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08/01/2022

Emergenza sanitaria, le proposte Anaao: assumere specializzandi e dottori extracomunitari. Intervista a Palermo IL TIRRENO

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L'allarme dei medici ospedalieri: "Senza rinforzi rischiamo la Caporetto sanitaria

ILARIA BONUCCELLI

Assumere gli specializzandi al terzo anno. E anche i medici extracomunitari, superando le difficoltà per il riconoscimento della laurea. Inoltre – aggiunge Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri –  bisognerebbe chiedere ai medici in fase di pensionamento di restare in servizio almeno per 6-12 mesi. Solo così si uscirebbe dall’emergenza sanitaria.

Per questo il governo dovrebbe evitare il taglio di 600 milioni di risorse che le Regioni hanno chiesto per le assunzioni di personale sanitario. Perché se non evita questo taglio – di fatto dimezza la richiesta di 1,2 miliardi - ci sarà una “Caporetto sanitaria”: assistenza garantita solo ai malati di Covid e alle urgenze, ma non a tutti gli altri.  Lo dimostra  il fatto che già nel 2021 sono circa 600mila gli interventi chirurgici programmati rimandati: circa 1644 al giorno, una settantina a regione, per fare una media matematica.

Dottor Palermo, lo Stato ha stanziato 600 milioni per assunzioni in sanità in epoca di pandemia. Perché dice che  non sono sufficienti?

“Dico che questo è un passo in avanti, nessuno lo nega: ma siamo in una situazione nella quale le Regioni sono in una situazione di seria difficoltà perché veniamo da un decennio di tagli. Vorrei ricordare che, nel decennio dal 2009 al 2019,  sono stati tagliati migliaia di posti.   La pandemia non ha fatto altro che mettere in evidenza le criticità legate alla politica di tagli del decennio precedente.  Non solo manca personale,  sono stati tagliati anche posti letto: in questo momento noi abbiamo il più basso tasso di posti letto per acuti d’Europa. In Italia il tasso di posti letto è di 3,1 per mille abitanti quando in Europa la media è di per mille (in Germania è all’8 per mille). Siamo in una situazione di carenza di personale e di strutture di ricovero che spiegano le difficoltà che abbiamo avuto  in termini di mortalità: c’è rapporto diretto fra possibilità di ricovero e incremento della mortalità che abbiamo avuto nel 2020”.

Quindi che cosa propone?

“Ecco, in una situazione di questo genere, piuttosto che permettere la ristrutturazione delle villette con il superbonus al 110% forse sarebbe meglio investire nella sanità e non stare a lesinare le risorse.   La richiesta di 1,2 miliardi delle Regioni per le assunzioni non è impossibile da accogliere: oggi il governo ha stanziato solo 600 milioni; ma 600 milioni in più si potrebbero trovare.  Bisognerebbe mettere in campo alcune misure che in qualche modo possano favorire la risposta che serve. Mancano soprattutto specialisti a causa di errori grossolani di programmazioni, inutilmente denunciati”.

Quali misure anti-emergenza sanitaria suggerisce?

“Procedere intanto all’assunzione degli specializzandi, a partire dal terzo anno. E’ una platea importante di circa 15mila colleghi e permettere anche l’assunzione anche dei colleghi. Sono colleghi quasi specialisti che completerebbero la loro formazione sul campo, nelle terapie intensive, nelle trincee dei pronto soccorso, dando ristoro a una popolazione di professionisti che è in campo da due anni ed è stremata. Noi abbiamo doppio problema: abbiamo medici stremati e dall’altro lato, nei prossimi giorni, avremo un incremento di flusso degli ospedali. Si crea la tempesta perfetta che arriva in concomitanza con i colleghi costretti alla quarantena perché hanno un alto rischio di contagio. In un così grave contesto di diffusione del virus, oltretutto, non esiste un’indennità di rischio biologico per i medici”.

Lei parla di assunzioni, ma sa benissimo che non ci sono medici.

“Si potrebbero aprire i concorsi e gli avvisi pubblici anche ai medici extracomunitari, senza cittadinanza italiana. In una condizione di difficoltà si superano anche determinate limitazioni come il problema di riconoscimento della laurea. Inoltre consideriamo che  siamo al culmine di pensionamento di medici ospedalieri: in questa situazione straordinaria potremmo permettere il mantenimento in servizio dei colleghi per 6-12  mesi. Sono tutte soluzioni che aiutano a mantenere dotazioni organiche adeguate.  Altrimenti rischiamo r ancora una volta di dover trasferire il personale sui reparti Covid e tralasciare l’accesso alle cure di malati non Covid. E si tratta di malati oncologici, di malati cardiovascolari: queste soluzioni hanno già determinato, negli anni precedenti, un eccesso di mortalità. Si tratta di garantire un’equità di accesso alle cure. E per fare questo ci vuole personale”.

Eccesso di mortalità per mancato accesso alle cure: è una affermazione pesante.

