Una donna, nata con gravi malformazioni a causa dell'assunzione materna di un farmaco non adeguatamente controllato dalle autorità sanitarie, agisce per ottenere il ristoro dei danni. Il caso solleva nodi giuridici complessi: l'efficacia di un giudicato interno formatosi su una sentenza che quantifica il danno solo nella motivazione e la possibilità di cumulare il risarcimento per illecito con l'assegno vitalizio assistenziale. Al centro della disputa vi è il principio della compensatio lucri cum damno: può un beneficio solidaristico elidere l'obbligazione risarcitoria del medesimo ente pubblico?