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20/08/2012
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 14573/2012
 Rapporto di lavoro subordinato e professione medica

Un medico addetto al reparto di neurologia presso una clinica privata ha adito il Giudice del Lavoro per ottenere l'accertamento della natura subordinata del proprio rapporto professionale e la condanna del datore di lavoro alle differenze retributive ed al trattamento di fine rapporto.
La richiesta è stata accolta integralmente in primo grado e successivamente ridotta nell'importo economico dal giudice d'appello; avverso tale decisione il sanitario ha proposto ricorso per Cassazione.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato che in presenza di prestazioni che, per la loro natura intellettuale, mal si adattano ad essere eseguite sotto la direzione del datore di lavoro con continuità regolare, anche negli orari, la qualificazione del rapporto come subordinato o autonomo deve essere effettuata secondo il principale parametro distintivo della subordinazione, intesa come assoggettamento del lavoratore al potere organizzativo del datore di lavoro. L'esistenza di tale variabile di riferimento deve essere accertata o esclusa mediante il ricorso ad elementi sussidiari.
Relativamente a coloro che esercitano la professione medica, attesa la peculiarità della stessa, la giurisprudenza non ha sempre utilizzato in maniera univoca il criterio indicato; in alcuni casi, la verifica sulla sussistenza o meno della subordinazione è stata effettuata in relazione alla intensità della organizzazione esterna della prestazione, al fine di stabilire se sia limitata al coordinamento dell'attività del medico con quella dell'impresa oppure ecceda tale esigenza, per dipendere direttamente e continuativamente dall'interesse di quest'ultima.
Nel caso specifico è emerso che le mansioni assegnate al sanitario all'interno della casa di cura non avevano autonomo contenuto professionale, in quanto si riducevano all'esecuzione di operazioni che pur essendo riconducibili alla professione medica per il loro intrinseco contenuto (assistenza nell'espletamento delle pratiche di accettazione dei pazienti del reparto neurologia per i quali il medico di guardia riteneva necessario il ricovero; visite secondo le direttive formulate dal primario del reparto e dal suo aiuto; aggiornamento della cartella clinica dei pazienti con la trascrizione delle terapie prescritte e dell'esito delle analisi di laboratorio), erano interamente predeterminate dagli altri sanitari sopraordinati, i quali avevano la responsabilità esclusiva del servizio.
La Cassazione ha rigettato il ricorso compensando le spese del giudizio.

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