Parte una trattativa cruciale per la categoria: al centro carriere, sicurezza delle cure e sostenibilità del lavoro medico e sanitario
Le priorità indicate dall’Anaao Assomed per il nuovo contratto sono chiare e sono state illustrate dalla delegazione trattante guidata dal Segretario nazionale. In queste pagine riportiamo una sintesi degli incontri tra ARAN e sindacati del 29 aprile, 7 e 28 maggio.
Si è aperta in un clima di forte attesa la nuova stagione contrattuale della dirigenza medica e sanitaria del Servizio sanitario nazionale. Un appuntamento definito cruciale dalle organizzazioni sindacali, Anaao in testa, perché, per la prima volta nell’ultimo decennio, il confronto prende avvio prima della scadenza naturale del contratto vigente. Un elemento non soltanto formale, ma politico e organizzativo, che secondo i rappresentanti della categoria potrebbe consentire di affrontare con maggiore efficacia i nodi strutturali che da anni interessano il lavoro medico e sanitario.
La riunione inaugurale del 29 aprile ha rappresentato il primo momento di confronto tra Aran e le diverse componenti sindacali, chiamate a presentare priorità, criticità e obiettivi della nuova tornata negoziale. Tra le voci più nette quella di Anaao Assomed, che ha parlato apertamente della necessità di una svolta normativa e organizzativa capace di incidere concretamente sulle condizioni di lavoro dei professionisti.
Secondo il sindacato, il contratto si colloca in una fase particolarmente delicata per la sanità pubblica. Una fase segnata non soltanto dalla cronica carenza di personale e dalle difficoltà organizzative delle aziende sanitarie, ma anche da una crescente crisi identitaria della dirigenza medica e sanitaria. Burnout, stanchezza professionale, demotivazione e perdita di attrattività del sistema pubblico rappresentano oggi elementi strutturali di un disagio che coinvolge trasversalmente ospedali e servizi territoriali.
In questo scenario, il rinnovo contrattuale viene considerato uno strumento fondamentale per ristabilire regole più moderne, chiare ed equilibrate. “Il contratto non può risolvere da solo tutti i problemi della professione”, ha dichiarato Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale dell’Associazione, “ma può creare condizioni normative capaci di migliorare concretamente la qualità del lavoro e, di conseguenza, la qualità delle cure”.
Uno dei temi centrali emersi nella discussione riguarda il sistema delle carriere. Secondo l’Anaao, i percorsi di crescita professionale continuano a essere troppo lenti, poco accessibili e in alcuni casi ancora influenzati da logiche considerate clientelari o politiche. L’obiettivo dichiarato è costruire un modello più trasparente e meritocratico, in grado di valorizzare competenze, esperienza e responsabilità professionali.
Particolare attenzione è stata dedicata anche all’organizzazione del lavoro e alla gestione dell’orario. Il sindacato chiede una revisione profonda delle attuali regole, soprattutto alla luce delle trasformazioni intervenute negli ultimi anni. Tra i punti più delicati figura il tema dell’orario eccedente e dell’algoritmo che oggi ne disciplina il calcolo. L’attuale sistema rischia di tradursi in un aumento delle ore lavorate non adeguatamente retribuite a seguito dell’incremento del fondo di risultato.
Sul tavolo anche la regolamentazione dello smart working e del lavoro a distanza, aspetti diventati centrali dopo l’esperienza pandemica ma ancora privi, secondo il sindacato, di una disciplina sufficientemente chiara e uniforme. La richiesta è quella di definire regole che consentano di governare questi strumenti evitando disparità applicative o utilizzi impropri da parte delle aziende sanitarie.
Altro nodo considerato prioritario dall’Anaao Assomed è quello della continuità assistenziale in maniera particolare per quanto riguarda la gestione delle guardie e delle pronte disponibilità, tema direttamente collegato alla sicurezza delle cure. Proprio la sicurezza è stata indicata come uno dei pilastri dell’intera trattativa. Non soltanto sicurezza per i professionisti, sempre più esposti a stress lavorativo, aggressioni e sovraccarico organizzativo, ma anche sicurezza per i pazienti. Il principio ribadito dalle organizzazioni sindacali è che un medico messo nelle condizioni di lavorare in maniera adeguata possa garantire cure più efficaci e appropriate.
