Sentenze: le novità 18-23 dicembre 2017

Questa settimana:
- Specializzazioni e borse di studio;
- Giusto risarcimento per morte di un figlio;
- Concorsi: svolgimento in forma scritta;
- Risarcimento danno da vaccinazione
- Responsabilità: valutazione CTU

Corte di Appello di Catania – Prima Sezione - Sentenza n. 1168/2017: Al momento di inizio dei corsi prima del 31 dicembre 1982 lo Stato, non essendo ancora scaduto il termine per adempiere, nell'organizzare i corsi senza tener conto delle direttive tenne un comportamento pienamente legittimo sul piano comunitario e non può sostenersi, stante il carattere unitario del corso, che una volta sopravvenuta la scadenza del termine per adempiere, detto comportamento venne colpito da una sorta di illegittimità sopravvenuta. E ciò né in via retroattiva e, quindi, per tutta la durata del corso, cioè sia per quella collocantesi prima del 31 dicembre 1982 e per quella collocantesi dopo, né soltanto dopo quella data, cioè per gli anni di durata del corso successivi.

Cassazione Civile – Sezione Terza - Sentenza n. 29333 del 27 ottobre 2017: Con la sentenza 29333 del 2017, la Cassazione nel dare ragione ad una coppia sul diritto ad essere risarcita, ha però respinto il ricorso della coppia che lamentava come il risarcimento stabilito in secondo grado di giudizio non fosse congruo rispetti ai danni subiti. In particolare si discuteva del risarcimento per il danno subito dai due genitori per la morte della figlia di un anno a seguito di una malattia congenita (sindrome di Goldenhar) la cui mancata diagnosi aveva impedito alla madre di poter valutare il ricorso all’aborto nei termini previsti dalla legge. La Corte ha ribadito che la somma equa per i coniugi deve intendersi di ristoro non per un inadempimento del medico, ma per risarcire il dolore (per una morte verificatasi per cause naturali) che i genitori hanno dovuto affrontare a causa della mancata diagnosi delle malformazioni e della conseguente mancata interruzione della gravidanza

Consiglio di Stato – Sezione Terza - Sentenza n. 5238 del 14 novembre 2017:Lo svolgimento della prova pratica in forma scritta non costituisce elemento sufficiente per portare al mutamento sostanziale/ontologico della prova stessa, che (secondo quanto afferma la sentenza impugnata) da prova pratica si trasformerebbe in una vera e propria prova scritta per il cui svolgimento dovrebbe essere applicata la regola dell'anonimato a garanzia del principio generale di imparzialità.In via di principio, poi, va tenuto presente che, in materia di procedure concorsuali del personale del SSN, secondo il quadro normativo di riferimento tracciato dal citato DPR n. 483 del 1997, la commissione di esame, ove necessario, per la prova pratica deve porre a disposizione dei candidati "apparecchi e materiali necessari" ed, ancora, le prove pratiche si svolgono alla presenza dell'intera commissione, previa identificazione dei concorrenti".

Corte Costituzionale – Sentenza n. 268 del 14 dicembre 2017: il danno da vaccinazione va risarcito anche se questa non è obbligatoria, purché si dimostri il nesso di casualità. Ad affermarlo la Corte Costituzionale con sentenza n. 268 che ha dichiarato costituzionalmente illegittima la legge 210 del 1992 nella parte in cui non prevede il diritto a un indennizzo in favore di chiunque abbia subito una permanente menomazione dell’integrità psico-fisica a seguito della vaccinazione contro il virus influenzale, purché sia provato il nesso di causalità tra l’una e l’altra. La sentenza precisa che l’estensione del riconoscimento del diritto all’indennizzo non implica affatto valutazioni negative sul grado di affidabilità scientifica della somministrazione delle vaccinazioni. Al contrario, la previsione dell’indennizzo, sempre che sia accertato un nesso di causalità tra somministrazione del vaccino e menomazione permanente, completa il “patto di solidarietà” tra individuo e collettività in tema di tutela della salute e rende più serio e affidabile ogni programma sanitario volto alla diffusione dei trattamenti vaccinali, al fine della più ampia copertura della popolazione.

Cassazione Civile – Sezione Terza - Sentenza n. 29341 del 7 dicembre 2017: il giudice può valutare il danno in materia difforme dal CTU. Il medico odontoiatra che, nell'esercizio della propria attività professionale, non adempie esattamente la prestazione di cura dovuta nei confronti del paziente in forza del contratto d'opera concluso tra le parti e viola le leges artis connesse al trattamento allo stesso demandato è tenuto a risarcire il danno cagionato. Su tale aspetto la Corte di cassazione si è soffermata con la sentenza n. 29341/2017, confrontandosi con una questione collaterale: che margini di discrezionalità ha il giudice nel determinare il risarcimento del danno rispetto alla consulenza tecnica d'ufficio espletata sul paziente? La Cassazione ricorda inoltre che le valutazioni che il Ctu esprime all'esito della propria indagine non assumono alcuna efficacia vincolante per il giudice che può legittimamente disattenderle. Nel farlo, in ogni caso, il giudicante deve giustificare la propria valutazione, diversa rispetto a quella del consulente, "attraverso un esame critico che sia ancorato alle risultanze processuali e risulti congruamente e logicamente motivato".

Sentenze: le novità 11-18 dicembre 2017

Questa settimana:
- Responsabilità Medica: onere della prova
- Responsabilità medico privato
-Concorsi: giurisdizione
- Il diritto alla salute: finanziariamente condizionato
- Risarcimento danno da tardiva diagnosi
- Concorsi e regola dell’anonimato

Corte di Cassazione – Terza Sezione - Sentenza n. 26824/2017: Con la sentenza 26824/2017, la Corte di cassazione è tornata a occuparsi della questione dell'accertamento e della prova della condotta colposa del sanitario nei giudizi di responsabilità medica, ribadendo che l'onere di dimostrare il nesso causale tra la condotta del medico e il danno di cui si chiede il risarcimento grava in capo al paziente danneggiato. A tal fine, l'attore deve riuscire a provare che la condotta del sanitario ha cagionato il danno secondo il criterio del "più probabile del non".

Corte di Cassazione – Terza Sezione - Sentenza n. 26518/2017: Deve essere escluso che un ospedale pubblico possa rispondere dell'errore commesso da un medico libero professionista che ha trascurato interventi diagnostici precedenti il parto, solo perché nella struttura erano stati eseguiti in passato vari accertamenti. Nato con una grave lesione, la cassazione “assolve2 dal pagamento dei danni l’ospedale pubblico. La responsabilità è del ginecologo privato che seguiva la paziente.

Tar Basilicata Potenza  – Prima Sezione - Sentenza n. 697/2017: La Asl non può determinare la giurisdizione utilizzando un procedimento concorsuale.
 Anche se un Ente del Ssn decide di selezionare l'affidatario di un incarico dirigenziale di struttura complessa mediante un procedimento selettivo, con modalità di espletamento analoghe a quelle di un vero e proprio concorso esterno, che si conclude con la formazione di una graduatoria, tale tipo di procedimento spetta comunque alla cognizione del Giudice Ordinario, in funzione di Giudice del Lavoro.

Consiglio di Stato  – Terza Sezione - Sentenza n. 5251/2017: Il diritto alla salute è finanziariamente condizionato Il diritto alla salute, di cui all'art. 32 Cost., non comporta l'obbligo per il SSR di fornire tutti i prodotti esistenti sul mercato per la cura di una determinata patologia: ciò che l'ordinamento garantisce è che la prescrizione sia funzionale alla necessità terapeutica, ma senza che il sistema sanitario sia gravato da oneri aggiuntivi conseguenti alle dinamiche del mercato.

Tribunale di Milano  – Prima Sezione - Sentenza del 4 settembre 2017: La tardiva diagnosi di una recidiva oncologica legittima il risarcimento del danno. La tardiva diagnosi di una recidiva oncologica dà luogo ad un danno da perdita di chance autonomamente risarcibile. In particolare, la chance è intesa sia come possibilità di una vita migliore, che come possibilità di sopravvivere più a lungo rispetto a quanto effettivamente vissuto. Le possibilità di sopravvivenza, calcolate secondo criteri statistici e in misura percentuale, assumono rilievo ai fini della liquidazione in via equitativa del danno.

Tar Liguria - Sezione I - sentenza n. 811/2017: Concorso pubblico, nella prova orale non può essere sottoposta ai candidati la stessa domanda. La prescrizione concernente l'obbligo di estrazione a sorte delle domande della prova orale è chiaramente intesa ad assicurare l'imparzialità della commissione giudicatrice, attraverso un meccanismo di particolare rigore che implica la predisposizione di domande diverse per ogni candidato e ne impedisce l'astratta conoscibilità.

 

Sentenze: le novità dal 20 al 24 novembre 2017

Questa settimana:
- Rimodulazione di una UOC: giurisdizione giudice ordinario;
- Potere Dg nei confronti del personale universitario;
- Malattia: l’omessa comunicazione causa di licenziamento

Tar Campania – Sezione V - Sentenza n. 5124 del 3 novembre 2017: La decisione del direttore generale dell'azienda sanitaria locale di adottare modifiche alla struttura organizzativa dell'azienda, costituisce atto di macro-organizzazione, disciplinato - diversamente da quanto previsto per le amministrazioni pubbliche in genere - dal diritto privato, in coerenza con il suo carattere imprenditoriale, strumentale al raggiungimento del fine pubblico dell'azienda, con la conseguente devoluzione dell'impugnazione di tali atti organizzativi al giudice ordinario.

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - Sentenza n. 25670 del 27 ottobre 2017: L'applicazione del principio generale secondo cui le attività assistenziali svolte dai professori e dai ricercatori universitari di medicina devono integrarsi con quelle di didattica e ricerca comporta che tutte le suddette attività debbano svolgersi in modo altrettanto corretto e che, quindi, anche le attività assistenziali - che, di per sé, sfuggono al potere disciplinare delle Università da cui i docenti dipendono - non siano poste in essere in modo non conforme ai doveri che l'interessato deve rispettare nei confronti dell'Azienda sanitaria cui è assegnato. Il potere di sospensione dall'attività assistenziale e di allontanamento dall'Azienda sanitaria cui sono assegnati esercitabile nei confronti dei medici universitari da parte del Direttore generale della stessa, non ha carattere disciplinare ma neppure può considerarsi "strumentale" rispetto al potere disciplinare del Rettore perché questo equivarrebbe a negare l'autonomia e la pari-ordinazione connaturate al rapporto tra Università e Azienda sanitaria da sempre riconosciute nel nostro ordinamento, con la specificazione della conformazione dei reciproci rapporti al principio di leale cooperazione. Ne deriva che il suddetto potere va configurato come un potere autonomo che il Direttore generale è abilitato ad esercitare tutte le volte in cui ritenga che ricorra l'ipotesi di "gravissime mancanze ai doveri d'ufficio" commesse da un docente universitario nell'esercizio dell'attività assistenziale, alla sola condizione del previo parere espresso, entro ventiquattro ore dalla richiesta, di un apposito Comitato di tre garanti, (nominati di intesa tra Rettore e Direttore generale), parere che peraltro rappresenta solo un apporto consultivo esterno, che resta distinto dal potere di iniziativa riservato al Direttore generale dell'Azienda sanitaria".

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - Sentenza n. 26465 dell’8 novembre 2017: Il lavoratore assente per malattia è tenuto a comunicare al proprio datore di lavoro le ragioni che giustificano l''assenza. Si tratta di un suo preciso obbligo previsto dal CCNL la cui inosservanza può comportare il licenziamento. E'' quanto afferma la Corte di Cassazione con la sentenza 26465/2017 chiarendo che il lavoratore può "salvarsi" dal licenziamento se l''omessa comunicazione è dovuta a un giustificato impedimento.
 Licenziamento per inadempimento obblighi di comunicazione. La Cassazione ricorda inoltre che per comminare la massima sanzione disciplinare del licenziamento è necessario che l''assenza abbia superato il quarto giorno giacché il superamento di tale limite costituisce giusta causa di licenziamento.

Sentenze: le novità dal 13 al 17 novembre 2017

Questa settimana:
- Responsabilità: assolto il pagamento danni ospedale pubblico;
- Responsabilità: ritardo nella diagnosi e malattia incurabile;
- Gravidanza e malformazione del nascituro

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 26518 del 9 novembre 2017: Deve essere escluso che un ospedale pubblico possa rispondere dell’errore commesso da un medico libero professionista che ha trascurato interventi diagnostici precedenti il parto, solo perché nella struttura erano stati eseguiti in passato vari accertamenti.
In un caso di lesioni provocate dal parto, l'ospedale pubblico dove è avvenuto l'intervento non ha l'obbligo di diagnosi, terapia e cura per il solo fatto di essere stato chiamato a eseguire in passato l'esame ecografico e non ha responsabilità se il danno procurato al paziente non era prevedibile in quanto la rapidità con cui è stato eseguito il parto non avrebbe consentito alcuna scelta alternativa. Inoltre, deve essere escluso che un ospedale pubblico possa rispondere dell'errore commesso da un medico libero professionista che ha trascurato interventi diagnostici precedenti il parto, solo perché nella struttura erano stati eseguiti in passato vari accertamenti.

Cassazione Penale – Sezione IV - Sentenza n. 50975 dell’8 novembre 2017: Prolungare la vita di settimane o di anni grazie a una diagnosi tempestiva è un elemento da prendere in considerazione per la valutazione della responsabilità medica e per questo la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di Appello che scagionava il medico accusato di non aver diagnosticato in tempo una gravissima forma tumorale.Secondo la Cassazione nella valutazione della responsabilità del sanitario, sia civile che penale, non può non essere preso in considerazione il mancato prolungamento della vita di settimane o addirittura di anni derivante dall'errore, al di là dell'esito infausto e inevitabile della patologia. Di conseguenza, posto che “se la morte deriva da un errore diagnostico la sua causa è sempre la patologia”, non è possibile evitare gli opportuni accertamenti diagnostici “né può essere esclusa la responsabilità del medico che, con il proprio errore diagnostico, lascia il paziente nell'inconsapevolezza di una malattia tumorale dal momento che il ricorso ad altri rimedi terapeutici, o all'intervento chirurgico, avrebbe determinato un allungamento della vita".

Cassazione Civile – Sezione IV - Sentenza n. 25849 del 31 ottobre 2017: Nella L. n. 194 del 1978, art. 6, lett. b) è espressamente previsto che idonei a determinare "un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna" che legittimi l'eccezionale possibilità di farsi luogo, dopo i primi 90 giorni di gravidanza, alla relativa interruzione, sono "rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro" . La giurisprudenza non richiede, per procedere mediante presunzioni, che ci si trovi di fronte ad una malformazione grave, né tantomeno che questa patologia affligga necessariamente le capacità intellettive del nato. Nella sentenza impugnata, la Corte di merito non ha fatto corretta applicazione di tali principi laddove ha escluso di poter applicare il ragionamento presuntivo per ottenere la prova in questione, sulla base del rilievo che la malformazione da cui è risultato affetto il nato, privo degli arti superiori, non incide sull'espletamento di attività fisica e soprattutto psichiche, e quindi non sarebbe grave.

 

 

Sentenze: le novità dal 6 al 10 novembre 2017

Questa settimana:
- Responsabilità: il lavoro di equipe;
- Infortuni sul lavoro e visita medica di controllo;
- Legge 104/1992 e trasferimento del dipendente

Cassazione Penale – Sezione IV - Sentenza n. 50038 del 31 ottobre 2017: Il medico che lavora in equipe non può sottrarsi dalla responsabilità per il danno provocato a un paziente nel corso di un intervento chirurgico limitandosi a dare la colpa al sanitario che ha agito prima. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con sentenza 50038/2017 del 31 ottobre scorso con cui i giudici hanno ricordato cosa comporta, dal punto di vista della responsabilità professionale, la cooperazione tra più sanitari: è fondamentale che ciascun medico e membro dell'équipe osservi gli obblighi derivanti dalla convergenza di tutte le attività verso il fine comune.
Secondo la Corte, anche se il comportamento colposo è stato tenuto da un altro sanitario, il medico che effettua un intervento in équipe non può invocare il principio di affidamento, neppure se le singole attività non sono contestuali. A ognuno è chiesto il rispetto dei canoni di diligenza e prudenza richiesti dalle mansioni specificamente svolte.
In più, ogni medico deve osservare gli obblighi che derivano dalla convergenza di tutte le attività svolte dal gruppo verso l’unico e comune fine. La responsabilità, infatti, per i giudici “persiste in base al principio di equivalenza delle cause, salva l’affermazione dell’efficacia esclusiva della causa sopravvenuta, che presenti il carattere di eccezionalità ed imprevedibilità”.

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - Sentenza n. 25650 del 27 ottobre 2017: Le visite di controllo richieste dal datore di lavoro devono essere eseguite secondo le competenze e procedure previste per le assenze per malattia. L'art. 5 della legge 300/1970 stabilisce che il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato dal datore di lavoro soltanto attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti. La norma dell'articolo 5 L. 300/1970 riguarda anche l'ipotesi in cui l'infermità dipenda da infortunio sul lavoro. Con tale sentenza si è intervenuti sulla normativa in materia ribadendo la legittimità della visita medica di controllo domiciliare ai lavoratori assenti dal lavoro per infortunio.

Cassazione Civile - Sezione Lavoro - sentenza n. 24015 del 12 ottobre 2017: La legge 104 del 1992 pone dei limiti per quanto riguarda il trasferimento del dipendente. A sottolinearlo la Corte di Cassazione, che ha sottolineato quali sono i vincoli riguardanti il trasferimento di un lavoratore che usufruisce dei permessi stabiliti dalla legge 104/92 in caso di assistenza a familiari disabili. I giudici nello specifico hanno chiarito che il dipendente in questione non può essere trasferito in una sede di lavoro nuova nel caso in cui non sia prevista una nuova attività produttiva. Il rifiuto del lavoratore inoltre non rende legittimo il licenziamento.
Perché il divieto scatti, secondo i giudici, è necessario che ci sia un mutamento geografico del luogo in cui viene svolta la prestazione lavorativa. Inoltre nella valutazione del trasferimento di chi usufruisce della legge 104/92, non si può fare riferimento al concetto di unità produttiva espresso dall’art. 2103 del codice civile. Questo perché il dipendente gode di un particolare regime di protezione, che ha come primo obiettivo quello di tutelare il diritto del congiunto a mantenere le condizioni di assistenza invariate.
Il trasferimento dunque è possibile solo in casi estremi, in cui l’azienda possa provare la presenza di un’esigenza organizzativa e produttiva. In tale situazione dovrà essere il datore di lavoro a provarne in modo chiaro l’esistenza.

