Editoriali

La strada è aperta, di Carlo Lusenti

Dirigenza medica n. 3/2007

 

di Carlo Lusenti

Fare previsioni è un esercizio futile, tanto più se ci si basa su scenari molto variabili e incerti. Cosa diversa è lavorare per un progetto, avere una strategia, interpretare il contesto, valutare le variabili in campo, fissare uno o più obiettivi e alla fine misurarne il  grado di raggiungimento.

In entrambi i casi però la domanda che ci si fa all'inizio è sempre: ce la farò?

E quindi: saranno sufficienti e adeguate le azioni intraprese? Saranno giuste le valutazioni sulle forze in campo? I rischi saranno commisurati agli obiettivi? Gli alleati sono affidabili? Si può fare di più e meglio?

Questo è il punto, ora.

Il 4 maggio tutti i sindacati medici e delle professioni sanitarie del SSN hanno fatto il primo sciopero del pubblico impiego dall'insediamento del Governo Prodi.

Seguendo la strategia proposta dall'Anaao Assomed, 135.000 professionisti hanno utilizzato per primi la forma di pressione più radicale ed esplicita a sostegno di 4 rivendicazioni chiare e urgenti: rinnovo del contratto, riassorbimento del precariato, previdenza integrativa e garanzie certe e stabili per la libera professione.

Il risultato è stato buono sia per l'adesione che per la visibilità mediatica, la categoria ha saputo esprimere le sue istanze in modo fermo e unitario, i quattro punti a sostegno dello sciopero sono entrati con forza nelle agende dei ministeri competenti e del Governo.

Sono queste valutazioni positive, ma con vita breve. L'obiettivo non è naturalmente apparire sulla stampa e la televisione per qualche giorno, tenere unita la categoria su poche parole d'ordine. Questi sono fini intermedi che diventano subito mezzi per obiettivi più solidi e stabili.

Quali sono quindi i punti di caduta sindacali della vertenza avviata il 4 maggio?

Contratto: la vertenza degli statali, e quindi anche del nostro comparto, è aperta a tutto campo e strettamente intrecciata ai temi della politica nazionale (elezioni amministrative di fine maggio, coerenza delle scelte del governo, rapporti tra partiti della maggioranza e confederazioni). Mentre scrivo non è ancora chiaro se si troverà un accordo o ci sarà lo sciopero del 1 giugno, certo è che una politica avveduta non può non cogliere come l'avvio della trattativa per il rinnovo del contratto di più di 3 milioni di dipendenti pubblici, a 18 mesi dalla scadenza, sia un elemento decisivo degli equilibri sociali del Paese. Questa empasse si deve sbloccare e i costi economici, sicuramente non stratosferici, non mi sembrano l'elemento decisivo del contendere. Un equilibrio si troverà e prima dell'estate partiranno le trattative delle prime aree e comparti, poi noi seguiremo in autunno. Questa è una previsione che posso azzardare.

Precariato: alcune Regioni hanno avviato confronti per definire accordi locali che diano progressiva soluzione a questo grave problema. Queste poche avanguardie se da un lato compiono un'azione utile dall'altro, paradossalmente, rendono più complesso definire un accordo-quadro nazionale che costringerebbe tutti ad andare alla stessa velocità. Questo è però il nostro obiettivo: definire regole a valenza nazionale utili ad estirpare progressivamente un fenomeno che mina alla radice la qualità professionale del servizio sanitario. Il percorso è difficile, bisogna definire risorse, tempi e modi. La volontà politica è però ora molto diffusa e credo che un accordo entro l'estate sia  a portata di mano.

Previdenza integrativa: se avremo soluzioni tecniche chiare e unitarie da proporre questo è l'obiettivo più abbordabile. Le difficoltà certo non mancheranno, a partire dal 2% di risorse che le Regioni dovranno rendere disponibile, ma le sollecitazioni a Comitato di Settore ed ARAN cominciano a dare i primi frutti e questa è una partita che possiamo solo perdere da soli, se non sapremo condurla lucidamente sino alla fine.

Libera professione: il testo approvato dal Consiglio dei Ministri dell'11 maggio è un passo avanti molto significativo e coerente con la maggior parte delle proposte che da tempo avanziamo. Però gli esami, come è noto, purtroppo non finiscono mai, e neppure i rischi e gli agguati. Alcune parti del testo andranno completate e precisate, le risorse per la rivalutazione della indennità di esclusività andranno evidenziate nella legge finanziaria, la applicazione regionale andrà sollecitata e sorvegliata, il percorso parlamentare di conversione andrà protetto da chi continua a nutrire una avversione irriducibile ed ideologica all'esercizio di un diritto di medici e pazienti.

La strada è aperta, andrà percorsa sino in fondo nei prossimi mesi e l'unità ed il senso di responsabilità di tutta la categoria saranno la più forte garanzia per conseguire un risultato definitivamente positivo.  

Come dicevo le previsioni sono un esercizio futile. Conta il lavoro, la correttezza delle analisi, la chiarezza delle proposte, il consenso e l'unità della categoria, la coerenza delle azioni, la lucidità della strategia.

Conta avere avviato per primi una vertenza che tra poco dirà se avremo raggiunto i traguardi che ci eravamo dati, se avremo contribuito a risolvere i problemi dei medici ospedalieri, se avremo smentito chi prevede per non fare.

Carlo Lusenti        

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