Corte di Cassazione - III sez. Civile - sentenza n. 23201/2016

Rimborsi ex specializzandi: criterio per accertare l'equivalenza delle specializzazioni

Nel giudizio introdotto dal medico nella situazione in cui la specializzazione non è indicata come comune a tutti gli stati membri o anche a due o più di essi, occorre accertare se la prospettata equivalenza si configuri oppure no. Tale accertamento implica anche riscontri fattuali, cioè l'accertamento delle concrete modalità di svolgimento del corso, al fine della verifica del se esso corrisponda oppure no alle modalità ed ai contenuti del corso indicato come comune da due o più stati membri nell'art. 7.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 22639/2016

La valenza probatoria della cartella clinica

È insegnamento della giurisprudenza che, nella incompletezza della cartella clinica, si rinviene il presupposto perché scatti la prova presuntiva del nesso causale a sfavore del medico, qualora la condotta dello stesso sia astrattamente idonea a cagionare quanto lamentato, per cui riguardo la responsabilità professionale del medico il nesso causale sussiste anche quando, attraverso un criterio necessariamente probabilistico, si possa ritenere che l’opera del medico, se correttamente e prontamente prestata, avrebbe avuto fondate possibilità di evitare il danno.

Corte di Cassazione - VI sezione Civile - ordinanza n. 21139/2016

Irap, non soggetti i compensi del medico per le attività svolte extramoenia

Ai fini della soggezione ad Irap dei proventi di un lavoratore autonomo (o un professionista) non è sufficiente che il lavoratore si avvalga di una struttura organizzata, ma è anche necessario che questa struttura sia "autonoma", cioè faccia capo al lavoratore stesso, non solo ai fini operativi, bensì anche sotto i profili organizzativi.
Non sono, pertanto, soggetti ad Irap i compensi che un medico percepisca per le attività da lui svolte "extramoenia" presso strutture sanitarie.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 20412/2016

Rimborsi ex specializzandi, durata del tipo di specializzazione è dato normativo da verificare

La corte d'appello riconosce il diritto all'indennizzo in favore del ricorrente, ma lo commisura ad una frequentazione del corso durata tre anni, mentre al processo sono acquisiti dati dai quali risulta una frequentazione del corso di specializzazione della durata di cinque anni.

Cassazione Civile - Sez. VI sottosez. 3 - ordinanza n. 18536/2016

Prestazione medico ospedaliera e territorialità

La disciplina di cui al d.lgs. 206/2005, art. 33, comma 2, lett. u), concernente il foro del luogo di residenza del consumatore, è inapplicabile ai rapporti tra pazienti e strutture ospedaliere pubbliche o private operanti in regime di convenzione con il Ssn: sia perché, pur essendo l'organizzazione sanitaria imperniata sul principio di territorialità, l'assistito può rivolgersi a qualsiasi azienda sanitaria presente sul territorio nazionale, sicché se il rapporto si è svolto al di fuori del luogo di residenza del paziente tale circostanza è frutto di una sua libera scelta, che fa venir meno la "ratio" dell'art. 33 cit.; sia perché la struttura sanitaria non opera per fini di profitto, e non può quindi essere qualificata come "imprenditore" o "professionista".

Corte di Cassazione - VI sezione Civile - ordinanza n. 17671/2016

Irap: per ottenere rimborso, attenzione a prova in giudizio sulle funzioni del personale impiegato

Secondo la Corte "lo stesso limite segnato in relazione ai beni strumentali - "eccedenti, secondo l'id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell’attività in assenza di organizzazione" - non può che valere, armonicamente, per il fattore lavoro, la cui soglia minimale si arresta all'impiego di un collaboratore", il cui apporto, "mediato o generico", all'attività svolta dal contribuente si concreti nell'espletamento di mansioni di segreteria o generiche o meramente esecutive.

Corte di Cassazione - VI sez. Civile - ordinanza n. 17405/2016

La pretesa risarcitoria del paziente e la valutazione delle sue pregresse condizioni

Corretta la condotta tenuta dal dentista. Egli ha provveduto a fornire adeguata informazione sull’intervento e sui possibili rischi connessi. I problemi lamentati dal paziente sono dovuti alle sue pregresse precarie condizioni, e non all’operato del medico.