Sentenze: le novità dal 30 ottobre al 3 novembre 2017

Questa settimana:
- Linee guida, imperizia, colpa grave;
- Docente Universitario. libera professione e peculato;
- Responsabilità: intervento chirurgia estetica e danno relazionale;
- La graduazione delle funzioni e le relazioni sindacali;
- Giurisdizione riapertura avviso pubblico;
- La liquidazione del danno non patrimoniale

Cassazione – Sezione IV penale- Sentenza n. 50078 del 2017: “Alla colpa grave non può più essere attribuito un peso diverso rispetto a quella lieve, visto che sono entrambe comprese nell’area di applicazione della nuova causa di non punibilità; inoltre, è chiara intenzione della riforma (legge 24/2017) favorire la posizione del medico, riducendo gli spazi per la sua possibile responsabilità penale, conservando invece la responsabilità civile”Con questa motivazione la Cassazione ha annullato la condanna per lesioni colpose emessa nei confronti di un medico. Al professionista erano state imputate le conseguenze di un intervento di lifting facciale che avevano condotto a un’estesa zona di insensibilità

Cassazione Penale – Sezione VI - Sentenza n. 29782 del 14 giugno 2017: Integra, pertanto, sull'esempio dei principi già reiteratamente affermati dalla giurisprudenza di legittimità in ordine alla attività professionale svolta intramoenia , il delitto di peculato, la condotta del medico dipendente di un ospedale pubblico il quale, svolgendo in regime di convenzione attività intramuraria allargata, dopo aver riscosso l'onorario dovuto per le prestazioni mediche erogate secondo tale regime, ometta poi di versare all'azienda sanitaria quanto di spettanza della medesima, in tal modo appropriandosene. Nella fattispecie i compensi venivano percepiti dall'imputato, in regime di intramoenia allargata, nell'ambito dell'esercizio della attività professionale svolta presso il proprio studio professionale privato, ritenendo applicabile nella specie la L. n. 240 del 2010, art. 6, comma 10, (c.d. "Legge Gelmini") che autorizza i professori universitari a svolgere attività di consulenza anche retribuita. L'attività libero-professionale intramuraria allargata deve essere erogata nel rispetto dell'equilibrio tra attività istituzionali e libero-professionali secondo quanto previsto dal d.lgs. 502/1992, art. 15-quinquies, comma 3 e dalla disciplina di settore: infatti sono stati istituiti appositi controlli in ordine alle modalità di svolgimento della stessa, stabilendone anche limiti in termini quantitativi. Correttamente, inoltre, la sentenza impugnata ha rilevato la inconferenza nel caso di specie del disposto della L. 240 del 2010, art. 6, comma 10, (c.d. "Legge Gelmini"). Tale norma, infatti, ha ad oggetto attività a carattere occasionale riguardante la redazione di pareri, il supporto o l'assistenza qualificata su tematiche specifiche e determinate, anche di carattere clinico e non può, pertanto, essere invocata con riferimento alla attività libero-professionale di tipo continuativo ed a carattere precipuamente terapeutico svolta dal sanitario nei confronti dei propri pazienti.

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 25109 del 24 ottobre 2017:  In caso di intervento chirurgico estetico che ha lasciato segni difficilmente eliminabili si devono risarcire anche i danni che ne possono derivare, non solo fisici ma anche psichici e relazionali. La Cassazione conferma il risarcimento del danno già deciso dalla Corte d’Appello.

Consiglio di Stato – Sezione III - Sentenza n. 4895 del 24 ottobre 2017: La graduazione delle funzioni e l’attribuzione della retribuzione di posizione, non rientra tra le attività soggette a contrattazione collettiva.È vero che l’obbligo di informazione non esclude altre forme di partecipazione sindacale (consultazione, concertazione o contrattazione), ma per quanto qui rileva l’art. 5, lett. b), del CCNL del 2005 applicabile alla dirigenza medica ha previsto il modulo della concertazione, non già quello della contrattazione ed il confronto con le organizzazioni sindacali, conformemente a tale modulo, nel caso di specie si è effettivamente svolto. Il modulo della concertazione, previsto dall’art. 6, lett. b), del CCNL del 2005 nel caso di specie è stato peraltro rispettato, senza che si ravvisi alcuna violazione delle relazioni sindacali.

Consiglio di Stato – Sezione III - Sentenza n. 4879 del 23 ottobre 2017: Quando si controverte sulla scelta, ulteriore e discrezionale, di riaprire la procedura selettiva a nuovi aspiranti, non possono che residuare interessi legittimi la cui cognizione appartiene naturaliter al giudice amministrativo. In tali termini si è anche espressa del resto la Corte di Cassazione per la quale allorquando la controversia, esuli dalla procedura avviata e dai relativi atti ed investa direttamente una scelta discrezionale ulteriore, come quella della indizione di una nuova procedura selettiva, la cognizione non può che appartenere al giudice amministrativo, in ragione della situazione soggettiva vantata nei confronti di tale scelta discrezionale della pubblica amministrazione. È pur vero che nel caso di specie non si è trattato di una “nuova” procedura idoneativa, quanto di una riapertura dei termini dell’originaria procedura. Tuttavia non può dubitarsi che tale riapertura è il frutto di una scelta connotata da un equivalente tasso di discrezionalità e che essa abbia il medesimo effetto lesivo nei confronti di coloro che sono già utilmente collocati.

Tribunale di Larino – Sezione Unica- Sentenza del 10 agosto 2017: Come stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione i valori di riferimento assunti a parametro delle cosiddette "Tabelle milanesi" "costituiranno il valore da ritenersi equo e cioè quello in grado di garantire la parità di trattamento e da applicare in tutti i casi in cui la fattispecie concreta non presenti circostanze idonee a aumentarne o ridurne l'entità". L'elaborazione delle tabelle in parola, accordandosi all'esigenza di una liquidazione del danno non patrimoniale complessivamente inteso, è ispirata al criterio del cosiddetto "punto pesante", nel senso di comprendere nel "punto" i valori riferibili sia al danno biologico, quale lesione dell'integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale, considerata sia nel suo aspetto statico, ossia come lesione in sé e per sé considerata, sia nel suo aspetto dinamico, ossia riguardo alle ripercussioni di natura anatomo-funzionale e relazionale, sia al danno morale scaturito dalle medesime lesioni in termini di sofferenza soggettiva.

 

 

Sentenze: le novità dal 23 al 27 ottobre 2017

Questa settimana:
- Errata costituzione dei fondi: Anaao vince a Cuneo
- Responsabilità: onere probatorio struttura sanitaria
- Medici competenti e comunicazione aggiornamento
- Obbligo vaccini: confermate le linee del ministero della Salute
- Responsabilità: intervento di routine ed onere della prova
- Organizzazione dipartimentale e giurisdizione ordinaria

Tribunale di Cuneo – Sezione 20 ottobre 2017: Errata costituzione dei fondi: Anaao vince a Cuneo. Con la sentenza del tribunale del lavoro di Cuneo sul ricorso promosso da Anaao ed altre sigle sindacali sull'errata costituzione dei fondi nel 2015, Il giudice condanna l’azienda a ricostituire i fondi contrattuali di posizione e di risultato del 2015 considerando la situazione e gli incrementi determinati per gli anni 2011-2014 e condanna la parte convenuta a ricalcolare gli importi spettanti a ciascun ricorrente e a corrispondere loro le somme dovute.

Consiglio di Stato – Sezione III - Sentenza n. 4965 del 10.10.17:
E’ legittima la cancellazione dall’elenco dei medici competenti in assenza di comunicazione dell’avvenuto assolvimento dell’obbligo di aggiornamento.
A seguito dell’entrata in vigore dell’obbligo di aggiornamento, l’Ufficio II della Direzione Generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, al fine di garantire il rispetto della disposizione sopra richiamata, in data 28 gennaio 2014 ha pubblicato un primo avviso sul portale internet del Ministero, con il quale ha indicato un termine ultimo per comunicare l’avvenuto assolvimento dell’obbligo, nonché - successivamente alle verifiche - un secondo avviso, in data 23 marzo 2015, indirizzato a circa la metà dei medici iscritti in elenco (oltre 10.000) avente ad oggetto l’avvio delle procedure di cancellazione degli inadempienti.
Quindi, la prescritta comunicazione v’è stata, anche se non con modalità individuali. È da ritenere che la stessa abbia verosimilmente raggiunto lo scopo, anche in considerazione del fatto che i medici erano ben avvertiti della necessità dell’obbligo di aggiornamento, previsto per legge a pena di decadenza.

Tar Lazio – Sezione Latina - Ordinanza n. 270 del 19.10.17: I giudici hanno ribadito la prevalenza del diritto alla salute su quello all’istruzione, quale espressione il primo dei doveri solidaristici posti a presidio di tutti coloro che sono inseriti nella comunità scolastica. Nell'ordinanza viene inoltre precisato che non sussiste alcun danno grave e irreparabile, dovuto all’impossibilità di accedere al servizio scolastico dell’infanzia, in quanto è sufficiente adempiere agli obblighi vaccinali previsti dalla legge.

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 24074 del 13.10.17: In un intervento di routine spetta al medico dimostrare che le complicanze sono derivate da un evento “imprevisto e imprevedibile”.Per la Cassazione (sentenza 24074/2017) è del medico l'onere di dimostrare che le complicanze insorte durante un intervento chirurgico di routine siano derivate da omessa o insufficiente diligenza o da imperizia. E la Cassazione dà ragione alla paziente ricorrente e rinvia alla Corte d’Appello la sentenza di quest’ultima.

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 24073 del 13.10.17: La Corte di cassazione, con la sentenza numero 24073/2017 del 13 ottobre, è tornata a ribadire le regole del riparto dell'onere probatorio in caso di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria nei confronti dei pazienti.
In particolare, conformandosi a un orientamento ormai consolidato e cristallizzato dalla legge Gelli (che ha fugato ogni ipotetico dubbio sulla natura contrattuale della responsabilità della struttura sanitaria), i giudici della terza sezione hanno confermato che il paziente danneggiato, attore, che chiede alla struttura il risarcimento del danno da responsabilità medica è tenuto a dimostrare esclusivamente l'esistenza del contratto e l'insorgenza o l'aggravamento della patologia e ad allegare l'inadempimento del debitore astrattamente idoneo a cagionare il danno che si lamenta. Fatto ciò, è la struttura sanitaria convenuta, quale debitore, a dover dimostrare o che non vi è stato alcun inadempimento o che, pur essendovi stato, esso non è stato eziologicamente rilevante.

Consiglio di Stato – Sezione III - Sentenza n. 2511 del 26 maggio 2017: Ridefinizione di una Unità operativa complessa in semplice di Azienda Ospedaliera Universitaria: la giurisdizione appartiene al Giudice Ordinario. Il "Servizio Autonomo di radiologia ad indirizzo senologico" da "struttura complessa" è stato trasformato in "struttura semplice". L'orientamento prevalente della giurisprudenza della Cassazione è condiviso dal Consiglio di Stato, per cui, nello speciale ambito del servizio sanitario nazionale, attiene comunque alla sfera propria dell'A.G.O. l'impugnativa della decisione del direttore generale di un'azienda sanitaria locale di modificare una struttura operativa complessa in struttura semplice trasferendola dal servizio sanitario all'ambito universitario. Diversamente da quanto previsto per le amministrazioni pubbliche in genere, la giurisdizione a conoscere dell'impugnazione di un atto di macro organizzazione, ancorché finalizzato al raggiungimento del fine pubblico dell'azienda spetta al giudice ordinario in quanto provvedimento esplicitamente "disciplinato dal diritto privato", ex art. 3 del d.lgs. n. 502 del 1992 (come modificato dall'art. 3 del d.lgs. n. 229 del 1999) in coerenza con il suo carattere imprenditoriale, strumentale.

 

Sentenze: le novità dal 16 al 20 ottobre

Questa settimana:
- Pensioni di invalidità civile;
- Causa di servizio e organi tecnico consultivi;
- Responsabilità: diagnosi non certa;
- Responsabilità: Il SSN non ha diritto di rivalsa;
- Extramoenia: confini normativi e divieti per dirigenti;
- Incompatibilità corso formazione e attività libero professionale;

Consiglio di Stato – Sezione III - Sentenza n. 4628 del 4 ottobre 2017: E’ legittimo il protocollo di intesa sperimentale tra L’Inps e la Struttura Commissariale per l’accertamento dei requisiti sanitari in materia di pensioni di invalidità civile. I provvedimenti impugnati costituiscono una puntuale esecuzione di una finalità legislativamente prevista per giungere al rientro dal deficit. Non vi sono assolutamente dubbi sul fatto che il recupero di somme in precedenza destinate a remunerare il personale medico impegnati nelle commissioni per l’invalidità civile costituisce un indubbio e diretto risparmio di spesa in quanto i medesimi sanitari potranno ritornare alla loro attività principale della cura dei pazienti evitando ulteriori assunzioni di medici. L’area di gestione del commissario non è affatto ontologicamente indistinta ma resta comunque delimitata e circoscritta al novero delle azioni indispensabili per riportare la gestione finanziaria della sanità ai necessari equilibri economici e funzionali.

Tar Puglia - Lecce – Sezione II - Sentenza n. 1431 del 4 settembre 2017: I giudizi medico legali espressi dagli organi tecnico consultivi, ai fini dell'accertamento della dipendenza da causa di servizio di una infermità del pubblico dipendente, sono giudizi connotati da discrezionalità tecnica, la cui violazione è sottratta al sindacato del Giudice Amministrativo, salvo il potere di questi di valutarne ab externo l'irragionevolezza, l'incongruità e soprattutto l'eventuale carenza di esaustività.

Tribunale di Taranto – Sezione II penale - Sentenza n. 378 dell’8 maggio 2017: Risponde penalmente il medico che non esegue i necessari accertamenti preoperatori e nel caso specifico il Tribunale di Taranto (sentenza 378/2017) ha condannato due ortopedici per imprudenza, imperizia e negligenza proprio per aver omesso le indagini diagnostiche su un paziente ricoverato in ospedale per un infortunio durante una partita di calcetto.

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 24289 del 16 ottobre 2017: Nel caso di cure mediche e prestazioni sanitarie da parte del SSN in favore del danneggiato da un fatto illecito commesso da altri all’Ente non compete alcuna azione surrogatoria o di rivalsa perché mancano i requisiti di legge. ma, si legge nella sentenza, per recuperare i costi delle prestazioni rese in favore del danneggiato il SSN può agire per responsabilità extracontrattuale nei confronti dell’autore del fatto illecito.

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - Ordinanza n. 23522/2017: Confermata sentenza di condanna della Corte di Appello per un medico che operava senza autorizzazione nel privato. Nell fattispecie: l’attività libero professionale extramuraria esercitata era incompatibile con l’incarico esclusivo alle dipendenze e non avrebbe potuto essere né autorizzata né tanto meno esercitata.

Corte dei Conti – Sezione Toscana – sentenza n. 240 del 5 ottobre 2017: Condannato per danno erariale il medico che aveva ottenuto una borsa di studio triennale in medicina generale ma che durante il corso di formazione aveva svolto regolare attività libero professionale; quest’ultima è stata ritenuta incompatibile perché non consente di assolvere correttamente agli obblighi formativi.

Sentenze: le novità 9-13 ottobre 2017

Questa settimana:
- Liquidazione del danno non patrimoniale;
- Incompletezza cure e parcella;
- Servizio ispettivo rilevazione presenze e prerogative sindacali;
- Bando per direttore sanitario;
- Legge 104 e part time: il nuovo orientamento;
- Infermità da cause di servizio;
- Vaccini: parere del Consiglio di Stato;
- Tutela gestante e diritto all’anonimato della madre

Sentenze: le novità 9-13 ottobre 2017

Tribunale di Roma – Sezione XIII - Sentenza n. 13561 del 4 luglio 2017: La liquidazione del danno non patrimoniale alla persona da lesione dell'integrità psico-fisica presuppone l'adozione da parte di tutti i giudici di merito di parametri di valutazione uniformi che, in difetto di previsioni normative, vanno individuati in quelli tabellari elaborati presso il Tribunale di Milano, da modularsi a seconda delle circostanze del caso concreto. Tuttavia, pur condividendosi l'esigenza di garantire effettiva parità di trattamento nella determinazione equitativa del "quantum" spettante al singolo danneggiato nel caso concreto, il Tribunale di Roma reputa opportuno, nell'attesa del consolidarsi della giurisprudenza di legittimità sul punto, ovvero di un auspicabile intervento normativo in materia, liquidare il danno con riferimento alle tabelle elaborate dallo stesso Tribunale di Roma che appaiono allo stato adeguate a perseguire lo scopo indicato, in considerazione sia dei parametri adottati, che sono stati desunti dalla media delle pronunce emesse dai giudici del Tribunale con il maggior carico di affari, che tratta circa il 20% del contenzioso in materia di responsabilità civile, sia dell'adozione di esse da parte di altri tribunali italiani.

Tribunale di Ferrara – Sentenza n. 600 del 7 luglio 2017:La presunta incompletezza delle cure, se determinata dal paziente, impone comunque il pagamento della parcella. L'accertamento tecnico ha escluso «un operato imprudente od imperito del dottore, il quale ha proceduto con cautela, per studiare il caso che presentava indubbia difficoltà, e quindi predisporre il migliore trattamento in base all'evolversi della condizione della paziente». La paziente, invece, «non ha collaborato alle cure, non presentandosi agli appuntamenti senza alcuna giustificazione».

Tar Puglia Lecce – sezione II - Sentenza n. 1391 del 9 agosto 2017: Non viola le prerogative sindacali l’istituzione del servizio Ispettivo Rilevazione presenze nella asl.Non può ravvisarsi la lamentata mancata attivazione dei meccanismi di consultazione prima di adottare l’atto istitutivo del Servizio Ispettivo Rilevazione Presenze.Si tratta di delibera con la quale la Direzione Generale della Asl ha istituito, peraltro con notevole ritardo, uno specifico organo ispettivo in ossequio ad una legge dello Stato.Si è, così, al di fuori del campo di azione della contrattazione integrativa caratterizzata, com’è noto, dal confronto tra sigle del datore di lavoro e dei lavoratori su aspetti specificamente devoluti al livello periferico di relazioni sindacali.Non può poi considerarsi illegittima la scelta di stabilire che l’attività di verifica demandata all’organismo ispettivo possa esercitarsi d’iniziativa del medesimo.Per la natura stessa della funzione ispettiva da svolgere, il Collegio reputa che non si possa precludere all’organo competente in materia di agire d’iniziativa; anzi, è proprio questa la modalità elettiva dell’esercizio della vigilanza e dell’attività ispettiva, la quale non può certo risolversi in un controllo depotenziato dall’effetto sorpresa.

