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Asili nido aziendali nelle aziende ospedaliere: una conquista sociale da pretendere - DM N.9/21

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Articolo di PIerino Di Silverio, Responsabile Nazionale Anaao Giovani

Gli asili nido aziendali rappresentano una conquista sociale, avvenuta dopo decenni di discussioni e pressioni e lo sono soprattutto nelle aziende ospedaliere dove i ritmi di lavoro degli operatori della sanità sono ormai incalzanti e sempre meno concilianti con le esigenze di vita-lavoro.
Il Covid–19 ha ancora di più accentuato il carico di lavoro e diminuito il tempo da dedicare alla propria famiglia, da qui l’importanza di ottimizzare i tempi, e fornire un supporto imprescindibile attraverso la costituzione degli asilo nel proprio ospedale


Secondo l’ultimo rapporto ISTAT del 2019 in Italia si contano 11.017 asili nido, di cui 4.245 sono asili nido pubblici e 220 i nidi aziendali, di cui 208 al Nord.
Davvero pochi se pensiamo che l’obiettivo prefissato dalla Ue nel 2002 era di offrire il servizio per la primissima infanzia al 33% dei bambini entro il 2010, nel 2015 la percentuale da raggiungere era del 25%. L’Italia nel rapporto asili nido ogni 100 bambini si attesta ad una media al centronord del 32% e al sud solo del 17% con la Campania che addirittura è all’11% rispetto all’obiettivo europeo del 33%
Esistono tuttavia esempi di aziende virtuose che fanno dell’asilo nido un motivo di orgoglio e uno dei ‘benefit’ più appetibili. Nell’elenco spiccano, ad esempio, Nestlè e Ferrero, ma anche Artsana Group, di cui fà parte anche la Chicco, l’Università Bicocca di Milano, la Pirelli, la Ferrari e molte banche come la Deutsche Bank, Unicredit, BNL, Intesa San Paolo e Mediolanum. E infine compagnie telefoniche come Telecom, Vodafone e Wind. Da notare che sono praticamente tutte Aziende private. Di Aziende Ospedaliere Pubbliche davvero poche, e sempre con posti ‘contati’ che non possono sopperire alle grandi richieste di aiuto che provengono dalle famiglie. In generale, l’offerta di asili nido pubblica è insufficiente, quelli privati sono molto costosi e quelli aziendali restano un’utopia, sono rari e complicati da aprire. Nonostante la legge 448/2001 che avrebbe dovuto incentivare i nidi all’interno di aziende.
Forte inoltre lo squilibrio territoriale, sono infatti concentrati soprattutto nelle grandi città e nel Nord Italia, molto meno nelle regioni meridionali.
Ma la legge ha mai provato a risolvere il problema annoso degli asili nido?
30 anni di fallimenti e sperperi economici. Nel 1971 con la legge n.1044, nasce l’asilo nido comunale: l’assistenza ai bambini di età fino a 3 anni diviene così un servizio sociale di interesse pubblico; la citata legge prevede la costruzione e la gestione di almeno 3800 asili nido, nel quinquennio 1972/76 ma… il progetto fallisce.
Per quasi trent’anni un silenzio rumoroso, ma solo per noi ‘addetti ai lavori’.
Poi nell’agosto del 1997 viene approvata la legge n.285 con l’obiettivo di promuovere progetti per i bambini da zero a tre anni, dotati di caratteristiche “innovative e sperimentali” allargando le possibilità di gestione ad organizzazioni di famiglie, associazioni o cooperative. Nel 2000 il Parlamento ri-finanzia la legge per il triennio 2001/2003.
Il 28 dicembre 2001, Infine, prende vita la legge n. 448, le cui premesse sono davvero emozionanti: ‘Le famiglie dovranno essere coinvolte attivamente nella definizione degli obiettivi educativi, nella organizzazione e nella verifica della qualità e dei risultati dei servizi stessi, e gli enti locali e i gestori (pubblici e privati) dovranno collaborare tra loro in modo da integrare le diverse tipologie di servizio e favorire la continuità con la scuola dell’infanzia’. Gli asili nido accoglieranno bambini da 3 mesi a 3 anni e saranno “luoghi di cura, di crescita, di socializzazione e di sviluppo” delle loro potenzialità; potranno avere tempi e orari di apertura differenziati in rapporto alle diverse esigenze. Stato, Regioni ed enti locali dovranno trovare un accordo per favorire lo sviluppo dei servizi e garantire livelli essenziali e standard qualitativi e organizzativi omogenei su tutto il territorio nazionale.