Accanto agli aspetti organizzativi, il confronto guarda anche all’evoluzione demografica della professione sanitaria. La crescente presenza femminile, le nuove esigenze di conciliazione tra vita privata e lavoro e la necessità di strumenti più flessibili rendono indispensabile, secondo l’Anaao, una revisione delle norme sul part-time e sull’organizzazione complessiva del lavoro. Il sindacato ritiene che il contratto debba adeguarsi rapidamente ai cambiamenti della composizione professionale della categoria, superando modelli ormai considerati datati.
Tra i temi affrontati anche la valorizzazione dell’aggiornamento professionale e della formazione continua, ritenuti elementi strategici sia per la crescita dei professionisti sia per il mantenimento della qualità del sistema sanitario pubblico. Parallelamente è stata ribadita la necessità di una maggiore tutela della dirigenza sanitaria, categoria che secondo il sindacato ha subito negli anni effetti particolarmente pesanti a causa delle manovre finanziarie e delle restrizioni normative succedutesi nel tempo.
Nel corso del primo incontro è emersa inoltre l’importanza di una forte convergenza tra le diverse sigle sindacali. In una fase così complessa, la capacità di presentarsi con una piattaforma condivisa viene considerata un elemento decisivo per rafforzare il peso della trattativa e ottenere risultati concreti.
Il messaggio politico lanciato dall’Anaao Assomed appare chiaro: questa non dovrà essere una semplice proroga tecnica o un “contratto ponte”, ma un rinnovo capace di introdurre cambiamenti reali. Il Segretario Di Silverio ha ribadito di non avere preclusioni ideologiche rispetto al confronto, ma ha anche chiarito che la firma arriverà soltanto in presenza di miglioramenti normativi giudicati realmente vantaggiosi per la categoria.
La trattativa si annuncia serrata. Sono già stati programmati ulteriori incontri entro i mesi di giugno e luglio e, secondo quanto riferito dai rappresentanti sindacali, l’Aran avrebbe mostrato finora una significativa disponibilità al dialogo.
L’obiettivo finale resta quello di trovare un equilibrio tra sostenibilità economica, tutela dei professionisti e qualità dell’assistenza. Una sintesi che non riguardi soltanto le condizioni di lavoro della dirigenza sanitaria, ma che abbia ricadute dirette sull’intero sistema di cura. “Garantire ai medici e ai dirigenti sanitari condizioni di lavoro dignitose e sicure – ha dichiarato Di Silverio – significa tutelare anche i pazienti e il futuro stesso della sanità pubblica”.
Il nodo risorse e norme nell’incontro del 7 maggio: “Non sarà un accordo ponte”. La dirigenza medica punta su carriere, orari e sicurezza
La nuova tornata contrattuale entra nel vivo con il secondo incontro Aran-Sindacati, primo confronto dedicato alle risorse economiche e con un messaggio politico-sindacale chiaro: il rinnovo non dovrà trasformarsi in un semplice contratto tecnico di transizione, ma in un accordo “normale”, strutturato e capace di intervenire concretamente sull’organizzazione del lavoro nel Servizio sanitario nazionale.
L’entità delle risorse economiche già note nelle settimane precedenti è stata confermata nel corso dell’incontro. L’aumento contrattuale previsto per la dirigenza sanitaria si attesta al 5,4%, in linea con il resto della pubblica amministrazione, ma grazie alle risorse aggiuntive ottenute attraverso le ultime leggi finanziarie l’incremento complessivo arriva al 7,7% lordo. Un risultato che l’Anaao Assomed rivendica come non scontato e che consente alla categoria di differenziarsi almeno in parte dagli altri comparti pubblici.
