Rapporto Fnomceo-Censis. Anaao: "I medici non chiedono di fuggire dal Ssn, ma di poterci lavorare con dignità"

Il comunicato stampa Anaao Assomed

09 Luglio 2026

Roma 9 luglio 2026 - "Il Rapporto Fnomceo-Censis presentato oggi a Roma – commenta Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed - offre indicazioni e riflessioni utili su come sia cambiato il rapporto soggettivo dei medici con la professione, sulla scia della più ampia trasformazione del rapporto tra gli italiani e il lavoro. Rischia però di essere letto in modo distorto su un punto che ci riguarda direttamente, e su cui non possiamo tacere: il giudizio sul lavoro dipendente. Non permetteremo che un dato di insoddisfazione verso le condizioni concrete in cui si esercita la professione si trasformi, nel dibattito pubblico, in un atto d'accusa contro chi ha scelto, o si trova, nella stragrande maggioranza dei casi, a dover scegliere, di lavorare come dipendente negli ospedali pubblici italiani."

Il Rapporto certifica che l'81,5% dei medici associa il lavoro dipendente a un eccesso di burocrazia e il 54% a una compressione dell'autonomia decisionale. “Sono numeri che raccontano un disagio reale, prosegue Di Silverio. Ma attenzione a non confondere causa ed effetto: non è la natura giuridica del rapporto di lavoro a generare questo malessere, è l'aziendalizzazione degli ultimi trent'anni, il sottofinanziamento cronico, la carenza di organici e il carico burocratico scaricato sul personale a rendere insopportabile ciò che potrebbe e dovrebbe funzionare bene. Il medico ospedaliero dipendente non è un esecutore di procedure per vocazione mancata: lo diventa quando il sistema lo costringe a scegliere tra la relazione con il paziente e la scrivania piena di adempimenti”.

“Continuiamo a dirlo da anni: il problema non è essere dipendenti del Servizio sanitario nazionale, il problema è che il modello di governance nato con il D.Lgs. 502/1992 ha progressivamente compresso l'autonomia clinica in nome di logiche produttive ed economiche. È quella la riforma da fare, non la fuga dal lavoro dipendente verso presunte terre promesse di libertà professionale”.

“Respingiamo con fermezza – dichiara DI Silverio - ogni lettura che voglia trasformare questi dati in una sorta di bocciatura morale dei medici che ogni giorno reggono pronto soccorso, sale operatorie e reparti del Servizio sanitario nazionale, spesso ben oltre i turni contrattuali, spesso subendo aggressioni, quasi sempre senza il riconoscimento economico che meriterebbero. Sono loro, ad aver garantito la tenuta del sistema nella pandemia e negli anni difficili che sono seguiti. Additarli come vittime rassegnate di una scelta professionale sbagliata, o peggio come medici di "serie B" rispetto alla libera professione, è un'operazione ingenerosa quanto sbagliata nel merito”.

Il Rapporto stesso lo conferma: l'83% dei medici indica la professione come un modo per realizzarsi nella vita, l'80,2% si dichiara alla fin fine soddisfatto. Sono numeri che valgono anche per chi lavora da dipendente negli ospedali, e che raccontano una tenuta di valori e motivazioni ben più solida di quanto la narrazione sul ‘meglio il lavoro autonomo’ lasci intendere.

“Chiediamo – aggiunge Di Silverio - che il dibattito seguito a questo Rapporto non si trasformi nell'ennesima occasione per proporre scorciatoie come  la fuga dal rapporto di dipendenza come soluzione ai mali della sanità pubblica. La soluzione non è smontare il pilastro del lavoro dipendente su cui si regge il Servizio sanitario nazionale universalistico, ma restituirgli dignità: superare l'aziendalizzazione, abbattere il tetto di spesa per il personale, investire su organici e retribuzioni, restituire ai medici il tempo per la relazione di cura che il Rapporto stesso indica come cuore pulsante della professione”.

“I medici ospedalieri – conclude - non chiedono di scappare dal Servizio sanitario nazionale. Chiedono di poter lavorare in un SSN che funzioni come dovrebbe. È questa la riforma che serve, non l'ennesima delegittimazione di chi, ogni giorno, tiene in piedi gli ospedali italiani”.