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Allarme anestesisti in ferie dopo il blocco per Covid: 150mila interventi a rischio. IL MESSAGGERO  

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Per smaltire le liste di attesa, gli ospedali puntano a programmare visite e interventi chirurgici nei prossimi mesi.Gli stessi però che servirebbero aimedici per smaltire le ferie arretrate,nella migliore delle ipotesi, oppure almeno per riprendere fiato per qualchegiorno, se proprio di ferie non se nevede nemmeno l’ombra. Insomma, pergli ospedali resta il dilemma: delle due l’una. Il rischio è che o si sceglierà dirimandare ancora gli interventi, oppure si dovrà contare su un numero limitato di medici, che però dovranno sostenere un carico di lavoro insostenibile. Secondo Consulcesi, il network legale a sostegno degli operatori sanitari, lerichieste di aiuto dei medici sono aumentate del 30% rispetto all’inizio della pandemia. 

Pazienti in attesa: cosa succede agli interventi
A rischiare di dover rinunciare ad una pausa seppure di qualchegiorno, ci sono soprattutto anestesisti e rianimatori. Le terapieintensive dedicate al covid per fortuna si stanno svuotando, ma ora i pazienti in attesa di essere curati per altre malattie sono migliaia e migliaia. «Per noi la pressione non si riduce», ammette Flavia Petrini, presidente della Siaarti, la Società italiana anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva. Ma di andare in vacanza ancora non se ne parla proprio. E dire che di ferie da smaltire ne hanno pure parecchie. «Nel 2016 - spiega Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione Anestesisti Rianimatori - abbiamo fatto un censimento e abbiamo calcolato che il totale di ferie arretrate in quel momento assommava ad oltre 100mila giorni di ferie. A queste, poi, vanno aggiunte altre 300mila ore di straordinario non recuperato. Abbiamo contezza che negli anni successivi il mancato smaltimento sia aumentato». Il covid ha poi di fatto bloccato la gran parte della fruizione di giorni di riposo. «Stimiamo che ad oggi il famoso fardello sia aumentato almeno del 30-35 per cento - prosegue Vergallo - siamo arrivati in totale ad almeno 140mila giorni di ferie non smaltite. Mentre le famose 300mila ore di straordinario addirittura sono aumentate a 500mila. Ovviamente molte sono andate perse, perché illecitamente cancellate». 

A conti fatti, se davvero i rianimatori andassero  nalmente in vacanza qualche giorno, negli ospedali ci sarebbe il caos. «Se consideriamo che su circa 13mila in servizio, almeno 9mila anestesisti fanno sala operatoria, e che ciascun anestesista che va in ferie di fatto equivale a una media di 4 interventi chirurgici al giorno, e limitandosi solo a quest’anno con almeno 8 giorni di ferie non fruiti, possiamo dire senz’altro che c’è il pericolo che saltino 150-160mila interventi ordinari». Ma visto che quelli di emergenza devono comunque essere garantiti, vorrà dire che chi resta al lavoro dovrà caricarsi di diverse ore di straordinario. «Aumenterà insomma lo stress di chi deve continuare a lavorare in condizioni di organico ridotto». 

La situazione, dunque, non fa presagire nulla di buono. «La popolazione ospedaliera ha già rinunciato a tanto durante la pandemia - ricorda Carlo Palermo, segretario nazionale dell’Anaao Assomed, l’associazione dei medici dirigenti - è saltato qualsiasi limite di orario di lavoro. Non dimentichiamo che il riposo serve come periodo di ripristino delle proprie capacità psico siche. Le condizioni di progressivo depauperamento delle dotazioni organiche hanno poi innescato corto circuiti continui sullo stress psico sico degli operatori». Il sistema sanitario nazionale, in realtà, era già fragile ben prima della pandemia. «Nel decennio precedente le dotazioni organiche sono state massacrate.Nel 2019 erano attive 46mila unità in meno rispetto al 2010. Dopo un decennio di austerity, di rientro nei parametri europei - rimarca Palermo - con la pandemia abbiamo pagato il conto in termini di mortalità rispetto ad altri paesi». 

La denuncia e la risposta
La carenza dei medici era stata già denunciata da diversi anni. «La risposta è arrivata dal 2019: abbiamo ottenuto circa 15mila contratti all’anno, ma gli specializzandi saranno disponibili intorno al 2023-2024. Nel frattempo, la carenza dei medici va sanata. Noi suggeriamo di contrattualizzare gli specializzandi dell’ultimo triennio, superando tutte le resistenze delle Università. Questi medici impareranno lavorando».  
Intanto, per gli operatori sanitari in servizio, è fondamentale che venga garantito un ambiente di lavoro meno gravoso. «Solo così -mette in guardia Palermo - sarà possibile garantire anche la sicurezza delle cure di tutti i pazienti». 

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