La medicina difensiva sta divorando il Ssn. Serve una riforma della responsabilità professionale.
18 Giugno 2026
Denunce che nel 95% dei casi non portano a una condanna del sanitario, aggressioni in aumento, professioniste e professionisti costretti a lavorare sotto la pressione costante del contenzioso, dell’esposizione mediatica: per Anaao Assomed il sistema della responsabilità professionale sanitaria continua a essere costruito più attorno alla colpa che alla sicurezza delle cure. Quando ogni decisione clinica rischia di trasformarsi in un potenziale procedimento giudiziario, il problema riguarda la capacità stessa del Servizio Sanitario Nazionale di garantire cure sicure, tempestive e appropriate. Parlare oggi di responsabilità professionale significa interrogarsi sulla tenuta del patto sociale che lega la professione medica allo Stato e ai cittadini.
Roma 19 giugno 2026_ Nel Servizio Sanitario Nazionale cresce una medicina che non nasce dalla clinica, ma dalla paura dell’errore. Paura della denuncia da parte del paziente. Paura di diventare il terminale giudiziario di tutte le fragilità del sistema sanitario. Dal 26° Congresso Nazionale Anaao Assomed arriva una proposta di riforma della responsabilità professionale sanitaria che punta a superare definitivamente una cultura fondata sulla colpa individuale e a costruire un modello centrato sulla sicurezza delle cure, sulla gestione del rischio e sulla tutela del diritto a curare oltre che del diritto alla cura.
Secondo l’Anaao Assomed, oggi il Servizio Sanitario Nazionale vive un paradosso sempre più evidente: da un lato una medicina tecnologicamente avanzata e sempre più complessa, dall’altro un sistema che continua a scaricare sul singolo professionista il peso di criticità organizzative, carenze strutturali e aspettative sociali che il sistema stesso non riesce più a sostenere.
La survey Anaao del 2025 ha fotografato una situazione critica sempre attuale:
I dati dell’Osservatorio Nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie parlano di quasi 18mila aggressioni e oltre 23mila operatori coinvolti solo nel 2025. Per l’Anaao Assomed, il punto centrale è che il rischio clinico non può essere trattato come una colpa individuale ma come una componente strutturale dell’attività di cura.
Il documento congressuale introduce anche il tema della cosiddetta “seconda vittima”: il professionista sanitario che, dopo un evento avverso, subisce conseguenze psicologiche, professionali e relazionali spesso ignorate dal sistema.
Per il sindacato, prendersi cura di chi cura non è un tema corporativo ma una condizione necessaria per garantire sicurezza ai pazienti e qualità dell’assistenza. È il filo rosso delle riforme.
Tra le principali proposte avanzate dall’Associazione:
Particolarmente critica viene giudicata l’attuale frammentazione della responsabilità: penale, civile, amministrativa, disciplinare e ordinistica si sovrappongono producendo incertezza giuridica, pressione economica e crescente insicurezza professionale.
Un altro punto particolarmente vulnerabile del sistema riguarda i medici in formazione specialistica. Gli specializzandi rappresentano oggi una delle aree più esposte della sanità pubblica: formalmente medici in formazione, ma nella pratica quotidianamente coinvolti nell’attività assistenziale, spesso ben oltre quanto previsto dal loro percorso formativo. La normativa prevede tutoraggio costante e vieta che il medico in formazione specialistica sostituisca il personale strutturato, ma troppo spesso questi principi restano solo sulla carta. Per l’Anaao Assomed, anche su questo tema occorre superare una visione fondata esclusivamente sulla colpa individuale e riconoscere che la responsabilità dello specializzando non può essere valutata isolatamente, come se operasse fuori dal contesto organizzativo in cui lavora. Carenze di personale, modelli organizzativi fragili, utilizzo improprio dei medici in formazione e insufficiente tutela formativa sono problemi strutturali che richiedono riforme coerenti e adeguate, non semplici scarichi di responsabilità sui professionisti più giovani del sistema sanitario.
Molto forte anche il richiamo ai modelli europei “no fault”, già adottati in Paesi come Nuova Zelanda, Svezia e Francia, dove il sistema punta maggiormente su prevenzione, indennizzo e gestione del rischio clinico piuttosto che sulla ricerca della colpa individuale.
Per l’Anaao Assomed, oggi la vera riforma della responsabilità professionale non può limitarsi a proteggere il medico: deve difendere contemporaneamente sicurezza delle cure, qualità dell’assistenza e diritto dei cittadini a un Servizio Sanitario Nazionale capace di curare senza trasformare ogni atto medico in un potenziale processo.