La finanziaria del 2002 (legge n.448 del 2001) istituisce addirittura un Fondo per gli asili nido (vengono destinati 50 milioni di euro per il 2002, 100 milioni per il 2003 e 150 milioni per il 2004) e la finanziaria del 2003 (legge n.289 del 2002) istituito un fondo di rotazione di 10 milioni di euro per finanziare l’attivazione di asili nido aziendali.
Infine, con la legge Moratti (n.53 del 2003), a partire dall’anno scolastico 2003/2004 si è prevista la possibilità d’iscrivere alla scuola dell’infanzia tutti quei bambini che hanno compiuto i due anni.
Da allora poco si è mosso sul versante dei lavori. Lungaggini burocratiche proprie dell’Italia, assenza di interesse da parte di investitori che, in molti casi, legittimamente sono concentrati ad applicare per loro stessi le normative sulla costituzione di nuovi asili nido aziendali beneficiando delle agevolazioni fiscali conseguenti. Il risultato sono i numeri impietosi che abbiamo analizzato.
Eppure le Regioni ci provano, timidamente, a fare qualcosa.
Purtroppo senza una legislazione che fornisca linee di indirizzo precise sarà difficile avere in Italia asili nido aziendali in ospedali che già soffrono di preoccupanti problemi infrastrutturali e di spazi. Occorrerebbe un cambio deciso di passo, prima di investire denaro serve un piano di organizzazione basato sulle esigenze dei territori, dei lavoratori, all’interno delle strutture ospedaliere. Per coprire tutto il territorio nazionale tra asili nido comunali e aziendali occorrerebbero almeno 5 miliardi di euro annuii. Un investimento importante imprescindibile per conciliare la vita e il lavoro.
È una società mutata socialmente e professionalmente. Ma senza una stabilità familiare la produttività inevitabilmente cala per utilizzare una visione economicistica.
Soprattutto occorre ripristinare i valori di una società civile all’avanguardia e pronta alle nuove sfide che il mondo di domani ci presenta.
Le nuove generazioni hanno bisogno di essere tutelate e accompagnate in un percorso di valori da acquisire e conservare.
La costituzione di asili nido aziendali è un primo, decisivo, imprescindibile passo verso il futuro. Un’occasione da cogliere soprattutto con i fondi europei (7 milardi di euro).
Insomma senza la solita ‘imposizione’ non si potranno ottenere i risultati sperati di fare un passo verso il presente che per noi resta ancora futuro, la creazione di un welfare aziendale che renda la vita agli operatori sanitari un po’ meno dura.
Ma probabilmente, nelle epiche e storiche ‘stanze dei bottoni’, la paura di ‘obbligare’ alla costruzione di asili aziendali deriva probabilmente dal timore che possano sfilare sulle nostre ampie strade social, cortei infiniti di ‘nobaby’, o che addirittura possano essere i bimbi stessi a manifestare appena 18enni illoro profondo disappunto perché l’asilo diciamocelo, piace solo ai genitori.
Per qualunque dei motivi allegorici ilgoverno non si decida a prendere in mano una situazione agli antipodi con il rispetto per il lavoratore, auspichiamoche al più presto possa aprirsi almenouna discussione, su un diritto del nuovo e del vecchio welfare che oggi sembra essere una chimera, un sogno, unsogno tutto italiano, che solo all’esterosi trasforma in normale e quotidiana realtà…E poi ci lamentiamo della fuga dei medici…

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