Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 24801/2015

Sospensione e licenziamento del dirigente biologo

Un dirigente biologo alle dipendenze di una struttura ospedaliera ASL chiedeva l’annullamento del licenziamento, la reintegrazione nel posto di lavoro e il pagamento in suo favore delle retribuzioni dovute dalla data del recesso. I giudici della Suprema Corte hanno avuto occasione di osservare che gli effetti della sospensione cautelare dal servizio permangono fino all'esito del procedimento penale o disciplinare, il cui esito favorevole condiziona il diritto del lavoratore alla percezione delle retribuzioni non corrisposte. La sospensione si salda con il licenziamento, tramutandosi in definitiva interruzione del rapporto e legittimando la perdita sin dall’inizio del diritto alle retribuzioni, a far data dal momento della sospensione medesima.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 24439/2015

L'indennità di turno spetta anche nei giorni di riposo compensativo, ma non negli altri giorni non lavorati

Con la sentenza 24439/2015, la Corte di cassazione torna sul tema dell'indennità di turno. Il caso affrontato dai giudici di legittimità riguarda i lavoratori di un'azienda ospedaliera piemontese, che aveva stoppato l'indennità sia nelle assenze determinate da riposo compensativo, sia per i sabati non lavorati in quanto il dipendente non era in turno. Sulla scorta delle previsioni contrattuali, la Cassazione stabilisce che quando l'assenza serve a compensare le ore lavorate in più, l'indennità di turno va pagata. Quando il dipendente non è in ospedale per un riposo "ordinario", invece, l'indennità non scatta.

CASSAZIONE SU GUARDIE E PRONTA DISPONIBILITA' NOTTURNA E FESTIVA: come va pagato il lavoro straordinario.

La sentenza della Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - n. 21262/2015 stabilisce che le prestazioni di lavoro straordinario effettuate dai dirigenti per garantire le guardie e le pronte disponibilità notturne e festive, se non compensate con riposi sostitutivi, devono essere remunerate secondo le maggiorazioni previste dal contratto collettivo a prescindere dalla capienza del relativo fondo contrattuale.

In altri termini viene affermato il principio di corrispettività e proporzionalità della retribuzione, contenuto nell’art. 36 Cost., che deve trovare applicazione a prescindere da eventuali limitazioni finanziarie e tenendo conto di quanto previsto dalle regole contrattuali che governano il rapporto di lavoro.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 22410/2015

Sostanziale differenza fra malattia del lavoratore e inidoneità al lavoro

La malattia del lavoratore costituisce una situazione diversa dalla sua inidoneità al lavoro. La prima è di carattere temporaneo e implica la totale impossibilità della prestazione, che determina la legittimità del licenziamento quando abbia causato l'astensione dal lavoro per un tempo superiore al periodo di comporto; la seconda ha carattere permanente e non implica necessariamente l'impossibilità totale della prestazione, consentendo la risoluzione del contratto, eventualmente previo accertamento della sua esistenza con la procedura stabilita dall'art. 5 dello Statuto dei Lavoratori.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 22413/2015

Infortuni sul lavoro: il datore è responsabile anche se c'è negligenza del dipendente

Le norme in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, tese ad impedire l'insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso. Il datore di lavoro è esonerato da responsabilità soltanto quando la condotta del dipendente abbia assunto i caratteri dell'abnormità, dell'imprevedibilità e dell'esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute. Qualora non ricorrano tali presupposti, l'imprenditore è integralmente responsabile dell'infortunio, non rilevando in alcun grado il concorso di colpa del lavoratore, poiché è tenuto a proteggerne l'incolumità nonostante la sua imprudenza e negligenza.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza interlocutoria 16 settembre - 23 ottobre 2015

Alle Sezioni Unite della Cassazione la vicenda dei medici specialisti ante 1983

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 21645/2015

Indennità Integrativa Speciale e medici penitenziari

Ai sensi della L. n. 740 del 1970, art. 39, la indennità integrativa speciale, spettante ai medici incaricati presso gli istituti di prevenzione e di pena, è soggetta ai limiti previsti nella L. n. 324 del 1959, art. 1, mentre la tredicesima è soggetta ai limiti di cui al D.L.C.P.S. n. 263 del 1946 in quanto richiamati nello stesso art. 39, con la conseguenza che entrambi i compensi competono ad un solo titolo, con opzione per la misura più favorevole”.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 21401/2015