Determinante, in questo senso, il finanziamento straordinario ottenuto sull’indennità di specificità medica e sanitaria. Le risorse extracontrattuali aggiuntive ammontano a circa 484 milioni di euro, somme che ora dovranno essere redistribuite all’interno del nuovo contratto. Proprio sul tema della specificità continua tuttavia a persistere una forte tensione sindacale. Secondo i rappresentanti della dirigenza sanitaria rimane infatti una significativa sperequazione tra il trattamento riconosciuto alla dirigenza medica e quello destinato alla dirigenza sanitaria non medica.
Una disparità che viene definita non soltanto economica, ma anche simbolica e professionale. Per questo motivo è in preparazione una lettera aperta indirizzata al Governo con la richiesta di ulteriori risorse extracontrattuali finalizzate a colmare il divario. “È una questione di dignità della dirigenza sanitaria”, ha ribadito l’Anaao nel corso dell’incontro, sottolineando come il riconoscimento professionale non possa limitarsi ai soli aspetti organizzativi.
Sul piano metodologico, la vera novità di questa tornata contrattuale sarà rappresentata dall’avvio contestuale di tavoli tecnici dedicati ai diversi capitoli del contratto. L’obiettivo è quello di affrontare in modo più approfondito le singole materie – dalle carriere all’orario di lavoro, fino alla libera professione – così da arrivare alla trattativa politica con sintesi già condivisa.
Questo cambio di impostazione viene accolto con molto favore da parte sindacale e visto come un importante approccio rispetto alle precedenti tornate negoziali, spesso caratterizzate da rinnovi tardivi e da contratti definiti “economici” o “di transizione”. Questa volta, invece, il confronto avviene mentre il contratto è ancora vigente. Una circostanza considerata decisiva perché consente teoricamente di discutere senza la pressione delle scadenze già superate e di concentrarsi sulle modifiche normative necessarie ad adeguare il lavoro sanitario ai cambiamenti degli ultimi anni.
Sul fronte economico, il giudizio resta prudente. Anaao Assomed riconosce che gli incrementi previsti rientrano nel quadro generale della pubblica amministrazione e ribadisce come, rispetto all’inflazione e all’aumento del costo della vita, gli aumenti contrattuali restino comunque insufficienti. Da qui la strategia perseguita negli ultimi anni: accompagnare le risorse ordinarie con finanziamenti extracontrattuali ottenuti attraverso la legge di bilancio. Una linea che verrà mantenuta anche per il futuro.
Accanto alla questione salariale, però, il vero cuore della trattativa resta quello normativo. L’obiettivo dichiarato è correggere quelle criticità che, pur essendo state in parte disciplinate nel precedente contratto, continuano a generare forti differenze applicative tra le aziende sanitarie. Persistono, infatti, interpretazioni disomogenee delle norme contrattuali e continuano a verificarsi situazioni che costringono i lavoratori a ricorrere a diffide e azioni formali nei confronti delle aziende.
“Una denuncia o una diffida rappresentano una sconfitta per tutti”, è stato osservato durante il confronto, sottolineando la necessità di introdurre clausole ancora più stringenti e difficilmente aggirabili.
Altro capitolo decisivo è quello dell’orario di lavoro. I sindacati chiedono regole che garantiscano la piena retribuzione delle ore effettivamente lavorate, contrastando il fenomeno delle prestazioni eccedenti non riconosciute. In questo contesto viene richiamato anche il tema dell’algoritmo previsto dall’articolo 27 comma 3, introdotto nella precedente tornata contrattuale e ora ritenuto da consolidare e rendere strutturalmente applicabile.
Particolarmente determinata anche la posizione sul numero massimo di posti letto che possono essere seguiti da un solo professionista in servizio di guardia. Secondo l’Anaao Assomed non è più sostenibile che un singolo professionista debba contemporaneamente garantire assistenza a un numero eccessivo di pazienti, con inevitabili ripercussioni sia sulla sicurezza degli operatori sia sulla qualità delle cure.
