Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 25750/2016

Valido il licenziamento se si esce senza timbrare

È valido il licenziamento del dipendente pubblico che si allontana senza timbrare il cartellino. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 25750 del 14 dicembre, chiamata a decidere sulla legittimità del licenziamento irrogato ex articolo 55-quater del d.lgs. 165/2001 a un dipendente, accusato di avere tratto in inganno il datore di lavoro in ordine all’orario di servizio prestato, in vigenza della normativa antecedente alle modifiche introdotte dalla cosiddetta Riforma Madia (d.lgs. 116/2016).

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 25379/2016

Divieto di trasferire chi assiste parente disabile prescinde dalla gravità dell'handicap

Il divieto di trasferire il lavoratore che assiste un parente disabile, previsto dall’art. 33, comma 5 della legge n. 104 del 1992, prescinde dal previo accertamento della gravità dell’handicap da parte delle commissioni mediche delle Unità Sanitarie Locali di cui all’art. 4 della medesima legge. É quanto ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione con la pronuncia n. 25379 del 12 dicembre 2016.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 24671/2016

Assenza per malattia - Svolgimento di altra attività lavorativa - Licenziamento

La Corte respinge il ricorso di un dipendente che durante l’assenza per malattia era stato scoperto a servire pizze presso un ristorante ed era stato conseguentemente licenziato. Infatti il lavoratore, al quale sia contestato in sede disciplinare di avere svolto un altro lavoro durante un’assenza per malattia, ha l’onere di dimostrare la compatibilità dell’attività con la malattia impeditiva della prestazione lavorativa contrattuale e la sua inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie psico-fisiche.

Corte di Cassazione - VI sezione L - ordinanza n. 24106/2016

Il lavoratore che produce in una controversia di lavoro copia di atti aziendali

Il lavoratore che produca in una controversia di lavoro copia di atti aziendali riguardanti direttamente la propria posizione lavorativa non viene meno ai doveri di fedeltà di cui all'art. 2105 c.c., anche ove i documenti prodotti non abbiano avuto influenza decisiva sull'esito del giudizio, operando, in ogni caso, la scriminante dell'esercizio del diritto di cui all'art. 51 c.p., che ha valenza generale nell'ordinamento, senza essere limitata al mero ambito penalistico e tenuto conto che l'applicazione corretta della normativa processuale in materia è idonea a impedire una vera e propria divulgazione della documentazione aziendale e che, in ogni caso, al diritto di difesa in giudizio deve riconoscersi prevalenza rispetto alle eventuali esigenze di segretezza dell'azienda.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 24027/2016

Licenziamento per superamento del periodo di comporto

Respingendo il ricorso di un lavoratore – licenziato per superamento del periodo di comporto – che contestava l’inserimento nel conteggio anche delle domeniche e dei giorni non lavorativi non compresi nei certificati medici, gli Ermellini ricordano il principio di diritto consolidato nella giurisprudenza della Corte che ha ribadito: “la necessità di tener conto, ai fini del calcolo del comporto, dei giorni non lavorativi cadenti nel periodo di assenza per malattia, dovendosi presumere la continuità dell’episodio morboso. Detta presunzione di continuità opera sia per le festività ed i giorni non lavorativi che cadono nel periodo della certificazione, sia nella diversa ipotesi di certificati in sequenza di cui il primo attesti la malattia fino all’ultimo giorno lavorativo che precede il riposo domenicale ed il secondo la certifichi a partire dal primo giorno lavorativo successivo alla domenica”.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 22552/2016

Illegittimità della reiterazione oltre i 36 mesi – Risarcimento del danno attraverso le assunzioni ex Legge n. 107/2015

La Corte rigetta i motivi del ricorso presentato da una assistente amministrativa che aveva visto respinta dai giudici di merito la sua richiesta di dichiarazione di nullità dei reiterati contratti a tempo determinato stipulati dal MIUR e di trasformazione del rapporto in contratto a tempo indeterminato.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 21901/2016

