Sentenze: le novità dal 19 al 22 dicembre 2016

Questa settimana: delitto di truffa, licenziamento e timbratura, licenziamento per superamento periodo di comporto.

Cassazione Penale – Sezione II - Sentenza n. 52007/2016: commette il delitto di truffa colui che, attestando, contrariamente al vero, la presenza continuativa del servizio, finisce poi per assicurare un orario ridotto, percependo l'intero compenso previsto forfettariamente per l'intera giornata lavorativa. La circostanza che la prestazione lavorativa sia stata dal punto di vista retributivo erogata “forfettariamente” non fa venir meno, sul piano della giustificazione causale, la rilevanza dell'inadempimento parziale e, dunque, l'ingiustizia del profitto avuto di mira.

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - Sentenza n. 25750/2016: È valido il licenziamento del dipendente pubblico che si allontana senza timbrare il cartellino. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 25750 del 14 dicembre, chiamata a decidere sulla legittimità del licenziamento irrogato ex articolo 55-quater del d.lgs. 165/2001 a un dipendente, accusato di avere tratto in inganno il datore di lavoro in ordine all’orario di servizio prestato, in vigenza della normativa antecedente alle modifiche introdotte dalla cosiddetta Riforma Madia (d.lgs. 116/2016).

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - Sentenza n. 24027/2016: Respingendo il ricorso di un lavoratore – licenziato per superamento del periodo di comporto – che contestava l’inserimento nel conteggio anche delle domeniche e dei giorni non lavorativi non compresi nei certificati medici, gli Ermellini ricordano il principio di diritto consolidato nella giurisprudenza della Corte che ha ribadito: “la necessità di tener conto, ai fini del calcolo del comporto, dei giorni non lavorativi cadenti nel periodo di assenza per malattia, dovendosi presumere la continuità dell’episodio morboso. Detta presunzione di continuità opera sia per le festività ed i giorni non lavorativi che cadono nel periodo della certificazione, sia nella diversa ipotesi di certificati in sequenza di cui il primo attesti la malattia fino all’ultimo giorno lavorativo che precede il riposo domenicale (ossia fino al venerdì) ed il secondo la certifichi a partire dal primo giorno lavorativo successivo alla domenica (ossia il lunedì)”.

 

Sentenze: le novità dal 28 novembre al 2 dicembre 2016

Questa settimana: illegittimità Riforma Madia, licenziamento per superamento del periodo di comporto e reintegra nel posto di lavoro, facoltà di scorrimento delle graduatorie concorsuali, responsabilità professionale, nesso di causalità materiale

Corte Costituzionale – Sentenza n. 251/2016: La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità della riforma Madia sulla P.A. nella parte in cui prevede che l'attuazione della stessa, attraverso i decreti legislativi, possa avvenire con il semplice parere non vincolante della Conferenza Stato-Regioni o Unificata. Secondo la Consulta, che si è pronunciata dopo un ricorso della Regione Veneto, è invece necessaria la previa intesa delle regioni nelle materie nelle quali si evidenzi un intreccio molto forte tra potestà legislativa dello Stato e potestà concorrente o residuale degli enti territoriali. La pronuncia riguarda le norme relative alla dirigenza, partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Sentenza n. 21901/2016: La corte dichiara inammissibile il ricorso presentato dalla Asl datrice di lavoro avverso la decisione della Corte territoriale che condannava la stessa ASL alla reintegra di un lavoratore licenziato per superamento del periodo di comporto. Il lavoratore aveva subito una aggressione all’interno dell’ospedale in cui lavorava, da parte di due individui mascherati che lo avevano malmenato. Al lavoratore aggredito erano derivati anche postumi permanenti. I giudici della Cassazione evidenziano l’errato calcolo del periodo di comporto da parte della Azienda e, nelle motivazioni della sentenza sottolineano come l’art. 2087 c.c. imponga al datore di lavoro un obbligo nei confronti dei lavoratori, che si deve concretizzare nell’adozione delle misure che sono necessarie per la salvaguardia della loro integrità fisica e morale.

Tar Piemonte – Sezione III – Sentenza n. 1170/2016: Ai sensi dell’art. 35 del d.lgs. 165/2001 (Testo unico pubblico impiego), per la copertura dei posti vacanti non sussiste l’obbligo, ma la facoltà in capo alla Pubblica Amministrazione di utilizzare la graduatoria concorsuale vigente, cosicché l’eventuale decisione di provvedere alla copertura dei posti vacanti senza attingere dalla medesima è da considerarsi legittima quando sia adeguatamente motivata, in relazione alle esigenze specifiche che hanno indotto tale scelta in luogo dello scorrimento della graduatoria.

Tribunale Avezzano – Sentenza del 16.06.2016: La classificazione dell’evento indesiderato, non esclude la colpa del medico: il giudice nella fattispecie ritiene, contrariamente a quanto sostenuto dal CTU, che la semplice circostanza che il referto del controllo scopico non evidenzi la dislocazione poi rilevata in sede di Tac, è irrilevante.

Corte di Appello di Venezia – Sezione IV - Sentenza 1597/2016: Per il paziente/danneggiato l'onere probatorio in ordine alla ricorrenza del nesso di causalità materiale si sostanzia nella prova che l'esecuzione della prestazione si è inserita nella serie causale che ha condotto all'evento di danno, rappresentato o dalla persistenza della patologia per cui era stata richiesta la prestazione, o dal suo aggravamento, fino ad esiti finali costituiti dall'insorgenza di una nuova patologia o dal decesso del paziente; in ipotesi di condotta omissiva occorre quindi accertare che la condotta doverosa, se fosse stata tenuta, avrebbe impedito il verificarsi dell'evento stesso.

Sentenze: le novità dal 12 al 16 dicembre 2016

Questa settimana: indennità di esclusività e raggiungimento dei cinque anni di servizio, tassazione 20% sull’attività intramoenia, causa di servizio, responsabilità casa di cura privata ed ospedale pubblico, fondi, permessi legge 104 e grado di parentela.

Tribunale di Perugia – Sentenza n. 451-452/2016: Con due recenti pronunce, rese in vertenze patrocinate dall’Anaao-Assomed a favore dei propri iscritti, il Tribunale di Perugia, Sezione lavoro, ha riconosciuto l’inapplicabilità delle disposizioni in materia di blocco della retribuzione dei pubblici dipendenti nel periodo 2011-2014 (art. 9, comma 21, del D.L. 78/2010 convertito in Legge 122/2010 ed art. 16, comma 1, lett. b, d.l. 98/2011, convertito con Legge 111/2011) allo scatto dell’indennità di esclusività previsto al raggiungimento dei 5 anni di servizio. Peraltro, tali pronunce hanno specificato che, per sottrarsi al predetto periodo di blocco, occorre che si verifichi un evento straordinario della dinamica retributiva, individuato nel conferimento di un nuovo incarico professionale di cui all’art. 27, comma 1, lett. c), CCNL 1998-2001 (“che il passaggio dalla prima alla seconda fascia dell’indennità di esclusività non è automatico;
che esso è condizionato al conferimento di un incarico di direzione di struttura semplice o di natura professionale anche di alta specializzazione, di consulenza, studio e ricerca, ispettive, di verifica e di controllo che, almeno sotto il profilo dei margini di autonomia, non potrebbe essere assegnato a dirigenti con meno di cinque anni di anzianità di servizio”).
 Dunque, le pronunce in esame ribadiscono i principi già espressi a suo tempo nella circolare 10.02.2011 della Conferenza Regioni e Province autonome, la quale escludeva dal predetto blocco delle retribuzioni, il “conseguimento di funzioni diverse in corso d’anno; a titolo esemplificativo: - assegnazioni di incarichi dirigenziali (…)”. Da tale principio discende il corollario che lo scatto spetta e decorre dal momento del conferimento del nuovo incarico e non da quello del compimento dell’anzianità lavorativa dei 5 anni, la quale costituisce una condizione necessaria, ma non sufficiente per l’attribuzione del medesimo scatto.

Consiglio di Stato – Sentenza n. 4924/2016: ha respinto il ricorso promosso dalla Regione Umbria e dal Ministero con il quale chiedevano l’annullamento della sentenza del TAR Umbria n. 19/2015 che a sua volta aveva accolto il ricorso contro la tassazione del 20% sulle prestazioni libero-professionali in regime di intramoenia

Tar Lazio Roma –Sezione I bis – Sentenza n. 11280/2016: Nella nozione di causa di servizio, ovvero concausa efficiente e determinante, possono infatti farsi rientrare soltanto fatti ed eventi eccedenti le ordinarie condizioni di lavoro, gravosi per intensità e durata, che vanno necessariamente documentati, con esclusione, quindi, delle circostanze e condizioni del tutto generiche, quali inevitabili disagi, fatiche e momenti di stress, che costituiscono fattore di rischio ordinario in relazione alla singola tipologia di prestazione lavorativa. Il giudizio medico-legale circa la dipendenza di infermità da cause, o concause di servizio, si fonda su nozioni scientifiche e su dati di esperienza di carattere tecnico discrezionale che, in quanto tali, sono sottratti al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, salvi i casi in cui si ravvisi irragionevolezza manifesta o palese travisamento dei fatti, ovvero quando non sia stata presa in considerazione la sussistenza di circostanze di fatto tali da poter incidere sulla valutazione medico finale o che esulino dai normali canoni di attendibilità in relazione alle conoscenze scientifiche applicate.

Tribunale di Bari –Sezione stralcio – Sentenza del 6 luglio 2016: In ordine alla responsabilità della struttura sanitaria nei confronti del paziente è irrilevante che si tratti di una casa di privata assistenza o di un ospedale pubblico in quanto sostanzialmente, a livello normativo, sono equivalenti gli obblighi dei due tipi di strutture verso il fruitore dei servizi, ed anche nella giurisprudenza si riscontra una equiparazione completa della struttura privata a quella pubblica quanto al regime della responsabilità civile anche in considerazione del fatto che si tratta di violazioni che incidono sul bene della salute, tutelato quale diritto fondamentale dalla Costituzione, senza possibilità di limitazioni di responsabilità o differenze risarcitorie a seconda della diversa natura, pubblica o privata, della struttura sanitaria.

Tar Calabria – Sentenza n. 1087/2016 : La mancanza di fondi non giustifica il mancato pagamento. In caso di persistente mancato pagamento, verrà nominato un commissario ad acta che dovrà procedere sia alla allocazione della somma in bilancio (ove manchi un apposito stanziamento), all'espletamento delle fasi di impegno, liquidazione, ordinazione e pagamento della spesa, nonché al reperimento materiale della somma; con la precisazione che l'esaurimento dei fondi di bilancio o la mancanza di disponibilità di cassa non costituiscono legittima causa di impedimento all'esecuzione del giudicato, dovendo il predetto organo straordinario porre in essere tutte le iniziative necessarie per rendere possibile il pagamento.

Cassazione Civile –Sezione Lavoro – Sentenza 18950/2016: I giudici, percorrendo la strada di una letterale interpretazione del disposto normativo, giungono alla conclusione che le 2 ore al giorno di permesso ex lege 104, sono un permesso fruibile in via esclusiva dalla lavoratrice madre o dal lavoratore padre, anche adottivi, in alternativa al prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione facoltativa, e fino al compimento del terzo anno di vita del bambino gravemente disabile. La disciplina in esame non consente perciò di applicare ai familiari di una persona con handicap in situazione di gravità quanto previsto per i genitori, questo anche nella descritta ipotesi in cui il familiare richiedente sia appunto il figlio. Rimane in capo al figlio il diritto di usufruire, per la madre, dei tre giorni al mese di cui all’art. 33, comma 3, frazionabili in 18 ore mensili; mai dei riposi orari riservati ai lavoratori che assistono ai figli minori di tre anni

Sentenze: le novità dal 21 al 25 novembre 2016

Questa settimana: cartella clinica e responsabilità del medico, discipline equipollenti, danni da emotrasfusioni,

Corte di Cassazione – III Sezione Civile – Sentenza n. 22639/2016: è insegnamento della giurisprudenza che nella cartella clinica, che è obbligo del sanitario tenere in modo adeguato, si rinviene il presupposto perché scatti la prova presuntiva del nesso causale a sfavore del medico, qualora la condotta dello stesso sia astrattamente idonea a cagionare quanto lamentato; per cui riguardo la responsabilità professionale del medico il nesso causale sussiste anche quando, attraverso un criterio necessariamente probabilistico, si possa ritenere che l’opera del medico, se correttamente e prontamente prestata, avrebbe avuto fondate possibilità di evitare il danno.

Tar Molise – I Sezione – Sentenza n. 475/2016: Il D.M. 30 gennaio 1998 disciplina le “Tabelle relative alle discipline equipollenti per l’accesso al secondo livello dirigenziale per il personale del ruolo sanitario del SSN”. Non vi si afferma in alcun modo che la branca della endocrinologia possa ritenersi equipollente a quella diabetologia dal punto di vista clinico e terapeutico dimodoché la previsione di una unità operativa di endocrinologia non può ritenersi equivalente ad una di diabetologia.

Tribunale di Firenze – III Sezione Civile – Sentenza 19-04-2016:Il tribunale di Firenze ha accertato la responsabilità del Ministero della salute in ordine ai danni per lesione dell’integrità fisica, consistenti nella contrazione di patologie quali l’epatite B, l’AIDS e l’epatite C, a causa dell’assunzione di emotrasfusioni o di emoderivati con sangue infetto.

Sentenze: le novità dal 14 al 18 novembre

Questa settimana: licenziamento disciplinare del dirigente medico, legge 104, Ritenuta del 2,5% Tfr, responsabilità, condotta lesiva da mobbing.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Sentenza n. 19933-2016: Con sentenza n. 19933/2016 la Corte ha accolto, con rinvio alla corte territoriale, i motivi del ricorso di una Azienda Ospedaliera che aveva licenziato un suo dirigente medico il quale durante il periodo di malattia aveva svolto attività presso una clinica privata, e ha dettato questo principio di diritto al quale la Corte territoriale dovrà uniformarsi: “Il medico dirigente per convenzione, in rapporto di lavoro pubblico contrattualizzato non esclusivo, che durante il periodo di assenza per malattia presti attività libero-professionale presso una casa di cura privata, sia pure per un breve arco temporale ed in misura limitata, senza aver offerto la prestazione lavorativa alla Amministrazione datrice di lavoro, viene meno ai canoni della reciproca lealtà e della buona fede che nel rapporto di lavoro devono connotare le reciproche obbligazioni delle parti, anche al fine del buon andamento dell’Amministrazione. Tale condotta è di per sé suscettibile di rilievo disciplinare”.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Sentenza n. 20684/2016: Con sentenza n. 20684 la Corte ha respinto il ricorso presentato dall’Inps che riteneva non spettanti i compensi incentivanti ad un dipendente che aveva fruito dei permessi ex lege 104/1992 – nella fattispecie utilizzati per assistenza ad un parente affetto da handicap grave -, in quanto, ad avviso dei giudici, la normativa legale riconduce il pagamento di tali compensi alla valutazione e verifica dei risultati conseguiti e affida alla contrattazione decentrata, eventualmente, la definizione dei criteri della corresponsione (nel caso di specie non sussistenti).

Corte d’Appello di Torino – Sezione Lavoro – Sentenza n. 301/2016: con sentenza 301/2016 la Corte d’Appello di Torino, riprendendo giurisprudenza della stessa Corte, ritiene legittima la riduzione del 2,5% della retribuzione lorda dei lavoratori in regime di Tfr pubblico prevista dall’accordo quadro nazionale del 29 luglio 1999 e dal Dpcm 20 dicembre 1999, in quanto diretta applicazione di normativa primaria (legge 448/1999), e in quanto altrimenti il personale in tfr si gioverebbe di una retribuzione lorda superiore ai lavoratori in Tfs.

Tribunale di Ferrara – Sentenza 18.08.2016 : Il Tribunale di Ferrara ha ribadito che quanto al profilo del nesso causale tra la condotta del medico e l’evento lesivo occorre ricordare che l’accertamento di tale elemento dell’illecito in ambito civile è presieduto da regole differenti da quelle seguite nel processo penale, come sancite dalla nota sentenza Sezioni Unite Franzese n. 30328/2002.

Consiglio di Stato – Sezione IV - Sentenza 4509/2016: Ai fini della configurabilità della condotta lesiva da mobbing, nel rapporto di pubblico impiego, va accertata la presenza di una pluralità di elementi costitutivi : a) molteplicità e globalità di comportamenti a carattere persecutorio; b) evento lesivo della salute psicofisica; c) nesso eziologico tra la condotta del datore e la lesione dell'integrità psicofisica del lavoratore; d) prova dell'elemento soggettivo, cioè dell'intento persecutorio unificante i singoli fatti lesivi.

Sentenze: le novità 7-11 novembre 2016

Questa settimana:attività antisindacale, parametro di valutazione tra chance di guarigione e probabilità di conseguire il risultato sperato, fondazioni di diritto privato ed Enti del Ssn.