Corte di Cassazione - Sez. Unite Civili - ordinanza 16067/2016

Le controversie relative a tutte le prestazioni erogate nell’ambito del Ssn, sono devolute alla cognizione del giudice ordinario

Il conflitto sollevato dal TAR Lazio va risolto in favore dell’Autorità giudiziaria ordinaria, dando continuità ai principi di diritto in riferimento ai casi in cui, quale quello di specie, la pretesa creditoria dell’assistito dal Ssn involga l’erogazione di farmaci indispensabili e insostituibili e, dunque, si correli al suo diritto alla salute garantito dall’art. 32 della Costituzione; in questi casi si è affermato che le controversie relative a tutte le prestazioni erogate nell’ambito del servizio sanitario nazionale, ricorrendo un rapporto obbligatorio tra cittadini e Amministrazione sono devolute alla cognizione del giudice ordinario.

Corte di Cassazione - sez. III Civile - sentenza n. 15127/2016

L'accettazione della regressione tariffaria esclude la condanna per ingiustificato arricchimento della Asl

L'azione generale di arricchimento ha come presupposto la locupletazione di un soggetto a danno dell'altro che sia avvenuta senza giusta causa, sicché, qualora essa sia invece conseguenza di un contratto o di altro rapporto compiutamente regolato, di un impoverimento remunerato, non è dato invocare la mancanza o l'ingiustizia della causa". Nel caso di specie, essendo state accettate le regressioni tariffarie, ciò costituisce elemento sufficiente per escludere la ricorrenza dei presupposto dell'ingiustificatezza della parziale decurtazione dei corrispettivo e quindi la ricorrenza di un'ipotesi di arricchimento senza causa.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 13919/2016

La struttura sanitaria, nel caso di intervento di urgenza, non può invocare l'esimente dello stato di necessità

Non può invocarsi che una struttura sanitaria che esegua all'interno di essa, un intervento chirurgico di urgenza, agisca in stato di necessità e possa di conseguenza essere ritenuta non responsabile ex articolo 2045 dei danni riportati dei pazienti, ove gli stessi abbiano subito un danno ingiusto. Ne consegue che all'interno di tale situazione si applicano le ordinarie regole di ripartizione dell'onere probatorio in materia di responsabilità della struttura sanitaria: a fronte della contrazione, da parte di un paziente, di epatite post trasfusionale grava sulla struttura ospedaliera l'onere di provare di aver eseguito sul sangue somministrato tutti i controlli all'epoca dei fatti previsti.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 13266/2016

Responsabilità medica: come vigilare sul paziente e prevenire danni irreparabili

A partire dal 2003 i magistrati accordano il risarcimento di ingenti danni conseguenti a prestazioni sanitarie erogate presso un ospedale, in occasione di un parto in cui viene alla luce una piccola affetta da paralisi cerebrale con tetraplegia spastica: nel 2016 la Cassazione pone fine al caso di responsabilità sanitaria. La prevenzione dei danni gravi alla persona si attua improntando la condotta medica a prudenza e cautela, preparazione tecnica ineccepibile, vigilanza, tempestività, rispetto del paziente.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 12516/2016

Spetta al professionista superare la presunzione che le complicanze siano state deteminate da omessa o insufficiente diligenza professionale o da imperizia

In caso di prestazione professionale medico chirurgica di routine, spetta al professionista superare la presunzione che le complicanze siano state determinate da omessa o insufficiente diligenza professionale o da imperizia, dimostrando che siano state invece prodotte da un evento imprevisto ed imprevedibile secondo la diligenza qualificata in base alle conoscenze tecnico scientifiche del momento.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 10414/2016

Mancanza del consenso informato costituisce un danno da risarcire in maniera autonoma

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, il consenso informato, inteso quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico, impone che quest'ultimo fornisca al paziente, in modo completo ed esaustivo, tutte le informazioni scientificamente possibili riguardanti le terapie che intende praticare o l'intervento chirurgico che intende eseguire, con le relative modalità ed eventuali conseguenze, col solo limite dei rischi imprevedibili, ovvero degli esiti anomali, al limite del fortuito, che non assumono rilievo secondo l'"id quod plerumque accidit", in quanto, una volta realizzatisi, verrebbero comunque ad interrompere il necessario nesso di casualità tra l'intervento e l'evento lesivo.