Cassazione – Sezione Lavoro – Sentenza n. 22925/2017 : La Corte di Cassazione prova a riscrivere il rapporto tra il diritto ai permessi e il part-time.
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 22925, intervenendo in tema di fruizione dei permessi “104”, ha stabilito che il diritto alla fruizione dei permessi per l’assistenza del familiare affetto da handicap grave spetta al lavoratore che abbia trasformato il proprio rapporto di lavoro in part-time a condizione che sia articolata sulla base di un orario settimanale, che comporti una prestazione per un numero di giornate superiore al 50% di quello ordinario.

Tar Lazio Latina – Sezione I - Sentenza n. 419 del 7 agosto 2017: È costante il principio espresso dalla giurisprudenza amministrativa secondo il quale "il giudizio medico-legale circa la dipendenza di infermità da cause o concause di servizio subite da pubblici dipendenti si fonda su nozioni scientifiche e su dati di esperienza di carattere tecnico-discrezionale che, in quanto tali, sono sottratti al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, salvi i casi in cui si ravvisi irragionevolezza manifesta o palese travisamento dei fatti ovvero quando non sia stata presa in considerazione la sussistenza di circostanze di fatto tali da poter incidere sulla valutazione medica finale.

Tar Calabria – Sezione II - Sentenza n. 892 del 5.6.2017: La normativa contrattuale "esclude che possano esservi rapporti di subordinazione tra una struttura semplice dipartimentale e una struttura complessa che afferisce allo stesso dipartimento. I rapporti tra il responsabile di una struttura semplice dipartimentale e i responsabili delle strutture complesse che afferiscono allo stesso dipartimento sono paritetici per quanto concerne gli ambiti di autonomia e responsabilità, che devono essere puntualmente e specificamente definiti dal contratto integrativo aziendale, dal regolamento aziendale di organizzazione e devono trovare riscontro nei singoli contratti individuali. Il responsabile di una struttura semplice dipartimentale risponde solo al responsabile del dipartimento cui la struttura afferisce. L'autonomia del responsabile di una struttura semplice dipartimentale è in termini generali quella stabilita dal comma 3 dell'articolo 27 del CCNL 1998-2001, che a questo riguardo precisa: «Per “struttura" si intende l'articolazione interna dell'azienda alla quale è attribuita con l'atto aziendale la responsabilità di gestione di risorse umane, tecniche o finanziarie".

Consiglio di Stato – parere 26 settembre 2017, n. 2065 : La mancata presentazione della documentazione che comprova l’assolvimento dell’obbligo vaccinale per i bambini tra 0 e 6 anni, secondo l’interpretazione resa dal Consiglio di Stato, rappresenta requisito di accesso ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia, e si applica già dall’anno scolastico in corso. Inoltre, “La Costituzione […] contrariamente a quanto divisato dai sostenitori di alcune interpretazioni riduzionistiche del diritto alla salute, non riconosce un’incondizionata e assoluta libertà di non curarsi o di non essere sottoposti trattamenti sanitari obbligatori (anche in relazione a terapie preventive quali sono i vaccini), per la semplice ragione che, soprattutto nelle patologie ad alta diffusività, una cura sbagliata o la decisione individuale di non curarsi può danneggiare la salute di molti altri esseri umani e, in particolare, la salute dei più deboli, ossia dei bambini e di chi è già ammalato”.

Tribunale di Roma – Sezione I – sentenza n. 11426 del 6 giugno 2017: Il diritto all’anonimato della madre deriva dall’esigenza di tutelare la gestante che versi in situazioni particolarmente difficili dal punto di vista personale, economico o sociale ed abbia deciso di non tenere con sé il bambino, offrendole la possibilità di partorire in una struttura sanitaria appropriata ed in condizioni ottimali e di mantenere al contempo l’anonimato nella conseguente dichiarazione di nascita. È previsto espressamente dal nostro ordinamento: attualmente il DPR n. 396/2000 all’art. 30, comma primo, dispone che la dichiarazione di nascita è resa da uno dei genitori, da un procuratore speciale ovvero dal medico o dalla ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l’eventuale volontà della madre di non essere nominata.

 

Sentenze: le novità 2-6 ottobre 2017

Questa settimana:
- Danno non patrimoniale : corretta individuazione dei criteri
- Controlli, contabilità, finanziamenti
- Responsabilità : omissione visita malato terminale
- Malattia e secondo lavoro
- Responsabilità ed omicidio colposo

Corte di Cassazione – Sezione III Civile - Sentenza n. 21939 del 21.09.2017: Ai fini della c.d. personalizzazione del danno non patrimoniale forfettariamente individuato (in termini monetari) attraverso i meccanismi tabellari (e che - occorre ribadire - devono ritenersi destinati alla riparazione delle conseguenze ordinarie inerenti ai pregiudizi che qualunque vittima di lesioni analoghe normalmente subirebbe), spetta al giudice far emergere e valorizzare, in coerenza alle risultanze argomentative e probatorie obiettivamente emerse ad esito del dibattito processuale, le specifiche circostanze di fatto, peculiari al caso sottoposto ad esame, che valgano a superare le conseguenze ordinarie già previste e compensate dalla liquidazione forfettizzata del danno non patrimoniale assicurata dalle previsioni tabellari; da esse distinguendosi siccome legate all’irripetibile singolarità dell’esperienza di vita individuale nella specie considerata, caratterizzata da aspetti legati alle dinamiche emotive della vita interiore, o all’uso del corpo e alla valorizzazione dei relativi aspetti funzionali, di per sé tali da presentare obiettive e riconoscibili ragioni di apprezzamento (in un’ottica che, ovviamente, superi la dimensione economicistica dello scambio di prestazioni), meritevoli di tradursi in una differente (più ricca e, dunque, individualizzata) considerazione in termini monetari, rispetto a quanto suole compiersi in assenza di dette peculiarità

Tar Campania – Sezione I - Sentenza n. 4430 del 18.09.2017: Nel sistema sanitario è di fondamentale importanza il collegamento tra responsabilità e spesa; l’autonomia dei vari soggetti ed organi operanti nel settore non può che essere correlata alle disponibilità finanziarie e non può prescindere dalla limitatezza delle risorse e dalle esigenze di risanamento del bilancio nazionale (d.lgs. n. 502/1992).

Cassazione Penale – Sezione VI - Sentenza n. 43123 del 20.09.2017: Il DPR 25 gennaio 1991, n. 41, art. 13, comma 3, (Accordo collettivo nazionale per la regolamentazione dei rapporti con i medici addetti al servizio di guardia medica ed emergenza territoriale, ai sensi della L. 23 dicembre 1978, n. 833, art. 48) prescrive che: “Durante il turno di guardia il medico è tenuto a effettuare al più presto tutti gli interventi che gli siano richiesti direttamente dall’utente, oppure – ove esista – dalla centrale operativa, entro la fine del turno cui è preposto”.

Cassazione Lavoro – Sentenza n. 21667 del 19.09.2017: Il secondo lavoro anche in malattia è compatibile durante l’assenza a condizione che non pregiudichi la pronta guarigione. A stabilirlo è la Corte di Cassazione, sezione Lavoro (sentenza 21667/2017), che ha precisato che lo svolgimento di un'altra attività lavorativa può legittimare il licenziamento per violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà solo se la circostanza è sufficiente a far presumere l'inesistenza della malattia o quando pregiudica o ritarda la guarigione e il rientro del lavoratore in servizio.

Cassazione Penale – Sezione IV - Sentenza n. 42270 del 15.09.2017: La condanna di un medico chirurgo per omicidio colposo a seguito della morte di un paziente richiede il necessario accertamento dell'andamento della patologia e dell'efficacia delle terapie, fatto basandosi su affidabili informazioni scientifiche calibrate sul caso concreto.
Lo ricorda la Corte di Cassazione nella pronuncia n. 42270/2017, con la quale è stata annullata con rinvio per un nuovo esame la sentenza di condanna di una dottoressa, giudicata responsabile di omicidio colposo commesso nell'esercizio della professione sanitaria.
Per i giudici della quarta sezione penale, infatti, la Corte d'appello non aveva tenuto conto di un insegnamento giurisprudenziale costante, ovverosia che il rapporto di causalità tra omissione ed evento, nel reato di omicidio colposo, non può basarsi sul solo coefficiente di probabilità statistica ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica.
Quest'ultimo, oltretutto, non può fondarsi esclusivamente su generalizzazioni scientifiche, ma deve avere alla base anche un "giudizio di tipo induttivo elaborato sull'analisi della caratterizzazione del fatto storico" e tenere conto delle particolarità del caso concreto.

 

Sentenze: le novità dal 18 al 23 settembre

Questa settimana:
- Responsabilità: corretta informazione paziente
- Responsabilità: un pronto interessamento del medico avrebbe evitato il danno?
- Guardia medica: omissione di atti di ufficio
- Contagio da emotrasfusione infetta ed indennizzo
- Il medico convenzionato non rientra tra i beneficiari del DPCM del 6 marzo 2015

Tribunale di Milano – Sezione I -  Sentenza n. 4690 del 2017: La risarcibilità del danno da lesione della salute che si verifichi per le non imprevedibili conseguenze dell'atto terapeutico necessario e correttamente eseguito, ma tuttavia effettuato senza la preventiva informazione del paziente, necessariamente presuppone l'accertamento che il paziente quel determinato intervento avrebbe rifiutato se fosse stato adeguatamente informato, con l'ulteriore precisazione che "il relativo onere probatorio, suscettibile di essere soddisfatto anche mediante presunzioni, grava sul paziente: (a) perché la prova di nesso causale tra inadempimento e danno comunque compete alla parte che alleghi l'inadempimento altrui e pretenda per questo il risarcimento; (b) perché il fatto positivo da provare è il rifiuto che sarebbe stato opposto dal paziente al medico; (c) perché si tratta pur sempre di stabilire in quale senso si sarebbe orientata la scelta soggettiva del paziente, sicché anche il criterio di distribuzione dell'onere probatorio in funzione della "vicinanza" al fatto da provare induce alla medesima conclusione; (d) perché il discostamento della scelta del paziente dalla valutazione di opportunità del medico costituisce un'eventualità

Corte di Cassazione Penale – Sezione V - Sentenza n. 39771 del 2017: Integra il delitto colposo di interruzione della gravidanza la condotta dell’ostetrica che, incaricata di eseguire un tracciato cardio-tocografico all’esito del quale si evidenzi un’anomalia cardiaca del feto, ometta di informare tempestivamente il medico di turno, sempre che la violazione della regola cautelare, consistente nella richiesta di intervento immediato del sanitario, abbia cagionato o contribuito significativamente a cagionare l’evento morte. E’ opportuno pertanto valutare se un pronto interessamento del medico avrebbe impedito la morte intrauterina del feto.

Corte di Cassazione Penale– Sezione Laziale -  Sentenza n. 39428 del 2017: Il sanitario in servizio di guardia medica che, posto telefonicamente al corrente di una grave sintomatologia riferita dal familiare di un paziente, non si rechi presso il suo domicilio per effettuare un accurato esame clinico, indispensabile per l'accertamento delle reali condizioni di salute e l'adozione delle determinazioni del caso, incorre nel reato di omissione di atti di ufficio dovendosi ritenere irrilevante il fatto che le condizioni di salute del paziente non siano poi risultate gravi in concreto e che nessuna terapia sia stata prescritta all'esito del successivo ricovero ospedaliero.

Tribunale di Perugia– Sezione III -  Sentenza n. 1094 del 2017: L’indennizzo corrisposto al danneggiato per il contagio da emotrasfusione infetta, va integralmente scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento.Tale orientamento prende spunto dall'istituto, non codificato, della c.d. compensatio lucri cum damno, in forza del quale se dal fatto dannoso derivino (anche) conseguenza economiche favorevoli, di queste deve tenersi conto nella liquidazione del danno, sottraendole dal risarcimento, finalizzato a ristabilire la situazione in cui il danneggiato si sarebbe venuto a trovare ove il fatto dannoso non si fosse verificato. Nel caso di specie, essendo sia l'indennizzo che il risarcimento conseguenza immediata dello stesso fatto (il contagio a seguito dell'emotrasfusione), dall'importo complessivamente fissato al valore monetario attuale per il danno non patrimoniale patito dal danneggiato dovranno essere detratte, secondo il criterio per l'imputazione degli acconti nei crediti di valore, le somme che l'attore ha percepito e percepirà in forza della L. 210/1992.

Consiglio di Stato– Sezione III -  Sentenza n. 4188 del 2017: La lettura dell'intero DPCM del 6 marzo 2015, relativo alla stabilizzazione del personale precario del comparto sanità, depone nel senso di ritenere che soltanto il personale che ha prestato servizio per cinque anni con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, presso i servizi di emergenza ed urgenza, può accedere alle procedure di stabilizzazione del personale precario.Nella fattispecie l'appellante non rientra in tale categoria, in quanto medico in convenzione, a tempo indeterminato, presso il Servizio di Emergenza Sanitaria Territoriale, e quindi titolare di un rapporto di lavoro autonomo libero-professionale, con i connotati della cosiddetta parasubordinazione

Sentenze: le novità 11-15 settembre

Questa settimana:
- Responsabilità: nesso eziologico
- Responsabilità: ripartizione onere probatorio
- Attività assistenziale e didattica
- Responsabilità medica: prova

Cassazione – Sezione Civile – sezione III - Sentenza n. 18392 del 2017:Ove sia dedotta una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria per l’inesatto adempimento della prestazione sanitaria, il danneggiato deve fornire la prova del contratto e dell’aggravamento della situazione patologica (o dell’insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento) e del relativo nesso di causalità con l’azione o l’omissione dei sanitari restando a carico dell’obbligato la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile.

Cassazione – Sezione Civile – sezione III - Sentenza n. 8664 del 2017:In tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell’onere probatorio l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante, con la conseguenza che qualora all’esito del giudizio permanga incertezza sull’esistenza del nesso causale tra condotta del medico e danno, questa ricade sul debitore.

Tar Campania – sezione II - Sentenza n. 3442 del 2017: È principio cardine del sistema clinico universitario l'inscindibilità dell'attività assistenziale da quella didattica e scientifica (ex multis, Corte Cost. n. 71 del 2001); pertanto vanno adottate tutte le necessarie iniziative per il riconoscimento del diritto allo svolgimento di adeguata attività assistenziale in struttura convenzionata a cagione della violazione dei principi che regolano l'inserimento del personale medico universitario nel sistema assistenziale, come ribaditi dalla Legge n. 230/2005.

Cassazione – Sezione Penale – Sezione III - Sentenza n. 39497 del 2017: Per la Corte di Cassazione non è possibile addebitare all'infermiera di turno la responsabilità dello shock emorragico riportato da un paziente, per il solo fatto che la stessa, nonostante le lamentele di quest'ultimo, non ha allertato il medico di guardia sul peggioramento delle condizioni di salute del malato. Come si legge nella sentenza n. 39497/2017, a tal fine è infatti necessaria la prova che, nel cuore della notte, la struttura sanitaria fosse in grado di garantire gli esami di laboratorio necessari a diagnosticare la complicanza emorragica e che, se l'infermiera avesse avvisato il medico, questi avrebbe potuto compiere immediatamente gli interventi utili a impedire l'aggravarsi e il complicarsi della condizione di shock emorragico. Nel caso di specie, nel corso del giudizio non era stata dimostrata nessuna di tali circostanze, né se durante la notte la condizione del paziente fosse ancora reversibile e gli interventi iniziati la mattina seguente potevano essere anticipati. Mancava, insomma, il "necessario giudizio controfattuale" che per i giudici di legittimità è indispensabile per accertare l'effettiva relazione causale tra la condotta omissiva dell'infermiera e l'evento. La relativa indagine viene quindi affidata al giudice di rinvio.

Sentenze: le novità dal 1 al 8 settembre

Questa settimana:
- Corretta informazione del paziente e consenso informato;
- Responsabilità: incompletezza della cartella clinia;
- Malattia: accertamenti del datore di lavoro;
- Mancato riconoscimento del titolo specialistico e risarcimento danni
- Sicurezza sul lavoro

Cassazione – Sezione Civile – Sentenza n. 16503 del 2017: L’obbligo del consenso informato costituisce legittimazione e fondamento del trattamento sanitario, senza il quale l’intervento del medico è – al di fuori dei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio o in cui ricorra uno stato di necessità – sicuramente illecito, anche quando è nell’interesse del paziente; pertanto, ai sensi dell’art. 32 Cost., comma 2 (in base al quale nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge), dell’art. 13 Cost. (che garantisce l’inviolabilità della libertà personale con riferimento anche alla libertà di salvaguardia della propria salute e della propria integrità fisica) e della L. n. 833 del 1978, art. 33 (che esclude la possibilità di accertamenti e trattamenti sanitari contro la volontà del paziente, se questo è in grado di prestarlo e non ricorrono i presupposti dello stato di necessità ex art. 54 c.p.), un tale obbligo è a carico del sanitario, il quale, una volta richiesto dal paziente dell’esecuzione di un determinato trattamento, decide in piena autonomia di accogliere la richiesta e di darvi corso.

Tribunale di Palermo – Sezione III Civile – Sentenza n. 3612 del 5 luglio 2017: quando la cartella clinica è incompleta, la prova delle lesioni e del nesso di causalità con la condotta del sanitario può essere data anche per presunzioni. Nella fattispecie la cartella clinica era stata redatta con approssimazione e si componeva di informazioni scarse che non consentivano l’acquisizione di elementi specifici con i quali documentare delle pregresse alterazioni o anomalie della paziente. Il tribunale di Palermo ha fatto leva sul principio della “vicinanza della prova” per sancire la responsabilità di una azienda sanitaria per i danni subiti da un neonato affetto da una patologia non riscontrata dagli operatori sanitar

Cassazione – Sezione lavoro – Sentenza n. 19089 del 2017: In tema di lavoro subordinato, le disposizioni dell'art. 5 della L. 20 maggio 1970 n. 300, sul divieto di accertamenti da parte del datore di lavoro sulle infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente e sulla facoltà dello stesso datore di lavoro di effettuare il controllo delle assenze per infermità solo attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, non precludono al datore medesimo di procedere, al di fuori delle verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto, atte a dimostrare l'insussistenza della malattia o la non idoneità di quest'ultima a determinare uno stato di incapacità lavorativa, e quindi a giustificare l'assenza e, in particolare, ad accertamenti circa lo svolgimento da parte del lavoratore di un'altra attività lavorativa, peraltro valutabile anche quale illecito disciplinare sotto il profilo dell'eventuale violazione del dovere del lavoratore di non pregiudicare la guarigione o la sua tempestività.

