Corte d'Appelo di Roma - sentenza n. 41/2016

Criteri per valutare il nesso di causalità omissiva

Ai fini della sussistenza del nesso di causalità tra il comportamento omissivo del medico e l'evento lesivo è necessario accertare, oltre al nesso di condizionamento, il giudizio controfattuale, secondo cui ipotizzata l'azione del medico, l'evento lesivo non si sarebbe verificato al di là di ogni ragionevole dubbio.

Corte d'Appello di Campobasso - sentenza del 2 agosto 2016

L'omesso controllo della cartella clinica agevola il ricorso alle presunzioni

Avendo il medico l'obbligo di controllare la completezza e la esattezza delle cartelle cliniche e dei referti allegati, la relativa violazione non solo comporta la configurazione di un difetto di diligenza rispetto alla previsione generale contenuta nell'art. 1176, comma 2, c.c. e, quindi, di un inesatto adempimento della sua corrispondente prestazione professionale, ma consente, altresì, di fare ricorso alle presunzioni per meglio supportare la pretesa risarcitoria, assumendo rilievo, al riguardo, il criterio della "vicinanza alla prova", cioè della effettiva possibilità per l'una o per l'altra parte di offrirla.

Corte d'Appello di Venezia - Sez. IV - sentenza n. 1597/2016

Il paziente danneggiato come prova il nesso di causalità materiale

Per il paziente/danneggiato l'onere probatorio in ordine alla ricorrenza del nesso di causalità ma-teriale si sostanzia nella prova che l'esecuzione della prestazione si è inserita nella serie causale che ha condotto all'evento di danno, rappresentato o dalla persistenza della patologia per cui era stata richiesta la prestazione, o dal suo aggravamento, fino ad esiti finali costituiti dall'insorgenza di una nuova patologia o dal decesso del paziente; in ipotesi di condotta omissiva occorre quindi accertare che la condotta doverosa, se fosse stata tenuta, avrebbe impedito il verificarsi dell'evento stesso.

Corte d'Appello di Torino - sentenza n. 301/2016

Regime di Tfr - Ritenuta del 2,50% - Legittimità

La Corte d’Appello, riprendendo analoga sentenza n. 41/2016, ritiene legittima la riduzione della ritenuta del 2,50% della retribuzione lorda dei lavoratori in regime di Tfr pubblico prevista dall’accordo quadro nazionale del 29 luglio 1999 e dal Dpcm 20 dicembre 1999, in quanto diretta applicazione di normativa primaria (art. 26 comma 19 legge 448/1998) e in quanto, altrimenti, il personale in Tfr si gioverebbe di una retribuzione lorda superiore ai lavoratori in Tfs.

Corte d'Appello di Palermo - Sez. I penale - sent. 8 giugno 2016

Obbligo di verifica sui titoli dei collaboratori: abuso della professione

Risponde a titolo di concorso nel delitto di cui all'art. 348 c.p., chiunque consenta o agevoli lo svolgimento da parte di persona non autorizzata di attività professionale per cui è richiesta una specifica abilitazione dello Stato.

Corte d'Appello Bologna - Sez. lavoro - sentenza 7 giugno 2016

Decadenza per mancata autocertificazione di altro incarico di continuità assistenziale

L'Ausl di Reggio Emilia ha dichiarato un medico decaduto dall'incarico di continuità assistenziale, ai sensi dell'art. 75 del DPR n. 445 del 2000 per la "non veridicità delle dichiarazioni rilasciate in sede di autocertificazione informativa tendenti a far emergere situazioni di incompatibilità assoluta" con conseguente decadenza della stessa dai benefici previsti. La difesa del sanitario poggia invece sulla presunta compatibilità tra i vari incarichi svolti.

Corte d'Appello di Torino - Sez. IV - sentenza del 3 giugno 2016

Nell'attuale contesto di conoscenze mediche e di possibilità di intervento anche tecnologico in ogni momento della vita umana, a partire da quello iniziale, il respiro autonomo non può più essere di per sé considerato unico significativo indice di vitalità o di mortalità, dovendosi avere riguardo anche ad altri parametri quali il battito cardiaco o le funzioni dell'encefalo. Ai sensi della 1. 29 dicembre 1993 n. 578 e relativo regolamento, la morte cerebrale si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo.

Corte d'Appello di Napoli - Sezione IV - sentenza n. 1643/2016

Incongrua liquidazione del danno non patrimoniale

Nella liquidazione del danno non patrimoniale non è consentito  il ricorso ad una liquidazione equitativa pura, non fondata su criteri obiettivi, i soli idonei a valorizzare singole variabili del caso concreto e a consentire la verifica ex post del ragionamento seguito dal giudice in ordine all'apprezzamento della gravità del fatto, delle condizioni soggettive della persona, dell'entità della relativa sofferenza e del turbamento del suo stato d'animo, dovendosi ritenere preferibile l'adozione del criterio di liquidazione predisposto dal Tribunale di Milano cui la Suprema Corte riconosce la valenza di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno non patrimoniale alle disposizioni di cui agli articoli 1226 e 2056 cod. e salva l'emersione di concrete circostanze che ne giustifichino l'abbandono.

Corte d'Appello di Lecce - sentenza del 20 aprile 2016

Guardia medica - Rifiuto di atti di ufficio o interruzione di pubblico servizio

Tenendo presenti le omissioni perpetrate e come le stesse avessero lo specifico scopo di evitare indebite interruzioni nell'espletamento del servizio di assistenza sanitaria, non c'è dubbio che il medico, unico incaricato del servizio di Guardia Medica, ne ha sicuramente e consapevolmente prodotto, con la sua condotta omissiva, l'interruzione. Con tale condotta è stato chiaramente integrato il delitto di cui al comma 1 dell'art. 340 c.p..

Corte Appello L'Aquila - Sez. lavoro - sentenza del 24 marzo 2016

Oneri Irap, chi paga? L'Amministrazione, il medico o il paziente?

L’assimilazione, ai fini fiscali, dell’attività libero professionale intramuraria al rapporto di lavoro dipendente comporta che i proventi dell’attività libero professionale intramuraria (intramoenia ovvero allargata) sono equiparati al reddito da lavoro dipendente, per cui i predetti compensi concorrono, secondo le disposizioni di legge, a determinare l’imponibile per il calcolo dell’IRAP, senza che i percettori di tali redditi divengano soggetti passivi dell’imposta stessa. Ne consegue che la traslazione dell’IRAP sui compensi dei medici non si giustifica né sotto il profilo secondo cui l’imposta rappresenterebbe un costo per l’azienda (mentre per espressa previsione normativa l’attività intramuraria non dovrebbe comportare alcun onere per l’Amministrazione), né per esigenze di pareggio di bilancio. L’Irap va pertanto posta a carico del soggetto che richiede la prestazione e l’Amministrazione è obbligata a procedere alla variazione ed adeguamento tariffario in tal senso.

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