L’intramoenia è materia di confronto obbligato con le O.O.S.S. della dirigenza sanitaria

Il giudice di primo grado aveva ritenuto antisindacale la condotta di una Asl della Lombardia che aveva adottato direttive relative alla disciplina dell’attività libero-professionale intramoenia e ciò per violazione degli obblighi di consultazione, informazione e contrattazione previsti dalle disposizioni di legge, regolamenti e contrattuali in materia. La Suprema Corte ha affermato che il comportamento che leda oggettivamente gli interessi collettivi di cui sono portatrici le organizzazioni sindacali integra gli estremi della condotta antisindacale di cui all’art. 28 dello Statuto dei lavoratori, senza che sia necessario uno specifico intento lesivo da parte del datore di lavoro, poiché l’esigenza di una tutela della libertà sindacale può sorgere anche in relazione a un’errata valutazione del datore di lavoro.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 21010/2015

Lavoro straordinario

La Corte di Cassazione ha ribadito che il principio generale in materia di orario di lavoro dei dirigenti medici è che, nei confronti dei lavoratori con qualifica dirigenziale, un diritto a compenso per lavoro straordinario può sorgere solo nel caso in cui la normativa collettiva delimiti anche per essi un orario normale di lavoro, ovvero, allorquando non sussista tale delimitazione, nel caso in cui la durata della prestazione lavorativa ecceda i limiti della ragionevolezza in rapporto alla tutela, costituzionalmente garantita, del diritto alla salute. Lla Corte di Cassazione ha rilevato che il Ccnl per l’area della dirigenza medica determina l’orario dei dirigenti medici in 38 ore settimanali, ma dispone che la retribuzione di risultato compensa anche l’eventuale superamento dell’orario di lavoro per il raggiungimento dell’obiettivo assegnato.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 19308/2015

Specialista ambulatoriale: non sempre è consentito invocare l'applicazione del contratto collettivo, più favorevole

Il contenuto del contratto individuale stipulato con il libero professionista può essere diverso a seconda che sia stato stipulato in applicazione del d.lgs. n. 165 del 2001, art. 7, comma 6, nel qual caso gli obblighi corrispettivi sono determinati autonomamente dalle parti, ovvero in applicazione del DPR n. 271 del 2000, ove il contenuto del contratto è predeterminato dalla contrattazione collettiva, recepita dal decreto presidenziale, e imposto ab esterno alle parti; nel secondo caso, peraltro, anche la costituzione del rapporto segue precise regole.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 19040/2015

La graduazione delle funzioni alla base della retribuzione di posizione variabile aziendale

Il provvedimento di graduazione delle funzioni ha natura di atto di macro organizzazione ed integra un elemento costitutivo della parte variabile della retribuzione di posizione. Ne consegue che nel caso in cui l’ASL non adotti l’atto organizzativo in questione, la componente variabile non può essere determinata né con riferimento soltanto all'importanza e complessità dell'incarico ricoperto, né, in maniera indifferenziata, in proporzione alla disponibilità dell'apposito fondo aziendale, i cui atti di determinazione hanno natura contabile e non sono idonei a fondare posizioni giuridiche piene, a sostegno di pretese economiche individuali. Mentre la componente fissa della retribuzione di posizione non è modificabile, l'incremento della componente variabile minima contrattuale, sulla base della graduazione delle funzioni, è competenza delle singole aziende in relazione alle risorse disponibili nell'apposito Fondo.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 18960/2015

Spetta l'indennità di rischio per gli addetti al servizio di pronto soccorso

Va respinta l'opzione interpretativa che ammette la contrattazione decentrata quale fonte concorrente di identificazione in concreto delle attività di terapia sub intensiva ai fini dei pagamento dell'indennità ex art. 44 CCNL e quindi manca una qualificazione formale dell'attività del Pronto soccorso quale attività di terapia sub intensiva idonea alla maturazione dell'emolumento in questione.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 18233/2015

