Corte Costituzionale – Ordinanza n. 25 del 5 marzo 2026
Commento a cura di Robert Tenuta, Direttivo Nazionale Dirigenza Sanitaria Anaao Assomed
La Corte Costituzionale, prendendo atto che i richiami precedenti non hanno prodotto un cambiamento sostanziale, ha fissato una scadenza precisa (14.1.2027) entro la quale il Parlamento dovrà approvare una riforma strutturale sul pagamento differito del TFS ai dipendenti pubblici. In caso negativo la Corte dichiarerà l’illegittimità costituzionale della vigente normativa che comporterebbe l’esigibilità immediata di tutti i TFS, pur con un impatto significativo sulle finanze pubbliche.
Il Parlamento è quindi tenuto a predisporre entro la predetta data una riforma che, pur nel segno della gradualità, ristabilisca “entro un orizzonte temporale e ragionevole, la fisiologica scansione dei pagamenti dei TFS, eventualmente distribuendo su più esercizi l’effetto di cassa correlato alla rimozione del differimento e della rateizzazione”.
Con l’Ordinanza 25/2026 la Corte Costituzionale contesta il differimento del pagamento dei TFS, ma anche la rateizzazione dei pagamenti (come è noto le norme attuali prevedono la corresponsione in più tranche annuali in base all’importo: una sola rata se inferiore a 50.000; due rate annuali tra 50.000 e 100.000 euro; tre rate annuali oltre i 100.000 euro. Tali rateizzazioni, combinate con il differimento iniziale, può portare un dipendente pubblico ad attendere fino a cinque anni per incassare l’intera liquidazione).
La Corte Costituzionale ha evidenziato che è proprio su questo complessivo meccanismo (differimenti più rateizzazione) che si concentra la lesione dell’art. 36 della Costituzione: l’intera struttura dilazionata erode il valore reale di una retribuzione già maturata senza correttivi di rivalutazione monetaria.
Da qui la decisione della Corte Costituzionale intesa ad ottenere provvedimenti legislativi che prevedano una progressiva rimozione degli attuali meccanismi dilatori entro un definito margine temporale.
Per consentire al legislatore di assumere le relative decisioni la Corte Costituzionale ha pertanto disposto il rinvio del giudizio in corso, fissando una nuova discussione delle questioni di legittimità costituzionale per l’udienza del 14 gennaio 2027, all’esito della quale potrà essere valutata l’eventuale sopravvenienza di una novella legislativa che pianifichi la eliminazione dei meccanismi dilatori di cui si tratta.