dove coscientemente e consapevolmente non curati, acquistano un senso ben differente, sul piano della esistenza, se accettati dal paziente piuttosto che vissuti dallo stesso passivamente.

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - sentenza n. 3096 dell’8 febbraio 2018 
 
L’aspettativa retribuita prevista per i dipendenti pubblici in caso di ammissione a dottorati di ricerca è fruibile esclusivamente dai lavoratori a tempo indeterminato, in quanto il diritto si fonda sulla stabilità del rapporto di lavoro e sull’interesse della Pubblica amministrazione a sfruttare le conoscenze acquisite dal proprio dipendente dopo il conseguimento del titolo accademico. L’esclusione del diritto per i lavoratori a termine, inoltre, non contrasta con il principio di non discriminazione di matrice europea. È quanto affermato dalla Sezione lavoro della Cassazione con la sentenza n. 3096, che ha escluso la fruizione del beneficio per un docente con incarico annuale. Per la Corte la norma non garantisce la conservazione del trattamento economico, previdenziale e di quiescenza anche agli assunti a tempo determinato e ciò non contrasta con il principio di non discriminazione in materia di pubblico impiego, sancito dalla clausola 4 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla direttiva 190/70/Ce e affermato a più riprese dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Tale principio, infatti, vieta trattamenti discriminatori nelle condizioni di impiego tra le due categorie di lavoratori, sempre che il diritto in questione «non sia obiettivamente incompatibile con la natura del contratto a termine», come affermato dall’articolo 6 del d.lgs. 368/2001 attuativo della direttiva.

Cassazione Civile – Sezione VI – ordinanza n. 7044 del 21 marzo 2018  
La Suprema Corte torna ad occuparsi del corretto riparto dell'onere della prova in tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, confermando il principio per cui il paziente, che agisce in giudizio per il risarcimento del danno da colpa medica, ha l'onere di provare il nesso di causalità tra la malattia, il suo aggravamento ovvero la nuova patologia e la condotta commissiva o omissiva dei medici.
Una volta provato l'anzidetto nesso di causalità, spetta alla struttura sanitaria provare che la prestazione medica dovuta risultava impossibile per causa alla stessa non imputabile ovvero che l'inadempimento è stato causato da una evenienza imprevedibile, oltre che inevitabile, con la comune diligenza.

Sentenze: le novità dal 26 al 30 marzo 2018

Questa settimana:
- Indennità di esclusività fuori dal blocco;
- Obbligo informativo: il linguaggio del medico deve essere comprensibile;
- Cartella Clinica incompleta;
- Risarcimento del danno: il decalogo della Cassazione.

Tribunale di Avellino – Sentenza n. 224/2018 e Tribunale di Avellino – Sentenza n. 829/2017. Il Tribunale di Avellino, ha riconosciuto l'inapplicabilità delle disposizioni in materia di blocco della retribuzione dei pubblici dipendenti nel periodo 2011-2014 allo scatto di indennità di esclusività previsto al raggiungimento dei 5 anni di servizio.Il giudice facendo riferimento alla “dinamica retributiva” da legare al positivo superamento della valutazione da parte del dirigente al termine del quinto anno, afferma che l’attribuzione dell’indennità di esclusività della fascia superiore è un evento straordinario ed in quanto tale non soggetta al blocco stipendiale

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza n. 6688 del 19/03/2018. L’ospedale deve risarcire il danno da perdita di chance e quello morale ai familiari di un paziente deceduto se il medico ha rispettato l’obbligo informativo, ma lo ha fatto con un linguaggio tecnico sulla diagnosi della malattia senza farsi comprendere bene dal paziente. A stabilirlo la III sezione della Cassazione con sentenza 6688/2018 in cui si afferma che un’informazione incompleta, così come una informazione assente, danneggia il diritto del paziente. E partendo dal presupposto che l'obbligo informativo del medico è presente fino dagli accertamenti diagnostici, i giudici hanno chiarito che questo si adempie traducendo la diagnosi "a livello di conoscenza scientifica del paziente" sia per quanto riguarda il suo significato intrinseco, sia per i limiti temporali entro i quali sottoporsi a ulteriori accertamenti o a trattamenti terapeutici e non può ridursi a una "illustrazione tecnica e atemporal

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza n. 7250/2018. La cartella clinica è essenziale per la determinazione di eventuali negligenze e, se incompleta, dimostra la colpa dei sanitari. Per la Cassazione la struttura sanitaria ha l'onere di redigere una cartella in ordine e completa in modo da poter accertare eventuali negligenze o imperizie da parte dei sanitari oppure scagionarli per aver comunque seguito la best practice, ma senza risultati. L’incompletezza della cartella clinica va ritenuta circostanza di fatto che il giudice di merito può utilizzare per ritenere dimostrata l’esistenza di un valido nesso causale tra l’operato del medico e il danno patito dal paziente.

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza 7513/2018. In una causa per un sinistro la Cassazione (sentenza 7513/2018) ha stabilito che il risarcimento corrispondente a un determinato grado di invalidità riconosciuta, comprende già la menomazione degli aspetti 'dinamico relazionali', conseguenza 'normale' del danno alla salute e non di un danno diverso. Sempre che la particolarità del caso non abbia reso più gravi le conseguenze della menomazione, giustificando un aumento del risarcimento del danno biologico con l’aggiunta del 'danno morale'. E per questo ha stilato dieci regole per individuare e risarcire il danno alla salute.

Sentenze: le novità dal 19 al 23 marzo 2018

Questa settimana:
- Responsabilità: illecito “endofamiliare”
- Responsabilità della struttura
- Responsabilità e complicanza
- Criteri di liquidazione micropermanenti
- Liquidazione del danno non patrimoniale
- Autorizzazione istallazione apparecchiatura risonanza magnetica

Tribunale Reggio Emilia – Sezione I – Sentenza 8 febbraio 2018 : L'illecito endofamiliare si prospetta quando dalla violazione di obblighi di natura familiare derivino danni alla personalità di un componente della famiglia.Il diritto del figlio a essere educato e mantenuto dai genitori è direttamente connesso al semplice fatto materiale della procreazione (e prescinde pertanto dal riconoscimento o dalla dichiarazione giudiziale di paternità); il figlio ha diritto a condividere fin dalla nascita con il proprio genitore la relazione filiale, sia nella sfera intima ed affettiva, sia nella sfera sociale: la violazione di tale diritto costituisce una grave violazione degli obblighi sanciti dalla Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, nonché della Convenzione di New York del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo.

