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07/06/2021

Pnrr: riflessioni del Settore Dirigenza sanitaria

Sono state in particolare oggetto di esame la previsioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed in particolare l’articolazione della Missione 6, concernente la Salute.
Si tratta di una Missione i cui contenuti sono largamente condivisibili sia in considerazione degli oltre 20 MLD destinati dal Governo a tale ambito, sia per aver puntualmente affrontato una serie di criticità di grande rilievo e che sono state anche alcune delle cause dei tragici effetti della pandemia sul nostro Paese.

Per quanto attiene il paragrafo M6C1 relativo all’assistenza territoriale ed alla telemedicina, si condividono i punti illustrati ma si evidenzia che tra le reti territoriali da potenziare risulta centrale quella concernente i laboratori di microbiologia, la cui sostanziale assenza è stata elemento di grande criticità, che vanno istituiti dove mancanti, collegati in rete con Hub di riferimento e collegamento con ISS. Tali reti debbono acquisire tecnologie avanzate ed essere allestiti secondo criteri di adeguato contenimento del rischio biologico, debbono comprendere sia le strutture pubbliche che private, essere dotati di adeguate risorse di personale tra le quali centrali è la figura del biologo specialista in microbiologia e virologia.
La funzione laboratoristica dovrà essere prevista e garantita nelle nuove Case ed Ospedali di comunità, supportate con reti telematiche evolute.
E’ evidente che la struttura della funzione laboratoristica dovrà essere diversamente articolata tra Casa ed Ospedale di Comunità, prevedendo nella prima funzione un’attività di prelievo e primo intervento per esami urgenti e nel secondo vere e proprie strutture tra esse poi collegate in apposite reti distinte anche in base alla funzione specialistica.
Su questi presupposti sinteticamente descritti si richiede di rivedere il paragrafo M6C1.

Per quanto attiene il paragrafo M6C2 si esprime altrettanto apprezzamento per l’architettura dell’ipotesi ministeriale, ritenendo che la riorganizzazione della ricerca biomedica costituisce un intervento cardine della riforma più complessiva della qualità del sistema.
La ricerca biomedica va rilanciata attraverso una riforma organica (M6C2.1) degli IRCCS, e degli IZS per la sanità veterinaria, potenziandoli fortemente in termini di struttura, di assetto, di organici dei ricercatori, di tecnologie avanzate.
Il rapporto tra ricerca e cure sanitarie deve essere sinergico, gli IRCCS vanno differenziati e collegati tra loro come dorsali di attività, facilitando anche la circolazione della competenze.
In questo settore la figura del ricercatore biomedico è come noto centrale e con massima urgenza va risolta la questione, da tre anni sul tappeto e foriera di immensi danni anche durante la pandemia, della collocazione contrattuale dei ricercatori oggi penalizzati e sottoinquadrati nel comparto a causa degli effetti della cosiddetta “piramide lorenzin” e che vanno ricollocati subito nell’area della dirigenza sanitaria.
Per questa specifica misura si richiede un intervento immediato che non attenda la vera e propria riforma degli IRCCS e IZS per evitare la fuga massiva dei ricercatori con i relativi danni per il nostro Paese.

Per quanto previsto nel sottoparagrafo M6C.1, paragrafo Investimento 1.1, si esprime piena condivisione auspicando che gli interventi di ristrutturazione della rete ospedaliera pongano riparo alle gravi deficienze strutturali delle attuali strutture di ricovero che si sono mostrate del tutto inidonee al contenimento del rischio infettivo per caratteristiche strutturali, dei percorsi, dei sistemi di ricambio dell’aria, per l’adeguata presenza di aree a pressione negativa e sistemi di circolo dell’aria che garantissero la sterilizzazione dei flussi.
L’accento posto sugli adeguamenti antisismici non deve far passare pertanto in secondo piano quanto verificatosi nella maggior parte delle strutture, di elevata vetustà, in cui sono stati allestiti reparti COVID assolutamente inadeguati e fonti di per se di elevati livelli di contagio di operatori e utenti.
Sono condivise le previsioni relative all’Investimento 1.3 che riguardano aspetti di assoluto rilievo le cui carenze sono state fortemente condizionanti durante la gestione della pandemia.

Per il paragrafo M6C2.2 in materia di formazione e ricerca, trasferimento tecnologico si rinvia a parte della considerazioni sopra formulate precisando che l’entità degli investimenti in ricerca biomedica pare sottostimato in relazione agli obiettivi descritti nel piano.
Al riguardo si ribadisce l’urgenza e la priorità dell’intervento descritto sulla collocazione contrattuale dei ricercatori che, nello stato attuale, rende inattuabili gran parte delle previsioni del citato paragrafo.
Collocazione contrattuale e adeguato reclutamento di ricercatori opportunamente formati resta punto cardine degli interventi di cui trattasi.

Questione critica resta quella legata strettamente all’investimento 2.2 del paragrafo M6C.2 che prevede azioni e risorse in materia di sviluppo delle competenze professionali, investe giustamente sulla formazione in medicina generale e specialistica dei medici (+4200), ma persiste nell’ignorare totalmente il grave vulnus costituito dalla discrepanza tra la previsione legislativa che obbliga biologi, chimici, fisici, farmacisti, psicologi, veterinari e odontoiatri alla formazione specialistica per l’esercizio delle proprie competenze professionali e per l’accesso al SSN, ma non garantisce né il corretto calcolo dei fabbisogni, largamente sottostimato rispetto alle gravi carenze attuali rese più drammatiche dalla pandemia, né il trattamento economico della formazione lavoro, peraltro previsto a suo tempo dalla Legge 401/01 e mai attuato.
Su questo complesso tema bisognerà che il Ministero proceda alla corretta determinazione dei fabbisogni annuali della formazione specialistica per disciplina di tutte le categorie della dirigenza sanitaria, compensando le gravi carenze accumulate, e determini opportune e compatibili modalità di sostegno economico.

Un commento a parte merita la questione del rapporto Salute Ambiente, segnalando che la drammatica evoluzione ed il mancato controllo della pandemia da un lato e l’aggravarsi di una serie di evidenze epidemiologiche su patologie collegate alla grave crisi ambientale, sono da attribuire all’assetto assolutamente inadeguato della attuale rete di tutela ambientale centrato su ISPRA e ARPA.
La disintegrazione del rapporto tra SSN e Sistema di Tutela Ambientale ha dato risultati drammatici che sono sotto gli occhi di tutti, rendendo evidente l’urgenza di una riforma che il PNRR non può ignorare, sia pure con un adeguato supporto legislativo.
Si rende pertanto urgente procedere ad una riforma organica che riporti il sistema delle ARPA nella Rete Nazionale di Tutela Salute e Ambiente (RNTSA), ricollegando organizzativamente, funzionalmente e professionalmente i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL con le strutture operative delle Agenzie, così come avveniva con i Laboratori di Igiene e Profilassi.
Per ottenere ciò serve riformare da un lato il sistema e restaurare le competenze professionali degli igienisti medici, biologi e chimici, dei medici del lavoro, degli epidemiologi, e di tutte le figure del ruolo sanitario che la ARPA hanno in questi anni totalmente “espulso” dal sistema di tutela ambientale. Per conseguire a pieno tali obiettivi pare opportuno anche adeguare gli assetti ordinamentali (in materia di discipline ambientali) di talune scuole di specialità già esistenti.

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