La Suprema Corte chiarisce che la prova della percezione non richiede una "lettura del pensiero" del morente, né dichiarazioni espresse (impossibili in articulo mortis). Essa si fonda su: 1. Massime di comune esperienza: è ragionevole presumere che un soggetto vigile in condizioni cliniche critiche percepisca il metus mortis. 2. Ragionamenti presuntivi: tratti dall’ambiente ospedaliero e dalla gravità della situazione.