Tribunale Potenza – Sentenza 23 novembre 2017 : In ipotesi di danno conseguente ad intervento chirurgico, la struttura risponde:
1) a titolo di responsabilità contrattuale, per fatto proprio, laddove vengano inadempiute obbligazioni connesse al contratto di spedalità e direttamente a carico dell'ente;
2) a titolo di responsabilità contrattuale per fatto dei dipendenti ovvero degli ausiliari;
3) a titolo di responsabilità extracontrattuale laddove, in conseguenza dei propri deficit organizzativi, sia conseguito al paziente un danno alla salute, autonomamente valutabile;
4) a titolo di responsabilità precontrattuale laddove, durante le trattative e prima dell'accettazione, non abbia informato il paziente dello stato di efficienza delle proprie strumentazioni e dotazioni strutturali.

Tribunale Caltagirone – Sezione Unica - Sentenza 9 febbraio 2018 : Secondo la prevalente giurisprudenza di merito e di legittimità, "La nozione clinico-medica di complicanza, insomma, non si traduce tout court nel campo della responsabilità civile in un fattore di esclusione della colpa medica (così come, corrispondentemente, un fatto ignoto come complicanza alle statistiche sanitarie è astrattamente idoneo a scagionare il medico, se imprevedibile o inevitabile), perché, se un processo patologico avverso è statisticamente conosciuto - ed è, dunque, in linguaggio medico, una complicanza - ma si può sia prevedere, sia evitare, nulla sul piano del diritto muta nella valutazione della responsabilità del sanitario".Perciò, non è sufficiente dimostrare che l'evento dannoso per il paziente costituisca una "complicanza", rilevabile nella statistica sanitaria, dovendosi ritenere tale nozione priva di rilievo sul piano giuridico, nel cui ambito il peggioramento delle condizioni del paziente può solo ricondursi ad un fatto o prevedibile ed evitabile, e dunque ascrivibile a colpa del medico, ovvero non prevedibile o non evitabile, sì da integrare gli estremi della causa non imputabile".

Tribunale Milano – Sezione I – Sentenza 16 febbraio 2018 : In merito alla quantificazione dei danni, occorre premettere che debba trovare applicazione l'art. 7, comma 4, L. n. 24 del 2017, che prescrive che il danno biologico e non patrimoniale conseguente all'attività dell'esercente la professione sanitaria sia da risarcire sulla base delle tabelle di cui agli artt. 138 e 139 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209.Nel caso in esame l'applicazione della c.d. legge Gelli-Bianco a fatti già verificatisi al momento della sua entrata in vigore non incide negativamente sul fatto generatore del diritto alla prestazione, ma si limita a fissare i criteri di liquidazione del danno non patrimoniale sulla base, appunto, delle tabelle di cui agli artt. 138 e 139 del Codice delle assicurazioni.Ciò posto, si deve ritenere pertanto operativo il richiamo svolto dall'art. 7 agli artt. 138 e 139 Codice delle assicurazioni per la liquidazione delle micropermanenti sino al 9% anche relativamente a fatti avvenuti in epoca antecedente all'entrata in vigore della legge Gelli-Bianco

Tribunale Savona – Sentenza 22 gennaio 2018 : Il giudice di merito deve liquidare il danno alla salute applicando un criterio standard ed uguale per tutti, che consenta di garantire la parità di trattamento a parità di danno; variare adeguatamente, in più od in meno, il valore risultante dall'applicazione del criterio standard, al fine di adeguare il risarcimento alle specificità del caso concreto (c.d. "personalizzazione del risarcimento"). L'una e l'altra di tali operazioni vanno compiute senza automatismi risarcitori, e soprattutto sulla base di adeguata motivazione che spieghi: - quali pregiudizi sono stati accertati; - con quali criteri sono stati monetizzati; - con quali criteri il risarcimento è stato personalizzato. In sostanza, l'aumento delle voci di danno e del quantum che può essere concesso al danneggiato sarà possibile solo con l'allegazione e la prova di quelle specifiche conseguenze indicate nell'atto di citazione, rispetto alle quali il sistema tabellare - per come è costruito - non potrebbe essere in grado di offrire una adeguata riparazione, in quanto superiori a quelle ordinariamente riconducibili a quel tipo di lesione. Si deve trattare, cioè, di circostanze anomali ed eccezionali rispetto alla normalità dei casi, già considerata dalle tabelle milanesi.

Tar Campania Napoli – Sezione I - Sentenza 1021 del 15 febbraio 2018 : Negata l’autorizzazione all'installazione di apparecchiatura di risonanza magnetica: ma il parere della Asl va necessariamente contestualizzato. Il parere aziendale costituisce momento istruttorio indefettibile del procedimento autorizzatorio e nel caso di specie lo stesso è mancato rispetto al momento di adozione dell'impugnato diniego; né potrebbe validamente sostenersene la sussistenza grazie al rinvio per relationem operato nel diniego impugnato al parere espresso dalla ASL in occasione di una precedente istanza di autorizzazione del centro ricorrente; difatti, pur non disconoscendosi affatto la possibilità di una soluzione motivazionale indiretta, nel caso di specie il richiamo operato a tale parere, risulta inevitabilmente illegittimo dal punto di vista temporale, essendo necessaria una valutazione del fabbisogno aziendale attuale e non di quello risalente ad un anno addietro.

Sentenze: le novità dal 12 al 16 marzo 2018

Questa settimana:
- UE: Abuso Contratti a termine va risarcito;
- Legge 104: i permessi sono identici nel part time;
- Nomina del Direttore Generale;
- Consenso informato: quando decide l’equipe medica;
- Assunzione psicologi in Asl;
- Assistenza generica e accompagnamento;
- Malattia da stress lavorativo: indennizzo INAIL

CGUE – causa C-494/16: la Corte di Giustizia europea torna sull’abuso di contratti a termine nella PA, sostenendo che il lavoratore precario va risarcito e il responsabile sanzionato, ma non è necessaria la stabilizzazione del contratto di lavoro. Il Tribunale di Trapani aveva chiesto alla Corte di Lussemburgo se la normativa italiana rispettasse i principi di equivalenza ed effettività stabiliti dalla normativa europea.Nella sentenza la Corte Europea ribadisce che gli Stati membri hanno discrezionalità nella scelta degli strumenti per contrastare l’abuso dei contratti a termine e che il diritto europeo non prevede l’obbligo di far conseguire all’abuso stesso la stabilizzazione del rapporto di lavoro.