Tra le priorità compare inoltre il tema tecnico, ma strategico dei residui dei fondi contrattuali. Si tratta delle risorse economiche destinate dal contratto alle Aziende che, qualora non vengano utilizzate o distribuite, finiscono per ridurre concretamente la percezione degli aumenti salariali e incidono negativamente anche su produttività, disagio e progressioni di carriera.
Su questo punto Anaao Assomed chiede nuove clausole di garanzia che obblighino le aziende a utilizzare integralmente le risorse disponibili, evitando che somme destinate ai lavoratori restino inutilizzate.
Un altro tema destinato a entrare nel vivo del confronto è quello della libera professione intramoenia. L’Anaao denuncia da tempo un clima di crescente ostilità verso l’attività libero-professionale, spesso indicata come una delle cause delle liste d’attesa. Una lettura giudicata semplicistica e fuorviante. Secondo i rappresentanti dei medici, le criticità del sistema derivano soprattutto da anni di programmazione insufficiente e da carenze organizzative e politiche. In questo contesto, la libera professione viene invece rivendicata come uno spazio residuale di autonomia e libertà professionale per chi opera in esclusiva nel servizio pubblico.
Nel dibattito è emerso anche il tema della formazione specialistica e del tutoraggio degli specializzandi. I sindacati chiedono che il contratto riconosca economicamente il ruolo dei dirigenti medici e sanitari che svolgono attività di tutoraggio negli ospedali. Una funzione considerata ad alta responsabilità e oggi spesso svolta senza alcuna remunerazione aggiuntiva, a differenza di quanto avviene nell’ambito universitario.
L’Anaao Assomed ribadisce infine la disponibilità al dialogo e alla ricerca di una sintesi, ma conferma anche la linea già annunciata nei giorni scorsi: il contratto verrà firmato soltanto in presenza di miglioramenti concreti e verificabili.
Un chiarimento è arrivato anche sul significato della mancata firma. “Non firmare il contratto – ha spiegato Di Silverio - significa non sottoscrivere nemmeno la preintesa”, scelta che comporterebbe l’esclusione dai successivi tavoli di contrattazione decentrata aziendale. Una decisione estrema che i sindacati auspicano di evitare, ma che resta sul tavolo nel caso in cui il rinnovo non venga ritenuto soddisfacente.
L’obiettivo dichiarato resta quello di costruire un contratto “migliore del precedente e peggiore del futuro”, in una logica di progressivo miglioramento delle condizioni di lavoro e della qualità del sistema sanitario pubblico.
Il confronto prosegue il 28 maggio: relazioni sindacali e lavoro a distanza
Nel confronto sulle relazioni sindacali, l’Anaao Assomed ha ribadito con chiarezza un principio centrale: il Decreto legislativo 165/2001 non consente di ricondurre l’organizzazione del lavoro nell’ambito della contrattazione integrativa, ossia nel livello più incisivo e vincolante del confronto sindacale.
È importante ricordare che esistono tre diversi livelli di relazioni sindacali:
Partendo da questo quadro normativo, abbiamo sostenuto con fermezza che tutto ciò che oggi non può essere inserito nella contrattazione integrativa debba almeno rientrare nell’ambito del confronto sindacale. Pensiamo in particolare a temi che incidono direttamente sulla qualità del lavoro e sulla vita dei professionisti: organizzazione dei turni, gestione delle notti e più in generale tutti gli aspetti organizzativi che hanno un impatto concreto sul lavoro quotidiano.
Abbiamo inoltre richiesto che rientri nell’informazione sindacale anche l’informazione sull’entità e sull’utilizzo delle risorse derivanti dalle trattenute del 5% sulle tariffe libero-professionali dei dirigenti che la legge 120/2007 destinata progetti di riduzione delle liste d’attesa. Abbiamo inoltre sottolineato la necessità che il confronto a livello regionale diventi obbligatorio e non più lasciato alla discrezionalità delle singole amministrazioni ampliandone anche le prerogative.
