Piemonte
08/03/2022

In Piemonte ospedali al femminile. Ma non a tutti i livelli e non per tutte le attività

La medicina è sempre più femminile. Almeno questo ci dicono i dati della piattaforma regionale di Opessan (dati 2020) e del Conto Annuale del Tesoro (dati 2019). In Piemonte le dirigenti medico donne, ospedaliere dipendenti del SSN superano i colleghi uomini: 51%, contro una media nazionale del 48%.

Se tuttavia analizziamo i dati per fasce d’età, le giovani dottoresse superano nettamente i colleghi uomini: tra i 35-44 anni sono infatti oltre il 64%, mentre la rappresentanza si inverte al procedere dell’età.

Poiché quindi con la curva pensionistica andranno in pensione soprattutto gli uomini, le corsie degli ospedali si tingeranno di rosa per un maggiore ingresso di donne medico e per una maggiore uscita degli uomini.

Le donne sono presenti e competenti. Ma ai livelli dirigenziali latitano. In regione Piemonte la percentuale di donne Direttrici di SC (Primarie) è del 18%.
Tra le donne medico, solo il 2,4% diventerà direttrice di SC, contro il 10% degli uomini.
Anche nelle discipline in cui è più elevata la quota di donne tra i medici, la loro presenza nelle posizioni apicali di carriera è molto bassa.

Le ultime nomine del 2021 hanno leggermente aumentato la presenza di donne tra i Direttori Generali del Piemonte, che passano da 2 a 4 su 18.

Va un po’ meglio se consideriamo le Responsabili di Struttura Semplice che in Piemonte rappresentano il 36,6% del totale.

Tra le donne medico, solo il 6,4% diventerà Responsabile di Struttura Semplice, contro l’11,4% degli uomini.

Ovvero quante donne tra le donne diventano direttori di SS e quanti uomini tra gli uomini diventano direttori di SS

Peccato. Perché le donne al vertice potrebbero essere più consapevoli degli ostacoli al lavoro femminile e quindi essere più attive negli ospedali per cercare di rimuoverli. Le primarie donne potrebbero essere più sensibili alla richiesta di part-time, tollerare meglio le assenze per malattia figlio, concedere magnanime il congedo parentale ai padri, chiedere con maggiore insistenza alle amministrazioni la sostituzione per maternità delle colleghe.

Peraltro, incominciano a essere riconosciuti i risultati positivi del diverso modo che le donne hanno di interpretare i ruoli professionali e nello specifico di comando: maggiore empatia, orientamento alla collaborazione e al sostegno reciproco, minore competizione conflittuale, attenzione al risultato e non alla vittoria sui colleghi.

Il successo è vissuto dalle donne soprattutto in termini collettivi, più che come traguardo personale.

A conferma del ruolo di cura riservato alle donne, le richieste di part-time provengono in circa il 90% dei casi da dottoresse. Il part-time viene concesso poco e la donna che decide di lavorare in part-time firma, con la richiesta di tempo ridotto, anche la fine della propria progressione di carriera lavorativa.

Tra le donne inoltre, pochissime fanno attività libero professionale, sia intra che extramoenia. Lavorano per il pubblico, per l’Azienda.

Solo il 3,2 % delle donne sceglie di fare extramoenia, contro il 6,6 % degli uomini.

Del totale dei dirigenti che sceglie l’extramoenia, solo il 34% è donna, mentre del totale di chi esercita l’attività intramoenia, le donne sono il 30%.

Le donne probabilmente scelgono di dedicare il proprio tempo libero alla famiglia, o all’attività ospedaliera.

Infine, viene confermata la scarsa rappresentanza del genere femminile nelle specialità chirurgiche: storicamente ad appannaggio degli uomini.

Dunque: più donne medico ma non nelle posizioni apicali. Maggiore richiesta di part-time e minor attività libero professionale rispetto ai colleghi uomini. La strada è ancora lunga, sicuramente ci servirà un welfare più favorevole, un cambiamento culturale che riconosca le competenze femminili, una migliore distribuzione dei carichi di lavoro familiari ed anche una maggiore consapevolezza di noi donne.


Dott.ssa Chiara Rivetti
Segretaria Regionale Anaao Assomed Piemonte

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