Corte di Cassazione – Sezione lavoro – Sentenza n. 4069 del 20/02/2018: I giudici chiariscono che la misura prevista dall’art. 33 L. 104/1992: “è destinata alla tutela della salute psico-fisica del disabile quale diritto fondamentale dell'individuo tutelato dall'art. 32 Cost., che rientra tra i diritti inviolabili che la Repubblica riconosce e garantisce all'uomo, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità (art. 2 Cost.). Tenuto conto, pertanto, delle finalità dell'istituto disciplinato dall'art. 33 della L n. 104/1992, come sopra evidenziate attinenti a diritti fondamentali dell'individuo, deve concludersi che il diritto ad usufruire dei permessi costituisce un diritto del lavoratore non comprimibile e da riconoscersi in misura identica a quella del lavoratore a tempo pieno”. Inoltre, la fruizione di tali permessi non costituisce un irragionevole sacrificio per il datore di lavoro. Sulla base di ciò la Corte respinge il ricorso promosso dall’Inps.

Tar Valle d’Aosta – Sezione Unica – Sentenza n. 14 del 14/02/2018: Il provvedimento di nomina del direttore generale di una Asl va motivato; la nomina anche fiduciaria, non può legittimamente prescindere da un corredo motivazionale che renda conto della ragione della scelta operata, evidenziando la maggiore rispondenza del candidato prescelto rispetto alle caratteristiche dell'incarico ed ai compiti che esso comporta, pena, in caso contrario, lo sconfinamento nell'arbitrio.

Tribunale di Modena – II Sezione Civile – decreto del 18 gennaio 2018: Il consenso informato è un elemento base del rapporto fra medico e paziente, ma in caso di necessità di un intervento salvavita a cui lo stesso paziente non può acconsentire, non lo è più. Questo principio vale a maggior ragione, secondo il Tribunale di Modena anche in base alle ultime modifiche che la legge sul biotestamento ha apportato in materia di consenso informato. Il caso è quello di un paziente in stato di incoscienza per il quale l’amministratore di sostegno a cui era stato affidato aveva chiesto al Tribunale l’autorizzazione per una tracheotomia.

Tar Abruzzo – I Sezione – sentenza n. 58/2018: Il procedimento indetto dalla Asl intimata per il reclutamento di sei psicologi, ancorché condotto nelle forme della procedura concorsuale, per soli titoli, con l'indizione del bando e l'approvazione della graduatoria, non è strumentale alla costituzione di un rapporto di impiego con la pubblica amministrazione, ma, come previsto nel bando stesso, è preordinato al conferimento di incarichi di collaborazione coordinata e continuativa a tempo determinato.

Cassazione – Sezione lavoro – Ordinanza 5068/2018 : Per la Cassazione la misura dell’indennità di accompagnamento non spetta se l’assistenza assistenza appare generica e collegata solo ad attività strumentali e non essenziali. L’indennità richiede la contestuale presenza di una situazione di invalidità totale e alternativamente dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure dell’incapacità di compiere gli atti della vita quotidiana.

Cassazione – Sezione lavoro – Ordinanza 5066/2018 : Le malattie contratte a causa dello stresso lavorativo vanno indennizzate dall’Inail a prescindere dal fatto che le stesse siano o meno correlate a rischi considerati specificatamente nelle apposite tabelle.

Sentenze: le novità 5 al 9 marzo 2018

Questa settimana:
- Accuratezza visita pratica sportiva;
- Significato di “terna di idonei”;
- Mobbing: intento discriminatorio va provato;
- Parto anonimo e diritto del figlio
- Danno morale e danno biologico
- Responsabilità: difettosa tenuta cartella clinica

Tribunale di Reggio Emilia – Sentenza n. 40/2018: La visita finalizzata alla pratica sportiva va resa in maniera accurata a prescindere dalla specializzazione del sanitario. Il paziente che richieda certificato di idoneità alla pratica sportiva (ciclismo) ha titolo per pretendere la messa a disposizione, da parte della clinica, delle professionalità e degli strumenti necessari a rendere un approfondimento completo sulla propria idoneità a praticare il ciclismo o per lo meno a essere messo in guardia circa la valenza superficiale degli esami a cui è in procinto di essere sottoposto. Il cittadino che si rivolga a una struttura sanitaria per una prestazione medica di questo tipo è autorizzato a confidare nella presenza all’interno di quella di un patrimonio di conoscenze e di mezzi adeguato a verificare se il proprio stato di salute consenta la pratica sportiva indipendentemente dall’inquadramento del professionista interessato.

Tar Campania – V Sezione - Sentenza n. 113/2018: Incarico di direzione di struttura complessa e valutazione di idoneità, significato della espressione “terna” di idonei. Non deve trarre in inganno l'espressione di "terna" degli idonei, e il riferimento a punteggi, poiché la maggiore o minore idoneità a ricoprire l'incarico, da parte di un candidato, espressa dalla Commissione sulla base di un punteggio assegnato all'esito del colloquio idoneativo, è concetto ben diverso dalla verifica delle sue conoscenze o competenze professionali attraverso lo svolgimento di temi, prove pratiche o teoriche, domande su materie d'esame e via dicendo, in confronto con gli altri candidati, per saggiarne, appunto, preparazione e professionalità al fine di premiare i migliori. Quello idoneativo è infatti un giudizio, espresso dall'Azienda Ospedaliera per il tramite della Commissione in termini numerici, sulla potenziale capacità del candidato, più o meno spiccata, a rivestire l'incarico dirigenziale e non certo il prodotto di una ponderazione valutativa, relativa al suo bagaglio di conoscenze teoriche, all'esito di una vera e propria procedura selettiva articolata in specifiche prove e vertente su singole materie.

Corte di Appello di Roma – Sezione Lavoro - Sentenza del 24 gennaio 2018: Si intende per "mobbing" "una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell'ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l'emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità. Ai fini della configurabilità della condotta lesiva del datore di lavoro sono, pertanto, rilevanti: a) la molteplicità di comportamenti di carattere persecutorio, illeciti o anche leciti se considerati singolarmente, che siano stati posti in essere in modo miratamente sistematico e prolungato contro il dipendente con intento vessatorio; b) l'evento lesivo della salute o della personalità del dipendente; c) il nesso eziologico tra la condotta del datore o del superiore gerarchico e il pregiudizio all'integrità psico-fisica del lavoratore; d) la prova dell'elemento soggettivo, cioè dell'intento persecutorio. L’intento discriminatorio va adeguatamente provato in giudizio

Cassazione Civile – Sezione VI – ordinanza n. 3004 del 7 febbraio 2018 : Nel caso di parto anonimo, sussiste il diritto del figlio, dopo la morte della madre, di conoscere le proprie origini biologiche mediante accesso alle informazioni relative all’identità personale della stessa, non potendosi considerare operativo, oltre il limite della vita della madre che ha partorito in anonimo, il termine previsto dall’art. 93, comma secondo del d.lgs. n. 196 del 2003, di cento anni dalla formazione del documento per il rilascio della copia integrale del certificato di assistenza al parto o della cartella clinica, comprensivi dei dati personali che rendono identificabile la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata.Una diversa soluzione determinerebbe la cristallizzazione di tale scelta anche dopo la sua morte e la definitiva perdita del diritto fondamentale del figlio, in evidente contrasto con la necessaria reversibilità del segreto (Corte Cost. n. 278 del 2013), nonché l’affievolimento, se non la scomparsa, di quelle ragioni di protezione che l’ordinamento ha ritenuto meritevoli di tutela per tutto il corso della vita della madre, proprio in ragione della revocabilità di tale scelta.

