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02/08/2022

I giovani medici hanno voglia di sindacato e di essere difesi. Dirigenza Medica 7/2022

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l'articolo è pubblicato su DIRIGENZA MEDICA N. 7/2022

di Giammaria Liuzzi, Responsabile Nazionale Anaao Giovani

L’11 marzo 2020, 175 settimane fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato ufficialmente lo stato di pandemia. In queste 175 settimane l’Italia e soprattutto il nostro Sistema Sanitario Nazionale hanno subito un vero e proprio tsunami lavorativo ed emotivo nella gestione, diagnosi e cura di milioni di pazienti affetti dal virus SARS-CoV-2.

I giovani medici hanno dimostrato, con la loro professionalità e dedizione, di essere una delle colonne portanti del nostro SSN e anch’essi sono stati definiti eroi ed angeli. Tuttavia, questa pandemia ha reso ancor più evidenti le storture del passato.

L’errata programmazione del finanziamento dei contratti di specializzazione post-laurea si è palesata con la carenza di medici specialisti, nonostante l’Anaao abbia più volte evidenziato con studi e analisi, rispondendo a coloro che farneticavano di abolire il numero chiuso, che “non mancano medici, mancano specialisti”.
La gestione di queste carenze, insieme al cronico sottofinanziamento della spesa pubblica destinata alla sanità, ha avuto come “core business” l’utilizzo dei medici in formazione specialistica nell’istituzione di contratti a tempo determinato con automatica conversione a tempo indeterminato al conseguimento del titolo di specialista (il cosiddetto “Decreto Calabria”) e di contratti co.co.co. e libero professionali. Davanti a ciò, gli specializzandi non hanno nascosto la testa sotto la sabbia: secondo il rapporto dell’anno 2021 della Corte dei Conti, 4.068 hanno istaurato un rapporto libero professionale e 971 sono stati assunti a tempo determinato. Per la prima volta, gli specializzandi sono venuti a contatto con parole come “rapporto di lavoro, indennità, trattamento di fine rapporto” e soprattutto “Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro”.

Già, il lavoro: gli specializzandi sono attualmente inquadrati come studenti, vincitori di borsa di studio ministeriale regolata da una legge di 23 anni fa, il D.Lgs n. 368 del 1999. Ora, a causa della pandemia, in “tempo di guerra” depongono la divisa da studente e indossano l’elmetto del medico lavoratore.
Come si evince dai risultati del questionario di valutazione delle scuole di specializzazione, la condizione delle scuole di specialità presenta numerose lacune: molti specializzandi lamentano condizioni formative non eccellenti, mancato rispetto degli orari di lavoro, delle ferie e del piano formativo. Tale “dicotomia” si è ancor di più palesata con l’enorme campagna vaccinale contro il virus SARS-CoV-2: fu proposto che gli specializzandi venissero cooptati per un mese a compiere atti medici senza ricevere alcun compenso. “Devono dare il loro contributo, e se si rifiutano chiameremo i prefetti per obbligarli” furono le improbabili e sgangherate minacce ricevute. Sappiamo come andò a finire: grazie all’incisiva azione che ha visto l’Anaao capofila, decine di migliaia di specializzandi da oltre un anno stanno dando il loro contributo nella più grande campagna vaccinale mai organizzata.

Ora che, ci auguriamo, finirà la pandemia, cosa succederà ai circa 42.000 medici, medici, in formazione specialistica? Torneranno ad essere considerati studenti oppure è giunto il momento di cambiare (finalmente) il loro inquadramento verso i teaching hospital? Questa è una delle sfide principali su cui il settore Anaao Giovani deve lavorare con forza e impegno.
Gli specializzandi sono prima di tutto medici professionisti e pertanto devono ricevere, durante il loro percorso formativo in cui quotidianamente compiono decine di atti medici, tutti i diritti e le prerogative dei dirigenti medici. Il cosiddetto “Decreto Calabria” è un precursore di tutto ciò e una recente survey di Anaao Giovani ha definitivamente acclarato che gli specializzandi vogliono essere parte integrante dell’SSN come professionisti della salute che lavorano mentre si formano e si formano mentre lavorano. È sotto gli occhi di tutti che molti policlinici universitari si reggono sugli specializzandi, svolgendo troppe volte attività di routine che non consente loro di svolgere pienamente il piano formativo come da D.Lgs 402/2017.

È tempo di cambiare la condizione contrattuale dello specializzando, che deve potersi formare negli ospedali non universitari del territorio, inquadrato con un contratto di formazione – lavoro come avviene in tutta Europa e sotto il tutoraggio di dirigenti medici che hanno maggior esperienza e soprattutto voglia di insegnare rispetto a molti professori universitari.
La pandemia ha finalmente fatto comprendere a decine di migliaia di giovani medici che il mondo del lavoro non è uno spauracchio ma bensì un luogo in cui la professionalità viene valorizzata, apprezzata e retribuita; un luogo in cui vi sono doveri ma soprattutto diritti, molti a loro sconosciuti e negati, che vengono difesi e potenziati dai loro rappresentanti sindacali.

I giovani medici hanno voglia di sindacato e di essere difesi non da rappresentanti universitari in quanto studenti, ma da sindacalisti in quanto medici professionisti. Questa è una ulteriore sfida del Settore Anaao Giovani: far comprendere a decine di migliaia di giovani medici cos’è il sindacato, perché possono e devono fidarsi dell’Anaao e tocca a noi giovani spiegare ai nostri coetanei che il futuro dell’SSN e degli specialisti del domani sta nelle nostre lotte e nelle nostre vertenze.

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