Il decesso di una paziente, causato da gravi piaghe da decubito, innesca una complessa controversia sulla responsabilità della struttura sanitaria per presunta omessa prevenzione e cura. Il nodo del contendere risiede nel valore probatorio da attribuire alle annotazioni del diario clinico che attestavano la preesistenza delle lesioni al momento del ricovero. Si profila uno scontro tra l'efficacia dell'atto pubblico e il diritto alla prova contraria: può una valutazione diagnostica vincolare il giudice se non contestata tramite querela di falso? La questione solleva profili cruciali sulla distinzione tra "fatti attestati dal pubblico ufficiale" e "manifestazioni di scienza", interrogando il lettore su quali elementi della cartella clinica godano effettivamente di fede privilegiata e quali siano invece liberamente valutabili.