Cassazione Civile – Sezione III – sentenza n. 901/2018: La Suprema Corte ha esaminato il concetto di danno non patrimoniale, rilevando che esso presenta una natura unitaria ed onnicomprensiva, laddove il carattere "unitario" va inteso come unitarietà rispetto alla lesione di qualsiasi interesse costituzionalmente rilevante, non suscettibile di valutazione economica. Ciò comporta che non vi sia diversità nell'accertamento e nella liquidazione del danno causato dal vulnus di un diritto costituzionalmente protetto diverso da quello alla salute, sia esso rappresentato dalla lesione della reputazione, della libertà religiosa o sessuale, della riservatezza, del rapporto parentale. Nel caso di pregiudizio agli aspetti dinamico-relazionali della vita del soggetto che lamenta un danno alla salute (art. 32 Cost.), occorrerà far riferimento al danno cd. biologico, mentre il cosiddetto danno "relazionale" va riferito a tutti i casi di lesione di altri diritti costituzionalmente tutelati. In particolare, il danno dinamico-relazionale, è la conseguenza omogenea di qualsiasi lesione di un diritto a copertura costituzionale, sia esso il diritto alla salute, sia altro diritto, interesse o valore, tutelato dalla Costituzione.

Tribunale di Roma - Sezione XIII – sentenza dell’1 febbraio 2018. La difettosa tenuta della cartella clinica da parte dei sanitari non può pregiudicare sul piano probatorio il paziente al quale, al contrario, è dato ricorrere a presunzioni se sia impossibile la prova diretta a causa del comportamento della parte contro la quale doveva dimostrarsi il fatto invocato. Tali principi operano non solo ai fini dell'accertamento dell'eventuale colpa del medico, ma anche in relazione alla stessa individuazione del nesso eziologico fra la sua condotta e le conseguenze dannose subite dal paziente.

 

Sentenze: le novità 26 febbraio al 2 marzo 2018

Questa settimana:
- Responsabilità: risarcimento danno da nascita indesiderata
- Responsabilità: IVG e corretta informazione
- Responsabilità e medicina ayurvedica
- Certificato medico Inps: atto pubblico
- Accreditamento strutture private
- Medico competente e divieto di consulenza
- CGUE: lecito licenziare lavoratrici in gravidanza

Cassazione Civile – II Sezione - Ordinanza n. 2070/2018: Secondo la cassazione va risarcita la lesione dell’autodeterminazione dei genitori in caso di nascita indesiderata. Per la Cassazione il risarcimento del danno non è strettamente connesso con la salute della madre, ma riguarda le negativa ricadute esistenziali che si verificano nella vita dei genitori. Pertanto il risarcimento del danno da nascita indesiderata non è subordinato all'accertamento di determinate condizioni di salute del neonato ma, come si legge nella sentenza numero 2070/2018, deve essere riconosciuto "rispetto alle negative ricadute esistenziali che si verificano nella vita dei genitori in conseguenza della violazione del diritto a non dar seguito alla gestazione" legittimamente esercitato. Per i giudici, infatti, una lettura costituzionalmente orientata della legge n. 194/1978 impone di interpretare il bene salute come benessere psicofisico della persona, con la conseguenza che se dall'erroneo intervento di interruzione di una gravidanza derivi una nascita indesiderata, il risarcimento non può limitarsi al danno alla salute della madre, ma deve estendersi sino a ricomprendere anche il danno patito da entrambi i genitori per la lesione della loro libertà di autodeterminazione.

Cassazione Civile – III Sezione - Ordinanza n. 1252/2018: L'interruzione della gravidanza in conseguenza di una corretta e tempestiva informazione da parte del ginecologo circa le patologie gravi del feto non risponde a regolarità causale. Se il proprio bambino nasce con delle gravi malformazioni, è la madre che deve dimostrare che, se fosse stata correttamente e tempestivamente informata della gravità delle patologie cui il nascituro andava in contro, avrebbe di certo interrotto la gravidanza.In altre parole, non è più possibile ritenere che l'interruzione della gravidanza in conseguenza di una corretta e tempestiva informazione da parte del ginecologo circa le patologie gravi del feto risponda a regolarità causale.L'onere della prova, oggi, grava totalmente sulla gestante e, nel caso come quello di specie in cui si sarebbe trattato di aborto ultratrimestrale, lo stesso risulta ancora più pregnante.Concretamente, tale principio si riflette sulla responsabilità del ginecologo per nascita indesiderata, che non può essere dedotta esclusivamente dalla circostanza che il sanitario non abbia reso noto alla gestante che il feto è affetto da una certa condizione patologica se manca la prova che la patologia fosse di una gravità tale da consentire alla donna di esercitare il diritto all'interruzione della gravidanza oltre i termini fissati dalla legge e che la donna si sarebbe determinata in tal senso.

Cassazione Penale – IV Sezione - Sentenza 7659/2018. La Corte di Cassazione ha rinviatoalla Corte d’Appello per un “vizio di mancanza di motivazione” la condanna di un medico che aveva convinto un paziente malato di cancro poi deceduto a curarsi secondo la medicina ayurvedica perché non era stato valutato se il paziente, praticando le terapie tradizionali, sarebbe guarito, sarebbe sopravvissuto più a lungo o avrebbe sofferto di meno (giudizio controfattuale).

Tribunale di Roma – II Sezione lavoro - Sentenza n. 10450/2017: Il certificato redatto da un medico convenzionato con l'INPS per il controllo della malattia del lavoratore è atto pubblico che fa fede fino a querela di falso della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che l'ha formato, nonché dei fatti che il pubblico ufficiale medesimo attesta aver compiuto o esser avvenuti in sua presenz

Tar Molise – I Sezione - Sentenza n. 65/2018: L’accreditamento istituzionale consente alle strutture che ne beneficiano di erogare prestazioni sanitarie alla stregua di quelle pubbliche e di ricevere quindi i relativi rimborsi dall’Amministrazione. In tale contesto includere esponenti di due specifiche strutture private accreditate nell’ambito di quelli a cui è rimessa la valutazione sulla sussistenza e persistenza dei requisiti di accreditamento, introduce nel sistema un duplice profilo di distorsione, in quanto, per un verso, finisce per incidere sulla necessaria imparzialità dell’OTA (Organismo Tecnicamente Accreditante) al momento in cui è chiamato a verificare la permanenza dei requisiti in capo proprio a quelle strutture i cui esponenti sono presenti nell’organigramma (o comunque investiti di specifiche funzioni istruttorie), per altro verso, introduce un elemento di opacità nelle valutazioni delle altre strutture, dovendosi comunque ravvisare un potenziale controinteresse ad allargare la platea delle strutture sanitarie operanti sul mercato.

