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09/02/2022

Nomine primari. Con il ddl concorrenza si cambia, speriamo. Lettera AG a Quotidiano Sanità

di Pierino Di Silverio, Componente Esecutivo Nazionale Anaao Assomed – Responsabile Nazionale Anaao Giovani

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Gentile Direttore,
il disegno di legge “Concorrenza” può rappresentare una pietra miliare di un percorso, ancora largamente incompleto, di riattribuzione del merito in Sanità. Oggi la selezione dei direttori di struttura complessa, alias primari, è operata discrezionalmente dai Direttori Generali, che hanno la facoltà di scegliere nell’ambito di una rosa di tre candidati formata al termine di una procedura selettiva. Senza necessariamente tener conto del posto in graduatoria del candidato.

La proposta di modifica prevede la nomina a Direttore dell’Unità Operativa Complessa del candidato che ha conseguito il miglior punteggio sulla base dell’analisi comparativa dei curricula, dei titoli professionali posseduti, avuto anche riguardo alle necessarie competenze organizzative e gestionali, dei volumi dell’attività svolta, dell’aderenza al profilo ricercato e degli esiti di un colloquio con la Commissione formata da tre Direttori di Struttura complessa di cui due operanti in una Regione diversa da quella dove si effettua il concorso.

È lapalissiano il cambio di rotta che si determinerebbe, un’occasione unica per dar vita a un processo di ricostruzione di regole basate sul merito.
 Il decreto 502 del 1992 (articolo 15, comma 7bis) che viene modificato dal ddl Concorrenza, intendeva, certo, assicurare la migliore scelta possibile in rapporto alle capacità organizzative, pratiche ed esperienziali adatte a quello specifico ambiente di lavoro, volendo de-robotizzare la figura del direttore di UOC. Ma gli effetti sono stati deludenti e, in alcune circostanze, addirittura devastanti anche per le legittime aspirazioni di molti colleghi preparati, ma, magari, non perfettamente in sintonia con le politiche ‘gestionali’ di un particolare ambiente.

Di certo, la sanità italiana ha mutato pelle, a partire dal processo di aziendalizzazione, trasformandosi da luogo di cura e diagnosi in contenitore di fattori produttivi, medici compresi, da regolare al massimo ribasso. Affinché tornassero i conti a dispetto di conoscenze e competenze professionali. A pagarne le conseguenze, naturalmente, i pazienti, ma anche molti medici che, in difesa delle proprie aspirazioni hanno, in molti casi, rimpinguato le casse dell’avvocatura ed ingolfato gli uffici della procura.

Il disegno di legge “Concorrenza” ha la possibilità di porre un tassello lungo quel processo meritocratico più volte sbandierato ma mai sostanzialmente attuato in Sanità, in un settore, ricordiamo, che gestisce il bene più prezioso dei cittadini, cioè la salute e la vita. Esso rapresenta anche un aiuto per i Direttori Generali, sempre più costretti nel ruolo di determinanti trait d’union tra le politiche regionali, le esigenze economiche aziendali e le richieste di cure dei pazienti e di riconoscimento professionale dei medici e dirigenti sanitari dipendenti.

Emergono, però nel ddl, alcuni punti che è indispensabile chiarire:
1) La figura del Direttore sanitario appare decontestualizzata nel percorso di valutazione del candidato. La carica di Direttore sanitario è fiduciaria da parte del Direttore Generale. Non si comprende il ruolo di un medico che “dirige i servizi sanitari ai fini organizzativi ed igienico-sanitari” in un processo di selezione in cui non ha potere decisionale nel percorso di attribuzione del punteggio che è demandato ai membri della commissione stessa, che nemmeno è chiamato a presiedere.

2) Appare incomprensibile e inaccettabile il motivo per cui nelle strutture complesse affidate a personale universitario le nuove norme non debbano trovare applicazione, lasciando intatto un meccanismo di affidamento dell’incarico con il meccanismo della imposizione della “spada sulla spalla”, a prescindere dalla verifica delle competenze assistenziali necessarie da parte di una commissione analoga a quella prevista per il personale ospedaliero. Fino al paradosso per cui il titolo di specializzazione è necessario per lavorare in un’unità operativa, ma non per dirigerla nel caso del personale universitario.

Ci auguriamo, comunque, che il disegno di legge “Concorrenza”, con le dovute correzioni, veda la luce in tempi brevi. Soprattutto perchè, in un momento così critico per la nostra sanità, avere generali scelti per la capacità di guidare le truppe e non per filiazioni di qualsivoglia natura appare di importanza strategica vitale. Perchè la storia è piena di fallimenti di grandi eserciti a causa di comandanti inadatti al ruolo.

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