Nel corso della seduta si è discusso anche dell’organismo paritetico. Su questo tema abbiamo ribadito con chiarezza la nostra posizione: riteniamo che tale organismo non debba occuparsi direttamente delle problematiche inerenti all’organizzazione del lavoro, alla gestione dei carichi assistenziali o ad altri aspetti strettamente organizzativi.
Ciò in quanto, all’interno dell’organismo paritetico, manca un reale principio di rappresentatività sindacale, essendo lo stesso strutturato secondo una logica di sostanziale parità formale tra le componenti (“uno vale uno”).
Abbiamo inoltre richiesto che la validità della contrattazione integrativa aziendale sia subordinata al raggiungimento della maggioranza delle deleghe sindacali.
Riteniamo però che l’organismo possa comunque svolgere un ruolo utile e positivo su temi condivisi, come ad esempio il welfare, il benessere organizzativo e tutte quelle materie che richiedono una collaborazione comune tra amministrazione e lavoratori.
Più articolato e complesso è stato invece il confronto sul lavoro a distanza.
Su questo tema abbiamo evidenziato la necessità di distinguere in modo netto ciò che la normativa definisce smart working (lavoro agile) da ciò che viene definito come telelavoro. Si tratta infatti di modelli differenti: il primo maggiormente orientato agli obiettivi, il secondo più legato all’organizzazione della prestazione lavorativa all’interno dell’orario di lavoro in una sede diversa da quella abituale.
La vera sfida sarà capire come applicare concretamente queste modalità all’interno della realtà ospedaliera e sanitaria, che presenta caratteristiche molto diverse rispetto ad altri settori della pubblica amministrazione.
La nostra posizione resta comunque molto chiara: ogni forma di lavoro deve essere riconosciuta, regolata e adeguatamente valorizzata anche dal punto di vista economico.
Siamo consapevoli che esistano specializzazioni per le quali il lavoro da remoto è di fatto impraticabile, così come esistono altre attività dove invece il lavoro a distanza può rappresentare un’opportunità concreta e un valore aggiunto, purché venga disciplinato in modo serio e dignitoso.
Riteniamo però che il percorso sia ancora lungo, perché occorre definire con precisione limiti, modalità applicative, criteri organizzativi e strumenti di tutela. Dobbiamo infatti ricordare sempre che, pur facendo parte della funzione pubblica, il nostro lavoro non è assimilabile a quello amministrativo: le attività sanitarie presentano caratteristiche peculiari e difficilmente standardizzabili.
Abbiamo comunque ribadito con forza che il lavoro a distanza deve poter rappresentare un’opportunità e uno strumento di conciliazione tra vita personale e attività lavorativa, per tutti i dirigenti e soprattutto in presenza di condizioni particolari come disabilità, gravidanza o necessità temporanee del dipendente. Su questo punto anche Aran ha mostrato apertura, presentando una proposta generale che va in questa direzione.
I lavori riprenderanno l’8 giugno, quando proseguirà la discussione su relazioni sindacali e lavoro a distanza. Parallelamente proseguiranno anche i tavoli tecnici sugli incarichi e sugli altri temi centrali del contratto.
Resta fermo il principio che guida la nostra strategia sindacale: il contratto potrà essere firmato soltanto se sarà realmente migliorativo delle condizioni di lavoro dei professionisti.
Non esistono vincoli temporali o scadenze più importanti della qualità del contratto stesso. Il nostro obiettivo è chiaro: chiudere il contratto solo nel momento in cui saremo certi di aver ottenuto condizioni di lavoro migliori. Se invece le condizioni dovessero peggiorare, non ci saranno le condizioni per la firma.
L’auspicio è che già dai prossimi incontri si possa arrivare a una sintesi condivisa sui temi delle relazioni sindacali e del lavoro a distanza, così da poter concentrare il lavoro successivo sugli incarichi e sugli altri aspetti ancora aperti del rinnovo contrattuale.