Come si calcola l'indennità di esclusività in relazione alla diversa esperienza professionale

L'art. 5 del CCNL 2000-2001 parte economica relativo al biennio 2000/2001 dell'Area Dirigenza Sanitaria Professionale Tecnica ed Amministrativa laddove, nel determinare l'indennità di esclusività del rapporto di lavoro dei dirigenti, stabilisce un importo differenziato in relazione alla diversa "esperienza professionale nel servizio sanitario nazionale", deve essere interpretato come riferito al solo lavoro in regime di subordinazione, esclusi quindi i servizi prestati a rapporto a convenzione, atteso che il successivo art. 11, comma 4, lett. b), nel definire la nozione di "esperienza professionale", impiega una terminologia riferibile esclusivamente ai dipendenti e la finalità dell'istituto, voluto dalle parti collettive per incentivare e compensare l'esclusività del rapporto di lavoro col servizio sanitario nazionale, non trova piena corrispondenza nell'ambito del rapporto convenzionale.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 18221/2015

Ferie aggiuntive lavoratori sottoposti a rischio radiologico non assimilabili alle ordinarie

In tema di ferie aggiuntive in favore di lavoratori sottoposti a rischio radiologico, l'art. 5, comma 6, del CCNL comparto sanità, secondo biennio economico 2000-2001, va interpretato nel senso che nel periodo di 15 giorni di ferie aggiuntive da usufruirsi in unica soluzione, ivi previsto per il personale esposto al rischio radiologico, vanno ricompresi e restano quindi assorbiti le festività, i giorni domenicali e il sabato, per coloro i quali prestano servizio in turni di cinque giorni settimanali, ricadenti in tale periodo, poiché la norma contrattuale contempla il beneficio di un ulteriore periodo feriale continuativo e unitariamente stabilito, da computarsi secondo il calendario e senza far riferimento ai giorni lavorativi.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 18091/2015

Nomina dirigente struttura complessa: i limiti del corretto giudizio della commissione

La commissione non deve attribuire punteggi né formulare giudizi comparativi, né tanto meno assegnare pesi diversi al colloquio piuttosto che al curriculum, ma solo esprimere un giudizio complessivo di idoneità o meno del candidato a essere selezionato per l'incarico. Poiché si tratta di un giudizio complessivo, nel senso della coessenzialità di tutte le risultanze sulle quali esso è basato, è evidente che anche la sola inadeguatezza del candidato rispetto all'incarico da assegnarsi quale emergente dal colloquio può giustificare una valutazione di inidoneità.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 18039/2015

Anche in presenza di indici rivelatori, il mobbing non si configura

Non sono sufficienti a caratterizzare il mobbing, se non supportati da idonea prova in giudizio, gli atteggiamenti minacciosi che il primario del reparto era solito attuare nei confronti del personale del reparto - la mancata concessione delle ferie, se non a condizione che fossero state chieste da lui personalmente - il mancato deposito, a seguito dell'ordinanza del giudice di primo grado, dei turni lavorativi da parte dell'Azienda - taluni documenti comprovanti il demansionamento del ricorrente e la condanna del primario, per oltraggio a pubblico ufficiale nei suoi confronti - le certificazioni mediche e la consulenza tecnica d'ufficio attestanti la grave sindrome depressiva conseguente ai comportamenti vessatori posti in essere nei suoi confronti - l'inerzia del datore di lavoro che ha omesso di adottare ogni misura idonea a prevenire i fatti in questione.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 17434/2015

Ex specializzandi: la Cassazione apre a rimborsi a chi ha iniziato prima del 1983

Con la sentenza n. 17434/2015 la Corte di Cassazione, rettificando espressamente il precedente negativo orientamento, ha stabilito che i risarcimenti spettano anche a tutti i medici che ancora frequentavano corsi di specializzazione alla data del 31 dicembre 1982. Dunque potranno agire per ottenere i rimborsi anche tutti coloro hanno conseguito il diploma di specializzazione dopo tale data, indipendentemente dall’anno di iscrizione, godendo degli stessi diritti di quanti si sono iscritti dal primo gennaio 1983.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 16896/2015