Tribunale di Reggio Calabria – Sezione lavoro – Sentenza n. 11-2016:Con sentenza n. 11/2016 il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione lavoro – ha accolto il ricorso promosso da Anaao Calabria, Anpo –Ascoti – Fials medici e Federazione Italiana autonomie locali e sanità avverso l’Asp di Reggio Calabria per condotta antisindacale. In particolare le sigle sindacali denunciavano: il mancato adempimento degli obblighi assunti dalla sottoscrizione dell’accordo sindacale del 15.03.2016. In quella data l’Asp aveva sottoscritto un accordo decentrato con le Organizzazioni Sindacali per la dirigenza medica e veterinaria e SPTA che prevedeva una rideterminazione dei fondi previsti dalla CCNL per gli anni 2010-2015 relativo alle aree dirigenziali, medica e non medica, che avrebbe comportato l’erogazione della indennità di posizione variabile aziendale; dal verbale dell’accordo, emergeva che i dipendenti dovevano lavorare con organici insufficienti, che il blocco del turn over, voluto dal legislatore, e il collocamento in quiescenza di un numero importante di dipendenti (20% nel quadriennio 2010-2014) aveva ridotto la dotazione organica, comportando un carico di lavoro superiore per tutto il personale; a ciò si aggiungeva la mancata erogazione di risorse economiche contrattualmente garantite, la mancata erogazione da parte della Asp di alcuna indennità, la mancata convocazione delle parti per sottoscrivere il contratto integrativo aziendale, la mancata istituzione di tavoli tecnici, né delle OOSS per la verifica relativa all’attuazione dell’accordo violando in tal modo l’accordo sottoscritto; la mancata trasmissione da parte datoriale di tabulati degli iscritti relativi al periodo di maggio-giugno 2016; la mancata determinazione del monte ore sindacale anno 2016; la mancata predisposizione di spazi per bacheche per comunicazioni sindacali;  la mancata assegnazione di una sede sindacale. Il Tribunale di Reggio Calabria ha dichiarato fondate le richieste dei ricorrenti e condannato l’Asp le spese di giudizio.

Tribunale di Frosinone: Sentenza del 7 giugno 2016: ha pronunciato una sentenza sul parametro di valutazione per discernere tra mera aspettativa e possibilità concreta: affermare che la paziente non vanti alcuna seria prospettiva favorevole di "guarigione", non confonde certo la chance di guarigione con la probabilità di conseguire il risultato sperato giacché, al contrario ciò che si sta considerando non è la probabilità statistica di guarigione (probabilità che eventualmente atterrebbe alla quantificazione), bensì proprio la sussistenza della chance che, evidentemente, deve essere valutata nella condizione data: la chance infatti, per essere giuridicamente rilevante, deve essere tale da potersi dire già concretamente e seriamente posseduta dal danneggiato (cosicché si ritenerla verosimilmente avverabile) e non invece meramente teorica (cosicché la si possa ritenere assai difficilmente avverabile). Il parametro di valutazione per discernere tra mera aspettativa e possibilità concreta: tutte le volte che la possibilità si presenti meramente non si potrà parlare di chance giuridicamente rilevante bensì, al più, di mera aspettativa.

Consiglio di Stato – III Sezione -  Sentenza n. 4351/2016: ha ribadito che la fondazione di diritto privato non può ritenersi – per il sol fatto di svolgere sulla base di intese ed accordi attuativi con la Regione e l’Asl competente, attività riconducibili al SSN – un ente del SSN., poiché a tal fine sarebbe necessaria una previsione di legge che inserisca l’ente nel quadro del Ssn, sottoponendolo a regole pubblicistiche.

Sentenze: le novità dal 1 al 4 novembre 2016

Questa settimana: atti aziendali, licenziamento e falso preannuncio di visita medica, Irap

Consiglio di Stato – Sezione III – Sentenza n. 4172/2016: ha ribadito che per una scelta legislativa che il giudice non può sindacare, la organizzazione e il funzionamento delle Asl sono disciplinati con atti aziendali di diritto privato e non con provvedimenti aventi natura pubblicistica.

Cassazione Lavoro – Sentenza n. 20433 dell’11 ottobre 2016: le disposizioni della L. 300/1970, art. 5, in materia di divieto di accertamenti da parte del datore di lavoro sulle infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente e sulla facoltà dello stesso datore di lavoro di effettuare il controllo delle assenze per infermità solo attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, non precludono al datore medesimo di procedere ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l'insussistenza della malattia o la non idoneità di quest'ultima a determinare uno stato d'incapacità lavorativa e, quindi, a giustificare l'assenza, confermando così la sentenza di merito che aveva ritenuto legittimi gli accertamenti demandati, dal datore di lavoro, a un'agenzia investigativa.

Cassazione Civile – Sezione VI - ordinanza 21139/2016: ha ribadito che ai fini della soggezione ad Irap dei proventi di un lavoratore autonomo (o un professionista) non è sufficiente che il lavoratore si avvalga di una struttura organizzata, ma è anche necessario che questa struttura sia "autonoma", cioè faccia capo al lavoratore stesso, non solo ai fini operativi, bensì anche sotto i profili organizzativi.Non sono, pertanto, soggetti ad Irap i compensi che un medico percepisca per le attività da lui svolte "extramoenia" presso strutture sanitarie.

Sentenze: le novità dal 24 al 28 ottobre 2016

Questa settimana: compagnia assicuratrice e mediazione, respirazione indotta e titolarità di diritti, comportamento diligente del dirigente medico, procedure “idoneative” e non “concorsuali”, commissione aziendale atta alla scelta di medici di specialistica ambulatoriale, rifiuto di atti di ufficio del medico di guardia, obbligo di garanzia gravante sul medico di PS.

Tribunale di Monza – Sezione III- sentenza n. 2310/2016, ha confermato che non richiedere i referti di precedenti mammografie configura un comportamento poco diligente in capo al dirigente medico il quale al contrario avrebbe dovuto, in presenza di una precedente mammografia, richiedere di portarne l’esito necessario per effettuare un esame con particolare attenzione.

Tribunale di Roma – sezione XIII – Sentenza n. 12776/2016 - In caso di intervento chirurgico viziato da imperizia, come accertato dalla relazione del consulente tecnico d’ufficio, deve essere risarcito l’ulteriore danno consistente nel mancato godimento da parte del danneggiato dell’equivalente monetario del bene perduto per tutto il tempo decorrente fra il fatto e la sua liquidazione. Nella fattispecie la compagnia assicuratrice ha posto in essere una condotta processuale ingiustificata e renitente non presentandosi in mediazione nonostante l'ordine del giudice

Corte d’Appello di Torino – Sezione IV- sentenza del 16/09/2016. Nell'attuale contesto di conoscenze mediche e di possibilità di intervento anche tecnologico in ogni momento della vita umana, a partire da quello iniziale, il respiro autonomo non può più essere di per sé considerato unico significativo indice di vitalità o di mortalità, dovendosi avere riguardo anche ad altri parametri quali il battito cardiaco o le funzioni dell'encefalo. La morte cerebrale si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo. Anche la respirazione indotta consente al nato di divenire titolare di diritti.

Consiglio di Stato – Sezione III- sentenza 4054, ha ribadito che appartengano alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie attinenti ad una procedura di selezione "idoneativa" e "non concorsuale" avviata da una ASL per il conferimento di un incarico dirigenziale (nella specie di dirigente di struttura complessa), aventi ad oggetto atti adottati in base alla capacità ed ai poteri propri del datore di lavoro privato. Al contrario il conferimento degli incarichi in questione è effettuato nell'ambito di una rosa individuata dalla Commissione che, però, non opera una valutazione comparativa dei candidati e non redige una graduatoria di merito, stricto sensu intesa, ma esprime solo un giudizio d'idoneità.

Tar Puglia – Sezione III- sentenza 682 - Il criterio di nominare tre membri, di cui due in rappresentanza rispettivamente dell’Azienda e del Comitato e il terzo scelto d’intesa fra le due componenti nella formazione della Commissione aziendale che deve scegliere medici specialisti ambulatoriali non può essere violato. La Commissione aziendale deve avere una composizione di qualificato livello tecnico, tale da assicurare la corretta valutazione delle capacità professionali dei candidati come si desume dal fatto che il Comitato di zona può indicare specialisti o professionisti e l’Azienda deve designare esclusivamente specialisti. Questo in conformità a quanto previsto dall’articolo 22 dell’ACN (accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici specialisti ambulatoriali) che, per l’ipotesi che la pubblicazione richieda il possesso di particolari capacità professionali, afferma che la scelta dello specialista ambulatoriale o del professionista debba avvenire da parte di una Commissione aziendale paritetica, composta da specialisti delegati dall’Azienda e specialisti ambulatoriali o professionisti designati dai membri di categoria del Comitato zonale.

Cassazione Penale – Sezione VI- sentenza 40753, ha ribadito che in tema di rifiuto di atti di ufficio, il carattere di urgenza dell’atto ricorre nel caso del medico in servizio di guardia che sia richiesto di prestare il proprio intervento da personale infermieristico e medico con insistenti sollecitazioni, non rilevando che il paziente non abbia corso alcun pericolo concreto per effetto della condotta omissiva.

Cassazione Penale – Sezione IV- sentenza 39838, ha ribadito che l’ambito dell’obbligo di garanzia gravante sul medico di Pronto Soccorso può in generale ritenersi definito dalle specifiche competenze che sono proprie di quella branca della medicina che si definisce medicina d’emergenza o d’urgenza.

 

Sentenze: le novità dal 10 al 15 ottobre

Questa settimana: fondazioni di diritto privato ed enti del Ssn, contestazione erariale a carico del medico di guardia, accreditamento istituzionale di struttura sanitaria, incostituzionalità della nomina dei componenti ministeriali nel Cceps, le tabelle milanesi quale parametro per la valutazione equitativa del danno, collocamento a riposo e servizio effettivo.

Consiglio di Stato – Sezione III- sentenza n. 3892 del 16/09/2016, ha affermato che la fondazione di diritto privato per il sol fatto di svolgere, sulla base di intese ed accordi attuativi con la regione e l’Asl competente, attività riconducibili al SSN non può ritenersi un Ente del SSN. A tal fine infatti è necessaria una previsione di legge che qualifichi l’ente nel quadro del SSN.

Corte dei Conti – Sezione giurisdizionale della Toscana - sentenza n. 232 del 12/09/2016, ha affermato Ai sensi della normativa posta dall’art. 445, comma 1, c.p.p., la sentenza penale di patteggiamento, pur non facendo stato nei giudizi civili e amministrativi….salvo diverse disposizioni di legge, è equiparata ad una pronuncia di condanna”. L’espressa equiparazione della sentenza di patteggiamento a tacita ammissione di colpevolezza fonda la responsabilità erariale sia per il danno diretto sia, in base al libero convincimento del giudice, in ordine alla sussistenza del danno all’immagine. La giurisprudenza, ha statuito che il diritto delle pubbliche amministrazioni alla tutela della propria immagine trova la sua garanzia nell’articolo 97 della Costituzione, per cui è interesse costituzionalmente garantito che le competenze individuate vengano rispettate, le funzioni assegnate vengano eseguite e le responsabilità proprie dei funzionari vengano attivate. Ove l’azione del pubblico amministratore o dipendente leda tale interesse, essa si traduce in un’alterazione dell’identità della pubblica amministrazione e, più ancora, nell’apparire di una sua immagine negativa, in quanto struttura organizzata confusamente, gestita in maniera inefficiente o, peggio, illecita (nella fattispecie si rilevava il danno patrimoniale afferente ai compensi indebitamente percepiti dal medico, il danno per la lesione dell’immagine sofferta dalla ASL di Livorno, il danno da disservizio).

Consiglio di Stato – Sezione III - sentenza n. 3827/2016, ha confermato che in caso di formale istanza di accreditamento istituzionale di struttura sanitaria, il legislatore ha imposto alla Pubblica Amministrazione di rispondere in ogni caso (tranne i casi limite di pretestuosità) alle istanze dei privati nel rispetto dei principi di correttezza, buon andamento, trasparenza, consentendo alle parti di difendersi in giudizio in caso di provvedimenti lesivi dei loro interessi giuridici.

Corte Costituzionale –Sentenza n. 215/2016 del 7 ottobre 2016, ha dichiarato illegittimo un articolo del d.lgs. del 1946 che prevedeva la nomina di due componenti del Ministero della salute nella Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps), ovvero l’organo che decide sulle impugnazioni proposte avverso le decisioni assunte in primo grado dagli organi professionali. "Indipendenza e imparzialità devono colorare l'azione giurisdizionale" a giudizio della Consulta a fronte del fatto che il Ministero della Salute è l'Ente vigilante di ordini e albi delle professioni sanitarie.

Cassazione Civile – Sezione III - Sentenza n. 8045/2016, ha ribadito che le "tabelle milanesi" sono da considerare come parametro ai fini della valutazione equitativa del danno biologico. Se il giudice di merito applica altre tabelle, l'eventuale differenza nella liquidazione del danno può essere richiesta in sede di legittimità con l'invocazione della violazione di legge solo se la stessa questione è stata posta già nel giudizio di merito e se dette tabelle milanesi sono state allegate nel giudizio di merito.

Tribunale di Pordenone –Sentenza n. 255/2015, ha ribadito che nel concetto di “Servizio effettivo “non deve essere ricompreso il servizio militare prestato. La nozione di servizio effettivo di cui all’articolo 15-nnonies del d.lgs. 502/1992 e s.m.i., deve intendersi riferita esclusivamente al servizio prestato in costanza di attività lavorativa, senza considerare gli eventuali periodi di riscatto, come la laurea o il servizio militare.

 

Sentenze: le novità dal 3 al 7 ottobre 2016

Questa settimana: certificazioni mediche, responsabilità, prestazione medico ospedaliera e territorialità

Cassazione Civile – sezione Lavoro – Sentenza n. 18858/2016: ha chiarito che il lavoratore pubblico assente per malattia che non abbia provveduto all’invio del certificato di malattia, non può essere licenziato qualora la sussistenza dello stato di malattia sia certificato dal medico di controllo.

Tribunale Milano – Sezione I - Sentenza del 23.08.2016 ha affermato che la responsabilità risarcitoria del medico, al pari di quella degli altri esercenti le professioni sanitarie, va ricondotta nell’alveo della responsabilità da fatto illecito ed è di natura extracontrattuale.

Tribunale Monza – Sezione II - Sentenza 1892/2016 ha affermato che in tema di responsabilità del medico, il giudice penale che proscioglie l'imputato applicando la nuova causa di non punibilità, sulla base dell'accertamento di tutti gli elementi costitutivi del reato, può accogliere la domanda di risarcimento del danno proposta dalla parte civile solo a a titolo di responsabilità extra-contrattuale.

Cassazione Civile – Sezione VI – ordinanza n. 18536/2016 ha affermato che la disciplina concernente il foro del luogo di residenza del consumatore, è inapplicabile ai rapporti tra pazienti e strutture ospedaliere pubbliche o private operanti in regime di convenzione con il Ssn: sia perché, pur essendo l'organizzazione sanitaria imperniata sul principio di territorialità, l'assistito può rivolgersi a qualsiasi azienda sanitaria presente sul territorio nazionale, sicché se il rapporto si è svolto al di fuori del luogo di residenza del paziente tale circostanza è frutto di una sua libera scelta, sia perché la struttura sanitaria non opera per fini di profitto, e non può quindi essere qualificata come "imprenditore" o "professionista".

 

Sentenze: le novità dal 26 al 30 settembre

Questa settimana: congedo straordinario retribuito, legge 104 - estensione al convivente more uxorio, uso improprio del permesso -, certificazioni mediche e rapporti di lavoro, responsabilità e perdita di chance di guarigione.

Corte dei Conti Regionale Toscana – Sentenza n. 220/2016: A parere dei giudici contabili, il dipendente che benefici illecitamente dei giorni di congedo straordinario retribuito, per assistere familiari portatori di handicap grave e percepisca indebitamente le somme corrisposte durante i giorni di assenza - secondo le previsioni delle norme dispositive (art. 42 d.lgs. 151/2001) - pone in essere un danno patrimoniale all’amministrazione visto il rapporto funzionale con la stessa, per il quale è tenuto al risarcimento nella misura di quanto indebitamente riscosso.

Tar Lombardia – Sezione III - Sentenza n. 1609/2016: L’articolo 33 della legge 104/1992, assicura al familiare lavoratore che assista con continuità un parente disabile entro il terzo grado la possibilità di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio. Questa facoltà, corrispondente a un privilegio motivato da ragioni di natura solidaristica e assistenziale, costituisce un titolo di preferenza nella scelta della sede di lavoro e una volta esercitata nella forma del trasferimento costituisce una situazione giuridica definitiva, non subordinata al mantenimento della situazione originaria

Consiglio di Stato – Sentenza n. 3694/2016: ha ribadito che tutti i medici che esercitano la loro attività nell'ambito del d.lgs. n. 502 del 1992 e successive modificazioni ed integrazioni rilasciano "documentazione proveniente da organismi pubblici" di cui all'art. 5 del d.lgs. 16 luglio 2012 n. 109." – regolarizzazione rapporti di lavoro di lavoratori stranieri - . Il discrimine per considerare o meno una certificazione medica tra la documentazione proveniente da "pubblico organismo", agli effetti di cui all'art. 5, del d.lgs. 109/2012 è l'ambito di esercizio dell'attività sanitaria in cui interviene, e non lo status (altrimenti) ricoperto dal medico che la rilascia.

