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Servono più investimenti per il Servizio sanitario. VIVERSANI & BELLI

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Sul tema della negligenza medica abbiamo rivolto alcune domande al dott. Carlo Palermo, Segretario Nazionale Anaao Assomed.
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Cosa possono fare i medici per ridurre sempre più queste casistiche negative?
a qualità dei servizi è sicuramente il tema centrale, non solo per l’indiscutibile importanza per la tutela della salute del singolo, ma anche perché servizi sanitari scadenti comportano ingenti sprechi di denaro pubblico. È necessario considerare la spesa in sanità non più uno spreco da tagliare ma un investimento.

Insomma, si investe troppo poco nella sanità pubblica....
L’Italia spende nella sanità pubblica un terzo in meno di quanto facciano altri paesi europei come Francia, Germania, Svizzera e Austria. Abbiamo ospedali vetusti, tecnologie obsolete, pochi posti letto (3,1 per mille abitanti contro una media europea di 5), poco personale mal pagato e anziano. Ecco dove investire i finanziamenti che arriveranno con il Recovery Fund.

La pandemia ha aumentato dei casi di malasanità?
Tutto il sistema sanitario si è trovato impreparato di fronte ad un virus sconosciuto ed aggressivo, il Sars-CoV-2, e ad una malattia, la Covid-19,  mai affrontata prima. Abbiamo lavorato, in particolare durante la prima ondata della primavera 2020, senza linee guida in materia o buone pratiche riconosciute, con una sproporzione di operatori, mezzi e strutture rispetto all’enorme numero di pazienti che affluivano negli ospedali, con tempi maledettamente brevi per assumere decisioni di fronte a quadri clinici gravi che peggioravano in modo repentino, spesso costretti ad operare in ambiti specialistici non propri e ad usare farmaci al di fuori delle indicazioni approvate. Ci siano trovati di fronte alla necessità di ripetute e rapide modifiche degli assetti organizzativi e gestionali delle attività e dei servizi, nell’affannosa ricerca di misure adeguate per i pazienti che arrivavano in gravissima insufficienza respiratoria in un contesto di carenza storica di letti intensivi e sub-intensivi. Gli “errori” indubbiamente ci sono stati. Ma possiamo definirli tali quando si affronta un nemico sconosciuto a mani nude?

 

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