Tar Basilicata – Sezione I – Sentenza n. 451 del 16 giugno 2017: sussistono sia l’illegittimità del provvedimento assunto dall’amministrazione, che non ha riconosciuto al ricorrente il giusto punteggio nella graduatoria unica regionale di medicina generale per l’anno 1998, sia il danno, consistente nella perdita di chance da parte dell’interessato di ottenere l’incarico in questione, presso una delle sedi disponibili a partire dal 1998 e fino al 2001.Sussiste la colpa dell’amministrazione, giacché in sede di controversia relativa al risarcimento del danno derivante da procedimento amministrativo illegittimo, il privato danneggiato può limitarsi ad invocare l'illegittimità dell'atto quale indice presuntivo della colpa, mentre resta a carico dell'amministrazione l'onere di dimostrare (non ottemperato) che si è trattato di un errore scusabile derivante da contrasti giurisprudenziali sull'interpretazione della norma o dalla complessità dei fatti, ovvero ancora dal comportamento delle parti del procedimento.

Cassazione Civile – Sezione lavoro – Sentenza n. 14566 del 16 giugno 2017: Aggressione ad un infermiere al Pronto Soccorso: è onere dell’Azienda Ospedaliera provare di aver fatto tutto il possibile per evitare l’evento. Infatti l'obbligo di prevenzione ex art. 2087 c.c. impone all'imprenditore di adottare non soltanto le misure tassativamente prescritte dalla legge in relazione al tipo di attività esercitata, che rappresentano lo standard minimale fissato dal legislatore per la tutela della sicurezza del lavoratore, ma anche le altre misure richieste in concreto dalla specificità dei rischi connessi tanto all'impiego di attrezzi e macchinari, quanto all'ambiente di lavoro. La responsabilità ex art. 2087 c.c. è di natura contrattuale, con la conseguenza che, ai fini del relativo accertamento, incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell'attività lavorativa espletata, un danno alla salute, l'onere di provare l'esistenza di tale danno, come pure la nocività dell'ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l'uno e l'altro elemento, mentre grava sul datore di lavoro, una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze, l'onere di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo.

Sentenze: le novità dal 24 al 27 luglio 2017

Questa settimana:
- Consulenza tecnica non rientra tra incarichi extra istituzionali
- Articolo 18 Ccnl dirigenza medica: giurisdizione ordinaria
- Responsabilità medica e linee guida
- Autorizzazione struttura di radioterapia

Consiglio di Stato – Sezione VI – Sentenza n. 3513 del 2017: La consulenza tecnica non rientra tra gli incarichi cui fa riferimento l’articolo 53 del d.lgs. 165/2001 (in materia di incompatibilità, cumulo impieghi e incarichi),. Ciò si afferma anzitutto con riguardo al soggetto che conferisce gli incarichi che è l’Autorità giudiziaria ovvero il giudice o il P.M., e quindi un soggetto non identificabile con le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici economici ovvero i privati cui l’art. 53 d.lgs. 165/2001 si riferisce. Ciò va affermato poi anche con riguardo alla natura intrinseca dell’incarico, che non costituisce l’oggetto di un contratto di prestazione d’opera professionale o di altro tipo, ma una funzione pubblica che si adempie a fini di giustizia.

Consiglio di Stato – Sezione III – Sentenza n. 3358/2017 - Confermata la giurisdizione ordinaria nella fattispecie conferimento incarico ex articolo 18 del Ccnl della dirigenza medica. Manca un’autentica procedura concorsuale; è stata svolta la sola valutazione dei curricula, seppure alla base di criteri predefiniti, all’esito della quale la Commissione, assegnati dei punteggi (peraltro tutti identici, pari a 15, per i tre candidati), ha stilato un elenco degli idonei alla selezione, poi approvato dal Commissario straordinario dell’Azienda Unità Sanitaria Locale. Quello idoneativo è un giudizio, espresso dall’Azienda per il tramite della Commissione in termini numerici o anche con giudizi sintetici, sulla potenziale capacità del candidato, più o meno spiccata, a rivestire l’incarico dirigenziale e non certo il prodotto di una ponderazione valutativa, relativa al suo bagaglio di conoscenze teoriche, all’esito di una autentica procedura selettiva, di stampo concorsuale, articolata in specifiche prove e vertente su singole materie.

Corte di Cassazione Penale – Sentenza n. 33770/2017 - : L’inosservanza dei protocolli può determinare la condanna anche in applicazione della nuova recente legge sulla responsabilità dei medici. Il nesso tra negligenza e morte del paziente può sussistere anche se il decesso avviene quasi un mese dopo l’intervento.

Consiglio di Stato – Sezione III – Sentenza n. 2448/2017 : E’ illecito il diniego all’autorizzazione di una struttura di radioterapia. Il blocco delle nuove autorizzazioni è giustificato, a condizione che: (a) il fabbisogno non sia ancora stato quantificato; (b) oppure, pur essendo stato quantificato il fabbisogno, le strutture già definitivamente o provvisoriamente accreditate, sommate a quelle autorizzate e già in esercizio e interessate ad ottenere l’accreditamento, appaiano in grado di coprirlo interamente. Può ulteriormente ammettersi che, nel calcolo delle strutture idonee a coprire il fabbisogno, rientrino anche le strutture pubbliche eventualmente programmate, anche se non ancora operanti. Qualora, invece, nonostante la considerazione di tutte le predette strutture, permanga una parte di fabbisogno insoddisfatto, verrebbe meno una adeguata giustificazione del blocco, perché impedire l’ingresso di nuovi operatori nel settore comporterebbe una limitazione dell’offerta di prestazioni sanitarie a fronte di una domanda destinata a rimanere insoddisfatta.

Sentenze: le novità dal 17 al 21 luglio 2017

Questa settimana:
- Natura rapporto di lavoro delle Fondazioni IRCCS
- Risarcimento emotrasfusioni con sangue infetto
- Principio di cassa
- Atto medico ed evento lesivo
- Legge 104: illegittimo il trasferimento senza preavviso

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - Sentenza n. 13178/2017: Nella sentenza la Corte chiarisce la natura del rapporto di lavoro del personale delle Fondazioni IRCCS. L’art. 11 del d.lgs. n. 288/2003, prevede al primo comma che il rapporto di lavoro del personale delle suddette Fondazioni ha natura privatistica. La disposizione prosegue aggiungendo che il personale già dipendente alla data di trasformazione degli IRCCS in Fondazioni IRCCS mantiene, ad esaurimento, il rapporto di lavoro di diritto pubblico e può optare per un contratto di diritto privato entro centottanta giorni dal decreto di trasformazione. Al personale che non opta per il rapporto di lavoro privato continua ad applicarsi la disciplina prevista dai d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, e d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni; per detto personale nulla è innovato sul piano della contrattazione collettiva nazionale di comparto. Per il personale delle Fondazioni che invece opta per il rapporto di lavoro privato e per quello di nuova assunzione si applicano trattamenti economici derivanti da finanziamenti pubblici non superiori a quelli previsti dai contratti pubblici della dirigenza medica e non medica e del comparto sanità.”

CORTE D’APPELLO di Roma - Sezione I – Sentenza del 6 aprile 2017. Il diritto al risarcimento del danno conseguente al contagio da virus HBV, HIV o HCV a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto ha natura diversa rispetto all'attribuzione indennitaria regolata dalla legge n. 210 del 1992. Pertanto nel giudizio risarcitorio promosso contro il Ministero della Salute per omessa adozione delle dovute cautele, l'indennizzo eventualmente già corrisposto al danneggiato può essere interamente scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno; al contrario opinando, la vittima finirebbe per beneficiare di un ingiustificato arricchimento consistente nel porre a carico di un medesimo soggetto, ovvero il Ministero, due diverse attribuzioni patrimoniali in relazione al medesimo fatto lesivo.

Cassazione Civile - Sezione VI – Ordinanza n. 15439 del 21.06.2017. Ai fini della corretta imputazione dei redditi da lavoro autonomo, il fatto che la dazione dell’assegno sia “salvo buon fine”, non impedisce di commisurare alla data del percezione del titolo la disponibilità della somma, laddove non sia in contestazione l’esistenza della provvista sufficiente al regolare pagamento del titolo. Per i professionisti è valido il principio di cassa: la disponibilità della somma va inquadrata al ricevimento.

Tribunale di Taranto - Sezione III – Sentenza n. 03.05.2017. Nell'ambito della responsabilità medica, in sede civile la causalità va valutata secondo la regola della preponderanza dell'evidenza ovvero "del più probabile che non". Per ricollegare, quindi, un evento lesivo ad un atto medico colposo occorre che sussista tra i due elementi un nesso causale non in termini di certezza, né di mera possibilità, ma di rilevante probabilità, nel senso che il comportamento commissivo o omissivo del singolo sanitario o della struttura deve aver causato il danno lamentato dal paziente con un grado di efficienza causale così alto da rendere più che plausibile l'esclusione di altri fattori concomitanti o addirittura assorbenti.

Tar Toscana - Sezione I – Sentenza n. 926/2017. Il tar della Toscana fissa l’importante principio, che è illegittimo il diniego di trasferimento chiesto per assistenza a familiare, che non sia stato preceduto dal preavviso di rigetto. Ha ricordato il Tar che il dovere di attivare il subprocedimento partecipativo di cui all’art. 10-bis, l. 7 agosto 1990, n. 241 appare tanto più pressante per le ipotesi in cui vengono a confronto interessi di pari ma contrapposta valenza, come quello alla solidarietà familiare attraverso l’attività assistenziale domestica e al buon andamento degli apparati ed uffici, la cui composizione deve passare attraverso un ponderato bilanciamento delle esigenze assistenziali ai parenti invalidi e di quelle tese ad evitare che con l’abuso degli istituti di garanzia individuale e familiare si pervenga allo svuotamento ed inoperatività degli apparati pubblici: bilanciamento che necessita delle acquisizioni conoscitive e ponderazioni valutative che anche la partecipazione del privato fa conseguire.

Sentenze: le novità dal 10 al 14 luglio

Questa settimana:
- Diritto al rifiuto del trattamento terapeutico in atto
- Incarichi: giurisdizione ordinaria
- Scelta del medico senza limitazioni territoriali
- Determinazioni della Commissione Medica Ospedaliera e del comitato di verifica
- Responsabilità: lesioni al nervo linguale

Sentenze: le novità dal 10 al 14 luglio 2017

Consiglio di Stato – Sezione III - Sentenza n. 3058/2017: Di fronte al rifiuto della cura da parte del diretto interessato, c'è spazio - nel quadro dell'"alleanza terapeutica" che tiene uniti il malato ed il medico nella ricerca, insieme, di ciò che è bene rispettando i percorsi culturali di ciascuno - per una strategia della persuasione, perché il compito dell'ordinamento è anche quello di offrire il supporto della massima solidarietà concreta nelle situazioni di debolezza e di sofferenza; e c'è, prima ancora, il dovere di verificare che quel rifiuto sia informato, autentico ed attuale. Ma allorché il rifiuto abbia tali connotati non c'è possibilità di disattenderlo in nome di un dovere di curarsi come principio di ordine pubblico.Deve escludersi che il diritto alla autodeterminazione terapeutica del paziente incontri un limite allorché da esso consegua il sacrificio del bene della vita.

Consiglio di Stato – Sezione III - Sentenza n. 3025/2017: La controversia in ordine al conferimento di un incarico dirigenziale nel SSN, rientra nella previsione dell'art. 63, comma 1, d.lgs. 165/2001, laddove questo devolve alla giurisdizione del giudice ordinario tutte le controversie del pubblico impiego, incluse quelle concernenti l'assunzione al lavoro, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali, a maggior ragione ove si tratti di incarichi dirigenziali delle Aziende Sanitarie Locali, le quali godono di un regime in parte derogatorio rispetto a quello delle altre Amministrazioni. Non deve infatti trascurarsi, proprio in riferimento alle odierne Aziende Sanitarie, che esse si costituiscono in aziende con personalità giuridica pubblica ed autonomia imprenditoriale; la loro organizzazione e funzionamento sono disciplinati con atto aziendale di diritto privato, a differenza di quanto accade normalmente, per le altre Amministrazioni, per gli atti cc.dd. di macroorganizzazione; agiscono mediante atti di diritto privato; il Direttore Generale adotta l'atto aziendale di organizzazione, è responsabile della gestione complessiva e nomina, sempre con atto di natura privatistica, i responsabili delle strutture operative dell'AziendaLa natura privatistica e il carattere fiduciario di tale nomina, all'esito della procedura idoneativa, rimangono tali anche nonostante le recenti riforme di tale procedura, introdotte dal DL 158/2012, conv. con mod. in L.  189/2012 (c.d. riforma Balduzzi), e la nuova formulazione dell'art. 15 del d.lgs. 502/1992, in quanto la più marcata procedimentalizzazione della stessa procedura, con l'assegnazione di punteggi e la formazione di una terna di nomi da parte della Commissione, e la restrizione del potere di scelta riconosciuto al Direttore Generale a tale terna, con obbligo di puntuale motivazione nell'ipotesi in cui decida di nominare il candidato che non ha conseguito il maggior punteggio, non fanno venir meno la natura idoneativa della stessa procedura, né conseguentemente radicano la diversa giurisdizione del giudice amministrativo.

Consiglio di Stato – Sezione III - Sentenza n. 2992/2017: È illegittima la decisione aziendale di impedire che gli assistiti, residenti in altra zona del territorio regionale, appartenente ad un distretto sanitario diverso da quello nel quale operava il professionista, potessero scegliere quest'ultimo come proprio medico di medicina generale.

Cassazione lavoro – Sentenza n. 14197/2017: Se in materia di equo indennizzo è conferito a strutture medico-legali e a organi tecnici di natura pubblica il potere di accertamento della dipendenza degli infortuni da causa di servizio e, quindi, l'ascrivibilità a categoria ai fini della concessione dell'equo indennizzo, le determinazioni assunte dalla Commissione Medica Ospedaliera e dal C.P.P.O., oggi Comitato di Verifica, non hanno carattere vincolante. Il sindacato giudiziale non attiene alla verifica della illogicità o contraddittorietà delle determinazioni assunte dall'organo tecnico, ma alla verifica delle condizioni per la sussistenza del diritto. In tale contesto ben può il giudice ordinario, esercitando il proprio potere istruttorio d'ufficio, , disporre CTU medico-legale. In altri termini, se è vero che, in sede amministrativa, la competenza ad effettuare gli opportuni accertamenti sanitari è di competenza degli organi tecnici di volta in volta previsti dalle singole disposizioni di legge, è altrettanto vero che è sempre possibile il sindacato giudiziale delle determinazioni assunte da tali organi, ai fini dell'accertamento della esattezza delle relative determinazioni.

Corte d’Appello di Venezia – Sezione IV - Sentenza n. 868/2017: Il giudice di primo grado ha ritenuto di escludere la colpa del medico in quanto, ricondotta la dinamica della lesione all'attività materiale dell'assistente del medesimo, costui si sarebbe trovato nell'impossibilità di verificare l'entità della forza impiegata dall'ausiliaria nel trattenimento del lembo.  La Corte di Appello invece ha ritenuto che nella responsabilità per fatto dell'ausiliario assume fondamentale rilevanza la circostanza che dell'opera del terzo il debitore comunque si avvalga nell'attuazione della sua obbligazione, ponendo la medesima a disposizione del creditore, sicché la stessa risulta inserita nel procedimento esecutivo del rapporto obbligatorio.

Sentenze: le novità dal 19 al 23 giugno

Questa settimana:
- Risarcimento danno per mancata fruizione riposo
- Morte per super lavoro: condannata l’Asl
- Corso di formazione: incompatibilità
- Indennità per medici che assistono personale penitenziario

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro - Ordinanza n. 14770/201: La mancata fruizione del riposo settimanale è fonte di danno non patrimoniale che deve essere presunto perché “l’interesse del lavoratore leso dall’inadempimento datoriale ha una diretta copertura costituzionale nell’art. 36 Cost, sicché la lesione dell’interesse espone direttamente il datore al risarcimento del danno”. Pertanto la sentenza impugnata nell’escludere il diritto al risarcimento del danno per la mancata fruizione del riposo settimanale nei casi di reperibilità attiva, non ha correttamente interpretato le disposizioni contrattuali rilevanti e si è posta in contrasto con i principi di diritto indicati.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro - Sentenza n. 14313/2017:L’ASP di Enna è stata condannata a risarcire gli eredi di un dipendente dell’ospedale morto per superlavoro. La Corte di Cassazione ha riconosciuto il superlavoro come causa di morte di un tecnico radiologo in servizio presso l’ospedale, ritenendo responsabile l’Azienda. Per la Cassazione nel lavoro ospedaliero connotato da costanti carenze di organico, non è accettabile riversare sui dipendenti tutto l’onere di garantire le prestazioni sanitarie ai pazienti.

Consiglio di Stato – III Sezione - Sentenza n. 2171/2017: il Consiglio di Stato ha annullato l’idoneità conseguita condannando il medico alla restituzione della borsa di studio e non consentendo allo stesso l’accesso alle prove o il superamento delle stesse, a causa di una incompatibilità per avere svolto una attività lavorativa al di fuori del corso incompatibile con la frequenza a tempo pieno di questo.

Consiglio di Stato - IV sezione - Sentenza n. 2860 del 12 giugno 2017 - L'indennità ex l. 26/1991 spetta esclusivamente in favore dei medici che svolgono funzioni assistenziali in favore del personale penitenziario, in quanto è un compenso ulteriore destinato ad essere erogato in aggiunta all'indennità cosidetta ordinaria ai sanitari i quali, oltre ad occuparsi dei detenuti svolgono anche prestazioni in favore del personale di custodia. L'emolumento ha pertanto una finalità compensativa.

Sentenze: le novità dal 12 al 16 giugno

Questa settimana:
- Responsabilità: le linee guida
- Responsabilità: errore dei sanitari ed interruzione nesso casuale
- Specialisti ambulatoriali, liquidazione del danno non patrimoniale
- Graduatorie: obbligo di interpello tra Asl regionali

Corte di Cassazione – IV Sezione Penale - Sentenza n. 28187/2017: Vanno bene le linee guida per valutare la colpa, ma solo se sono aderenti al caso concreto, senza generalizzazioni. A deciderlo la Corte di Cassazione Penale che interpreta le novità della legge 24/2017, che ha avuto l’ambizione normativa di riscrivere a fondo la disciplina dell’omicidio e delle lesioni colpose in ambito sanitario con il nuovo articolo 590-sexies del Codice penale, “con evidenti incongruenze interne tanto da mettere in forse la stessa razionale praticabilità della riforma in ambito applicativo”.