Corte Costituzionale – Sentenza n. 213/2016: La Corte costituzionale interviene con sentenza 23 settembre 2016, n. 213 sui permessi della legge 104/1992 relativi all’assistenza alle persone disabili con una decisione che permette la cessazione della discriminazione in relazione allo status di persona non sposata. L’art. 33, comma 3, legge 104 limitava, infatti, la fruizione dei detti permessi mensili ai coniugi, parenti o affini entro il secondo grado “ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti”. Non era prevista la concessione dei permessi al “convivente more uxorio”. Con tale espressione si intende la condizione di due persone che convivono con una relazione affettiva stabile, come se fossero sposate, non avendo contratto matrimonioLa Corte estende quindi tale diritto in considerazione del dettato costituzionale in base al quale  il diritto alla salute psico-fisica del disabile è un diritto inviolabile riconosciuto a chiunque e come tale deve essere garantito all’uomo sia come “singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”.

Corte Cassazione – Sezione Lavoro - Sentenza n. 17968/2016: interviene nuovamente sull’uso improprio del permesso previsto dalla legge n. 104/1992, utilizzato per finalità diverse: può legittimare il licenziamento. I giudici respingono il ricorso di una dipendente comunale licenziata perché usava il permesso ottenuto per assistere la madre disabile, per frequentare lezioni universitarie. Dice la Corte che poiché il diritto di usufruire del permesso “è riconosciuto dal legislatore in ragione dell’assistenza, la quale è causa del permesso” questo uso improprio può integrare una violazione grave dei doveri e degli obblighi del dipendente tale da giustificare anche la sanzione del licenziamento.

Tribunale di Livorno – Sentenza n. 822/2016: nella fattispecie, la perdita del prossimo congiunto non ha trovato la propria causa diretta nella condotta colposa del personale sanitario della convenuta, ma nella patologia tumorale di cui il defunto era affetto. Nel caso in esame, un nesso di causalità certo, secondo la regola del più probabile che non, risulta esservi solo tra l'errore professionale compiuto dai sanitari della Asl e la perdita da parte dell'Attore della chance che lo stesso aveva, al momento in cui si recò presso il nosocomio cittadino, di guarire, e non tra la morte del paziente ed gli errori in contestazione da parte del personale medico della convenuta.

Sentenze: le novità dal 19 al 23 settembre 2016

Questa settimana: rinnovo dei contratti a tempo determinato, Irap, pregiudizio non patrimoniale, colpa e nesso di casualità

Corte di Giustizia Europea – Sezione X – causa C-16/15: Per la Corte di Giustizia Europea l’utilizzo dei contratti a tempo determinato può essere giustificato solo dalla necessità di far fronte ad esigenze provvisorie. "Il diritto dell’Unione è avverso ad una normativa nazionale che permetta il rinnovo di contratti a tempo determinato per far fronte ad esigenze mentre, in realtà, tali esigenze sono permanenti". La Corte ricorda che l’accordo quadro impone agli Stati membri di prevedere nella loro normativa, al fine di prevenire l’utilizzo abusivo di contratti a tempo determinato almeno uno dei te seguenti punti: le ragioni obiettive mediante le quali il rinnovo dei contratti a tempo determinato può essere giustificato, la durata massima complessiva per la quale tali contratti possono essere successivamente conclusi e il numero di rinnovi possibili di tali contratti.

Cassazione Civile  – Sezione VI - Ordinanza n. 17671: per ottenere il rimborso Irap, (il cui presupposto è l’esercizio di una attività professionale in assenza di organizzazione) bisogna fare attenzione alla prova in giudizio delle funzioni del personale impiegato.

Tribunale di Milano – Sezione I – sentenza del 21 luglio 2016: Ha ribadito che il danno biologico (cioè la lesione della salute) e quello morale (la sofferenza interiore), costituiscono dei pregiudizi non patrimoniale e come tali risarcibili ma non riassumibili nelle Tabelle; in questo caso è opportuno “valutare caso per caso, nel rispetto del principio della "integralità" del risarcimento, se il danno non patrimoniale presenti o meno tutti i siffatti aspetti, a tal fine dovendo il giudice accertare l'effettiva consistenza del pregiudizio allegato ed individuare quali concrete ripercussioni negative si siano verificate sul valore-uomo".

Tribunale di Firenze – Sezione Lavoro - Sentenza del 19 luglio 2016: ha ribadito l’illegittimità delle trattenute Irap operate dall’Azienda e dall’Università sui compensi per l’attività libero professionale intramuraria: il Giudice ha accertato che l’IRAP è una imposta che deve essere versata dall'Azienda convenuta in quanto soggetto che organizza l'attività e che la stessa deve gravare sull'utente che richiede la prestazione sanitaria e non sul medico.

Tribunale di Palermo – Sentenza n. 4147 del 22 agosto 2016 : ha ribadito la necessità di provare in giudizio il nesso causale tra la condotta colposa (negligente) della convenuta (nella fattispecie il medico chirurgo) e l'evento. Infatti per quanto il CTU abbia rilevato significativi profili di imprudenza nella condotta del medico qualificata come "superficiale" considerato che gli stessi esordi clinici della paziente imponevano immediati accertamenti diagnostici strumentali (perfettamente disponibili nella struttura) che invece non sono stati prescritti, non appare provato il nesso causale tra la condotta colposa (negligente) della convenuta (trattamento chirurgico di un aneurisma dell’aorta) e l'evento (morte del paziente).

Sentenze: le novità dal 12 al 16 settembre 2016

Questa settimana: pretesa risarcitoria del paziente e valutazione delle pregresse condizioni, certificati medici – inesistenza della malattia – licenziamento, Irap, complicanza chirurgica ed esclusione di colpa.

Cassazione Civile – Ordinanza n. 17405: La pretesa risarcitoria di un paziente va valutata anche tenendo conto delle pregresse condizioni dello stesso. Nella fattispecie, la condotta del dentista è stata corretta. Ha infatti provveduto a fornire adeguata informazione sull’intervento e sui possibili rischi connessi. I problemi lamentati dal paziente sono dovuti alle sue pregresse precarie condizioni, e non all’operato del medico.

Cassazione Lavoro – Sentenza n. 17113: I giudici respingono il ricorso di un lavoratore per la parte in cui si opponeva al licenziamento per giusta causa intimatogli dall’azienda di cui era dipendente, per “simulazione fraudolenta dello stato di malattia”. Nella fattispecie il lavoratore aveva impugnato il licenziamento lamentando la violazione di alcuni articoli dello Statuto dei lavoratori, in quanto la datrice di lavoro aveva utilizzato un’agenzia investigativa per verificare l’attendibilità della certificazione medica inviata dal ricorrente. La Corte chiarisce che l’intervento in questione si era reso necessario e resta giustificato “non solo per l’avvenuta perpetrazione di illeciti e l’esigenza di verificarne il contenuto ma anche in ragione del solo sospetto o della mera ipotesi che illeciti siano in corso di esecuzione, ben potendo il datore di lavoro decidere autonomamente come e quando compiere il controllo, anche occulto essendo il prestatore d’opera tenuto ad operare diligentemente per tutto il corso del rapporto di lavoro”. La sentenza riguarda il lavoratore privato ma le considerazioni della Corte possono riguardare anche il lavoro pubblico.

Cassazione Civile – ordinanza n. 17344: le spese per compensi a terzi, qualora si tratti di compensi corrisposti a colleghi medici, in caso di obbligatoria sostituzione per malattia o ferie, circostanza frequente nei medici di base che debbono assicurare un servizio continuativo, non rilevano ai fini dell'assoggettamento ad IRAP.

Tribunale di Taranto – Sentenza del 1 agosto 2016 : ha affermato l’esclusione di colpa in caso di complicanza chirurgica, nella fattispecie di complicanza da esportazione di un lipoma. Infatti il CTU aveva accertato che l'intervento chirurgico radicale era sicuramente appropriato alla luce del quadro clinico e che nella sua esecuzione non erano ravvisabili violazioni delle regole tecnico-scientifiche né evidenti errori; il verificarsi di un danno neurologico rappresentava infatti una possibile complicanza, tenuto conto della natura e delle dimensioni della massa da asportare nonché della presenza di aderenze provocate dai precedenti interventi chirurgici, sicché i postumi invalidanti riscontrati dovevano considerarsi come "una complicanza nell'ambito di un intervento riuscito".

 

Sentenze: le novità dal 5 al 9 settembre 2016

Questa settimana: risarcimento del danno esistenziale per mancato godimento dei riposi compensativi, reiterazione contratti a termine nel pubblico impiego e diritto al solo risarcimento del danno, creazione macro – distretto ed incarico dirigenziale, competenza regionale nel rapporto medici – pazienti, medici competenti e rischio di sovraccarico biomeccanico, responsabilità medica ed individuazione della regola cautelare violata.

Cassazione Lavoro - sentenza n. 17238:in caso di lavoro prestato oltre il sesto giorno consecutivo, ove il lavoratore richieda, in relazione alla modalità della prestazione, il risarcimento del danno non patrimoniale, per usura psicofisica, ovvero per la lesione del diritto alla salute o del diritto alla libera esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana, è tenuto ad allegare e provare il pregiudizio dei suo diritto fondamentale, nei suoi caratteri naturalistici e nella sua dipendenza causale dalla violazione dei diritti patrimoniali di cui all'art. 36 della Costituzione.

Cassazione Lavoro – ordinanza n. 16226: la Corte ha rigettato il ricorso di un dipendente comunale nella parte in cui chiedeva di essere assunto a tempo indeterminato. Il lavoratore lamentava il danno a seguito di una reiterazione di contratti a tempo indeterminato da parte dell’amministrazione. I giudici ribadiscono ancora una volta l’impossibilità di conversione del contratto in quanto l’accesso all’impiego alle dipendenze delle P.A. avviene tramite pubblico concorso. Per quanto attiene invece la determinazione de risarcimento del danno, gli Ermellini, dopo aver chiarito che il danno da risarcire non è la perdita del posto a tempo indeterminato in quanto tale prospettiva non c’è mai stata, accolgono per questa parte il ricorso rinviando al giudice di merito per il giudizio definitivo.

Tar Piemonte – sentenza n. 1018 : nell’ipotesi di un unico macro distretto può verificarsi una privazione dell’incarico del precedente direttore; a parere del Tar non è illegittima la scelta della Asl di selezionare il futuro Direttore del macro distretto, previo esperimento di una procedura selettiva aperta al pubblico.

Consiglio di Stato – sentenza n. 3627: le modifiche al rapporto tra medici e pazienti sono di competenza regionale. Su queste motivazioni, il Consiglio di Stato respinge con ordinanza il ricorso presentato da una Asl per la sospensione della sentenza del Tar in merito all’individuazione degli incarichi di continuità assistenziale. Il Tar aveva annullato le delibere della Asl “in quanto con tali provvedimenti l’Azienda sanitaria, in violazione dell’Acn di Medicina Generale del 2009, di fatto aveva modificato il rapporto ottimale tra i medici di continuità assistenziale e gli abitanti residenti, mentre la modificazione di tale rapporto, a seguito di corrispondenti Accordi regionali, rientra nella competenza della Regione”.

Cassazione Penale – sentenza n. 35425: la Corte ha affermato che il medico competente, in ragione del complesso di obblighi di collaborazione e di controllo in materia di prevenzione rischi e sorveglianza sanitaria, come delineato dalla normativa di settore, sia tenuto, proprio in ragione di ciò, all'osservanza degli obblighi tra cui deve essere individuato quello della sorveglianza sanitaria sulla base dei rischi da sovraccarico biomeccanico ovvero sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti a rischio (dovuto a movimenti e sforzi ripetuti nel tempo) per apparato muscolo scheletrico degli arti superiori.

Cassazione Penale – sentenza n. 31490: la Corte ribadisce che un’azione o un’omissione che concreta una violazione ad una regola cautelare integra il fatto colposo. Pertanto solo se l’azione materialmente produttiva dell’evento abbia tale caratteristica potrà parlarsi di condotta colposa; diversamente l’evento sarà da ascrivere al caso fortuito, o alla forza maggiore, o alla condotta di un diverso soggetto. È agevole quindi concludere che l’intero edificio della responsabilità per fatto colposo trova un suo essenziale caposaldo nell’accertamento della ricorrenza di una condotta trasgressiva di regola cautelare causalmente efficiente rispetto all’evento.

 

Sentenze: le novità dal 29 agosto al 2 settembre 2016

Questa settimana: regolamento di competenza - giudice ordinario per controversie relative a prestazioni erogate nell’ambito del SSN, posizione di garanzia del medico psichiatra nei confronti del paziente, regressione tariffaria ed arricchimento senza giusta causa.

Cassazione Civile – ordinanza n. 16067: il conflitto sollevato dal TAR Lazio va risolto in favore dell’Autorità giudiziaria ordinaria, dando continuità ai principi di diritto in riferimento ai casi in cui la pretesa creditoria dell’assistito dal Ssn riguardi l’erogazione di farmaci indispensabili e insostituibili e, dunque, si correli al suo diritto alla salute garantito dall’art. 32 della Costituzione; in questi casi si è affermato che le controversie relative a tutte le prestazioni erogate nell’ambito del servizio sanitario nazionale, ricorrendo un rapporto obbligatorio tra cittadini e Amministrazione, con l’esclusione di un potere autorizzatorio, sono devolute alla cognizione del giudice ordinario, ai sensi del criterio generale di riparto delle giurisdizioni.

Cassazione penale  – sentenza n. 33609: Il medico psichiatra è titolare di una posizione di garanzia nei confronti del paziente, con la conseguenza che lo stesso è tenuto ad apprestare specifiche cautele.

Cassazione Civile  – sentenza n. 15127: L'accettazione della regressione tariffaria esclude la condanna per ingiustificato arricchimento della Asl. L'azione generale di arricchimento ha come presupposto l’ingiusto arricchimento di un soggetto a danno dell'altro che sia avvenuta proprio senza giusta causa, sicché, qualora essa sia invece conseguenza di un contratto o di altro rapporto compiutamente regolato, di un impoverimento remunerato, non è dato invocare la mancanza o l'ingiustizia della causa". L’accettazione della regressione tariffaria (come nel caso di specie) costituisce elemento sufficiente per escludere la ricorrenza dei presupposto dell'ingiustificatezza della parziale decurtazione dei corrispettivo e quindi la ricorrenza di un'ipotesi di arricchimento senza causa.

 

Sentenze: novità dal 1 al 5 agosto 2016

Questa settimana: criteri risarcitori, compatibilità di un altro lavoro durante l’assenza per malattia

Tribunale di Como – I Sezione Civile - sentenza 23 giugno 2016, ha pronunciato una sentenza sui criteri risarcitori in ordine ad “apprezzabile chances di sopravvivenza”.Nel danno da perdita di chances di sopravvivenza, l’omissione della diagnosi di un processo morboso nega al paziente la possibilità non solo di scegliere una terapia adeguata, ma altresì di programmare la vita residua fino all’esito infausto.

Cassazione lavoro  – sentenza 1 agosto 2016, n. 15989: uno stato ansioso depressivo può giustificare l'assenza per malattia della dipendente ed anche lo svolgimento di altra attività lavorativa presso terzi, purché non ne comprometta la guarigione. Tuttavia, prima di dichiarare illegittimo il licenziamento comminato dall'azienda, l'autorità giurisdizionale deve compiere una indagine sulle caratteristiche della nuova attività svolta e sulla natura della patologia della dipendente, ed infine, motivare in merito alla relativa compatibilità.

Sentenze: le novità dal 25 al 29 luglio

Questa settimana: stabilizzazione, indennità economica sostitutiva per  ferie maturate e non godute, comporto e certificato di malattia, giurisdizione ordinaria per i rapporti universitari con le aziende sanitarie.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – sentenza n. 14633/2016, ritorna sui contratti di lavoro a tempo determinato da parte di una Pubblica Amministrazione, ribadendo il principio in base al quale in caso di abusivo ricorso al contratto a termine, il dipendente, esclusa la possibilità di conversione del rapporto, ha diritto al risarcimento del danno per l’illegittima precarizzazione nella misura e nei limiti dell’art. 32, comma 5 della legge 183/2010 (decadenza e disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo determinato).

