Un dirigente medico apicale strumentalizzava criticità cliniche - quali carenza di anestesisti o ritardi negli approvvigionamenti di dispositivi - per enfatizzare falsamente i tempi di attesa per interventi ortopedici urgenti in una struttura pubblica. Tale condotta mirava a indurre pazienti fragili e traumatizzati a trasferirsi presso una clinica privata di sua proprietà per interventi a pagamento. Il comportamento è stato qualificato come concussione, poiché la volontà dei malati era forzata psicologicamente dalla prospettazione di un grave danno alla salute derivante dall'attesa. L'esito finale vede la condanna del primario, sebbene alcuni capi siano dichiarati prescritti, mentre il collaboratore viene assolto per difetto di partecipazione causale.