Corte di Cassazione – IV Sezione Penale - Sentenza n. 28010/2017: L'eventuale errore dei sanitari nella prestazione delle cure alla vittima di un incidente stradale non può ritenersi causa autonoma ed indipendente, tale da interrompere il nesso causale tra il comportamento di colui che ha causato l'incidente e la successiva morte del ferito: ciò in quanto l'errore medico non costituisce un accadimento al di fuori di ogni immaginazione, a maggior ragione nel caso in cui l'aggravamento della situazione clinica del ferito e la necessità di interventi chirurgici complessi risultino preventivabili in ragione della gravità delle lesioni determinate dall'incidente stradale. L'interruzione del nesso di causalità tra condotta ed evento può configurarsi solo quando la causa sopravvenuta innesca un rischio nuovo, incommensurabile e del tutto eccentrico rispetto a quello originario attivato dalla prima condotta.

Corte di Cassazione – III Sezione Civile - Sentenza n. 9961/2017: Gli importi dei massimali delle polizze per la copertura assicurativa dei medici specialisti ambulatoriali stipulate dalle aziende sanitarie locali in adempimento degli obblighi previsti nei decreti presidenziali che recepiscono gli accordi collettivi nazionali, copertura comprensiva anche del rischio da infortunio in itinere per i servizi prestati in un comune diverso da quello di residenza, costituiscono anche la base per liquidare il danno da invalidità, permanente e temporanea, parziale e totale, liquidazione che deve avvenire sulla base di detti massimali in misura proporzionale alla percentuale dell'invalidità, e non in applicazione degli ordinari criteri di liquidazione del danno non patrimoniale.

Tar Calabria – sezione II – sentenza 891 del 5/06/2017: decidere di assumere attingendo dalla graduatoria degli idonei, comporta l’obbligo di interpello tra tutte le asl regionali. L'A.O., una volta determinatasi ad effettuare assunzione tramite l'escussione di graduatorie di pubblici concorsi approvate da altre amministrazioni, avrebbe dovuto avviare una effettiva ed attenta procedura in relazione alla necessità di operare una puntuale ricognizione circa l'esistenza di valide graduatorie concorsuali presso tutte le Strutture Sanitarie regionali. Da ciò discenderebbe l'ulteriore conseguenza che l'Azienda resistente, in applicazione del principio generale "cronologico", avrebbe dovuto scorrere la graduatoria più risalente nel tempo.

Sentenze: le novità dal 5 al 9 giugno

Questa settimana:
- Assegnazione codice al pronto soccorso
- Responsabilità: le mansioni del singolo membro dell’equipe
- Cceps: designazione dei componenti
- Responsabilità medica: come vigilare sul paziente

Corte di Cassazione – III Sezione Penale - Sentenza n. 26922/2017: L'accertamento del nesso di causalità tra condotta del sanitario e danno cagionato al paziente è una questione, nella pratica, molto complessa. Nel caso di specie analizzato dalla Corte di Cassazione, si trattava di giudicare il caso di un errore di assegnazione del codice durante il triage al pronto soccorso che aveva causato la morte di un paziente.Con la sentenza n. 26922/2017, i giudici hanno fornito delle indicazioni rilevanti per valutare la riconducibilità di un evento dannoso a un'ipotesi di responsabilità medica. Ai fini dell'accertamento dell'imputazione causale di un determinato evento è fondamentale sviluppare un ragionamento esplicativo che prenda in esame tutte le particolarità del caso concreto e chiarisca cosa sarebbe accaduto se l'imputato avesse tenuto il comportamento richiestogli dall'ordinamento (nella specie l'apprezzamento delle reali condizioni del paziente, sia al suo arrivo in pronto soccorso sia successivamente).

Corte di Cassazione – IV Sezione Penale - Sentenza n. 27314/2017: La responsabilità penale di ciascun componente di una equipe medica non può essere affermata sulla base dell’accertamento di un errore diagnostico genericamente attribuito alla equipe nel suo complesso, ma va legata alla valutazione delle concrete mansioni di ciascun componente, nella prospettiva di verifica, in concreto, dei limiti oltre che del suo operato, anche di quello degli altri. Occorre cioè accertare se e a quali condizioni ciascuno dei componenti dell’equipe, oltre ad essere tenuto per la propria parte al rispetto delle regole di cautela e delle leges artis previste con riferimento alle sue specifiche mansioni, debba essere tenuto anche a farsi carico delle manchevolezze dell’altro componente dell’equipe o possa viceversa fare affidamento sulla corretta esecuzione dei compiti altrui.Tuttavia non si può trasformare l’onere di vigilanza, specie in settore specialistico, in una sorta di obbligo generalizzato (e di impraticabile realizzazione) di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di - addirittura- invasione negli spazi della competenza altrui (così va letto il passaggio della decisione che ha addebitato al medico di non essersi fatto consegnare gli occhiali per controllare anch’egli la manovra effettuata dall’altro operatore, pur non rientrante nella sua diretta competenza).

Tar Lazio  – I Sezione - Sentenza n. 3793/2017: I ricorrenti censurano la designazione da parte dal Consiglio superiore della sanità di un componente effettivo e di un componente supplente della CCEPS, in quanto ciò non garantirebbe, per le medesime ragioni che hanno portato la Corte costituzionale ad abrogare la parte di disciplina riguardante la nomina di diretta derivazione ministeriale, l’indipendenza e l’autonomia dei designati.Il Collegio ritiene invece che nell’ambito della discrezionalità riconosciuta dall’art. 17 d.l.c.p.s. n. 233/1946, il Consiglio superiore abbia deciso di esercitare il potere di nomina di un componente effettivo e di uno supplente della CCEPS scegliendo due tra i suoi membri di diritto (e, segnatamente, due direttori generali del Ministero della Salute), non incide negativamente sull’imparzialità e terzietà del collegio giudicante, non sussistendo un vincolo di collegamento tra i componenti così selezionati e il Ministero della salute e, conseguentemente, non essendo ravvisabile una alterazione, anche solo potenziale, dell’autonomia decisionale dei soggetti prescelti.

Corte di Cassazione – III Sezione Civile - Sentenza n. 13266/2016: A partire dal 2003 i magistrati accordano il risarcimento di ingenti danni conseguenti a prestazioni sanitarie erogate presso un ospedale, in occasione di un parto in cui viene alla luce una piccola affetta da paralisi cerebrale con tetraplegia spastica (purtroppo riconosciuta totalmente invalida e con necessità di assistenza continua): nel 2016 la Cassazione pone fine al caso di responsabilità sanitaria.La prevenzione dei danni gravi alla persona si attua improntando la condotta medica a prudenza e cautela, preparazione tecnica ineccepibile, vigilanza, tempestività, rispetto del paziente.Sono queste le mancanze professionali che legittimano l'azione risarcitoria da parte di chi, senza colpe, si trova a subire danni così rilevanti.

Sentenze: le novità dal 29 maggio al 1 giugno

Questa settimana:
- Assistenza al familiare portatore di handicap
- Responsabilità medica: risarcimento per intervento inutile
- Violazione rapporto di esclusività

Cassazione Penale – Sezione II - – Sentenza 24470 del 17.05.2017: nell’assistenza al familiare portatore di handicap, ciò che rileva è la prestazione di un’assistenza assidua e continuativa alla portatrice di handicap. Pertanto non può ritenersi di per sé falsa l’indicazione di essere convivente con la madre, in quanto non necessariamente incompatibile con la diversa dimora con moglie e figli, né con la legittima fruizione del congedo parentale. In tema di assistenza al familiare portatore di handicap il concetto di convivenza non può essere ritenuto coincidente con quello di coabitazione poiché in tal modo si darebbe un’interpretazione restrittiva della disposizione che, oltre che arbitraria, sembra andare contro il fine perseguito dalla norma di agevolare l’assistenza degli handicappati, di talché sarebbe incomprensibile escludere dai suddetti benefici il lavoratore che conviva costantemente, ma limitatamente ad una fascia oraria della giornata, con il familiare handicappato al fine di prestargli assistenza in un periodo di tempo in cui, altrimenti, di tale assistenza rimarrebbe privo.

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza 12597 del 19.05.2017: la Cassazione ha accolto il riscorso per risarcimento danni per “intervento inutile”. Poiché l'intervento si è concretato in un'ingerenza inutile sulla sfera psico-fisica della persona, si realizza un danno evento, ossia una lesione ingiustificata di quella sfera, cui consegue un danno-conseguenza alla persona di natura non patrimoniale, ravvisabile sia nella limitazione e nella sofferenza patita per il tempo occorso per le fasi preparatorie, di esecuzione e postoperatorie dell'intervento, sia nella sofferenza ricollegabile alla successiva percezione della inutilità dell'intervento. È questo il principio di diritto elaborato dalla Corte di Cassazione, III sezione civile, nella sentenza n. 12597/2017 che ha in parte accolto il ricorso per risarcimento danni avanzato da una paziente a seguito dell'intervento chirurgico a cui si era sottoposta in una Casa di Cura.

Corte dei Conti – Sezione giur. Puglia – Sentenza 193 del 02.05.2017: Il dirigente medico avente rapporto esclusivo con la struttura aziendale di riferimento può svolgere, a fronte di questa scelta, soltanto attività libero professionale in regime di intramoenia, anche se allargata al proprio studio privato, e l’ASL gli riconosce la retribuzione di posizione, la retribuzione di risultato e l’indennità di esclusiva: retribuzioni che diventano indebite nel momento in cui il sanitario deliberatamente violi le disposizioni poste a presidio del rapporto di esclusività e di tutela delle energie professionali a favore del datore di lavoro pubblico, svolgendo attività professionale non avente i requisiti indicati, ovvero oltre i limiti consentiti.

 

Sentenze: le novità dal 22 al 26 maggio

Questa settimana:
-Responsabilità è complicanza
- Responsabilità e compagnia assicuratrice
- Omicidio colposo e triage

Tribunale Trieste – Sentenza 18/03/2017: Al medico convenuto in un giudizio di responsabilità non basta, per superare la presunzione posta a suo carico dimostrare che l'evento dannoso per il paziente rientri astrattamente nel novero di quelle che nel lessico clinico vengono chiamate "complicanze", rilevate dalla statistica sanitaria. Col lemma "complicanza", la medicina clinica e la medicina legale designano solitamente un evento dannoso, insorto nel corso dell'iter terapeutico che, pur essendo astrattamente prevedibile, non sarebbe evitabile. Tale concetto è inutile nel campo giuridico.

Corte dei Conti – Sentenza n. 100 dell’ 11/05/2017: Nell'ambito della responsabilità medica per malpractice avanti alla Corte dei Conti, non trovano ingresso rapporti strettamente civilistici tra il presunto responsabile e la compagnia di assicurazione, la quale non potrebbe esser chiamata in causa a garanzia dell'assicurato, posto che detta chiamata comporterebbe la sottoposizione al giudizio contabile di profili inerenti il rapporto interno tra assicurazione e assicurato governato da regole civilistiche e sottoposto alla giurisdizione ordinaria, trattandosi di soggetto privato nei confronti del quale la Corte non può giudicare.

Corte di Cassazione – IV Sezione Penale - Sentenza n. 18100/2017: E’ responsabile per omicidio colposo del paziente giunto al pronto soccorso, con infarto in corso, l’infermiere che ha errato la valutazione assegnandogli un codice verde.

Tar Lazio –Sezione III quater - Sentenza n. 5917/2017: Per quanto riguarda l'attività professionale gli enti destinatari della disciplina dell'attività libero-professionale intramuraria sono, ai sensi, dell'art.1, comma 4 della L. n. 120/2007 le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, le aziende ospedaliere universitarie, i policlinici universitari a gestione diretta e gli IRCCS di diritto pubblico ma non quelli di diritto privato. La Regione Lazio ha disciplinato l'attività professionale intramuraria prevedendo all'art. 1 che questa può essere esercitata dai dirigenti medici, veterinari e sanitari, dipendenti delle aziende ed enti del SSR, con rapporto di lavoro esclusivo, in nome e per conto dell'ente di appartenenza ma al di fuori dell'orario di servizio e all'interno delle strutture del SSR; pertanto, l'attività libero-professionale intramoenia in regime di ricovero non è applicabile all'Istituto Dermopatico dell'Immacolata di Roma, i cui medici, se consentito da altre disposizioni, possono svolgere attività privata presso altre strutture private.

 

Sentenze: le novità dal 14 al 19 maggio

Questa settimana:
-Concorso e graduatorie
- Responsabilità medica
- Diniego aspettativa
- Danno biologico

Tar Lazio – Sezione III quater – Sentenza n. 5124/2017: In caso di mancata ammissione alla procedura concorsuale è necessario impugnare anche la graduatoria definitiva. Viene impugnata la mancata ammissione dei ricorrenti alla procedura concorsuale per l’accesso al corso triennale di formazione specifica in medicina generale della Regione Lazio. Motivo di siffatta esclusione: mancato possesso, al momento della scadenza della domanda di partecipazione, del titolo di abilitazione alla professione medica.I ricorrenti si sono limitati alla sola impugnativa del bando e dell’atto di ammissione alla relativa procedura ma non hanno altresì impugnato gli esiti della procedura concorsuale stessa: pertanto, nessun utilità potrebbe derivare dall'eventuale accoglimento del ricorso poiché sarebbero in ogni caso fatti salvi i provvedimenti a valle, ovvero la graduatoria finale. Le eventuali illegittimità del bando e dell'esclusione si riflettono sull'atto finale semplicemente viziandolo (c.d. invalidità viziante), con conseguente onere di impugnarlo anche laddove bando ed esclusione siano già stati fatti oggetto di gravame

Cassazione Penale – Sezione VI – Sentenza n. 21631/2017.Se l'infermiere chiama, il medico deve rispondere altrimenti rischia di subire una pesante condanna penale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza numero 21631/2017, nel sancire la definitiva condanna per omissione di atti di ufficio di un sanitario che si era rifiutato di andare a visitare un paziente, nonostante l’appello degli infermieri. Secondo la Cassazione se il personale infermieristico segnala l’urgenza e l’indifferibilità di un atto sanitario, riscontrando una situazione di rischio effettivo per il paziente, il medico ha l’obbligo di recarsi con tempestività a visitare il malato per valutare direttamente le condizioni nelle quali egli si trova.

Tribunale di Trani – Sentenza n. 13.02.2017 - Con ricorso ex art. 700 c.p.c., un dirigente medico dipendente a tempo indeterminato di una ASL, deduceva di avere presentato istanza di prolungamento dell'aspettativa non retribuita per motivi di lavoro, a seguito della proroga dell'incarico a tempo determinato da parte di altra azienda sanitaria; non avendo ottenuto la richiesta proroga, chiedeva ordinarsi alla sua ASL, di concedere l'aspettativa per tutta la durata dell'incarico conferitole dall'altra Azienda.L'aspettativa gli è stata negata.L'aspettativa prevista e regolata dal comma 8, lett. b) dell'art.10 CCNL Dirigenza Medica deve essere inquadrata, per quanto riguarda i presupposti per la sua concessione, nella previsione generale contenuta nel comma 1 e, conseguentemente, il periodo di aspettativa richiesto dal dirigente medico può essere concesso compatibilmente con le esigenze di servizio e l'azienda può motivatamente negarlo per preminenti esigenze organizzative.

Tribunale di Pordenone – Sentenza 17.03.2017 - : ha stabilito la non risarcibilità del danno biologico permanente quando l’accertamento non avvenga attraverso una valutazione clinico strumentale obiettiva. Infatti solo in ipotesi di assoluta mancanza di riscontro clinico i diritti inviolabili della persona, consacrati a livello costituzionale, possono essere bilanciati con altri principi quali il valore dell'iniziativa economica privata connesso all'attività del vettore (C. Cost. 132/1985) ed il dovere di solidarietà sociale, secondo cui non è risarcibile il danno per lesioni di quei diritti che non superi il livello di tollerabilità che ogni persona inserita nel contesto sociale deve accettare in virtù del dovere di tolleranza che la convivenza impone (C. Cass. 26972/2008).

Sentenze: le novità 8-12 maggio

Questa settimana:
- Indennizzo una tantum per soggetti danneggiati da epatite
- Retribuzione lavoro straordinario
- Interruzione volontaria di gravidanza
- Intramoenia allargata
- LPI e vigilanza dell'Azienda

Tribunale di Bari – sezione Lavoro – Sentenza n. 1274/2017: La previsione contenuta nell'art. 2, comma 2, della legge n. 210 del 1992, di un indennizzo aggiuntivo, per il periodo antecedente l'entrata in vigore della legge medesima, sotto forma di assegno una tantum, non è applicabile ai soggetti danneggiati da epatite post-trasfusionale o da infezione HIV.Il menzionato art. 2, difatti, limita espressamente tale beneficio a quanti abbiano subito una menomazione permanente alla salute a seguito di vaccinazione obbligatoria. Questa interpretazione, peraltro, è conforme al dettato costituzionale, come già ritenuto anche dalla Consulta in diversi arresti.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Sentenza n. 7921/2017: Una Azienda ospedaliera ricorre alla Corte suprema perché cassi la sentenza della Corte territoriale che, confermando la sentenza di primo grado, aveva condannato l’Azienda al pagamento di una somma a titolo di retribuzione per le ore di lavoro straordinario effettuate da un dirigente medico. I giudici, accogliendo il ricorso dell’Amministrazione, si riportano al principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite in base al quale: “l'art. 65 del CCNL 5 dicembre 1996, area dirigenza medica e veterinaria, nel prevedere la corresponsione di una retribuzione di risultato compensativa anche dell'eventuale superamento dell'orario lavorativo per il raggiungimento dell'obiettivo assegnato, esclude in generale il diritto del dirigente, incaricato della direzione di struttura, ad essere compensato per lavoro straordinario, senza che, dunque, sia possibile la distinzione tra il superamento dell'orario di lavoro preordinato al raggiungimento dei risultati assegnati e quello imposto da esigenze del servizio ordinario, poiché la complessiva prestazione del dirigente deve essere svolta al fine di conseguire gli obiettivi propri ed immancabili dell'incarico affidatogli.” Tale principio, ricordano poi i giudici: “è stato poi ribadito in successive pronunce con le quali si è precisato che lo stesso si applica anche al personale dirigente in posizione non apicale, rispondendo ad esigenze comuni all'intera dirigenza e ad una lettura sistematica delle norme contrattuali, che, ove hanno inteso riconoscere (come per l'attività connessa alle guardie mediche) una compensazione delle ore straordinarie per i medici dirigenti, lo hanno specificamente previsto. Ne consegue che non è possibile distinguere tra il superamento dell'orario di lavoro preordinato al raggiungimento dei risultati assegnati e quello imposto da esigenze del servizio ordinario.»

