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Aggressioni Umberto I: solidarietà e impegno perchè gli ospedali siano luoghi di cura sicuri

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La violenza è sempre da condannare. Quando poi viene perpetrata a danno di ospedali, medici e operatori sanitari o rappresentanti dei diritti è ancora più ignobile.
La deriva sociale cui stiamo assistendo nel post COVID non può essere giustificata da alcun sentimento.

Come nuove generazioni di medici non ci limitiamo ad esprimere solidarietà ma abbiamo il dovere morale di agire per mutare la cultura delle armi combattendo con le armi della cultura.
Viviamo in un mondo povero oltre che economicamente anche eticamente. Il segno paradigmatico è la considerazione che si ha della salute, valutata come costo e non come bene primario.

L'antopologa Margareth Mead rispondendo ad uno studente che le aveva chiesto quale riteneva fosse il primo segno di civiltà di una cultura, disse che: "aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto preciso in cui la civiltà inizia. Noi siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri. Essere civili è questo".

Siamo lontani anni luce da quel mondo che veniva incontro agli individui, siamo lontani anni luce dalla risposta alle esigenze primordiali che distinguono e contraddistinguono le tribù dalla società evoluta, o presunta tale.

Come nuove generazioni di medici siamo vicini pertanto agli operatori sanitari che sono stati in questi giorni e in questi anni, vittime di violenze gratuite, e continueremo a lottare perché gli ospedali possano tornare ad essere luoghi di cura sicuri.

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