Comunicati stampa
07/07/2016

PROGRAMMAZIONE MEDICINA: la fabbrica dei disoccupati - Comunicato stampa Anaao Assomed

Il Ministero della salute ha ancora una volta ceduto alle pressioni dell’offerta formativa deliberata dagli atenei, tra l’altro alle prese con organici al minimo storico e sempre più vecchi, ma sempre arroccati in una logica monopolistica, dopo che aveva già ceduto a quelle del MIUR e delle Regioni, che hanno bloccato qualunque tentativo di trasformare, in un modello europeo, studenti in lavoratori, con correlate tutele e diritti, garantendo  percorsi formativi a tutti i laureati.  Leggi il comunicato e la rassegna stampa

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la rassegna stampa


La notizia è passata inosservata, tra le pieghe della analisi della crisi del Ssn ed i rumors sulle angosce della politica. 
La programmazione definitiva per i posti nel corso di laurea in Medicina per il prossimo anno è stata determinata in 9.224. Una inezia in meno rispetto allo scorso anno commenta il Segretario Nazionale dell’Anaao Assomed, Costantino Troise tanto da potere lasciar dire che sono in diminuzione, ma ancora in linea con il trend dell’ultimo triennio vicino a 10.000 posti, al netto delle sentenze dei giudici favorite da un lassismo organizzativo di cui nessuno paga pegno. Ciò mentre il numero dei posti disponibili per la formazione post laurea necessaria per poter lavorare all’interno del SSN, continua ad aggirarsi intorno a 7000, e difficilmente seguirà l’incremento dell’accesso per i noti motivi economici. E le Regioni cominciano a fare le prove di sistemi sanitari con meno medici, le cui competenze trasferire a settori professionali meno costosi. Nel frattempo nessun provvedimento è in vista, nemmeno transitorio, per riassorbire le migliaia di medici destinati a rimanere fuori dalla formazione per molti anni.

Si continua, così, a mantenere ed alimentare un imbuto formativo che produce medici disoccupati e quell’esercito di riserva di laureati senza specializzazione o formazione in medicina generale in cui pescano contratti atipici e caporalato, anche pubblico, da retribuzioni dai 4 ai 10 euro all’ora, lordi beninteso.
Ancora una volta si è scelto di cedere alle pressioni dell’offerta formativa deliberata dagli atenei, tra l’altro alle prese con organici al minimo storico e sempre più vecchi, ma ancora arroccati in una logica monopolistica, dopo avere già ceduto a quelle del MIUR e delle Regioni, che hanno bloccato qualunque tentativo di trasformare, in un modello europeo, studenti in lavoratori, con correlate tutele e diritti, garantendo percorsi formativi a tutti i laureati. 

Continua il ballo sul Titanic, mentre cresce una inflazione sul lato della offerta di professionisti che non giova al sistema delle cure, né per i costi né per la qualità. “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”. E le stelle, tutte, stanno a guardare la cronaca di un disastro sociale annunciato.

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