Governo più longevo della storia. Anaao: per la sanità pubblica c'è poco da festeggiare

Il sindacato rilancia con forza al Governo le proprie priorità

04 Settembre 2026

Roma, 4 settembre 2026 – Mentre a Bari il Governo celebra il record di longevità dell'Esecutivo, superato oggi il precedente primato del Berlusconi II, Anaao Assomed ricorda che la stabilità politica non si è tradotta pienamente in stabilità per il Servizio Sanitario Nazionale, né per chi ogni giorno lo tiene in piedi.

“Un governo può festeggiare i giorni passati a Palazzo Chigi – dichiara Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed –, ma i medici e i dirigenti sanitari contano anche altri numeri: oltre 10mila camici bianchi mancanti negli ospedali, 35mila posti letto tagliati nell'ultimo decennio, più di 5 milioni di giornate di ferie arretrate e mai godute, stipendi inferiori alla media europea, condizioni di lavoro insostenibili, aggressioni al personale in aumento e dimissioni volontarie che esplodono. Questa è l’altra contabilità della sanità pubblica oggi".

L’Anaao Assomed sottolinea come la longevità politica non abbia coinciso pienamente con le riforme attese da tempo:  il decreto ministeriale che fissa i fabbisogni di personale nei reparti risale al 1988, quasi quarant'anni fa, e non tiene conto né dell'invecchiamento della popolazione né di quello degli stessi professionisti. Resta inoltre di fatto in vigore il tetto di spesa per il personale ancorato ai livelli del 2004, che di fatto blocca le assunzioni necessarie a colmare i vuoti in organico.

"Chi resta in corsia fa i salti mortali ogni giorno, tra reparti accorpati, turni massacranti e pronto soccorso sotto assedio”, prosegue Di Silverio. “I nostri colleghi rinunciano alle ferie, subiscono aggressioni verbali e fisiche, vanno in pensione appena possono o lasciano il pubblico per il privato o per l'estero. Non è più un'emergenza: è una fuga strutturale che il Paese non può permettersi."

"Aumentare i posti a medicina senza pensare a che fine faranno quegli studenti che tra sei anni si laureeranno è sinonimo di precarizzazione. Occorre almeno aumentare dello stesso numero i contratti di specializzazione e fornire finalmente ai giovani medici un vero contratto già dalla scuola di specializzazione, come gesto di riconoscimento della dignità professionale”. “Le firme dei contratti di lavoro rappresentano sicuramente un dato positivo reale dopo dieci anni di blocco della contrattazione; però, come dirigenti medici e sanitari, continuiamo a essere ingabbiati nella pubblica amministrazione con aumenti salariali che non rispondono neanche al tasso di inflazione, regole di ingaggio e di lavoro costruite per gli amministrativi, e non per i medici e i dirigenti sanitari, e risorse extracontrattuali che arrivano con il contagocce e vengono peraltro sottratte dal Ministero dell’Economia”.

In occasione di questa ricorrenza simbolica, Anaao Assomed rilancia con forza le proprie priorità al Governo:
1.⁠ ⁠Aumenti stipendiali reali, che recuperino il potere d'acquisto eroso dall'inflazione e rendano competitiva la retribuzione dei medici del SSN rispetto al privato e ai colleghi europei;
2.⁠ ⁠Maggiore flessibilità organizzativa del lavoro, con modelli di turnazione sostenibili, part-time reale e strumenti che concilino vita professionale e vita privata, per rendere di nuovo attrattivo lavorare in ospedale;
3.⁠ ⁠Riorganizzazione strutturale della rete ospedaliera e territoriale, con un aggiornamento finalmente attuale dei fabbisogni di personale, il superamento del tetto di spesa fermo al 2004 e investimenti mirati sui reparti in maggiore sofferenza;
4.⁠ ⁠Sicurezza sul lavoro, con misure concrete ed efficaci contro le aggressioni a medici e operatori sanitari nei pronto soccorso e nei reparti;
5.⁠ ⁠Defiscalizzazione e aumento del lavoro ordinario, non solo di quello straordinario, per dare respiro reale alle buste paga dei professionisti del SSN;
6.⁠ ⁠Contrattualizzazione degli specializzandi di area medica e non medica

"Il Governo più longevo della storia repubblicana ha davanti a sé un'occasione storica altrettanto rilevante – conclude Di Silverio –: quella di scegliere se lasciare in eredità un Servizio Sanitario Nazionale più debole di come lo ha trovato, o se usare la stabilità conquistata per fare finalmente le riforme che la sanità pubblica aspetta da troppi anni. I medici e i dirigenti sanitari italiani non chiedono privilegi: chiedono le condizioni minime per continuare a curare i cittadini".
“Noi siamo pronti alla sfida sicuramente difficile in questo contesto di crisi internazionale, fermamente decisi a fare la nostra parte”.