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Sentenza n. 9251/2017: Nella responsabilità medica da nascita indesiderata, il genitore che agisce per il risarcimento del danno ha l’onere di provare che la madre avrebbe esercitato la facoltà di interrompere la gravidanza – ricorrendone le condizioni di legge – ove fosse stata tempestivamente informata dell’anomalia fetale; quest’onere può essere assolto in base a inferenze desumibili dagli elementi di prova, quali il ricorso al consulto medico proprio per conoscere lo stato di salute del nascituro, le precarie condizioni psico-fisiche della gestante, le sue pregresse manifestazioni di pensiero propense all’opzione abortiva.

Corte dei Conti – Sezione II – Sentenza n. 240/2017: Non v’è dubbio che l’esercizio dell’intramoenia allargata in assenza di titolo autorizzativo integri una condotta contraria al dettato normativo, ma per l’imputazione del fatto antigiuridico così delineato, occorre l’elemento soggettivo del dolo o della colpa grave che, unitamente all’esistenza del danno erariale, può integrare la responsabilità amministrativa dell’agente.Ferma l’antigiuridicità della condotta siccome evidenziata in sentenza, il primo giudice ha escluso la ricorrenza in fattispecie della colpa grave (e, a fortiori, del dolo contestato) atteso che il comportamento univocamente concludente dell’Amministrazione quale esternatosi in circostanze obiettive, fattuali e documentali, ha ingenerato nell’agente l’incolpevole affidamento di agire in modo regolare.

Corte dei Conti – Sezione Lombardia – Sentenza n. 58/2017: Secondo la corte dei Conti va rilevato un effettivo concorso datoriale consistente in un omesso o superficiale monitoraggio, da parte della Azienda, sul corretto esercizio dell’attività di esclusiva da parte dei suoi dipendenti che, nel caso di specie, ha contribuito perlomeno a facilitare - senza alcun effetto dissuasivo nei confronti del convenuto, e, comunque, senza alcun impulso ripristinatorio della legalità - lo svolgimento per ben tredici mesi delle vietate attività extramoenia da parte dell’odierno convenuto, addirittura all’interno della struttura ospedaliera.In ordine al quantum del danno, deve essere valutata l’incidenza di un eventuale contributo concausale della Azienda Ospedaliera che avrebbe potuto e dovuto svolgere attività di vigilanza ed ispettiva ai sensi dell’art.72, comma 8, l. n. 448/199

Sentenze: le novità dal 2 al 5 maggio 2017

Questa settimana:
- Responsabilità e nesso causale
- Regole di “buona pratica medica”
- Moduli di consenso e responsabilità
- Massofisioterapisti sono figura sanitaria
- Facente funzioni
- Assicurazioni e polizze claim's made

 

 

Tribunale di Roma – sezione XIII – Sentenza n. 4176/2017: È principio consolidato che nell'ambito della responsabilità medica l'onere della prova della causalità tra la condotta del medico allegata come negligente ovvero imperita, ovvero comunque inosservante delle leges artis, e l'evento è posto a carico del paziente danneggiato il quale deve fornire la prova del contratto (o del "contatto") e dell'aggravamento della situazione patologica (o dell'insorgenza di nuove patologie per effetto dell'intervento) e del relativo nesso di causalità con l'azione o l'omissione dei sanitari.

Corte dei Conti Emilia Romagna – Sentenza n. 77/2017: Trattandosi di danno erariale indiretto, in conseguenza della definizione transattiva di una vicenda di “malpractice” sanitaria, il pagamento della somma a titolo di ristoro transattivo costituisce un presupposto di fatto sul quale il giudice contabile deve svolgere le sue considerazioni riguardo ai presupposti soggettivi e alla sussistenza di un nesso di causalità tra la condotta dei convenuti e il danno arrecato all'amministrazione di appartenenza, onde procedere a un'autonoma valutazione sull'esistenza degli elementi della responsabilità contestata. A causa della deviazione delle regole della buona pratica medica”, la Procura chiede il rimborso ai medici.

Tar Lazio – Sezione III quater - Sentenza n. 4497/2017: Il Tar Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso del comitato europeo massofisioterapisti (Cem) contro il Ministero della Salute per la mancata adozione di quanto previsto dal DM 10 luglio 1998, per la determinazione della figura professionale del massofisioterapista. Ma i giudici hanno comunque sottolineato che se anche fossero entrati nel merito avrebbero sostenuto le argomentazioni del ministero della Salute in quanto la normativa di riferimento è stata abrogata (in parte) dal Titolo V della Costituzione.Il Comitato massofisioterapisti italiani ha sbagliato a ricorrere la Tar, ha sbagliato l’oggetto del ricorso, non ha considerato le leggi subentrate a quelle a cui fa riferimento che hanno modificato il quadro giuridico della professione.

Tribunale di Napoli – Sezione VIII - Sentenza n. 4071/2017: Non possono assumere rilevanza alcuna i profili attinenti all'avvenuta sottoscrizione dei moduli di cd. "consenso informato"; come emerso dalla relazione di Consulenza Tecnica d'Ufficio, si è trattato non già di mere complicanze scaturite da un intervento chirurgico correttamente realizzato, ma piuttosto di esiti lesivi derivati da un'ipotesi di negligenza e, dunque, di prestazione medico-chirurgica inadeguatamente eseguita.Secondo la Corte di Cassazione, infatti, pur sussistendo il consenso consapevole, può configurarsi responsabilità da lesione della salute se la prestazione terapeutica sia tuttavia inadeguatamente eseguita; il consenso prestato dal paziente è irrilevante, poiché la lesione della salute si ricollega causalmente alla colposa condotta del medico nell'esecuzione della prestazione terapeutica, inesattamente adempiuta dopo la diagnosi.

Cassazione Lavoro – Sentenza n. 9879/2017: La recente sentenza della Cassazione n. 9879 del 19 aprile 2017, ha affermato il principio secondo cui al dirigente medico che svolge funzione di sostituzione del responsabile di struttura complessa non spetta il trattamento economico accessorio complessivamente previsto per il titolare di struttura, ma esclusivamente l’indennità sostitutiva stabilita dal contratto - anche se la sostituzione si protrae oltre i limiti fissati dalla contrattazione collettiva (massimo 12 mesi di durata nelle more dell’espletamento delle procedure concorsuali – art. 18, co. 4, Ccnl 8.6.2000) – poiché la suddetta funzione non rappresenta svolgimento di mansioni superiori ma avviene nell'ambito del ruolo e del livello unico della dirigenza sanitaria. Tale pronuncia, si pone in contrasto l’opposto orientamento espresso dalla sentenza della Cassazione 6 luglio 2015, n. 13809, la quale ha invece affermato che “la sostituzione nell'incarico di dirigente medico del servizio sanitario nazionale, a norma dell'art. 18 del c.c.n.l. della dirigenza medica e veterinaria del 8 giugno 2000, è finalizzata a consentire l'espletamento della procedura per la copertura del posto resosi vacante, sicché è destinata ad operare per un periodo massimo di sei mesi, prorogabili a dodici, nei quali spetta, a partire dal terzo mese, l'indennità ivi prevista. Quando, peraltro, detto ambito temporale sia superato, l'assegnazione delle mansioni dirigenziali in sostituzione cessa di rientrare tra le prestazioni normalmente esigibili e si configura come espletamento di mansioni superiori, con diritto alla corrispondente retribuzione, in ossequio al principio di cui all'art. 36 Cost.”.

Cassazione Civile – Sentenza n. 10506/2017: Secondo i giudici la clausola claim’s made in sanità è un patto atipico immeritevole di tutela in quanto realizza un ingiusto e sproporzionato vantaggio dell’assicuratore, e pone l’assicurato in una condizione di indeterminata e non controllabile soggezione”. Con questo tipo di polizze l’assicurato non è infatti tutelato se la richiesta di danni per un sinistro avvenuto nel periodo di vigenza della polizza arriva però dopo la scadenza della stessa.

Sentenze: le novità dal 10 al 14 aprile

Questa settimana:
- orario lavoro: la regione non può decidere su orari di riposo e assunzioni extra
- responsabilità medica,
- trattamento pensionistico dei ricercatori e dirigenti medici,
- CRI e buoni pasto

Corte Costituzionale - sentenza 72/2017: la regione non può decidere su orari di riposo e assunzioni extra. Sono incostituzionali le leggi regionali in contrasto con la normativa nazionale sull'orario di lavoro del personale sanitario e sull'acquisizione di personale sanitario a tempo determinato. La Corte Costituzionale con la sentenza n. 72/2017 boccia le norme della Regione Basilicata. Il testo della sentenza.

Cassazione Penale – Sentenza n. 16140/2017: Già prima dell’entrata in vigore della legge gelli il 1 aprile 2017, la corte di Cassazione con questa sentenza, avente ad oggetto la responsabilità penale di un chirurgo per il reato di lesioni personali colpose (art. 590 c.p.), ha avuto modo di interloquire sulla riforma legislativa in materia di c.d. responsabilità medica.La Suprema Corte, infatti, nell’annullare il provvedimento impugnato per carenza della motivazione in ordine alla sussistenza del nesso di causalità, si è occupata altresì dei profili di rimproverabilità colposa della condotta tenuta dal sanitario-imputato, atteso che il giudice del rinvio si troverà a dover giudicare nella vigenza della nuova normativa, nel frattempo entrata in vigore.In motivazione si legge che l’intervenuta parziale “abolitio criminis”, realizzata dall’art. 3, L. 189/2012 (di conversione del c.d. decreto Balduzzi), in relazione alle ipotesi di omicidio e lesioni colpose connotate da colpa lieve, comporta che, nei procedimenti relativi a tali reati, pendenti in sede di merito alla data di entrata in vigore della novella, il giudice, in applicazione dell’art. 2, comma secondo, cod. pen., deve procedere d’ufficio all’accertamento del grado della colpa, in particolare verificando se la condotta del sanitario poteva dirsi aderente ad accreditate linee guida.

Tar Lazio – Sezione III - Sentenza n. 3641/2017: Il ricorrente ha fatto presente che i ricercatori universitari al contempo dirigenti medici, andavano in pensione a 65 anni, salvo, previa istanza, dopo aver maturato 40 anni di servizio, non oltre comunque i 70 anni; ha inoltre sostenuto che vi era equiparazione a livello normativo tra le due categorie sotto il profilo del trattamento economico e a livello generale.L’Amministrazione ne aveva disposto il collocamento a riposo, a decorrere dall’inizio dell’anno accademico successivo alla data di compimento dell’età limite dei 65 anni, ex art.34, comma 7 del DPR n.382 del 1980.Invero secondo la normativa contenuta negli artt.102 del DPR n.382 del 1980 e 15-nonies, comma 2 del d.lgs. n. 502 del 1992, l’equiparazione tra il personale medico universitario, nel quale è annoverato l’interessato, e i medici del Servizio Sanitario Nazionale opera solo a livello di trattamento economico, in ragione dell’equivalenza delle prestazioni di assistenza medica, non anche ai fini previdenziali, fermo restando dunque lo stato giuridico dei primi.

Tar Lazio – Sezione III quater- Sentenza n. 3988/2017: Dopo alcune iniziali pronunce negative in particolare di primo grado, la giurisprudenza amministrativa ha definitivamente e condivisibilmente chiarito che la struttura e funzione dei buoni-pasto, sostitutivi della fruizione gratuita del servizio mensa presso la sede di lavoro esclude «ogni forma di monetizzazione indennizzante».«Infatti, a prescindere dalla natura assistenziale o retributiva dell’istituto in questione, è decisivo rimarcare che, nel caso di specie, i dipendenti non hanno percepito somme in denaro, bensì titoli non monetizzabili destinati esclusivamente ad esigenze alimentari in sostituzione del servizio mensa e, per tale causale, pacificamente spesi nel periodo di riferimento, e che, pertanto, si tratta di benefici destinati a soddisfare esigenze di vita primarie e fondamentali dei dipendenti medesimi, di valenza costituzionale, con conseguente inconfigurabilità di una pretesa restitutoria, per equivalente monetario, del maggior valore attribuito ai buoni-pasto nel periodo di riferimento».

 

Sentenze: le novità dal 3 al 6 aprile 2017

Questa settimana:
- consenso informato,
- facente funzioni,
- criteri operativi sugli episodi da sottoporre a ricovero
- sindrome depressiva e danno alla salute,

Tribunale di Roma – Sezione XIII - Sentenza n. 802/2017: Il consenso informato non deve limitarsi ad una elencazione di possibili complicanze, ma da un lato deve spiegarne il significato e dall'altro deve indicare se le stesse siano più o meno probabili in relazione alle concrete condizioni fisiche della paziente.Si tratta, infatti, non di fornire informazioni che potrebbero essere tratte da una pagina di un qualsiasi testo, ma di spiegare al paziente, in relazione alle sue concrete condizioni ed alle caratteristiche della sua patologia, il tipo di intervento, i possibili effetti positivi e negativi, i possibili rischi determinati non solo sulla base della generica ricorrenza statistica ma adattati alle sue concrete condizioni fisiche.

Consiglio di Stato – III Sezione - Sentenza n. 957/2017: Non è ammissibile che, ove esista un posto apicale in una struttura sanitaria, le relative funzioni di guida e responsabilità non vengano esercitate dal medico ospedaliero titolare del posto di responsabilità immediatamente inferiore (nel caso l'aiuto anziano).Ciò infatti contrasterebbe con basilari principi di buon andamento del sistema di sanità pubblica, e priverebbe la comunità degli utenti-pazienti della indispensabile figura, responsabile sotto ogni aspetto, della guida della struttura sanitaria.Non potrebbe, infatti, l'Amministrazione mantenere vacante un posto apicale e al tempo stesso sottrarre al sistema - a sé dovendo imputare la lunghezza del periodo di vacanza (nel caso, due anni e mezzo) - la figura apicale, profittando, senza alcun onere, della prestazione doverosa del primario verso gli utenti-pazienti.

Tar Lazio –Sezione III quater - Sentenza n. 3280/2017: Parte ricorrente ha richiesto alla Regione Lazio per conoscere “quali cartelle cliniche appartengono alla selezione dei controlli mirati (su eventi di interesse regionale) e controlli mirati liberi e quali ai controlli casuali”, in sede di controlli analitici delle prestazioni di degenza anno 2014, senza tuttavia ricevere al riguardo alcun riscontro.Il Collegio ha ritenuto, all'esito dell'istruttoria, di condannare la Regione Lazio a fornire adeguata risposta all'interessata, ritenendo l'Ente in grado di individuare le tre modalità in ordine alle quali le cartelle cliniche possono essere selezionate.

Tribunale di Napoli – VIII Sezione - Sentenza n. 1498/2017: Nulla può essere liquidato a titolo di danno alla salute per la sindrome depressiva asseritamente contratta a seguito della morte del proprio coniuge, trattandosi di elemento circostanziale che risulta essere rimasto circoscritto e confinato al piano delle mere allegazioni e che, dunque, non ha trovato riscontro in alcun documento prodotto in giudizio.Mediante la produzione di perizie psichiatriche, senza l'allegazione di concreti dati relativi alle condizioni di salute sulla base dei quali disporre una C.T.U., non può dirsi dimostrata in giudizio l'esistenza di un danno biologico "iure proprio". Infatti la consulenza tecnica non costituisce un mezzo di prova, ma un mezzo di valutazione, sotto il profilo tecnico-scientifico di dati già acquisiti al processo.

 

Sentenze: le novità dal 20 al 24 marzo 2017

Questa settimana:
- certificato medico e falsa attestazione in atti;
- doveri di protezione nei confronti del paziente;
- accreditamento ambulatori;
- medico ed infermiere limiti della responsabilità

Cassazione – VI Sezione Penale - Sentenza n. 11540/2017: Punibile l'avvocato che, grazie al falso certificato medico, non partecipa all'udienza. In tema di reati contro l’amministrazione della giustizia, risponde del reato di false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale (art. 374-bis, c.p.) e non di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 481 c.p.) colui che chiede ad un medico di redigere una certificazione nella quale venga attestata una falsa diagnosi, dichiarando poi tramite il citato certificato medico prodotto all'A.G. di essere affetto da una patologia, in realtà̀ inesistente, e di essere impedito a partecipare ad un'udienza.

Cassazione – III Sezione Civile - Sentenza n. 6030/2017: L’Ospedale deve rispettare i doveri di protezione nei confronti del paziente. Nella fattispecie il tentativo di suicidio in ospedale è risultato collegato alle condizioni della struttura; dalla ricostruzione dei fatti è emerso che la finestra del bagno, da cui si è lanciata la paziente – affetta da problemi psichiatrici –, era priva di un parapetto adeguato e di inferriate o altri ripari, e quindi non era sufficiente perché fossero rispettati gli obblighi di protezione incombenti sulla struttura sanitaria stessa.

Tar Campania – II Sezione - Sentenza n. 432/2017: Il rilascio dell'autorizzazione per le imprese in regime privatistico deve prescindere dall'accreditamento e dal fabbisogno complessivo, perché altrimenti ragionando si realizzerebbe uno strumento ablatorio delle prerogative dei soggetti che intendano offrire, in regime privatistico (vale a dire senza rimborsi o sovvenzioni a carico della spesa pubblica, e con corrispettivi a carico unicamente degli utenti), mezzi e strumenti di diagnosi, di cura e di assistenza sul territorio.

Corte di Cassazione – IV Sezione Penale - Sentenza n. 8080/2017: Rinviata alla Corte di Appello di Catania una sentenza di doppia condanna di un anestesista e un infermiere per non aver seguito i protocolli nella fase post operatoria di un paziente finito in coma. Secondo la Cassazione la “fase di risveglio” è in capo al medico, da assolvere, quella “di recupero” è dell’infermiere, da condannare

 

Sentenze: le novità dal 13 al 17 marzo

Questa settimana:
- Specializzandi 83-91;
- Richiesta di adeguamento del contratto di assicurazione per i medici in continuità assistenziale;
- Obbligo di verifica sui titoli dei collaboratori;
- Illegittima la decadenza comminata ad uno specializzando suprannumerario.