TAR Sicilia - Sezione I - sentenza n. 224 del 26 gennaio 2018. Il medico competente “istituisce, aggiorna e custodisce, sotto la propria responsabilità, una cartella sanitaria e di rischio per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria”, tuttavia dall’ampio catalogo dei sopraindicati compiti appare evidente come lo svolgimento di visite specialistiche ai lavoratori, e la eventuale richiesta di esami strumentali, si risolve in prestazioni mediche e diagnostiche che rivestono chiaramente carattere general-preventivo essendo funzionali alla più generale “sorveglianza sanitaria” delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Si tratta quindi di una vera e propria collaborazione con il datore di lavoro consistente in un’attività di consulenza sussumibile sotto il paradigma del contratto d’opera intellettuale ai sensi dell’art. 2229 e ss. cod. civ..L’incarico di “medico competente”  appare corrispondere alla previsione normativa di incarico di studio e consulenza per il quale deve ritenersi applicabile il divieto di conferimento ai soggetti collocati in quiescenza.

Corte di Giustizia Europea - Sezione III - causa C-103-16 del 22 febbraio 2018 .Una legge nazionale che consente di licenziare la lavoratrice in stato di gravidanza nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo non è contraria al diritto comunitario; ciascuno Stato membro resta, tuttavia, libero di prevedere forme di tutele più forti per le dipendenti madri e gestanti. Con queste motivazioni la sentenza della Corte di giustizia ha rimosso ogni dubbio sulla legittimità della normativa vigente in Spagna. La Corte di giustizia rileva che il divieto di licenziamento posto dalla direttiva 92/85 mira a prevenire gli effetti dannosi sullo stato fisico e psichico delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, che può generare un rischio di licenziamento per motivi connessi al loro stato. Per prevenire questo rischio, sono previste pesanti sanzioni per tutti i provvedimenti che abbiano come presupposto lo stato personale della lavoratrice. Al contrario, osserva la Corte, la direttiva non vieta il licenziamento durante il periodo dall’inizio della gravidanza fino al termine del congedo di maternità, qualora l’atto sia fondato su motivi non connessi allo stato di gravidanza della lavoratrice. La sentenza – nella parte relativa alla possibilità di licenziare le lavoratrici madri nell’ambito di una procedura di riduzione del personale – potrebbe legittimare un ripensamento sulla materia, ma non avrà alcun impatto immediato sulle norme vigenti in Italia, che impediscono, anche in caso di procedura collettiva, il licenziamento della lavoratrice madre, a meno che non ci sia una chiusura dell’intera azienda

 

Sentenze: le novità 19-23 febbraio 2018

Questa settimana:
- Responsabilità: nesso di causalità;
- Responsabilità civile medica: prodotto assicurativo;
- Ferie: monetizzazione a fine rapporto;

Cassazione Civile – Sezione III - Ordinanza n. 3693/2018: Al fine dell’affermazione della responsabilità del sanitario, non è sufficiente la semplice individuazione di profili di colpa nella sua condotta ma, come ribadito nell’ordinanza, è indispensabile anche l’accertamento del nesso di causalità tra tale condotta e il danno lamentato dal paziente.

Tar Lazio – Sezione II ter - Sentenza n. 640/2018: Non è condivisibile la tesi secondo cui i medici sarebbero da qualificare come “professionisti” ed avrebbero una competenza superiore alla media nel valutare il contenuto del prodotto assicurativo offerto, posto che i medici sono comunque qualificabili come “consumatori” quando stipulano una polizza assicurativa sul mercato. L'IVASS aveva chiesto alla Compagnia di disciplinare in separati articoli i singoli regimi, con maggiore puntualizzazione circa il carattere di primo o secondo rischio delle coperture offerte. L’impresa invece ha continuato a disciplinare in un unico articolo le varie fattispecie. Pertanto correttamente IVASS ha ritenuto la misura non adeguata a realizzare le finalità di trasparenza e correttezza richieste. Così come in contrasto con le finalità di trasparenza e correttezza risulta la decisione dell’impresa di cancellare del tutto la copertura a favore del medico a primo rischio, trattandosi, nel caso specifico, di un’esclusione non chiaramente percepibile.

Cassazione – Sezione Lavoro - Sentenza n. 2496/2018: La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2496/2018, ha stabilito che la Pubblica Amministrazione è obbligata al pagamento delle ferie residue per il dipendente prossimo alla pensione, a prescindere dalla mancata richiesta avanzata dallo stesso durante il rapporto di lavoro. La fattispecie fa riferimento ad un lavoratore dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che aveva lavorato fino al giorno del suo pensionamento maturando un residuo di ferie di 52 giorni. A fronte del diniego alla monetizzazione delle stesse, il lavoratore si è rivolto al giudice del lavoro che, in primo grado ha respinto la domanda, mentre la Corte d’appello in riforma della sentenza del tribunale ha accolto la domanda e condannato la PA al pagamento del trattamento economico sostitutivo. La Cassazione “specifica che dal mancato godimento delle ferie deriva diritto del lavoratore al pagamento dell’indennità sostitutiva, che ha natura retributiva, salvo se il datore di lavoro dimostri di avere offerto un adeguato tempo per il godimento delle ferie, di cui il lavoratore non abbia usufruito”.

Sentenze: le novità 12-16 febbraio 2018

Questa settimana:
- Aspettativa per incarico: diritto soggettivo
- Articolo 18: designazione del facente funzione
- Danno da iperprescrizione di farmaci
- Responsabilità e consenso informato
- Legge 104 e ferie
- Visita fiscale e tutela della privacy

Tribunale Ancona – Ordinanza n. 1864/2017: L’aspettativa ex articolo 10 comma 8 del CCNL 2000 è un vero e proprio diritto soggettivo in capo al medico (anche in assenza di esplicita espressione letterale), contrariamente a quanto si sta consolidando in giurisprudenza a seguito di pronunce della Cassazione che vogliono l’aspettativa soggetta a scelta discrezionale dell’Amministrazione (ex plurimis Cass. 4878/2015). Ad affermarlo il tribunale di Ancona con ordinanza ex articolo 700.