Licenziamento per superamento del periodo di comporto

La Corte dichiara inammissibile il ricorso presentato dalla ASL datrice di lavoro avverso la decisione della Corte territoriale che condannava la stessa ASL alla reintegra di un lavoratore licenziato per superamento del periodo di comporto. I giudici della Cassazione evidenziano l’errato calcolo del periodo di comporto da parte della Azienda e, nelle motivazioni della sentenza sottolineano come l’art. 2087 c.c. imponga al datore di lavoro un obbligo nei confronti dei lavoratori, che si deve concretizzare nell’adozione delle misure che sono necessarie per la salvaguardia della loro integrità fisica e morale.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 20808/2016

Visite fiscali, corresponsione dell'indennità per uso del mezzo proprio

La questione controversa è se spetti al medico convenzionato il pagamento dell'indennità a titolo di corrispettivo per l'uso del mezzo proprio in occasione di visite fiscali eseguite su richiesta di datori di lavoro pubblici. Nel caso di specie, la ASL ha erogato alla ricorrente il rimborso delle spese di benzina di cui al DPR 484/1996, art. 14, lett. e), comma 1, ma non le ha corrisposto l'indennità contemplata dal secondo comma della stessa disposizione, e successive analoghe disposizioni di cui al DPR 270/2000, e all'art. 39 Accordo regionale Integrativo dell'11.12.2003, approvato con d.G.R. n. 566/2004.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 20684/2016

Permessi per assistere parenti affetti da handicap grave - Riconoscimento compensi incentivanti ex art. 18, L. 88/1989

La Corte respinge il ricorso presentato dall’Inps che riteneva non spettanti i compensi incentivanti ad un dipendente che aveva fruito dei citati permessi, in quanto, ad avviso dei giudici, la normativa legale riconduce il pagamento di tali compensi alla valutazione e verifica dei risultati conseguiti e affida alla contrattazione decentrata, eventualmente, la definizione dei criteri della corresponsione (nel caso di specie non sussistenti).

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 20433/2016

Falso preannuncio di visita medica per assentarsi dal lavoro. Licenziamento giustificato

Le disposizioni della L. 300/1970, art. 5, in materia di divieto di accertamenti da parte del datore di lavoro sulle infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente e sulla facoltà dello stesso datore di lavoro di effettuare il controllo delle assenze per infermità solo attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, non precludono al datore medesimo di procedere ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l'insussistenza della malattia o la non idoneità di quest'ultima a determinare uno stato d'incapacità lavorativa e, quindi, a giustificare l'assenza, confermando così la sentenza di merito che aveva ritenuto legittimi gli accertamenti demandati, dal datore di lavoro, a un'agenzia investigativa.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 19933/2016

Svolgimento attività presso clinica privata durante periodo di malattia

La Corte ha accolto i motivi del ricorso di una Azienda Ospedaliera che aveva licenziato un suo dirigente medico il quale durante il periodo di malattia aveva svolto attività presso una clinica privata, e ha dettato questo principio: “Il medico dirigente in rapporto di lavoro pubblico contrattualizzato non esclusivo, che durante il periodo di assenza per malattia presti attività libero-professionale senza avere offerto la prestazione lavorativa alla Amministrazione datrice di lavoro, viene meno ai canoni della reciproca lealtà e della buona fede che nel rapporto di lavoro devono connotare le reciproche obbligazioni delle parti.”