Cassazione – III Sezione Civile - Sentenza n. 5781/2017: Specializzandi 1983-1991: i giudici della Terza Sezione della Cassazione hanno riconosciuto il diritto al risarcimento del danno al medico specialista, iscritto a una scuola di specializzazione prima del 1991, il quale non è tenuto a provare che il corso frequentato sia esclusivo e a tempo pieno, ma deve solo provare d’avere frequentato un corso di specializzazione senza essere stato remunerato. La Corte cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di Appello di Catania, che nel riesaminare il giudizio dovrà appellarsi al seguente principio: il medico specialista che, essendosi iscritto ad una scuola di specializzazione prima del 1991 e non avendo percepito alcuna remunerazione durante il corso, domandi il risarcimento del danno da mancata attuazione delle direttive 75/362/CEE e 82/76/CEE, non è tenuto a provare che il corso frequentato fosse esclusivo ed a tempo pieno, ma deve solo provare di aver frequentato un corso di specializzazione senza essere remunerato.

Tar Campania Napoli – Sezione V - Sentenza n. 713/2017: La controversia che coinvolge lo specifico istituto previsto dall'art. 58 dell'accordo collettivo nazionale, in tema di assicurazione contro gli infortuni subiti dai medici che svolgono il servizio di continuità assistenziale a causa od in occasione dell'attività professionale, rientra nella cognizione dell'autorità giudiziaria ordinaria.

Corte di Appello di Palermo – Sezione I Penale - Sentenza 8 giugno 2016: Il responsabile di uno studio medico per la peculiarità della funzione posta a tutela di un bene primario ha l'obbligo di verificare, in via prioritaria, il possesso dei titoli formali dei suoi collaboratori, curando che in relazione ai detti titoli essi svolgano l'attività per cui essi risultano abilitati. Risponde a titolo di concorso nel delitto di cui all'art. 348 c.p. (Abuso di esercizio di una professione), chiunque consenta o agevoli lo svolgimento da parte di persona non autorizzata di attività professionale per cui è richiesta una specifica abilitazione dello Stato. Dalla natura di norma penale in bianco dell'art. 348 c.p. deriva che l'ignoranza dei limiti di attività autorizzati dalla legge, in relazione al titolo professionale conseguito, corrisponde ad ignoranza della legge penale, inescusabile per colui il quale, come il titolare, aveva un onere specifico di informazione, oltre che una particolare e specifica preparazione professionale.

Tar Lazio – Sezione III - Sentenza 2924/2017: Illegittima la decadenza comminata ad uno specializzando soprannumerario respinto all’esame finale.Per quanto riguarda la decadenza dalla qualità di studente, una precisa disposizione normativa di fonte primaria (l’art. 11, comma 2, del DPR 10 marzo 1982, n. 162) prevede che il candidato (specializzando) che non supera l’esame potrà ripetere l'anno di corso una sola volta; tale disposizione, non può essere derogata in peius anche in sede di normativa di dettaglio dell’Ente, trattandosi di un limite posto all'autonomia organizzativa delle singole Università.Né tale potere derogatorio della fonte primaria può ritenersi sia stato attribuito da altra fonte legislativa successiva come l’art. 11 della legge 19.11.1990, n. 341, il quale si limita a prevedere che le Università possano disciplinare, con proprio regolamento, anche “i limiti delle possibilità di iscrizione ai fuori corso”.

Corte di Cassazione – IV Sezione Penale - Sentenza n. 8080/2017: Rinviata alla Corte di Appello di Catania una sentenza di doppia condanna di un anestesista e un infermiere per non aver seguito i protocolli nella fase post operatoria di un paziente finito in coma. Secondo la Cassazione la “fase di risveglio” è in capo al medico, da assolvere, quella “di recupero” è dell’infermiere, da condannare.

Sentenze: le novità dal 6 al 10 marzo

Questa settimana:
- stop alla pubblicazione dei dati;
- concussione medica;
- autocertificazione ed incompatibilità;
- indennità De Maria;
- giurisdizione ordinaria per controversie aventi ad oggetto il rapporto di lavoro del personale universitario;
- soppressione strutture complesse ed assegnazione della direzione della nuova struttura;
- medico INPS e medico Commissioni Mef;
- responsabilità e linee guida.

Tar Lazio - ordinanza 1030/2017: Il tar ha sospeso la diffusione dei dati di dirigenti e familiari. Stop dunque alla pubblicazione dei redditi. Alcuni funzionari dipebdenti dell'autorità del garante per la protezione dei dati personali si sono opposti alla pubblicazione dei loro redditi prevista dalle disposizioni dell'articolo 14, comma 1-bis del dlgs. 33/2013, il quale richiede che le pubbliche amministrazioni pubblichino i redditi dei titolari di incarichi dirigenziali, nonchè del coniuge non separato e dei parenti entro il secondo grado, ove gli stessi vi consentano.Va data evidenza dell'eventuale mancato consenso. Al tar è stato richiesto l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia di una serie di note del segretario generale del Garante della Privacy, di ogni atto presupposto e conseguente, eventualmente previa disapplicazione dell'art. 14 del f.lgs. 33/2013.

Cassazione Penale – Sezione VI – Sentenza n. 46649/2016 : il medico che abusa della sua posizione e pretende, serve ad indentificare la concussione medica. Viene confermata la valutazione dei giudici di merito che hanno ritenuto abusante e soverchiante la posizione dell’indagato e coartanti le richieste di denaro dirette a pazienti, non in condizioni di resistere o opporsi alle indebite richieste, ma costretti a piegarsi nella speranza di vedere migliorare le proprie condizioni di salute e, trattandosi della tutela di un bene primario, nelle condizioni descritte non poteva essere oggetto di trattativa economica.

Cassazione Penale – Sezione IV– Sentenza n. 1082/2016 : La Corte di Cassazione ha ritenuto giustificati gli arresti domiciliari inflitti a un medico di una struttura pubblica che, speculando sui tempi di interruzione volontaria della gravidanza nell’ospedale presso cui operava, spingeva delle donne gravide che avevano interesse o necessità di abortire in tempi ristretti, a sottoporsi all’operazione presso il suo studio privato. La Corte sostiene che dirottare i pazienti presso il proprio studio medico privato, in alcuni casi può integrare anche il reato di concussione

Corte dei Conti – Sezione Emilia Romagna – Sentenza n. 44/2017 : Il modulo di "autocertificazione informativa" predisposto dall'AUSL, concernente il possesso dei requisiti necessari ai fini dell'accettazione dell'incarico, prevede espressamente la dichiarazione di "essere/non essere titolare di rapporto di lavoro dipendente a tempo pieno, a tempo definito, a tempo parziale, anche come incaricato o supplente, presso soggetti pubblici o privati". Rispetto a tale adempimento, il medico ha consapevolmente sottoscritto la predetta dichiarazione sostitutiva di atto notorio, dichiarando di non essere titolare di alcun rapporto di lavoro dipendente, dissimulando ab origine una condizione di incompatibilità assoluta che di per sé gli avrebbe precluso l'affidamento dell'incarico. In ogni caso il medico si è astenuto, durante tutto lo svolgimento del rapporto convenzionale, sia dal rappresentare altrimenti la propria condizione di dipendente pubblico, sia dal far cessare la situazione di incompatibilità (come prescrive a chiare lettere il comma 8 dell'articolo 17 dell'ACN).

Consiglio di Stato – Sezione VI – Sentenza n. 538/2017: La c.d. Indennità De Maria, va corrisposta fino a tutto il 2008, e non oltre. È vero che l'indennità c.d. De Maria sopravvive rispetto alla data di entrata in vigore del d.lgs. 517 del 1999, ma non è vero che tale sopravvivenza possa essere per sempre. In verità, l'esaurimento del suo dovere di corresponsione, pur in assenza di una abrogazione espressa dell'art. 31 del DPR n. 761 del 1979, si è già innescato con la stessa entrata in vigore dell'art. 6, co. 4, del decreto delegato n. 517 e la sua definitiva scomparsa non è stata dal Legislatore delegato ancorata ad un termine certo e prestabilito per il semplice fatto che, all'epoca, tale Legislatore non poteva sicuramente prefigurare entro quanto tempo, a livello attuativo-applicativo, il nuovo regime di trattamento economico avrebbe trovato una sua realizzazione. Ed in ogni caso l’indennità c.d. De Maria non può sopravvivere oltremodo per il semplice fatto che rispetto ad essa (e alla sua ratio) il nuovo regime di cui al citato art. 6 è completamente sostitutivo.

Tar Puglia Bari – Sezione I – Sentenza n. 122/2017: appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto il rapporto di lavoro del personale universitario con l’azienda sanitaria. Infatti il decreto legislativo distingue il rapporto di lavoro dei professori e ricercatori con l’Università da quello instaurato dagli stessi con l'azienda ospedaliera e dispone che, sia per l'esercizio dell'attività assistenziale, sia per il rapporto con le aziende, si applichino le norme stabilite per il personale del servizio sanitario nazionale, con la conseguenza che, quando la parte datoriale si identifichi nell'azienda sanitaria, la qualifica di professore universitario funge da mero presupposto del rapporto lavorativo e l'attività svolta si inserisce nei fini istituzionali e nell'organizzazione dell'azienda.

Tar Piemonte Torino – Sezione II – Sentenza n. 201/2017: La ricorrente rivendica che l'Azienda avrebbe dovuto riservare la selezione per la nuova struttura complessa ai dirigenti coinvolti nel processo di riorganizzazione, destinati a perdere l'incarico, anziché pubblicare un bando aperto alla partecipazione di professionisti esterni. Il Tar afferma che non può essere reclamata la diretta assegnazione della direzione della nuova struttura complessa, perché l'Azienda è tenuta a percorrere la procedura di selezione disciplinata dal comma 7-bis dell'art. 15 del d.lgs. n. 502 del 1992, aperta a candidati esterni in possesso dei titoli di qualificazione prescritti dall'avviso pubblico. Né può darsi rilevanza all'asserita coincidenza delle competenze proprie della struttura (ormai soppressa) fin qui diretta dalla ricorrente e di quella nuova, messa a concorso. Infatti l'art. 9, comma 32, del D.L. n. 78 del 2010 consente all'Azienda Ospedaliera, in dipendenza del processo di riorganizzazione in atto, di non confermare l'incarico già conferito al proprio dirigente, in esplicita disapplicazione di tutte le disposizioni normative e contrattuali più favorevoli.

Tar Lazio – Sezione III-quater – Sentenza n. 2218/2017: Il tar annulla la circolare INPS del 17 marzo 2016, affermando che non esiste alcuna incompatibilità tra le funzioni di medico Inps e quelle di medico componente o Presidente nelle Commissioni mediche di verifica presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Cassazione Penale – Sezione IV- – Sentenza n. 8080/2017: La legge n. 189/2012, c.d. legge Balduzzi, nel convertire il D.L. 158 del 2012, ha stabilito nell’art. 3 che l’esercente la professione sanitaria, che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, non risponde penalmente per colpa lieve.Tale disposizione ha introdotto nel nostro ordinamento una rilevante novità in quanto è stato attribuito al grado della colpa non più solo il ruolo di parametro per la determinazione della pena (art. 133 c.p.), ma anche una diretta incidenza sulla tipicità del fatto.La più recente giurisprudenza estende la rilevanza della colpa lieve anche ad addebiti diversi dall’imperizia

 

Sentenze: le novità dal 20 al 24 febbraio

Questa settimana:
- equipollenza tra titoli di studio;
- medico psichiatra e responsabilità;
- il danno da emotrasfusione;
- omesso controllo cartella clinica e ricorso alle presunzioni;
 

Tar Puglia – Sezione I  – Sentenza n. 124/2017: L’equipollenza fra titoli di studio può essere infatti stabilita solo dalle norme, primarie o secondarie e non, invece, ad opera dell'Amministrazione o del giudice, in base a valutazioni sull'ampiezza degli esami sostenuti o sull'eventuale assorbenza di un titolo rispetto ad un altro. Non è ammissibile ritenere sussistente l'equipollenza tra titoli sulla base di una sorta di "proprietà transitiva" o di equipollenza derivata senza che il suddetto interscambio tra l'una e l'altra specializzazione comporti una "vanificazione" della stessa normativa in tema di equipollenza ed affinità.Considerato il carattere eccezionale delle norme che stabiliscono l'equipollenza dei titoli di studio, deve essere esclusa la possibilità che queste siano suscettibili di interpretazione analogica atteso che sia per ritenere un titolo di studio assorbente rispetto ad un altro, o perché quest'altro sia propedeutico rispetto al primo o perché il primo tratti delle stesse, fondamentali materie dell'altro, ma in maniera più approfondita, sia per ritenere l'equipollenza fra più titoli di studio, occorre un atto normativo

Cassazione Penale – Sezione V – Sentenza n. 50681/2016: Una eventuale responsabilità in capo al medico potrebbe essere costruita esclusivamente in termini colposi, per avere omesso la diligenza richiesta nel valutare la sintomatologia della paziente e la rispondenza alle sue peculiari esigenze dell’ambiente in cui si trovava, quindi estranei alla fattispecie contestata. Gli elementi in fatto su cui si fonda la sentenza impugnata sono stati correttamente interpretati e valutati ed hanno condotto all’unico esito possibile che, oltretutto, tiene in adeguato conto i rapporti fra l’art. 591 c.p. e la legge n. 189 del 1978, che vieta la coazione strutturale e prevede, per il trattamento sanitario volontario, il ricovero dell’ammalato in strutture aperte.

Cassazione – III Sezione Civile – Sentenza n. 3125/2017: Il danno (cd. danno/evento) causato dall’emotrasfusione è infatti rappresentato dalla contrazione del virus, mentre l’insorgenza e la successiva evoluzione dei conseguenti danni epatici riguardano esclusivamente l’entità del pregiudizio derivante dall’illecito (e cioè il cd. danno/conseguenza).È quindi corretta, in diritto, la conclusione della corte di merito secondo la quale la prescrizione dell’azione risarcitoria decorre dal momento in cui vi è evidenza (o possibile evidenza) della avvenuta contrazione del virus HCV in conseguenza di una determinata emotrasfusione, e non solo dal momento dell’accertamento in concreto dei conseguenti danni epatici.

Corte d’Appello di Campobasso – Sentenza dell’8 agosto 2016: Il medico ha l'obbligo di controllare la completezza e la esattezza delle cartelle cliniche e dei referti allegati, la relativa violazione non solo comporta la configurazione di un difetto di diligenza rispetto alla previsione generale contenuta nell'art. 1176, comma 2, c.c. e, quindi, di un inesatto adempimento della sua corrispondente prestazione professionale, ma consente, altresì, di fare ricorso alle presunzioni per meglio supportare la pretesa risarcitoria, assumendo rilievo, al riguardo, il criterio della "vicinanza alla prova", cioè della effettiva possibilità per l'una o per l'altra parte di offrirla.

🆕 Sentenze: le novità dal 13 al 17 febbraio

Questa settimana:
- responsabilità amministrativo-contabile per omessa menzione di documento nella dimissione;
- legge 104 e divieto di trasferimento per chi assiste parente disabile;
-  truffa aggravata e svolgimento dell’attività libero professionale durante l’orario di lavoro;
- demansionamento ingiustificato e ripristino dell’incarico;
- negligente modalità di prelievo ematico;
- esclusività e contestuale svolgimento attività extramuraria.

Corte dei Conti – Sezione giur. Emilia Romagna – Sentenza n. 2/2017: In caso di intrinseca evidente rilevanza del referto, tale da richiedere una particolare attenzione da parte del medico dimettente, l'omessa menzione di detto documento nella relazione di dimissione non può trovare giustificazione in una semplice dimenticanza, trattandosi piuttosto di una inescusabile macroscopica leggerezza professionale che assume, nella specie, la connotazione della colpa grave. Ai fini della responsabilità restano accertate sia la sussistenza del nesso di causalità tra la specifica condotta contestata al medesimo e il danno subito dall'Azienda, sia la connotazione gravemente colposa della condotta stessa.

Cassazione Civile  – Sezione Lavoro – Sentenza n. 25379/2016: Il divieto di trasferire il lavoratore che assiste un parente disabile, previsto dall’art. 33, comma 5 della legge n. 104 del 1992, prescinde dal previo accertamento della gravità dell’handicap da parte delle commissioni mediche delle Unità Sanitarie Locali di cui all’art. 4 della medesima legge. Al fine di valutare la legittimità o meno del trasferimento non ci si può limitare al dato, per l’appunto formalistico, della presenza o meno di documentazione medica proveniente dagli organi previsti dalla legge. Al contrario, occorre “procedere ad una valutazione della serietà e della rilevanza dell’handicap”. In altre parole, occorre considerare le reali e concrete esigenze di assistenza del famigliare disabile anche “a fronte delle esigenze produttive sottese al trasferimento”, operando, quindi, un raffronto tra di esse. Ciò allo scopo di valutare se le necessità aziendali siano di una urgenza tale da potersi imporre sulle contrapposte esigenze del lavoratore (e del parente portatore di handicap).

Cassazione Penale – Sentenza n. 6280/2017: risponde di truffa aggravata il primario che svolge attività libero professionale durante l’orario di servizio. Lo ha sancito la cassazione che ha annullato senza rinvio la sentenza di non luogo a procedere del Gip di Ivrea perché il fatto non costituisce reato.

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - Sentenza n. 217/2017: I giudici rigettano il ricorso, proposto da una azienda sanitaria condannata in primo ed in secondo grado, a risarcire il danno ad un dirigente che aveva subito un forte ed ingiustificato demansionamento con conseguente impoverimento della sua professionalità e a reintegrarlo nelle mansioni svolte prima del demansionamento

Tribunale di Cassazione – Sentenza del 9 agosto 2016 - : Negligente modalità di prelievo ematico ed esito cicatriziale risarcibile. Sotto il profilo della causalità materiale la cicatrice riscontrata sul gomito dell’attrice è “diretta ed esclusiva conseguenza delle ripetute manovre di inserimento dell’ago “canula”.

Corte dei Conti – Sezione Lombardia - Sentenza 3/2017 - : Sussiste la responsabilità amministrativa nei confronti del medico dipendente dal Ssn, nella ipotesi in cui percepisca la retribuzione prevista per i dirigenti in rapporto di esclusività, nonostante il contestuale svolgimento di attività professionale extramuraria presso il proprio studio privato, in palese ed immediata infrazione della disciplina vigente (nelle specie art. 72, co.6, L. 23 dicembre 1998, n. 448)". In ordine all'elemento soggettivo la condotta è da considerarsi come dolosa

 

Sentenze: le novità dal 6 al 10 febbraio 2017

Questa settimana:
-medico convenzionato ed obbligo di esclusiva;
-la clausola di salvaguardia;
- responsabilità del medico rispetto all’esecuzione della terapia;
- malattia multifattoriale ed onere della prova.

