Una donna, indossando una finta divisa da infermiera, si introduce in un reparto di ostetricia durante l'orario di visita. Con il pretesto di un controllo pediatrico, preleva un neonato affidato alla madre in regime di rooming-in e si allontana indisturbata. Il caso solleva questioni cruciali sulla natura del "contratto di spedalità": fino a che punto si estende il dovere di protezione della struttura verso i soggetti fragili? È configurabile un inadempimento per il mancato controllo degli accessi in un ospedale pubblico?