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Da dieci anni chiudevamo ospedali: così la pandemia ci ha trovato impreparati - Anaao su TODAY

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Tra il 2010 e il 2019 sono stati chiusi 173 ospedali e il personale sanitario è diminuito di oltre 45mila unità: il confronto tra i due report del Sistema Sanitario Nazionale che mostra come siamo arrivati all'appuntamento con la pandemia. Troise, presidente Anaao Assomed: ''Colpa dei continui tagli, aumentano i carichi di lavoro invece che assumere''. Monaco, segretario generale Fnomceo: ''La Sanità è sempre stata un bancomat, adesso servono investimenti e organizzazione''
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Quando alla fine del 2019 sono iniziate ad arrivare dalla Cina le prime notizie su un nuovo virus, molto contagioso e in alcuni casi letale, non immaginavamo che qualche mese più tardi lo avremmo conosciuto molto da vicino. Quel nuovo coronavirus tra le fine del 2019 e l'inizio del 2020 è riuscito a diffondersi, prima in Italia e poi anche nel resto del mondo, con lo Stivale che per diversi mesi è stato il vero e proprio epicentro della pandemia che ha causato oltre 3,8 milioni di morti in tutto il mondo. Ma quando il virus si è affacciato sul nostro Paese, l'Italia era pronta? Qual era la situazione del Sistema Sanitario Nazionale?

Come è arrivata l'Italia all'appuntamento con la pandemia

Gli eventi avvenuti dall'inizio della pandemia fino ad oggi raccontano una storia ben chiara: l'epidemia di Covid 19 ha messo a repentaglio l'intero sistema, tra ospedali al collasso, reparti di terapia intensiva intasati e carenza di posti letto. La punta di un iceberg che la pandemia non ha fatto altro che portare alla luce, un problema che l'Italia si portava dietro da diverso tempo, riaffiorato a causa dell'entrata in scena di un nemico mai visto prima, in grado di far crollare un castello che perdeva mattoni già da alcuni anni.

Infatti, se il coronavirus ci ha trovato impreparati al suo arrivo, è anche per colpa di un processo che  tra il 2010 e il 2019 ha letteralmente ''smontato'' il Sistema Sanitario Nazionale: ospedali chiusi, un calo di unità per il personale sanitario, perdita di posti letto e un passaggio, lento ma inesorabile, dal pubblico al privato. Uno scenario che emerge confrontando l'annuario statistico del Servizio Sanitario Nazionale del Ministero della Salute relativo al 2019, recentemente pubblicato online, con quello relativo all'anno 2010: una fotografia impietosa che mette in evidenza lo svuotamento messo in atto dai diversi Governi che in questo decennio hanno deciso di tagliare, un po' qui e un po' lì, i pezzi della sanità italiana.

In 10 anni chiusi 173 ospedali: i numeri a confronto

Ma veniamo ai numeri. In Italia, tra il 2010 e il 2019 sono stati chiusi 173 ospedali, un numero pari al 15 % del totale. Nel 2010 erano attive 1.165 strutture, 634 pubbliche e 531 private: dieci anni dopo il totale è sceso a 992, con il taglio che ha coinvolto soprattutto gli ospedali pubblici, adesso 515, che i privati (477 nel 2019).

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(Dati 2019 -Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale. Fonte: Ministero della Salute)

Nello stesso periodo sono diminuite anche strutture per l’assistenza specialistica ambulatoriale, passate da 9.635 nel 2010 a 8.798, dove però il calo è stato leggermente più marcato per il settore privato. Il calo ha coinvolto anche le strutture per l'Assistenza Specialistica Ambulatoriale, mentre sono in controtendenza i dati sull'Assistenza Territoriale Residenziale e Semi-residenziale, per entrambi i casi c'è stato un aumento totale delle strutture, frutto però di un forte incremento del settore privato, leggermente mitigato dal calo del pubblico.

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(Dati 2010 -Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale. Fonte: Ministero della Salute)

Nel primo caso siamo passati da 6.153 strutture (1.513 pubbliche e 4.460 private) del 2010, alle 7.683 unità (1.288 pubbliche e 6.395 private), nel secondo da 2.644 (983 pubbliche e 1.661 pubbliche) a 3.207 (928 pubbliche e 2.279 private).

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(Nota: le linee di colore blu sono relative alla strutture pubblice, mentre le rosse alle strutture private. Dati 2019 -Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale. Fonte: Ministero della Salute)

 

Infine, leggero aumento per l'assistenza Riabilitativa: da 971 (240 pubbliche e 731 private) strutture a 1.141 il (247 pubbliche e 894 private). Nel complesso, è evidente che la maggior parte dei tagli ha riguardato la sfera pubblica, che nel 2019 conta il 41,3% delle strutture, contro il 46,4% del 2010.

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(Dati 2010 -Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale. Fonte: Ministero della Salute)

 

Persi 46mila posti di lavoro e 43mila posti letto

L'emorragia di strutture avvenuta nell'ultimo decennio ha avuto ovviamente effetti anche sul personale sanitario, sul numero dei medici e sui posti letto. La falce più elevata è proprio quella della prima categoria: nel 2010 si contavano 646.236 unità, che nel 2019 sono diventate 603.856, che si traduce in una perdita di oltre 42mila posti. Destino simile per i medici, passati da 107.448 nel 2010 a 102.316 nel 2019 (5.132 in meno), con il calo che ha interessato anche i medici convenzionati. I medici di famiglia sono passati dai 45.878 che erano nel 2010 ai  42.428 nel 2019 (-3.450), mentre i pediatri che nel 2019 erano 7.408 hanno perso 310 unità. L’ex guardia medica, ossia i medici di continuità assistenziale, erano 12.104 nel 2010 e sono diventati 11.512 nel 2019 (-592).