Corte di Giustizia Europea –sentenza C-341-15, (resa il 20 luglio 2016), si è pronunciata su una questione pregiudiziale sollevata dal tribunale Amministrativo di Vienna, in merito all’interpretazione dell’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento Europeo concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro. In particolare la controversia aveva riguardato un dipendente contro il suo datore di lavoro, in merito all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite maturate e non godute dall'interessato prima della fine del suo rapporto di lavoro, avvenuta per richiesta di essere collocato in pensione. Nella fattispecie, l'assenza del lavoratore dal suo luogo di lavoro era giustificata per un congedo per malattia. Il diritto alle ferie annuali retribuite è conferito a ogni lavoratore, indipendentemente dal suo stato di salute. Quando è cessato il rapporto di lavoro e se la fruizione effettiva delle ferie annuali retribuite non è più possibile, la direttiva 2003/88 prevede che il lavoratore abbia diritto a un'indennità finanziaria per evitare che, a causa di tale impossibilità, il lavoratore non riesca in alcun modo a beneficiare di tale diritto, neppure in forma pecuniaria. A tal fine è privo di rilevanza il motivo per cui il rapporto di lavoro è cessato.

Cassazione Civile – Sezione lavoro - Sentenza 15226, ha riaffermato la legittimità del licenziamento della lavoratrice, assente ingiustificata da lavoro, che non ha adempiuto l'obbligo, contrattualmente previsto, di segnalare tempestivamente al datore la sua assenza e che lamenta che il mancato invio del certificato di malattia sia dipeso da un errore della sostituta del medico curante: la trasmissione telematica esonera il lavoratore solo dall'inviare la certificazione cartacea e non dall'avvisare l'azienda. L'aver richiesto al medico il certificato non esaurisce l'obbligo di diligenza della lavoratrice che, oltre a segnalare tempestivamente al datore la propria assenza, aveva l'onere di controllare l'effettivo azionamento da parte del medico della procedura di trasmissione telematica del certificato, anche eventualmente richiedendo il numero di protocollo telematico identificativo del certificato/attestato di malattia.

Tar Emilia Romagna – Sezione I – sentenza n. 270/2016, dopo qualche oscillazione giurisprudenziale, la Corte regolatrice, afferma che appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto il rapporto lavorativo del personale universitario con l'azienda sanitaria, dovendosi ritenere che le qualifiche di docenti e ricercatori costituiscano il mero presupposto del rapporto di lavoro con l'azienda sanitaria, nei cui fini istituzionali e nella cui organizzazione si inserisce l'attività di assistenza svolta dal personale universitario.

 

Sentenze: le novità dal 18 al 22 luglio 2016

Questa settimana: responsabilità e comparazione del rischio, attribuzione incarico e giurisdizione, infezioni ospedaliere e "sanificazione"

 

 

 

Corte di Cassazione – IV Sezione Penale – sentenza n. 28246/2016, ha pronunciato una sentenza sulla comparazione del rischio. La Corte si è trovata a decidere sul seguente caso: il successivo decesso dell'investito, intervenuto a causa di una tromboembolia polmonare dopo un intervento chirurgico eseguito per sostituire la testa omerale con una protesi, è causalmente riconducibile alla condotta colpevole di guida della signora? Il fatto illecito altrui non esclude in radice l'imputazione dell'evento al primo agente, che avrà luogo fino a quando l'intervento del terzo, in relazione all'intero concreto decorso causale dalla condotta iniziale all'evento, non abbia soppiantato il rischio originario. L'imputazione non sarà invece esclusa quando l'evento, risultante dal fatto del terzo, possa dirsi realizzazione sinergica anche del rischio creato dal primo agente.

Tar Campania - Sezione V - sentenza n. 3432/2016 . Le vicende legate ad incarico di responsabile dell'unità organizzativa semplice "Interruzione volontaria di gravidanza e gravidanza a rischio", vanno poste al giudice ordinario. Infatti la relativa posizione giuridica soggettiva, diretta alla formalizzazione dell'incarico di responsabile dell'unità organizzativa semplice (le cui funzioni sarebbero state svolte in assenza di atti formali e senza soluzione di continuità) ha natura e consistenza di diritto soggettivo. Per poter valutare l'obbligo della amministrazione di provvedere sulla istanza, il Tribunale dovrebbe poter conoscere il rapporto giuridico sottostante, ossia il rapporto di lavoro intercorrente tra il ricorrente e la struttura organizzativa nella quale è inserito, e le mansioni da questi concretamente svolte. Tale potere di cognizione è tuttavia espressamente precluso al giudice amministrativo in forza di quanto disposto dall'art. 63, comma 1, del Testo Unico sul Pubblico Impiego. Sulla questione decide il giudice ordinario.

TRIBUNALE di Roma – sezione XIII - ordinanza del 27 giugno 2016 torna ad affrontare l’annoso ed irrisolto problema delle Infezioni Ospedaliere e, con ordinanza del 27 giugno 2016, non si limita ad inquadrare la fattispecie del caso concreto ma individua i parametri generali attraverso i quali l’Ospedale (su cui incombe l’onere della prova) deve soddisfare, e soprattutto appagare, il giudizio di accertamento che, anche attraverso lo strumento della CTU medicolegale, spinge il giudicante alla ricerca di quei modelli procedimentali previsti dai protocolli, anche ministeriali, in subjecta materia. L’indagine andrà rivolta al processo di “sanificazione” che deve realizzarsi quale attività “effettiva, adeguata ed utile”; il tribunale suggerisce altresì un sistema attraverso il quale le stesse organizzazioni sanitarie si possano rendere responsabili di un miglioramento continuo della qualità dei loro servizi.

 

 

Sentenze: le novità dall'11 al 15 luglio

Questa settimana: pensioni e contributo di solidarietà, guardia medica, servizi di medicina e laboratorio, intervento di urgenza ed esimente dello stato di necessità.

Corte Costituzionale – sentenza n. 173/2016, ha preso in esame le censure formulate da varie Sezioni Giurisdizionali regionali della Corte dei Conti relative al cosiddetto «contributo di solidarietà» (dal 6 al 18 per cento) introdotto nel triennio 2014-2016 sulle pensioni di importo più elevato, e cioè superiore da 14 a oltre 30 volte al trattamento annuo minimo INPS. La Corte ha dichiarato non fondate tutte le questioni sollevate ritenendo che il contributo di solidarietà in contestazione  non colpisce le pensioni erogate negli anni (2011-2012), colpite dal precedente contributo perequativo, dichiarato costituzionalmente illegittimo,  ma si impone solo per le pensioni di elevato importo a partire dal 2014.Ha del pari escluso che quel prelievo rivesta la natura di imposta essendo prelevato in via diretta dall’INPS e dagli altri enti previdenziali coinvolti, i quali  lo trattengono all’interno delle proprie gestioni, con specifiche finalità solidaristiche endo-previdenziali, anche per quanto attiene ai trattamenti dei soggetti cosiddetti “esodati”.La Corte ha precisato che il contributo di solidarietà sulle pensioni si configura come misura improntata effettivamente alla solidarietà previdenziale e deve essere imposto dalla crisi contingente e grave del sistema, deve incidere sulle pensioni più elevate , deve presentarsi come prelievo sostenibile, rispettare il principio di proporzionalità e deve essere comunque utilizzato come misura una tantum, nel senso che «non può essere ripetitivo e tradursi in un meccanismo di alimentazione del sistema previdenziale».

Corte di Appello di Lecce – Sentenza del 20 aprile 2016, ha stabilito che il comportativo omissivo di un medico addetto al servizio di guardia medica può integrare il reato di interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità.Un sanitario era infatti stato condannato in primo grado per avere, nella veste di medico addetto al servizio di guardia medica, con orario di servizio dalle ore 20 alle ore 8, indebitamente rifiutato di compiere atti del proprio ufficio che, per ragioni di sanità, dovevano essere compiuti senza ritardo, e segnatamente per avere omesso di presentarsi presso l'ambulatorio, presentandovisi soltanto dopo le ore 23, senza comunicare eventuali impedimenti né alle autorità locali né al direttore sanitario.Tenendo presenti le omissioni perpetrate e "come le stesse avessero lo specifico scopo di evitare indebite interruzioni nell'espletamento del servizio di assistenza sanitaria, non c'è dubbio che egli, unico incaricato del servizio di Guardia Medica, ne ha sicuramente e consapevolmente prodotto, con la sua condotta omissiva, l'interruzione integrando il delitto di interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità.

Consiglio di Stato – Sezione III – sentenza n. 2830/2016, ha stabilito che la scelta dell'Azienda ospedaliera di concludere accordi per l'effettuazione di prelievi a domicilio solo con i soggetti autorizzati ad erogare servizi di Medicina e Laboratorio determina una immotivata discriminazione ai danni degli infermieri libero professionisti, causando una irragionevole restrizione della concorrenza nel settore e limitando ingiustificatamente l'accesso al mercato di operatori pienamente legittimati dalla normativa di settore, senza che ricorra alcuna causa eccezionale che giustifichi tale restrizione.

Corte di Cassazione – III Sezione Civile – sentenza n. 13919/2016, ha stabilito che la struttura sanitaria, nel caso di intervento di urgenza, non può invocare l’esimente dello stato di necessità. Ne consegue che all’interno di tale situazione si applicano le ordinarie regole di ripartizione dell’onere probatorio in materia di responsabilità della struttura sanitaria: nella fattispecie a fronte della contrazione, da parte di un paziente, di epatite post trasfusionale grava sulla struttura ospedaliera l'onere di provare di aver eseguito sul sangue somministrato tutti i controlli all'epoca dei fatti previsti.

Sentenze: le novità dal 4 all’8 luglio 2016

Questa settimana: commissioni di concorso, rientro in servizio “tutelato” per una neomamma, pronta disponibilità, consenso informato, le complicanze della prestazione medico chirurgica di routine.

Tar Toscana Firenze – Sezione I – sentenza n. 1101/2016, ha ribadito che l’accertamento dei requisiti relativi all'anzianità di servizio è in capo alla Commissione giudicatrice, la quale è legittimata a verificare l'effettivo possesso dei requisiti stessi, come espresso dall’articolo 5, comma 3, del DPR n. 484 del 1987.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – sentenza n. 13455/2016, ha affermato che la lavoratrice diventata mamma ha diritto di rientrare in servizio dopo la maternità nella stessa unità aziendale di provenienza o in altra unità produttiva nell’ambito del medesimo comune. A sancirlo è infatti il testo unico sulla tutela della genitorialità (art. 56 del d.lgs. 151/2001). La Cassazione afferma che, per valutare la legittimità del licenziamento per prolungata assenza dal lavoro, intimato nei confronti di una lavoratrice madre al rientro in servizio, non si può prescindere dall’applicazione delle speciali garanzie poste dal d.lgs. 151/2001 a tutela della maternità.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – sentenza n. 9302/2016, ha pronunciato una sentenza sui turni di pronta disponibilità. Nella fattispecie la Corte di Appello aveva rigettato la domanda di carattere retributivo del ricorrente che pretendeva di essere compensato in quanto aveva svolto turni di pronta disponibilità di gran lunga superiori a quelli previsti dalle norme contrattuali. La Corte di cassazione ritiene la motivazione del giudice di appello viziata laddove non chiarisce il percorso logico giuridico in base al quale è pervenuta all'affermazione che l'attività lavorativa consistente nello svolgimento di turni in eccedenza e per un maggiore numero di ore, non possa trovare ristoro in quanto spetta alla contrattazione collettiva determinare le voci retributive. La questione in esame, afferma la Corte, “attiene ad un diverso profilo, che è quello del ristoro del lavoro prestato in eccedenza all'orario di lavoro fissato contrattualmente o, in mancanza di tale delimitazione, quando la durata della prestazione lavorativa ecceda i limiti della ragionevolezza in rapporto alla tutela, costituzionalmente garantita, del diritto alla salute”.

Corte di Cassazione – V Sezione Penale – sentenza n. 16678/2016, interviene nuovamente sul consenso informato, affermando che se il medico esegue un intervento senza il consenso del paziente, deve essere escluso il dolo di lesioni volontarie. In questo caso l’informazione adeguata del paziente circa i rischi dell’intervento chirurgico a cui è sottoposto e circa le alternative praticabili e l’obbligo d’acquisizione del consenso informato alla somministrazione del trattamento sanitario non costituisce una regola cautelare, trattandosi di obbligo imposto per consentire la partecipazione libera e consapevole del paziente al programma terapeutico che lo riguarda e dunque la sua inosservanza da parte del medico non può costituire un elemento per affermare la responsabilità a titolo di colpa di quest’ultimo, a meno che la mancata sollecitazione del consenso gli abbia impedito di acquisire la necessaria conoscenza delle condizioni del paziente medesimo.

Corte di Cassazione – III Sezione Civile – sentenza n. 12516/2016, ha stabilito che in caso di prestazione professionale medico chirurgica di routine spetta al professionista superare la presunzione che le complicanze siano state determinate da omessa o insufficiente diligenza professionale o da imperizia, dimostrando che siano state invece prodotte da un evento imprevisto ed imprevedibile secondo la diligenza qualificata in base alle conoscenze tecnico scientifiche del momento

 

Sentenze: le novità dal 27 giugno al 1 luglio 2016

Questa settimana: irap, incarichi DSC e giurisdizione, prova della colpa, giurisdizione rapporto di lavoro

Corte d’Appello Aquila - Sezione lavoro - Sentenza del 24 marzo 2016, ha pronunciato una sentenza sull’onere relativo all’irap sull’ALPI. L’assimilazione, ai fini fiscali, dell’attività libero professionale intramuraria al rapporto di lavoro dipendente comporta che i proventi dell’attività libero professionale intramuraria (intramoenia ovvero allargata) sono equiparati al reddito da lavoro dipendente, per cui i predetti compensi concorrono, secondo le disposizioni di legge, a determinare l’imponibile per il calcolo dell’IRAP, senza che i percettori di tali redditi divengano soggetti passivi dell’imposta stessa. Ne consegue che la traslazione dell’IRAP sui compensi dei medici non si giustifica né sotto il profilo secondo cui l’imposta rappresenterebbe un costo per l’azienda (mentre per espressa previsione normativa l’attività intramuraria non dovrebbe comportare alcun onere per l’Amministrazione), né per esigenze di pareggio di bilancio. L’Irap va pertanto posta a carico del soggetto che richiede la prestazione e l’Amministrazione deve procedere alla variazione ed adeguamento tariffario in tal senso.

Tar Umbria – Perugia – I Sezione - Sentenza n. 394/2016. Gli incarichi di direttore di struttura complessa di cui all’art. 15-ter del d.lgs. 502/1992 possono essere attribuiti sulla base di una scelta di carattere fiduciario del direttore generale, che sceglie all'interno di una rosa individuata dalla Commissione, la quale esprime un giudizio di idoneità. Tuttavia, se il procedimento selettivo è stato caratterizzato dagli elementi specifici della concorsualità, e lo stesso provvedimento direttoriale di conferimento dell'incarico, facendo propria la proposta di delibera, sceglie il primo graduato, puramente e semplicemente (cioè in quanto ha ottenuto il migliore punteggio), la caratterizzazione concorsuale si estende al di là del procedimento, coinvolgendo, parallelamente, la giurisdizione. In questo caso sussiste la giurisdizione residua del giudice amministrativo prevista dall'art. 63 del d.lgs. n. 165 del 2001.

Corte dei Conti - Sezione Giurisdizionale Umbria - Sentenza n. 43/2016. La colpa grave deve essere provata dall’accusa, che deve indicare i necessari parametri di riferimento della condotta virtuosa violata. E questo non si ottiene per mezzo della critica al comportamento, in assenza di qualunque osservazione su cosa il sanitario avrebbe dovuto fare per essere esente da colpa. La critica fine a se stessa rimane un’affermazione apodittica, che non può assumere nessuna rilevanza a sostegno della qualificazione della gravità della colpa.

Tar Campania - Sezione II - Sentenza n. 1511/2016. Costituisce principio consolidato in materia di rapporti di lavoro istituiti con la amministrazione sanitaria, quello per cui, “una volta costituito il rapporto di lavoro, le controversie che hanno ad oggetto i diritti dei quali il medico lamenti la lesione da parte della USL, della ASL o della Regione, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, la quale non trova deroga a favore del giudice amministrativo per il fatto che la domanda del professionista […] denunci […] l’illegittimità di atti regolamentari o provvedimenti emessi dalla pubblica amministrazione, spettando al giudice ordinario la loro eventuale disapplicazione”.

Sentenze: le novità dal 20 al 24 giugno 2016

 

Questa settimana: responsabilità - rapporti tra giudizio civile e penale, pubblico impiego e licenziamento, legge 104, omessa effettuazione di indagini strumentali ed assoluzione.

Cassazione Civile – III Sezione - Sentenza n. 8035/2016 ha pronunciato una sentenza in materia di rapporti tra giudizio penale e civile; in tale ambito l’assoluzione dell’imputato secondo la formula “perché il fatto non sussiste" non preclude la possibilità di pervenire, nel giudizio di risarcimento dei danni intentato a carico dello stesso, all'affermazione della sua responsabilità civile, considerato il diverso atteggiarsi, in tale ambito, sia dell'elemento della colpa che delle modalità di accertamento del nesso di causalità di materiale.