Corte di Cassazione - Sez. Unite Civili - sentenza n. 9451/2016

Irap: sì a esenzione per lavoratori autonomi con personale di segreteria

Niente Irap per i lavoratori autonomi che hanno personale di segreteria. È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 10 maggio 2016, n. 9451. La sentenza ha, confermato l’orientamento espresso dal giudice d’appello secondo cui una attività professionale svolta con l’ausilio di un “solo lavoratore dipendente con mansioni di segreteria e con l’utilizzo di beni strumentali minimi, non costituisce “autonoma organizzazione” ai fini Irap. La sentenza, riguarda tutti lavoratori autonomi, tra cui anche i Medici di medicina generale.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 9367/2016

Ius superveniens, modifica delle tabelle milanesi rappresenta mutamento di un parametro

Quando il giudice di merito deliberi una sentenza nella quale, applicando l’art. 1226 c.c. dia rilievo alle tabelle milanesi esistenti in quel momento e, successivamente, si verifichi la sopravvenienza di un aggiornamento delle stesse prima della pubblicazione della sentenza e, dunque, in un momento tale in cui sarebbe ancora possibile "ritornare" sulla deliberazione presa, al fine di tenere conto della nuova tabella, non si può ritenere che questa possibilità sia in realtà un dovere nascente dalla qualificazione dell’aggiornamento delle tabelle come jus superveniens e, dunque, legata all’obbligo del giudice fino al momento della pubblicazione della sentenza, di applicare il diritto vigente.

Corte di Cassazione - Sez. Unite Civili - sentenza n. 9279/2016

Indennità a personale universitario solo se collegata a incarico direttivo

L'indennità di perequazione spettante al personale universitario non docente in servizio presso strutture sanitarie ("indennità De Maria"), riconosciuta dall'art. 1 della legge n. 200 del 1974 per remunerare la prestazione assistenziale resa dal personale universitario non medico che opera nelle cliniche e negli istituti di ricovero e cura convenzionati con gli enti ospedalieri o gestiti direttamente dalle Università, deve essere determinata, nel caso di equiparazione tra l'originario VIII livello di cui alla legge 312 del 1980 (relativo ai dipendenti dell'Università) e il IX livello, poi divenuto 1° livello dirigenziale (relativo ai dipendenti ospedalieri), senza includere automaticamente nel relativo criterio di computo la retribuzione di posizione dei dirigenti del comparto sanità la quale può essere riconosciuta soltanto se collegata all'effettivo conferimento di un incarico direttivo.

Corte di Cassazione - Sez. Unite Civili - sentenza n. 9281/2016

Sulla nomina dei direttori di distretto socio-sanitario è competente il giudice ordinario

La selezione prevista dall'art. 15-ter, introdotto nel d.lgs. 502/1992 dal d.lgs. 229/1999, art. 13, non integra un concorso in senso tecnico, anche perché articolata secondo uno schema destinato a concludersi con una scelta fiduciaria operata dal direttore generale. Sul rilievo, poi, che pure i direttori di distretto socio-sanitario sono previsti dal d.lgs. 502/1992, queste Sezioni Unite hanno anche affermato che "la procedura di selezione avviata da una ASL per il conferimento dell'incarico di direttore di distretto socio-sanitario non ha carattere concorsuale, ai sensi e per gli effetti di cui al d.lgs. 165/2001, art. 63, comma 4, in quanto si articola secondo uno schema che prevede non lo svolgimento di prove selettive con formazione di graduatoria finale ed individuazione del candidato vincitore, ma la scelta di carattere essenzialmente fiduciario di un professionista ad opera del direttore generale della ASL, nell'ambito di un elenco di soggetti ritenuti idonei da un'apposita commissione.