Non molto diversa l'evoluzione dei posti letto: in 10 anni, tra degenze ordinarie, day hospital e day surgery sono stati tagliati 43.471 letti. Fattori che, se sommati alle strutture chiuse e alla carenza di personale, restituiscono l'immagine di un Sistema Sanitario Nazionale che si è trovato ad affrontare la pandemia di coronavirus dopo un decennio di continui tagli e perdite. Un processo inesorabile e deficitario che, di fronte ad un nemico così potente, non poteva che andare in affanno.

Dieci anni di tagli: colpa dei costi (e della politica)

Ma quali sono le cause che hanno portato a questo lento ed inesorabile smantellamento del Sistema Sanitario Nazionale? Lo abbiamo chiesto a Constantino Troise, presidente dell'Anaao Assomed (Associazione dei medici dirigenti): ''Il calo dei posti letto e la chiusura degli ospedali hanno una sola motivazione: il taglio dei costi. Si chiudono le strutture per risparmiare sul costo del personale sanitario, che ormai è insostenibile, malgrado gli stipendi dei medici e degli infermieri italiani siano molto più bassi della media europea''.

''La spiegazione è semplice – ha spiegato Troise a Today.it – le aziende sanitarie hanno risparmiato su tutto ciò che costa, ma la sostenibilità è un discorso puramente politico, motivo per cui abbiamo assistito ad un calo maggiore delle strutture pubbliche rispetto a quelle private. Hanno sostituito i diritti delle persone con i numeri, e alla fine neanche i conti sono tornati a posto''.

Come se non fosse abbastanza, il sistema sanitario si è poi trovato ad affrontare uno ''stress test'' non da poco come la pandemia che, come prevedibile, ci ha messo il carico, come spiega il presidente dell'Anaao Assomed: ''Il Fondo sanitario nazionale ha subito un taglio di 35 miliardi di euro, i contratti sono bloccati per 10 anni e sono comunque stati applicati dei tagli al costo del lavoro. Inoltre, il rapporto posti letto per mille abitanti è il più basso tra i Paesi del G7, davanti soltanto all'Inghilterra. Inoltre, per dare precedenza ai casi di Covid si sono accumulate 1,7 milioni di analisi diagnostiche strumentali, che diventano 140 milioni se vengono aggiunte anche le visite più semplici, oltre a circa un milione e mezzo di ricoveri ancora in lista d'attesa''.

Dopo aver superato la fase più acuta della pandemia, che ha messo a messo a dura prova il Ssn, ci si dovrebbe aspettare una inversione di tendenza in merito alle assunzioni. Cambio di marcia che secondo Troise non sta avvenendo, anzi: ''Se dovessimo dare retta alla retorica degli eroi in prima linea, il bene più prezioso che abbiamo, ci dovrebbe essere una inversione di tendenza. Ma così non è. La pandemia ha portato all'assunzione di soli mille medici, che non sostituiscono i 5mila scomparsi negli ultimi 10 anni. La soluzione adottata aziende sanitarie – conclude – sembra quella di aumentare i carichi di lavoro mantenendo il numero di personale, piuttosto che stabilizzare i precari o aumentare il numero dei medici. In molte strutture non si rispetta il riposo obbligatorio di 11 ore tra un turno e l'altro, mentre in altre è ancora in dubbio la possibilità che il personale possa godere dei 15 giorni di ferie previste dal contratto. Invece di fare un investimento serio sulle assunzioni, qui si pensa ad aumentare il carico di lavoro''.

Il ''segreto di Pulcinella'' svelato dalla pandemia

Ma, come detto, la situazione in cui ci troviamo oggi non è certo una novità, almeno per gli addetti ai lavori, come confermato a Today.it da Roberto Monaco, segretario generale della Fnomceo (Federazione Nazionale degli ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri): ''È un problema che federazioni e sindacati denunciano da anni. Era chiaro che si stava creando un vuoto e saremmo arrivati ad un momento in cui dover investire. Purtroppo, per molti anni la Sanità è stata il bancomat delle varie gestioni: quando tagli e basta, arrivi ad un punto che devi tirare le somme. La pandemia ha fatto venire tutti i nodi al pettine, nodi che magari i cittadini ignoravano, anche grazie allo straordinario lavoro del personale sanitario, sempre pronto a lavorare, anche più del dovuto o in casi eccezionali come una calamità''.

''Con la pandemia – spiega Monaco – è cambiato il mondo e ci siamo accorti che manca il personale. Ma a mancare sono soprattutto i medici specializzati, c'è bisogno di investire nelle borse di studio e nella programmazione, per vedere quello che manca al Paese e quello di cui potrebbe avere bisogno. Sono tanti i servizi rimasti bloccati a causa dell'emergenza sanitaria, dagli interventi chirurgici alle visite specialistiche, una montagna di lavoro arretrato per cui servirà nuovo personale. Speriamo che il Pnnr dia una mano a tutto il sistema, ma dubito che rimarranno fondi per le assunzioni''.

Non imparare dalla pandemia sarebbe un delitto atroce, motivo per un'inversione di marcia sembra quasi fondamentale, per non rischiare di trovarci in situazioni peggiori in futuro: ''Dobbiamo smettere di mettere le ''pezze'' e iniziare ad organizzarci – conclude il segretario generale Fnomceo – diventare sarti in grado di tessere un vestito appropriato per il nostro Sistema Sanitario Nazionale. La sanità funziona con il lavoro di squadra, una squadra fatta di professionisti che stiano nella stanza con il paziente che ne ha bisogno. Se non ci saranno medici, in quella stanza ci sarà soltanto il paziente, insieme ad una sedia vuota''.

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