Dirigente risarcibile per mobbing anche se ha già lasciato l'azienda

Con la pronuncia 16896/15 la Cassazione conferma il risarcimento riconosciuto ad un lavoratore in relazione al demansionamento subito.
La Cassazione ha ribadito che in presenza di specifiche allegazioni fattuali offerte dal lavoratore circa la sussistenza del demansionamento – allegazioni che nel caso di specie erano state confermate dai testimoni escussi nelle precedenti fasi del giudizio - deve ritenersi provata, anche per presunzioni, l’esistenza di un danno alla professionalità.

Corte di cassazione - Sezione Civile - sentenza n. 16336/2015

La "grave negligenza", ai fini del licenziamento disciplinare, assume un peso diverso se si tratta di un medico o un infermiere, rispetto ad altre attività

Il riferimento contenuto nella lett. e) dell'art. 42, lett. E) del CCNL (per i lavoratori delle cooperative del settore socio-sanitario assistenziale educativo e di inserimento lavorativo del 2006-2009 sottoscritto il 30/07/2008) che prevede il licenziamento in caso di "grave negligenza nell'esecuzione dei lavori che implichino pregiudizio all'incolumità delle persone o alla sicurezza degli ambienti affidati"- importa che tale pregiudizio non sia necessariamente effettivo ma potenziale. Una corretta lettura della norma induce a ritenere che il "pregiudizio all'incolumità delle persone o alla sicurezza degli ambienti deve collegarsi causalmente non già alla negligenza, seppur connotata da gravità, quanto piuttosto ai lavori o agli ordini i quali involgano, per il loro contenuto oggettivo, persone o gli ambienti .

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 14415/2015

Per l'inserimento nel ruolo sanitario dei medici convenzionati è imprescindibile il rispetto dei limiti dei posti delle dotazioni organiche, definite e approvate dalle Aziende USL

La modifica realizzata nel 1999, con l'introduzione dell'inciso "nei limiti dei posti delle dotazioni organiche definite ed approvate nel rispetto dei principi di cui al d.lgs. 29/1993 e successive modificazioni, art. 6", ha introdotto una precisa condizione per l'inserimento nel ruolo sanitario dei medici convenzionati, consistente nelle previsioni delle dotazioni organiche, mantenuta all'esito dell'intervento del 2000. Pur nell'ottica di una tendenziale stabilizzazione dei medici addetti alle aree di attività dell'emergenza territoriale e della medicina dei servizi individuate dalle regioni come obiettivo di rafforzamento strutturale, al fine del miglioramento dei servizi, la legge sopravvenuta ha quindi demandato all'autonomia delle singole AUSL la concreta attuazione di tale potenziamento, che deve conciliarsi con le determinazioni generali della pianta organica.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 14349/2015

Risoluzione anticipata rapporto di lavoro tra Asl e direttore amministrativo genera diritto a risarcimento

Il contratto di lavoro del direttore amministrativo dell'ASL, avente durata non inferiore a tre e non superiore a cinque anni, è regolato dal diritto privato e soggiace, in mancanza di una specifica disciplina regionale sulle cause di risoluzione del rapporto, alle norme, imperative e non derogabili dalla volontà negoziale delle parti, del titolo terzo del libro quinto del codice civile.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 10037/2015

Umiliazione del lavoratore, rilevante per la configurazione del mobbing

La sottrazione delle mansioni, la conseguente emarginazione, lo spostamento senza plausibili ragioni da un ufficio all'altro, l'umiliazione di essere subordinati a quello che prima era un proprio sottoposto, l'assegnazione ad un ufficio aperto al pubblico senza possibilità di poter lavorare, rende ancora più rilevante la complessiva umiliazione significativa sul piano ricostruttivo del comportamento mobbizzante posto in essere sui luoghi di lavoro.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 8925/2015

Legittimo il licenziamento del dipendente che per giustificare la propria assenza produce certificati medici falsi.

