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03/12/2020

Covid-19: i giovani medici lombardi scrivono al Ministro Speranza

Illustre Signor Ministro, ci presentiamo: siamo giovani medici specialisti assunti con contratto dell’ospitalità privata presso un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) milanese, privato ma accreditato al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), impegnato nell’emergenza COVID-19 fin dalla prima ondata.

Ci rivolgiamo a Lei per denunciare la condizione di noi medici specialisti che, pur prestando la quasi totalità (in molti casi la totalità) del nostro servizio per il SSN, pur condividendo con i colleghi degli istituti pubblici gli stessi anni di studio (6 per il conseguimento della laurea in medicina e chirurgia e altri 4-6 anni per la formazione specialistica), gli stessi titoli e le stesse responsabilità, non abbiamo diritto agli stessi riconoscimenti economici, tutelativi e giuridici.

Il nostro stipendio è inferiore di almeno il 30% rispetto ai colleghi di un ospedale pubblico (anche non IRCCS). Non siamo inquadrati come Dirigenti medici e questo avrà importanti ripercussioni negative ai fini pensionistici. In caso di gravidanza la maternità obbligatoria è retribuita all’80%. Sono queste solo alcune ma importanti e inaccettabili differenze che intercorrono tra noi e i colleghi assunti nel pubblico.

Sebbene sia noto dalle leggi del mercato che la retribuzione del personale dipendente attenga alla libera scelta del datore di lavoro privato, è pur vero che nel caso della sanità la remunerazione delle prestazioni delle strutture accreditate è fissata per legge. Sempre per legge le Regioni garantiscono allo Stato e al cittadino di aver verificato la presenza di requisiti minimi che consentono agli istituti privati accreditati di erogare prestazioni sanitarie riconosciute sovrapponibili a quelle erogate da un ospedale pubblico.

Le chiediamo come mai tra i criteri di accreditamento al SSN degli ospedali privati, in particolar modo degli IRCCS, non vi sia l’obbligo dell’applicazione al personale medico di queste strutture degli stessi diritti e doveri contrattuali, tutelativi e retributivi affermati nel CCNL della sanità pubblica.

Non siamo noi i manager multimilionari proprietari di questi istituti, siamo professionisti appassionati e competenti che lavorano con orgoglio e dedizione per il SSN, in ambito assistenziale e nella ricerca, ma di fatto con meno tutele, meno diritti (per sua informazione il bonus COVID per noi non è stato stanziato nonostante impegnati in prima linea) e una retribuzione inferiore.

Permettendo questa disparità di trattamento Stato e Regioni autorizzano lo sfruttamento della nostra professionalità da parte dei gruppi privati, e implicitamente ne sono responsabili, favorendo un costante flusso in uscita di giovani risorse umane dai nostri reparti e dai nostri laboratori e spesso dal nostro Paese.

In attesa di un suo gentile riscontro, La ringraziamo e Le porgiamo i nostri più sentiti saluti.

Giovani medici specialisti Anaao Lombardia assunti con contratto dell’ospedalità privata

Federico Masserano Zoli
Coordinatore Anaao Giovani Lombardia
Coordinatore Anaao Giovani macro-area Nord

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