Cassazione –Sezione Lavoro- Sentenza n. 11868/2016 ha affermato in materia di pubblico impiego la non applicabilità della c.d. legge Fornero, e l’applicazione dell’art. 18 della legge 300/1970 nel testo antecedente la riforma. Nel cassare con rinvio una sentenza della Corte di appello di Roma, gli Ermellini stabiliscono, tra gli altri, il seguente principio di diritto cui dovrà attenersi il giudice del rinvio. “Ai rapporti di lavoro disciplinati dall’articolo 2 del testo Unico sul Pubblico impiego, ovvero al pubblico impiego, non si applicano le modificazioni apportate all’art. 18 della legge 20/5/1970 n.300 dalla cosiddetta legge Fornero (L.n. 92/2012), per cui la tutela del dipendente pubblico in caso di licenziamento illegittimo intimato in data successiva all’entrata in vigore della legge n. 92 del 2012 resta quella prevista dall’art. 18 della legge 300 del 1970 nel testo antecedente la riforma

Cassazione –Sezione Lavoro- Sentenza n. 9749/2016 torna a parlare dei permessi relativi alla legge 104, riaffermando che l’abuso degli stessi, costituisce reato. Respingendo, ancora una volta, il ricorso promosso da un dipendente contro il licenziamento per giusta causa comminatogli dalla azienda datrice di lavoro per uso improprio dei permessi ex legge 104/1992, la Corte ribadisce che: “deve ritenersi verificato un abuso del diritto allorché i permessi ex legge 104 del 1992, vengano utilizzati non per l’assistenza ad un familiare disabile bensì per attendere ad altre attività, con conseguente idoneità della condotta a ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario con il datore di lavoro”.

Tribunale di Torre Annunziata – Sezione Penale - Sentenza del 30.04.2016 si è pronunciata sul reato colposo. In questo caso il risultato lesivo o evento deve rappresentare la conseguenza della condotta inosservante della regola cautelare. Il nesso di causalità deve essere accertato alla luce della teoria condizionalistica a sua volta orientata secondo il modello della sussunzione sotto leggi scientifiche. Nella fattispecie, assoluzione perché il fatto non sussiste, a seguito di omessa effettuazione di indagini strumentali.

 

Sentenze: le novità dal 13 al 17 giugno 2016

Questa settimana: precariato, colpa lieve, linee guida, concetto di malattia, certificazioni per porto d’armi.

Il Tribunale di Taranto – Sezione Lavoro - Sentenza n. 1286/2016 conferma l’indirizzo giurisprudenziale già segnato dalla Corte di Cassazione a sezione Unite, sull’utilizzo del “precariato” nella Pubblica amministrazione, ovvero “no ad una conversione del rapporto di lavoro, ma si al risarcimento del danno subito per abusiva reiterazione dello strumento del contratto a termine e si, al riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata in forza dei contratti a termine.

Cassazione Penale – IV Sezione - Sentenza n. 23283/2016 – La quarta sezione penale della Cassazione allarga il perimento della scriminante introdotta nel 2012 dalla legge Balduzzi, liberandola dai confini dell’imperizia costruiti dalla giurisprudenza degli ultimi anni. Il canone dovrà ora essere più semplicemente la distanza della condotta incriminata da quella prevista dalle linee guida, a prescindere dalla connotazione di imperizia, ovvero di negligenza, che si ritiene di contestare.

Corte dei Conti Emilia Romagna – Sentenza n. 49/2016 si è espressa sulla funzione delle linee guida., ricordando che l'art. 3, primo comma, L. n. 189 del 2012 si riferisce espressamente alle ipotesi colpose delle fattispecie penali cui possono incorrere i medici, sia nel settore pubblico che i liberi professionisti. Secondo la prospettazione attorea questa disciplina distinguerebbe tra colpa lieve e colpa grave, ritenendo normativamente sussistente quest'ultima in caso di mancata osservanza delle linee guida e dei consueti protocolli di approccio al paziente. La funzione delle linee guida, quindi, si manifesta sul piano meramente difensivo, nel senso che esse possono costituire un valido argomento per far attivare, sempre nel caso di un procedimento penale, l'esimente di cui all'art. 3, primo comma, L. n. 189 del 2012.

Cassazione Penale – IV Sezione - Sentenza n. 22156/2016 – si è espressa sul concetto di malattia giuridicamente rilevante. Tale concetto cui fa riferimento il codice penale non comprende tutte le alterazioni di natura anatomica, che possono anche mancare, ma quelle alterazioni da cui deriva una limitazione funzionale o un significativo processo patologico o una compromissione, anche non definitiva ma significativa, di funzioni dell'organismo. Diversi sono i postumi che, di per sé, non costituiscono malattia ma sono, nella normalità dei casi, conseguenza della malattia che va dunque autonomamente accertata e che dà luogo, in numerosi casi, ad aggravanti del delitto di lesione personale.

Cassazione Civile – Sezione Lavoro- Sentenza n. 11130/2016 – ha pronunciato una sentenza sulle certificazioni mediche per l’autorizzazione al porto d’armi. Un dirigente medico infatti era stato licenziato per aver rilasciato un certificato medico per l’autorizzazione al rilascio rinnovo porto d’armi in uno studio privato.  Dal punto di vista letterale, sostiene la Corte, il riferimento ad “uffici medico-legali” ex D.M. 28 aprile 1998, esclude che possano considerarsi tali gli ambulatori privati di singoli medici che esercitano ivi la loro attività professionale. Deve trattarsi invece di “uffici” pubblici come è reso manifesto dalle altre strutture abilitate, inserite anch’esse nell’ambito degli apparati di una pubblica amministrazione.Tale interpretazione è coerente con la ratio e con l'impianto sistematico della disciplina che, per ovvie ragioni legate alla delicatezza della funzione esercitata, è intrisa di cadenze procedimentali pubblicistiche che vanno, appunto, dal luogo "pubblico" in cui viene effettuato l'accertamento del requisito alla veste che deve conseguentemente avere il "medico certificatore", dalla necessità di avvalersi di "strutture sanitarie pubbliche" per effettuare gli accertamenti medici necessari alle comunicazioni degli esiti alle "autorità di pubblica sicurezza", sino al giudizio finale che, avverso l'eventuale attestato negativo, è demandato ad un "collegio medico costituito presso l'U.S.L. competente, di norma a livello provinciale, composto da almeno tre medici, pubblici dipendenti", con individuate specializzazioni.

Tar Lazio – Sezione I bis- Sentenza n. 5797/2016 – torna a pronunciarsi sul diniego all’autorizzazione ed a svolgere attività libero professionale in relazione al rilascio di certificazioni di idoneità al porto d’armi. È proprio la delicatezza del complesso compito valutativo e dell’importante impatto sulla sicurezza pubblica dell’attività certificatoria che giustifica la riserva del loro rilascio agli uffici medico-legali delle strutture pubbliche - sottraendolo all’ambito privato delle certificazioni con conseguente ritorno al regime pubblicistico che, oltre a disporre delle diverse professionalità medico-legali e di professionisti dotati di specifiche competenze  necessarie ad una valutazione “interdisciplinare” dell’attitudine complessiva del soggetto a girare armato, comporta un differente e più severo regime giuridico rispetto alle certificazioni relative ad altri titoli abilitativi (alla guida di autoveicoli, patenti nautiche), che incidono principalmente sulla sicurezza alla circolazione dei veicoli e dei natanti - e quindi solo indirettamente ed occasionalmente sulla sicurezza delle persone – ed implicano verifiche dei requisiti psico-fisici meno complesse e meno suscettibili di errore di valutazione.

Sentenze: le novità dal 30 maggio al 1 giugno 2016

Questa settimana: contagio da sangue infetto e responsabilità casa di cura, commissioni di concorso.

Cassazione Civile – III Sezione - Sentenza n. 3261/2016 –  ha pronunciato una sentenza sui limiti della responsabilità della casa di cura in caso di contagio da sangue infetto. Nella fattispecie posto che la casa di cura si era procurato le sacche dal servizio territoriale preposto alla fornitura, il quale aveva effettuato la tracciabilità delle sacche e i test all'epoca obbligatori atti a prevenire la trasmissione di virus, la questione posta all'attenzione della Corte è se la diligenza richiesta alla casa di cura si esaurisca nel comportamento tenuto o comprenda anche l'effettuazione di ulteriori controlli a fini preventivi, già conosciuti al più alto livello scientifico, ma non ancora richiesti e praticati dal servizio sanitario nazionale.

Consiglio di Stato – III Sezione - Sentenza n. 1628/2016 – ha pronunciato una sentenza sul presunto “conflitto di interessi” tra i componenti delle commissioni di concorso. Con riferimento all’applicazione della legge 241/1990 alle commissioni di concorso, la giurisprudenza ha escluso che essa possa aver inciso sui principi consolidati in materia, rilevando che il dovere di astensione è funzionale al principio di imparzialità della funzione pubblica e che deve orientare l’interprete ad un'applicazione ragionevole delle disposizioni in materia, rifuggendo da orientamenti formalistici e riconoscendo invece il giusto valore a quelle situazioni sostanziali suscettibili in concreto di riflettersi negativamente sull'andamento del procedimento per fatti oggettivi, anche di sola potenziale compromissione dell'imparzialità.

 

Sentenze: le novità dal 23 al 28 maggio 2016

Questa settimana: reato di lesioni personali, funzione delle conclusioni peritali, cooperazione colposa, mancanza consenso informato, nomina direttore di distretto, responsabilità da prescrizione-somministrazione dei farmaci.

Cassazione Penale – IV Sezione - Sentenza n. 12701/2016 – ha pronunciato una sentenza sul momento del verificarsi del reato di lesioni colpose. Questo è un reato istantaneo che si consuma al momento dell’insorgenza della malattia prodotta dalle lesioni, sicché la durata e l’inguaribilità della malattia sono irrilevanti ai fini della individuazione del momento consumativo. Qualora, però, la condotta colposa causatrice della malattia stessa non cessi con l’insorgenza di questa, ma, persistendo dopo tale momento, ne cagioni un successivo aggravamento, il reato di lesioni colpose si consuma nel momento in cui si verifica l’ulteriore debilitazione.

Cassazione Penale – IV Sezione - Sentenza n. 11631/2016 – è tornata a pronunziarsi sulle conclusioni peritali. Il giudice, libero di valutare tutti gli atti processuali e, quindi, anche gli esiti di una perizia, non può, perché peritus peritorum, disattendere una serie di concordi conclusioni provenienti da plurime fonti qualificate, sulla base della propria scienza personale (nella specie derivante dalla lettura di un Dizionario di medicina) perché diversamente significherebbe sminuire e porre nel nulla la competenza altrui frutto di anni di studi specialistici. In linea di principio, il giudice che non voglia adagiarsi sulle conclusioni peritali che non lo convincono, non può disattenderle sulla base della propria scienza personale derivante da incerte e generiche letture di testi destinati ad un indifferenziato pubblico e, quindi, neppure, specialistiche.

Cassazione Penale – Sentenza n. 20125/2016 ha affermato che il principio di affidamento non è invocabile allorché l’altra condotta colposa abbia la sua origine nell’omesso rispetto di norme cautelari, specifiche o comuni, da parte di chi invoca tale principio.

Cassazione Civile – III Sentenza n. 10414/2016 – ha affermato che in materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, il consenso informato, inteso quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico, impone che quest’ultimo fornisca al paziente, in modo completo ed esaustivo, tutte le informazioni scientificamente possibili riguardanti le terapie che intende praticare o l'intervento chirurgico che intende eseguire, con le relative modalità ed eventuali conseguenze, col solo limite dei rischi imprevedibili, ovvero degli esiti anomali, al limite del fortuito, che non assumono rilievo secondo l'"id quod plerumque accidit", in quanto, una volta realizzatisi, verrebbero comunque ad interrompere il necessario nesso di casualità tra l'intervento e l'evento lesivo.

Cassazione Civile – Sezioni Unite - Sentenza n. 9281/2016 – ha affermato che sulla nomina dei direttori di distretto socio-sanitario è competente il giudice ordinario. Infatti la selezione prevista dall’art. 15-ter, d.lgs. 502/1992, non integra un concorso in senso tecnico, anche perché articolata secondo uno schema destinato a concludersi con una scelta fiduciaria operata dal direttore generale, nell'ambito di un elenco di soggetti ritenuti idonei da un'apposita commissione.

Cassazione Civile – III Sezione Civile - Sentenza n. 7106/2016 – interviene sulla responsabilità di equipe con particolare riferimento al rapporto medico-infermiere con una sentenza che si inserisce in un filone giurisprudenziale consolidato, relativo a una responsabilità condivisa nella duplice attività di prescrizione – somministrazione dei famaci. Secondo la Corte, pur essendo la prescrizione dei farmaci competenza del medico, in caso di prescrizione incompleta errata o insufficiente è dovere dell’infermiere al quale la prescrizione era stata delegata intervenire in modo interlocutorio e, se del caso, integrare la prescrizione medica.

Sentenze: le novità dal 16 al 20 maggio 2016

Questa settimana: Irap, complicanza e presunzione di colpa, indennità di perequazione del personale universitario, legge 104, liquidazione del danno e le "tabelle milanesi",

Cassazione Civile – Sezione Unite - Sentenza n. 9451/2016 Niente Irap per i lavoratori autonomi che hanno personale di segreteria. È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 10 maggio 2016, n. 9451. La sentenza ha confermato l’orientamento espresso dal giudice d’appello secondo cui una attività professionale svolta con l’ausilio di un solo lavoratore dipendente con mansioni di segreteria e con l’utilizzo di beni strumentali minimi, non costituisce “autonoma organizzazione” ai fini Irap. La sentenza, riguarda tutti lavoratori autonomi, tra cui anche i Medici di medicina generale.

Tribunale di Ascoli Piceno – Sentenza n. 337/2016 Al medico convenuto in un giudizio di responsabilità non basta, per superare la presunzione posta a suo carico, dimostrare che l'evento dannoso per il paziente rientri astrattamente nel novero di quelle che nel lessico clinico vengono chiamate "complicanze", rilevate dalla statistica sanitaria. Con il termine "complicanza", la medicina clinica e la medicina legale designano solitamente un evento dannoso, insorto nel corso dell'iter terapeutico, che pur essendo astrattamente prevedibile, non sarebbe evitabile.

Corte di Cassazione – Sezioni Unite Civile - Sentenza n. 9279/2016 L'indennità di perequazione spettante al personale universitario non docente in servizio presso strutture sanitarie ("indennità De Maria"), riconosciuta dall'art. 1 della legge n. 200 del 1974 per remunerare la prestazione assistenziale resa dal personale universitario non medico che opera nelle cliniche e negli istituti di ricovero e cura convenzionati con gli enti ospedalieri o gestiti direttamente dalle Università, deve essere determinata, nel caso di equiparazione tra l'originario VIII livello di cui alla legge 312 del 1980 (relativo ai dipendenti dell'Università) e il IX livello, poi divenuto 1° livello dirigenziale (relativo ai dipendenti ospedalieri), senza includere automaticamente nel relativo criterio di computo la retribuzione di posizione dei dirigenti del comparto sanità la quale può essere riconosciuta soltanto se collegata all'effettivo conferimento di un incarico direttivo.

Corte di Cassazione – Sezione lavoro - Sentenza n. 9217/2016 – ha dichiarato legittimo il licenziamento del lavoratore che abbia utilizzato gran parte del "permesso" ex Legge 104/92 per scopi personali e non per assistere il parente disabile. Non è ammissibile, infatti, un'assistenza solo parziale delle ore concesse dal datore di lavoro che, per sopperire all'assenza del dipendente, deve sopportare modifiche organizzative per esigenze di ordine generale.

Corte di Cassazione – Sezione III - Sentenza n. 9367/2016 – ha riaffermato il principio di diritto per cui in tema di c.d. "tabelle milanesi" di liquidazione del danno, qualora dopo la deliberazione della decisione e prima della sua pubblicazione, sia intervenuta una loro variazione, deve escludersi che l’organo deliberante abbia l’obbligo di riconvocarsi e di procedere ad una nuova operazione di liquidazione del danno in base alle nuove tabelle, in quanto la modifica delle tabelle non integra un jus superveniens né in via diretta né in quanto dette tabelle assumano rilievo, come parametri doverosi per la valutazione equitativa del danno non patrimoniale alla persona".

Sentenze: le novità dal 9 al 13 maggio 2016

Questa settimana: responsabilità penale del medico, pronta disponibilità del dirigente medico, danno risarcibile e convivenza more uxorio, responsabilità per mobbing, certificati medici per idoneità all'attività agonistica, la clausola "claims made" nei contratti assicurativi, conferimento incarichi e giurisdizione.

Corte di Cassazione –IV Sezione Penale - Sentenza n. 18780/2016 ha stabilito che la responsabilità penale di ciascun componente di una equipe medica per un evento lesivo occorso al paziente sottoposto ad intervento chirurgico non può essere affermata sulla base dell'accertamento di un errore diagnostico genericamente attribuito alla equipe nel suo complesso, ma va legata alla valutazione delle concrete mansioni di ciascun componente, nella prospettiva di verifica, in concreto, dei limiti oltre che del suo operato, anche di quello degli altri.