Il caso trae origine dal licenziamento intimato ad una lavoratrice sulla base di addebito disciplinare costituito da due assenze dal lavoro che la medesima aveva cercato di giustificare attraverso la produzione di certificazioni sanitarie risultate false. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla lavoratrice. Osservano gli Ermellini come correttamente la Corte territoriale non abbia tralasciato di eseguire un’autonoma valutazione della gravità degli addebiti disciplinari nel momento in cui si è riferita all’accertata intensità del dolo evincibile dalle modalità fraudolente, quali l’utilizzazione di certificati sanitari falsificati, modalità, queste, che inducevano a ritenere inaffidabile la lavoratrice, nei cui confronti appariva giustificato il licenziamento.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 8934/2015

Mancato superamento del periodo di prova del dirigente medico

Le obiettive caratteristiche di un rapporto professionale, di natura autonoma e non esclusiva, con impegno orario massimo di 24 o 26 ore settimanali, con compenso ragguagliato alle ore prestate, non risultano comparabili con il complesso degli obblighi che fanno capo ad un dirigente medico inserito stabilmente, a tempo pieno e indeterminato nella struttura dell'azienda. Ne consegue che se il medico supera un concorso e diviene dipendente dovrà comunque espletare proficuamente e superare il periodo di prova non essendo valida la precedente attività svolta.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 8791/2015

Ristoro economico per le ferie non godute solo per effettive esigenze di servizio

Nel rapporto di impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, il mero fatto del mancato godimento delle ferie non da titolo ad un corrispondente ristoro economico se l'interessato non prova che esso è stato cagionato da eccezionali e motivate esigenze di servizio o da cause di forza maggiore. Con specifico riferimento poi alla posizione del dirigente, si è affermato che laddove il titolare della qualifica pur avendo il potere di attribuirsi il periodo di ferie senza alcuna ingerenza del datore di lavoro, non eserciti il potere medesimo e non usufruisca quindi del periodo di riposo annuale, non ha il diritto all'indennità sostitutiva delle ferie non godute, a meno che non provi la ricorrenza di necessità aziendali assolutamente eccezionali ed obiettive ostative alla suddetta fruizione.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 8784/2015

Utilizzo anomalo del permesso per assistenza al disabile grave

Aver partecipato ad una serata danzante durante la fruizione di un permesso per assistere un genitore disabile grave implica un disvalore sociale giacché il lavoratore, nel caso specifico, aveva appunto usufruito di permessi per l'assistenza a portatori di handicap per soddisfare proprie esigenze personali scaricando il costo di tali esigenze sulla intera collettività, stante che i permessi sono retribuiti in via anticipata dal datore di lavoro, il quale poi viene sollevato dall'ente previdenziale del relativo onere anche ai fini contributivi e costringe il datore di lavoro ad organizzare ad ogni permesso diversamente il lavoro in azienda ed i propri compagni di lavoro che lo devono sostituire, ad una maggiore penosità della prestazione lavorativa.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 7629/2015

Salute mentale: no a compensi da "primario" se Centro non rispetta i parametri di utenza

Se la legge regionale stabilisce che l’assistenza nel campo della salute mentale è assicurata in ciascuna azienda dal Dipartimento di Salute mentale e che il direttore generale ha il potere di organizzare tale dipartimento istituendo i Centri di salute mentale con bacino di utenza da 75000 a 120000 abitanti affidando la direzione a un medico psichiatra di secondo livello, nel caso in cui venga istituito il Centro in mancanza dei requisiti di utenza, il direttore preposto non potrà ottenere i compensi parametrati a quelli del “primario”.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 7495/2015

Tutela degli “interessi legittimi” di diritto privato nel conferimento degli incarichi dirigenziali