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 18950/2016

Un figlio non può fruire del permesso di due ore giornaliere per assistere la madre gravemente malata

I giudici giungono alla conclusione che le 2 ore al giorno pretese dall’istante sono un permesso fruibile in via esclusiva dalla lavoratrice madre o dal lavoratore padre, anche adottivi, in alternativa al prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione facoltativa, e fino al compimento del terzo anno di vita del bambino gravemente disabile. L’art. 33, comma 2 della legge 104/1992, nel disporre che i soggetti di cui al comma 1 possono chiedere ai rispettivi datori di lavoro di usufruire in alternativa al prolungamento del congedo parentale, di due ore di permesso giornaliero retribuito fino al compimento del terzo anno di vita del bambino, rinviano ad una norma che è stata abrogata e il cui contenuto precettivo si rinviene ora nell’art. 33, comma 1, del d.lgs. n. 151/2001.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 18858/2016

Non si può licenziare chi non invia certificato se la malattia è stata certificata dal medico fiscale

La Suprema Corte ha chiarito che il lavoratore pubblico assente per malattia che non abbia provveduto all’invio del certificato di malattia non può essere licenziato qualora la sussistenza dello stato di malattia sia stato certificato dal medico di controllo.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 18710/2016

Borsa di studio e legittimità della richiesta di incremento annuale

La Corte ha ritenuto che la sospensione dei meccanismi di rivalutazione automatica delle borse di studio previste dal d.lgs. n. 257 del 1991 in favore dei medici specializzandi costituisca violazione dell'obbligo comunitario di remunerare adeguatamente i periodi di formazione ed ha condannato l'Università a corrispondere agli attuali controricorrenti la differenza tra l'importo della borsa di studio adeguata al tasso annuo programmato di inflazione e la somma già pagata.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 18507/2016

Simulazione stato di malattia - Giusta causa di licenziamento

Lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente assente per malattia può giustificare il recesso del datore di lavoro in relazione alla violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà, oltre che nell'ipotesi in cui tale attività esterna sia per sé sufficiente a far presumere l'inesistenza della malattia, dimostrando, quindi una fraudolenta simulazione anche nel caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio "ex ante" in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio con conseguente irrilevanza della tempestiva ripresa del lavoro alla scadenza del periodo di malattia.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 17968/2016

 Legge n. 104/1992: uso improprio del permesso. Licenziamento

L’uso improprio del permesso previsto dalla legge n. 104/1992, utilizzato per finalità diverse, può legittimare il licenziamento. I giudici respingono il ricorso di una dipendente comunale licenziata perché usava il permesso ottenuto per assistere la madre disabile, per frequentare lezioni universitarie. Dice la Corte che poiché il diritto di usufruire del permesso “è riconosciuto dal legislatore in ragione dell’assistenza, la quale è causa del permesso” questo uso improprio può integrare una violazione grave dei doveri e degli obblighi del dipendente tale da giustificare anche la sanzione del licenziamento.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 17637/2016

Timbrava il cartellino e usciva: la Cassazione conferma il licenziamento del medico

La  Suprema Corte ha respinto il ricorso del medico contro il licenziamento stabilito dalla Corte di Appello nel 2013. Il dottore aveva addotto come giustificazione al suo comportamento il fatto che doveva correre ad assistere i suoi genitori e che in quel periodo era così stressato che la sua capacità di intendere e di volere era in crisi. I giudici: “Non importa se comportamento fraudolento sia o meno intenzionale”.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 17344/2016

Irap, irrilevanti le spese per compensi a colleghi medici

Quanto alle spese per compensi a terzi, deve rilevarsi che ove si tratti di compensi corrisposti a colleghi medici, in caso di obbligatoria sostituzione per malattia o ferie, circostanza frequente nei medici di base che debbono assicurare un servizio continuativo, il dato non rileva ai fini dell'assoggettamento ad IRAP.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 17238/2016

Risarcimento del danno esistenziale per mancato godimento dei riposi compensativi

In caso di lavoro prestato oltre il sesto giorno consecutivo, ove il lavoratore richieda, in relazione alla modalità della prestazione, il risarcimento del danno non patrimoniale, per usura psicofisica, ovvero per la lesione del diritto alla salute o del diritto alla libera esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana, è tenuto ad allegare e provare il pregiudizio dei suo diritto fondamentale, nei suoi caratteri naturalistici e nella sua dipendenza causale dalla violazione dei diritti patrimoniali di cui all'art. 36 della Costituzione.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 17113/2016