Tar Puglia – Sezione II – Sentenza n. 99/2018 L'art. 18, comma 2, del CCNL dell'area relativa alla dirigenza medica e veterinaria del SSN prevede che la sostituzione sia affidata dall'azienda ad altro dirigente della struttura medesima, escludendosi la partecipazione a soggetti esterni all'Amministrazione. Il fatto che si tratti di incarico di sostituzione di direttore e non di quello di direttore, non muta la natura giuridica dei provvedimenti adottati dall'Azienda sanitaria; inoltre nella fattispecie è mancata la previsione della nomina di una commissione esaminatrice con poteri decisori (il sostituto è previsto venga indicato direttamente dal Responsabile della struttura complessa); la valutazione dell'idoneità/non idoneità dei candidati è avvenuta alla stregua dei curricula prodotti dai dirigenti interessati, in assenza dell'articolazione e specificazione delle tipologie dei titoli e relativi punteggi attribuibili e, soprattutto, in assenza della formulazione di una graduatoria finale.

Corte dei Conti – Sezione Lombardia – Sentenza n. 2/2018 - Il criterio del danno da "iperprescrizione in senso lato" derivante dal mero superamento di medie ponderate”, non può essere seguito nel giudizio di responsabilità amministrativa, non tanto per l'inattendibilità tecnica del criterio o per la carenza di rigore scientifico, quanto per la sua astrattezza, incompatibile con la valutazione di una attività incontestatamente discrezionale, quale quella medica, ed alla luce del fondamentale principio dell'onere della prova (attoreo) della responsabilità amministrativo-contabile, di natura personale, derivante da comportamenti dannosi storicamente certi e provati, caso per caso, secondo un riscontrato nesso etiologico-causale, non desumibile statisticamente.

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 2369/2018 Il risarcimento da assenza di consenso non è riconosciuto se il paziente avrebbe comunque acconsentito all’intervento. Secondo la cassazione in presenza di un atto terapeutico necessario e correttamente eseguito dal quale siano derivate conseguenze dannose, l’assenza di consenso informato può comportare il risarcimento del danno solo se il paziente dimostra che se avesse ricevuto un’adeguata informazione avrebbe verosimilmente rifiutato l’intervento.

Cassazione Civile – Sezione VI - Sentenza n. 2466/2018 Non possono essere decurtati dalle ferie i giorni di permesso chiesti dal dipendente per prestare assistenza, ai sensi della legge 104/1992, al familiare affetto da handicap. Lo ha precisato la Corte di cassazione, respingendo il ricorso dell’azienda contro il dipendente che si era assentato per assistere un familiare portatore di handicap.

Cassazione – Sezione III - Ordinanza n. 2367/2018 La sentenza ha puntualizzato la necessità di garantire sempre la riservatezza sulle informazioni relative alla salute del paziente. Senza mai prescindere dal dovere di salvaguardare il lavoratore dipendente in malattia, il medico fiscale valuta l’idoneità o l’incapacità del paziente alla ripresa dell’attività lavorativa, inoltre individua e segnala eventi morbosi non indennizzabili dall’INPS o su cui l’Ente Previdenziale può esercitare azione di rivalsa, con conseguente notevole risparmio erariale.Tali situazioni comprendono gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, gli interventi chirurgici a fini estetici, le patologie provocate da responsabilità di terzi, nonché le assenze ingiustificate negli orari di reperibilità, comprese le riprese anticipate al lavoro non adeguatamente certificate. È intuitiva la necessità della riservatezza nel trattamento di tali dati, ritenuti sensibili secondo la normativa vigente a tutela della privacy.

Sentenze: le novità dal 5 al 9 febbraio 2018

Questa settimana:
- Responsabilità medica di equipe
- Responsabilità e grave negligenza del medico di base
- Licenziamento e periodo di comporto
- Cure all’estero: i presupposti per il rimborso
- Servizio di elio soccorso: no a remunerazione rischio aggiuntivo
- Responsabilità: errore medico nell’aborto
- Responsabilità: mancata acquisizione del consenso

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza n. 2060/2018. Secondo la Cassazione ciascun componente di una equipe è tenuto, in base ai propri obblighi di diligenza, a controllare la cartella clinica del paziente prima dell’operazione e a valutare tutti i dati utili a verificare se la scelta di intervenire è corretta e compatibile con le condizioni di salute del paziente.

Cassazione Penale – sezione III – Sentenza n. 3869/2018. Se il medico di base omette di effettuare una diagnosi a causa della sua superficialità, nulla lo salva dalla condanna penale per la successiva morte del paziente, neppure il fatto che successivamente altri medici si sono occupati dello stesso soggetto incorrendo nelle medesime omissioni.

Cassazione Lavoro – Sentenza n. 1634/2018. Le sole buste paga che riportano il numero complessivo dei giorni di assenza per malattia non sono sufficienti a costituire prova idonea del superamento del periodo di comporto posto alla base di un licenziamento. Ciò anche se il dipendente durante il rapporto di lavoro non ha mai contestato i dati relativi ai giorni di malattia riportati in busta paga e neppure il versamento della relativa indennità.

Cassazione Lavoro – Sentenza n. 1391/2018. Cure all’estero: la Cassazione fissa i presupposti senza i quali non si può ottenere il rimborso. E’ necessario dimostrare l’urgenza della prestazione, l’indigenza di chi l’ha richiesta e il fatto che il trattamento non possa essere ottenuto rapidamente presso centri del servizio Sanitario nazionale. Per l’assenza di tali presupposti la Cassazione ha respinto il ricorso di un italiano recatosi in Cina per motivi di turismo, dove ha avuto bisogno di un intervento eseguito in una struttura di altissima specializzazione.

Corte d’Appello di Ancona – Sentenza Lavoro n. 440/2018. Il turno prestato in eliambulanza e le sue occasioni non possono essere equiparate a quelle riguardanti i servizi di terapia intensiva o in camera operatoria.

Cassazione Civile – Sentenza n. 2675/2018. In tema di responsabilità del medico per errata diagnosi, il risarcimento dei danni che “costituiscono conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento della struttura sanitaria all’obbligazione di natura contrattuale” spetta non solo alla madre ma anche al padre, tra i soggetti “protetti” e quindi con diritto al risarcimento dei danni immediati e diretti.

Cassazione Penale – Sezione IV - Sentenza n. 2354/2018. Il giudizio sulla sussistenza della colpa non presenta differenze di sorta a seconda che vi sia stato o no il consenso informato del paziente. Con la importante precisazione che non è di regola possibile fondare la colpa sulla mancanza di consenso, perché l’obbligo di acquisire il consenso informato non integra una regola cautelare la cui inosservanza influisce sulla colpevolezza: infatti, l’acquisizione del consenso non è preordinata (in linea generale) ad evitare fatti dannosi prevedibili (ed evitabili), ma a tutelare il diritto alla salute e, soprattutto, il diritto alla scelta consapevole in relazione agli eventuali danni che possano derivare dalla scelta terapeutica in attuazione di una norma costituzionale (art. 32, comma 2). In un unico caso la mancata acquisizione del consenso potrebbe avere rilevanza come elemento della colpa ovvero quando la mancata sollecitazione di un consenso informato abbia finito con il determinare, mediatamente, l’impossibilità per il medico di conoscere le reali condizioni del paziente e di acquisire un’anamnesi completa.