Corte di Cassazione - Sez. Unite Civili - sentenza n. 9140/2016

La clausola "claims made" nei contratti assicurativi non è da ritenersi vessatoria

Nel contratto di assicurazione della responsabilità civile la clausola che subordina l'operatività della copertura assicurativa alla circostanza che tanto il fatto illecito quanto la richiesta risarcitoria intervengano entro il periodo di efficacia del contratto o comunque entro determinati periodi di tempo previamente individuati (cosiddetta clausola claims made mista o impura) non è vessatoria; essa in presenza di determinate condizioni può tuttavia essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza ovvero laddove sia applicabile la disciplina di cui al decreto legislativo 206 del 2005 per il fatto di determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 8037/2016

Convivenza more uxorio, limiti per richiedere il danno non patrimoniale da morte

Il rapporto affettivo tra il figlio del partner e il compagno del suo genitore può dirsi rilevante per il diritto quando si inserisca in quella rete di rapporti che sinteticamente viene qualificata come famiglia di fatto. Solo in questo caso, infatti, può dirsi costituita una "formazione sociale" ai sensi dell'art. 2 Cost., come tale meritevole di tutela anche sotto il profilo risarcitorio.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 8035/2016

Assoluzione del medico con la formula "il fatto non sussiste"

In materia di rapporti tra giudizio penale e civile, l'assoluzione dell'imputato secondo la formula "perché il fatto non sussiste" non preclude la possibilità di pervenire, nel giudizio di risarcimento dei danni intentato a carico dello stesso, all'affermazione della sua responsabilità civile, considerato il diverso atteggiarsi, in tale ambito, sia dell'elemento della colpa che delle modalità di accertamento del nesso di causalità di materiale.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 8045/2016

Le tabelle milanesi sono da considerare come parametro ai fini della valutazione equitativa del danno biologico

Se però il giudice del merito applica altre tabelle, l’eventuale differenza nella liquidazione del danno può essere richiesta in sede di legittimità con l’invocazione della violazione di legge solo se la stessa questione è stata posta già nel giudizio di merito e se le dette tabelle milanesi sono state allegate nel detto giudizio di merito.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 7106/2016

Il medico sbaglia prescrizione del farmaco. Corresponsabile l’infermiere che lo somministra

Il caso riguarda la morte di un paziente al quale era stata somministrata una dose eccessiva di cloruro di potassio. Secondo la Corte, infatti, pur essendo la prescrizione di farmaci competenza del medico, in caso di prescrizione incompleta, errata o insufficiente è dovere dell’infermiere al quale la prescrizione era stata delegata intervenire in modo interlocutorio e, se del caso, integrare la prescrizione medica.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 6978/2016

Responsabilità per violazione dell'obbligo di informare il paziente, requisiti per richiesta in giudizio

Chi volesse invocare in giudizio la responsabilità d'un medico per violazione dell'obbligo di informare, dovrebbe non solo descrivere la condotta colposa, ma anche spiegare:
- quale danno ne sia derivato; - quale sarebbe stata la scelta che avrebbe compiuto il paziente se fosse stato correttamente informato.

Corte di Cassazione - Sez. Unite Civili - sentenza n. 7291/2016

No irap su personale di segreteria o infermieristico in comune.

La Corte a Sezioni riunite ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro il parere della Commissione tributaria regionale del Veneto che aveva esonerato un medico convenzionato dalle spese per personale di segreteria o infermieristico comune. Infatti è escluso che l’attività di medicina di gruppo, che è un organismo promosso dal ssn diretto a realizzare più avanzate forme di presidio della salute pubblica, “sia assimilabile all’associazione fra professionisti” e “sia riconducibile ad uno dei tipi di società che costituisca ex lege presupposto d’imposta”. Tra l’altro nella fattispecie, la spesa per la collaborazione di terzi è risultata nella specie “di modesta entità”, e che “essa non vale a caratterizzare una autonoma organizzazione, postulata dalle norme impositive, ma piuttosto è la risultante minima e indispensabile della necessità di assicurare un servizio di segreteria telefonica ed alcune prestazioni infermieristiche”.

Corte di Cassazione - Sez. Unite Civili - sentenza n. 5072/2016

Per i precari della Pa rimborsi automatici sui contratti illegittimi

I lavoratori del pubblico impiego che hanno subito un contratto a tempo determinato illegittimo hanno diritto a un risarcimento “automatico”, di un valore che può oscillare da un minimo di 2,5 a un massimo di 12 mensilità a seconda dell’anzianità di servizio, del comportamento delle parti e degli altri criteri fissati dalle regole sul rapporto di lavoro. Questa forma di tutela è sufficiente a rispettare gli obblighi europei che impongono alle leggi nazionali di contrastare l’abuso del contratto a termine senza imporre la stabilizzazione del rapporto di lavoro, che nell’ordinamento italiano contrasta con il principio dell’accesso alla Pubblica amministrazione solo tramite concorso.