Essendo gli atti inerenti al conferimento degli incarichi dirigenziali ascrivibili alla categoria degli atti negoziali, ad essi si applicano le norme del codice civile in tema di esercizio dei poteri del privato datore di lavoro, con la conseguenza che le situazioni soggettive del dipendente interessato possono definirsi in termini di "interessi legittimi", ma di diritto privato. Tali posizioni soggettive di interesse legittimo di diritto privato sono configurabili anche rispetto agli atti preliminari al provvedimento di conferimento dell'incarico dirigenziale e ad ogni altro atto che preceda la stipulazione del relativo contratto e sono suscettibili di tutela giurisdizionale anche in forma risarcitoria, a condizione che l'interessato alleghi e provi la lesione dell'interesse legittimo suddetto, nonché il danno subito, in dipendenza dell'inadempimento di obblighi gravanti sull'amministrazione, ma senza che la pretesa risarcitoria possa essere fondata sulla lesione del diritto al conferimento dell'incarico dirigenziale.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 6542/2015

Trasferimento di personale dei centri trasfusionali alle Usl

Il trasferimento di personale dei centri trasfusionali alle Unità sanitarie locali ai sensi della L. n. 107 del 1990 non integra una ipotesi di successione del cessionario nel rapporto di lavoro, ma realizza una nuova assunzione, la cui instaurazione resta subordinata all'esito (favorevole) di concorso riservato esterno, senza che sia applicabile la disciplina comunitaria (direttiva Cee del Consiglio n. 77/87 del 14 febbraio 1977 e successive modifiche) e nazionale (art. 2112 cod. civ.) diretta a garantire il "mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese, di stabilimenti o di parti di stabilimenti", in quanto i rapporti di lavoro alle dipendenze delle Unità sanitarie locali - all'atto di quel trasferimento di personale - erano soggetti ad uno statuto di diritto pubblico e non al diritto del lavoro privato con conseguente inoperatività della direttiva alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia.

Corte di Cassaione - Sezione Lavoro - sentenza n. 6015/2015

Riconoscimento anzianità di servizio ed esperienza professionale maturata in regime di convenzione

Un medico in servizio presso una Azienda Sanitaria Siciliana con contratto a tempo indeterminato ed inquadrato a decorrere dal mese di settembre 2000, nell'ex 1° livello dirigenziale del ruolo medico del Ssn, ha rivendicato il riconoscimento dell'indennità di posizione variabile e delle differenze retributive per indennità di esclusività tra la fascia stipendiale "sino a cinque anni" e la fascia stipendiale "tra cinque e quindici anni". A sostegno della domanda ha dedotto che il DPCM 8 marzo 2001 aveva previsto, alla lett. B) dell'art. Unico, che ai professionisti fosse riconosciuta "una anzianità di servizio e di esperienza professionale nell'ambito dell'attività svolta nel Ssn", così intendendo equiparare ad ogni effetto il servizio prestato in regime di convenzione a quello svolto quali dirigenti pubblici. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso confermando che il DPCM 8 marzo 2001, art. 1, lett. B), laddove prevede il riconoscimento di "una anzianità di servizio e di esperienza professionale" nell'ambito dell'attività prestata nel SSN, reca una previsione di stretta interpretazione, limitata ai fini e agli effetti ivi previsti e non interpretabile in via estensiva.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 5080/2015

Per lo svolgimento di terapia riabilitativa non è sufficiente la laurea in medicina

La Corte d’Appello di Napoli confermava la sentenza di primo grado di rigetto dell’impugnativa del licenziamento intimato da una società al lavoratore per il mancato possesso del titolo abilitante ad attività di terapista della riabilitazione prescritto dalla disciplina statale e regionale, e per la mancanza del quale la ASL aveva avviato diffida dall'utilizzare prestazioni di personale non abilitato con minaccia di sospensione dell'accreditamento. Il Lavoratore a sua difesa evidenziava la circostanza del possesso della laurea in medicina. La Corte di Cassazione ha osservato che la laurea in medicina consente l'espletamento di attività ausiliarie ma non anche di attività che non hanno tale carattere ed il cui svolgimento postula uno specifico diploma, sicché il relativo difetto dà luogo ad impossibilità della prestazione e legittima il recesso datoriale.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4878/2015

