Estate: in ospedale +20% carenza medici, 1 camice bianco su 5 deve rinunciare a ferie - Anaao su AdnKronos
11 Luglio 2026
Di Silverio (Anaao), 'già nell'ordinario mancano 10mila camici bianchi',
Estate difficile per chi lavora in ospedale, non solo per le ondate di calore. Il mix tra la mancanza di operatori, ormai cronica, e le ferie è esplosivo. In questo periodo "aumenta del 20% la carenza di medici. L'assenza di personale si percepisce soprattutto nei pronto soccorso. Ma il problema è evidente in tutti i reparti che, ricordo, 'viaggiano' ancora oggi con una carenza che ammonta a circa 10.000 medici". Lo spiega all'Adnkronos Salute Pierino Di Silverio, segretario generale dell'Anaao Assomed secondo il quale, oggi, "la carenza di personale ha una faccia diversa. Non più e non solo quella del blocco di assunzioni, ma quella della rinuncia al lavoro in ospedale, luogo che attrae sempre meno i profesiionisti. Questo incide inevitabilmente sulle ferie". E così "non tutti i medici possono permettersele a causa della mancanza di colleghi: un medico su 5 rinuncia o è costretto a posticiparle".
Sono decine, interviene Guido Quici, presidente Cimo-Fesmed "le segnalazioni che riceviamo da medici di tutta Italia che denunciano le enormi difficoltà nel riuscire a programmare e a godere delle proprie ferie. I reparti, già alle prese con organici insufficienti, rischiano infatti di svuotarsi ulteriormente durante il periodo estivo. Poiché i servizi non possono essere sospesi, le ferie vengono spesso concesse a singhiozzo, ridotte a pochi giorni per volta, comunicate all'ultimo momento o, in alcuni casi, addirittura negate. Una situazione che priva i colleghi della possibilità di organizzare una vacanza o semplicemente di programmare il proprio tempo con la famiglia". Si tratta di un problema, continua Quici, "che si ripresenta puntualmente ogni anno e che non può più essere liquidato come un'emergenza stagionale. L'emergenza è ormai strutturale: sono più di 20 anni che vige il blocco alla spesa per il personale sanitario che impedisce le assunzioni e la valorizzazione dei professionisti. Così da una parte le assunzioni vengono autorizzate con il contagocce e, talvolta, bloccate improvvisamente per il rischio di superare i tetti di spesa, come è accaduto recentemente in Piemonte; dall’altra, - concluce - quei pochi concorsi che vengono banditi vanno spesso deserti perché nessun medico è più disposto ad accettare le condizioni di lavoro offerte dalla sanità pubblica. E poi non meravigliamoci se l’unico modo per non chiudere i servizi è ricorrere ai gettonisti o ai medici stranieri".