Corte di Cassazione - VI sezione Civile - ordinanza n. 4989/2016

I requisiti per definire incompleta la cartella clinica

L'incompletezza della cartella clinica può, a determinate condizioni, costituire un elemento di prova a svantaggio del medico, e non a suo favore. La giurisprudenza, tuttavia, non ha stabilito un rigido automatismo tra incompletezza della stessa e responsabilità del sanitario, ma ha individuato il principio secondo il quale le carenze del documento, intanto possono far presumere l'esistenza d'un nesso di causa tra la condotta del sanitario ed il danno.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 4764/2016

Morte della gestante per ritardata esecuzione di taglio cesareo

Nella responsabilità contrattuale e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell’onere probatorio l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia e allegare l’inadempi-mento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 4540/2016

Responsabilità medica: nessun obbligo di avviare il paziente verso centri più avanzati

In tema di controlli ecografici sul feto, ai fini della relativa diagnosi morfologica, l’obbligo gravante sulla struttura sanitaria e sullo stesso medico strutturato, che abbia concretamente operato la diagnosi, di informare la paziente, che ad essa si sia rivolta, di poter ricorrere a centri di più elevata specializzazione sorge, anzitutto, in ragione dell’esistenza di un presupposto inadempimento, addebitabile unicamente alla struttura sanitaria, di aver assunto la prestazione diagnostica pur non disponendo di attrezzature all’uopo adeguate, così da ingenerare nella paziente l’affidamento che il risultato diagnostico ottenuto (di normalità fetale) sia quello ragionevolmente conseguibile in modo definitivo.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 3261/2016

Contagio da sangue infetto: fin dove si spinge la responsabilità della casa di cura

Posto che è pacifico che la casa di cura si procurò le sacche di sangue dal servizio territoriale preposto alla fornitura, il quale aveva effettuato la tracciabilità delle sacche e i test all'epoca obbligatori atti a prevenire la trasmissione di virus, la questione posta all'attenzione della Corte è se la diligenza richiesta alla casa di cura si esaurisca nel comportamento tenuto o comprenda anche l'effettuazione di ulteriori controlli a fini preventivi, già conosciuti al più alto livello scientifico, ma non ancora richiesti e praticati dal servizio sanitario nazionale.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 3173/2016

Il perimetro dei rapporti di responsabilità tra anestesista e chirurgo

Anestesista e chirurgo, pur avendo competenze distinte, operano comunque congiuntamente, e ciascuno con la propria condotta concorre alla realizzazione del risultato sperato. Ciò vuol dire che ciascuno dei due è tenuto, verso il paziente, non solo ad osservare con diligenza le regole tecniche della propria disciplina, ma anche a verificare la condotta dell'altro, nei limiti in cui ciò sia concretamente esigibile in virtù delle sue competenze, ai sensi dell'art. 1176 c.c., comma 2.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 2177/2016

Responsabilità medica. Inadempimento dell'obbligo formativo

La Corte di Cassazione ha affermato che non adempie all'obbligo di fornire un valido ed esaustivo consenso informato il medico il quale ritenga di sottoporre al paziente, perché lo sottoscriva, un modulo del tutto generico, da cui non sia possibile desumere con certezza che il paziente medesimo abbia ottenuto in modo esaustivo le suddette informazioni.

Corte di Cassazione - Sez. Unite Civili - sentenza n. 2055/2016

Direttore generale decaduto per mancato raggiungimento dell'equilibrio economico

In base al criterio generale di riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo sussiste la competenza del primo quando si controverte in materia di diritti soggettivi e non in materia di esercizio di poteri attribuiti all'amministrazione.
L'impugnazione proposta dal direttore generale di una ASL a seguito della risoluzione del contratto di lavoro per gravi motivi o quando la gestione aziendale presenti una situazione di grave disavanzo ovvero per violazione di legge o dei principi di buon andamento o di imparzialità, di cui all'art. 3-bis, comma 7, d.lgs. n. 502 del 1992, in quanto tale risoluzione è equiparabile alla risoluzione per inadempimento e coinvolge situazioni di diritto soggettivo è tutelabile dinanzi al giudice ordinario.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 885/2016