Diritto alla conservazione del posto

In tema di personale sanitario, l'art. 12 dell'accordo 20 settembre 2001, integrativo del CCNL del com-parto sanità del 7 aprile 1999, nel prevedere che al dipendente a tempo indeterminato possa essere con-cesso un periodo di aspettativa per tutta la durata del contratto di lavoro a termine, stipulato con la stessa o con altra AUSL o ente, attribuisce all'amministrazione un potere discrezionale - il cui esercizio è subordinato all'insussistenza di ragioni aziendali incompatibili con l'assenza temporanea del lavoratore - di concedere l'aspettativa in tutti i casi in cui essa è consentita dallo stesso art. 12.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4354/2015

Valutazione medico legale dei postumi invalidanti di infortunio

In tema di revisione dei postumi invalidanti causati da un infortunio, in occasione di un secondo infortunio, con conseguente costituzione di rendita unica, è consentito procedere ad una nuova valutazione medico legale della percentuale invalidante complessiva, che può essere accertata anche in misura inferiore a quella provocata dal primo infortunio, purché la rendita complessiva da erogare non sia inferiore a quella precedente, già consolidatasi.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4237/2015

Prestazione lavorativa durante l'assenza per malattia

Non si configura giusta causa di licenziamento ove non sia stato provato che il lavoratore abbia agito fraudolentemente in danno del datore di lavoro, simulando la malattia per assentarsi in modo da poter espletare un lavoro diverso o lavorando durante l'assenza con altre imprese concorrenti oppure abbia compromesso o ritardato la propria guarigione strumentalizzando così il suo diritto al riposo per trame un reddito dal lavoro diverso in costanza di malattia ed in danno del proprio datore di lavoro. Non sussiste per il lavoratore assente per malattia un divieto assoluto di prestare - durante tale assenza - attività lavorativa in favore di terzi, purché questa non evidenzi una simulazione di infermità, ovvero importi violazione al divieto di concorrenza, ovvero ancora, compromettendo la guarigione del lavoratore, implichi inosservanza al dovere di fedeltà imposto al prestatore d'opera.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 1258/2015
Mobbing lavorativo: alto tasso di prevaricazione

Ai fini della configurabilita' del mobbing lavorativo, devono ravvisarsi da parte del datore di lavoro comportamenti, anche protratti nel tempo, rivelatori (in modo inequivoco, di un'esplicita volonta' di quest'ultimo di emarginazione del dipendente, occorrendo, pertanto dedurre e provare la ricorrenza di una pluralita' di condotte, anche di diversa natura, tutte dirette all'espulsione dal contesto lavorativo, o comunque connotate da un alto tasso di vessatorieta' e prevaricazione, nonche' sorrette da un intento persecutorio e tra loro intrinsecamente collegate dall'unico fine intenzionale di isolare il dipendente.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 1260/2015

Precari della Pa, non è necessaria la prova del danno se il contratto a termine è illegittimo

La Corte Cassazione ha chiarito, nella sentenza n. 1260/2015, che porre a carico del lavoratore l’onere della prova riguardo al danno subito a causa della reiterazione o dell’illegittima apposizione del termine a contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con la Pubblica Amministrazione, rappresenta una violazione del diritto dell’Unione Europea così come interpretato dalla Corte di Giustizia. Il regime probatorio da porre in essere, invece, deve essere analogo a quello applicato per tutte le altre discriminazioni, spettando solo alle Amministrazioni l’onere di provare l’insussistenza dell’abuso.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 139/2015
Enti previdenziali: autonomia casse

La corte di Cassazione, con la sentenza n. 139 del 9 gennaio 2015, stabilisce che dal 1° gennaio 2007 il calcolo della pensione puo’ disattendere il pro-rata anche sulla base di delibere della cassa approvate in data precedente.
E’ solo da tale data, infatti, che le riforme previdenziali possono avere efficacia in senso peggiorativo nel calcolo della pensione ai professionisti. Prima no, perche’ fino al 31 dicembre 2006 i professionisti godono di una tutela pensionistica massima, grazie all’obbligo per le casse di rispettare il principio del pro-rata. Successivamente invece gli enti hanno piena autonomia: devono “aver presente” il principio, ma non rispettarlo necessariamente.

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