Inesistenza della malattia. Licenziamento

I giudici respingono il ricorso di un lavoratore per la parte in cui si opponeva al licenziamento per giusta causa intimatogli dall’azienda di cui era dipendente, per “simulazione fraudolenta dello stato di malattia”.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 16226/2016

Reiterazione contratti a termine. Stabilizzazione solo tramite concorso

La Corte rigetta il ricorso di un dipendente comunale nella parte in cui chiedeva di essere assunto a tempo indeterminato. Il lavoratore infatti lamentava il danno ricevuto a seguito di una illegittima reiterazione di contratti a tempo indeterminato da parte della amministrazione. I giudici ribadiscono ancora una volta la impossibilità di conversione del contratto in quanto l’accesso all’impiego alle dipendenze delle P.A. avviene tramite pubblico concorso.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 15989/2016

Malattia, la compatibilità di un altro lavoro durante l'assenza va motivata

Uno stato ansioso depressivo può giustificare l'assenza per malattia della dipendente ed anche lo svolgimento di altra attività lavorativa presso terzi, purché non ne comprometta la guarigione. Tuttavia, prima di dichiarare illegittimo il licenziamento comminato dall'azienda, l'autorità giurisdizionale deve compiere una indagine sulle caratteristiche della nuova attività svolta e sulla natura della patologia della dipendente, ed infine, motivare in merito alla relativa compatibilità.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 15226/2016

Il lavoratore deve verificare l'invio del certificato di malattia

Legittimo il licenziamento della lavoratrice, assente ingiustificata da lavoro, che non ha adempiuto l'obbligo, contrattualmente previsto, di segnalare tempestivamente al datore la sua assenza e che lamenta che il mancato invio del certificato di malattia sia dipeso da un errore della sostituta del medico curante: la trasmissione telematica esonera il lavoratore solo dall'inviare la certificazione cartacea e non dall'avvisare l'azienda. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione lavoro, nella sentenza n. 15226/2016 sul ricorso proposto da una lavoratrice contro il licenziamento disciplinare intimatole dall'azienda.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 14633/2016

Illegittima reiterazione dei contratti a termine: richiesta di risarcimento del danno

La Corte d’Appello di Bologna, riformando la sentenza del Tribunale di Modena, rigettava il capo della domanda del ricorrente, proposto nei confronti dell'AUSL di Modena, diretto ad ottenere il risarcimento del danno conseguente la illegittima reiterazione di contratti a termine stipulati con la predetta AUSL. Le SS.UU. della Corte di Cassazione hanno sancito che nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato, in caso di abusivo ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una P.A., il dipendente ha diritto al risarcimento del danno per l'illegittima precarizzazione nella misura e nei limiti di cui all'art. 32, comma 5, della L. 183/2010.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 14196/2016

Mobilità dei dirigenti sanitari

La Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi sull’illegittimità del Comune del disposto trasferimento di un dirigente sindacale in mancanza del preventivo nulla osta della sigla sindacale di appartenenza. La Corte di Cassazione con la Sentenza 12.07.2016 n.14196 esclude che nella citata fattispecie vi possa essere stata una condotta antisindacale da parte del Comune, negando la necessità del citato preventivo nulla osta alla sigla sindacale.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 14103/2016

Non licenziabile il dipendente Asl se lavora senza autorizzazione in aspettativa non retribuita

La gravità dell’inadempimento deve essere valutata nel rispetto della regola generale della “non scarsa importanza” di cui all’art. 1455 c.c., sicché l’irrogazione della massima sanzione disciplinare risulta giustificata solamente in presenza di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali, tale cioè da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro per essersi irrimediabilmente incrinato il rapporto di fiducia. Non è sufficiente, per ritenere giustificato un licenziamento, che una disposizione di legge sia stata violata dal lavoratore o che un obbligo contrattuale non sia stato dal medesimo adempiuto, occorrendo pur sempre che tali violazioni siano di una certa rilevanza.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 13455/2016