Corte di Cassazione –Sezione Lavoro - Sentenza n. 5465/2016 ha stabilito che nel caso in cui il dirigente in servizio di pronta disponibilità venga chiamato a rendere la prestazione, l’azienda sanitaria, oltre a corrispondere la maggiorazione prevista dal Contratto collettivo di categoria o in alternativa, su richiesta del dirigente medesimo, il recupero orario, dovrà comunque garantire al lavoratore il riposo settimanale, a prescindere da una sua richiesta, trattandosi di diritto indisponibile, riconosciuto dalla Carta costituzionale oltre che dall'art. 5 della direttiva 2003/88/CE.

Cassazione Civile – III Sezione - Sentenza n. 8037/2016 ha stabilito dei “parametri” cui uniformarsi per richiedere il danno non patrimoniale da morte in caso di convivenza more uxorio. In questa fattispecie, il rapporto affettivo tra il figlio del partner e il compagno del suo genitore può dirsi rilevante per il diritto quando si inserisca in quella rete di rapporti che sinteticamente viene qualificata come famiglia di fatto. Solo in questo caso, infatti, può dirsi costituita una "formazione sociale" ai sensi dell'art. 2 Cost., come tale meritevole di tutela anche sotto il profilo risarcitorio.

Cassazione Civile –Sezione Lavoro- Sentenza n. 4222/2016 ha stabilito che la responsabilità per mobbing non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, in quanto la responsabilità del datore di lavoro va ricollegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento. Incombe al lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro.

Consiglio di Stato –Sezione III- Sentenza n. 1245/2016 ha deciso in ordine ai certificati medici di idoneità all’attività sportiva agonistica. Un medico veniva diffidato dalla Asl a non emettere certificazioni di idoneità all’attività sportiva agonistica ritenendo che non fosse in possesso degli speciali requisiti ed autorizzazioni; il Tar Puglia annullava tale provvedimento. Il Consiglio di Stato ritiene che deve escludersi una specifica colpa della Asl per aver doverosamente eseguito le direttive regionali in materia, dal momento che è la Regione il soggetto demandato ad interpretare ed applicare la normativa statale.

Corte di Cassazione –Sezione Unite - Sentenza n. 9140/2016 – ha stabilito che nel contratto di assicurazione della responsabilità civile la clausola che subordina l'operatività della copertura assicurativa alla circostanza che tanto il fatto illecito quanto la richiesta risarcitoria intervengano entro il periodo di efficacia del contratto o comunque entro determinati periodi di tempo previamente individuati (cosiddetta clausola claims made mista o impura) non è vessatoria; essa in presenza di determinate condizioni può tuttavia essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza ovvero, laddove sia applicabile la disciplina di cui al decreto legislativo 206 del 2005 per il fatto di determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.

Consiglio di Stato –Sezione III- Sentenza n. 1631/2016 ha stabilito che ai fini della individuazione della giurisdizione, occorre aver riguardo anche al concreto atteggiarsi della procedura di conferimento. Tenuto conto della vigente legislazione che qualifica come atto emesso con i poteri del datore di lavoro privato la scelta affidata alla discrezionalità ed alla responsabilità del direttore generale, non può che affermarsi la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario in materia di conferimento di incarichi. Viceversa, qualora l'attività preparatoria si sia tradotta in una valutazione di titoli con attribuzione di punteggi e formazione di una graduatoria o, comunque, in una effettiva comparazione del merito è ravvisabile la caratterizzazione tipica della procedura selettiva sia sul piano procedimentale che su quello della valutazione dei candidati, sotto il profilo della maggiore o minore idoneità all'esercizio delle funzioni da assegnare, e pertanto sussiste la giurisdizione residua del giudice amministrativo.

Sentenze: le novità dal 26 al 30 aprile 2016

Questa settimana: responsabilità per violazione dell’obbligo di informare il paziente, straordinario del dipendente Asl, accesso agli atti, ritardata esecuzione taglio cesareo, danno non patrimoniale

Cassazione Civile – III Sezione - Sentenza n. 6978/2016 ha pronunciato una sentenza sulla responsabilità per violazione dell’obbligo di informare il paziente. Chi volesse invocare in giudizio la responsabilità di un medico per violazione dell'obbligo di informare, dovrebbe non solo descrivere la condotta colposa, ma anche spiegare: quale danno ne sia derivato; quale sarebbe stata la scelta che avrebbe compiuto il paziente se fosse stato correttamente informato.

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - Sentenza n. 2737/2016 ha deciso in ordine allo straordinario non autorizzato effettuato da un dipendente Asl. Quest’ultimo, avvalendosi della consolidata prassi aziendale consistente nell’effettuazione dello straordinario senza richiedere la preventiva autorizzazione al responsabile dell’ufficio e che i responsabili confermavano semplicemente l'operato dello stesso con le firme sugli originali dei verbali di riepilogo, dichiarava di aver effettuato un consistente numero di ore di straordinario. Per questo motivo chiedeva la condanna della Ausl convenuta al pagamento del dovuto per il lavoro straordinario. Il tribunale di I e di II grado si sono espressi in modo favorevole. Secondo la Suprema Corte, invece, la disposizione "Le prestazioni di lavoro straordinario hanno carattere eccezionale, devono rispondere ad effettive esigenze di servizio e devono essere preventivamente autorizzate dal dirigente responsabile", non ha nulla di programmatico, introducendo all'interno del rapporto di lavoro del personale in questione un precetto specifico e vincolante quanto alla preventiva autorizzazione del lavoro straordinario, dovendo esso rispondere ad effettive esigenze di servizio, restando escluso che possa qualificarsi quale autorizzazione in sanatoria la certificazione da parte della amministrazione circa lo straordinario già espletato dal dipendente.

Tar Campania – VI Sezione- Sentenza n. 2000/2016 ha pronunciato una sentenza sull’accesso agli atti, in particolare sull’accesso agli atti che individuano gli studi medici sottoposti o meno a verifica. L’accesso non è uno strumento di controllo ispettivo, utilizzabile al solo scopo di sottoporre a verifica generalizzata l'operato dell'Amministrazione e non si atteggia come una sorta di azione popolare, giacché da un lato l'interesse che legittima ciascun soggetto all'istanza, da accertare caso per caso, deve essere personale e concreto e ricollegabile al soggetto stesso da uno specifico nesso e dall'altro lato la documentazione richiesta deve essere direttamente riferibile a tale interesse. E proprio in quanto oggettivamente volto a operare una sorta di controllo generalizzato dell’operato dell’amministrazione non sussiste l’invocato diritto di accesso agli ulteriori atti richiesti, segnatamente agli atti dai quali emergono quali sono gli studi medici sottoposti a verifica a seguito della nota della ASL ed agli atti dai quali emergono quali sono gli studi medici, già aperti da tempo, che sono stati sottoposti a verifica a seguito della citata nota.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 4764/201
Nella responsabilità contrattuale e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell’onere probatorio l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia e allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 14768/2016
Con riferimento alla domanda risarcitoria promossa dai prossimi congiunti della persona offesa, rimasta vittima della condotta colposa del terzo, il danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale non coincide con l’interesse leso, ma deve essere provato da chi ne chiede il risarcimento; peraltro trattandosi di pregiudizio che si proietta nel futuro è consentito il ricorso a valutazioni prognostiche e a presunzioni sulla base degli elementi obiettivi che è onere de danneggiato fornire.

 

Sentenze: le novità dal 18 al 23 aprile 2016

Questa settimana: responsabilità del medico di bordo, diagnosi errata e risarcimento, lavoro subordinato e casa di cura.

Cassazione Penale – IV Sezione - Sentenza n. 13127/2016 ha pronunciato una sentenza sulla responsabilità del medico di bordo. Agli imputati (medici di bordo di una motonave) era stato contestato il reato di omicidio colposo perché nella specifica qualità, concorrevano a cagionare, omettendo qualsiasi condotta idonea per impedirlo, il decesso di una passeggera per colpa professionale. La condotta omissiva dell’imputato si era concretata, oltre che nella somministrazione di una terapia inadeguata, nella mancata richiesta di trasporto a mezzo elicottero, in un ospedale della terraferma dotato di un’unità di terapia intensiva cardiologica. Sul piano della diagnosi differenziale posta a difesa del sanitario di bordo, si è affermato che fino a quando il dubbio diagnostico non sia stato risolto e non vi sia alcuna incompatibilità tra accertamenti diagnostici e trattamenti medico-chirurgici, il medico che si trovi di fronte alla possibilità di diagnosi differenziale non deve accontentarsi del raggiunto convincimento di aver individuato la patologia esistente quando non sia in grado, in base alle conoscenze dell'arte medica da lui esigibili, di escludere la patologia alternativa, proseguendo gli accertamenti diagnostici ed i trattamenti necessari.

Tribunale di Palermo –  III Sezione - Sentenza n. 1227/2016 – ha accolto la domanda di risarcimento nei confronti della struttura sanitaria e del medico responsabili di una diagnosi di recidiva tumorale errata, giacché la stessa, anche se per un breve lasso di tempo, ha provocato un turbamento emotivo di natura ansiosa non indifferente, tanto più in considerazione della giovane età della paziente e del fatto che, avendo già subito un precedente intervento, tale recidiva avrebbe comportato l'elevata probabilità di ripresa del tumore con effetti più gravi e devastanti. Ciò anche se, avendo la paziente rifiutato l'intervento e deciso di sottoporsi presso altra struttura ad ulteriori esami, evitando di conseguenza la mastectomia, non ha patito lesioni e postumi biologicamente rilevanti e come tali suscettibili di risarcimento.                                                                              

Cassazione Civile – Sezione Lavoro - Sentenza n. 4096/2016 –  ha stabilito che in caso di prestazioni che, per la loro natura intellettuale, mal si adattino ad essere eseguite sotto la direzione continua del datore di lavoro, la qualificazione del rapporto come subordinato o autonomo, cioè l'assoggettamento del lavoratore al potere organizzativo del datore di lavoro, deve essere verificata mediante il ricorso ad elementi sussidiari, che il giudice di merito deve individuare attribuendo prevalenza ai dati fattuali emergenti dal concreto svolgimento del rapporto.

 

Sentenze: le novità dall’11 al 15 aprile 2016

Questa settimana: riammissione in servizio e giurisdizione, esercizio abusivo della professione medica, irap.

Tar Campania – II Sezione - Sentenza n. 390/2016 ha stabilito che le controversie inerenti il diniego pronunciato dalla P.A. sulle istanze di riammissione in servizio, vanno devolute alla cognizione del giudice ordinario, atteso che la domanda di riammissione in servizio non introduce un procedimento amministrativo ma, presentando natura di proposta contrattuale, introduce un procedimento di diritto privato, soggetto alla giurisdizione del Giudice ordinario (Cass. Sez. Un., sent. 21 dicembre 2009 n. 26827); tali controversie, inoltre, non possono farsi rientrare nel novero di quelle devolute dal testo unico sul pubblico impiego alla giurisdizione amministrativa atteso che la riammissione in servizio non può considerarsi quale procedura concorsuale né costituzione ex novo del rapporto di lavoro, costituendo, piuttosto, una sua prosecuzione.

Cassazione Penale – VI Sezione - Sentenza n. 13213/2016ha stabilito i casi di configurabilità di esercizio abusivo della professione medica. Nel caso di attività chiropratica, che implichi il compimento di operazioni riservate alla professione medica, quali l'individuazione e diagnosi delle malattie, la prescrizione delle cure e la somministrazione dei rimedi, anche se diversi da quelli ordinariamente praticati. Analoga condizione viene a configurarsi per i massaggi, laddove possa escludersi che siano destinati a mantenere il corpo in perfette condizioni fisiche. Infatti, il massaggiatore professionale, istituito con L. 23 giugno 1927, n. 1264, consegue un titolo per l'esercizio dell'arte ausiliaria della professione sanitaria di massaggiatore, che abilita solo al trattamento per migliorare il benessere personale su un soggetto sano, integro, senza sconfinamenti in competenze mediche, terapeutiche o fisioterapiche. Si è ritenuto avere rilevanza penale il massaggio praticato a scopo curativo, dato che in tal caso non può escludersi la pericolosità del metodo di cura adottato, le cui reazioni sulla persona del paziente, in relazione alla patologia da cui è affetto, possono essere valutate soltanto da chi risulta abilitato all'esercizio della professione sanitaria, onde il metodo di cura determina, fra l'altro, la necessità di praticarlo sotto il controllo di un medico.

Corte di Cassazione - Sez. Unite Civile - sentenza n. 7291/2016, ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro il parere della Commissione tributaria regionale del Veneto che aveva esonerato un medico convenzionato dalle spese per personale di segreteria o infermieristico comune. Infatti è escluso che l’attività di medicina di gruppo, che è un organismo promosso dal ssn diretto a realizzare più avanzate forme di presidio della salute pubblica, “sia assimilabile all’associazione fra professionisti” e “sia riconducibile ad uno dei tipi di società che costituisca ex lege presupposto d’imposta”. Tra l’altro nella fattispecie, la spesa per la collaborazione di terzi è risultata nella specie “di modesta entità”, e che “essa non vale a caratterizzare una autonoma organizzazione, postulata dalle norme impositive, ma piuttosto è la risultante minima e indispensabile della necessità di assicurare un servizio di segreteria telefonica ed alcune prestazioni infermieristiche”.

 

Sentenze: le novità dal 4 all'8 aprile 2016

Questa settimana: rapporto tra “aiuto e primario”, responsabilità da omessa dichiarazione Irap, fruizione di permessi ex lege 104 e licenziamento disciplinare, nozione di “pericolo di una malattia nella mente”.

Cassazione Penale – IV Sezione - Sentenza n. 12679 ha delimitato il perimetro dei rapporti tra aiuto e primario escludendo il rapporto di subordinazione assoluto e vincolante tra di essi. Infatti anche se al primario compete una posizione di garanzia nei confronti dei pazienti, dovuta alla sua posizione apicale, con il connesso potere-dovere di impartire istruzioni e direttive ed esercitare ogni verifica inerente alla loro attuazione, anche quando non è presente in reparto, deve comunque escludersi che tra l’aiuto e il primario esista un rapporto di subordinazione assoluto e vincolante, non essendo la posizione apicale dell’aiuto quella di mero esecutore di ordini.

Cassazione Penale – III Sezione - Sentenza n. 12810 ha stabilito che la legge non conferisce rilevanza penale all'eventuale evasione dell'imposta regionale sulle attività produttive(Irap), non trattandosi di un’imposta sui redditi in senso tecnico); le dichiarazioni costituenti l'oggetto materiale del reato di cui al d.lgs. n. 74 del 2000, art. 5  - ovvero di omessa dichiarazione - , sono solamente le dichiarazioni dei redditi e le dichiarazioni annuali IVA. Una conferma in tal senso si trae anche dalla circolare del Ministero dette finanze n. 154/E del 4 agosto 2000, che motiva l'esclusione della dichiarazione IRAP con la natura reale di siffatta imposta, che perciò considera non incidente sul reddito.

Cassazione Civile– Sezione Lavoro - Sentenza n. 5574/2016 ha stabilito che l’utilizzazione di permessi retribuiti mensili ai sensi della legge 104, per “scopi estranei a quelli per i quali sono stati concessi" integra “una grave violazione dei principi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto”, idonea a legittimare il recesso per giusta causa del datore di lavoro. A fronte di 24 ore di permessi retribuiti concessi per ciascuno dei tre giorni previsti ex comma 3, art 33 - il lavoratore che tiene una condotta compatibile con le motivazioni assistenziali poste a sostegno della richiesta solo per quattro ore e 13 minuti, pari al 17,5% del tempo totale, dimostra "un sostanziale disinteresse per le esigenze aziendali", legittimando gli estremi per un licenziamento disciplinare.

Cassazione Penale– VI Sezione - Sentenza n. 12280/2016 ha confermato il significato, secondo il codice penale, della nozione di “pericolo di una malattia nella mente”. Nell'art. 571 codice penale, la nozione di pericolo di una malattia nella mente è più ampia di quelle di imputabilità o di lesione personale, perché comprende ogni conseguenza rilevante sulla salute psichica del soggetto passivo, dallo stato d'ansia all'insonnia, dalla depressione ai disturbi del carattere e del comportamento.

Sentenze: le novità dal 29 marzo al 1 aprile 2016

Questa settimana: reato colposo, cartella clinica, esercizio abusivo della professione, reato omissivo e salvaguardia della salute, incompatibilità.

Cassazione Penale – IV Sezione - Sentenza n. 11641/2016 – ha pronunciato una sentenza sulla responsabilità penale per un reato colposo. Ai fini della configurazione di tale responsabilità non è sufficiente che risulti accertata la violazione di una regola cautelare, che essa si ponga in rapporto causale con l’evento prodottosi e che questo costituisca “una concretizzazione del rischio” che la regola cautelare si prefigga di contrastare; è infatti necessario che anche l’evento risulti “evitabile” dalla condotta diligente che si è mancato di tenere.

