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Pensione dei giovani medici - Dirigenza Medica n. 5/21

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Il silenzio-assenzo nella previdenza complementare traccia la strada per il domani?

Articolo di Vincenzo Cosentini – Responsabile regionale Anaao Giovani Veneto e Matteo d’Arienzo – Consiglio direttivo COSMED – Anaao Assomed Emilia Romagna

Nel contesto odierno dell’incubo Covid, un aspetto del quale poco si parla ma che merita molta attenzione, soprattutto dai giovani i quali si affacciano al mondo del lavoro in sanità, è rappresentato dal riuscirsi a garantire, un domani, una pensione che sia il più proporzionale possibile a un tenore di vita adeguato alle proprie attese e ad un’aspettativa di vita sempre più lunga.

Per i giovani medici, da sempre, è molto diluita l’idea di pensare e programmare la propria pensione, con termini quali sistema contributivo puro, previdenza complementare e riscatto di laurea che, ai più, sono misconosciuti.

Come spesso accade in una narrazione, risulta ancor più importante in questo complesso e intrigato argomento, fare un passo indietro, temporalmente lungo, per cercare di comprendere i punti salienti di una storia complessa, quale è quella delle pensioni calcolate con metodo contributivo e quelle complementari.

Nel 1993, con il decreto legislativo 124 del 21 aprile viene data una prima sistemazione organica alla disciplina della previdenza complementare e si cominciano a considerare i trattamenti pensionistici erogati dai fondi come trattamenti 'complementari’ del sistema obbligatorio pubblico; ma è nel 1995, con la Riforma Dini (legge 335 del 8 agosto), che si interviene con decisione sulla previdenza complementare con la rimozione di alcuni ostacoli che ne impediscono l'avvio.

La legge dell’8 agosto 1995 non vede solo lo sblocco della previdenza complementare, ma scrive una pagina epocale nel calcolo delle pensioni poiché con la riforma Dini venne introdotto nel sistema previdenziale italiano un nuovo meccanismo di calcolo delle pensioni al fine di garantire la sostenibilità della spesa pensionistica e riequilibrare i rapporti fra le varie generazioni con l’ottica di introdurre criteri orientati all’equità finanziaria tra contributi versati e prestazioni riscosse. Con la riforma Dini, infatti, è entrato in vigore per il calcolo della pensione un sistema di tipo contributivo, ossia fondato sul totale dei contributi versati dal lavoratore nel corso della propria vita lavorativa (rivalutati nel corso del tempo). È questa la riforma che ha spaccato il mondo dei lavoratori italiani, creando un’epoca previdenziale pre e post 1996.

La riforma Fornero del 1 gennaio 2012 ha ribadito il cambio di passo epocale del meccanismo di calcolo delle pensioni, abbandonando per sempre il metodo pensionistico retributivo, secondo cui la pensione veniva calcolata sulla media dei redditi degli ultimi 10 anni di lavoro per i dipendenti e degli ultimi 15 anni per gli autonomi nella misura del 2% di questa media per ogni anno di contribuzione.

Alla luce di una pensione che si alleggerisce sempre di più con il metodo contributivo, si deve far strada nelle nostre coscienze la necessità di fare i conti in tasca, valutando se possa convenire investire oggi su una pensione futura che possa integrare quella suddetta, spettante di diritto come lavoratori dipendenti.

È in questo contesto che meritano attenzione i fondi pensione negoziali, fondi senza scopo di lucro, regolati dal D.Lgs. 252/2005 e dai contratti di lavoro nazionali, la cui natura garantisce ai suoi aderenti che le attività siano eseguite nell’esclusivo interesse degli iscritti. I fondi pensione negoziali oramai da anni crescono in termini di iscritti ma anche di patrimonio e tendono a battere costantemente la rivalutazione legale del TFR, infatti dal 2005 a tutto il 2020 hanno realizzato mediamente un rendimento del 4.54% medio annuo a fronte di una rivalutazione legale del TFR del 2.63% medio annuo. Quindi investire nel fondo pensione, mettendo anche il proprio TFR nel fondo stesso, fa fare al lavoratore un affare, facendogli costruire una pensione complementare di tutto rispetto.