Rientro tutelato per la neomamma

La lavoratrice diventata mamma ha diritto di rientrare in servizio dopo la maternità nella stessa unità aziendale di provenienza o in altra unità produttiva nell’ambito del medesimo comune. A sancirlo è l’art. 56 del d.lgs. 151/2001 . Non è, perciò, ingiustificata la prolungata assenza della lavoratrice madre chiamata a riprendere servizio presso una sede diversa da quella di provenienza, risultando il provvedimento espulsivo adottato dal datore di lavoro privo di legittimità. È questo il principio espresso dalla Cassazione con la sentenza 13455/2016, la quale afferma che, per valutare la legittimità del licenziamento per prolungata assenza dal lavoro, intimato nei confronti di una lavoratrice madre al rientro in servizio, non si può prescindere dall’applicazione delle speciali garanzie poste dal d.lgs. 151/2001 a tutela della maternità.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 11868/2016

Licenziamenti Pa, Cassazione: vale l’articolo 18 e non la Fornero

Nel cassare con rinvio una sentenza della Corte d’appello di Roma gli Ermellini stabiliscono, tra gli altri, il seguente principio di diritto cui dovrà attenersi il giudice del rinvio: “Ai rapporti di lavoro disciplinati dal d.lgs. 30/3/2001 n. 165, art. 2, non si applicano le modificazioni apportate dalla legge 28/6/2012 n. 92 all’art. 18 della legge 20/5/1970 n.300, per cui la tutela del dipendente pubblico in caso di licenziamento illegittimo intimato in data successiva all’entrata in vigore della legge n. 92 del 2012 resta quella prevista dall’art. 18 della legge 300 del 1970 nel testo antecedente la riforma”. 

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 11130/2016

Licenziato dirigente medico per aver rilasciato un certificato medico per l'autorizzazione al porto d'armi

Dal punto di vista letterale, il riferimento ad "uffici medico-legali" ex D.M. 28 aprile 1998, esclude che possano considerarsi tali gli ambulatori privati di singoli medici che esercitino ivi la loro attività professionale. Deve trattarsi invece di "uffici" pubblici come è reso manifesto dalle altre strutture abilitate, inserite anch'esse nell'ambito degli apparati di una pubblica amministrazione.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 9749/2016

Permessi legge 104: l'abuso è reato

Respingendo, ancora una volta, il ricorso promosso da un dipendente contro il licenziamento per giusta causa comminatogli dalla azienda datrice di lavoro per uso improprio dei permessi ex legge 104/1992, la Corte ribadisce che: “deve ritenersi verificato un abuso del diritto allorché i permessi ex legge 104 del 1992, vengano utilizzati non per l’assistenza ad un familiare disabile bensì per attendere ad altre attività, con conseguente idoneità della condotta a ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario con il datore di lavoro.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 9302/2016

Turni di pronta disponibilità di gran lunga superiori a quelli contrattualemente previsti

È pur vero che la Corte costituzionale ha affermato con la sentenza n. 150 del 2015 che il legislatore "ha voluto riservare alla contrattazione collettiva l'intera definizione del trattamento economico, eliminando progressivamente tutte le voci extra ordinem al fine di realizzare l'obiettivo della contrattualizzazione del rapporto di lavoro pubblico e della razionalizzazione del costo del lavoro pubblico, mediante il contenimento della spesa complessiva per il personale entro i vincoli della finanza pubblica". Ma la questione in esame attiene ad un diverso profilo, che è quello del ristoro del lavoro prestato in eccedenza all'orario di lavoro fissato contrattualmente o quando la durata della prestazione lavorativa ecceda i limiti della ragionevolezza in rapporto alla tutela del diritto alla salute.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 9217/2016