 

Sentenze: le novità 29 gennaio al 2 febbraio 2018

Questa settimana:
- Struttura ospedaliera e dovere di protezione
- Responsabilità penale di ciascun medico dell’equipe
- Malattia ed attività ludiche
- CRI: requisiti per stabilizzazione
- Medici specializzandi ante 1983
- Medici emergenza e turni di reperibilità

Cassazione – III Sezione Civile – sentenza n. 1251/2018. La struttura ospedaliera alla quale un paziente si rivolga per essere sottoposto ad analisi cliniche è tenuta, oltre che a uno specifico obbligo di prestazione, anche a un correlato dovere di protezione. Di conseguenza, come si evince dalla sentenza, se dalle analisi emerge una evidente situazione di pericolo di vita, la struttura sanitaria deve attivarsi tempestivamente.

Cassazione – IV Sezione Penale – sentenza n. 2534/2018. Ai fini dell’individuazione della responsabilità penale di ciascun medico dell’equipe per l’esito infausto cui sia sfociato il trattamento sanitario operato, ciò che conta è la verifica dell’incidenza della condotta di ogni sanitario sull’evento lesivo. In caso contrario, infatti, si sfocerebbe nel campo della responsabilità oggettiva.

Cassazione – Sezione Lavoro – sentenza n. 1173/2018. La Corte di Cassazione afferma che nessuna violazione dei propri doveri può essere contestata a chi si dedichi ad attività ludiche quali passeggiate in spiaggia o prendere la tintarella, sempre che tali occupazioni non compromettano o ritardino il rientro in servizio e che avvengano al di fuori degli orari di reperibilità.

Tar Lazio – Sezione Terza – sentenza n. 453/2018. Croce rossa italiana: tra i requisiti per la stabilizzazione del personale precario non è previsto l’utilizzo per 2compiti istituzionali”.Il legislatore con la legge 296/2006 ha indicato espressamente i requisiti che ha ritenuto necessari per-ché il personale non di ruolo possa beneficiare della stabilizzazione, prevedendo che per potere essere ammessi alla procedura in questione occorra avere prestato "servizio a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi".  Nessuna altra condizione si rinviene nella norma in esame. Infatti l'art. 1, co. 519, della legge n. 296/2006 non prescrive affatto che in aggiunta al requisito di servizio di almeno tre anni il personale debba essere stato utilizzato dall'Amministrazione per compiti istituzionali.

Corte di Giustizia Europea – Sezione VIII – cause riunite C-616/16 e C-617/16: la Corte è stata chiamata a pronunciarsi su borse di studio ante 1983, stabilendo un principio di diritto:una remunerazione adeguata per la formazione a tempo pieno e a tempo ridotto dei medici specialisti iniziata nel corso dell’anno 1982 e proseguita fino all’anno 1990 deve essere corrisposta per il periodo di tale formazione a partire dal 1º gennaio 1983 e fino alla conclusione della formazione stessa

Cassazione Civile – sezione Lavoro – Sentenza n. 27453 del 20 novembre 2017: La reperibilità prevista dalla disciplina collettiva si configura come una prestazione strumentale e accessoria, qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro. Il pagamento dei primi quattro turni di reperibilità non può desumersi dalla disciplina dettata, in materia di trattamento economico dei medici incaricati dell'Emergenza Sanitaria Territoriale, dall'art. 98 del-l'ACN 2005 che prevede, al comma 1, i compensi orari per ogni ora di attività ordinaria, al comma 2 i compensi per i compiti ulteriori delineati dalla contrattazione regionale sulla scorta delle indicazioni dell'art. 95 del medesimo ACN, e, in particolare, al comma 4 il pagamento delle ore eccedenti le 38 settimanali di attività ordinaria (a cui fa esplicito riferimento l'art. 93 del medesimo ACN).

Sentenze: le novità dal 22 al 26 gennaio 2018

Questa settimana:
- Responsabilità e malasanità;
- Stabilizzazione: rivendicazione del diritto alla procedura di stabilizzazione - giurisdizione

Cassazione  – IV Sezioni Penale – sentenza n. 822/2018. Responsabilità medica: la patologia derivante da malasanità va identificata. Quando è chiamato ad affrontare un caso di malasanità, il giudice deve indagare l'esatta patologia derivante dalla condotta del medico, mettendo in atto tutte le indagini e gli approfondimenti a tal fine necessari. Almeno ai fini civili, non è infatti possibile limitarsi a prendere atto del chiaro peggioramento delle condizioni del paziente e questo è quanto si evince dalla sentenza numero 822/2018 della Corte di cassazione, relativa a un caso di responsabilità dello psicoterapeuta.

Tar Campania  – Sezione V – sentenza n. 107/2018. Stabilizzazione personale precario in quanto non titolare di contratto di lavoro di tipo subordinato. I ricorrenti, che hanno svolto attività di medico o di dirigente medico sulla base di rapporti di lavoro di tipo libero–professionale, si dolgono del fatto che l’amministrazione li abbia esclusi dalla procedura di stabilizzazione in quanto non titolari di contratto di lavoro di tipo subordinato. Tuttavia, è stato evidenziato che la domanda con la quale un soggetto, che ha operato per più di un triennio presso un ente locale con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, chiede il riconoscimento del diritto alla stabilizzazione (previa assimilazione a un lavoratore con contratto di lavoro a tempo determinato) verte sulla presenza o meno delle condizioni richieste dalla legge per accedere a tale beneficio, non rilevando la natura (peraltro non concorsuale) della procedura finalizzata alla stabilizzazione, con conseguente devoluzione della giurisdizione al giudice ordinario. Nel caso di specie, i ricorrenti non contestano la correttezza formale della procedura di stabilizzazione, ma rivendicano il diritto soggettivo alla partecipazione alla procedura di stabilizzazione, attraverso la assimilazione del rapporto libero–professionale svolto a quello del pubblico impiego, e all’assunzione a tempo indeterminato.

