Il Settore che rappresenta i biolgogi, fisici, chimici, psicologi e farmacisti del Ssn ricostriusce le tappe dell'indennità
Alberto Spanò, Responsabile Nazionale Settore Dirigenza Sanitaria Anaao Assomed
Marina Tarsitano, Responsabile Nazionale Vicario Settore Dirigenza Sanitaria Anaao Assomed
Sul tema dell’indennità di specificità della dirigenza sanitaria dall’atto dell’istituzione sono stati fatti una serie di interventi certamente non risolutivi.
Si rende pertanto necessario fare chiarezza, ricostruendo con rigore il percorso compiuto e valorizzando il lavoro portato avanti con costanza e determinazione da chi si è concretamente impegnato per il riconoscimento di questa indennità. Ciò appare tanto più opportuno alla luce del diffondersi di posizioni prevalentemente speculative, che rischiano di alimentare confusione senza essere accompagnate da contributi concreti o da risultati effettivamente conseguiti.
Per comprendere le ragioni dell’attuale e significativo divario economico tra la dirigenza sanitaria non medica e la dirigenza medica e veterinaria, è indispensabile ripercorrere la storia dell’indennità di specificità, soffermandosi in particolare sulle modalità con cui è stata istituita, finanziata e successivamente sviluppata. Solo attraverso una ricostruzione puntuale dei passaggi normativi, delle scelte finanziarie e delle iniziative intraprese sarà possibile comprendere le origini delle disparità ancora esistenti ed individuare con maggiore consapevolezza le condizioni necessarie per il loro superamento.
L'indennità di specificità non è solo una voce dello stipendio. È il riconoscimento economico delle caratteristiche professionali e delle responsabilità di chi lavora nel Servizio Sanitario Nazionale, della specificità appunto che distingue la dirigenza medica e sanitaria da tutti gli altri dirigenti del pubblico impiego. Ma questo riconoscimento è arrivato in tempi e con modalità diverse per le varie componenti della dirigenza, e la distanza che ne è nata non è mai stata colmata.
È il Ccnl Area Sanità 2019-2021, firmato in via definitiva il 23 gennaio 2024, ad introdurre l’indennità di specificità per dirigenti sanitari non medici (biologi, chimici, fisici, farmacisti, psicologi e le altre professioni sanitarie) grazie ad una ferma e determinata richiesta dell’Anaao Assomed utilizzando alcune risorse residue derivanti dall’unificazione contrattuale dei fondi di risultato tra medici e sanitari. L’importo per forza di cose era ridotto, con l’obiettivo di un progressivo allineamento a quella già in godimento per medici e veterinari 1.381,49 euro lordi annui, contro i 9.162,22 euro della dirigenza medica e veterinaria nello stesso contratto.
Detto questo, è necessario fare una precisazione metodologica. I benefici dei contratti di lavoro pubblici sono calcolati in percentuale di incremento derivante dal rapporto tra l’ammontare delle risorse stanziate e quelle in godimento e tale percentuale si applica in modo omogeneo a tutte le distinte voci (base, tabellare, indennità, etc.) per tutte le categorie interessate. Pertanto è illegittimo ipotizzare che in un contratto vengano distolte risorse spettanti legittimamente a tutti i destinatari per concentrarle in modo prevalente su una sola categoria o area. Essendo pertanto storicamente l’indennità di specificità medica di gran lunga più elevata di quelle dei sanitari non era ipotizzabile che il contratto di lavoro potesse sanare tale grande differenza senza con ciò ridurre illegittimamente in modo significativo il beneficio contrattuale comunque spettante in percentuale a tutti i destinatari.
Con il Ccnl 2022-2024 l'importo è salito a 1.614,46 euro lordi annui. Da qui si parte per gli incrementi previsti dalla preintesa del Ccnl Area Sanità 2025-2027, sottoscritta il 7 ottobre 2026. È evidente che al contratto va affiancato un apposito intervento legislativo da richiedere ai ministeri preposti ed al legislatore.