Permessi legge 104: illegittimo l'uso parziale

Legittimo il licenziamento del lavoratore che abbia utilizzato gran parte del "permesso" ex Legge 104/92 per scopi personali e non per assistere il parente disabile. Non è ammissibile, infatti, un'assistenza solo parziale delle ore concesse dal datore di lavoro che, per sopperire all'assenza del dipendente, deve sopportare modifiche organizzative per esigenze di ordine generale. Lo ha disposto la Corte di Cassazione, sezione lavoro, nella sentenza n. 9217/2016.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 5574/2016

Licenziamento disciplinare: abuso nella fruizione dei permessi

Utilizzazione dei permessi mensili "per scopi estranei a quelli per i quali sono stati concessi".
A fronte di 24 ore di permessi retribuiti concessi per ciascuno dei tre giorni previsti ex comma 3, art 33 - il lavoratore che tiene una condotta compatibile con le motivazioni assistenziali poste a sostegno della richiesta solo per quattro ore e 13 minuti, pari al 17,5% del tempo totale, dimostra "un sostanziale disinteresse per le esigenze aziendali", integrando "una grave violazione dei principi di buona fede e correttezza nell'esecuzione del contratto di lavoro di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., idonea a legittimare il recesso per giusta causa del datore di lavoro". Tale principio è stato confermato dalla Suprema Corte.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 5465/2016

Reperibilità del dirigente medico, obblighi della Asl in caso di prestazione resa

Nel caso in cui il dirigente in servizio di pronta disponibilità venga chiamato a rendere la prestazione, l’azienda sanitaria, oltre a corrispondere la maggiorazione prevista dal Contratto collettivo di categoria o in alternativa, su richiesta del dirigente medesimo, il recupero orario, dovrà comunque garantire al lavoratore il riposo settimanale, a prescindere da una sua richiesta, trattandosi di diritto indisponibile, riconosciuto dalla Carta costituzionale oltre che dall'art. 5 della direttiva 2003/88/CE. ”.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4222/2016

I criteri da seguire per individuare reaponsabilità da mobbing

La responsabilità per mobbing non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, in quanto la responsabilità del datore di lavoro va inquadrata nell’ambito applicativo dell’art. 2087 c.c. e ricollegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento . Incombe al lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4096/2016

Come riconoscere lavoro subordinato presso casa di cura

In caso di prestazioni che, per la loro natura intellettuale, mal si adattino ad essere eseguite sotto la direzione continua del datore di lavoro, la qualificazione del rapporto come subordinato o autonomo, cioè l'assoggettamento del lavoratore al potere organizzativo del datore di lavoro, deve essere verificata mediante il ricorso ad elementi sussidiari, che il giudice di merito deve individuare attribuendo prevalenza ai dati fattuali emergenti dal concreto svolgimento del rapporto.

Corte di Cassazione - sezione Lavoro - sentenza n. 3291/2016

Lo "straining" è risarcibile se mina l'integrità fisica e morale dell'individuo

Lo straining si definisce come una situazione lavorativa conflittuale di stress forzato in cui la vittima subisce azioni ostili limitate nel numero e/o distanziate nel tempo, ma tale da provocarle una modificazione in negativo, costante e permanente della condizione lavorativa.
I parametri di riconoscimento dello straining sono: l’ambiente lavorativo; la frequenza e durata dell'azione ostile; se le azioni subite appartengono ad una delle categorie tipizzati della scienza (quali gli attacchi ai contatti umani, l’isolamento sistematico, cambiamenti delle mansioni, attacchi contro la reputazione della persona, violenza o minaccia di violenza); posizione di costante inferiorità percepita come permanente.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 3294/2016

Medici fiscali, la sentenza: lavoratore assente ingiustificato anche se il citofono è rotto

Che il lavoratore in malattia perdesse l'indennità se non risponde quando il medico fiscale chiama già si sapeva, ma adesso la Cassazione ci spiega che l'indennità si perde pure se lui non concorre attivamente a non farsi trovare: estremizzando, si rischia anche quando il nome non è sul citofono o se quest'ultimo è rotto.
La sentenza 3294/16 spiega che se un lavoratore in malattia si allontana da casa per motivi urgenti nelle fasce orarie dei controlli dei medici fiscali deve dare comunicazione immediata della propria assenza al datore di lavoro e all'Inps competente per territorio (che in effetti potrebbe già aver inviato il medico fiscale).

