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Palermo: «L’obbligo vaccinale andrebbe preso in considerazione» SANITA' INFORMAZIONE

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Covid-19, Palermo (Anaao): «Se non cambiano idea, 90mila no vax rischieranno la vita»

Il Segretario Nazionale di Anaao-Assomed spiega a Sanità Informazione perché l’obbligo vaccinale andrebbe preso in considerazione di Arnaldo Iodice

Circolarità nella cura, integrazione, non più “silos” isolati ma strutture con gruppi coordinati di professionisti. E, considerato che la pandemia Covid non è ancora finita e milioni di persone restie a sottoporsi alla vaccinazione non fanno marcia indietro, vaccino obbligatorio. Sono alcune delle indicazioni date da Anaao-Assomed nel corso del recente convegno di Sumai-Assoprof a Roma, a cui hanno partecipato le principali cariche della sanità italiana. Presente anche Carlo Palermo, Segretario Generale di Anaao, che ai microfoni di Sanità Informazione ha spiegato cosa dovrà cambiare nel Ssn italiano per far fronte alle mutate esigenze della salute dei cittadini.

«Obiettivo fondamentale: integrazione»

«Di certo – comincia Palermo –, abbiamo bisogno di una circolarità nella cura», ovvero una «piena integrazione tra quelle che sono le attività ospedaliere e quelle del territorio, con una presa in carico globale dei pazienti. Si è parlato molto di silos», cioè «di strutture isolate che non interagiscono. Non possiamo più permettercelo. E se ha un senso l’investimento corposo che vi è soprattutto sul territorio, è chiaro che l’obiettivo deve essere quello dell’integrazione piena».

Per far questo è necessario anche «sfruttare le nuove tecnologie» in modo da far entrare in ospedale il paziente «quando ne ha effettivamente bisogno». Ospedali da un lato, dunque, ma anche un «filtro a monte» che possa «prendere in carico rapidamente le problematiche del cittadino». Funzionali a questo scopo «gli ospedali di comunità, ma anche le case di comunità».

Secondo Palermo «si è perso troppo tempo in sterili discussioni sugli stati giuridici. Non è assolutamente quello il problema». Il problema sarebbe invece da ricercare nelle «funzioni della medicina del territorio e nei suoi obiettivi. L’obiettivo fondamentale è l’integrazione, e dunque la tutela del cittadino».

«Circa 90mila no vax potrebbero morire nei prossimi anni se non cambiano idea»

Anaao nei giorni scorsi si è anche fatta portavoce di un sentimento molto diffuso tra i medici europei, ovvero quello della necessità di rendere la vaccinazione anti-Covid obbligatoria. Questo perché «dalla pandemia si esce con uno sforzo collettivo». Sorvolando sul fatto che le libertà individuali sono ovviamente sacrosante, per il Segretario di Anaao «queste libertà devono avere, di fronte ad una pandemia, un riferimento, soprattutto sul versante della comunità, della collettività. E non c’è dubbio – spiega – che si esce dalla pandemia solo vaccinandosi. Non esiste con la variante Delta un livello che porti ad un’immunità di gregge», e allo stesso tempo «i no vax non possono sfuggire alla vaccinazione sperando che siano gli altri a raggiungerla».

Anche perché, se è vero che «al momento in Italia abbiamo circa tre milioni di no vax», nel caso in cui «la circolazione del virus nei prossimi anni dovesse continuare ad essere sostenuta», queste persone «rischiano seriamente di infettarsi». E se consideriamo che «la letalità di questo virus è pari al 3%», i conti sono presto fatti: «Il 3% di 3 milioni è 90mila. Queste 90mila persone rischiano seriamente di passare a miglior vita». Salvo, ovviamente, che ci ripensino.

«Necessario vaccinare tutta la popolazione mondiale»

Il rischio dunque è enorme e non va dimenticato neanche l’aspetto legato alle risorse del Servizio sanitario: «Continuiamo e continueremo a dover sostenere costi elevati per i ricoveri nelle terapie intensive e in area medica». Costi quantificati in «decine e decine di milioni di euro». Costi che, forse, «sarebbe meglio dedicare al recupero di tutte quelle attività, come screening e visite specialistiche, che sono state sospese». Una sospensione che ci è già costata un prezzo altissimo in termini di vittime. Perché dei «100mila morti che abbiamo avuto in più nel 2020 rispetto alle previsioni, circa 70-75mila sono giustificati dal Covid, gli altri 25-30mila invece no». Si tratta di persone decedute per altre patologie che, a causa del Covid, non è stato possibile curare a dovere.

Insomma, «dalla pandemia si esce tutti insieme, ma non solo qui in Italia: anche a livello globale», in quanto non è possibile «escludere la possibilità di vaccinare l’intera popolazione mondiale nei prossimi anni». Questo perché «i virus girano e circolano molto bene» e far girare ancora un virus come il Sars-CoV-2 significa «permettergli di replicarsi e incrementare la possibilità che si sviluppino varianti sempre più contagiose. E questo – conclude Palermo – non possiamo permettercelo».

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