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I dubbi dell’Anaao sul PNRR: «Nuove assunzioni o piano non reggerà» - Sanità Informazione

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1 luglio 2021 - Il Presidente dell’Anaao Assomed Costantino Troise: «Nel 2019, 3mila medici in fuga da SSN. Ora garantire la mobilità e trattare i camici bianchi da adulti. Non basterà ottenere risparmi dai codici bianchi e dai ricoveri per finanziare le assunzioni»

«Un ospedale non è come un ponte. Un ponte è utilizzabile subito, una struttura sanitaria necessita di competenze e conoscenze che servono a salvare vite umane. Per questo occorre potenziare il capitale umano». Usa una metafora ingegneristica Costantino Troise, Presidente del sindacato Anaao Assomed, in audizione in Commissione Sanità al Senato sull’Affare assegnato relativo al potenziamento e alla riqualificazione della medicina territoriale nell’epoca post Covid.

I medici ospedalieri hanno già fatto trapelare tutti i loro dubbi sul piano di potenziamento della medicina territoriale delineato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: più ombre che luci e troppo pochi fondi destinati alla sanità ospedaliera, che è stata decisiva durante la pandemia Covid.

«Anche l’idea di una Casa di comunità ogni 20mila abitanti va rivista, la maggioranza dei comuni italiani ha meno di 5mila abitanti», ricorda Troise che invece vede più funzionale un modello che «riesca a conciliare più modelli organizzativi come, ad esempio, la struttura che ha funzione hub con il singolo ambulatorio».

Secondo Troise, anche il passaggio sugli Ospedali di Comunità contiene delle ambiguità: «Non è chiaro se saranno create strutture nuove o riconversioni di strutture già esistenti. Attualmente la maggioranza delle strutture ha più di 40 anni, sono vecchie. Nulla osta alla gestione infermieristica di questi hub, ma bisogna aumentare il numero di infermieri in formazione e affidare il coordinamento a specialisti in medicina interna o geriatria assunti a tempo indeterminato per assicurare la necessaria integrazione tra i processi extraospedalieri e intraospedalieri».

Nuove assunzioni finanziate con meno accessi al Ps, i dubbi dell’Anaao

Ma è sul potenziamento del capitale umano che l’Anaao Assomed sembra avere le perplessità più grandi. «Il PNRR ha chiesto una deroga per poter finanziare il personale infermieristico con il fondo europeo. Dal 2026, però, questi costi graveranno sul fondo sanitario. Ora, il progetto del governo prevede che queste nuove assunzioni siano finanziate attraverso una riduzione del numero di accessi al Pronto soccorso e da una riduzione dei giorni di degenza dei ricoveri. Ma faccio presente che i medici del Pronto soccorso non vengono pagati a cottimo. E che il risparmio sui codici bianchi è difficile da quantificare».

«È necessario che si riveda il SSN nel suo complesso e si potenzi anche la sanità ospedaliera – spiega ancora Troise -. Dal 2010 al 2018 abbiamo perso 42mila professionisti sanitari, tra cui 7mila medici. La pandemia ha comportato un aumento di contratti di medici a tempo indeterminato di poco superiore a mille. Troppo poco. Se non si investe in capitale umano tutto ciò che andiamo a mettere nella sanità rischia di dare un vestito nuovo a una struttura vecchia».

Dunque, per il momento, i progetti del PNRR sulla sanità vedono un giudizio interlocutorio da parte dell’Anaao che «ne condivide la filosofia di fondo», ma aspetta di capire come concretamente saranno potenziate la medicina territoriale e quella ospedaliera.

Garantire la mobilità dei medici e assumere gli specializzandi agli ultimi anni

Troise, sollecitato dalla Presidente della Commissione Annamaria Parente e dalla vicepresidente Maria Cristina Cantù, parla anche di mobilità dei medici e imbuto formativo. Il Presidente Anaao ribadisce la necessità di garantire la massima mobilità al personale medico e che le nuove regole in materia di mobilità del pubblico impiego debbano essere estese anche al personale delle aziende del Servizio sanitario nazionale.

«La mobilità dei professionisti è un elemento di crescita – spiega il Presidente Anaao -. Non si può considerare il professionista come prigioniero. Le strutture periferiche devono compensare la minore attrattività con incentivi. Ricordo che nel 2019 sono andati via dagli ospedali 9mila medici: 6mila in pensione e 3mila in fuga verso altri impieghi, nel privato o all’estero. La ‘reclusione’ alimenta la disaffezione. I professionisti vanno trattati da adulti».

Dell’imbuto formativo, Troise «vede la fine» grazie all’importante aumento di borse degli ultimi anni. Ma i problemi non sono finiti, soprattutto nel breve periodo. «Quest’anno avremo 17mila contratti di specialistica e, tra cinque anni, un numero di specialisti adeguato. Ma dal 2021 al 2025 avremo problemi seri di carenza di specialisti. Che si aggiungono a una montagna di prestazioni saltate per il Covid: Agenas ha calcolato 140 milioni di prestazioni accantonate da gennaio 2020, tra cui 17 milioni di visite. Per far fronte a tutto ciò, bisogna assumere i medici specialisti che frequentano gli ultimi due anni di corso e ridurre e semplificare le procedure di accesso dei medici che vincono i concorsi: dal concorso al momento dell’accesso in servizio passano anche due anni, davvero troppi».

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