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 3065/2016

Legge 104 e periodo di comporto

Dicono gli Ermellini che “La fruizione dei permessi ex legge n. 104/1992 non presuppone un previo rientro in servizio dopo un periodo di assenza o malattia (non essendo questa una condizione prevista dalla legge) ma soltanto l’attualità del rapporto di lavoro”. Pertanto non è licenziabile la dipendente che, finito il periodo di comporto per malattia, non si presenta al lavoro a seguito di precedente richiesta di fruizione del permesso ex lege 104/1992, la cui applicazione era stata ottenuta dalla lavoratrice durante il periodo di comporto. La sentenza riguarda una lavoratrice privata ma è applicabile anche al lavoro pubblico. 

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 2737/2016

Dipendenti Asl e autorizzazione straordinario

Secondo la Suprema Corte la disposizione "Le prestazioni di lavoro straordinario hanno carattere eccezionale, devono rispondere ad effettive esigenze di servizio e devono essere preventivamente autorizzate dal dirigente responsabile", non ha nulla di programmatico, introducendo all'interno del rapporto di lavoro del personale in questione un precetto specifico e vincolante quanto alla preventiva autorizzazione del lavoro straordinario, dovendo esso rispondere ad effettive esigenze di servizio, restando escluso che possa qualificarsi quale autorizzazione in sanatoria la certificazione da parte della amministrazione circa lo straordinario già espletato dal dipendente.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 2217/2016

Configurabilità danno esistenziale quale criterio di liquidazione

Il danno esistenziale, recuperato non già come categoria autonoma bensì come componente o criterio di liquidazione del più generale danno non patrimoniale, può essere desunto da massime di comune esperienza.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 1756/2016

Indennità sostitutiva delle ferie non godute

La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione conferma l’orientamento per il quale l’indennità sostitutiva delle ferie non godute presenta un natura giuridica mista, vale a dire sia risarcitoria che retributiva. I giudici di legittimità precisano che, essendo l’indennità diretta a soddisfare un diritto suscettibile di esercizio in maniera ampia, ai fini della verifica della prescrizione, non può che considerarsi prevalente la natura risarcitoria per la quale è prevista la durata ordinaria decennale.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 360/2016

Trattenute Asl a titolo di Irap nei confronti di medici ospedalieri in intramoenia

In ambito ALPI, il soggetto passivo dell'IRAP è la ASL; la sua qualità di sostituto di imposta non può essere trasferita ai medici, essendo questi estranei al rapporto tributario. Le tariffe del servizio reso sono nella disponibilità dell'ASL e non dei medici che non hanno il potere di modificare le predette tariffe. Ne deriva che la comunicazione ai medici dell'esistenza di costi ulteriori non preventivati (nella specie riconducibili all'IRAP) può implicare la necessità di modificare le tariffe, ma non anche l'onere dei medici di comprimere i propri onorari professionali, in assenza del potere di incidere sulle tariffe.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 280/2016

Nelle assunzioni dei dipendenti pubblici vince la graduatoria più vecchia

Per la Corte, la compresenza di più graduatorie costituisce una “situazione patologica” che va “gestita in linea con […] la finalità di fare uso della procedura a scorrimento in modo da evitare – o comunque ridurre – l’evenienza della scadenza delle graduatorie”.
Sempre secondo la Corte, il criterio che maggiormente tutela “il legittimo affidamento degli idonei inseriti in graduatorie” è utilizzare per le assunzioni la graduatoria formata in data anteriore.
Trova applicazione quindi un criterio “cronologico”, il quale può essere derogato dalle Amministrazioni solo a fronte di particolari “circostanze di fatto o ragioni di interesse pubblico prevalenti”.

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