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Pasticcio green pass, senza proroga certificazione, scoperti sanitari e guariti. FANPAGE

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24 agosto 2021 - Il Cts e il governo dovranno valutare entro settembre la proroga della durata del green pass, che per il personale sanitario che si è vaccinato all’inizio dell’anno scadrà a ottobre. Questi lavoratori, oltre a quelli della scuola, rischiano di trovarsi da un giorno all’altro senza copertura amministrativa. Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao-Assomed a Fanpage.t: “Non possiamo permetterci di trasformare gli ospedali in luoghi di contagio, considerato l’alto numero di sanitari che non vogliono vaccinarsi, e che quindi non possono lavorare”.
A cura di Annalisa Cangemi

Il green pass rischia di diventare un pasticcio amministrativo. Il prolungamento del documento, che al momento per i vaccinati ha una durata di 9 mesi, per i guariti di 6 mesi, e per chi ha un tampone negativo ha una validità di 48 ore, è sempre più probabile, in vista dell'imminente scadenza che potrebbe interessare la maggior parte del personale sanitario, immunizzato tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021.

Gli esperti del Cts dovrebbero analizzare il quesito tecnico che l'esecutivo dovrebbe inviare a breve: è possibile portare la validità da 9 mesi a un anno? Senza una risposta affermativa già a ottobre operatori sanitari come medici, infermieri, psicologi, si troveranno sprovvisti di un documento, che fino ad ora ha consentito loro di andare al lavoro tutti i giorni, stando a contatto con il pubblico. L'alternativa all'estensione della durata della certificazione verde sarebbe la terza dose, che però per il momento sembra destinata ai fragili, come malati oncologici o soggetti immunodepressi che hanno ricevuto un trapianto.

Anche i guariti dal virus restano scoperti
Ma non è solo questa categoria a rappresentare un problema. L'urgenza di prolungare il green pass riguarderebbe anche le persone guarite dal Covid, che hanno quindi un lasciapassare che dura sei mesi. Scaduto questo periodo di tempo questi soggetti hanno sei mesi di tempo per vaccinarsi. Il ministero della Salute a fine luglio ha emanato una circolare, spiegando che i guariti dal virus possono considerare la somministrazione "di un'unica dose di vaccino", ma dovranno farla entro 6 mesi e comunque non oltre 12 mesi dal tampone negativo, che ha decretato la guarigione. "È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SARSCoV-2/COVID-19 nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica), purché la vaccinazione venga eseguita preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa e comunque non oltre 12 mesi dalla guarigione", si legge nella circolare firmata dal Direttore generale per la Prevenzione Gianni Rezza. Questo significa che probabilmente ci sarà un intervallo di tempo in cui queste persone avranno un green pass scaduto, e in attesa del vaccino saranno costrette a effettuare dei tamponi, per poter utilizzare la certificazione verde. È possibile dunque che in questa situazione ci siano non solo operatori della sanità, ma anche insegnanti e personale scolastico, lavoratori che a partire dal 1 settembre dovranno presentare obbligatoriamente il green pass, e che quindi potrebbero trovarsi da un giorno all'altro scoperti, dal punto di vista ‘amministrativo'.

Ma se sulla prima questione, quella del green pass per i vaccinati, il governo è al lavoro per trovare una soluzione, per questa seconda categoria, quella dei guariti dal virus, non è stata individuata un'alternativa al test. Sembra insomma ci sia uno scollamento tra la possibilità, prevista dalla circolare ministeriale, di vaccinarsi fino a un anno dopo la guarigione, e la durata effettiva del pass, che per il momento sembra resterà immutata. Una volta scaduto il green pass per i guariti è necessario sottoporsi al vaccino, ma prima della somministrazione del siero anti Covid non ci sarà alcun documento sostitutivo.

Allarme di Anaao-Assomed: "Rischio carenza di personale negli ospedali"
"La questione della terza dose a tutti è molto incerta dal punto dell'utilità, la priorità deve essere data ai soggetti fragili, che non hanno una copertura immunitaria adeguata. Ma dare una terza dose agli operatori sanitari – 750mila nel pubblico e 2 milioni se consideriamo anche quelli nel privato – non ci sembra la soluzione. Significherebbe somministrare 2 milioni di dosi in un momento in cui ci sono ancora molti over 50 non vaccinati, circa 4 milioni. Rischiamo di non raggiungere l'80% della popolazione vaccinata, percentuale che permetterebbe una riduzione della circolazione del virus", ha detto Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao-Assomed, il sindacato dei medici del Servizio sanitario nazionale, contattato da Fanpage.it.

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