Corte dei Conti – Sezione giur. Veneto – Sentenza n. 124/2016: La Guardia di Finanza di Trento inviava alla Procura della Corte una denuncia di danno erariale a carico di un medico convenzionato con l'Azienda ULSS perché, nonostante fosse vincolato da un rapporto di esclusività con detta Azienda, avrebbe effettuato numerose prestazioni non autorizzate, in qualità di guardia medica presso una struttura carceraria.

Consiglio di Stato – Sezione III – Sentenza n. 430/2017: Il Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso in appello presentato da alcuni operatori privati accreditati contro la norma contenuta nei contratti che regolano rapporti e prestazioni con il servizio sanitario regionale. La cosiddetta “clausola di salvaguardia” che impedisce di presentare ricorso dopo che si è firmato l’accordo, secondo la suprema magistratura amministrativa, è pienamente valida poiché in linea con la nuova concezione del buon andamento economico finanziario”.

Tribunale di Treviso - Sentenza del 22 luglio: La possibilità di sottoporre all'attenzione del medico i referti delle analisi prescritte è un onere che ricade sul paziente, posto che è sempre quest'ultimo a poter decidere se sottoporsi o meno agli esami che il curante invita ad effettuare. Se così non fosse, ogni medico sarebbe tenuto non solo a visitare i pazienti ed a suggerire loro quali terapie, esami, interventi effettuare, ma anche a verificare che il paziente vi si sia effettivamente sottoposto e, in ipotesi affermativa, con quale esito.

Tribunale di Udine – Sezione Lavoro – sentenza del 17 agosto 2016: Esistono malattie che rientrano tra quelle la cui origine lavorativa è ritenuta di elevata probabilità (gruppo 2 lista I D.M. 27 aprile 2004) ma, in ipotesi di malattia multifattoriale, la previsione tabellare tanto della patologia quanto dell'agente patogeno ad essa ricollegabile impedisce l'applicazione della presunzione legale di origine professionale, con conseguente onere per chi agisce di provare il nesso causale tra la nocività dell'ambiente lavorativo e l'insorgenza della malattia.

Sentenze: le novità dal 30 gennaio al 3 febbraio 2017

Questa settimana: diritto all’automatica assegnazione di incarico ed alla indennità di esclusività; trattenimento in servizio ed equiparazione tra personale Universitario e medici Ssn; abilitazione per le funzioni di professore Universitario; trattenimento in servizio ed equiparazione tra personale universitario e medici Ssn; abilitazione per le funzioni di professore Universitario, malattia insorta durante il periodo feriale; Irap; ferie; responsabilità per colpa grave e danno erariale

Tribunale di Vicenza – I Sezione Civile – Sentenza n. 71/2017: Diritto all'automatica assegnazione di incarico ed alla indennità di esclusività: l'Anaao vince a Vicenza. Dopo gli esiti positivi in Umbria ed in Campania, l'Anaao torna a vincere in tribunale. Il Tribunale di Vicenza ha riconosciuto l'attribuzione dell'indennità di esclusività che non costituisce un adeguamento automatico collegato alla sola anzianità di servizio, ma è connessa al conseguimento di funzioni diverse ed in particolare ad uno specifico incarico aggiuntivo che l'Amministrazione è tenuta a conferire al dirigente che, superato il quinto anno di servizio, abbia anche conseguito positiva valutazione da parte della Commissione di valutazione.

Tar Lazio – sezione III - Sentenza n. 919/2017: Secondo la normativa contenuta negli artt.102 del DPR n. 382 del 1980 e 15-nonies, comma 2 del d.lgs. n. 502 del 1992, l'equiparazione tra il personale medico universitario e i medici del Servizio Sanitario Nazionale opera solo a livello di trattamento economico, in ragione dell'equivalenza delle prestazioni di assistenza medica, non anche ai fini previdenziali, fermo restando dunque lo stato giuridico dei primi. Il ricorrente in particolare ha fatto presente che la normativa invocata si applicava anche ai docenti universitari che prestavano servizio presso i Poli universitari, quali strutture complesse di ricerca e mediche; che personalmente svolgeva, all'interno del proprio reparto, attività di ricerca clinica e di assistenza medica; che dunque l'equivalenza delle prestazioni influiva anche sull'età pensionabile.

Tar Lazio – sezione III - Sentenza n. 920/2017:In relazione all'asserita disparità di trattamento operata dalla Commissione medesima, la stessa non è configurabile, trattandosi in ogni caso di procedura abilitativa e non concorsuale, dunque con numero di posti non limitato né predefinito, quindi senza confronto concorrenziale tra un candidato e l'altro. Inoltre posto che trattasi di procedura abilitativa per titoli e pubblicazioni, l'asserita pertinenza dei titoli al settore concorsuale in argomento potrebbe non essere sufficiente, ai fini del giudizio di idoneità, se viene rilevata, come nel caso di specie, la non pertinenza delle pubblicazioni al detto settore.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro - Sentenza n. 284/2017: La Corte chiarisce che la trasmissione al datore di lavoro, da parte del lavoratore, del certificato di malattia intervenuta durante il periodo feriale ed in relazione ai giorni compresi in tale periodo, vale come richiesta di modificazione del titolo di assenza (da ferie a malattia) pur in assenza di una espressa richiesta al riguardo. Inoltre i giudici ribadiscono che il “licenziamento per superamento del periodo di comporto è assimilabile non ad un licenziamento disciplinare ma ad un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Così che solo impropriamente riguardo ad esso si può parlare di contestazione delle assenze, non essendo necessaria la completa e minuta descrizione delle circostanze di fatto relative alla causale e trattandosi di eventi, l’assenza per malattia, di cui il lavoratore ha conoscenza diretta”.

Corte di Cassazione – VI Sezione Civile - Ordinanza n. 891/2017: In tema di Irap, il presupposto dell’autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro - Sentenza n. 2000/2017: la Cassazione chiarisce che, in materia di monetizzazione delle ferie, è fondamentale distinguere tra medici che possono attribuirsele e medici che invece non hanno tale potere. Con tale pronuncia, i giudici hanno infatti precisato che dalla necessità di interpretare tale norma in conformità al principio di irrinunciabilità delle ferie sancito dall'articolo 36 della Costituzione, discende l'applicabilità della stessa ai soli dirigenti titolari del potere di attribuirsi il periodo di ferie senza che vi sia ingerenza da parte del datore di lavoro. A tutti gli altri, invece, essa non si applica.

Corte dei Conti – Sezione giur. Calabria – Sentenza n. 273/2016: per la Corte dei Conti, "la condotta può essere valutata come gravemente colposa allorché il comportamento sia stato del tutto anomalo ed inadeguato, tale, cioè, da costituire una devianza macroscopica dai canoni di diligenza e perizia tecnica e da collocarsi in posizione di sostanziale estraneità rispetto al più elementare modello di attività volta alla realizzazione degli interessi cui gli operatori pubblici sono preposti”. Pertanto per configurare ipotesi di responsabilità a carico del medico, non basta che il comportamento sia stato riprovevole in quanto non rispondente perfettamente alle regole della scienza e dell'esperienza, ma è necessario che il medico, usando la dovuta diligenza, abbia potuto prevedere e prevenire l'evento verificatosi.

Sentenze: le novità dal 23 al 27 gennaio 2017

Questa settimana:
- Riforma Madia: il Consiglio di Stato: dà il via libera ai decreti attuativi
- obbligo di notifica al Garante privacy,
- pagamenti per assistiti deceduti ed omissione di controllo,
- attestato di formazione successivo al conferimento dell’incarico,
- illegittimità della legge regionale molisana su proroga contratti a tempo determinato,
- mancata risposta al “cercapersona”,
- i contratti “d’opera” nell’Azienda Sanitaria della provincia autonoma di Bolzano.

Consiglio di Stato – Commissione speciale - Parere n. 83/2017: Il Consiglio di Stato ha pubblicato il 17 gennaio 2017, il parere sul quesito posto dal Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione sulle modalità di attuazione della sentenza n. 251 del 2016 della Corte costituzionale. La Corte, lo scorso 25 novembre, aveva dichiarato incostituzionale la riforma della pubblica amministrazione (cd. Legge Madia – l. n. 124 del 2015), nella parte in cui la delega aveva previsto solo il “parere” e non l’“intesa” con le Regioni per cinque decreti legislativi di attuazione (servizi pubblici, dirigenza, dirigenza sanitaria, licenziamento disciplinare, società partecipate). I primi due decreti legislativi non sono stati più adottati, gli altri tre erano già in vigore al momento della sentenza della Consulta. Con questo parere, il Consiglio di Stato rileva innanzitutto l’importanza di “portare a termine le previsioni della l. n. 124 a seguito della sentenza della Corte”, anche “per non far perdere slancio riformatore all’intero disegno: i decreti legislativi interessati dalla sentenza costituiscono, infatti, non soltanto misure di grande rilievo di per sé, ma anche elementi di una riforma complessiva, che risulterebbe meno incisiva se limitata ad alcuni settori”. Nel merito, indica al Governo le modalità con cui attuare la sentenza della Corte senza far venir meno le riforme già adottate

Cassazione Civile – Sezione II - Sentenza n. 188/2017: Una Casa di Cura è stata condannata al pagamento di una sanzione amministrativa per omessa notificazione al garante della privacy del trattamento di dati sensibili ex art. 37 l. privacy. Al Garante vanno notificati i trattamenti dei “dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, trattati ai fini di procreazione assistita, prestazione di servizi sanitari per via telematica relativi a banche di dati o alla fornitura di beni, indagini epidemiologiche, rilevazione di malattie mentali, infettive e diffusive, sieropositività, trapianto di organi e tessuti e monitoraggio della spesa sanitaria”. Così la Cassazione con sentenza n. 188.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Lazio - Sentenza n. 317/2016: Ai vertici aziendali, nella loro formale veste di garanti della correttezza degli elenchi degli assistiti, incombono specifici doveri di impedire l'evento lesivo, (correttamente quantificato nelle somme non recuperate).Il danno erariale è accertato ed è riconducibile a comportamenti gravemente colpevoli, giacché i vertici aziendali hanno omesso di adempiere ai compiti di controllo e vigilanza loro demandati dalla vigente normativa in materia di aggiornamento degli elenchi degli assistiti. Non solo hanno evitato di dare qualsiasi tipo di impulso alle attività di verifica loro intestate in virtù dello specifico disposto dell'art. 10, comma 3, L. n. 724 del 1994, ma hanno colpevolmente tollerato le negligenze di tutto il personale loro sottoposto. In tale contesto, sebbene gli impiegati e funzionari ASL siano certamente corresponsabili, ai convenuti deve essere ascritto in maggior parte il denunciato danno erariale

Consiglio di Stato – Sezione III - Sentenza n. 5348/2016: Risulta del tutto coerente alla lettera ed alla ratio della previsione, una interpretazione della norma che consenta ai medici, ove già iscritti alla graduatoria regionale poiché in possesso del titolo equipollente, di far valere di anno in anno, in qualunque momento antecedente al conferimento degli incarichi, la sopravvenuta acquisizione del titolo di specializzazione in medicina generale, in quanto ciò li rende presuntivamente maggiormente idonei a tutelare la salute dei pazienti, e pertanto determina il loro inserimento nella quota del 67% con l'attribuzione del relativo punteggio, senza che ciò alteri la par condicio fra i medici che aspirano ad ottenere l'incarico secondo le pregresse graduatorie, dovendo tutti gli interessati essere parametrati alla stregua della loro idoneità a tutelare la salute dei pazienti al momento dell'assunzione dell'incarico.

Corte Costituzionale – Sentenza n. 14/2017: La Corte Costituzionale ha bocciato la legge della Regione Molise 26 marzo 2015, n. 3 che consentiva la proroga (sino al 31 dicembre 2016) degli incarichi di collaborazione coordinata e continuativa con gli enti del Sistema sanitario regionale e dei contratti libero-professionali del personale infermieristico operante presso gli istituti penitenziari del Molise. La Corte accoglie dunque il rilievo del Governo che aveva impugnato la legge in quanto la norma regionale si poneva in contrasto con il blocco del turn-over imposto dal Piano di rientro e come interferisse con le attribuzioni commissariali in materia di razionalizzazione e contenimento della spesa del personale. Per i giudici l'interferenza tra la legge regionale e compiti del commissario per ridurre spese "è evidente".

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - Sentenza n. 856/2017: La Corte di Cassazione ha confermato che la condotta del medico di non rispondere cercapersona ove era stato interpellato durante il turno, non configura il contestato abbandono del posto di lavoro. Tale condotta può produrre la sospensione del lavoro senza giustificato motivo. La Corte di Cassazione ha rilevato che incombe sul datore di lavoro l’onere di dimostrare la fondatezza dell’addebito; sarebbe stato pertanto suo onere dimostrare che il medico non solo non aveva risposto al cercapersona e non era presente nel reparto, ma che si era allontanato dalla struttura, così realizzando l’abbandono del posto di lavoro secondo l’accezione che ne ha dato la Corte di merito. Il fatto che normalmente si proceda alla ricerca telefonica del medico di turno non sarebbe in contraddizione con la conclusione secondo la quale l’abbandono del posto di lavoro contestato al medico possa aversi soltanto quando non dia esito neppure la ricerca fisica nei luoghi destinati alla permanenza notturna. Il fatto che in precedenti occasioni il professionista fosse stato reperito presso la stanza destinata al pernottamento del personale medico non era di per sé idoneo a qualificare la condotta da ultimo contestata come abbandono del posto di lavoro. Poiché peraltro non risulta che le condotte precedenti avessero determinato alcuna conseguenza disciplinare per il medico, resta confortato l’assunto della Corte d’Appello secondo il quale esse non erano di tale gravità da determinare il recesso ad nutum.

Tribunale di Bolzano – Sezione Lavoro - Sentenza n. 251/2016: il Tribunale di Bolzano ha riconosciuto la subordinazione nell’ambito di plurimi rapporti di lavoro nominalmente “autonomi” posti in essere tra un medico veterinario e l’Azienda Sanitaria della Provincia Autonoma di Bolzano, nonché ha dichiarato l’illegittimità delle clausole appositive del termine condannando l’ente pubblico al risarcimento del c.d. “danno comunitario” ed al pagamento di differenze retributive connesse al riconoscimento della subordinazione (in special modo del trattamento di fine rapporto).

Sentenze: le novità dal 16 al 20 gennaio 2017

Questa settimana: legge 104, criteri di valutazione del nesso di causalità omissiva, risarcimento per perdita di chance, malattia e licenziamento, diritto di difesa e segretezza dell’azienda

 

Cassazione Penale – Sezione III - Sentenza n. 54712/2016: Il lavoratore che assiste una persona handicappata, beneficiando dei tre giorni mensili di permesso retribuito ex art. 33 della Legge 104/92, non deve necessariamente svolgere assistenza nelle ore di lavoro, avendo a disposizione l'intera giornata per programmare al meglio l'assistenza in modo tale da potersi ritagliare uno spazio per compiere quelle attività che non sono possibili (o comunque difficili) quando l'assistenza è limitata in ore prestabilite e cioè dopo l'orario di lavoro. Cade pertanto l’obbligo dell’assistenza continuativa.

Corte d’Appello di Roma – Sentenza n. 41/2016: Ai fini della sussistenza del nesso di causalità tra il comportamento omissivo del medico e l'evento lesivo è necessario accertare, oltre al nesso di condizionamento, il giudizio controfattuale, secondo cui ipotizzata l'azione del medico, l'evento lesivo non si sarebbe verificato al di là di ogni ragionevole dubbio.

Tribunale di Trento – Sezione civile - Sentenza n. 893/2016: L'indagine sul nesso di causa deve essere condotta alla stregua del criterio del "più probabile che non"; mentre nel caso del danno tanatologico l'evento da porre in relazione alla condotta colposa è rappresentato dalla morte, nel caso del danno da perdita di chances esso si identifica con la perdita di un risultato utile, che, ove venga in discussione, come nella specie, l'integrità psico-fisica della persona, può consistere nella possibilità del paziente di veder rallentato il decorso della malattia, e quindi aumentata la durata della sopravvivenza, ovvero nella possibilità di fruire di migliori condizioni di vita nel corso della malattia, ovvero ancora nella possibilità di sopravvivenza. Quindi perdita di chance se il referto negativo viene reso noto in ritardo

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 243/2017. Qualora risulti che un medico specialista in ginecologia, cui una gestante si sia rivolta per accertamenti sulle condizioni della gravidanza e del feto, non abbia adempiuto correttamente la prestazione per non avere prescritto l’amniocentesi ed all’esito della gravidanza il feto nasca con una sindrome che quell’accertamento avrebbe potuto svelare, la mera circostanza che, due mesi dopo quella prestazione, la gestante abbia rifiutato di sottoporsi all’amniocentesi, non elide l’efficacia causale dell’inadempimento quanto alla perdita della chance di conoscere lo stato della gravidanza fin dal momento in cui si è verificato.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro - sentenza n. 24671/2016 : La Corte respinge il ricorso di un dipendente che durante l’assenza per malattia era stato scoperto a servire pizze presso un ristorante ed era stato conseguentemente licenziato. Infatti il lavoratore, al quale sia contestato in sede disciplinare di avere svolto un altro lavoro durante un’assenza per malattia, ha l’onere di dimostrare la compatibilità dell’attività con la malattia impeditiva della prestazione lavorativa contrattuale e la sua inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie psico-fisiche.

Corte di Cassazione – VI Sezione - ordinanza n. 24106/2016: Il lavoratore che produca in una controversia di lavoro copia di atti aziendali riguardanti direttamente la propria posizione lavorativa non viene meno ai doveri di fedeltà di cui all'art. 2105 c.c., anche ove i documenti prodotti non abbiano avuto influenza decisiva sull'esito del giudizio, operando, in ogni caso, la scriminante dell'esercizio del diritto di cui all'art. 51 c.p., che ha valenza generale nell'ordinamento, senza essere limitata al mero ambito penalistico e tenuto conto che l'applicazione corretta della normativa processuale in materia è idonea a impedire una vera e propria divulgazione della documentazione aziendale e che, in ogni caso, al diritto di difesa in giudizio deve riconoscersi prevalenza rispetto alle eventuali esigenze di segretezza dell'azienda.

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