Cassazione Civile– VI Sezione - Sentenza n. 4989/2016 si è espresso sui requisiti della cartella clinica affermando che l’incompletezza della cartella clinica può, a derminate condizioni, costituire un elemento di prova a svantaggio del medico e non a suo favore. La giurisprudenza, tuttavia, non ha stabilito un rigido automatismo tra incompletezza della stessa e responsabilità del sanitario, ma ha individuato il principio secondo il quale le carenze del documento, intanto possono far presumere l'esistenza di un nesso di causa tra la condotta del sanitario ed il danno, quando concorrano con essa due condizioni: primo che la condotta del sanitario sia stata astrattamente idonea a provocare l’evento; secondo che l’impossibilità di accertare l’esistenza del nesso di causa tra condotta del medico ed evento di danno dipenda unicamente dall'incompletezza della cartella clinica.

Cassazione Penale – VI Sezione - Sentenza n. 9873/2016 ha pronunciato una sentenza sull’esercizio abusivo della professione medica in relazione al quale si è ritenuto che lo svolgimento di attività odontoiatrica da parte dei cittadini dell’Unione europea, in possesso di diploma rilasciato in uno Stato estero, è idonea ad escludere l’abusività della condotta solo nel caso in cui l’interessato abbia presentato domanda al Ministero della sanità e questo, abbia accertato la regolarità dell’istanza e della relativa documentazione, trasmettendola all’Ordine professionale competente per l’iscrizione.

Cassazione Penale – VI Sezione - Sentenza n. 8885/2016 ha pronunciato una sentenza sull’esercizio abusivo della professione medica. La Corte di Cassazione ha affermato che “ciò che rileva ai fini dell’accertamento del reato di esercizio abusivo della professione medica non è il metodo scientifico adoperato, ma la natura dell'attività svolta. Ciò che caratterizza l'attività medica, per la quale è necessaria una specifica laurea e una altrettanto specifica abilitazione, è la diagnosi, cioè l'individuazione di un'alterazione organica o di un disturbo funzionale, la profilassi, ossia la prevenzione della malattia, e la cura, l'indicazione dei rimedi diretti ad eliminare le patologie riscontrate ovvero a ridurne gli effetti. Sicché non ha rilievo la circostanza che queste tre componenti della professione medica siano effettuate in base a tecniche o metodi non tradizionali, come quelli omeopatici o naturopati, in quanto ciò che rileva è che siano poste in essere da soggetti che non hanno conseguito la prescritta abilitazione medica”.

Cassazione Penale – VI Sezione - Sentenza n. 3782/2016 ha evidenziato la condotta colposa del medico consistita nell’avere sottovalutato la situazione del paziente noto per i suoi fattori di rischio da caduta. Nel caso di specie il medico riveste quindi il ruolo di “garante della salvaguardia del bene protetto” e risponde anche dei risultati collegati al suo mancato attivarsi.

Tar Campania – V Sezione - Sentenza 1686/2015  conferma il consolidato principio giurisprudenziale sui casi di incompatibilità per il direttore Asl che presiede la commissione di concorso. In applicazione dei principi di imparzialità e di buona amministrazione, il direttore sanitario dell’Unità sanitaria locale che ha bandito un concorso , che sia Presidente della commissione esaminatrice dello stesso concorso, è obbligato ad astenersi dall’approvare la graduatoria finale, non potendo colui che presiede alle operazioni concorsuali esprimere il parere sulla regolarità di quelle stesse operazioni. Quindi chi presiede o partecipa alla Commissione esaminatrice non può poi partecipare alla deliberazione con la quale si approvano i lavori della Commissione e ciò in forza del principio di imparzialità della Pubblica Amministrazione che esclude che il ruolo di controllato e di controllore possano cumularsi nella stessa persona.

Sentenze: le novità dal 21 al 25 marzo

Questa settimana: responsabilità medica, contratto di assistenza sanitaria, accesso agli atti amministrativi, probabilità e danno, mobilità, diritto allo studio e danno risarcibile

Cassazione Penale –Sentenza n. 3893/2016 –  si è occupata della questione se la condotta colposa del medico, che ha causato un danno da ipossia al feto durante il parto, possa essere eliminata o proporzionalmente ridotta a causa di una pregressa patologia invalidante. Nel ribadire la validità del principio causale puro, pur all'esito di un accertamento della sussistenza del nesso di causalità condotto sulla base del criterio del "più probabile che non", si è in particolare negata, con riferimento al complesso caso di responsabilità medica l'ammissibilità della comparazione tra causa umana (imputabile) e causa naturale (non imputabile), potendo essa configurarsi solo tra comportamenti umani colpevoli

Tribunale di Ivrea – Sentenza del 22.02.2016 –  Le prestazioni sanitarie da parte di una struttura ospedaliera deputata a fornire assistenza sanitaria avvengono sulla base di un contratto tra il paziente ed il soggetto che gestisce la struttura, avente ad oggetto una prestazione complessa, a favore dell'ammalato, definibile sinteticamente di "assistenza sanitaria", ove assumono primario rilievo le prestazioni di cura medica, ma nel quale si possono rinvenire anche prestazioni diverse quali la messa a disposizione di personale medico ausiliario e di personale paramedico, di medicinali, e di tutte le attrezzature tecniche necessarie, nonché obbligazioni accessorie cosiddette di sicurezza e/o protezione.

Tar Lazio – I Sezione - Sentenza 3234/2016 – ha stabilito che nel caso di accesso agli atti per rumori molesti provenienti da una struttura sanitaria, se le determinazioni che hanno negato l’ostensione dei documenti sono state adottate sulla base di argomentazioni sostanzialmente elusive delle disposizioni in tema di accesso (trasmissione degli stessi alla polizia giudiziaria, dubbi su profili di abuso del diritto di difesa contenuti nell’istanza di accesso) si ha contrasto con le disposizioni in materia che impongono alle Amministrazioni pubblicità e trasparenza e che qualificano l’accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, quale principio generale dell’attività amministrativa

Tribunale di Taranto – III Sezione - Sentenza del 4 gennaio 2016 – ha stabilito che sia sufficiente la probabilità per costringere la Asl a pagare il danno. Nel giudizio civile, per accertare la responsabilità di un sanitario o di una struttura ospedaliera, non è necessaria la certezza, ma basta l’elevata probabilità. Lo ribadisce il Tribunale di Taranto nella sentenza del 4 gennaio 2016 che ha condannato un’azienda sanitaria locale a risarcire il danno patito da un minore per la degenerazione di un’appendicite acuta non tempestivamente diagnosticata.

Tar Campania – V Sezione - Sentenza n. 5788/2015  – ha ribadito che il trasferimento in mobilità non richiede, una volta superato il periodo di prova, alcun ulteriore accertamento d’idoneità nell’espletamento della professione medica che avviene solo sulla base dell’istanza dell’interessato e nel caso siano presentate più domande rispetto al numero dei posti da ricoprire.

Tar Campania – IV Sezione - Sentenza n. 1353/2016  – ha ribadito che il è risarcibile un danno che deriva dalla lesione di diritti costituzionalmente protetti ovvero di diritti sanciti come inviolabili dalla Costituzione. Il diritto allo studio rientra tra tali diritti che, contribuendo “al pieno sviluppo della personalità umana” sono meritevoli di tutela.

Sentenze: le novità dal 14 al 18 marzo

Questa settimana: responsabilità professionale e nesso causale, legge 104 e comporto, responsabilità e strumenti diagnostici, peculato, prove di ammissione al corso formazione in MG, concorso e anonimato, sciopero e condotta antisindacale.

Tribunale di Teramo –Sentenza n. 12/2016 –  ha pronunciato una decisione sul tema della responsabilità medica e sull’individuazione dei criteri del nesso causale. In particolare in punto di nesso causale sono stati affermati in giurisprudenza cinque principi cardini che devono esistere affinché possa essere confermato il nesso di causalità tra omissione e danno alla paziente.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro - Sentenza n. 3065/2016 – . A parere degli Ermellini non è licenziabile la dipendente (nella fattispecie privata, ma il principio è applicabile anche nel pubblico), che, finito il periodo di comporto per malattia, non si presenta al lavoro a seguito di precedente richiesta di fruizione del permesso ex legge 104, la cui applicazione era stata ottenuta dalla lavoratrice durante il periodo di comporto. La fruizione dei permessi ex legge 104/1992 non presuppone un previo rientro in servizio dopo un periodo di assenza o malattia (non essendo questa una condizione prevista dalla legge), ma soltanto l’attualità del rapporto di lavoro.

Corte di Cassazione –  III Sezione Civile - Sentenza n. 4540/2016 – . La struttura sanitaria che non ha apparecchiature adeguate a rilevare malformazioni del feto, deve informare gli interessati sulla possibilità di ricorrere a centri più specializzati, altrimenti può essere chiamata a risarcire il danno per mancata diagnosi delle condizioni del nascituro, eventualmente nei termini per interrompere la gravidanza. Della mancata informazione risponde anche il medico che ha effettuato la diagnosi tacendo sulla inadeguatezza delle apparecchiature utilizzate. L’obbligo pertanto sorge soltanto in ragione dell’esistenza di un presupposto inadempimento, addebitabile unicamente alla struttura sanitaria, di aver assunto la prestazione diagnostica pur non disponendo di attrezzature all’uopo adeguate, così da ingenerare nella paziente l’affidamento che il risultato diagnostico ottenuto (di normalità fetale) fosse quello ragionevolmente conseguibile in modo definitivo.

Corte di Cassazione –  IV Sezione Penale - Sentenza n. 7300/2016 – . Si configura reato di peculato solo quando la condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio (nella fattispecie un tecnico radiologo) sia produttiva di un danno apprezzabile al patrimonio della pubblica amministrazione o di una concreta lesione alla funzionalità dell’ufficio (nella fattispecie utilizzo macchinari del reparto per scopi personali). Al contrario è irrilevante se non presenti conseguente economicamente e funzionalmente significative.

Tar Campania –  VIII Sezione - Sentenza n. 1229/2016 Nel caso di prove selettive per l’ammissione al Corso di Formazione in Medicina Generale, in assenza di un Comitato di Vigilanza, non si ha violazione della norma, che prescriverebbe, in caso di prove dislocate su più sedi, la costituzione dello stesso in ogni sede in cui si svolge la prova, atteso che il decreto citato contiene le norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre assunzioni nei pubblici impieghi, e si applica pertanto ai concorsi finalizzati all’assunzione nel pubblico impiego; nel caso invece di prova di ammissione al Corso di Formazione in Mg, la situazione è diverso, trattandosi di selezione volta alla partecipazione ad un corso di formazione triennale finanziato con borse di studio: pertanto la vigilanza dei candidati non è richiesta.

Tar Sardegna –  I Sezione - Sentenza n. 129/2016 ha stabilito che anche nel concorso per dirigente medico devono valere delle precise regole sull’anonimato. Nel concorso per l’accesso alla dirigenza medica la violazione del principio dell’anonimato sussiste solo quando nelle procedure concorsuali gli elementi da cui eventualmente evincere la violazione della regola sono l'idoneità del segno di riconoscimento ed il suo utilizzo intenzionale.

Tribunale di Firenze – Sezione Lavoro- Decreto n. 1889/2016  ha ribadito che configura condotta antisindacale omettere di comunicare ai sindacati entro il quinto giorno precedente la data di effettuazione dello sciopero i nominativi dei dirigenti inclusi nei contingenti tenuti alle prestazioni necessarie e perciò esonerati dallo sciopero. Il Tribunale di Firenze ha cosi condannato l’Azienda ad astenersi per il futuro da tale comportamento, ad affiggere il decreto presso la sede in luogo accessibile ai dipendenti e a darne comunicazione ai dipendenti, e al pagamento delle spese di lite.

 

Sentenze: le novità della settimana 7-11 marzo

Questa settimana: linee guida, malattia e medici fiscali, assegnazione turni vacanti di specialistica ambulatoriale, accesso agli atti, conferimento incarichi di direzione struttura complessa

Corte di Cassazione – Sezione IV – Sentenza 4468/2016 ha riaffermato che in materia di linee guida attualmente la normativa vigente valorizza le linee guida e le virtuose pratiche terapeutiche, purché corroborate dal sapere scientifico; si è in presenza di un indirizzo, sia per il terapeuta che per il giudice, nel segno della documentata aderenza alle più accreditate conoscenze scientifiche e tecnologiche. Le linee guida costituiscono sapere scientifico e tecnologico codificato, reso disponibile in forma condensata, in modo che possa costituire un'utile guida per orientare agevolmente le decisioni terapeutiche; in tal modo, si tenta di oggettivare, uniformare le valutazioni e le determinazioni, sottrarle all'incontrollato soggettivismo del sanitario. Tali regole non danno luogo a norme propriamente cautelari e non configurano, quindi, ipotesi di colpa specifica, ma hanno a che fare con le forti istanze di determinatezza che permeano la sfera del diritto penale.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Sentenza 3294/2016 nel ribadire che il lavoratore in malattia perde l’indennità se non risponde quando il medico fiscale effettua la visita, ha precisato che l'indennità si perde anche se lui non concorre attivamente a non farsi trovare: estremizzando, si rischia anche quando il nome non è sul citofono o se quest'ultimo è rotto. Salva l’ipotesi che non abbia avvertito l'Inps, anche la vittima di un disservizio condominiale è considerata assente.La sentenza 3294/16 spiega che se un lavoratore in malattia si allontana da casa per motivi urgenti nelle fasce orarie dei controlli dei medici fiscali deve dare comunicazione immediata della propria assenza al datore di lavoro e all'Inps competente per territorio (che in effetti potrebbe già aver inviato il medico fiscale).

Tar Puglia – Sezione II – Sentenza 184/2016 ha affermato che nel caso di assegnazione dei turni vacanti di specialistica ambulatoriale, ci si trova di fronte ad un’attività vincolata della Pubblica Amministrazione, in quanto le ore sono assegnate in base ad un elenco stilato secondo i criteri di priorità previsti dall’A.C.N. e la selezione dei candidati avviene unicamente in base alla valutazione dei titoli, alla luce dei rigorosi criteri di priorità dettagliatamente predeterminati e descritti dalle norme del contratto, senza che residui l’esercizio di alcun potere discrezionale e/o autoritativo da parte della Pubblica Amministrazione, chiamata ad una mera verifica del possesso o meno delle capacità professionali richieste sulla scorta della documentazione prodotta dagli aspiranti al turno. La procedura di conferimento di incarichi ambulatoriali prevista da un Accordo Collettivo Nazionale, si risolve nell’individuazione degli aventi diritto secondo un ordine di priorità determinato, e pertanto non costituisce il frutto di una vera e propria scelta comparativa “di carattere concorsuale”.

Tar Campania – Sezione VI – Sentenza 907/2016 ha ribadito che in caso di accesso agli atti, il funzionario che riceve la richiesta di ostensione deve essere posto in condizioni di poter accertare con sicurezza l'imputazione della stessa al fine di poter verificare la sussistenza dell'interesse all'ostensione; pertanto l'istanza deve provenire dal diretto interessato o da soggetto che possa spenderne il nome. Ne deriva che, nel caso in cui l'istanza di accesso sia formulata dal difensore, è necessario che la stessa o sia sottoscritta anche dal diretto interessato, e in tal caso allo stesso se ne imputa la provenienza, ovvero che l'istanza sia accompagnata dal mandato al difensore, che acquisisce in tal modo il potere di avanzare la stessa in luogo dell'interessato, mentre in mancanza di sottoscrizione congiunta o di atto procuratorio l'istanza deve considerarsi inammissibile e con essa il ricorso avverso il silenzio dell'Amministrazione

Tar Emilia Romagna – Sezione Parma – Sentenza 75/2016 torna a definire i requisiti richiesti per l’accesso alle direzioni di struttura complessa.

Tar Lombardia – Sezione Brescia – Sentenza 305/2016 chiarisce che per il per il conferimento di incarico di struttura complessa l’accertamento dei requisiti costituisce una fase prodromica alla procedura concorsuale e quindi la relativa verifica è riservata all’amministrazione; spetta dunque ai dirigenti l’assunzione delle determinazioni sull’esclusione dai concorsi pubblici, estranee alle operazioni concorsuali di specifica competenza della Commissione giudicatrice. Legittima è la partecipazione al concorso se è rispettata l’“anzianità di servizio di 7 anni, di cui 5 nella disciplina o disciplina equipollente, e specializzazione nella disciplina o disciplina equipollente, ovvero anzianità di servizio di 10 anni nella disciplina”.

Sentenze: le novità dal 29 febbraio al 4 marzo

Questa settimana: pronta disponibilità, attività intramoenia e “danno apprezzabile”, danno biologico, “straining”, responsabilità anestesista chirurgo.

