Editoriali

2020: l’annus horribilis del Servizio sanitario nazionale. Editoriale a firma Carlo Palermo

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Editoriale di Carlo Palermo al numero 10 di Dirigenza Medica

Il 2020 sarà ricordato come l’annus horribilis del nostro Servizio sanitario nazionale. Un virus sconosciuto, subdolo e altamente diffusivo ha sottoposto la sanità, in Italia e nel mondo, ad un tremendo stress test, ingenerando una domanda imponente di cure e di interventi sanitari sia a livello territoriale che ospedaliero. Tutte le carenze strutturali del SSN legate ad un disgraziato decennio di costante sotto-finanziamento sono state ulteriormente rimarcate risultando evidenti anche a coloro che per troppo tempo hanno preferito la politica dello struzzo. 

Il personale carente a causa del blocco del turnover, la falcidia delle Unità operative, tra cui anche quelle di Malattie infettive e Pneumologia, i posti letto tagliati nella rincorsa ad un cieco efficientismo, l’obsolescenza delle tecnologie per il blocco degli investimenti in conto capitale, la vetustà degli Ospedali molti dei quali costruiti più di 70 anni addietro, l’inadeguatezza organizzativa del territorio che non ha permesso di rilevare precocemente il rischio epidemico, sono stati oggetto di una mole impressionante di articoli e approfondimenti su tutti i giornali, di trasmissioni televisive e radiofoniche con accesi dibattiti che mai avremmo potuto immaginare negli anni passati, quando, insieme a pochi altri, abbiamo cercato come sindacato di portare alla luce le difficoltà in cui si dibatteva il personale sanitario nei luoghi di cura e assistenza e l’erosione lenta ma progressiva dei diritti di universalità, equità e solidarietà su cui si è fondato il nostro SSN.

Nella catastrofe epidemica, il valore e il ruolo del capitale umano ha brillato di luce propria. Solo lo straordinario impegno, l’abnegazione, il senso del dovere dei medici e di tutto il personale sanitario ha permesso di contrastare, per quanto possibile, le conseguenze negative dell’epidemia innalzando il grado di resilienza del SSN. Anche se avessimo a disposizione ulteriori 6.000 posti letto intensivi, come prevede il DL”Rilancio”, tutti accessoriati con sofisticati monitor multiparametrici e ventilatori di ultima generazione, senza specialisti e infermieri qualificati servirebbero a ben poco e non garantirebbero una chance di sopravvivenza ai pazienti con grave insufficienza respiratoria da Covid-19.

Il capitale umano rappresenta la risorsa più importante e preziosa del SSN, certamente più rilevante e vitale di quella economica. La sua difesa e valorizzazione deve rappresentare per la politica e per i sindacati la stella cometa da seguire per entrare nel futuro. A iniziare da una vera riforma della formazione post laurea che superi i disastri del passato nella programmazione dei fabbisogni e che persegua la formazione sul campo nella rete ospedaliera pubblica, in modo da permettere quella osmosi tra generazioni professionali diverse e quel trasferimento di competenze professionali e capacità tecniche che sono alla base dello sviluppo delle conoscenze necessarie per migliorare la qualità e la sicurezza delle cure. Non è più possibile accettare che le sorti di una sistema cruciale per la vita sociale ed economica del nostro Paese come quello sanitario dipendano dalle scelte di un Ministero diverso rispetto a quello della Salute. Ministero, quest’ultimo, che deve riacquistare un forte ruolo di indirizzo e di controllo delle politiche regionali perché l’Italia diventi meno diseguale nella erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza. Anche il ruolo dei dirigenti medici e sanitari all’interno delle aziende deve cambiare affermando come pilastro gestionale irrinunciabile quello del “governo clinico”, uscendo da inquadramenti giuridici e da logiche monocratiche e manageriali che si sono dimostrate fallimentari perfino nel mantenimento degli equilibri di bilancio, perseguiti tenacemente e tragicamente attraverso la riduzione della offerta sanitaria, causa della crescente difficoltà dei cittadini nell’accesso alle cure e delle criticità osservate durante le fasi epidemiche. 

Nei prossimi anni in Europa si prospetta una carenza di oltre 200 mila medici, secondo dati della Commissione europea precedenti all’evento epidemico. La necessità di rafforzare i singoli sistemi sanitari porterà ad una richiesta di professionisti ancora più forte. L’Italia parte in netto svantaggio in questa competizione: offre stipendi che sono inferiori di circa 40 mila € rispetto agli altri paesi dell’Europa occidentale e le prospettive di carriera e di acquisizione di autonomia professionale sono lente. 

Abbiamo bisogno di una politica che prenda piena coscienza di questo composito quadro e sia capace di trovare soluzioni perseguibili in tempi certi, superando resistenze e vischiosità oramai ben strutturate nel sistema. Ai sindacati di categoria, all’Anaao in particolare per la storica larga rappresentatività e credibilità, incrementata durante questa difficile fase epidemica per la nostra incessante azione di politica sindacale, spetta un ruolo propositivo in questo complesso, difficile ma inevitabile percorso di riforma se vogliamo salvaguardare le caratteristiche fondanti del SSN fissate nella legge costitutiva del 1978.

 

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