E nei Pronto Soccorso va anche peggio. Intervista al Segretario Nazionale Anaao Assomed
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Di Silverio: nei pronto soccorso va anche peggio «Escamotage per entrare in Italia per tanti stranieri»
ROMA
«Sui medici stranieri che lavorano in Italia il problema più importante è il riconoscimento delle professionalità e dei titoli, in autocertificazione. La Finanziaria ha appena prolungato questa possibilità fino al 2029. Pensiamo al caso San Raffaele». Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, accende i riflettori sul decreto Cura Italia.
Per Amsi sono migliaia i medici e gli infermieri che lavorano in deroga.
«In teoria tutti quelli che non appartengono alla Comunità europea. Il tema è molto delicato. Poi, attraverso l'Ordine dei medici, in alcune regioni sono state istituite commissioni che per fortuna, ma in maniera autonoma e non grazie a leggi dello Stato, cercano di valutare la reale competenza».
Nel frattempo alcune specialità non attirano più studenti italiani, medicina d'urgenza tra le prime.
«Noi lo diciamo da tempo. A nostro avviso ci si concentra sul problema del pronto soccorso, ma quello è un sintomo. Dobbiamo chiederci: perché i colleghi non vogliono lavorare in quel reparto? Non perché vengono pagati poco. Tutti pensano che la soluzione sia dare più soldi. Non è così».
E com'è, invece?
«Il problema è che se oggi vado a lavorare in un pronto soccorso italiano, mi trovo ad avere a che fare con malati che non dovrebbero stare lì ma sul territorio. Le strutture scoppiano di pazienti, l organizzazione fa acqua da tutte le parti».
C'è un rischio burnout?
«Il nostro ultimo studio dice che è di fatto in burnout il 65% dei colleghi che lavorano negli ospedali, nei pronto soccorso quella percentuale è anche più alta. Purtroppo la maggior parte del personale sanitario neanche lo dichiara, magari per spirito etico».
Come si risolve?
«Il pronto soccorso così com è non è più sostenibile. Facciamo un esempio: domani mattina abbiamo bisogno di un intervento di colecisti, che non è urgente. Al netto delle liste d attesa, l unico modo per andare in ospedale è rivolgersi al pronto soccorso. Possibile?».
Alla fine, arriveranno sempre più medici e infermieri dall estero?
«La nostra soluzione non è questa, bisogna riorganizzare il pronto soccorso e l'emergenza italiana. L'esempio eclatante è quello che è accaduto in Calabria. Sono arrivati medici cubani, dopo un anno e mezzo la maggior parte ha scelto di licenziarsi dai pronto soccorso per andare a lavorare nel privato».
Un fuggi fuggi anche di stranieri.
«Anche chi arriva da fuori usa questo escamotage per entrare in Italia e poi...».
Come immagina il cambiamento?
«Dobbiamo capire che la presa in cura del paziente così come è stata immaginata, ormai non è più sostenibile. I pronto soccorso cosa sono? Questa è la domanda vera che dovremmo porci. Perché se restituiamo a quei medici la loro funzione originaria, quella di curare le emergenze, il codice rosso, di avere a che fare con il confine tra la vita e la morte, allora forse torniamo a rendere la professione più appetibile. Però tutto il resto va fatto altrove».
Rita Bartolomei
23 Dicembre 2025
23 Dicembre 2025