Responsabilità per interventi sanitari routinari

In presenza di interventi sanitari c.d. routinari, quale quello relativo a una erronea diagnosi di una malattia (psoriasi a chiazze) diversa da quella da cui il paziente era in realtà affetto (una micosi), è onere del professionista provare l’assenza di colpa in relazione alla condotta tenuta nella specie, che la prova che l’insuccesso dell’intervento (nella specie, di tipo diagnostico-terapeutico) fosse dipeso da fattori indipendenti dal proprio comportamento dimostrando di aver osservato, nell’esecuzione della prestazione sanitaria, la diligenza normalmente richiesta ad uno specialista, ed esigibile in capo ad un medico in possesso del medesimo grado di specializzazione.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 768/2016

La causalità per fatto omissivo in attività sanitaria

I principi generali che regolano la causalità materiale (o di fatto) sono anche in materia civile quelli delineati dagli artt. 40 e 41 c.p. e dalla regolarità causale; ciò che differenzia l’accertamento del nesso causale in sede penale e in sede civile è la regola probatoria, valendo per il primo il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio, mentre nel secondo vale il principio della preponderanza dell’evidenza o del più probabile che non, fermo restando che la regola della certezza probabilistica non può essere ancorata esclusivamente alla determinazione quantitativa-statistica delle frequenze di classe di eventi (c.d. probabilità quantitativa), ma va verificata riconducendo il grado di fondatezza all’ambito degli elementi di conferma disponibili nel caso concreto (c.d. probabilità logica).

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 666/2016

Medico loca ambulatorio sprovvisto della licenza di abitabilità per studio professionale

Solo quando l'inagibilità o l'inabitabilità del bene attenga a carenze intrinseche o dipenda da caratteristiche proprie del bene locato, si da impedire il rilascio degli atti amministrativi relativi alle dette abitabilità o agibilità e da non consentire l'esercizio lecito dell'attività del conduttore conformemente all'uso pattuito, può configurarsi l'inadempimento del locatore, fatta salva l'ipotesi in cui quest'ultimo abbia assunto l'obbligo specifico di ottenere tali atti.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 344/2016

Garza operatoria abbandonata in addome in occasione di un intervento di isterectomia

La Corte di Appello ha affermato che nel caso di specie non è stata fornita la prova da parte dell’appellante della sussistenza del nesso eziologico fra le lesioni lamentate e l’asserito comportamento imperito o negligente tenuto dai sanitari; più specificamente, ha rilevato che manca la prova in ordine al rinvenimento della garza nell’addome in quanto nella documentazione medico-sanitaria relativa ai vari ricoveri subiti dalla paziente non si rinvengono annotazioni in ordine al rinvenimento all’interno dell’addome di garze o cotoni; inoltre, dato atto che in sede di esame istologico era emerso un granuloma organizzato intorno a fibre di cellulosa, quali residui di garze chirurgiche o cotone, ha dichiarato di condividere le conclusioni del C.T.U. circa la indifferenza di tali filamenti e circa il fatto che, ove fosse stato generato da una garza, l’ascesso avrebbe dovuto presentare altre caratteristiche.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 343/2016

Diagnosi di patologia tumorale e responsabilità professionale per ritardo

A fronte del dato che le tumefazioni ascellari risultano maligne in 1/3-1/4 dei casi, la Corte d'appello non ha congruamente motivato la propria adesione alle conclusioni dei consulenti circa il fatto che fosse "ragionevole" presumere un disturbo infiammatorio e che "non potesse ravvisarsi un quadro sintomatologico tale da rendere prevedibile la presenza di una malattia maligna".
Per quanto emerge dal dato statistico, poiché sussisteva una probabilità tutt'altro che trascurabile (nell'ordine del 25-30%) che ricorresse una patologia maligna, la Corte non avrebbe potuto ritenere senz'altro corretta la mera prescrizione telefonica della terapia antibiotica senza spiegare perché il medico non fosse tenuto a verificare le caratteristiche del nodulo prima di escludere l'ipotesi della patologia neoplastica.

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