“Facciamo un esempio concreto. Prendiamo un malato oncologico che deve fare il “follow up”  (riscontri sui trattamenti): quando sospendo procedure di questo tipo , non so se una cura ha funzionato oppure no. Devo permettere l’accesso alla diagnostica, alle visite specialistiche, agli ambulatori. La prima cosa che viene fatta, quando scarseggia il personale, è proprio sospendere queste attività. Inevitabilmente, con l’aumento dei contagi che sta portando la variante Omicron, andremo  all’ incremento degli accessi in pronto soccorso, in reparti  di area medica e nei reparti di terapia intensiva. Per mantenere funzionalità dei reparti Covid, saranno tagliate le cardiologie, le terapie intensive cardiologiche, anche se sale operatorie per sfruttare spazi ad alto contenuto tecnologico. Già abbiamo un accumulo elevato di interventi non effettuati: circa 600mila  in un anno. Noi dovevamo recuperare queste attività. Ma ora andremo di nuovo a una chiusura che si ripercuote sull’organizzazione”.

Ma se sono interventi programmati, non dovrebbero creare grandi problemi in caso di rinvio.

“Anche interventi banali potrebbero complicarsi: una calcolosi della colisti (colicistopatia) potrebbe evolversi un una pancreatite acuta se l’ intervento è rimandatao. Il rinvio ha, comunque,  conseguenze sulla sofferenza del paziente”.

Ma quanti medici sono stati persi in questo decennio?

“Circa 8mila fra medici e specialisti. Se poi consideriamo che circa ogni anno, anche nel 2020 e nel 2021 sono andati in pensione circa 5000 medici, diciamo che siamo in carenza di almeno 15mila medici: stiamo parlando del 15% della dotazione organica. Le specializzazioni in maggiore sofferenza sono pronto soccorso, terapia intensiva: in Italia sono stati aumentati 3500 posti letti  in base ai decreti emergenziali del 2020, ma senza adeguamento del personale; inoltre sono stati trasformati  4225 posti letto ordinari in letti  di sub intensiva, cambiando  il tipo di monitoraggio e assistenza richiesta. Le altre specializzazioni in affanno, a causa del Covid, sono  malattie infettive, pneumologia, medicina interna: poi ci sono quelle in difficoltà strutturale: pediatria, ginecologia, ortopedia, anche psichiatri”.

Perché dice che la situazione si è ulteriormente aggravata?

“Perché in questo momento i medici ospedalieri vengono trasferiti sulle vaccinazioni: ma bisognerebbe evitarlo, a meno che questo ulteriore compito non sia sostenuto da un pagamento di orario aggiuntivo. Altrimenti non è opportuno, in mancanza di personale specialistico, trasferire i medici ospedalieri sul sistema delle vaccinazioni. Tra l’altro, da quanto si capisce dall’evoluzione dell’epidemia, questo sistema di vaccinazioni, anche giustamente, dovrà restare in piedi ancora per un po’ di tempo”.

Quindi, come si esce da questo corto circuito?

“ Il sistema delle vaccinazioni dovrebbe essere affidato o agli specializzandi dei primi due anni di specializzazione o agli iscritti dei corsi di infermieristica, ai medici di base, ai medici in pensione, ai pediatri di libera scelta: questi dovrebbero sostenere il programma di vaccinazione, perché stiamo allargando la  terza dose anche i bimbi da 5 a 11 anni. C’è un surplus di lavoro che non può essere scaricato sui medici ospedalieri che devono garantire assistenze a malati Covid e non Covid”.

Ma cosa ne pensa dell’obbligo vaccinale?

“La mia impressione è che sull’obbligo vaccinale si arrivi un po’ tardi. L’obbligo doveva essere messo in campo a ottobre, novembre: comunque, meglio tardi che mai. Ci servirà per difenderci da altre ondate. In più ora sarebbe il caso di  adottare tutte le misure di limitazione della circolazione del virus: smart working e anche Green pass rinforzato aiutano. Ma deve essere un Green pass con la vaccinazione completa e la guarigione entro 120 giorni, non un  Green pass con tampone che è solo una foto istantanea che poco ci dice su quello che ci dice su due nuovi elementi che stanno emergendo”.

Quali sono i nuovi elementi che stanno emergendo?

“Uno era noto: ci sono falsi negativi con il 30% dei tamponi rapidi  e l’altro che la variante Omicron non viene intercettata da molti dei tamponi rapidi.  E anche le misure sulla quarantena non aiutano il contenimento. Il problema che abbiamo oggi è l’eccesso di circolazione virale. A quello che ci risulta in questi giorni è che sono certificati 1,6 milioni di soggetti contagiati, ma a quello che sappiamo che questa è solo la punta dell’iceberg. Sotto questa punta dell’iceberg ci sono almeno altri 2-3 milioni che non vengono rilevati da sistema ufficiale (con i tamponi). E lo vedremo anche negli ospedali. L’attuale ondata di contagi si riverserà negli ospedali fra un paio di settimane perché fra contagio e insorgenza del quadro clinico c’è un ritardo di due settimane.

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