Il rinnovo contrattuale nel suo complesso come è noto porta un aumento medio del 5,40%, pari a 393 euro lordi al mese che si applica a tutta la dirigenza dell’area sanità. Per la dirigenza medica e sanitaria si aggiungono però risorse stanziate per legge, extracontrattuali. È qui che è stata compiuta una importante ed inaccettabile sperequazione tra medici e sanitari.
La dirigenza medica e veterinaria ha potuto infatti contare su stanziamenti legislativi molto più consistenti. Con la legge di bilancio per il 2025 (art. 1, comma 350 della legge 30/12/2024, n. 207) e con la legge di bilancio per il 2026 (art. 1, comma 359 della Legge 30/12/2025, n. 199)
il legislatore ha stanziato finanziamenti a regime dal 2026 per rafforzare l’indennità di specificità medica e veterinaria, di 327 milioni di euro iniziali, saliti a 412 milioni a decorrere dal 2026.
Per la dirigenza sanitaria non medica un finanziamento di questa portata non c'era. Dopo le richieste ripetute dei sindacati di correggere la disparità, la legge di bilancio 2026 ha destinato 13,5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2026 al rafforzamento dell'indennità. È un risultato parziale ed insufficiente, che mostra anche quanto sia stata assolutamente diversa l'attenzione politica verso le due categorie di professionisti. Gran parte delle ragioni dell'attuale sperequazione sta proprio qui.
Pertanto l'Aran non può correggere da sola uno squilibrio nato da mancate scelte legislative e finanziarie precedenti alla contrattazione.
Questo non vuol dire che il contratto non abbia strumenti per migliorare il trattamento della dirigenza sanitaria non medica. Vuol dire che quegli strumenti dipendono dalle risorse disponibili e dalle regole sul loro utilizzo. Se a monte le risorse sono molto diverse, il tavolo negoziale da solo non può cancellarne le conseguenze.
È con questo sguardo che va letto il risultato della preintesa del Ccnl Area Sanità 2025-2027.
Dal 2026 l'indennità annua lorda della dirigenza sanitaria non medica passa da 1.614,46 a 2.556,60 euro, con un aumento di 942,14 euro l'anno.
Non è corretto liquidare l'aumento come irrilevante. È un avanzamento reale rispetto a prima e conferma il peso dell'azione sindacale nel portare il tema al centro del confronto istituzionale. Ma non si può nemmeno dire che la questione sia risolta: la strada è ancora lunga e richiede un intervento che vada oltre il rinnovo contrattuale.
L'azione sindacale deve muoversi perciò su due piani. Da una parte presidiare la contrattazione Aran, difendendo il trattamento economico, i diritti normativi e il riconoscimento di competenze e responsabilità della dirigenza sanitaria non medica.
Dall'altra richiamare l’attenzione delle istituzioni su questo tema (Parlamento, Ministero della Salute e Ministero dell'Economia e delle Finanze), perché vengano trovate risorse aggiuntive, adeguate e strutturali.
Va ribadito che il superamento della forte sperequazione non può quindi dipendere solo dalla distribuzione percentuale delle risorse ad ogni rinnovo. Servono scelte legislative esplicite, che intervengano sulle differenze di finanziamento consolidate negli anni ed indichino un percorso credibile di riequilibrio graduale.
L'incremento della preintesa è dunque un passo avanti da riconoscere. Ma l'obiettivo deve essere più alto: garantire alla dirigenza sanitaria non medica un trattamento economico all'altezza della propria specificità professionale, delle responsabilità che esercita e del contributo che ogni giorno dà al funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale.
Il risultato ottenuto dimostra che si può avanzare. Ora la sfida è trasformare questo primo passo in un percorso stabile di riequilibrio, con scelte politiche e finanziarie che riducano gradualmente una disparità che il contratto, da solo, non può cancellare.