Tribunale di Bari – Sezione Lavoro – Sentenza del 13 gennaio 2016 ha ribadito che il mancato riposo non equivale a prestazione lavorativa. La pronta disponibilità, pur essendo una obbligazione che trova causa nel rapporto di lavoro, non può essere equiparata alla prestazione effettiva di attività di lavoro, poiché la mera disponibilità alla eventuale prestazione incide diversamente sulle energie psicofisiche del lavoratore rispetto al lavoro effettivo e riceve diversa tutela dall’ordinamento.

Tribunale di Firenze – Sezione II – Sentenza n. 4109/2015 ha pronunciato una sentenza sull’attività intramoenia andando a definire quando il danno arrecato è da intendersi “apprezzabile”, ovvero secondo criteri che non possono essere ridotti alla sola misura monetaria del servizio rimasto inadempiuto. Infatti meno l'attività del dipendente è fungibile più onerosa è la sostituzione delle sue mansioni così che l'assenza dal servizio non ha riflessi solo sulla parte di retribuzione indebitamente percepita o sulla mancata prestazione: l'assenza del dipendente si riflette sulla complessiva organizzazione del servizio, sulla mancata erogazione dello stesso, sui disagi creati all'utenza, sui ritardi creati nello smaltimento delle pratiche.

Tribunale di Napoli – Sezione XI – Sentenza n. 275/2016 ritorna a definire la nozione di danno biologico, facendo rientrare in esso anche il danno estetico e quello alla vita di relazione. Nell’ampia categoria del danno non patrimoniale si deve comprendere anche il danno morale.

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Sentenza n. 3291/2016 torna a pronunciarsi sullo “straining” ovvero su quella situazione lavorativa conflittuale di stress forzato in cui la vittima subisce azioni ostili limitate nel numero e/o distanziate nel tempo, ma tale da provocarle una modificazione in negativo, costante e permanente della condizione lavorativa. La Cassazione ha affermato che lo “straining” è risarcibile solo se mina l’integrità fisica e morale dell’individuo. I parametri di riconoscimento dello straining sono: l’ambiente lavorativo; la frequenza e durata dell'azione ostile; se le azioni subite appartengono ad una delle categorie tipizzati della scienza (quali gli attacchi ai contatti umani, l’isolamento sistematico, cambiamenti delle mansioni, attacchi contro la reputazione della persona, violenza o minaccia di violenza); posizione di costante inferiorità percepita come permanente.

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza n. 3173/2016 definisce il perimetro dei rapporti di responsabilità tra anestesista e chirurgo. Anestesista e chirurgo, pur avendo competenze distinte, operano comunque congiuntamente, e ciascuno con la propria condotta concorre alla realizzazione del risultato sperato. Ciò vuol dire che ciascuno dei due è tenuto, verso il paziente, non solo ad osservare con diligenza le regole tecniche della propria disciplina, ma anche a verificare la condotta dell'altro, nei limiti in cui ciò sia concretamente esigibile in virtù delle sue competenze. Sulla base di questo principio, la Corte di Cassazione ha già affermato che il medico chirurgo è titolare di un'ampia posizione di garanzia nei confronti del paziente, in virtù della quale egli "è tenuto a concordare con l'anestesista il percorso anestesiologico da seguire - avute presenti anche le condizioni di salute del paziente e le possibili implicazioni operatorie legate ad esse - nonché a vigilare sulla presenza in sala operatoria del medesimo anestesista, deputato al controllo dei parametri vitali del paziente per tutta la durata dell'operazione".

Sentenze: le novità dal 22 al 26 febbraio 2016

Questa settimana: consenso informato, onere della prova, concorsi e Pa digitale, facente funzione, responsabilità in PS, cartellini marcatempo

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza n. 2177 ha affermato che non adempie all'obbligo di fornire un valido ed esaustivo consenso informato il medico il quale ritenga di sottoporre al paziente, perché lo sottoscriva, un modulo del tutto generico, da cui non sia possibile desumere con certezza che il paziente medesimo abbia ottenuto in modo esaustivo le suddette informazioni.

Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 344/2016 è stata chiamata a pronunciarsi su un caso di “garza operatoria abbandonata in addome in occasione di un intervento di isterectomia. La Corte di Appello ha affermato che nel caso di specie non è stata fornita la prova da parte dell’appellante della sussistenza del nesso eziologico fra le lesioni lamentate e l’asserito comportamento imperito o negligente tenuto dai sanitari; più specificamente, ha rilevato che manca la prova in ordine al rinvenimento della garza nell’addome in quanto nella documentazione medico-sanitaria relativa ai vari ricoveri subiti dalla paziente non si rinvengono annotazioni in ordine al rinvenimento all’interno dell’addome di garze o cotoni; inoltre, dato atto che in sede di esame istologico era emerso un granuloma organizzato intorno a fibre di cellulosa, quali residui di garze chirurgiche o cotone, ha dichiarato di condividere le conclusioni del C.T.U. circa la indifferenza di tali filamenti e circa il fatto che, ove fosse stato generato da una garza, l’ascesso avrebbe dovuto presentare altre caratteristiche.

Consiglio di Stato – Sezione V– Sentenza n. 227/2016 ha stabilito che è illegittimo il bando di concorso pubblicato solo nel sito informatico dell’Ente e non anche nella Gazzetta Ufficiale.

Tribunale di Campobasso –Sentenza n. 36/2016ha stabilito l’equiparazione del facente funzione e del dirigente medico di II livello. Il giudice del lavoro ha riconosciuto ai medici che svolgono le funzioni di “primario”, senza conferimento dell’incarico con apposito provvedimento del Direttore Generale o di quello sanitario, non solo il diritto all’indennità di sostituzione ex art 18 c. 4 CCNL della Dirigenza medica, ma anche il diritto alle differenze retributive tra dirigente medico di II livello e dirigente medico di I livello, relativamente alla retribuzione di posizione.

Tribunale di Napoli – Sezione VIII - Sentenza n. 455/2016 torna a pronunciarsi sulla responsabilità da PS; in particolare per lesione da vetro. La responsabilità delle lesioni esitate al paziente è da imputare al mancato rispetto di un adeguato protocollo diagnostico; laddove il sanitario preposto alla ricezione in P.S. si trovi in presenza di una lesione da vetro, ha l'obbligo di indagare sulla eventuale presenza di un corpo estraneo, facendo una attenta toelette della breccia. Detta procedura va messa in essere solo dopo che sulla sede della lesione sono state fatte indagini diagnostiche strumentali adeguate

Cassazione Penale – Sezione V- Sentenza n. 51146/2015 ha stabilito che non integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico la falsa attestazione del pubblico dipendente circa la sua presenza in ufficio riportata nei cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, in quanto documenti che non hanno natura di atto pubblico, ma di mera attestazione del dipendente inerente al rapporto di lavoro, soggetto a disciplina privatistica, documenti che, peraltro, non contengono manifestazioni dichiarative o di volontà riferibili alla P.A..

Sentenze: le novità dal 15 al 19 febbraio 2016

Questa settimana: valore della prova, colpa professionale del medico specializzando, onere della prova della condotta colposa, quantificazione dei danni, inevitabilità dell’esito mortale, interventi sanitari routinari, responsabilità della formazione degli infermieri, responsabilità professionale per ritardo, annullamento del piano regionale di accorpamento della rete laboratoristica del Lazio.

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza del 24 settembre 2015 ha ribadito che il certificato di pronto soccorso costituisce una prova privilegiata. Il certificato medico rilasciato dal medico di un pubblico ospedale è atto pubblico assistito da fede privilegiata e come tale fa piena prova sino a querela di falso, relativamente alla provenienza dal pubblico ufficiale che lo ha formato, alle dichiarazioni al medesimo rese, oltre agli altri fatti dal medesimo compiuti o che questi attesti essere avvenuti in sua presenza.

Cassazione Penale – Sezione IV – Sentenza n. 32424 ha chiarito che in tema di colpa professionale, il medico specializzando è titolare di una posizione di garanzia in relazione alle attività personalmente compiute nell’osservanza delle direttive e sotto il controllo del medico tutore, che deve verificarne i risultati. La Corte ha precisato che il medico specializzando deve rifiutare i compiti che non ritiene in grado di compiere, poiché in caso contrario se ne assume la responsabilità a titolo di cosiddetta colpa per assunzione.

Cassazione Civile – Sezione III– Sentenza n. 21090 ha stabilito che incombe sul danneggiante e non sul danneggiato provare che l’esito letale è comunque inevitabile. Dunque se la morte del paziente sarebbe giunta egualmente, occorre che la struttura ospedaliera ne dia la prova.

Tribunale di Monza –Sentenza n. 2973/2015ha stabilito che nel giudizio di responsabilità professionale nei confronti di una struttura ospedaliera, i danni vengono ridotti alla metà se il paziente non si sottopone ad intervento che riduce i disagi.

Cassazione Civile – Sezione III– Sentenza n. 17292/2015 ha ribadito che a fronte di un esito mortale imprevedibile ed inevitabile, i medici non avrebbero potuto né scongiurare né risolvere la malattia.

Cassazione Civile – Sezione III– Sentenza n. 885/2016 ha ribadito che in presenza di interventi sanitari c.d. routinari, quale quello relativo a una erronea diagnosi di una malattia (psoriasi a chiazze) diversa da quella da cui il paziente era in realtà affetto (una micosi), è onere del professionista provare l’assenza di colpa in relazione alla condotta tenuta nella specie, che la prova che l’insuccesso dell’intervento (nella specie, di tipo diagnostico-terapeutico) fosse dipeso da fattori indipendenti dal proprio comportamento dimostrando di aver osservato, nell’esecuzione della prestazione sanitaria, la diligenza normalmente richiesta ad uno specialista, ed esigibile in capo ad un medico in possesso del medesimo grado di specializzazione.

Cassazione Civile – Sezione IV– Sentenza n. 2541/2016 ha riconosciuto la responsabilità della formazione del personale infermieristico in capo al personale infermieristico stesso. Tale responsabilità esula dalle “prerogative dirigenziali del direttore o primario di reparto”.

Cassazione Civile – Sezione III– Sentenza n. 343/2016 ha espresso una pronuncia sulla responsabilità professionale per ritardo. Nella fattispecie, a fronte del dato che le tumefazioni ascellari risultano maligne in 1/3-1/4 dei casi, e quindi per quanto emerge dal dato statistico, era "ragionevole" presumere un disturbo infiammatorio e "non poteva ravvisarsi un quadro sintomatologico tale da rendere prevedibile la presenza di una malattia maligna".

Tar Lazio – Sezione III– Sentenza n. 1536 e 1538 ha bocciato il piano regionale di accorpamento della rete laboratoristica e accolti due ricorsi presentati dall’Ordine dei biologi e dei laboratori contro la misura. Per i giudici il Piano di riorganizzazione va annullato “nella misura in cui non è stata prevista una adeguata fase transitoria che tenga conto dei Laboratori che si siano già aggregati per raggiungere la soglia minima e nella misura in cui non si chiarisce quale sia la conseguenza del Piano di riorganizzazione sul regime di accreditamento di cui siano già in possesso i Laboratori”.

Sentenze: le novità dal 18 al 22 gennaio 2016

Questa settimana: Irap, procedure di stabilizzazione

Cassazione Civile – Sezione Lavoro – Sentenza n. 360 torna a pronunciarsi sul tema dell’Irap, precisando che in ambito Alpi, il soggetto passivo dell’Irap è solo la ASL; la sua qualità di sostituto di imposta non può essere trasferita ai medici essendo questi ultimi estranei al rapporto tributario. Le tariffe del servizio reso sono nella disponibilità dell'ASL e non dei medici che non hanno il potere di modificare le predette tariffe. Ne deriva che la comunicazione ai medici dell'esistenza di costi ulteriori non preventivati (nella specie riconducibili all'IRAP) può implicare la necessità di modificare le tariffe, ma non anche l'onere dei medici di comprimere i propri onorari professionali, in assenza del potere di incidere sulle tariffe.

Consiglio di Stato – Sezione III – Sentenza n. 3513/2015 La giurisprudenza amministrativa, ha chiarito che le procedure di stabilizzazione hanno la precedenza su quelle di mobilità: “Trattandosi di situazioni di fatto originate dall'utilizzo improprio del precariato per soddisfare esigenze durature, da sanare in favore di sanitari già espletanti mansioni e funzioni presso quell'ente, risulta evidente che la menzionata normativa nazionale e regionale, successiva al D.lgs. n. 165 del 2001 ed all'introduzione del co. 2 bis del cit. art. 30, nonché in rapporto di specialità rispetto a quest'ultima previsione generale, abbia inteso derogare al principio anzidetto”, ossia della prevalenza della mobilità rispetto all’indizione del concorso, “tenuto anche conto, in positivo, della finalità di garantire la continuità del servizio mediante risorse interne dotate di specifica esperienza, in applicazione dei canoni fondamentali di economicità ed efficacia dell'attività amministrativa; e, in negativo, della sostanziale vanificazione dell'intento sanante di posizioni improprie, così finalizzato, ove la stabilizzazione dovesse ritenersi subordinata al previo esperimento della mobilità”.

Sentenze: le novità dall'11 al 15 gennaio 2016

Questa settimana: responsabilità professionale, certificati medici sulla idoneità alla guida, equivalenza delle responsabilità professionale fra la Casa di Cura e il medico dipendente, diritto “a nascere sani”, verifica del nesso causale nella responsabilità.

Corte d’Appello Roma – Sezione III – sentenza n. 3793torna a pronunciarsi sul tema della responsabilità medica. In particolare afferma che la prova della complicanza risiede nella diligenza professionale. Nella fattispecie l’inserimento di protesi ai glutei con funzione estetica costituisce intervento routinario che come tale non può mai ritenersi di speciale difficoltà anche se nel corso dello stesso si verifichino delle complicanze, come l’allergia ai bendaggi. In tal caso, trattandosi di prestazione professionale medico chirurgica di routine, è onere del professionista superare la presunzione che le complicanze siano state determinate da omessa o insufficiente diligenza professionale o da imperizia, dimostrando che siano state invece prodotte da un evento imprevisto ed imprevedibile.

Tar Emilia Romagna – Sezione I – Sentenza n. 1126 del 17 dicembre 2015 ha ribadito che la certificazione rilasciata dalla Commissione Medico Legale della ASL, che decida sulla idoneità alla guida di un soggetto trovato alterato e denunciato per guida in stato di ebbrezza, deve contenere adeguata motivazione della decisione. Nel caso specifico, la vista risultava pari a 10/10, non vi erano minorazioni invalidanti né si segnalavano problemi di alcun tipo, ma dall’analisi del documento amministrativo non si desumeva per quali motivi la parte fosse stata dichiarata temporaneamente non idonea alla guida. Non può considerarsi sufficiente a tal fine una motivazione successiva, ricavabile da una memoria della ASL che evidenziava come l’alto valore dell’ematocrito potesse dipendere dall’eccessivo uso di bevande alcoliche, giacché le considerazioni medico legali devono risultare dal certificato che giudica l’idoneità o meno e non essere frutto di ipotesi a posteriori. Pertanto, atteso il palese difetto di motivazione dell’atto impugnato lo stesso deve essere annullato.

Cassazione Civile – Sezione III – Sentenza n. 25605 del 21 dicembre 2015 ha pronunciato una sentenza sull’equivalenza delle responsabilità fra la casa di cura e il medico dipendente. In presenza di una richiesta di risarcimento danni, la Casa di cura risponde sia per inadempimento proprio, per non aver eseguito correttamente la prestazione, sia per fatto del dipendente, incorso in ipotesi di responsabilità professionale. In assenza di prova sulla ripartizione delle rispettive responsabilità, il criterio applicabile è quello dell'equivalenza, oltre a quello della solidarietà passiva ex lege di entrambe le parti.

Cassazione Civile – Sezione Unite – Sentenza n. 25767 del 22 dicembre 2015 ha stabilito che non esiste un diritto a non nascere se non sani. Una coppia ha citato i medici e la ASL per ottenere un risarcimento per sé e per la figlia nata Down senza che ne fossero stati prima avvertiti, altrimenti, afferma la madre, avrebbe interrotto la gravidanza. La Cassazione a Sezioni riunite (n. 25767 del 22/12/15) pur lasciando impregiudicato il diritto al ristoro della coppia per l'errore medico che aveva provocato danno esistenziale ha rifiutato quello alla madre e alla figlia derivante dalla nascita, quale evento collegato a un danno, in quanto, affermano i giudici, "non c'è diritto a non nascere se non sani". Il risarcimento è conseguenza di un danno che, in tal caso, sarebbe "legato alla stessa vita del bambino e l'assenza di danno alla sua morte".

La Cassazione Civile – Sezione Unite – Sentenza n. 22876 ha precisato ulteriormente i confini della responsabilità medica per la verifica del nesso causale. La Cassazione ha sostenuto che vi è responsabilità del sanitario se, dopo l'individuazione della spiegazione scientifica dell'evento lesivo (causalità reale), risulti anche accertata la causalità della colpa, se cioè tale fatto può essere imputato a violazione del dovere di diligenza da parte del medico.

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