 

Sentenze: le novità dal 15 al 19 gennaio

Questa settimana:
- Colpa in ambito sanitario;
- Congedi parentali: casi di licenziamento
- Direzione di Dipartimento e coordinamento di più strutture

Cassazione  – Sezioni Unite – informazione provvisoria n. 31. Con l’informazione provvisoria n. 31 a seguito dell’udienza del 21 dicembre 2017, le sezioni Unite della Corte di Cassazione si sono pronunciate sulla rilevanza penale della colpa medica a fronte del rispetto delle linee guida dettate in materia dalla legge n. 24/2017 esprimendo un principio di diritto sull’argomento

Cassazione  – Sezione Lavoro - Sentenza n. 209/2018. Abusa del diritto al congedo parentale chiunque non utilizzi il permesso dal lavoro esclusivamente per la cura diretta del bambino e questo giustifica il licenziamento disciplinare. La sezione lavoro della Cassazione ha così confermato la decisione della Corte d’Appello dell’Aquila nei confronti di un dipendente di una ditta privata. Questi, in permesso parentale per i «bisogni affettivi e relazionali del figlio», non aveva «svolto alcuna attività» in favore del bimbo, come aveva appurato, attraverso appostamenti e foto, un’agenzia investigativa su mandato del datore di lavoro. Il principio vale tanto per chi nei giorni di congedo si dedica ad un altro lavoro, quanto per il genitore che «trascura la cura del figlio per dedicarsi a qualunque altra attività».

Corte di Appello di Catanzaro  – Sezione Lavoro - Sentenza del 22 aprile 2017. Un sanitario invoca l'attribuzione della maggiorazione prevista dal comma nono dell'art. 39 CCNL, spettante al dirigente incaricato della direzione di un dipartimento e al destinatario di "incarichi che, pur non configurandosi con tale denominazione, ricomprendano - secondo l'atto aziendale - più strutture complesse".La disposizione contrattuale, ai fini dell'attribuzione della maggiorazione in parola, postula l'equiparazione della figura del direttore di dipartimento - che, per definizione, riveste il ruolo di coordinatore tra le varie strutture che a questo fanno capo - a quella di direttore di più strutture complesse che, sebbene non denominate dipartimento, siano, in base all'atto aziendale, tra loro connesse. Detta equiparazione, pertanto, implica che la maggiorazione de quo spetta a chi svolga funzioni che in qualche modo comportano il coordinamento tra le varie strutture facenti capo allo stesso soggetto. Nel caso di specie, i tre servizi erano dotati di piena autonomia organizzativa

Sentenze: le novità 8-12 gennaio 2018

Questa settimana:
- Consenso informato e diritto all’autodeterminazione;
- Equiparazione direttore struttura complessa primario
- Corso formazione in medicina generale ed attività lavorativa
- Responsabilità: il doppio binario
- Consenso informato: completezza dell'informazione

Tribunale di Milano – Sezione I - Sentenza del 22 novembre 2017. Con riferimento al danno da autodeterminazione è necessario che chi invoca la lesione del diritto all'autodeterminazione (da violazione del diritto ad esprimere un valido consenso su un intervento chirurgico poi subito), alleghi in modo specifico (così fornendo al giudice precisi elementi di fatto noti dai quali ricavare, in via presuntiva, i fatti ignoti che si intende provare) che, a causa dell'omessa o incompleta informazione, ha perso (in via tra loro cumulativa o alternativa) la possibilità di autodeterminarsi scegliendo, in modo meditato, il luogo ove eseguire l'intervento chirurgico poi effettuato, i medici dai quali farsi operare, i tempi dell'intervento nonché la possibilità di elaborare la necessità del predetto intervento (in tal modo abituandosi all'idea di essere costretto a subire un intervento chirurgico). Precludere tali possibilità di scelta, integra danno conseguenza perché si concreta nella privazione della libertà del paziente di autodeterminarsi circa la sua persona fisica. Libertà che, costituendo un bene di per sé, quale aspetto della generica libertà personale, viene negata e, quindi, risulta sacrificata irrimediabilmente, sì che si configura come "perdita" di un bene personale".

Tribunale di Alessandria – Sezione Lavoro - Sentenza del 20 giugno 2017.La disciplina normativa della dirigenza medica non presenta alcun aspetto che possa consentire di attribuire al direttore di struttura complessa lo statuto professionale già delineato per il primario dell'art. 7 DPR n. 128 del 1969, ma al contrario prevede che tutti i dirigenti medici siano dotati di autonomia e responsabilità legate al ruolo e all'esperienza professionale, e distingue il dirigente di struttura complessa dalla restante dirigenza medica principalmente per le funzioni di direzione ed organizzazione della struttura, e per le responsabilità di tipo organizzativo che ne derivano.

Corte dei Conti – Sezione giurisdizionale Campania - Sentenza n. 431 del 12 dicembre 2017. Il divieto di svolgere attività libero professionale da parte del medico che è stato ammesso a partecipare al corso di formazione specifica in medicina generale previsto nella citata disposizione legislativa discende da una valutazione ex ante che il legislatore ha ritenuto di porre in essere per il conseguimento di una finalità di interesse pubblico, quale è quella della massima preparazione, sia a livello teorico sia pratico, da parte di professionisti cui affidare la cura di uno dei più importanti valori, quale è la salute, riconosciuti e tutelati anche a livello costituzionale (cfr. art. 32 Cost). Risulta sussistente nella fattispecie oggetto del presente giudizio anche il nesso di causalità in quanto è dallo svolgimento di attività libero professionale da parte del sanitario che è derivato il danno per l'Azienda Sanitaria locale consistente nell'erogazione di somme a titolo di borsa di studio ad un medico corsista che, contravvenendo ad una specifica disposizione di legge (i.e. artt. 24, comma 1 e 34, comma 1 secondo periodo, d.lgs. n. 368 del 1999) non si è dedicato a tempo pieno al corso di formazione.

Tribunale di Milano – Sezione I - Sentenza n. 9670 del 27 settembre 2017.Il Tribunale di Milano, con la sentenza numero 9670/2017, ha confermato il doppio binario introdotto dalla Legge Gelli in materia di responsabilità medica, sancendo la diversa natura della responsabilità del medico e della struttura sanitaria.Più nel dettaglio, in tale pronuncia i giudici hanno affermato che in tutti i casi in cui il paziente agisce nei confronti di uno o più medici senza allegare l'esistenza di un rapporto professionale concluso con gli stessi, bisogna tenere distinto il rapporto che si instaura con la struttura sanitaria da quello che si instaura con i professionisti. Mentre il primo, infatti, è di natura contrattuale, il secondo è invece di natura extracontrattuale.

Cassazione Civile - sezione Terza - sentenza n. 26827/2017: I giudici hanno precisato che se il modulo di consenso informato sottoscritto dal paziente è del tutto generico, la sottoscrizione non basta per ritenere che il medico abbia effettivamente fornito tutte le informazioni necessarie per quel determinato trattamento sanitario.

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