Il Fondo Perseo-Sirio rappresenta un punto di riferimento fra i fondi negoziali, rappresentando il secondo miglior fondo pensione negoziale su 33 presenti. Ha raggiunto una massa gestita di 240 milioni di euro, con due comparti di investimento, uno garantito con restituzione del capitale che ha raggiunto i 5 anni di vita ed ha realizzato quasi il 7% e l’altro, bilanciato, che ha due anni di vita (dal febbraio 2019) ed ha realizzato il 7.76%.

I fondi pensioni negoziali costano di meno dei fondi pensione commerciali cosiddetti “aperti” (istituiti da banche, imprese di assicurazione, società di intermediazione mobiliare), e anche per questo realizzano rendimenti superiori ai loro “concorrenti”, ma soprattutto battono la rivalutazione legale del TFR. Per tale motivo ci sono sempre più iscritti ai fondi e di conseguenza cresce sempre di più il patrimonio gestito.

Se si aderisce al fondo complementare Perseo Sirio, si può scegliere di versare solo la contribuzione obbligatoria ovvero l’1% della retribuzione, oppure aggiungere una contribuzione aggiuntiva a propria scelta; l’amministrazione dell’azienda sanitaria di appartenenza provvederà, dal canto suo, a versare automaticamente al fondo pensione un altro 1% a suo carico. Un’ulteriore convenienza da parte del lavoratore deriva dal fatto che tutti i suoi versamenti al fondo pensione sono deducibili IRPEF fino a 5164,57 euro annui.

Molti colleghi si fanno prendere dalla paura di vincolare una massa economica di tutto rispetto per un obiettivo a lunghissimo termine. In realtà è possibile, trascorsi 8 anni di iscrizione al Fondo, richiedere un’anticipazione, fino al 100% della posizione individuale maturata esclusi i contributi figurativi del TFR, per far fronte a spese sanitarie di particolare gravità, che possono riguardare anche il coniuge ed i figli, per l’acquisto della prima casa di abitazione, per il lavoratore o per i suoi figli, o per le spese di ristrutturazione della prima casa.

Recentemente è stata sottoscritta l’Ipotesi di accordo che regolamenta e snellisce le modalità di adesione al Fondo Perseo-Sirio, anche mediante il silenzio-assenso. L’accordo si applica al personale assunto, dopo il 1° gennaio 2019, nelle amministrazioni pubbliche destinatarie del Fondo Perseo-Sirio, il fondo di previdenza complementare negoziale cui possono aderire i lavoratori dei ministeri, delle regioni, delle autonomie Locali, della sanità, degli enti pubblici non economici, dell’ENAC, del CNEL, delle università, degli enti di ricerca, delle agenzie fiscali. L’ipotesi di accordo firmata in ARAN prevede che il lavoratore, al momento dell’assunzione, riceva una dettagliata informativa dalla propria amministrazione sull’esistenza del Fondo, sulla possibilità di iscriversi e sul silenzio-assenso. Nei sei mesi successivi, il lavoratore può iscriversi espressamente o dichiarare che non vuole iscriversi (in tale ultimo caso, come è ovvio, non scatta alcun silenzio-assenso). Se non fa né l’una, né l’altra cosa allo scadere dei sei mesi, egli è iscritto. A questo punto, riceve una seconda informativa da parte del Fondo, che dovrà informarlo dell’avvenuta iscrizione e ricordargli che, entro un mese, potrà esercitare il diritto di recesso. Solo dopo che è trascorso questo ulteriore periodo, senza che sia stata manifestata alcuna volontà, l’iscrizione si perfeziona. In pratica sono necessari circa 7 mesi per aderire al fondo pensione.

Con questi atti il lavoratore ottiene, crescente con il crescere della durata dei suoi versamenti, un risparmio a condizioni vantaggiose e, in aggiunta, la disponibilità di una rendita con la quale integrare la pensione pubblica.

In conclusione è auspicabile che la nuova generazione che si affaccia nel mondo del lavoro nel campo sanitario affronti in maniera oculata e con spirito di proiezione a lungo termine sia l’aspetto dell’eventuale riscatto degli anni di laurea che quella, ancor più impattante sul futuro, di gettare le basi oggi per una pensione complementare che possa essere un utile e corposo rafforzamento dell’assegno pensionistico INPS.

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